Abbasso la civiltà!

Brulotti

Abbasso la civiltà!

Agricola (Enrico Arrigoni)

Dicono: l’umanità progredisce, continue nuove conquiste ne affermano l’ascesa verso migliori destini; incatena il fulmine, argina l’acqua, domina l’aria, tutti gli elementi le ubbidiscono, a sua maggiore soddisfazione. E realmente, la civiltà meccanica fa meraviglie. Che sono le piramidi, il Colosseo, la Sfinge, di fronte ai colossali lavori del XX secolo? Ma progredendo la meccanica, progredisce anche la meccanizzazione dell’individuo.
Se civiltà significa il sacrificio dell’individualità di fronte all’insieme, l’automatismo umano a beneficio dell’astratto che è la società — che oggi vorrebbe identificarsi con l’umanità — l’annullamento dell’iniziativa e della volontà individuali per l’ubbidienza e la disciplina che tutto regolarizzano per i colossali successi della società, io grido abbasso la civiltà! come ho gridato abbasso la società!

Maria Nikiforova

Brecce

Maria Nikiforova e gli anarchici underground

L'epopea di un'anarchica attraverso l'Ucraina (1902-1919)
Mila Cotlenko

Quando mi sono interessata alla storia della rivoluzione del 1917 in Russia, ho avuto come l'impressione di aprire una matrioska di bamboline di legno russe, ognuna delle quali rivelava nuove realtà. A scuola mi hanno insegnato in due paragrafi l'irresitibile ascesa dei bolscevichi fra febbraio e ottobre e, in lunghe e noiose pagine, la progressiva realizzazione del loro regime totalitario. La morale era chiara: la rivoluzione non può portare che al dispotismo della peggiore specie. Poi c'è stata la lettura di Volin che ha frantumato definitivamente la bambolina più grande della matrioska. 1917 non era più la storia di un semplice colpo di Stato, ma ridiventava un processo rivoluzionario ricco e rigoglioso, con molteplici forze in campo. [...]
Dietro Maria Nikiforova, o piuttosto con lei, altre matrioske si sono aperte, restando ampiamente sconosciuti interi periodi della sua vita, dalla sua gioventù indicata nel segno del «terrore senza motivo» (bezmotivnyi) attorno al 1905, alle giornate insurrezionali di Pietrogrado nel luglio 1917 prima del colpo di Stato d'Ottobre, o anche alla sua partecipazione agli «anarchici underground» che, fin dal 1919, ricostituirono delle reti per attaccare in modo mirato e contemporaneamente i bianchi e i rossi, richiamandosi nella loro agitazione ad una «terza rivoluzione sociale».

La cattiva novella

Miraggi

La cattiva novella

Carl Einstein

Nel 1921 Carl Einstein riesce a portare il teatro davanti ad un tribunale con la pubblicazione dell'opera Die Schlimme Botschaft (La cattiva novella) — di cui pubblichiamo pochi estratti — dove mette in mostra una acerba critica dei costumi e dell'ipocrisia dell'epoca in chiave antireligiosa. Incriminato per blasfemia, Einstein verrà processato e condannato a pagare una multa di 15.000 marchi in quello che sarà ricordato come l'unico processo per "vilipendio alla religione" nella Repubblica di Weimar. Ma questo è nulla in confronto all'enorme scandalo in tutto il mondo intellettuale ed accademico che Einstein solleverà tre anni dopo, nel rifiutare la prestigiosa cattedra offertagli dal celebre Bauhaus, rimanendo così fedele alle sue parole: «Sempre da rifiutare le obbligazioni di un certo ambito».

