Brulotti

Politica dei grandi numeri

Fin dal suo inizio, la gestione dell'epidemia di Covid-19 da parte del potere è stata logicamente segnata alle nostre latitudini da una predominanza degli imperativi economici e da una preservazione dell'ordine sociale, cosa che oggi nemmeno la ragione medica di Stato tanto invocata riesce più a celare.
Ma ciò che colpisce è che le infinite forme di auto-organizzazione che avrebbero potuto emergere dalle singolarità individuali per far fronte al virus e continuare ad agire malgrado il virus, siano state d’un tratto come paralizzate dalle sabbie mobili di raccomandazioni contraddittorie e di cifre sfibranti: tasso di mortalità e di letalità, tasso di positività, tasso di incidenza, tasso di passaggio al pronto soccorso e di posti occupati nelle terapie intensive, tasso di anticorpi persistenti, tasso di reinfezione… e via di questo passo.
Brulotti

Litanie per un'amante funebre

«… era terribile,
ma le meraviglie lo sono sempre»
Almanach perpétuel des Harpies,
Les Dames de la serre
 

È proprio così che si potrebbe definire l’opera di Gabrielle Wittkop: una terribile meraviglia.
La sua voce sembra scaturire dalle tenebre per ricordarci che il cuore dell’essere umano è nero, che non può esistere la vita senza la morte. A partire dal suo esordio letterario risalente al 1972 — Il necrofilo, che darà scandalo e che conoscerà numerose censure in tutto il mondo per aver cantato l’estasi fra Eros e Thanatos — diede forma ad un universo interiore talmente sulfureo, perverso e crudele da spingere qualcuno a sostenere che «una delle scommesse essenziali della sua scrittura è sempre stata quella di essere all’altezza della luce nera emanata dal Marchese de Sade».

Brulotti

Corrispondenze

Lettera di René Char a Paul Celan
 
L’Isle-sur-Sorgue, 19 marzo 1962
Caro Paul,
l’ultima lettera che mi hai inviato, un mese fa, rinsalda ancora di più, se è possibile, la mia amicizia per te. Ma a differenza tua, non sono più tormentato da quelle stesse persone che ti sommergono con le loro molestie, da anni ho scavato un sentiero in cui s’ingolfano, una via che misura il loro vuoto.
 
Lettera di Paul Celan a René Char (non inviata)
 
Parigi, 22 marzo 1962, 79 rue de Longchamp
Caro René Char,
grazie per la tua lettera – così vera. Grazie per avermi stretto la mano – stringo la tua.
Ciò che mi accade, e scusami se ne parlo ancora, è, credimi, unico nel suo genere.
Brulotti

la pietra filosofale

La distanza di Konrad Bayer

«la nostra coscienza non giustifica la nostra esistenza.
è la nostra esistenza»
Konrad Bayer-Oswald Wiener
 

Anni 50. La seconda guerra mondiale è terminata da poco, lasciandosi alle spalle una scia di sangue impossibile da ripulire, un cumulo di detriti difficile da smaltire. Se le macerie materiali hanno ingombrato a lungo le vie di città e campagne, quelle morali continuano a paralizzare le teste e i cuori. Soffocata dai cadaveri accumulati dal nazismo, la vita deve farsi largo fra il dolore del lutto ed il senso di colpa che attraversano l’intera società europea.

Brulotti

Propaganda

«Quando tutti pensano
alla stessa maniera,
nessuno pensa molto»

Walter Lippmann
 

Per cominciare, sgombriamo subito il campo da un equivoco che puntualmente si viene a creare. Cosa si intende per propaganda? Secondo una definizione risalente ai primi anni 50, più volte ripresa in virtù della sua sostanziale precisione, la propaganda è «una tecnica di pressione sociale che mira alla formazione di gruppi psicologici o sociali a struttura unificata, attraverso l’omogeneità degli stati affettivi e mentali degli individui presi in considerazione».

Brulotti

Perché insistere a pubblicare libri?

Nei suoi dispacci inviati da Parigi dopo la presa della Bastiglia, l'ambasciatore veneto Antonio Cappello indicava alle autorità della Serenissima una delle cause principali della rivoluzione in corso: i libri. Scagliandosi contro la libertà di pensiero, la quale «non produce che scritti incendiari per ogni parte», egli identificava le idee pericolose in quelle «che vanno inoculando per tutta la Terra l'odio de' Sudditi contro i Governi, e contro i Sovrani» ed evocano agli occhi dei sudditi quella «libertà chimerica che è l'anarchia». Rientrato a Venezia, nella sua relazione del 2 dicembre 1790 al Serenissimo Principe, l'ambasciatore diede testimonianza di come «già una pretesa Filosofia, espansa col mezzo della licenziosa libertà della Stampa, e che fece perdere la riverenza prima alla Religione, e poi al Governo, aveva molto influito sull'opinione; e tolto il freno del Cielo, tolse anche quello della Terra».

