Chi teme il dire, di far non ha ardire

Brulotti

Chi teme il dire, di far non ha ardire

È l’alba del 13 giugno 2012. I carabinieri del ROS — in combutta con la Procura di Perugia — bussano assai poco discretamente alla porta di alcune decine di anarchici, in tutta Italia, effettuando otto arresti (altri due compagni, da tempo in carcere in Svizzera e in Germania, vengono raggiunti dal medesimo provvedimento) e numerose perquisizioni in case e spazi anarchici.

 

L’ennesima ondata repressiva lanciata contro il movimento viene chiamata “Operazione Ardire”, forse in omaggio a quella saggezza popolare che ha suggerito agli inquirenti di andare a caccia di arditi fra chi non teme il dire. La cosa che accomuna quasi tutti gli anarchici coinvolti in questa inchiesta è di sostenere apertamente la necessità dell’azione diretta, anche e soprattutto nella sua espressione individuale, trasgredendo i dettami della collettività sanzionatrice — istituita o in divenire...

Avanguardie sovversive?

Contropelo

Avanguardie sovversive?

H. T.

È abitudine consolidata, fra i vari esperti in genealogia dell’arte moderna, fare risalire la nascita del concetto di “avanguardia” a Baudelaire. Sarebbe stato lui — il precursore dei poeti maledetti, il dandy dai gusti ricercati, il giovane ribelle in rotta con la famiglia, l’anticonformista che si tingeva i capelli di verde, l’amico e compagno di prostitute, lo sperimentatore di sostanze proibite, l’insorto salito sulle barricate nei moti del 1848 — il primo ad aver sostenuto la necessità di una «estetica della rottura», ad aver abbandonato i melensi sentimentalismi del passato per esigere, con tono cinico e mordace, la liberazione della individualità, ad aver illustrato come una pressante richiesta di nuovo non possa che accompagnarsi all’ostilità nei confronti dell’autorità. Ma a lui spetterebbe anche un altro merito, quello di aver introdotto per la prima volta in campo culturale il vocabolo “avanguardia”.
Ora questa allegra attribuzione di paternità la dice lunga sulla cattiva coscienza di cui si nutre da sempre l’avanguardia storica con i suoi innumerevoli cultori. Più che l’ostetrico dell’avanguardia, Baudelaire ne fu infatti il primo anatomista.

Né tribuni, né eroi

Brulotti

Né tribuni, né eroi

Siete realisti? Siete pronti a diventarlo? In caso affermativo, ci si prenderà cura di voi. L’avvenire si degnerà di sorridervi. Qualsiasi cosa facciate e con qualsiasi spirito la facciate, vi rimarrà sempre una faccia di ricambio, una porta ancora praticabile, parole sottili o eroiche per restare a galla in caso di naufragio, buone possibilità di essere un giorno — sempre che i vostri intrighi siano all’altezza delle vostre ambizioni! — al soldo di una delle tre casse del destino: gloria, denaro, potere. O di tutte e tre assieme, se sarete abbastanza abili da fingere di non dare importanza a nessuno di questi tre temibili strumenti di dominio. Così fanno infatti alcuni grandi asceti della nostra epoca i quali, tuttavia, quando sono certi di aver convinto tutti della loro elevata integrità morale, non resistono alla tentazione di farsi ricamare un piccolo fregio qua, una grossa infiorettatura là. Notate che, anche se beccato in flagrante delitto di gallonatura, un realista dell’ascetismo darà del suo atto mille giustificazioni plausibili, plausibili se si collocano appunto su di un particolare piano: quello dell’utilità immediata e dell’interesse tattico. La forza, l’immensa forza dei realisti deriva dal fatto che ignorano il flagrante delitto. Quale presa potrebbe mai avere su persone talmente immerse in quel che chiamano reale, che nessuna ovvietà potrà mai confondere?...