Cose da dire

Brulotti

Cose da dire

A. N.

Zdena osservava quell'avvicinamento. E non le piaceva affatto. Più di tutto la irritava pensare che lui, una nullità che lei poteva schiacciare in qualsiasi momento mandandolo anche a morte se le andava, aveva il potere più grande di tutti: quello di piacere – non sapeva fino a che punto – all'oggetto della sua ossessione.
Zdena fu tentata di trascinare EPJ 327 nella fila dei condannati: perché non eliminare semplicemente il suo rivale? La dissuase rendersi conto che non era affatto il suo rivale: lei non era in lizza con lui. Indubbiamente, sarebbe stato più intelligente studiare la metodologia dell'uomo. Ahimé, aveva notato che era di quelli che seducono con la parola.
E su quello, Zdena si sentiva in una posizione di inferiorità. Un'unica volta in vita sua aveva creduto di essere stata eloquente: davanti alle telecamere di Concentramento, quando si era dovuta presentare al pubblico, e si era visto il risultato.

Achtung banditen!

Brulotti

Achtung banditen!

Banditi. Così venivano definiti coloro che si opponevano ai regimi nazista e fascista e lottavano per la libertà. La storia ce li ha fatti conoscere col nome, piuttosto riduttivo, di partigiani. C’è chi, ancora oggi, crede di poter raccogliere la loro eredità, la loro storia, i loro sogni ed i loro ideali, e poterli incasellare in una associazione dal nome altisonante: ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Al di là della retorica del loro dirsi antifascisti, oltre le dichiarazioni pompose rilasciate un giorno all’anno, per festeggiare una Liberazione mai realizzata completamente, questi figuri non hanno mai raccolto la tensione che animava migliaia di uomini e donne che hanno lottato – anche a mano armata, a vita e a morte – contro il cancro nazi-fascista, molti di loro prima di vedere la caduta del fascismo, l’8 settembre 1943, e l’instaurarsi dell’impostura democratico/capitalista, identificando il nemico e agendo.

Studenti delinquenti

Brulotti

Non vogliamo essere studenti, siamo delinquenti!

Alcuni selvaggi

Questo è un pamphlet. Non è un libro, né un libretto, né un quaderno, né un quadernetto, è un pamphlet. Non pretende – lungi da ciò – di essere oggettivo, né di creare consenso. Le sue pretese sono molto più grandi, per cui non capiamo perché dovremmo fare i modesti quando possiamo aspirare a qualcosa di meglio. Che cos'è meglio? Non vogliamo avere limiti. Non sappiamo se ne abbiamo oppure no, ma non è questo il punto, perché noi non desideriamo avere limiti, vogliamo scatenarci. Ciò che ci importa siamo noi stessi. Ci preoccupiamo degli ostacoli e dei nemici nella misura in cui ci impediscono di fare quello che vogliamo o di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno. Se non ci infastidiscono, non esistono. E se danno fastidio, devono smettere di esistere. Abbiamo trascorso sufficiente tempo a meditare, a riflettere sul nemico, il Sistema, il Capitale, ecc.
Pensiamo che sia giunto infine il momento di dedicarci a noi stessi. Cosa ci piace? Cosa no? Cosa vogliamo? Cosa no? Quali sono i nostri veri desideri?

Dal sottosuolo sociale

Brulotti

Dal sottosuolo sociale

Wanderer

Avete detto che nella grande ora mi avreste chiamato, ed io risposi sempre che non sarei mancato al vostro appello. Ora non l'avete ancora fatto, ma siccome io sento che la storia è giunta ormai alla sua svolta, io non posso, non voglio più a lungo attendere, e vengo, vengo ad instaurare la Giustizia.

Non vi son che io che può farlo. Non vi son che io che vi può liberare. Io sono l'alito di tutte le libertà! Ovunque io passo schianto, spezzo le catene, io, l'animatore dei forti e dei deboli, degli audaci e dei vili!

Con me non vi son più viltà. Ogni cuor di coniglio diventa cuor di leone. Calpesto ogni debolezza, disprezzo ogni esitazione e sono l'antagonismo di ogni adagio. Io voglio e voglio subito. La mia sete è come quella del viaggiatore nel deserto.
L'attesa è la mia morte!

