Contropelo

Che giri il vento!

 

«L’eolico industriale non è altro che la prosecuzione della società industriale con altri mezzi. In altre parole, una critica pertinente dell'elettricità e dell'energia in generale non può che essere la critica di una società per la quale la produzione di massa di energia è una necessità vitale. Il resto è solo un'illusione: un'approvazione mascherata della situazione attuale, che contribuisce a mantenere nei suoi aspetti essenziali»
Le vent nous porte sur le système, 2009
 
Una notte di tempesta. Le scariche elettriche illuminano il cielo mentre i fulmini sembrano annunciare la fine del mondo. Se non è arrivata il 1° giugno 2018 a Marsanne (Drôme), quella notte è comunque successo qualcosa, o meglio due cose, che hanno finito per incontrare un destino insperato: due turbine eoliche sono state attaccate. Una si è incendiata completamente, la seconda è rimasta danneggiata. Le pandora indispettite e il gruppo RES non hanno potuto che constatare le tracce di effrazione sulle due porte di accesso alle colonne giganti, su cui sono appollaiate la turbina e le ali di questi mostri industriali di energia rinnovabile. Due in meno, tra le migliaia impiantate in Francia nel corso dell'ultimo decennio. O meglio tre, se contiamo l’incendio di quella dell'altopiano di Aumelas, non lontano da Saint-Pargoire (Hérault), quattro giorni dopo, per una di quelle coincidenze temporali che a volte fa la cosa giusta.
Contropelo

Meglio streghe che strateghe

A quanto pare il femminismo militante sta tornando in auge. Sulla carta, perlomeno. Fosse avvenuto alcuni anni fa, avrebbe magari fatto da profilassi o almeno da antidoto a quella putredine di movimento che ci ha avvelenato prima con un opuscolo contro l'aborto (scritto da una donna e pubblicato da una casa editrice anarchica) e poi con uno stupro di gruppo (all'interno di una sede antifascista), secrezioni che hanno conosciuto entrambe l'indifferenza attiva di più kompagni e kompagne.
Comparendo solo oggi, si limita per ora a lasciar intendere di fare domani ciò che non si è stati in grado di fare ieri. Quando l’intenzione è buona, la coscienza è salva.
Ma l’intenzione, è davvero buona? Me lo domando. Ho davanti agli occhi...
Fuoriporta

All'imbocco del fiume

A proposito della lotta contro il Google-Campus a Berlino

 
Alla fine del 2016, nel corso di una conferenza stampa, è stato presentato il progetto di Google di aprire un campus a Berlino. Un Google-Campus come già ne esistono a Londra, Varsavia, San Paolo, Seul, Madrid e Tel Aviv. Il Campus di Berlino dovrebbe (ovviamente nell'interesse di Google, ma non solo) mettere a disposizione dello spazio per le start-up, proporre workshop per esperti e dilettanti, ed ospitare un "Google-Café". Come luogo per tutto ciò è stata scelta una centrale elettrica dismessa nel quartiere di Kreuzberg. Google ha richiesto un permesso di costruzione per iniziare i lavori nell’edificio della vecchia centrale e poter aprire il campus alla fine del 2017.
Papiri

Il "movimento" è morto, viva la... riforma!

Questo testo è stato scritto nell'autunno 2017 nella ZAD di Notre-Dame-des-Landes. In seguito, la situazione è stata sconvolta dall'annuncio del 17 gennaio 2018 dell'abbandono del progetto dell'aeroporto da parte del governo. 
Potrebbe sembrare fuori tempo massimo pubblicarlo dopo la “vittoria”. Ma, malgrado l'importanza che riveste per me questa lotta, si dà il caso che io non abbia mai festeggiato questa vittoria. Probabilmente sono troppo diffidente e puntiglioso sulle magagne che vi si nascondono dietro. 
In questo periodo, difficile per le lotte sociali, la battaglia contro l'aeroporto ha preso i contorni di un simbolo contro l'offensiva capitalista, un po' una lotta da non perdere in un oceano di disfatte. Allora, nel tentare un approccio critico, è facile imbattersi nel riflesso difensivo di una visione idealizzata. 
Eh beh, tanto peggio...
Questo testo è per chi vuole mettere in discussione la vittoria e scavare un po' più in profondità su quella che è la posta in gioco.
Da un lato perché la fine della battaglia contro l'aeroporto lascia il movimento orfano, anzi morto, e quindi in una situazione nuova. Ma quand'anche fosse nuova, resterà conseguenza di questi lunghi anni di mescolanze e di conflitti tra varie tendenze politiche, con diversi obiettivi e mezzi. Dall'altro lato perché gli ultimi mesi che hanno preceduto questa “vittoria storica” hanno molto da raccontare per contribuire a una cultura di lotta in generale. E perché già si può immaginare l'alone glorioso ed eterno che molti vogliono conferire a questa vittoria. 
 
