Il Potere: ecco il nemico!

Brecce

Il Potere: ecco il nemico! Come e perché tutte le Rivoluzioni non abbian realizzate le aspirazioni popolari

Bruno Misefari

Donde comincia e da chi è compiuta una Rivoluzione?
Un’educazione intellettuale, fatta di superficialità, ci addita a prima vista i filosofi quali fonte di ogni movimento rivoluzionario e quindi d’ogni progresso. Ma un analizzatore profondo ne scopre invece il popolo. Il filosofo, per lui, non è che la voce autorevole delle aspirazioni d’un popolo.
Platone e Aristotele infatti sacrificano l’uomo allo Stato; perché? perché tali erano ai loro giorni le greche istituzioni.
Locke riconosce la sovranità della nazione sul monarca; perché? perché egli viveva all’epoca della Rivoluzione inglese. Gli enciclopedisti abbattono ogni privilegio feudale e regale, e riconoscono la sovranità popolare in senso democratico; perché? perché vivevano in epoca in cui tali pensieri, lanciati dalla Rivoluzione inglese, erano già latenti nel popolo. Dopo la Rivoluzione del 1793, sono cangiate le condizioni popolari, e cangiano le idee: sorgono Babeuf, Proudhon, Godwin, Saint-Simon, Fourier, Marx, Bakunin; e con essi la odierna corrente di idee comuniste: l’autoritaria e l’anarchica.

Tout commence aujourd'hui

Ostrogoto [fr]

Tout commence aujourd'hui

La Grèce sur le pied d’insurrection

En Grèce, le spectre de la révolte de décembre 2008, qui avait fortement secoué le pays suite au meurtre d’Alexis par les flics, hantait les esprits depuis des mois. En effet, face à l’appauvrissement sans précédent de la Grèce, à l’impossibilité d’arriver à une quelconque « amélioration » de la situation économique et sociale, face au tour de vis exercé sur toute une population au nom du maintien du système et du pouvoir, nombreux étaient ceux qui préconisaient le retour de ce spectre-là, d’une vaste révolte sans compromis ni médiation contre l’Etat et le capitalisme.

Lo spettacolo e le macerie

Contropelo

Lo spettacolo e le macerie

L'Internazionale Situazionista ed il Maggio '68

 

Se La società dello spettacolo di Guy Debord è reputato il testo che meglio ha saputo esprimere in maniera compiuta la critica formulata dai situazionisti al mondo esistente, il movimento delle occupazioni del maggio ‘68 in Francia viene considerato l’apice della loro pratica, il loro ingresso nella Storia. Ad una storiografia accademica che ha intenzionalmente ignorato o minimizzato il ruolo svolto dall’IS nella genesi e nel successivo sviluppo di quella primavera di liberazione, preferendo puntare i suoi riflettori sul più presentabile “Movimento 22 marzo”, se n’è via via contrapposta una pro-situs che, invertendo la tendenza, si è prodigata per innalzare un monumento ai suoi beniamini.

Ma non è difficile accorgersi come la cattiva reputazione che i situazionisti si vantano di godere presso il pubblico ogni qualvolta vengono rievocate quelle giornate di maggio sia in gran parte costruita a tavolino, frutto di un banale sillogismo che a furia d’essere ripetuto si è consolidato in verità acquisita.

Tempo

Brulotti

Tempo

Alfredo M. Bonanno

Noi non possediamo una nozione fissa di tempo. Quella astronomica è una delle tante nozioni aritmetiche che vengono vissute dall’individuo in modo diverso e ciò in relazione alla sua situazione. In altre parole, il tempo è un problema relazionale. Anche la distinzione, certamente possibile, tra “durata” e “tempo” non sfugge a questa constatazione, la quale è tutt’altro che psicologica ma, al contrario, “sociale”. È la situazione sociale che condiziona la percezione del tempo, come per altro qualsiasi altra “percezione” dell’individuo. E ciò, ovviamente, nei limiti e nelle forme in cui questo condizionamento avviene, non nelle chimere e nelle fantasie dei deterministi e dei meccanicisti.
Ad esempio, se una maggiore o minore disponibilità di tempo libero è certamente da porsi in relazione ad una certa collocazione di classe (maggiore tempo libero per le classi più elevate, mediamente, s’intende), si verificherà che gli appartenenti a queste classi svilupperanno una dilatazione dell’unità temporale percepibile, sempre sulla base del condizionamento comune prodotto dal modello astronomico, la quale sarà più ampia per gli appartenenti alla classe privilegiata e più ristretta per i miserabili costretti a passare la loro vita nel chiuso di una fabbrica.

