Brulotti

O Stato o libertà

Giuseppe Rensi
 
Intesa qui libertà nel significato comune politico di partecipazione al governo di tutti o dei più e di diritto di dissidenza dal governo da parte d’ogni cittadino, l’antitesi ci si presenta come segue: — O c’è libertà, e non c'è Stato; o c’è Stato e non c’è libertà. 
Il problema di fondare un buon governo, intorno al quale si sono eternamente affaticati e si affaticano politici e filosofi, è insolubile, pensava Leopardi. L'ottimo governo è introvabile, se non l’hanno trovato i greci, fa dire il France ad un suo personaggio; e si potrebbe aggiungere: se non l’hanno trovato i fiorentini. La storia politica dei quali è uno sforzo di continuo più intenso e quasi rabbioso, ma vano, per afferrare sempre più pienamente e integralmente la libertà, sforzo in cui, mentre questa non si lascia mai del tutto possedere e sempre ne rimane un residuo inattuato che richiede uno sforzo sempre nuovo, lo Stato si va sempre più dissolvendo.
Brulotti

Lega menzogne e violenza

 

Che la politica di ogni colore si schieri a fianco di leghisti conservatori, reazionari, omofobi, razzisti, fascisti e infami non meraviglia. Chi difende il suo ruolo di parassita non può che essere al fianco di parassiti suoi simili, sbraitando la solita litania che ognuno deve esprimere la propria opinione poiché altrimenti si minano le basi della democrazia. Certo nessuno di essi risulta essere indignato da ciò che la politica della Lega sta portando avanti ormai da più di un ventennio e che ora che è al Governo ha la possibilità di mettere in pratica. Una politica assassina nei confronti degli stranieri rei di essere poveri o di scappare da guerre e calamità poco naturali; una politica di restaurazione dell’ordine e repressione della libertà in ogni ambito della vita quotidiana: basterebbe pensare alle parole del senatore Pillon che vorrebbe obbligare le donne a partorire per decidere di agire contro chi minaccia la libertà. 
Intempestivi

Chiagnere e fottere

 

Un celebre intellettuale italiano riteneva tale comportamento, quello che trova la sua più colorita espressione nel vernacolo napoletano, non solo una sorta di tratto nazionale ma anche una vera e propria strategia politica basata sull’uso strumentale del vittimismo. Ad indugiare in lamentazioni proprio quando le cose gli vanno a gonfie vele non è solo il ricco che piange miseria o il torturatore che patisce sofferenza, ma pure il potente che viene contestato con le parole e coi fatti. Quanto accaduto ieri 19 maggio, a Lecce, fatto subito rimbalzato in cronaca nazionale, fornisce in tal senso un ottimo esempio.
Nella piazza centrale del capoluogo salentino un presidio elettorale della Lega, il cui segretario (nonché vicecapo del governo, nonché ministro degli Interni) è lì atteso nelle prossime ore, ha attirato l’attenzione di qualcuno che non ama il razzismo, non ama il fascismo, non ama la politica, non ama il potere.
Brulotti

Arriva!

Arriva, la rivoluzione arriva!
Toh, ecco un’altra trovata dei pubblicitari che cercano di piazzarci il loro ultimo prodotto, come suol dirsi. Ma non questa volta. Oggi, sono smanettoni falsamente rilassati e pappagalli di Stato a suonare le loro trombe: una nuova «rivoluzione digitale» sarebbe in marcia con l'imminente arrivo del 5G. La Corea del Sud è stata la prima a inaugurare la sua commercializzazione a livello nazionale nel mese di aprile, mentre Stati Uniti, Cina e Giappone dovrebbero seguire il suo esempio nei prossimi mesi (in tale città o in tale regione), seguiti dal vecchio continente l'anno che viene.

Se la questione riguardasse il galoppante spossessamento generalizzato, la crescente derealizzazione che colpisce la sensibilità umana in profondità, il rafforzamento partecipativo delle reti di alienazione e controllo o l’inasprimento delle condizioni di sfruttamento – in breve le conseguenze sulla nostra vita di qualsiasi evoluzione tecnologica –, non ci sarebbe nulla di nuovo in questa copertura supplementare che subiremo!
Brulotti

Uscire dalla comunità statale

Gustav Landauer
 
«Chi non si trovi d’accordo con le convinzioni della Chiesa cui formalmente appartiene dalla nascita, esca da quella comunità religiosa, con la quale non ha più niente in comune; e chi non si trovi d’accordo con i principi, le decisioni e le procedure interne all’ordine statuale in cui è nato, annunci alla comunità statale la propria fuoriuscita». Ogni spirito semplice che finora non abbia dovuto occuparsi del «diritto positivo» vigente ed effettivamente dominante sugli uomini troverà questa frase logica, ragionevole e del tutto ovvia. Tuttavia, se un uomo volesse uscire da un sistema statale senza cadere in balìa di un altro, dovrebbe rifugiarsi nelle regioni del Polo Nord. E neanche lassù sarebbe al sicuro: una volta raggiunto il Polo, infatti, il primo atto degli scopritori sarebbe probabilmente quello di conficcarvi la bandiera della propria nazione dichiarando l’annessione dei territori limitrofi, nonché degli orsi bianchi e delle foche che ci abitano.
Brulotti