Brulotti

La peste della mediocrità

Armel Guerne
 
Il mondo intero è scivolato fuori dal pensiero degli uomini. Adesso continua, senza più controllo, il suo mostruoso percorso di automa, di robot. Continua il suo progresso. E gli uomini, il cui pensiero non contempla ormai che dettagli, non trovano più cibo ed esercizio autentici, gli uomini, svuotati della loro sostanza, non sanno più, non possono più, non vogliono più quello sforzo di riconquista che è forse il più violento che sia mai stato loro richiesto. Si adagiano al di sotto di se stessi, si crogiolano nella loro rinuncia. Cercano solo distrazioni, passatempi, galletti e chicchirichì all’altezza di quel sonno inferiore.
Contropelo

La foresta dell’agire

La distruzione non è solo questione di fuoco, di sabotaggio, d’insurrezione o di armi. Se da un lato la distruzione comprende la soppressione materiale delle strutture e delle persone autoritarie, dall'altro implica una critica corrosiva dei rapporti sociali che sostengono, favoriscono e riproducono tali strutture, fino a toccare le nostre stesse responsabilità, i nostri compromessi, le nostre rinunce, che sono altrettanti mattoni dell'edificio sociale da demolire. La distruzione non è tanto un affare di guerra, dove sono tracciate le linee di demarcazioni tra amici e nemici; ciò di cui stiamo parlando va ben oltre un tale schema probabilmente troppo facile per spiegare l’eternità dell'oppressione e dello sfruttamento nel calvario della storia umana. Inoltre la distruzione, come fatto materiale violento, non è riducibile al semplice atto della distruzione (che essa si esprima contro le cose o contro gli uomini, da questo punto di vista  non fa alcuna differenza: l'atto di distruggere comporta comunque l'uso della violenza — offensiva o difensiva, giustificata o meno, in fondo si tratta di questioni che ognuno e ognuna deve risolvere da sé, senza le stampelle che qualche ideologia, sistema filosofico o convinzione religiosa possa offrire). Occorrono non solo braccia, ma anche testa; non solo una preparazione mentale, ma anche cuore; non solo uno sforzo e una convinzione individuali, ma forse anche il sostegno di chi abbiamo vicino.

Brulotti

Una palude di illusioni che crollano

Kafka levò la mano in aria un paio di volte, a sottolineare la sua inquietudine, e continuò: «Viviamo in un’epoca malvagia: lo si percepisce prima di tutto dal fatto che niente viene più chiamato col suo nome preciso. Si usa la parola “internazionalismo” nel designare l’umanità, conferendo un valore morale a un termine puramente geografico. I concetti vengono adoperati come gusci di noce svuotati. Così, per esempio, si parla d patria proprio ora che le radici dell’uomo sono ormai da lungo tempo divelte dal suolo». 
«Di chi è la colpa?» chiesi. 
«Di tutti noi! Siamo tutti impegnati in quest’opera di sradicamento». 
«Ma qualcuno deve pur esserne la causa», insistei. «Chi è? A chi sta pensando?». 
Contropelo

Il rovello

Un'ossessione ventennale macerata nel fiele. Periodicamente veniamo tenuti al corrente della sua evoluzione, quand'essa si manifesta in modo pubblico. Non solo perché questa ossessione ci tocca purtroppo direttamente, ma anche e soprattutto per gli effetti che ha avuto col passare del tempo, producendo miasmi anche esilaranti. Poiché tutto ciò ha luogo in Francia, per lunghi anni non ce ne siamo occupati. In fondo, vista da tanti chilometri di distanza, si tratta null'altro che di una penosa vicenda privata di un caso umano.
Il personaggio vive a Parigi e la natura gli ha giocato un brutto scherzo. Da un lato è stata generosa nei suoi confronti, dotandolo di una certa intelligenza; dall'altro è stata carogna, poiché gli ha guastato quel dono facendogli scorrere nelle vene non sangue, ma fiele.
Brulotti