Les Enragés dans la Révolution française

Ostrogoto [fr]

Les Enragés dans la Révolution française

Claude Guillon

L’action des Enragés est assez tôt l’objet de l’étude et des polémiques des historiens socialistes. La question de savoir s’ils préfigurent ou non le socialisme et le communisme modernes est tranchée selon les sympathies des auteurs. « Ni Jacques Roux ni Varlet n’étaient personnellement sur le chemin du communisme, affirme Jaurès : ils n’avaient pas l’ampleur d’esprit d’un Babeuf. Et d’ajouter : si leur doctrine prépara le communisme, ce fut par sa contradiction et par son impuissance [2]. » À quoi Kropotkine répond qu’ « En 1793, les idées communistes ne s’élaboraient pas dans le cabinet d’études ; elles surgissaient des besoins du moment. [...] Ce communisme nous paraît sans doute fragmentaire, d’autant plus que différentes personnes appuyaient, chacune, sur ses différents aspects [3] »

Tutto inizia oggi

Fuoriporta

Tutto inizia oggi

In Grecia, lo spettro della rivolta del dicembre 2008, che aveva scosso fortemente il paese in seguito all'omicidio di Alexis da parte degli sbirri, da mesi aleggiava assillante. In effetti, di fronte all'impoverimento senza precedenti della Grecia, all'impossibilità di pervenire a qualsivoglia "miglioramento" della situazione economica e sociale, col giro di vite esercitato sull'intera popolazione nel nome della conservazione del sistema e del potere, in tanti preconizzavano il ritorno di quello spettro, di una vasta rivolta senza compromessi né mediazioni contro lo Stato e il capitalismo.
Attendere non è più all'ordine del giorno, se mai lo è stato. Il conflitto è là, è quotidiano e dipende semplicemente da tutti noi se vogliamo che esploda in ampi movimenti di rivolta e di insurrezione. La paura che tiene i poveri nei ranghi dell'ordine sociale può cambiare di campo, come è successo in Grecia. Tremare per l'avvenire toccherà ad altri, ai potenti, ai ricchi, agli sfruttatori.

Ri-ven-di-ca-zi-oni

Brulotti

Ri-ven-di-ca-zi-oni

Agustin Garcia Calvo

«Che cosa volete, bambini miei? Posti di lavoro? L’autonomia regionale? Un aumento di salario? Il voto a quindici anni? La pensione a quarantacinque? L’uguaglianza dei sessi? Continuate a chiedere in ordine e tutti i vostri reclami saranno ben trattati con la dovuta forma».
Ogni favore che il Signore concede lo consolida, in quanto egli è il Signore. Ma il fatto è che i soggetti ottengono anche quello che vogliono. Quello che vogliono? Sì, e cammin facendo imparano a volere ciò che vien loro ordinato.
Chiedo al Signore il permesso di innamorarmi di mia zia?
Vecchio mio, che idee hai! Questo non lo si domanda al Signore.
Perché? È prematuro: non è stato ancora creato un ministero delle Relazioni erotiche. Ma lo si sta per creare? Senza dubbio, e allora potrai reclamare il diritto di innamorarti di chi vorrai. Per il momento, abbi pazienza; e dimmi, intanto, perché non reclami il diritto di importare liberamente automobili australiane? Non è una vergogna aver voglia di un’automobile australiana (giacché è tuo diritto averne voglia. Non si è forse padroni della propria volontà? Perché allora si vuole il denaro che si guadagna, se non si può spenderlo per ciò che si vuole?).