Logorrea elettorale

Brand [Enrico Arrigoni]
 
Centinaia di bocche, che per mesi non hanno cessato, come vulcani, di vomitare immondizie, si sono chiuse ieri sera: la logorrea elettorale è terminata. Ieri sera ancora, in un ultimo sforzo, in un ultimo spasmo di dialettica falsa, vuota ed insulsa, attraverso mille mezzi di comunicazione, le voci rauche, le indignazioni di comodo, gli appelli, le preghiere, le minacce di ogni pretendente al potere hanno rintronato per l'ultima volta, raccomandandosi all'elettore affinché oggi si ricordasse dei suoi servizi verso la patria, dei suoi sacrifici per il popolo, e votasse per lui. E con le raccomandazioni e le preghiere perché votasse per lui volarono per l'aria i suoi ammonimenti perché l'elettore non si lasciasse accalappiare, non si lasciasse confondere, non si lasciasse traviare, non si lasciasse turlupinare dalle false promesse dell'avversario, il cui solo scopo era di carpirgli il suo voto, che, di diritto, apparteneva a lui, il solo candidato onesto, leale sincero e servizievole che lo meritasse.
Brulotti

«I diritti della civiltà»

Errico Malatesta
 

«Noi siamo andati in Libia per portarvi la civiltà, col diritto che ci dà la nostra civiltà superiore. Quando un popolo ha bisogno di espandersi, quando ha bisogno di trovar posto per la sua popolazione esuberante e di esercitare la sua potenza di lavoro, ed altrove si trova un territorio che i suoi abitatori sono incapaci di mettere in valore, quel popolo, più intelligente, più sapiente, più energico, più civile in una parola, ha diritto di prender possesso del territorio poco o punto utilizzato, ed imporre il suo dominio alla popolazione che lo occupa. Colla violenza, se non si sottomette volontariamente. Non si ha il diritto di restare barbari, come non si ha il diritto di restare ignoranti».

Così dicono i nazionalisti che si piccano «d'intellettualità»; così diceva ancora ieri uno dei capi repubblicani... libici.

Brulotti

Saluti ardenti da qualche parte

 

Pubblichiamo una lettera del compagno latitante accusato dell’incendio dell’antenna-radio della polizia a Zurigo, avvenuto l’11 luglio 2016. La lettera è apparsa sul giornale anarchico Feuer der Knästen (Fuoco alle carceri). Il compagno era entrato in clandestinità qualche ora dopo quel sabotaggio incendiario, mentre gli sbirri bussavano già alle porte dei compagni in Svizzera. Al riguardo è stata realizzata una «raccolta di testi a proposito di sabotaggio, repressione e segnali di fumo dalla clandestinità» — Silenzio radio. Attualmente un altro compagno, anch’egli accusato di quell’attacco, si trova in carcere in detenzione preventiva dalla fine di gennaio 2019.
Brulotti

Tartufi

Ci si lamenta spesso che la diffusione delle nuove tecnologie digitali ha modificato radicalmente in peggio il comportamento umano. Sono infatti sempre più numerosi gli studi che dimostrano come l’assalto ininterrotto al cervello umano da parte di un flusso indistinto di dati, suoni ed immagini stia provocando non pochi effetti deleteri quali la disorganizzazione del pensiero, la fuga dalla realtà, il crollo dell’empatia, il narcisismo sfrenato, la riduzione del linguaggio, la diminuzione della memoria, lo stordimento della coscienza…
Circondati come siamo da orde di zombi con lo smartphone in mano che vagano senza nemmeno vedere dove stanno andando, è difficile negarlo. Ma perché non ricordare anche qualche effetto positivo di questa grande mutazione cultural-antropologica? Un esempio? La scomparsa definitiva dell’ipocrisia come categoria morale!
Brulotti

Riflessioni sul processo contro alcuni anarchici in Belgio

 

Insieme ad altri anarchici, sono stato chiamato a comparire davanti ad un tribunale dello Stato belga, accusato principalmente di far parte di quella che, all'inizio della lunga indagine, veniva definita «organizzazione terroristica», ma che alla fine è stata riclassificata come «associazione di malfattori». Non scrivo queste righe per avviare un qualsiasi dialogo indiretto con le istituzioni statali, né per raccontare la mia vita, ma semplicemente per strappare il velo di silenzio che lo Stato potrebbe essere intenzionato a stendere sulle eventuali condanne. 
 
