Ananas e kalashnikov

Macchianera

Ananas e kalashnikov

Delta in rivolta.
Suggerimenti da una «insurrezione asimmetrica»

Porfido, Torino 2009

 

Con gli insorti naxaliti,
nel cuore della foresta indiana

Porfido, Torino 2010

 

Si poteva sperare che il terzomondismo, questa mitologia guerrigliera in grado di scombussolare gli ormoni ai pasciuti rivoluzionari occidentali, fosse ormai un ricordo lontano coltivato solo da pochi militanti antimperialisti decerebrati — gli unici a non avvedersi che la propria esaltazione per le rivolte che scoppiano in giungle esotiche è il frutto della cattiva digestione della loro coscienza. La recente pubblicazione di questi due libri sta a dimostrare invece come nessun pensiero si trovi al riparo dagli spifferi del venticello del momento, pronto a mutar direzione in qualsiasi istante. Ovvero, che spesso e volentieri il pensiero non si nutre affatto di idee singolari bensì di opinioni collettive, malleabili e rivedibili come tutto ciò che è opinione e collettivo. È forse servito a qualcosa annotare quanti sinceri democratici di sinistra si commuovano per la guerriglia in Messico o in America latina, o come la passività abbia sempre bisogno di guide e specialismi? Si direbbe di no, preso atto di quanti sinceri sovversivi di estrema sinistra e libertari siano pronti oggi a condividere quella stessa commozione e quella stessa passività.

Per certe alleanze

Brulotti

Per certe alleanze

Kordian (Giuseppe Ciancabilla)

Ribattiamo il chiodo della possibilità di un’alleanza rivoluzionaria degli anarchici coi partiti affini, perché ci sembra valga la pena di essere discussa, e perché ci pare che certe illusioni conservate da parecchi nostri compagni, a tale riguardo, siano piuttosto dannose e cagionevoli di errori di tattica, di transazioni e di diminuzioni del nostro ideale che, per quanto transitorie, non cessano di essere fatali.
Sappiamo già anticipatamente che alcuni fra questi parecchi ci grideranno addosso degli intransigenti, dei dottrinari, e magari dei vili, ecc. ecc. Noi però rimarremo col nostro sangue freddo a far l’analisi calma e serena dello stato di morbosità pericolosa di questi compagni che da diciotto mesi in qua vanno predicando la rivoluzione antimonarchica, in nome dell’anarchia, e si stupiscono ora che la massa vile e i compagni incoscienti non si siano ancor tutti schierati sotto i loro ordini per effettuare la crociata nuovissima del repubblicanesimo anarchico.
Noi intanto diciamo che «un’alleanza rivoluzionala coi partiti affini per abbattere la monarchia» è, tanto dal punto di vista teorico che da quello pratico, assolutamente impossibile.

L'insurrezione e il suo doppio

Macchianera

L'insurrezione e il suo doppio

Nel distinguere il vero romanticismo da quello fasullo, Victor Hugo osservava come ogni autentico pensiero fosse spiato da un inquietante doppio sempre in agguato, sempre pronto a frapporsi all’originale. Personaggio di stupefacente plasticità che gioca sulle similitudini per racimolare qualche applauso sul palcoscenico, questo doppio ha la particolare capacità di trasformare lo zolfo in acqua santa e di farlo accettare al pubblico più recalcitrante. Anche l’insurrezione moderna, quella che fa volentieri a meno dei Comitati Centrali e dei Sol dell’Avvenire, si trova a fare i conti con la sua ombra, col suo parassita, col suo classico che la imita, che si veste dei suoi colori, ne indossa i vestiti, ne raccoglie le briciole.

Sull’onda del clamore mediatico che l’ha reso un best-seller in Francia, è ormai disponibile anche in versione italiana L’insurrezione che viene.
Pubblicato nel marzo 2007, a firma Comitato Invisibile, questo testo è salito alla ribalta delle cronache transalpine grazie a un’inchiesta giudiziaria che ha portato lo scorso 11 novembre 2008 nel piccolo paese di Tarnac all’arresto di 9 sovversivi, accusati di coinvolgimento in un sabotaggio contro la rete ferroviaria ad alta velocità. Come spesso accade in questi casi, il magistrato inquirente ha cercato di rafforzare il suo teorema anche dal punto di vista “teorico”, attribuendo ad uno degli arrestati la paternità del libro in questione. Stampato da una piccola casa editrice commerciale di sinistra e distribuito su tutto il territorio nazionale, già bene accolto dall’establishment al momento della pubblicazione — L’insurrezione che viene è diventato per decisione della Procura un pericoloso e temibile «manuale di sabotaggio».

Au centre du vulcan

Ostrogoto [fr]

Au centre du vulcan

Dominique Misein

Bien que mise à l’épreuve par les catastrophes multiples qui pèsent sur l’humanité, la conviction enracinée que toute l’Histoire s’est développée en poursuivant une route progressive plus ou moins constante, sinon entièrement régulière, continue d’être défendue et soutenue. Cette idée d’évolution progressive n’est pas si étrange, car vraie. Vraie car, de la désertion des cavernes, nous avons maintenant atteint le point de voyager dans l’espace. Aujourd’hui est meilleur qu’hier - et plus mauvais que demain. Mais quel fut le point de départ de cette irrésistible course ? Un des pères de l’anthropologie culturelle, L.H. Morgan, dans son étude des lignes du progrès humain, de l’état sauvage à la civilisation, divise l’histoire de l’humanité en trois étapes : l’état primitif, la période barbare, et celle de la civilisation

The abolition of society

Ostrogoto [en]

The abolition of society

Feral Faun

 

"Society...1. a group of persons who have the same customs, beliefs, etc. or live under a common government and who are thought of as forming a single community... 3. all people, when thought of as forming a community in which each person is partly dependent on all the rest".