Gli Arrabbiati

Brecce

Gli Arrabbiati nella rivoluzione francese

Claude Guillon

L’azione degli Arrabbiati è abbastanza presto oggetto di studio e di polemica degli storici socialisti. La questione di sapere se essi prefigurino o no il socialismo e il comunismo moderni viene liquidata a seconda delle simpatie degli autori. «Né Jacques Roux né Varlet si trovavano sul cammino del comunismo, afferma Jaurès: non avevano l’apertura mentale di un Babeuf. E aggiungeva: se la loro dottrina ha preparato il comunismo, è stato per la sua contraddizione e per la sua impotenza». Kropotkin gli risponderà che «Nel 1793, le idee comuniste non si elaboravano in un gabinetto di studi; sorgevano dai bisogni del momento. [...] Quel comunismo può anche sembrarci frammentario, tanto più che diverse persone si basavano ciascuna sui suoi differenti aspetti».

Furto ed espropriazione

Brulotti

Furto ed espropriazione

– In linea generale è da consigliare o sconsigliare il furto?
Secondo noi, quando si tratta di fatti che sono proibiti dalla legge e quindi soggetti a sanzione penale, non si consigliano agli altri che con l’esempio proprio. Ma quando, indipendentemente dal nostro consiglio, codesti fatti sono avvenuti e l’autorità si cinge a giudicarli ed a punirli, noi abbiamo il diritto di giudicarli a nostra volta, di spiegarli se ne siamo capaci, di giustificarli anche, se, in coscienza, li consideriamo giustificabili. In quest’ultimo caso a noi incombe anzi il dovere di difenderne gli autori contro le rappresaglie e le vendette dell’autorità. Negli altri, noi non crediamo che l’anarchico possa mai associarsi alle repressioni della legge borghese.
– Giova o nuoce la pratica del furto alla nostra propaganda?
La grande massa degli uomini priva d’alcuna porzione del patrimonio sociale è vittima di un grande furto iniziale che è la proprietà privata. I detentori di privata proprietà hanno legittimato con la legge quel loro furto e con la legge hanno stabilito i modi e le forme con cui deve compiersi il trapasso della proprietà dalle mani di uno a quelle di un altro. E hanno chiamato furto tutti quei modi che non sono contemplati e giustificati dalle loro leggi.
Ma per noi, anarchici, il “furto” preveduto e punito dalla legge borghese ha lo stesso valore del contratto d’impiego industriale, d’affitto rurale od urbano, dell’appropriazione per eredità ecc.: è, cioè, un atto d’appropriazione a vantaggio personale senza corrispettivo di lavoro produttivo o di servizio utile.

Le qualità

Miraggi

Le qualità

Günther Anders

L’alto funzionario G. venne citato in giudizio come testimone, al processo che lo Stato di Molussia aveva intentato contro i responsabili dello sterminio del popolo baranico, al fine di accontentare i paesi esteri. «Signor testimone», domandò il procuratore sventolando un atto d’intimazione, «avete redatto voi o no, quest’ordine di sterminio?».
«Nella mia qualità di giurista», rispose G., «non posso rispondere a una domanda così approssimativa».
«Bene. Volete dunque lasciar intendere che sia stato qualcun altro a redigere il testo?».
«Non ho affermato niente del genere».
«Allora siete stato voi».
«Ecco, sono proprio questi ragionamenti che non posso fare a meno di definire “approssimativi”. Perché l’autore del testo che oggi è qui all’ordine del giorno, a quel tempo lo scrisse unicamente nella veste di Vicepresidente del Governo. La deduzione che costui sia personalmente concorde è una pura illazione che non posso tollerare. Io non mi sono mai identificato con il testo».
Il presidente sembrava persuaso.
«Vorreste farci credere», continuò il legale, «di avere le mani pulite?».

Il filo nero della storia

Brulotti

Il filo nero della storia

Che senso ha riproporre oggi testi rivoluzionari del passato, pubblicare scritti e documenti sui movimenti rivoluzionari o sulle rivolte di un tempo? Secondo alcuni nessuno, essendo stata ogni prospettiva rivoluzionaria sconfitta dalla storia, per cui ogni riferimento ad essa si ridurrebbe a mera sopravvivenza ideologica.

