Brulotti

Né Dittatura né Democrazia

Carlo Frigerio
 
La manifestazione di solidarietà internazionale, che doveva aver luogo il 21 luglio per opporsi alla continuazione dell'intervento degli alleati in Russia ed Ungheria, essendo stata sabotata per delle considerazioni opportunistiche dai rappresentanti ufficiali delle organizzazioni francesi ed inglesi, noi abbiamo assistito ad un primo e significativo risultato di questa capitolazione: la caduta del regime sovietista in Ungheria.
Questa prima vittoria ottenuta, i governi alleati, l'Inghilterra specialmente, non han cessato di dare il loro appoggio effettivo alla guerra contro i comunisti russi, e presto noi avremo lo spettacolo della caduta del governo di Lenin.
L'ottimismo sarebbe qui inutile. Ed è meglio abituarsi già fin d'ora all'idea di una eventualità che solo un miracolo potrebbe allontanare, e domandarci sin d'ora quali sono gli insegnamenti che l'esperimento della «dittatura del proletariato» ha potuto suggerirci.
Miraggi

Col coltello fra i denti

António José Forte
 
Lo spettacolo d’orrore più bello siamo noi. Questa faccia con cui amiamo, con cui moriamo, non è la nostra; né queste cicatrici sempre fresche al mattino; e nemmeno queste parole che invecchiano nel breve volgere di un giorno. La notte accoglie le nostre mani come fossero delle intruse, come se il suo regno non fosse il loro, non fosse una loro invenzione. Solo a fatica, pericolosamente, i nostri sogni abbandonano la propria pelle per mostrarsi alla luce diurna e implacabile. La nostra miseria vive fra le quattro mura sempre più anguste della nostra disperazione. E questa miseria, realmente nostra, non riesce in alcun modo ad abbattere quelle mura. Così viviamo murati, senza possibilità di comunicare, limitati nell’odio e nell’amore. E cerchiamo l’uscita — la vera, la sola — e sbattiamo la testa contro il muro. A questo gioco, c’è chi vince la rabbia e chi perde l’amore.
Brulotti

Contributo barbaro

Se proviamo a leggere la realtà che ci circonda ci accorgiamo che stiamo assistendo allo sviluppo di profonde trasformazioni dal punto di vista della gestione del potere politico ed economico. Tali cambiamenti si riflettono anche a livello sociale. È necessario confrontarsi con le trasformazioni in atto e tenerne conto in quelle che sono le nostre analisi e prospettive di attacco.
Il capitale non è in crisi, ma più "semplicemente" le scelte finanziarie degli Stati hanno creato delle difficoltà nella tradizionale gestione del mercato e hanno prodotto, in generale, un peggioramento delle condizioni di vita dei consumatori-cittadini. Le contraddizioni che il capitale ha sviluppato hanno contribuito a determinare in alcune zone delle occasioni di scontro, più o meno cruente e di lunga durata, fra i guardiani del potere e le sue strutture e quelle sacche di popolazione stanche di essere escluse dagli agi che il fasullo benessere delle società del consumo promettono.
Di fronte a ciò è naturale chiedersi che fare. Essere «qui ed ora» è infatti alla base del nostro desiderio di rottura violenta con ogni sistema di valori, con il capitale e le sue sfumature.
Brulotti

Garofani rossi

Louise Michel
 
Se andassi al nero cimitero,

Fratello, lancia su tua sorella,

Come un'ultima speranza,

Dei garofani rossi in fiore.


Brulotti

A balzi

Lasciarsi trasportare dalla corrente, senza opporre resistenza. È la via più semplice. Si procede in modo spedito, senza grandi sforzi. Nei tratti più agevoli poi, ci si rilassa quasi. Si risparmiano le forze in vista dei punti più cruciali, quelli in cui è necessaria la massima attenzione per non annegare. Lasciarsi trasportare dalla corrente è fluire col fiume. Come può essere difficile? Per fluire con il fiume non c’è nemmeno bisogno di saper nuotare, basta galleggiare. Se poi si è in preda a qualche urgenza, se si vuole fare in fretta, è semplice: basta liberarsi di un po' di peso. Più si è leggeri, più si fila via. Non serve altro. Sarà la corrente stessa a portare a destinazione, perché il fiume sta già andando verso l’oceano.
Andare contro-corrente, invece, è una perdita di tempo.
Brulotti