Contro l’equivoco

Brulotti

Contro l’equivoco

Luigi Galleani

La nostra critica inesorabile al regime borghese, agli istinti sociali che lo presidiano, ai partiti politici che più o meno palesemente ne favoriscono la conservazione, ne secondano lo sviluppo, ne consolidano il dominio e la fortuna, ci schiera ogni giorno di fronte al cosiddetto partito socialista.
E l’urto è sempre violento.
Dalle sterili brughiere dell’azione politica, elettorale e parlamentare — in cui si perde, si illude e, quel che è peggio, illude di poter conseguire miglioramenti graduali efficaci e sensibili — noi vorremmo sospingerli all’opera feconda di demolizione e di rivolta in cui devono svilupparsi, esercitarsi, maturarsi alle imminenti vigilie la coscienza e l’audacia delle masse, a prevenire che la nuova rivoluzione, la rivoluzione sociale per cui sulle rovine della proprietà individuale e dello Stato dovrà realizzarsi, opera di lavoratori, l’emancipazione dei lavoratori del mondo, non sia, tra scrupoli superstiziosi ed indugi pusillanimi, soffocata, come la Comune, nel sangue; non sia tra gli intrighi deviata dalla sua meta radiosa, e scroccata ancora una volta nell’ebbrezza delle prime vittorie da fraudolenti oligarchie di nuovi sfruttatori, di nuovi dominatori.
Ed è compito aspro.

Between boldness and reinforcing...

Ostrogoto [en]

Between boldness and reinforcing...

 

anarchists in upheaval

 

“It’s the state’s answer”

Annamaria Cancellieri, minister of the interior, June 13, 2012

 

Although it doesn’t seem that any anarchists have formulated question for the state, it appears that the state has decided to answer. At dawn on June 13, the Dirty Operations Department of the carabinieri carried out dozens of arrests and numerous searches throughout Italy (and beyond), as part of an operation called “Boldness” (in which sense: courageous impulse or excessive gall?). It is just the latest of the repressive/preventative maneuvers launched in recent times to those who are not willing to adapt themselves to the role of obsequious subject, yet another spectacular warning to potential future insurgents. This means that much more than the particular individuals involved and the specific charges against them, it is the general context that has given rise to this investigation that deserves some attention.

Lasciate tutto

Brulotti

Lasciate tutto

Annie Le Brun

A sedici anni, ho deciso che la mia vita non sarebbe stata quella che volevano che fosse. Questa determinazione e, può darsi, la fortuna mi hanno permesso di evitare la maggior parte degli inconvenienti inerenti alla condizione femminile. Mi fa certo piacere che le ragazze esprimano sempre di più il desiderio di respingere i modelli che sono stati loro proposti finora; devo purtroppo notare che non esitano a riconoscersi nella negazione formale di questi modelli stessi, quando poi non si accontentano addirittura di rimetterli semplicemente a nuovo. Allora, se ci si compiace oggi un po’ dovunque a ripetere che donne non si nasce, si diventa, sembra che non ci si preoccupi affatto di non diventarlo. Anzi, tutt’altro. Al contrario delle femministe del XVIII e XIX secolo, che lottavano per cancellare la pretesa differenza che investiva l’uomo di un potere reale sulle donne, le neo-femministe di questi ultimi anni si sforzano di stabilire la realtà di questa differenza per rivendicare un preteso potere di cui le donne sarebbero state private. E questo a tal punto che la rivolta davanti a una impossibilità di essere tende a scomparire sotto i colpi dell’idiozia militante, che instaura un obbligo di essere. È proprio il caso di ricordare che in fatto di rivolta nessuno ha bisogno di antenati: e soprattutto non di queste consulenti tecniche che si scambiano le ricette dell’insubordinazione femminile dalla A alla Z?

La stura

Ostrogoto [fr]

La stura

Dare la stura signifie « déboucher, enlever le bouchon et laisser le liquide s’écouler. Au sens figuré cela signifie donner libre cours aux mots, aux cris, aux injures… ». C’est l’impression qu’on a à la lecture de nombreux communiqués de condamnation et de prise de distance avec les attaques, advenues dans les dernières semaines, contre des hommes et des structures de la domination. L’impression qu’un bouchon a sauté. Comme si jusque là le refus de se différencier aux yeux de la répression, le mépris envers ceux qui veulent se faire passer pour « les bons garçons », peut-être un peu ébouriffés mais finalement bien braves, n’était pas du tout une manifestation spontanée et naturelle de son être, de son individualité, de ses choix de vie, mais uniquement une contrainte idéologique à laquelle on se sentait obligés de se plier. Une sorte de précepte abstrait, de chantage moral à supporter, souvent en serrant les dents, avec une patience mal dissimulée. Et, comme on le sait, même la patience a une limite.