Webster's New World Dictionary

 

Abolizione della società

Contropelo

Abolizione della società

Feral Faun

Niente di quello che sappiamo può essere preso per vero. Nessuno dei nostri concetti del mondo è sacro e faremo bene a metterli tutti in questione. Molti anarchici parlano di creare una "nuova" o "libera" società. Solo pochi mettono in questione l'idea stessa di società. Il suo concetto è amorfo, è dunque più difficile analizzarne gli aspetti particolari, come il governo, la religione, il capitalismo o la tecnologia. Questo concetto è così radicato in noi che metterlo in questione sembra minacciare la nostra stessa natura, cosa che ne rende ancora più necessaria la messa in questione.
Liberarci dall'armatura caratteriale che reprime i nostri desideri, le nostre passioni, potrebbe richiedere non semplicemente la trasformazione della società, ma la sua abolizione.

Primitivismo...

Macchianera

Primitivismo: una rivoluzione ufficialmente accettata?

Immagine

 

Primitivo attuale Stampa Alternativa, Roma 2004

 

Apocalittici o liberati? Stampa Alternativa, Roma 2004

 

Quattro gatti. Gli eterni perdenti. Generosi, ma fuori dalla realtà. Portatori di un sogno bello, ma impossibile, decisamente impossibile... Questi sono solo alcuni dei giudizi che da sempre seguono gli anarchici. Anzi, che li perseguitano. In un mondo forgiato in ogni suo aspetto dal dominio, in mezzo a contemporanei che considerano del tutto spontaneo e naturale guardare la televisione e avere un conto in banca, fare la fila al casello autostradale e lavorare per la pensione, i nemici del potere si ritrovano soli contro tutti, facili zimbelli degli amici del potere. Un vero incubo, talvolta difficile da sopportare a livello psicologico. Forse per questo molti di loro sono afflitti da una specie di complesso di inferiorità che li porta sempre a giustificarsi, mentre vanno alla continua ricerca di stampelle cui aggrapparsi per non cadere nel ridicolo. Quando si imbattono in qualche personaggio di piccola, media o grande fama che manifesta simpatie per le loro idee, vanno in brodo di giuggiole: «Visto? Non siamo affatto soli, anche il noto cantante... il premiato scrittore... il grande filosofo... lo stimato scienziato... ci danno ragione». Poco male poi se tutti questi nomi altisonanti esprimono il proprio amore per la libertà solo durante una pausa domenicale, dopo aver trascorso il resto della settimana a timbrare il cartellino di sottomissione all’autorità. Quel che conta è non sentirsi più soli, oltre a risollevare di qualche centimetro la statura del proprio morale. Per averne una dimostrazione, basta leggere i due libri pubblicati da Stampa Alternativa dedicati a John Zerzan, il più noto «teorico del primitivismo». Il primo s'intitola Primitivo attuale e raccoglie alcuni saggi apparsi anni or sono nella sua prima antologia edita negli Stati Uniti; il secondo è Apocalittici o liberati? e riporta stralci di due interviste da lui concesse.

Lo zolfo, la bile e il fuoco

Intempestivi

Lo zolfo, la bile e il fuoco

Il problema — disse Alice —
è di sapere se è possibile
dare ad un’unica parola
un mucchio di significati diversi.
Il problema — disse Humpty-Dumpty —
è di sapere chi dev’essere il padrone.
Punto e basta.

 

— Guarda, c'è un individuo fermo in mezzo alla strada ed ha un’arma fumante in mano! Chi sarà mai? — Un temibile terrorista, non ci sono dubbi. — No, aspetta, indossa un’uniforme: è un bravo tutore dell’ordine…
Sono davvero poche le parole in grado di provocare uno sdegno pressoché unanime. Violenza è una di queste poiché richiama il sangue, il dolore e la morte: il nostro stomaco protesta, sommerso da un senso di nausea. Il che non impedisce a nessuno di noi di vivere in mezzo alla violenza, di giustificarla, di applaudirla, di impiegarla. Sia detto una volta per tutte, ogni sua condanna assoluta è un’autentica ipocrisia. Il mondo non sarà mai un convento dove impera la pace dei sensi e degli stomaci.

La virtù del supplizio

Contropelo

La virtù del supplizio

Aldo Perego

L'estensione dei diritti sanciti dalla moderna democrazia equivale ad una criminalizzazione generalizzata.
Si pretende così bandire la violenza diretta da tutti i rapporti sociali rafforzando il monopolio della violenza statale, considerata come legittima.
La giustizia non diminuisce la violenza, la normalizza soltanto; e quand'anche ne trasgrediamo le regole, quasi sempre ci convince a rientrare nel gioco: perché finiamo col comportarci come bravi ragazzi.

 

Il moderno apparato giudiziario è estremamente razionale e scientifico, mentre ostenta la sua superiore "imparzialità" attraverso l'applicazione di procedure che pesano quasi al milligrammo le possibilità concesse all'accusa e alla difesa. Può perfino permettersi di essere scrupoloso, di fronte a individui costretti a sottomettervisi: li controlla, li depreda di tutto, avendo acquisito pieni poteri sulla loro esistenza. La sua vittoria è di esistere, di costringere tutti, ivi compresi quelli come noi che lo contestano, a giocare secondo le sue regole.

La rivoluzione non è...

Contropelo

La rivoluzione non è una questione di classe

Meteor

L'esame e la considerazione di certe attitudini demagogiche, come quella che implica la parola d'ordine dei bolscevichi sull'unità del proletariato, ci hanno condotto, noi anarchici, di nuovo in faccia d'una questione punto facile a risolversi: l'idea delle classi e della lotta di classi. Noi non abbiamo dato alcuna soluzione teorica fondamentale a questo problema; non abbiamo fatto altro che mettere in dubbio la concezione marxista, criticarne le basi e, forse, preparare il terreno a qualcuno dei nostri che un giorno s'occupi seriamente del soggetto dal punto di vista libertario.