Ma il progetto rivoluzionario è stato davvero eliminato dalla storia? Che affermazione ridicola. Nulla viene escluso dalla storia giacché essa contiene tutto indistintamente. È capitato spesso invece che qualcuno abbia tentato di escludervi i propri diretti rivali. Ma non c'è stato niente da fare; al massimo si può parlare di vincitori e di vinti, di quelli che – per un certo tempo – hanno più o meno influito sul corso degli eventi. Anche se vengono annientate le persone, scompaiono forse con loro anche le idee?
Sia chiaro che non stiamo parlando di tradizioni, di scuole di pensiero, ma della libertà il cui soffio attraversa tutta la storia dell'umanità, fin dagli albori. È questa la storia che ci interessa e che vogliamo far affiorare dall'attuale nebbia sociale. Non si tratta di risvegliare la memoria storica o di annegare nella nostalgia, di rinchiudersi tremanti nei ricordi perché non si sa apprezzare il presente, ma di trattenere tutti quei momenti che sono per noi espressione di vita e non di sopravvivenza, giacché la loro realizzazione è indispensabile a quel presente per cui vale la pena vivere.

Le Travail libère-t-il ?

Ostrogoto [fr]

Le Travail libère-t-il ?

Le travail pénètre et détermine toute notre existence. Le temps coule impitoyablement à son rythme alors que nous faisons la navette entre d’identiques environnements déprimants à une allure toujours croissante. Le temps de travail… Le temps productif… Le temps libre… La moindre de nos activités tombe dans son contexte : on considère l’acquisition de la connaissance comme un investissement pour une carrière future, la joie est transformée en divertissement et se vautre dans une orgie de consommation, notre créativité est écrasée dans les limites étroites de la productivité, nos relations -même nos rencontres érotiques- parlent la langue de la performance et de la rentabilité… Notre perversion a atteint un tel point que nous recherchons n’importe quelle forme de travail, même volontairement, pour remplir notre vide existentiel, pour « faire quelque chose ».

Does Work Liberate ?

Ostrogoto [en]

Does Work Liberate ?

Work penetrates and determines our whole existence. Time flows merciless at her rhythm as we commute through identical depressive surroundings at an ever increasing pace. Working time…productive time…free time…Every single one of our activities falls within her context: acquiring knowledge is considered an investment for a future career, joy is transformed into entertainment and delves into an orgy of consumption, our creativity is crushed within the narrow limits of productivity, our relationships -even our erotic encounters- speak the language of performance and usability… Our perversion has reached such a point that we search for any form of work, even voluntary, in order to fill our existential void, in order to “do something”.

Il lavoro libera?

Brulotti

Il lavoro libera?

Il lavoro invade e determina tutta la nostra esistenza. Il tempo scorre impietosamente al suo ritmo mentre noi facciamo la spola fra identici ambienti deprimenti ad una velocità sempre crescente. Il tempo del lavoro... Il tempo produttivo... Il tempo libero... Ogni nostra minima attività ne è coinvolta: si considera l'acquisizione della conoscenza un investimento per una carriera futura, la gioia viene trasformata in divertimento e si dibatte in un'orgia di consumo, la nostra creatività è schiacciata negli angusti limiti della produttività, i nostri rapporti — perfino i nostri incontri erotici — parlano la lingua della prestazione e del rendimento... La nostra perversione ha raggiunto un punto tale che ricerchiamo qualsiasi forma di lavoro, anche volontario, pur di riempire il nostro vuoto esistenziale, pur di «fare qualcosa».

 

Esistiamo per lavorare, lavoriamo per esistere.

Dappertutto

Intempestivi

La Val Susa è dappertutto!