Il maoismo...

Autopsia

Il maoismo attraverso il libretto rosso

Ngô Van

Con queste note intendiamo contribuire alla demistificazione fra di noi di questo nuovo «ismo» che si manifesta rumorosamente dal maggio 1968, e cercare di far conoscere questo mondo così lontano che partecipa all'universalità del sistema d'oppressione e di sfruttamento inaugurato mezzo secolo prima in Russia sotto la bandiera del marxismo-leninismo.
Tutti i luoghi comuni del marxismo-leninismo contenuti in questo libretto infiocchettano il fatto fondamentale di una società di sfruttamento e oppressione, nello stesso modo in cui la dottrina di Confucio piena di eccellenti precetti morali evocava il Cielo per infiocchettare la schiavitù feudale senza limiti dei contadini. Si può dire che il libretto rosso sia un trattato di morale e di saggezza, se per saggezza si intende l'adattamento più riuscito alla società burocratica prodotta dalla vittoria di una guerra contadina, che nutre l'illusione di una società egualitaria e libera per un avvenire lontano predicando il sacrificio gerarchico e la soggezione nel presente.

Disobbedienza civile

Miraggi

Disobbedienza civile

 

Antonio José Forte (1937-1988), poeta surrealista portoghese.
D'un lirismo violento, la cui disperazione non vuole cedere che alle sole
ingiunzioni luminose dell'amore, la poesia di Forte apre a tutti i venti
uno spazio mentale in cui l'urlo della rivolta impone al linguaggio
la sfida di re-incantare il reale.
Il suo itinerario ostinatamente singolare e l'esperienza dell'esilio
l'hanno portato al punto di rottura in cui si incontrano
le idee anarchiche, surrealiste e situazioniste.

Protestation devant les libertaires

Ostrogoto [fr]

Protestation devant les libertaires du présent et du futur sur les capitulations de 1937

Un « Incontrôlé » de la Colonne de Fer (mars 1937)
 
Je suis l’un de ceux qui ont été délivrés de San Miguel de los Reyes, sinistre bagne qu’éleva la monarchie pour enterrer vivants les hommes qui, parce qu’ils n’étaient pas des lâches, ne se sont jamais soumis aux lois infâmes que dictèrent les puissants contre les opprimés. Ils m’ont emmené là-bas, comme tant d’autres, pour avoir lavé une offense, pour m’être rebellé contre les humiliations dont un village entier était victime : autrement dit, pour avoir tué un « cacique ».

Aseistettu riemu

Ostrogoto (fin)

Aseistettu riemu

Alfredo M. Bonanno

Jätetään taakse odottelu, epäröinti, unelmat yhteiskuntarauhasta, pienet kompromissit ja sinisilmäisyys. Kaikki kapitalismin kauppojen meille tarjoama vertauskuvallinen roska. Laitetaan sivuun suuret analyysit, jotka selittävät kaiken aina pienimpään yksityiskohtaan asti. Suunnattomat kokoelmat täynnä tervettä järkeä ja pelkoa. Laitetaan sivuun demokraattiset ja porvarilliset illuusiot keskustelusta ja dialogista, väittelystä ja yleiskokouksesta sekä mafiapomojen valistuneista kyvyistä. Laitetaan sivuun porvarillisen työetiikan sydämiimme kaivertama viisaus. Laitetaan sivuun uhrautumista ja tottelevaisuutta opettaneet kristinuskon vuosisadat. Laitetaan sivuun papit, pomot, vallankumoukselliset johtajat, vähemmän vallankumoukselliset johtajat sekä ne johtajat, jotka eivät ole vallankumouksellisia alkuunkaan. Laitetaan sivuun numerot, illuusiot määrästä, markkinoiden lait. Istutaan hetkeksi vainottujen historian raunioille pohtimaan. Maailma ei kuulu meille.