Costi quel che costi alla nostra divergenza naturale con la dottrina marxista, dobbiamo riconoscere che molte delle nostre idee correnti procedono da Marx, al quale – pur negandogli certe qualità morali fondamentali ed attribuendogli smisurate ambizioni autoritarie – non possiamo togliere il merito d'aver creato un sistema sociale alla tedesca, cioè, accuratamente elaborato, con una risposta per ogni domanda e una teoria per ogni atteggiamento.

Bericht aan de reizigers

Ostrogoto [nl]

Bericht aan de reizigers

We zijn allemaal reizigers. We trekken doorheen dit bestaan op aarde wetende dat we er slechts en passant zijn. Te meer nog daar we het stuur dat de reis van ons leven leidt niet zelf in handen hebben, we er de snelheid, noch de duur, noch de bestemming van bepalen. We leven deze ervaring, de enige die tot onze beschikking staat en we stellen er ons in het beste geval mee tevreden om door het raam naar buiten te staren. Als reizigers. Wetende dat niets eeuwig duurt, dat we vroeg of laat aan het eindpunt van de lijn komen en dat er moet uitgestapt worden. 

Al centro del vulcano

Contropelo

Al centro del vulcano

Dominique Miséin

Per quanto messa a dura prova dalle molteplici catastrofi che incombono sull’essere umano, resiste ben radicata nella sua testa la convinzione che tutta la Storia si sia svolta seguendo un percorso progressivo, se non proprio regolare, quanto meno costante. L’evoluzione non può essere una bizzarra opinione, se è vero, come è vero, che usciti dalle caverne siamo arrivati a navigare nello spazio. Oggi è meglio di ieri — e peggio di domani. Ma qual è stato il punto di partenza di questa irrefrenabile corsa?
Con la lanterna della nostra coscienza più o meno critica andiamo in giro nel vano tentativo di illuminare la notte nera che ci avvolge. Tutti i testi che possiamo aver letto si stanno dimostrando incapaci di fornirci un filo che ci aiuti ad uscire da questo labirinto. Quando i fatti quotidiani ci si parano davanti non siamo più in grado di decifrarli. In giro per il mondo le rivolte continuano a scoppiare, ma del loro manifestarsi non c’è traccia nei nostri manuali. Quando arriviamo a denigrare la cattiva insurrezione in Albania e ad applaudire la buona rivolta di Seattle, come il gallo della favola consigliamo a tutti di tenersi ben saldi. Finalmente una rivolta come si deve! Che tutti gli insorti del mondo ne traggano esempio!

Io so chi ha ucciso...

Brulotti

Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi

Alfredo M. Bonanno

Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.
L’affermazione è grave, non per le implicazioni giudiziarie, per carità, delle quali non mi curo minimamente, ma per ben altri motivi, ed è di questi motivi che voglio mettere a parte i miei attenti lettori.
In fondo, se riflettiamo un poco, di che cosa possiamo essere sicuri? La mattina ci svegliamo, mettiamo i piedi fuori dal letto, facciamo colazione in fretta, voliamo verso la scuola, il lavoro, i più vicini giardinetti per trovare gli amici, insomma, ognuno verso le proprie faccende quotidiane. La sera, ritornando a porre le spalle sul lenzuolo, quasi sempre lo stesso della sera prima, di che possiamo dirci certi dell’insieme di fatti che abbiamo visto scorrere sotto i nostri occhi durante l’intera giornata? Non appena puntualizziamo un avvenimento, per quanto semplice, il caffè che abbiamo preso la mattina al bar, ecco che tutto il contorno si fa confuso, tende a sfocare nei suoi dettagli, e ogni aspetto scompare in un desiderio inappagato di precisione.
In definitiva, abbiamo una memoria di quello che ci è accaduto, di quello che abbiamo fatto, ma le nostre affermazioni, riguardo i singoli avvenimenti, sono tanto inadeguate da farci concludere che non possiamo dirci certi di niente.

Elezioni

Miraggi

Elezioni

Olindo Guerrini

L'ora in cui l'odio fermenta e invade,
Lurida peste, le menti e i cuori;
In cui la gente giù per le strade
Rutta bestemmie, rece rancori
E, masticando laide querele,
Inghiotte o sputa veleno e fiele.

Ognuno in queste turpi giornate
Morde o calunnia, froda o minaccia
Lo sterco e il fango colto a manate
All'avversario si scaglia in faccia.
Riddano in piazza, lerci e impudichi,
Spie, deplorati, ruffiani e plichi:

La Comune di Parigi

Brecce

La Comune di fronte agli anarchici

Prima di illustrare gli episodi più salienti di questa rivoluzione che, pur rapida come una meteora, lasciò un solco così profondo, sarà pregio dell'opera riassumere brevemente i fatti da cui scaturì e che la legittimano anche al cospetto di coloro i quali – ben diversi da noi – non ritengono legittime contro qualsiasi forma di governo tutte le rivoluzioni popolari.
Ma noi dobbiamo fin da ora rilevare che l'insurrezione vittoriosa a Parigi conferì, secondo le tradizioni rivoluzionarie e governamentali, un carattere di regolarità al potere che, dopo la fuga di Thiers e dei suoi giannizzeri, si era costituito.
D'altra parte gli uomini che afferrarono per primi le redini del movimento – di cui non avevano del resto preso l'iniziativa – si mostrarono molto più solleciti a coprirsi di galloni che non ad estendere l'azione rivoluzionaria annodando subito colla provincia l'intesa senza di che si doveva affogare nell'accidia e nell'impotenza più disperate...