Più che le parole

Pietro Gori
 
Sono esse, queste ventosità più o meno armoniche della nostra bocca sono — sono esse coteste contorsioni più o meno vuote della nostra penna, le sole, le vere, le prepotenti signore della vita contemporanea. Mai, come oggi, il folle e profondo Amleto avrebbe potuto ripetere la sua melanconica invettiva. La verbosità: ecco la caratteristica della tirannide borghese. Il parlamento, il giornale, sono gli organi nuovissimi del dominio di classe, nel campo politico, intellettuale, ed in quello economico. E la parola imperversa, per impaludarsi in leggi nelle assemblee rappresentative, per irrigidirsi in formule nei convegni autoritari per manipolare troppo spesso la pubblica opinione a fini obliqui nel giornalismo.
Brulotti

Piloti e piloti

Il suo nome scientifico è Naucrates ductor, ma è comunemente noto come pesce pilota. Diffuso nei mari e negli oceani di tutto il mondo, la sua caratteristica è quella di vivere in simbiosi con le specie più pericolose della fauna marina. Gli esemplari più giovani trovano riparo sotto l'ombrello delle meduse, nutrendosi degli avanzi delle loro prede, mentre quelli adulti spesso seguono gli squali. Non ne hanno timore, sanno che quasi sicuramente non verranno divorati, giacché agli squali offrono un servizio completo di pulizia: ne curano le fauci togliendo i residui di cibo, ne curano la salute eliminandone i parassiti, ne curano persino l'agio nutrendosi dei loro escrementi.
Il nome di questo pesce deriva dalla antica convinzione che esso preceda i suoi accompagnatori, facendo loro da guida. In realtà li segue, sia per cibarsi dei loro rifiuti, sia per risparmiare le forze nuotando sulla loro scia, incontrando così minore resistenza nell'acqua. Per questo motivo viene considerato un pesce opportunista. Il naucrates ductor, riconoscibile per la sua livrea grigio-azzurra segnata da fasce verticali blu scuro, ha abitudini gregarie e non lo si vede mai da solo.
Fuoriporta

Fiera del libro anarchico a Marsiglia

21 e 22 settembre 2019

 
Ancora qui.
Ancora qui. A lanciarsi nell'avventura senza freni della pratica anarchica, in quel ciclone di idee libere proteso verso la tempesta dell’azione sregolata, del gioco senza premi da vincere, della vita senza mediazioni.
Ancora qui. Distanti e contro le ideologie che promuovono soggetti politici, contro gli occhiali offuscati dal cittadinismo, contro l'imposizione di una vita securitaria trasformata in abitudine e obbedienza.
Ancora qui. Malgrado i tentativi di recupero e di annientamento dell'idea di libertà. Malgrado il realismo, i moralismi e l'integrazione della logica di potere da parte dei suoi falsi critici, che mirano alla riforma del dominio piuttosto che alla sua distruzione.
Ancora qui. A persistere nella ricerca di sentieri per tessere complicità e combattere l'offensiva tecnologica che rinnova e approfondisce il dominio, per dedicarsi appassionatamente alla distruzione dell'oppressione e dello sfruttamento, per guardare al di là degli orizzonti di questo presente insipido.
Ancora qui. Anche se le dipendenze delle protesi tecnologiche cercano di distrarci dall’incessante annichilimento in corso della nostra sensibilità e della nostra immaginazione. Anche se le relazioni virtuali cercano di privarci della complicità e dell'umanità. 
Ancora qui. A rivendicare con amore e fierezza le idee anarchiche, in un’epoca in cui integrazione e repressione vanno di pari passo, oscurando sempre più gli orizzonti di rivolta.
Brulotti

Gaetano Bresci

 


Io non so ricordarlo, nell'anniversario del suo eroico atto di giustizia, senza un intimo profondo senso di mortificazione.

