Fuoriporta

Danzare con le fiamme

Martedì 12 novembre era la quarta giornata di sciopero generale puntuale in Cile dall'inizio della rivolta. E non solo è stata molto partecipata, ma i rivoltosi non si sono lasciati sfuggire l’occasione di moltiplicare gli scontri, le distruzioni incendiarie e i saccheggi in tutto il paese. E hanno continuato il giorno successivo...
 
Infrastrutture. Molte strade sono state bloccate da barricate, talvolta anche con l'aiuto di enormi cartelloni stradali abbattuti come ad Antofagasta, mentre verso le 6,30 anche un ripetitore di telefonia mobile di Movistar Chile è stato bruciato a Caldera, nell'area di Cerro Panagra, lasciando 15000 persone senza cellulare fino all'aeroporto, dato che quell’antenna dirigeva il segnale di altre quattro più piccole; d’altronde non è il primo ad essere stato attaccato dall'inizio della rivolta cioè dal 18 ottobre, come quello della società Entel a Teno (regione di Maule) incendiato il 26 ottobre, o quelli di Entel e di Claro ad Arica il 20 ottobre, mentre nel distretto di Pudahuel (Santiago) il 9 novembre all’1,30 del mattino, è una centrale telefonica a Laguna Sur ad esser stata data alle fiamme, tagliando Internet e il traffico telefonico mobile. Nel frattempo a Calama, all'estremo nord vicino al deserto e ad Antofagasta, è toccato alla torre principale del progetto Cerro Dominador, la più grande centrale solare di Cile e Sud America in costruzione, che ha preso fuoco verso le 20, con i vigili del fuoco che hanno impiegato quasi sei ore per spegnere l'incendio e il proprietario EIG Energy Global Partners che ha dichiarato di ignorare se le cause del disastro fossero volontarie o meno, in una giornata come quella del 12 novembre, una delle più calde della rivolta.
Brulotti

Il silenzio e il baccano

 

Si sa, un fatto diviene tale quando viene evocato in maniera perentoria. Nel mondo informatizzato, ad esser più “cliccato” è quel che succede nella realtà artefatta. Questo fa sì che, per esempio, qualora avvengano degli incendi sulla linea dell'alta velocità, possano essere narrati in modi differenti. Se ha avuto un certo clamore quello sviluppatosi a Rovezzano (Firenze) qualche tempo fa, non si può dire che sia accaduto altrettanto con quello del 6 novembre dalle parti di Roma, quando un fuoco divampato in una cabina elettrica nelle vicinanze della stazione Tiburtina ha rallentato fino a tarda mattinata gli spostamenti su rotaia, paralizzando per qualche ora la mobilità lavorativa. Senza contare che proprio per quel giorno era previsto uno sciopero dei benzinai: inutile spiegare come la mancanza di carburante nel mondo delle macchine rischi seriamente di intralciare la quotidianità di tanti lavoratori-consumatori.
Abbiamo letto che qualcuno aveva subito ipotizzato il dolo per l'incendio vicino alla stazione romana, ma indubbiamente non c’è stato il rimbombo mediatico dell'incendio avvenuto qualche tempo prima a Firenze, così come vengono coperti tanti piccoli e grandi black-out o blocchi di trasporti che stanno avvenendo un po’ dovunque in Italia.
Brulotti

Perché è così difficile?

Rompere il legame con l’abusatore
 
Alcuni sopravviventi sono stupefatti e frastornati in prima persona per i sentimenti confusi e ambivalenti che provano per chi ha usato loro violenza. Perché questo accade? Perché una donna abusata dal padre lascia che sia lui ad accompagnarla all’altare il giorno del matrimonio? Perché una donna maltrattata dal marito continua a vivere sotto lo stesso tetto? Perché un operaio sfruttato continua a recarsi sul posto di lavoro, mantenendo così il suo padrone? Perché un cittadino abusato e tradito regolarmente da qualsiasi partito si presenta alle urne il giorno delle elezioni? Ecco alcune delle ragioni che vengono solitamente date.
Fuoriporta

La rivolta continua imperterrita

«Siamo completamente sopraffatti, è come un'invasione straniera, 
extraterrestre, non so come dire, e non siamo attrezzati per combatterli»
Cecilia Morel, moglie del presidente Piñera, 21 ottobre 2019
 