 

Noi abbiamo voluto dimostrare in questa sommaria relazione dei fatti che la responsabilità dell'inazione di Parigi dopo la vittoriosa rivoluzione del 18 marzo 1871; che le responsabilità della disfatta finale, incombono su uomini d'autorità che si sforzarono di accaparrare il movimento e le cui ambizioni rivali germogliarono le discordie e gli indugi da cui le forze rivoluzionarie si trovarono immobilizzate.

 

L'umanità è sfruttata da secoli, gli ambiziosi sono riusciti sempre a tradirla; il tradimento non si deve rinnovare.
Che il passato ci serva da lezione.

Lo Stato ci liquida?

Intempestivi

Lo Stato ci liquida? Liquidiamo lo Stato!

L’Italia è una impresa-Stato in via di liquidazione. Sull’orlo della bancarotta, con un debito pubblico astronomico, vittima designata — dopo Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna — della speculazione finanziaria internazionale, ai suoi proprietari (politici, banchieri e industriali) non resta che tagliare i costi e venderne i beni. Fare cassa, prima del tracollo o della fuga all’estero. Ad andarci di mezzo, come al solito, saranno i dipendenti di questa impresa, i sudditi dello Stato.
Regolari e irregolari, buoni e cattivi. Tutti noi, insomma.
Se chi ha ancora un lavoro lo sta perdendo, chi lo cerca o si appresta a farlo per la prima volta rischia di non trovarlo mai. Generazione senza futuro, la chiamano, condannata ad una precarietà permanente.

Lo Stato è stato. La sua bottega degli orrori ha dichiarato la crisi e, dopo averci spremuto la vita fino al midollo, ci vuole liquidare. E noi dovremmo protestare solo per tornare ad essere i suoi dipendenti scontenti, i suoi sudditi rassegnati? Saremo sempre una generazione senza futuro, finché accetteremo di vivere in una organizzazione sociale senza futuro.

Le strane operazioni del Dott. Wien

Miraggi

Le strane operazioni del Dott. Wien tragico istrione

Vinicio Paladini

Nonostante il suo nome sia spesso legato al futurismo, nelle cui fila esordì, Vinicio Paladini aveva ben poco a che vedere con le tematiche marinettiane. Sul piano artistico era più influenzato dalle esperienze francesi, mentre dal punto di vista politico le sue simpatie andavano tutte per la teppa sovversiva.
Dopo aver pubblicato alcuni manifesti su riviste di estrema sinistra, venne boicottato dai suoi compagni comunisti. Paladini si ritrovò quindi a collaborare con alcune testate anarchiche che aprivano le loro colonne anche ad altri esponenti dell'avanguardia romana; gli stessi con cui nel 1927 diede vita al Movimento Immaginista.
Le strane operazioni... apparve a puntate nel 1926 su un'altra pubblicazione dell'epoca, ed è considerato come un tentativo di presentare le scoperte psicanalitiche di Sigmund Freud in chiave dadaista.

Ammazzateli!

Brulotti

Ammazzateli!

Paolo Schicchi

Un prete gallico, di cui non ricordo più il nome, storiografo ufficiale della corte borbonica in Francia durante la Restaurazione, scrisse una storia del regno dei Borboni ad usum Delphini. In essa il cherchiuto scribacchino colla più grande disinvoltura di questo mondo saltava a pie' pari la Rivoluzione francese, senza farne neanche cenno; e di Napoleone Bonaparte parlava di sfuggita, come d'un ignoto generale che avesse vinto alcune battaglie stando al servizio del re di Francia.

Sembra incredibile, ma è autentico.

Oggi, nella restaurazione del più truce e fosco medio evo, qui in Italia Ganellone di Predappio e compagni con un tratto di penna danno di fregio a tutta quanta la più recente storia del genere umano e alla cosiddetta questione sociale, che l'uomo porta seco da millenni, fin da quando si unì in società con altri suoi simili. In tal modo i negrieri aboliscono la festa del 1 Maggio dopo essersi vantati di passare e ripassare con i talloni di ferro sulla carogna della dea libertà

Cosa si prova?

Brulotti

Cosa si prova?

ImmagineChissà cosa si prova quando si viene investiti da una detonazione, se un ordigno esplode a pochi passi da te oppure sul cofano dell’auto su cui si viaggia; probabilmente sensazioni di sgomento, paura, terrore. Da alcuni giorni un uomo si trova in carcere con la pesante accusa – tutta da provare – di tentato omicidio, incriminato di aver scagliato una bomba carta su una jeep dei carabinieri nel corso di un corteo degli ultras per festeggiare il centenario della fondazione del Lecce calcio.

Non interessa qui esprimere considerazioni sul mondo degli ultras, né tantomeno conosciamo le motivazioni alla base del gesto o importa esprimerci in termini di innocenza o colpevolezza del giovane accusato del gesto, concetti giuridici statali che non ci hanno mai interessato.

Quello che preme far notare è l’obiettivo della bomba carta: un mezzo delle forze armate su cui viaggiavano – pare – tre carabinieri.