Manifesto

Brulotti

Manifesto

Anselme Bellegarrigue

Che non mi si parli affatto della rivelazione, della tradizione, delle filosofie cinese, fenicia, egiziana, ebraica, greca, romana, tedesca o francese; al di fuori della mia fede o della mia religione di cui non devo render conto a nessuno, non so che farmene delle divagazioni degli antenati; io non ho antenati. Per me, la creazione del mondo è datata dal giorno della mia nascita; per me, la fine del mondo deve compiersi il giorno in cui restituirò alla massa elementare l’apparato e il respiro che costituiscono la mia individualità. Io sono il primo uomo, io sarò l’ultimo. La mia storia è il riassunto completo della serie dell’umanità; io non conosco, non voglio conoscere altro. Quando soffro, che bene mi viene dalle gioie altrui? Quando gioisco, che cosa ricavano dai miei piaceri quelli che soffrono? Cosa mi importa quello che si è fatto prima di me? In che cosa sono toccato da quello che si farà dopo di me?

2014-18...

Brulotti

2014-18: il passato e il futuro contro il presente

Un secolo. Considerato a una certa distanza sembra microscopico, appena un sospiro da un punto di vista storico. Ma è anche il momento cardine fra nonni e bisnonni, fra volti noti e foto ingiallite, fra tratti vicini e storie lontane. 1914-1918.
Si avvicinano molte commemorazioni, magari alla presenza di signori signore alti dignitari. Si tengono discorsi che pretendono che «noi» abbiamo imparato dalla storia, che «noi» siamo ora sulla buona strada. Una nota effimera qui (i miglioramenti sono sempre possibili), una confortante pacca sulla schiena là, e come apoteosi quell'inevitabile «Mai più guerra». Una barzelletta che non va fuori moda; le persone di potere che si ergono da pacifisti. Anche le esequie di Mandela hanno costituito una di quelle opere teatrali i cui attori sono conosciuti. Quelli che rivendicano il monopolio della violenza, comandano e armano eserciti e milizie (o polizie se preferite), stringono alleanze per conquistare e occupare territori (war on terror o missioni di pace, nella neolingua), timbrano le autorizzazioni di esportazione di materiale bellico con destinatari spesso ambigui ma dagli obiettivi sempre chiari; dall'oppressione allo sterminio.

I beneamati avieri

Intempestivi

I beneamati avieri

Da alcune settimane mi ronza in testa uno dei proverbi molussici cari a Günther Anders: «Nessun artigliere torce un capello a una mosca». Con il suo humour nero il noto filosofo intendeva così sottolineare come il progresso tecnologico sia riuscito ad anestetizzare gli orrori della guerra, deresponsabilizzando i suoi autori. A differenza dei soldati dei reparti di fanteria, costretti ad imbrattarsi mani e cuore nei combattimenti corpo-a-corpo con il nemico, gli artiglieri operano a distanza. Accudendo solo al loro strumento, non assistono direttamente ai suoi risultati: non vedono il sangue che versano, non odono le urla di dolore, non sentono il fetore dei cadaveri. Ecco perché all'epoca della prima guerra mondiale, a Breslavia, venivano definiti «i nostri beneamati artiglieri». Non erano considerati massacratori in divisa dagli occhi iniettati di odio feroce, ma semplici tecnici addetti alla manutenzione di un macchinario.
Se questo è vero per gli artiglieri, figurarsi per gli avieri!

Bruno Filippi

Brecce

L’olocausto di Bruno Filippi

 

«L’attentato dell’anarchico è disinteressato; gli scopi sono nobili.

L’anarchico muore come un martire...»

Gustave Kahn

 

Il giovinetto anarchico Bruno Filippi, nato il 30 maggio 1900, ardito della Rivoluzione Sociale per l’Anarchia, ha trovato volontariamente una fine eroica e gloriosa agli estremi avamposti, di là dalla Barricata... la sera del 7 settembre verso le 21.
Bruno Filippi — «un giovinetto dalla statura normale, capelli folti e nerissimi, occhi brillanti, viso completamente glabro» fu dilacerato o carbonizzato da una bomba che egli certamente voleva collocare o alla Sede del New Club o al Caffé Biffi, quartieri generali di tutta l’alta delinquenza dell’industria, del commercio, della finanza, del militarismo, del giornalismo e del lupanare dell’interventismo milanesi.