Novembre 2017
Brulotti

Distruggere lo Stato

Jean Crones
 
Oggi due questioni entrano prepotentemente negli occhi di chi è attento: da una parte democratici ed opinioni riformiste stanno sconfiggendo la creatività sovversiva con le armi e la fandonia elettorale, dall’altra un certo antifascismo vuole obbligare il potere a restare democratico, impedirgli di diventare sempre più reazionario, dando una fiducia illimitata allo Stato. Si chiede al dominio meno bastone e più carote... Miopia neutrale e mutilazione moralizzante ci indicano che le richieste allo Stato mantengono vivo e vegeto lo stesso mostro statale, tutt’al più mostruosamente tecnologico. 
Gli esseri di questa era pensano che la società sia fatta dallo Stato e non da loro stessi. Va da sé che lo Stato non è percepito solo come un fuori. Esso è dentro di noi: occupa la totalità delle esistenze e trasforma ogni rapporto in atti burocratici o in squallide attività mercantili. L’obbrobrio burocratico lavora alla felicità di tutti, essendo un fondamentale agente e l’arbitro delle vite. La convivenza fa rima con lo Stato.
Brulotti

Accettare la solitudine

Simone Weil
 
Nelle opprimenti condizioni di vita che pesano su di noi, le persone non domandano lucidità, domandano un oppio qualunque; e questo, grosso modo, in tutti gli ambienti sociali. Se non si vuole rinunciare a pensare, bisogna accettare la solitudine. Quanto a me, non ho altra speranza che quella di incontrare qua e là, di tanto in tanto, un essere umano, solo come me, che da parte sua si ostini a riflettere, a cui io possa dare e presso cui io possa trovare un po' di comprensione. Fino a nuovo ordine simili incontri restano possibili — prova ne è il fatto che ci scriviamo — ed è una fortuna straordinaria, di cui dobbiamo essere riconoscenti al destino. Chissà se, uno di questi giorni, un regime "totalitario" riuscirà per un lasso di tempo a sopprimere quasi del tutto la possibilità materiale di tali incontri?
Autopsia

Lo spettacolo e le macerie

(L’Internazionale Situazionista ed il Maggio 68)

 
Se La società dello spettacolo di Guy Debord è reputato il testo che meglio ha saputo esprimere in maniera compiuta la critica formulata dai situazionisti al mondo esistente, il movimento delle occupazioni del maggio 68 in Francia viene considerato l’apice della loro pratica, il loro ingresso nella Storia. Ad una storiografia accademica che ha intenzionalmente ignorato o minimizzato il ruolo svolto dall’IS nella genesi e nel successivo sviluppo di quella primavera di liberazione, preferendo puntare i suoi riflettori sul più presentabile “Movimento 22 marzo”, se n’è via via contrapposta una pro-situs che, invertendo la tendenza, si è prodigata per innalzare un monumento ai suoi beniamini.
Ma non è difficile accorgersi come la cattiva reputazione che i situazionisti si vantano di godere presso il pubblico ogni qualvolta vengono rievocate quelle giornate di maggio sia in gran parte costruita a tavolino, frutto di un banale sillogismo che a furia d’essere ripetuto si è consolidato in verità acquisita.
Brulotti

Nessuna comica senza risata

«Se parla come un comunista, pensa come un comunista, si comporta come un comunista, 
allora non è un anarchico: è un comunista»
un anarchico statunitense del XX secolo
 