L'attentato di Matteo Morral

Brecce

L'attentato di Matteo Morral

Charles Malato

Tra i martiri della rivoluzione s'è posto durante l'anno 1906, Matteo Morral, emulo di Eliaboff, di Sofia Perowskaja e di Bresci.
È infatti al capo che mirò Morral, come già codestoro.
Convinto che la propaganda, sotto pericolo di essere sterile, deve completarsi con l'azione rivoluzionaria sotto qualsiasi forma ella sia, meno la forma inintelligente; egli ha predicato con l'esempio ed ha dato la vita, cercando di prender quella di Alfonso XIII, incarnazione della Spagna monarchica ed inquisitoriale.
Matteo Morral, nato a Sabadell e figlio di un ricco fabbricante di tessuti di questa piccola città industriale, conosceva meglio che tanti altri le miserie dell'operaio, e il suo spirito generoso s'era indignato all'idea che la fortuna dei privilegiati — ed egli era privilegiato — era fatta dalle sofferenze della classe lavoratrice. Erudito, poliglotta, d'una ininterrotta attività e d'un coraggio che egli ha dimostrato a sufficienza, egli abbandonò la borghesia, il cui egoismo feroce lo rivoltava, e venne a combattere, corpo ed anima per l'emancipazione del proletariato.
Certamente, egli non si faceva delle illusioni: egli aveva veduto troppo da presso gli operai lavoranti nella fabbrica di suo padre per disconoscere le tare morali ed intellettuali che il regime del salariato produce fatalmente.

Contributo a una lettura critica de "L’unico"

Autopsia

Contributo a una lettura critica de L’unico

Alfredo M. Bonanno

Si potrebbe trascrivere agevolmente un piccolo trattato dell’individualismo anarchico limitandosi alle citazione tratte da L’unico e la sua proprietà. Sarebbe di certo opera vana, ed è questo che in alcuni casi non pochi studiosi di Stirner si sono limitati a fare. Faccenda discutibile, per persone chiamate ad approfondire tematiche e problemi, ma anche dolorosa, per le conseguenze pratiche negative, quando la stessa cosa, in sostanza, viene fatta da rivoluzionari entusiasti e superficiali.
Tutto il lavoro di Stirner si presta a stiracchiamenti di questo tipo, e quindi può venire utilizzato per accontentare palati facili e spiriti bisognosi di tutela. Ora, la cosa non deve apparire strana, visto che questi lettori, e l’immagine che gli stessi amano proiettare di sé, sembrano lontani dal prototipo umano bisognoso d’aiuto.

Avis aux passagers

Ostrogoto [fr]

Avis aux passagers

Nous le sommes tous. Nous traversons cette existence sur la terre conscients d’être de passage. Surtout parce qu’on ne tient pas dans les mains le volant qui conduit le voyage de notre vie. Nous n’en contrôlons ni la vitesse, ni la direction, ni la destination. Nous vivons cette expérience, la seule à notre disposition, en se contentant, au mieux, de regarder par la fenêtre. Comme des passagers, justement. En sachant bien que rien ne dure éternellement, que, tôt ou tard, on arrive au terminus et on descend.

Panem et Circenses

Papiri

Panem et Circenses

 

Già lo sapevano gli antichi romani, e lo sapeva il poeta latino Giovenale. I governanti hanno a propria disposizione un modo sicuro per garantirsi l’obbedienza, quello di elargire ai propri sudditi il minimo indispensabile per sopravvivere e concedere loro svaghi sfiziosi. Oggi che la fame non a tutti fa sentire i suoi morsi più acuti, chiunque intenda detenere a lungo il potere è costretto soprattutto a riempire gli occhi, ad assicurarsi il consenso popolare mediante l’organizzazione di “eventi” ludici collettivi che distolgano l’attenzione generale da quanto accade quotidianamente, in modo da lasciare ogni decisone al solo ceto politico, trasformando gli individui attivi in pubblico passivo. Le antiche corse di cavalli al Circo Massimo hanno lasciato posto agli spettacoli moderni.

Osserviamo cosa avviene a livello nazionale, con un capo del governo che è al tempo stesso il principale imprenditore del mondo dello spettacolo. Le turbolenze dell’economia stanno gettando sul lastrico centinaia di migliaia di persone? Niente paura, ci possiamo sempre appassionare al campionato di calcio più bello del mondo! Viviamo in un paese in guerra con un dittatore sanguinario a cui fino a ieri si baciava la mano? Non importa, basta non perdere l’ultima puntata del nuovo reality show! Stanno per costruire nuove centrali atomiche che ci irradieranno ancor più? Pazienza, incantiamoci davanti alle prodezze di bicipiti e culi palestrati. I rapporti umani vanno immiserendosi sempre più, travolti dalla meschinità della competizione, dell’invidia e del sospetto? Allora, mettiamoci tutti davanti a uno schermo, quale che sia! [...]
 

Tra l'indifferenza...

Brulotti

Tra l'indifferenza e la guerra

Oggi come ieri, le potenzialità omicide del terrorismo

sono poca cosa rispetto a quelle dei poteri statali; […]

nessuna organizzazione definita “terroristica” può competere con i governi,

 quando si tratta di sequestrare, torturare, far sparire persone.

H.M. Enzensberger

 

È solo di qualche settimana fa la notizia dell’ennesima strage compiuta nel Mediterraneo, al largo delle coste di Malta. Oltre 250 esseri umani sono morti, andati a picco assieme al barcone su cui erano stipati. Non si è verificato un incidente, ma si è compiuta una vera e propria strage, deliberatamente, scegliendo di non farli entrare nelle “proprie” acque nazionali e di non soccorrerli mentre morivano. E quando accade una cosa del genere bisogna risalire alle responsabilità, rintracciare mandanti ed esecutori. Non è difficile. Quella strage è il risultato finale di un vero e proprio atto terroristico perpetrato dagli Stati — non solo da quello maltese, su cui il governo italiano ha provato a far ricadere l’intera responsabilità.
Quella strage non è stata la prima e, purtroppo, non sarà l’ultima. Si calcola che dal 1988 siano stati oltre 16000 i morti attorno alle frontiere della Fortezza Europa. Genti in fuga da povertà, carestie, persecuzioni, guerre. Tutte condizioni create da governi ed economie – eccoli, mandanti ed esecutori delle stragi — in nome del profitto più alto ad ogni costo.