Oltre i simboli. Venerdì 8 novembre a Santiago durante la manifestazione di 75/100.000 persone, l'edificio storico dell'Università privata Pedro de Valdivia chiamato Casa Schneider e risalente al 1924 è stato saccheggiato e bruciato (cinque arrestati, di cui uno in custodia preventiva e 970.000 euro di danni); la chiesa di La Asuncion (1876) è stata saccheggiata, con i suoi mobili (dalle panche ai confessionali) e i suoi maestosi feticci che alimentavano le barricate incendiate; anche la vicina ambasciata argentina è stata attaccata a Santiago dopo che i manifestanti sono riusciti ad attraversarne i cancelli, entrare nel giardino e lanciare pietre contro le finestre prima di andarsene indisturbati. Lo stesso giorno in tutto il territorio fino a sera, sono andati in fumo anche i caselli El Paico a Talagante; ha subìto la stessa sorte il salone d’ingresso del Ministero edilizia e urbanistica a Orsono (distruzione di mobili, computer e archivi); la sede della compagnia elettrica CGE, un tribunale, la tesoreria e l’università di tecnologia (Inacap) saccheggiati e incendiati a Copiapó; i locali della compagnia aerea Latam, la compagnia elettrica Saesa, una succursale bancaria Itaú devastati a Puerto Montt, per non parlare della Corte d'appello che perso tutte le finestre e dell'istituto linguistico Tromwell che è stato saccheggiato. Sono stati attaccati sette edifici fra commissariati e caserme, tra cui la Dipolcar (i servizi di intelligence dei carabinieri) del 54° commissariato di Huechuraba, il 10° a La Cisterna e quello di Quillota (oltre alla tesoreria e alla prefettura regionale). Oltre ai relativi saccheggi, da annotare gli attacchi distruttivi della prefettura regionale di Coyahique, di un tribunale e una Casa del Diritto a Viña del Mar, di un collegio ad Arica (circa quindici minorenni arrestati), e dei municipi di Puerto Varas e Loncoche.
Brulotti

Devono andar giù

Notte di sabotaggi contro l'industria eolica
 
Nella notte fra domenica 3 novembre e lunedì 4, abbiamo attaccato 10 piloni eolici posti nella regione francese orientale. Ne sono crollati 6 e 3 sono rimasti danneggiati e non ancora caduti (sorpreeesa!). Questi apparati di misurazione arrivano a 100 metri d’altezza, sono tutti in metallo, hanno cavi su ogni lato allineati su tre assi per garantirne la stabilità, che quando si tranciano fa BADABUM. Inoltre, ciò che è fantastico è che sono situati in campagna e spesso ben isolati... 
Per sezionare i cavi d'acciaio puoi tagliare tutti i fili con un tronchese o una grossa tenaglia (o qualsiasi cosa tu ritenga appropriato che sta nella tua cassetta degli attrezzi) procedendo dal più distante al più vicino al palo fino a quando tutto piomba al suolo (di solito dopo 3 o 4 cavi tranciati). Tagliali tutti dalla stessa parte perché il pilone cadrà nella direzione opposta (fatti furbo, pensaci prima in quale direzione vuoi scappare). Armati di coraggio perché a seconda delle dimensioni dei cavi devi lavorar sodo. Non esitare ad allontanarti quando cade perché farà un bel botto! (è indubbiamente divertente ma è altrettanto impressionante).
Brulotti

Lontano dagli occhi, vicino al cuore

 

Nella notte fra domenica 3 e lunedì 4 novembre è capitato qualcosa ad una linea elettrica d'alta tensione di La Spezia. Un trasformatore, in cui arrivava corrente a 130000 volt, è andato in tilt provocando un black-out che è durato molto più del previsto. Il trasformatore infatti è risultato talmente danneggiato da dover essere sostituito, e si sa come vanno queste cose: bisogna fare arrivare un altro trasformatore, allacciarlo, testarlo… Un vero danno per chi produce in quell’area, rimasto a secco di energia. Ad esempio,180 operai della Termomeccanica sono stati costretti per un paio di giorni a non poter fare il loro onesto lavoro: costruire pompe e compressori. Anche peggio è andata ai 960 lavoratori della ex Oto-Melara (oggi Leonardo), i quali sono stati costretti per ben tre giorni a non poter prestare la propria opera per fabbricare i prodotti che hanno reso celebre la “loro” azienda in tutto il mondo: cannoni, carri armati e altre macchine di morte.
Brulotti

Contro la guerra, contro la pace...