 
Così ci diceva lo scorso millennio un compagno a noi caro, mentre stavamo ridendo insieme a crepapelle dei continui tentativi da parte di alcuni rivoluzionari autoritari a corto di manovalanza per fare breccia nei cuori degli anti-autoritari (tentativi che trovano puntualmente sponda fra certi anti-autoritari a corto di riconoscimento politico, sempre pronti a fare numero fra e con gli autoritari). Lungo lo scorso secolo è stato infatti uno stagionale fiorire di anarco-bolscevichi (Stato e Rivoluzione, che libro! È contro lo Stato, sapete?) e di anarco-trotskisti (la rivoluzione permanente, che concetto! È contro lo Stato, sapete?), di marxisti libertari (il libro sullo Stato mai scritto da Marx, che opera! Sarebbe stata contro lo Stato, sapete?) e di ecologisti sociali (il municipalismo libertario, che strategia! È contro lo Stato, sapete?), passando per certi maoisti (lo spontaneismo, che attivismo! È contro lo Stato, sapete?) fino ad arrivare a certi blanquisti (la destituzione, che potenza! È contro lo Stato, sapete?).
Brecce

La settimana sanguinosa

[Luigi Galleani]
 

La chiamò così nei versi eterni Victor Hugo, e per chi guarda soltanto al calendario essa comincia infatti con le prime stragi il 21 per compiersi coll'inaudite ecatombi il 28 maggio 1871.

Ma a chi compulsi meno sommariamente la storia della terza disfatta del proletariato, apparirà senza sforzo che dopo le fucilazioni in blocco, denunce, persecuzioni, torture, deportazioni durano altri dieci anni ancora, apparirà anche meglio che logicamente non potevano le premesse audaci del 18 marzo trovare altra soluzione all'infuori dell'immane carneficina del maggio che al Moulin Saquet, a Satory, al Père Lachaise accatastò le carogne di quarantacinquemila straccioni.

Brulotti

Piccole canaglie

«I bambini non sono proprietà di nessuno. Essi non appartengono che alla loro futura libertà»
Mikhail Bakunin
 
Non tutti concordano con le parole dell’anarchico russo. Per alcuni, in quanto figli di Dio, i bambini appartengono alla Chiesa. E in quanto cittadini, appartengono allo Stato. Il punto è che non ne sono consapevoli. Pensano sempre a giocare, non ancora a lavorare. Fanno spesso i capricci, non ancora il proprio dovere. Va bene la beata innocenza, ma ci deve pur essere un limite! E questo limite va ridotto giacché le simpatiche canaglie, se lasciate allo stato brado, corrono il rischio di diventare dei fuorilegge. I Franti vanno indirizzati sulla buona strada fin da piccoli, se li si vuole far diventare da adulti dei Garrone obbedienti e disciplinati. Perché da bambini, inutile nasconderlo, si tende a disobbedire, a ribellarsi, a fare di testa propria. È naturale, è capitato a chiunque. Non si rispetta nessuno e si pretende tutto. Come piccoli criminali, per l'appunto.
Brulotti

Un suggerimento

Le chiacchiere rendono ciechi. Fanno saltare gli ultimi ponti che ancora rimangono tra il pensiero e l'azione. A forza di essere sommersi da fiumi di parole, a forza di girare in tondo, tutto sommato per non dire nulla, a forza di partecipare con entusiasmo al crescendo di parole vuote, anche le cose più semplici finiscono col diventare grandi enigmi come l'origine del mondo o il senso della vita.


Prendiamo ad esempio una miniera nell’Ariège, nel sud della Francia, che lo Stato ed uno sfruttatore vogliono riaprire. Non una miniera qualsiasi, sarebbe troppo semplice: no, una miniera di tungsteno, quel metallo tanto ambito dall'industria d’armi ed aeronautica. Un metallo i cui giacimenti sono piuttosto rari ed il cui prezzo sul mercato non smette di salire. Un metallo molto più duro del piombo, e che perciò figura in alto nella lista dei componenti di munizioni e di bombe perforanti. Che lo sfruttamento di una miniera di tungsteno, come del resto di qualsiasi altra miniera, comporti la devastazione del territorio, un inquinamento che favorisce terribili malattie e perfino il logorio calcolato della salute dei minori, questo è ovvio, malgrado le forti dosi di neolingua a base di «tecnologia verde», di «nucleare pulito», di «sviluppo sostenibile» ed  altri «oggetti intelligenti» che possono illustrarci tutti i suoi promotori.
Fuoriporta