Aux résignés

Ostrogoto [fr]

Aux résignés

Je hais les résignés, comme je hais les malpropres, comme je hais les fainéants.

Je hais la résignation ! Je hais lamalpropreté, je hais l’inaction.

Je hais le malade courbé sous quelque fièvre maligne ; je hais le malade imaginaire qu’un peu de volonté remettrait droit.

Je plains l’homme enchaîné, entouré de gardiens, écrasé du poids du fer et du nombre.

Je hais les soldats que courbe le poids d’un galon ou de trois étoiles ; les travailleurs que courbe le poids du capital.

Ai rassegnati

Brulotti

Ai rassegnati

Albert Libertad

Odio i rassegnati!
Odio i rassegnati, come odio i sudici, come odio i fannulloni.
Odio la rassegnazione! Odio il sudiciume, odio l’inazione.
Compiango il malato curvato da qualche febbre maligna; odio il malato immaginario che un po’ di buona volontà rimetterebbe in piedi.
Compiango l’uomo incatenato, circondato da guardiani, schiacciato dal peso del ferro e del numero.
Odio il soldato curvato dal peso di un gallone o di tre stellette; i lavoratori curvati dal peso del capitale.
Amo l’uomo che esprime il suo pensiero nel posto in cui si trova; odio il votato alla perpetua conquista di una maggioranza.

Il n'y a pas de désastres naturels

ostrogoto [fr]

Il n'y a pas de désastres naturels

Des milliers et des milliers de morts et de disparus, des millions de gens qui ont presque tout perdu. Au moins pour l’instant. Des villes entières rasées. C’est comme si le Japon n’avait pas été frappé par un tremblement de terre, mais par des bombes atomiques. Comme si les maisons n’avaient pas été ravagées par un tsunami, mais par une guerre. Et en effet, c’est le cas. Mais les ennemis qui frappent aussi durement ne sont pas la terre ou la mer ; il ne s’agit pas d’instruments de vengeance d’une nature que nous nous sommes habitués à considérer comme hostile. L’ennemi, c’est nous.

La insurrección y su doble

Ostrogoto [es]

La insurrección y su doble

Al distinguir el verdadero romanticismo del falso, Victor Hugo observó que todo pensamiento auténtico es espiado por un inquietante doble siempre al acecho, siempre a punto para fundirse con el original. Personaje de asombrosa plasticidad que juega con las semejanzas para recabar algunos aplausos sobre el escenario, este doble tiene la singular capacidad de transformar el azufre en agua bendita y hacer que sea aceptado por el público más recalcitrante.

La tensión anarquista

Ostrogoto [es]

La tensión anarquista

Alfredo M. Bonanno

Comenzando a hablar siempre me encuentro más bien en un embarazo, por lo menos al principio. Y este embarazo aumenta respecto a lo que erróneamente se llama una conferencia, o como más modestamente se la intenta de disfrazar, una conferencia-debate. Después de todo se trata de un discurso de alguien que viene de fuera, probablemente de otra generación, como si lloviese del pasado, alguien que sale a esta cátedra, hace un discurso, y consecuentemente se asemeja extraña, y peligrosamente, a quien os machaca el cerebro con otros fines, con otras intenciones. Sin embargo, si ponéis un poco de atención, tras esta semejanza exterior, en los conceptos que ahora seguirán, habrá una considerable diferencia.

La conquête de la liberté. La Libye...

Ostrogoto [fr]

La conquête de la liberté. La Libye : guerre ou insurrection ?

Les nouvelles de la situation libyenne qui nous parviennent par la presse régulière, ne nous racontent que l’histoire de la guerre. C’est une histoire qui nous fait frémir : des bombardements, des morts, des bombes cluster, des blessés et des réfugiés. Est-ce que l’insurrection en Libye est devenue une longe histoire d’horreurs ? Est-ce qu’il ne reste plus rien que la guerre, maintenant que l’affaire se corse ?

La conquista della libertà. Libia...

Fuoriporta

La conquista della libertà. Libia: guerra o insurrezione?

Le notizie sulla situazione libica che ci giungono dalla stampa ufficiale ci raccontano solo la storia di una guerra. È una storia che ci fa fremere: bombardamenti, morti, ordigni a grappolo, feriti, rifugiati. L'insurrezione in Libia è diventata una lunga storia di orrori? Non resta altro che la guerra, ora che la vicenda si complica? Non c'è altro da dire su questi avvenimenti pieni di forza, di audacia e di perseveranza da parte di persone che hanno imbracciato le armi per liberare se stessi e gli altri dal giogo di un dittatore che li ha oppressi per 42 anni? I media occidentali vogliono farci credere che laggiù sia in corso una guerra sanguinaria, e questo non ci sorprende. L'Occidente, avido di potere e di denaro, e la sua Nato devono legittimare il proprio ruolo di «salvatori del popolo libico». Così sono costretti a nascondere la combattiva realtà degli insorti libici e a farci pensare che quelle persone siano soltanto confuse, niente di più. Ma chiudiamo un attimo i giornali dei media capitalisti, e cerchiamo di guardare l'insurrezione da vicino. Andiamo alla ricerca della sua storia.

Sono state dette cose poco simpatiche sui "nostri" giornali a proposito di quelli che sono definiti «shebab». Gli shebab sono gli insorti che rifiutano di lasciarsi irreggimentare nella nuova struttura militare che si sta formando nella parte liberata della Libia. Vengono trattati come pazzi, banditi, persone che non sanno ciò che fanno, che non vogliono obbedire agli ordini militari, che non sono veri ribelli.