Chi semina coercizione…

Cosa raccoglie? Spesso e volentieri, l’obbedienza di molti. Talvolta anche gesti di rivolta, benché di pochi. A Brescia, ad esempio, sono stati appena raccolti i cocci di un paio di molotov lanciate di primo mattino contro un centro vaccinale. Secondo quella macchietta del presidente della regione lombarda, si è trattato di un «attacco ignobile». Definizione rovesciabile, giacché potrebbe venire usata anche dagli incendiari per motivare il loro gesto: la gestione politico-sanitaria-militare della pandemia dichiarata è un attacco ignobile alla libertà, condotto metodicamente e senza esclusione di colpi da un anno a questa parte. Si potrebbe aggiungere poi che l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, appena introdotto dall’ultimo decreto governativo, ne è la più recente manifestazione. 
Brulotti

Ascoltare

A chi non è mai capitato di salire una scala al buio? L'azione è come quel passo che, cercando l'ultimo gradino, trova invece solo il vuoto davanti a sé.
L'azione, facendoci perdere l'equilibrio, ci parla di un'altra possibilità, ci parla di altre sensazioni, di un'altra percezione dello spazio, di un modo diverso di giocarsi la vita. Come quando il nostro ginocchio duole all'impatto inaspettato col pavimento.
Tanto per chi la compie che per chi ne percepisce i riflessi nella propria vita, l'azione si accompagna all'assenza di certezze. Per chi direttamente si confronta con essa l'azione consiste in un giocarsi la libertà e la vita per un sogno.
Contropelo

Vulnerabilità

A livello microscopico, la distruzione di autonomia e la riduzione degli spazi che determinano la propria vita, mediante l'introduzione di protesi sempre più tecnologiche, con le logiche conseguenti, non può che dar luogo — in proporzione al grado di lobotomizzazione e di appiattimento che ognuno subisce — ad una disperazione feroce. La ruota del progresso gira sempre più rapidamente. Se un tempo erano necessarie diverse generazioni per le vaste trasformazioni della società, oggi, nello spazio di una sola generazione, sembra quasi di non far parte dello stesso mondo. Una tale impennata di velocità richiede una inaudita capacità di adattamento dell'essere umano e non manca di produrre a sua volta un’intera gamma di «difetti» funzionali al mondo nel suo complesso, ad esempio sotto forma di nevrosi o malanni fisici. E dato che l'essere umano non vive isolato sopra una cometa, abitando sul pianeta Terra, qualsiasi assetto del suo «habitat» ne influenza le possibilità e la capacità di riflettere, ma anche di sentire ed agire.

Intempestivi

Accettabile

Abbiamo sbagliato, lo ammettiamo. Ma si è trattato di un riflesso condizionato duro a morire. Questa mattina, leggendo le notizie, non siamo riusciti a trattenere un moto di gioia nell'apprendere che nel corso della scorsa notte è stato incendiato il portone d'ingresso dell'Istituto Superiore di Sanità, a Roma. Qualcuno lo ha cosparso di liquido infiammabile e gli ha dato fuoco, per poi dileguarsi. I custodi sono subito intervenuti dando l'allarme e i danni sono limitati, però...
Però poi ci ha pensato l'onorevole ministro Speranza a riportarci con i piedi per terra, con le sue ammirevoli parole: «Sono inaccettabili gli atti intimidatori contro l'Istituto Superiore di Sanità. Il nemico è il virus. Non chi si impegna per combatterlo». Già, è vero, come abbiamo fatto a scordarlo? Il nemico è il virus – e dire che lo sapevamo. Facciamo quindi pubblica ammenda e per penitenza ricordiamo ai nostri lettori che:
Brulotti

Anche i data-center bruciano...

 
Una notizia trapelata a malapena in mezzo all'insostenibile pesantezza quotidiana fatta di allarmismi e disposizioni decretate dalle autorità.
Mercoledì 10 marzo, alle 00.47, un incendio è divampato a Strasburgo all'interno di uno dei quattro enormi data-center di OVH, multinazionale francese di web hosting (ovvero di servizi telematici). Nonostante l’immediato allarme e malgrado sul posto siano intervenuti oltre un centinaio di pompieri — usufruendo di mezzi arrivati perfino dalla vicina Germania — qualche ora dopo del data-center SBG2 non era rimasto più nulla. Dal silicio alla cenere. Le fiamme, prima di essere domate, hanno colpito duramente anche l’edificio di SBG1, devastandone più della metà.

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