All'infinito

Contro lo Stato, contro le Zone Alternative Destituenti

 
«Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato»
Benito Mussolini, 28 ottobre 1925
 
Per capire fino a che punto questa logica totalitaria non sia peculiarità del solo fascismo, ma di qualsiasi forma di potere politico — incluso quello democratico, incluso quello aspirante rivoluzionario — non c’è niente di meglio che volgere lo sguardo a quanto sta accadendo in Francia a pochi chilometri da Nantes, in quella Notre-Dame-des-Landes dove si trova(va?) la ZAD: 1.600 ettari di territorio rurale fuori dal controllo dello Stato, ospitante quasi un centinaio di costruzioni illegali dai nomi fantasiosi come la loro architettura, nate con le motivazioni più diverse dalla pluridecennale lotta contro una delle tante grandi opere inutili e nocive. È qui che, nello spazio di pochi mesi, forme di vita e di rivolta al di fuori dell’orbita istituzionale sono state prese di mira non solo dalle granate e dalle ruspe di chi ha il compito di difendere il vecchio potere, ma anche dagli accordi e dai negoziati di chi aspira ad un nuovo potere. Questo laboratorio tuttora attivo di repressione e di recupero fornisce un notevole esempio pratico di come la politica non possa che contaminare e soffocare ogni anelito di libertà. Abbiamo così cercato di esaminare quanto avvenuto alla ZAD negli ultimi mesi seguendo non solo le mosse del nemico dichiarato (lo Stato), ma anche di quello non dichiarato, del falso amico (il cittadinismo) e del falso compagno (l’insurrezionalismo filo-istituzionale). 
Brulotti

Lavoro salariato

Renato Chaughi
 
Il lavoro attualmente non è uno scambio di servizi, come dicono gli economisti: è una pena accettata per un'elemosina.
Si dice: il lusso dei ricchi fa vivere i poveri. È come se si dicesse: i capricci di coloro che hanno usurpata la terra fanno vivere coloro a cui è stata usurpata.
Degli uomini si sono impadroniti di tutto quanto esiste. I diseredati sono quindi costretti di ricorrere ad essi per vivere. Si presentano umilmente e dicono: «Signore, se vuol essere buono con me, mi dia quanto basta per non morire oggi. In cambio, posso affaticarmi pel suo benessere. Cosa le abbisogna oggi? Vuole che seghi delle assi, scavi del carbone, lavi il suo cavallo o asciughi il suo vaso da notte? Ecco le mie braccia».
Brulotti

Divertissement

 

I «babbei primomaggisti», quelli che credevano di poter scatenare la rivoluzione a una data prestabilita, sono scomparsi da un bel pezzo. Che questa giornata, nata come ricorrenza di lotta contro il capitalismo, sia diventata un semplice giorno di svago concesso dal capitalismo, se ne sono accorti perfino i sassi. Tant'è che da molti anni, qui in Italia, ogni 1 maggio è previsto un mega-concerto a Roma in grado di raccogliere folle di persone. Per attirare le masse, il popolo, volete mettere «il più grande evento gratuito di musica dal vivo in Italia» con le tristi e noiose parate ufficiali dei sindacati e della sinistra? Il divertissement prende bene, raga, i comizi un po' meno. Solo che con il passare degli anni il concertone romano si è andato istituzionalizzando, la sua patina contestatrice (che solo di patina si è sempre trattato) è svanita sotto i riflettori dello spettacolo. Da qui l'idea di organizzare un altro mega-concerto, più ruspante...
Brulotti

Intervento contro la tirannia burocratica

Quello che segue è un intervento fatto alla assemblée des usages, l’assemblea generale della ZAD, del 16 aprile 2018 da parte di alcuni «sostenitori esterni», termine con cui vengono indicati quei compagni che non vivono all’interno della ZAD e che, in quanto tali, sono liberi di fornire la propria solidarietà pratica a quella lotta così come non sono liberi di esprimersi sul suo senso. Il ceto politico, si sa, ama la manovalanza ma non gradisce la critica. 
Questo testo è apparso sul blog dell’Ancre Noire, uno spazio occupato che si trovava poco fuori dalla ZAD e che è stato sgomberato lo scorso 23 aprile. Va da sé che gran parte dei suoi occupanti si riconoscono nelle parole che seguono.
Brulotti

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