Questo è lo slogan che si è sentito echeggiare nei giorni scorsi per le vie di alcune città, e non abbiamo potuto che condividerlo. Crediamo che una simile affermazione non sia solo uno slogan retorico, ma una verità lapalissiana. Opporsi alla realizzazione di una linea ferroviaria per un Treno ad Alta Velocità (TAV) in Val Susa equivale, infatti, ad opporsi ad una qualunque delle innumerevoli nocività che il dominio globale, sotto la maschera della democrazia, tende ad imporre in ogni luogo. Sotto questo aspetto moltissime località hanno davvero ben poco da invidiare, stritolate come sono tra distese di campi fotovoltaici ed impianti eolici, centrali energetiche di ogni tipo e discariche, inceneritori e rigassificatori, e tanto altro ancora.
Alla luce di ciò, quella che è in gioco in Val Susa non è solo una guerra dello Stato contro i suoi cittadini di una zona ben determinata – e quando a difendere un cantiere ci sono i militari che tornano dall’Afghanistan, parlare di guerra è assolutamente preciso – ma una vera e propria prova di forza con cui lo Stato, nella forma di qualunque Governo, tende a imporre dall’alto le ragioni dell’economia sulla testa dei propri sudditi che, in quanto sudditi, devono solo accettare di obbedire. Con le buone o con le cattive. Laddove non basti il ricatto occupazionale, interviene il manganello; qualora non siano sufficienti le compensazioni economiche, saranno più chiare le sbarre delle celle.

Contro le patrie

Miraggi

Contro le patrie

Laurent Tailhade

Sarebbe un errore credere che la religione soltanto abbrutisca gli intelletti e disonori i costumi, perché l’ignominia umana può scendere ancora di qualche grado. L’uomo civilizzato può cadere più in basso ancora dell’ultimo cannibale, al di sotto pure del bruto e dell’animale più infimo. Se egli aggiunge all’esecrabile idea di Dio l’idea buffona e scellerata di patria, non gli resta più nulla da conquistare nell’ambito della bestialità.
Mentre scrittori, pensatori, filosofi, economisti si sforzano di rendere l’uomo alla ragione, alla fraternità che il suo interesse, in mancanza d’altro movente, prescrive come una legge primordiale dell’esistenza; mentre i veri internazionalisti si sforzano di abbassare le frontiere e disprezzare il patriottismo, non vi è un crapulone, un ruffiano, un fallito che non s’inchini dinanzi la bandiera nazionale e non porti a questo straccio infame e sanguinante le genuflessioni da bordello della sua indegnità.

L’individualismo

Contropelo

Contributo alla storia dell’individualismo

Anselm Ruest

Anselm Ruest (pseudonimo e anagramma di Ernst Samuel, 1878-1943) è stato uno dei maggiori studiosi tedeschi di Max Stirner, di cui ha curato un breviario e a cui ha dedicato un saggio. Assieme a Salomo Friedlaender, fu il fondatore del giornale individualista anarchico Der Einzige (L’Unico) che apparve in Germania dal 1919 al 1925. Il suo pensiero ruotava attorno al contrasto fra l’individuo consapevole in possesso della propria personalità e la persona priva di consapevolezza e come tale dipendente dalla società, e ha profondamente influenzato sia gli ambienti espressionisti che quelli dada. A nostra conoscenza, quello che segue è l’unico testo di Ruest tradotto in italiano.

 

Consideriamo, una volta per sempre, le cose ed i pensieri come un eterno e magnifico gioco di colori cambianti che si succedono sulla cappa dell’infinito, che non ci sarebbe concepibile che all’infuori dei nostri sensi, in uno stato di fusione, di deliquescenza interiore, forse solamente nella morte. In tutti i casi, ecco cos’è sicuro: Cioè che, viventi, noi abbiamo raramente coscienza del nostro legame intimo con il Cosmo — che i medesimi nostri eccessi di coscienza più affermati sembrano evolversi nei limiti d’una rottura voluta, d’una separazione intenzionale con l’Universo, di sorte che noi ci abbandoniamo tanto più ciecamente e confidenti ai nostri istinti che ci rivelano il nostro io come una cosa di un’estrema importanza.