Вооруженная радость

Ostrogoto (ru)

Вооруженная радость

Альфредо Бонанно

Хватит ждать, довольно сомневаться. Покончим с мечтами о социальном мире, отбросим компромиссы и наивности. К чёрту весь «поэтический» мусор, которым снабжают нас магазины капитала. Забудем великие анализы, объясняющие всё до последней детали. Отшвырнём тома, переполненные мудростью и страхом. Похерим демократические мифы диалога и диспута. Наплюём на грандиозные смыслы, которые зарыла в наши головы рабочая этика буржуазии. Отбросим покорность и жертвенность, вбитые в наши сердца веками христианства. Рассмеёмся над жрецами, боссами, революционными вождями, не-совсем-революционными президентами и совсем-не-революционными менеджерами. Уничтожим иллюзию количества, законы рынка, «правила» подчинения, полицейскую вежливость, скуку ежедневного прозябания, ложь смирения. Сядем на руинах истории — истории восставших и преследуемых, взбунтовавшихся и подавленных. Подумаем.

Tra ardire e armare...

Brulotti

Tra ardire e armare...

anarchici in tumulto
 
«È la risposta dello Stato»
Annamaria Cancellieri, ministra degli Interni, 13 giugno 2012
 
 
Nonostante non ci risulti che qualche anarchico abbia formulato domande allo Stato, a quanto pare lo Stato ha deciso di rispondere. All’alba di mercoledì 13 giugno il Reparto Operazioni Sporche dei carabinieri ha effettuato dieci arresti e numerose perquisizioni in tutta Italia (e oltre), nell’ambito di una operazione denominata “Ardire” (in quale senso: slancio coraggioso o eccesso di impudenza?). È solo l’ultima delle manovre repressive/preventive lanciate in questi ultimi tempi contro chi non è disposto ad adeguarsi al ruolo di suddito ossequioso, l’ennesimo monito spettacolare ai potenziali futuri insorti.

Sfruttamento della protezione

Contropelo

Sfruttamento della protezione

Di solito arrivano dopo le catastrofi. Il loro compito è quello di vagliare la situazione, di circoscriverne gli effetti, di affrontarne le conseguenze. All’inizio, devono portare soccorso a chi è rimasto vittima degli eventi. Poi, devono ripristinare il ritorno alla normalità, al quotidiano andamento delle cose. Sono i membri della Protezione Civile, di cui in questi giorni si fa un gran parlare. Li lodano in molti, e si capisce il perché. Li criticano in pochi, quasi sempre per la qualità dei loro servizi, e ciò sembra già di cattivo gusto. Il loro operato nei momenti più drammatici, più o meno gratuito e non privo di rischi, nonché i sacrifici cui vanno incontro in simili contesti, non dovrebbero bastare per assicurar loro applausi unanimi e metterli al riparo da ogni sospetto o contestazione? Sì, finché questo loro operato viene guardato con gli occhi dell’emotività, capace di far commuovere e genuflettere di fronte al coraggio e all’abnegazione quali che siano le cause che avallano, gli scopi che perseguono, gli interessi che difendono.

Trattato delle Inutilità - Rien

Brulotti

Trattato delle Inutilità - Rien

La ricerca personale è un’altra condizione dell’individuo, prospettandosi come coinvolgimento è l’antitesi del bisogno istituzionale che non scompare mai del tutto in quanto si consolida negli aspetti del campo che ogni critica, per quanto negativa, non può fare scomparire del tutto con un colpo di bacchetta magica. In me, mancando il movente didascalico, prende una dimensione insospettata e inarrestabile il movente provocatorio, di ricerca, di sollecitazione alla riflessione, movente, quest’ultimo, che non è affatto di natura pedagogica. Lepidezze e scipitaggini.

Calcio

Brulotti

Calcio

G. M.

A prima vista, sembra semplice: un gran prato rettangolare, ventidue giovanotti in uniforme sommariamente araldica, una palla di cuoio, due reti alle estremità del rettangolo; la contesa riguarda chi e quante volte riesce a mandare quella palla nell’una o nell’altra rete, superando, con l’astuzia o la mera brutalità, la resistenza della banda avversa. È domenica, dappertutto c’è gente che non sa cosa fare; pigramente, qualcuno «va alla partita»; paga il biglietto, si diverte, ammira, deplora, commenta, torna a casa. Oh no, non è così semplice. Forse le cose stanno a quel modo nell’empireo, dove è sempre domenica, e si è sempre pigri, felici e virtuosi. Ma si veda, ad esempio, la partita da un punto di vista sociologico: sul prato ventidue ragazzetti incolti e milionari si contendono una palla, mentre sulle tribune migliaia di salariati e stipendiati urlano e ondeggiano.