Istituita un secolo fa, nel 1919, la commemorazione del 4 novembre nasce per celebrare il giorno in cui entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti che sancì la resa dell’Impero austro-ungarico nel 1918. Non a caso nel 1921 venne scelto proprio il 4 novembre per seppellire all’Altare della Patria, a Roma, le spoglie del soldato italiano caduto durante la prima guerra mondiale e mai identificato — il Milite Ignoto.

Ma il 4 novembre è anche la data della scomparsa dell’anarchico Luigi Galleani, morto nel 1931, che durante il Grande Massacro lanciò la parola di disordine contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione! dalle pagine del periodico di cui era redattore. Riproponiamo qui un articolo tratto da quel numero speciale di Cronaca Sovversiva, interamente dedicato alla guerra, di cui alleghiamo le riproduzioni di tutte le pagine.

 

Brulotti

Interruzioni

Quando interviene il silenzio sembra che tutto sia giustificabile. Le parole – per di più quelle sovversive – scompaiono. Diventano oggetti interscambiabili che avviluppano la quotidianità. Ma l'ennesimo sforzo di dare vita alle parole non ha tempo né spazio. Battibeccando con il fato, solo i tentativi possono trasformare il mondo. Nell'orrore di quanto ci circonda, la ripresa ostile contro questo mondo dell'energia – ciò che accende ininterrottamente l'autorità e le sue ramificazioni – apre talvolta un breccia diversa nelle tenebre. Andare oltre, pensare la profondità per trovare forze nascoste, è un buon esercizio per non perdersi nella forsennata contesa muscolare con il potere.
Se il mondo è un deserto senza significato, tacere è sempre una sostituzione ardua del dire: ciò che è illuminato non chiarifica come potrebbe farlo un fuoco intelligibile.
Al di fuori della noiosa quotidianità non c'è niente, ma ad un certo momento essa si arresta, si blocca, di colpo, anche per poco e senza preavviso. Un salto nel buio.
Fuoriporta

Cile: contro il ritorno alla normalità

Giovedì 24 ottobre è stato il secondo giorno previsto per uno sciopero generale, prima di nuovi appelli sindacali alla semplice «mobilitazione» per venerdì, e ovviamente alle 17 dopo il lavoro (due giorni di sciopero, non di più, non bisogna esagerare, non è come se ci fosse un paese sotto stato di emergenza e coprifuoco con militari che fermano, picchiano, torturano, uccidono e arrestano ribelli).
Se la massa delle brave persone era numerosa in strada, è stata soprattutto silenziosa, lasciando i più veementi a combattere da soli con le classiche pietre contro i gas lacrimogeni e barricate di fortuna contro i cannoni ad acqua. Come se tutto sommato nulla fosse successo, o molto poco, da quel 17 ottobre, in uno scenario classico di manifestazioni oceaniche punteggiate da tafferugli ai margini o un po’ più in là.
Fuoriporta

Oltre ai lampi, tuoni e fulmini dal Cile

Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza e l'affidamento della gestione della strada ai militari per ristabilire l'ordine (insieme agli altri bracci armati dello Stato), il presidente della Repubblica Sebastian Piñera ha annunciato sabato 19 ottobre di rinunciare all'aumento dei prezzi del trasporto pubblico a Santiago, mentre i suoi militari decretavano l'instaurazione del coprifuoco. Infatti, dopo la grande giornata di venerdì nella capitale, dove molte stazioni della metropolitana erano state devastate e bruciate (oltre agli scontri durante il giorno), la rivolta si è estesa in tutto il paese. E questa volta, la questione non è più questo o quello, ma una critica in atti della condizione riservata ai poveri: saccheggi in massa di supermercati e centri commerciali, incendi di istituzioni (banche, municipi, caselli dei pedaggi, sedi di giornali)... ma anche entrambe le cose, poiché moltissimi negozi saccheggiati vengono pure distrutti dalle fiamme in uno stesso movimento, il che è particolarmente significativo.


Brulotti

La lingua non mente

Victor Klemperer
 
Oggi si parla molto di estirpare la mentalità del fascismo e si fa anche molto per questo fine. Si condannano i criminali di guerra, i «piccoli Pgs*» (lingua del «Quarto Reich»!) vengono licenziati, i libri nazionalisti tolti dalla circolazione, si cambia nome alle piazze Hitler e alle vie Göring, si abbattono le querce di Hitler. Ma la lingua del Terzo Reich sembra voler sopravvivere in parecchie espressioni caratteristiche, penetrate così a fondo col loro potere corrosivo da apparire come un duraturo possesso della lingua tedesca. Per esempio, quante volte nel maggio del 1945, in discorsi alla radio, in manifestazioni appassionatamente antifasciste ho sentito parlare di qualità «caratteriali» (charakterlich) o della natura «combattiva» della democrazia! Sono espressioni che vengono dal cuore — il Terzo Reich avrebbe detto «dall’essenza» — della LTI. È per pedanteria che me ne sento urtato, per quel tanto di pedantesco che si annida in ogni filologo? 
Risponderò alla domanda con un’altra domanda. 
Qual era il mezzo di propaganda più efficace del sistema hitleriano?
Fuoriporta