Sono così diversi, così lontani da quelli che egli sperava suscitare, i propositi che oggi prevalgono nel campo libertario, ed è così diverso, così lontano dal suo, lo spirito che pervade le stracche falangi sovversive che il levare alto come un presagio la memoria del suo olocausto sul volgo degli gnomi fanfaroni, imbeceriti nell'ozio allo sterile pettegolezzo caino, od incitrulliti nelle aride accademie del sofisma petulante e della casistica poltrona, mi pare un sacrilegio odioso.

Sacrilegio osceno come quello di vedere tra la turba cinica dei bigotti per bene...
Brulotti

Bloccare tutto

Ad eccezione degli zeloti del progresso — beati e beoti nella loro percezione di un tempo storico che si autoriproduce automaticamente al ritmo di leggi immanenti, quindi imprenscindibili, portando l'umanità di trionfo in trionfo — nessuno dorme più tranquillo. Gli stessi apprendisti stregoni che compongono la comunità scientifica sono in subbuglio. C’è chi è preoccupato per il surriscaldamento globale e chi per l’estinzione della flora e della fauna, chi per l’avvelenamento dell’acqua e chi per l’inquinamento dell’aria, chi per la comparsa di nuove malattie resistenti ai farmaci e chi per la sofisticazione degli alimenti, chi per la penuria di petrolio e chi per il cretinismo generato dalle tecnologie digitali… e tutti quanti per l’ingresso nella stanza dei bottoni di cialtroneschi Ubu, intelligenti e sensibili come il cemento.

Da qualsiasi punto la si guardi (politico, economico, sociale, ambientale), la situazione appare fuori controllo. 
Intempestivi

La strategia della lumaca

 

«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose»
 
Questa mattina — dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani, e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici — la linea ferroviaria che collega Roma e Firenze è ferma, sospesa, bloccata. Cosa è successo? All’alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell’Alta Velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una «vile provocazione»? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d’amore e di rabbia? 
Brulotti

Toccata e fuga

 

La mattina dello scorso 30 maggio le linee ferroviarie dalla compagnia JR Kitakyushu, nel sud del Giappone, sono state paralizzate. Ventisei i treni sospesi, dodicimila le persone costrette per un giorno a rinunciare alla programmata quotidianità. Ma cosa fosse successo, non era dato sapere. Dopo oltre un mese di indagini e accertamenti i tecnici della compagnia hanno infine svelato la causa di quanto accaduto, definendolo «un evento raro». Non si è trattato dell’azione diretta di qualcuno, no. Nessun benintenzionato movimento di massa ha bloccato le linee ferroviarie, ha invaso le stazioni, ha occupato i binari, ha resistito alle cariche della polizia. E nemmeno un qualche singolo malintenzionato ha scavalcato recinzioni, ha evitato la videosorveglianza, ha scardinato porte, ha incendiato strutture. Per un giorno l’Alta Velocità di una vasta regione del Giappone è stata fermata da… da… da…
Brulotti

Potere totale male totale

Parrebbe che l'immensa catastrofe attuale, dovuta anzitutto ai regimi totalitari, senza voler con ciò assolvere quelli democratici, avrebbe dovuto aprire gli occhi ai più; ma per intanto non si nota che la tendenza ad estendere il totalitarismo al mondo intero. 
È insomma tristamente logico. Ammessa l'esistenza di poteri, invano si pretenderà distinguerli in legittimi e illegittimi. La forza soltanto li mantiene e li estende, la forza che non ha nulla da vedere con la legittimità. Anzi più un potere è mostruoso, più incute con la paura il rispetto. Non si può parlare di grandi potenze senza grandi impotenze di popoli e di piccoli Stati.
Non si può immaginare pretesa più odiosa che quella d'esigere «il potere, tutto il potere», ossia di dominare su masse di cui si requisiscono tutte le forze e tutti i beni, cosicché perdono ogni vita propria e non esistono che come strumenti ciechi d'occhiuta rapina. 
Brulotti