La lussuria

Miraggi

La lussuria

René Char

L’aquila vede sempre più svanire le piste della memoria gelata
La distesa della solitudine rende appena visibile la preda sfuggente
Attraverso ogni regione
Dove si uccide dove si è uccisi liberamente
Preda insensibile
Proiettata indistintamente
Di qua dal desiderio e al di là della morte

Tairsìa

Papiri

La morte del lavoro

 

«Meglio morire di tumore che morire di fame».

A pronunciare questa frase è stato un lavoratore dell’Ilva di Taranto, mobilitatosi per difendere il posto di lavoro messo in discussione dopo il sequestro giudiziario di buona parte dell’acciaieria. Una frase in cui è racchiuso tutto il fatalismo dovuto alla rassegnazione e la mancanza di prospettive di chi non riesce a immaginare un’esistenza “altra” rispetto a quella in cui si trova immerso.
Migliaia di operai che scendono in strada e bloccano una città, isolandola completamente, per difendere il loro diritto a lavorare e crepare, oltreché la necessità ineluttabile di diffondere, potenzialmente, il cancro ad alcune centinaia di migliaia di altre persone che vivono in quella stessa città, rappresentano bene il paradigma di un mondo e di un pensiero che agiscono in modo decisamente opposto a quello che dovrebbe essere il buonsenso comune. Un buonsenso spazzato via dalle varie ideologie che, facendo leva sulla necessità del lavoro, incatenano milioni di persone ad un triste presente di cui sembra non si possa fare a meno, trasformandole in un perfetto meccanismo per il mantenimento dell’ordine che le ha spinte a trovarsi nella condizione in cui sono, ma incapaci di rendersene conto. Una ideologia che da un lato fa leva sulla concezione cattolica e fascista del sacrificio come condizione necessaria per elevarsi e realizzarsi, e dall’altro su quella “progressista” dell’operaismo di sinistra, per cui non c’è dignità senza lavoro.

[...]

[Estratto da Tairsìa n° 3, settembre 2012]

Carta a la galaxia anarquista

Ostrogoto [es]

Carta a la galaxia anarquista

Sin haber sido invitados, nos estamos obligando a un debate que no es nuestro. Y que nunca será, como se establece en un terreno que es estéril para el desarrollo de perspectivas insurreccionales y de las ideas anarquistas y las actividades que se centran en el desarrollo. Por lo tanto, ustedes pueden preguntar, ¿por qué escribir una carta?

La Joie Armée

Ostrogoto [fr]

La Joie Armée

Alfredo M. Bonanno

Mettons de côté les attentes, les hésitations, les rêves de paix sociale, les petits compromis, les naïvetés. Tout le bric-à-brac métaphorique qui nous est proposé dans les magasins du capital. Mettons de côté les grandes analyses qui expliquent tout, jusqu’au plus petit détail. Les gros livres pleins de bon sens et de peur. Mettons de côté l’illusion démocratique et bourgeoise de la discussion et du dialogue, du débat et de l’assemblée, des capacités éclairées des chefs. Mettons de côté le bon sens et la sagesse que la morale bourgeoise du travail a enfoui dans nos propres cœurs. Mettons de côté les siècles de christianisme qui nous ont enseigné le sacrifice et l’obéissance. Mettons de côté les prêtres de tous ordres, les patrons, les leaders révolutionnaires, ceux moins révolutionnaires et ceux pas révolutionnaires du tout. Mettons de côté le nombre, les illusions du quantitatif, les lois du marché, l’offre et la demande.

Armed Joy

Ostrogoto [en]

Armed Joy

Alfredo M. Bonanno

Let's be done with waiting, doubts, dreams of social peace, little compromises and naivety. All metaphorical rubbish supplied to us in the shops of capitalism. Let's put aside the great analyses that explain everything down to the most minute detail. Huge volumes filled with common sense and fear. Let's put aside democratic and bourgeois illusions of discussion and dialogue, debate and assembly and the enlightened capabilities of the Mafiosi bosses. Let's put aside the wisdom that the bourgeois work ethic has dug into our hearts. Let's put aside the centuries of Christianity that have educated us to sacrifice and obedience. Let's put aside priests, bosses, revolutionary leaders, less revolutionary ones and those who aren't revolutionary at all. Let's put aside numbers, illusions of quantity, the laws of the market. Let us sit for a moment on the ruins of the history of the persecuted, and reflect.