In poche parole

Brulotti

Il dominio del mondo in poche parole

Alfredo Bonanno

Non c'è idea appena diversa che non venga subito ricondotta alle necessità del mercato. Quindi avvolta in cellofan multicolore e venduta all'ingrosso prima e al dettaglio poi. I grandi mezzi d'informazione esercitano un controllo indiretto del pensiero e concorrono a produrre opinione, macinando, e quindi annullando, ogni idea originale, ogni desiderio di "realmente altro". Stupefacente il fatto che dietro la faccia del possibilismo si ritrovino intatte le antiche albagìe, le arroganze dei tenutari della dottrina, baroni del nulla, feudatari dei limiti della siepe, al di là della quale soltanto la paura dell'incognito frena la spinta delle masse debitamente tagliate fuori da ogni possibilità d'intervento.

Viaggio al Quirinale

Intempestivi

Viaggio al Quirinale

Non resta ormai che prenderne atto. La situazione di stallo che si è venuta a creare in Val di Susa è senza vie d’uscita. Chi pensava che un nuovo governo, una volta epurato da papponi e maroni, potesse assumere un atteggiamento diverso nei confronti delle rivendicazioni valsusine si è dovuto arrendere all’evidenza dei fatti. Lo Stato, quale che sia il governo che lo amministra, vuole a tutti i costi la costruzione dell’Alta Velocità in quella vallata piemontese. La popolazione interessata, nella sua stragrande maggioranza, la rifiuta categoricamente. Non c’è margine per nessun dialogo, per nessun confronto. Eppure così non si può andare avanti, questo nodo deve essere sciolto.

Omogeneizzati

Brulotti

Omogeneizzati

Dwight MacDonald

Come il capitalismo delle origini che Marx ed Engels descrissero nel Manifesto dei comunisti, il Masscult è una forza dinamica, rivoluzionaria, che abbatte le vecchie barriere di classe, di tradizioni e di gusto, che dissolve tutte le distinzioni culturali. Essa mescola e rimesta insieme ogni cosa producendo ciò che potrebbe esser chiamata una cultura omogeneizzata, a imitazione di un altro risultato americano, il processo di omogeneizzazione che distribuisce i globuli di crema per tutto il latte invece di lasciarli fluttuare separatamente in cima. La differenza interessante è che, mentre nel latte omogeneizzato la crema c’è ancora, essa scompare invece dalla cultura omogeneizzata. Il processo distrugge infatti tutti i valori, poiché i giudizi di valore richiedono una discriminazione, brutta parola nell’America liberal-democratica

T.A.Z.

Macchianera

T.A.Z. Zone temporaneamente autonome

T.A.Z. Zone temporaneamente autonome Hakim Bey Shake Edizioni, Milano 1993

La scrittura cyberpunk è altamente pirotecnica perché ha lo scopo di annichilire il lettore, di sommergerlo con immagini incredibili in modo da non permettergli di cogliere il significato di ciò che sta leggendo. Assordati da questo «muro del suono», non ci si sofferma sul significato di ciò che si legge, ma si rimane esterrefatti. Di fronte a questa massa indistinta di nomi, riferimenti, dati, sigle che si susseguono freneticamente, il lettore rimane stordito. Ciò che gli resta non è una idea su cui poter formulare un giudizio, ma una sensazione strana e indefinibile che può solo subire. Non riuscendo ad interpretare ciò che legge, sovente ammaliato dalla confidenza che il cyberpunk mostra di avere con la cultura in generale e con le nuove tecnologie in particolare, giunge alla conclusione di trovarsi di fronte a qualcosa di enorme, di molto intelligente, evidentemente troppo intelligente per lui dal momento che non riesce a capirlo, laddove in realtà non c'è nulla da capire.

Lucioles et lanternes

Ostrogoto [fr]

Lucioles et lanternes

« Démocratie ! Désormais on a compris ce que signifie tout cela. La démocratie c’est le peuple qui gouverne le peuple à coup de bâtons par amour du peuple »

Oscar Wilde

 

De Montecitorio à la salle des tribunaux de Milan, des trottoirs de la gare de Turin aux salles de sécurité de la préfecture de police de Florence, des métropoles hyper-surveillées aux vallées dévastées, pour ne pas parler des rafles policières dans toute l’Italie, il ne se passe pas un jour sans que les esprits ne soient agités par quelque vicissitude politique particulière ou par les faits divers. Et immanquablement quelqu’un sort, donnant l’alarme sur « l’urgence démocratique aujourd’hui dans notre pays », qu’on peut résoudre, évidemment, par un respect scrupuleux des normes et des lois.