Conclusioni contro Dio, lo Stato, l'Assemblea

Arthur Arnould
 
Tutte le società moderne vivono sulla concezione di un'autorità superiore all'uomo e, di conseguenza, al di fuori e al di sopra della collettività umana. Nell'epoca in cui la religione dominava, padrona delle anime e delle cose, si chiamava Diritto divino. L'autorità era investita di un carattere sacro. L'obbedienza era un dovere, il Potere un sacerdozio. Doveva rendere conto solo a Dio, da cui era istituito.
Questo stato di cose durò fino alla Rivoluzione francese, che strappò il diritto al cielo per restituirlo all'uomo. A partire dall’89, lo Stato non rappresentava più il Diritto divino, ma il Diritto umano, la Società. Il consenso popolare, il consenso universale, presunto o effettivo, ne divenne il fondamento. Fu definito l'organo della società, che agiva e comandava in suo nome, al meglio dei suoi supposti interessi.
Brulotti

Distrazioni letali

Neil Postman
 
Aspettavamo tutti il 1984. Arrivò, ma la profezia non si avverò; gli americani più riflessivi tirarono un sospiro di sollievo, congratulandosi per lo scampato pericolo. La democrazia aveva resistito. Altrove nel mondo forse c'è stato il terrore; a noi sarebbero stati risparmiati gli incubi di Orwell.
 
Avevamo dimenticato che, oltre alla visione infernale di Orwell, qualche anno prima ce n'era stata un'altra, forse meno nota anche se altrettanto raggelante: quella del Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Contrariamente a un'opinione diffusa anche tra persone colte, Huxley e Orwell non hanno profetizzato le stesse cose. Orwell immagina che saremo sopraffatti da un dittatore. Nella visione di Huxley non sarà il Grande Fratello a toglierci l'autonomia, la cultura e la storia. La gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare.

Brulotti

Come uscirne?

 

Dal primo giorno in cui si raccolsero in tribù ad oggi che si uniscono e dividono in nazioni, gli individui hanno provato e sopportato tutte le forme d’oppressione, si sono sottoposti a tutti i sistemi di schiavitù, hanno servito tutti i tiranni, hanno curvato il collo sotto il giogo di tutte le leggi. Quando una tirannia era troppo pesante, l’hanno sostituita — è vero — con un’altra; ma anche quando hanno giurato di combattere e morire per la libertà, tutto il loro affanno in verità è stato consumato per cambiar di dominanti. 
Cos’hanno ottenuto? Il perpetuarsi della sofferenza, della miseria, d’ogni tormento, d’ogni angustia. 
Passando da un padrone all’altro, da un sistema all’altro di sfruttamento, gli individui sono restati sempre i poveri che vendono la propria fatica ad un’impresa, ad una società, oppure allo Stato, ricevendone per compenso lo stretto necessario, costretti alla fame quando il produrre ancora, per chi specula sulla loro fatica, dovrebbe significare un avvilimento della merce prodotta. I cittadini, affidando ad un patriarca, ad un capo, ad un consiglio, a delegati, a un dittatore, la facoltà di regolare il cosiddetto vivere civile nel suo complesso, sono restati sempre i sudditi dei quali si controllano movimenti e pensieri ed ai quali possono essere imposte tutte le taglie, compresa quella del sangue. 
Contropelo

Una questione energica

 

Affrontare la questione dell'energia, o meglio delle risorse energetiche da cui dipende il buon funzionamento dello sfruttamento capitalista ed il potere statale, non è facile. Soprattutto, precisiamolo fin da subito, se non si tratta di fare un elenco di dati tecnici su questa o quella fonte di energia, di enumerare le nocività provocate dalla voracità energetica del sistema industriale, le devastazioni che comporta a livello ambientale. Ciò che vogliamo qui tentare è un'analisi più ampia, più profonda, di cosa significhi l'energia in questo mondo. È difficile evitare che rimanga in parte incompleta, ma l'obiettivo è arrivare ad una comprensione generale dell'importanza della questione energetica.

Partiamo da una semplice constatazione: da diversi decenni, con la massiccia imposizione del nucleare da parte dello Stato e la crescita esponenziale dei bisogni energetici della produzione industriale, della guerra e del modello societario di consumo di massa, numerosi conflitti sono legati alle risorse energetiche, alla produzione ed al trasporto di energia.
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