Credere, obbedire, lavorare

Papiri

Credere, obbedire, lavorare

Bisogna credere alle parole della propaganda, ai giornali e alle televisioni che riportano i proclami del ministro, il comunicato dell'amministratore delegato, le dichiarazioni del funzionario. 

 
Bisogna obbedire agli ordini delle autorità, che siano ringhiati dal governo come dall'imprenditore, dal vescovo come dal questore. 
 
Bisogna (cercare di) lavorare, ovvero consumare i propri giorni nella fatica di trovare denaro per tirare avanti. Senza perdere tempo con pensieri singolari, con libertà prese senza chiedere permesso, con feste ormai fuori moda. 
 
Non c'è null'altro che si possa e si debba fare al di fuori del «credere obbedire e lavorare»; il resto è proibito dalla legge. Quella stessa legge che pretende di stabilire quanto bere, dove mangiare, cosa dire, chi amare, come morire ma — soprattutto — come dobbiamo vivere. Chi non si rassegna ad un'esistenza di genuflessioni non può che essere considerato "socialmente pericoloso", qualcuno da perseguire e reprimere, al di là del suo agire. Ormai bastano le intenzioni. Avere idee proprie, osare esprimerle e cercare di metterle in pratica, è più che sufficiente per finire nel mirino di chi concepisce e gradisce solo gli applausi e gli scodinzolamenti.
Per questi ed altri motivi si stanno moltiplicando in Italia le inchieste per "associazione a delinquere", con o senza "finalità eversive", volte a dare una lezione preventiva a tutti coloro che non ne vogliono sapere di mettere la testa a partito (democratico o checchessia). 
 
Ieri (all'inizio di aprile) era toccato ad alcuni anarchici di Bologna finire in galera, accusati di protestare troppo vivacemente contro il militarismo che disciplina e bombarda o il razzismo che costruisce campi di concentramento. Oggi (in prossimità della Festa della Polizia, annuale occasione di retate con cui drappeggiarsi) è la volta di decine di studenti universitari di Firenze — troppo irrispettosi nei confronti delle riforme scolastiche volute dal governo o più in generale delle sue politiche — di subire le attenzioni della magistratura. Alcuni di loro sono finiti agli arresti domiciliari, altri hanno l'obbligo di firma. In totale ci sono un'ottantina di indagati dalla Procura di Firenze, perché colpevoli di rifiutare di restare proni davanti all'autorità. 
Domani a chi toccherà?
Potrebbe toccare anche a qualcuno di voi. A qualcuno non più ottenebrato da campionati di calcio e reality show, ossessionato da ruoli sociali su cui arrampicarsi e tradizioni familiari da rispettare, assuefatto a ripugnanti politici di governo e patetici politici d'opposizione. A chi non intenderà più trascorrere l'esistenza respirando aria inquinata, mangiando cibo sofisticato, consumando rapporti artificiali, trepidando per i conti da pagare. A chi non sopporterà più l'indifferenza di fronte a guerre e centrali nucleari, a lager e sfruttamento, ad inceneritori e cantieri dell'alta velocità. E che per tutto questo — per assaporare infine una vita degna d'essere vissuta —  inizierà a urlare a squarciagola, a bloccare strade, a sporcare muri, a sabotare gli strumenti con cui il potere ci costringe tutti a credere, obbedire e lavorare.
 

 

Tempi di guerra

Brulotti

Tempi di guerra

Viviamo tempi di guerra. Una guerra non dichiarata, eppure quotidiana. Una guerra che persegue un fine ben preciso: imporre regole e condizioni decise da pochi governanti a scapito della totalità dei governati, costretti a subirle passivamente. È l’aspetto più profondo della Democrazia. Il segno tangibile della guerra, invece, è la militarizzazione del territorio, fatta di caserme, basi militari, radar… Proprio come quello di cui si sta discutendo l’installazione in questi giorni, a Gagliano del Capo (LE), ad opera della Guardia di Finanza. Un radar sofisticatissimo, il cui impiego sarà quello di intercettare i gommoni di disperati che cercano di approdare su questo lembo di terra per sfuggire alla miseria, alla fame e – soprattutto in questo momento – alla guerra. È evidente, allora, che questi tempi di guerra, seppure in forme diverse, coinvolgono chiunque.

Tempo scaduto

Macchianera

Tempo scaduto

Postfuturo
IntraMoenia, Napoli 2008



È inutile. Esiste un legname talmente duro da risultare refrattario all’azione di qualsiasi tarlo, anche il più mordace. Hai voglia a forarlo, per lungo o per largo. Nel vederlo ridotto così, bucherellato da tutte le parti, non scommetteremmo un centesimo sulla sua resistenza, e invece... Quel legno non si sfalda, non si sgretola, al massimo risuona in maniera un po’ sciocca.

Accade lo stesso alle celluline grigie di Pierluigi Sullo, direttore di Carta, nonché promotore di Attac Italia, nonché collaboratore de Il Manifesto e di Liberazione. Una vita spesa nel benemerito Corpo dei Pompieri della Rivolta — composto, per intenderci, da quelli che intessono lodi ai passamontagna messicani, alle vetrine sfondate statunitensi, ai fuochi francesi o agli assalti greci, ma che strillano alla provocazione e invocano il ripristino dell’ordine davanti a passamontagna, vetrine sfondate, fuochi ed assalti in terra italica.