Haute-tension partout

Ostrogoto [fr]

Haute-tension partout

Comme cela arrive (malheureusement) souvent, ce sont les événements les plus dramatiques qui sont capables de secouer les individus et de leur faire perdre patience. On a beau jeu de réfléchir à ce qui arrive partout dans le monde, de montrer les causes institutionnelles des nuisances qui infestent la vie de chacun d’entre nous, de suggérer de possibles points de fracture. Tout semble absorbé et métabolisé. Et pourtant... voilà qu’un policier grec tue un jeune, qu’un marchand ambulant tunisien s’immole pour protester, qu’un rebelle du Val Susa tombe d’un pylône. Et tout change.

Contre la normalité

Ostrogoto [fr]

Contre la normalité

Le Tav, c’est clair depuis longtemps, n’est pas qu’un train à grande vitesse, c’est aussi l’emblème de ce monde de marchandises, du toujours plus vite, du profit à tout prix, de l’exploitation des individus et de la nature. C’est peut-être pour cela que la protestation contre lui est une protestation qui parle autant. Parce qu’elle pousse à voir la totalité des choses, le fil qui lie toutes les questions.

Il dialogo della giustizia

Brulotti

Il dialogo della giustizia

Han Ryner

Avendo udito Socrate adulare il talento di Eutidemo e sapendo che costui voleva dedicarsi alla politica, cercò l'occasione propizia per incontrarsi con lui e, vedendolo entrare nella bottega di un bottaio, entrò e l'abbordò con le seguenti parole:
— È vero, caro Eutidemo, che hai letto e collezionato molte opere scritte da uomini che passano per savi?
— È vero, Socrate. Ed ogni giorno continuo a studiare e collezionare tali opere, già che sono per me un tesoro che non finirò mai d'arricchire.
— Mi sento felice, Eutidemo, nel sentirti chiamare tesoro la saggezza, preferendola all'oro e all'argento. Sai già, senza dubbio, che l'oro e l'argento non possono farci migliori; però i pensieri dei saggi, se si comprendono bene, costituiscono la vera ricchezza e la gioia vera, la ricchezza e la gioia della virtù.
Vedendo che al giovane piacevano queste parole, Socrate continuò:
— Dimmi ciò che ti proponi collezionando tanti libri.

Contro la normalità

Intempestivi

Contro la normalità

Il Tav, è chiaro da tempo, non è solo un treno ad alta velocità, è anche l’emblema di questo mondo fatto di merci, del sempre più veloce, del profitto ad ogni costo, dello sfruttamento nei confronti degli individui e della natura. Per questo forse la protesta contro di esso è una protesta così sentita. Perché spinge a vedere la totalità delle cose, il filo che lega tutte le questioni. Una linea ferroviaria che si vuole realizzare a scapito di chi vive i luoghi in cui verrà costruita, rovinandogli l’esistenza per decenni, occupando quei posti per renderli un cantiere protetto da filo spinato e check point militari. Una sorta di minimondo riproducibile ovunque, passando sopra le persone, i corpi, i sogni, in due parole la vita di ognuno. Ma se a riprodursi e moltiplicarsi è anche la protesta allora tutto può cambiare. Ed è quello che sta accadendo in tutta Italia, con squarci anche in Europa. C’è la consapevolezza, chiara o intuita, che ciò che è in ballo è molto di più della realizzazione del Tav in Val Susa. Perché mentre si lotta si ha bene in mente che la solidarietà è quasi sconosciuta tra chi vive i suoi rapporti nel mondo attuale. Che la devastazione dell’ambiente sta raggiungendo un punto di non ritorno (o forse lo ha già raggiunto), in tutto il pianeta. Che la militarizzazione dei luoghi in cui viviamo, dalle città alle valli, sta per soffocarci. Che il regime democratico, anche quello dal volto pulito o tecnico è un cane da guardia, feroce e assassino.