Lampi dal Cile

 

Non sempre i poveri sono ragionevoli, e poi, perché dovrebbero esserlo a fronte di un’esistenza di miseria che viene loro riservata giorno dopo giorno dal potere? In qualche caso, basta una goccia d'acqua perché il negativo dispieghi le ali e attacchi quello che ha identificato da tempo come nemico. Ciò non farà certo piacere al braccio sinistro del capitale e alla sua ideologia cittadinista, tuttavia a Santiago del Cile da venerdì 18 ottobre, studenti, liceali, anarchici e altri vandali incontrollati hanno cominciato a distruggere una parte importante del loro alienazione quotidiana: il sacrosanto trasporto pubblico. Hanno capito che nulla di quanto appartiene allo Stato o alle imprese è nostro e merita di essere aggredito dalle fiamme della vendetta contro un esistente di spossessamento e di sfruttamento.
Brulotti

Far saltare lo scacchiere

 

Il terribile rombo che annuncia l'avvicinarsi degli aerei da combattimento; il lungo sibilo dei missili prima della loro esplosione; il crepitio incessante delle mitragliatrici montate sulle jeep; i muri delle case che crollano in un respiro; le fiamme che divorano tutto; le colonne di fumo nero che oscurano il cielo. Ecco la guerra appena scatenata dal presidente turco Erdogan sui villaggi e le città della Siria settentrionale, territori sotto il controllo delle milizie YPG (Unità di Protezione del Popolo), braccio armato del Partito dell'Unione Democratica, e delle altre componenti delle FDS (Forze Democratiche Siriane). Più che una guerra di conquista, una guerra di sterminio delle popolazioni curde e dei loro vicini alleati. A livello strategico, Erdogan non nasconde di preferire vedere una Siria in fiamme, con la sua accozzaglia di macellai jihadisti e governativi, piuttosto che una qualsiasi stabilità in grado di portare alla costituzione di un proto-Stato curdo ai confini con la Turchia.
Brulotti

Occupiamo il Firmamento

Nell’universo libero, ogni essere umano è una stella indipendente, con una propria rotta. Nell’universo servile, ogni essere umano è nel migliore dei casi un pianeta e nel peggiore un satellite: di per sé spento, illuminato soltanto da un riflesso altrui, costretto in eterno a percorrere la stessa orbita attorno ad un centro (chiamato di volta in volta Stato o nazione, organizzazione o partito, legge o morale, fede o ideologia, ricchezza o carriera).
Ecco perché chi vuole muoversi senza interferenze ha bisogno non solo di allontanarsi il più possibile da ogni percorso prestabilito, ma anche di prendersi un proprio spazio.
Uno spazio, come quello appena occupato nel centro di Lecce, in cui partire da se stessi, dai propri desideri, progetti, con le proprie tensioni e peculiarità, da soli o in compagnia. Senza un programma da realizzare, senza capi né gregari, per disertare, rifiutare, contrastare, distruggere, costruire...

Brulotti

Ingannare le apparenze

«Con riferimento disposizioni vigenti che vietano pubblicazione atti istruttori richiamo attenzione SS.LL. su grave sconcio che si verifica quotidianamente ad opera dei giornali mediante riproduzione fotografie di delinquenti arrestati sotto imputazioni gravi reati [...] che sono così elevati agli onori della più biasimevole pubblicità».
 Luigi Federzoni, Ministro degli Interni,
telegramma n. 17916 ai prefetti del 31 luglio 1925 
 
È tristemente noto l'uso della censura durante il fascismo. Una volta eliminate le voci d'opposizione, il regime aveva assegnato allo strumento della propaganda un compito pressoché esclusivo, favorendo la progressiva fascistizzazione del paese. All’interno del Paese non bisognava più schiacciare il nemico ostile presente, ma crearvi, anzi, produrvi l’amico fedele. Si trattava di imporre ovunque una percezione sociale della realtà corrispondente agli interessi e alla ragione di Stato, in modo da riscuotere un consenso praticamente automatico ed unanime. 
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