Es gibt keine Naturkatastrophen

Ostrogoto [de]

Es gibt keine Naturkatastrophen

Tausende und Abertausende von Toten und Vermissten, Millionen von Leuten, die praktisch alles verloren haben. Zumindest im Moment. Ganze Dörfer dahingefegt. Es ist, als ob Japan nicht von einem Erdbeben getroffen wurde, sondern von Atombomben. Als ob die Häuser nicht von einem Tsunami verwüstet wurden, sondern von einem Krieg. Und tatsächlich ist dies auch der Fall. Doch die Feinde, die so hart zuschlagen, sind nicht die Erde oder das Meer; es sind keine Rachemittel einer Natur, die als feindlich zu betrachten wir uns bereits gewohnt sind. Der Feind sind wir selbst. Wir sind der Krieg. Die Menschheit ist der Krieg.

Die Natur ist bloss ihr grösstes Schlachtfeld. Wir sind der Grund für die Überflutungen, indem wir mit den industriellen Aktivitäten die Atmosphäre verändern. Wir haben die Flussläufe verändert, indem wir ihre Betten zementierten und ihre Ufer entwaldeten. Wir haben die Brücken einstürzen lassen, indem wir sie mit billigem und qualitativ schlechtem Material bauten, um mehr Aufträge zu erhalten. Wir haben ganze Dörfer vom Boden weggefegt, indem wir Siedlungen in Gefahrenzonen errichteten. Wir haben den Planeten verseucht, indem wir Atomkraftwerke bauten. Wir haben Leichen hervorgebracht, indem wir stets den Profit als einziges Ziel hatten. Wir haben es unterlassen, Vorkehrungen gegen solche Ereignisse zu treffen, weil unsere einzigen Sorgen sind, neue Einkaufszentren, Stadien und Eisenbahnstrecken zu bauen. Wir haben es zugelassen, dass all dies geschehen konnte und sich weiterhin wiederholen wird, indem wir die Entscheidungen, die doch unsere Leben betreffen, an andere delegierten.

Distribuzione di giocattoli

Miraggi

Distribuzione di giocattoli

Armand Robin

L'uomo in sotto-uomo deve essere cambiato;
In tutti i paesi il decreto è firmato.

 

L'uomo è l'indesiderabile ultimo;
Chiunque ne sorprenda le tracce deve segnalare: «Pericolo!».

 

È utile che l'umanità
Non manchi di giocattoli.

 

Bisogna che giochi
Per tutto il tempo che la si uccide.

La rivolta di Los Angeles

Brecce

La rivolta di Los Angeles

Il 29 aprile 1992 iniziò a Los Angeles quello che doveva diventare uno dei più importanti sollevamenti urbani del secolo negli Stati Uniti. L’esercito federale, la Guardia nazionale e le forze di polizia giunte da tutto il paese ci misero tre giorni a ristabilire l’ordine. Nel frattempo, gli abitanti di L.A. si erano riappropriati di milioni di dollari in merci e avevano distrutto proprietà del capitale per un valore superiore al miliardo di dollari.

Poiché la maggior parte delle informazioni che abbiamo sulla sommossa ci sono pervenute dai media capitalisti, è necessario valutare le distorsioni create. Proprio come durante la guerra del Golfo, i mass media hanno dato l’impressione di una totale immersione nella realtà mentre di fatto fabbricavano una versione falsificata degli avvenimenti. Ma, se durante la guerra del Golfo si sono prodigati in uno sforzo concreto di disinformazione, a Los Angeles la distorsione non è stata tanto prodotta dalla censura, quanto causata dalla totale incomprensione dei media di fronte a questa insurrezione proletaria.
Il pestaggio di Rodney King nel 1991 non era un incidente isolato e, se non fosse stato filmato, sarebbe passato inosservato — perduto nella logica della repressione razzista della polizia che caratterizza così bene il dominio capitalista in America. Ma, dal momento in cui questo accidente quotidiano è stato segnalato all’attenzione generale, ha acquisito il valore di un simbolo.

War, catastrophe, democracy, prison. We want revolution

Ostrogoto [en]

War, catastrophe, democracy, prison. We want revolution

In a time when words seem to lose their meaning, when the language of power tries to penetrate all our conversations, we think it is even more indispensable to make an effort in order to speak clearly. Let’s stop parroting what the newspapers say, television shows and the powerful want us to believe. The point is neither to agree at all costs nor to convert everything, but it is to try to speak with our mouth, our words, our pains and our hopes. 

L'Honnête Ouvrier

Ostrogoto [fr]

L'Honnête Ouvrier

Zo d'Axa

Nous manquerions à notre plaisir, si, après avoir salué, comme il convenait, la magistrature et l'armée, nous ne nous empressions de nous incliner devant le Peuple, avec tout le respect disponible.

Au milieu des ruines et des hontes que le classes dirigeantes accumulent, il fait bon, pour chasser le dégoût, de regarder les classes laborieuses.

C’est l’avachissement indécrassable de la masse des exploités qui crée l’ambition croissante et logique des exploiteurs.

L’Onesto Operaio

Brulotti

L’Onesto Operaio

Zo d'Axa

Verremmo meno al nostro piacere se, dopo aver salutato come si conviene la magistratura e l'esercito, non ci premurassimo d'inchinarci, con tutto il dovuto rispetto, davanti al Popolo.
In mezzo alle rovine e alle vergogne accumulate dalle classi dirigenti, fa bene, per scacciare il disgusto, occuparsi delle classi laboriose.
È l’incorreggibile infiacchimento della massa degli sfruttati a creare la crescente e logica ambizione degli sfruttatori.
I Re della miniera, del carbone e dell’oro avrebbero proprio torto a preoccuparsi. La rassegnazione dei propri servi consacra la loro autorità. La loro potenza non ha nemmeno più bisogno di richiamarsi al diritto divino, quella frottola decorativa; la loro sovranità si legittima attraverso il consenso popolare. Un plebiscito operaio — fatto di adesioni patriottarde, banalità declamatorie e silenziose acquiescenze — assicura l’impero del padronato e il regno della borghesia.