Defence Speech

OStrogoto [en]

Defence Speech

François Claudius Koenigstein, known as Ravachol

If I speak, it’s not to defend myself for the acts of which I’m accused, for it is society alone which is responsible, since by its organization it sets man in a continual struggle of one against the other. In fact, don’t we today see, in all classes and all positions, people who desire, I won’t say the death, because that doesn’t sound good, but the ill-fortune of their like, if they can gain advantages from this.

Protesta

Brulotti

Protesta

Davanti ai libertari del presente e del futuro sulle capitolazioni del 1937

Un “Incontrolado” della Columna de Hierro

Io sono uno di coloro che furono liberati da San Miguel de los Reyes, sinistra galera costruita dalla monarchia per seppellire gli uomini che, per non essere codardi, non si sono mai sottomessi alle infami leggi dettate dai poteri contro gli oppressi. Mi portarono là, come tanti altri, per aver lavato un'offesa, per essermi ribellato contro le umiliazioni di cui un paese intero era vittima, cioè per aver ucciso un prepotente.
Ero giovane, e sono giovane ora, poiché entrai in galera a ventitré anni e ne sono uscito, perché i compagni anarchici ne aprirono le porte, quando ne avevo trentaquattro. Undici anni sottoposto al tormento di non essere uomo, di essere una cosa, di essere un numero!

La gioia armata

Contropelo

La gioia armata

Alfredo M. Bonanno
Avanti tutti! E con le braccia e il cuore,
la parola e la penna, il pugnale e il fucile,
l'ironia e la bestemmia,
il furto, l'avvelenamento e l'incendio,
Facciamo.... la guerra alla società!...
Déjacque
 

Mettiamo da parte le attese, le titubanze, i sogni di pace sociale, i piccoli compromessi, le ingenuità. Tutto il ciarpame metaforico che ci viene fornito negli spacci del capitale. Mettiamo da parte le grandi analisi che tutto spiegano, fin nei minimi particolari. I libroni pieni di senno e di paura. Mettiamo da parte l'illusione democratica e borghese della discussione e del dialogo, del dibattito e dell'assemblea, delle capacità illuministiche dei capi mafia. Mettiamo da parte il senno e la saggezza che la morale borghese del lavoro ha scavato dentro i nostri cuori. Mettiamo da parte i secoli di cristianesimo che ci hanno educati al sacrificio e all'obbedienza. Mettiamo da parte i preti di ogni ordine e funzione, i padroni, le guide rivoluzionarie, quelle meno rivoluzionarie e quelle per niente rivoluzionarie. Mettiamo da parte il numero, le illusioni del quantitativo, le leggi del mercato, la domanda e l'offerta. Sediamoci un attimo sulle rovine della nostra storia di perseguitati e riflettiamo. Il mondo non ci appartiene, se ha un padrone e questo padrone è tanto stupido da desiderarlo, così come si trova, che se lo prenda, che cominci a contare le rovine al posto dei palazzi, i cimiteri al posto delle città, il fango a posto dei fiumi, la melma infetta al posto dei mari.

Tirannia, Democrazia e Anarchia

Miraggi

Tirannia, Democrazia e Anarchia

Maksim Gorkij

La Terra è il teatro di una lotta tra il Nero e il Rosso.
La forza del Nero è la sua sete insaziabile di regnare sugli uomini. Crudele, avido e cattivo egli ha disteso sul mondo le sue ali pesanti e avviluppato tutto il globo nell’ombra gelida del suo terrore. Egli vuole che gli uomini servano lui solo, e opprimendo l’universo col ferro, coll’oro e colla menzogna, egli invoca Dio unicamente nello scopo che l’essere supremo confermi il suo oscuro potere sugli uomini.
Egli dice freddamente: — Tutto è per me. Io sono la forza, e, per conseguenza, io sono l’anima e la ragione della vita, io sono il padrone di tutti gli uomini. Chi è contro di me è contro la vita; è un criminale!