La rivolta contro il potere, la lotta per la libertà, ha sempre accompagnato la storia umana. Per meglio dire, a mio parere sfidare il potere costituito è cruciale per la storia umana sulla terra — e, alla luce dell'attuale società titanica che sprofonda in oceani di sangue, sofferenza, disperazione e tragedie indicibili, alquanto paradossale.
Miraggi

Il Desiderio Libertario

Il surrealismo arabo a Parigi, 1973-1975

 

Il 25 dicembre 1973 vede la luce il primo numero di Le Désir Libertaire, «rivista del surrealismo proibita nei paesi arabi». Ad animarla sono Abdul Kader El Janabi e un pugno di altri profughi arabi i quali, ritrovatisi a Parigi all'inizio degli anni 70, decidono di «mettere senza riserve i piedi del surrealismo nel piatto di tutti gli integralismi religiosi, sociali ed estetici». Davanti alla prime traduzioni nella lingua di Maometto dei testi di Breton, Artaud e Péret, quasi tutti i media arabi li accuseranno di essere sionisti o agenti della CIA.
Nella primavera del 1975, il surrealista statunitense Franklin Rosemont chiede ai surrealisti arabi un testo di presentazione della loro rivista (di cui escono cinque numeri e vari supplementi e volantini fra il 1973 e il 1975, a cui seguirà una seconda serie dal 1980 in poi). Il testo, conosciuto come Manifesto del movimento surrealista arabo, è composto a partire da un editoriale apparso su tale rivista, il cui ambizioso programma è — mescolando poesia surrealista, teorie situazioniste e la critica della Scuola di Francoforte — la distruzione della patria araba e la fine dell'era islamica.
Brulotti

Nessuna vittoria nessuna sconfitta



«Gli anarchici hanno sempre perso, non hanno mai vinto nulla». Non è raro sentire frasi del genere anche tra i nemici dell'autorità, assaliti dall'esitazione o dal rimorso. Questo genere di sentenze definitive arriva talvolta ad apostrofare i dibattiti sulle lotte recenti, quando non s'intromettono con sicumera nelle discussioni sui contributi degli anarchici durante i sollevamenti, le insurrezioni e le rivoluzioni di un passato ormai trascorso. Pensando alle orgogliose colonne dei gioiosi miliziani anarchici, che brandivano armi, bandiere ed intonavano canti per sollevare i cuori, mentre lasciavano Barcellona nel luglio del 1936, emettiamo un sospiro nostalgico che ci porta dritti alla malinconia così caratteristica in molti anarchici – secondo un noto cantante – per concludere fatalmente: «Perderemo sempre, siamo le pecore nere della storia».
Eppure, se le speranze possono spesso infiammare il tenero cuore degli anarchici, non dimentichiamo che anche la disperazione è stata un fiele che ha accompagnato molti dei loro viaggi. Innamorati dell'idea, odiavano allo stesso modo gli oppressori. È così che l'amore appassionato che bruciava la loro vita di desideri rasentava un odio feroce che poteva colpire implacabilmente e versare il sangue dei tiranni, dei loro tirapiedi e dei loro adoratori. Ma perché parlare al passato? Quell’universo, quel vocabolario, quel mondo interiore degli anarchici, è forse cambiato? Non si sono accese le speranze quando centinaia di migliaia di oppressi si sono sollevati contro i regimi in carica in molti paesi alcuni anni fa, durante le cosiddette «primavere arabe»? La disperazione nel vedere quei sollevamenti venire liquidati da una reazione dalle molteplici facce non ha armato le braccia di molti di loro per colpire, ancora una volta? Eppure là non c'era traccia di fatalismo, che come vedremo si trova altrove...
Brulotti

Per ricantare amore

Virgilia D’Andrea
 
Aprite la prigione, o carceriera!

È tanto tempo che non vedo il cielo…
 
Voglio sognar che splenda primavera

Fresca ed aulente nel gemmato velo.
 
E date, al sogno, palpito di sole!…

Tanto… il pensier, non muterà giammai:

Brulotti

Fissate le luci, miei cari!

di Jordan Brown (2017)

 
Viviamo in un mondo di schermi. L'adulto medio trascorre la maggior parte delle sue ore di veglia davanti allo schermo di un dispositivo. Siamo abbacinati, siamo letteralmente dipendenti da Facebook, Google, Instagram, Twitter...
Come siamo arrivati a questo punto?
Chi ne trae beneficio? Qual è il loro impatto sugli esseri umani e sulla società nel suo insieme? Cosa succederebbe se l'intera esistenza umana venisse ridotta alla portata di un clic? Ed è davvero questo che vogliamo?

Brulotti

L’incendio

Louis ***
 
La struttura della cattedrale di Parigi non ha ancora finito di consumarsi che già tutti i poteri istituiti al gran completo invocano di serrare i ranghi attorno a quel simbolo di sottomissione. È stato tosto ricordato in continuazione che per secoli quel monumento ha visto passare nella sua navata re, papi, imperatori ed altri presidenti di tutta Europa, anzi del mondo.
In piena crisi sociale, mentre da mesi si insiste con la cantilena che le casse sono vuote, che il trattamento omeopatico dell'ingiustizia, della povertà e della miseria costa decisamente troppo, essendo le ceneri ancora calde, ecco piovere milioni a profusione e in maniera indecente. Tutto il bel mondo si congratula di fronte alla cosiddetta generosità di alcuni miliardari...
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