Sbirri

Intempestivi

Sbirri

Gli agenti delle forze dell'ordine uccidono. Non lo fanno solo nel corso di conflitti a fuoco con truci criminali tanto tanto cattivi, costretti da circostanze eccezionali che per fortuna restano circoscritte e limitate. Lo fanno comunque. Lo fanno per mestiere. Devono farlo. Sono pagati anche per questo. Negarlo è una infame o stupida ipocrisia.
Gli agenti delle forze dell'ordine uccidono. A Napoli, un ragazzo di 17 anni che non si era fermato ad un posto di blocco è appena stato ammazzato da un carabiniere che «ha sparato in maniera accidentale un colpo con la pistola di ordinanza». Quante volte abbiamo visto salivare i signori giornalisti sulla accidentalità di simili episodi? Il dolore della famiglia e degli amici, le loro lacrime, i funerali, il vuoto che quella morte lascerà, sono trascurabili in quanto... «accidentali»?
Gli agenti delle forze dell'ordine uccidono. Lo fanno tutti, senza distinzioni di corpo. E lo considerano parte del loro lavoro, un effetto collaterale forse spiacevole che talvolta può manifestarsi, ma che rimane comunque del tutto legittimo e normale.

Al rovescio del linguaggio

Brulotti

Al rovescio del linguaggio

Il linguaggio mantiene nascosto al proprio interno uno stupefacente potere di costruzione e di de-costruzione. Ogni parola apparentemente compiuta non è che lo stato presente di una quantità di altre potenziali parole, «in sospeso», che chiedono solo di manifestarsi alla svolta di uno scarto del linguaggio. Solo l'uso strettamente utilitario della parola cui siamo spesso costretti ci dissimula questi stati, così come ce ne proibisce l'accesso con la scusa dell'univocità, della comprensione, con il pretesto definitivo che il linguaggio sia un codice che deve essere condiviso da tutti, al fine di comunicare. E tuttavia... Il linguaggio che usiamo tutti i giorni, le parole che facciamo servire al nostro pensiero sono ben lungi dall'essere innocenti. Sono in qualche modo «minate» dall'interno, pronte a fare implodere la sostanza stessa che le compone; e mi piace immaginare che noi non ci accontentiamo di costruire le nostre frasi in virtù del loro senso manifesto, ma che inconsciamente non appena pronunciamo una parola agisca di concerto un gioco perverso, al fine di creare un secondo livello di linguaggio, una seconda lettura parallela e sottostante, non più guidata dal principio di realtà ma da quello del puro piacere.

De la Politique à la Vie

Ostrogoto [fr]

De la Politique à la Vie

Wolfi Landstreicher

A partir du moment où l’anarchisme fut d’abord défini comme un mouvement radical distinct, il fut associé à la gauche, une association qui a toujours été difficile. Les gauchistes qui étaient en position d’autorité (incluant ceux qui se sont appelés des anarchistes, comme les leaders de la CNT et de la FAI dans l’Espagne de 1936-37) ont toujours considérés les fins anarchistes, par exemple celles de la transformation totale de la vie ou le principe conséquent que les fins doivent déjà exister dans les moyens, comme des entraves à la réalisation de leurs programmes politiques.

Qu'est-ce que le terrorisme?

Ostrogoto [fr]

Qu'est-ce que le terrorisme?

Maré Almani

En mai 1898, le roi Umberto I, préoccupé par les nouvelles qui lui parviennent de Milan où venait d’éclater une grève générale, confiait au général Bava Beccaris le soin de réprimer la révolte. L’ordre est donné aux soldats de tirer à vue, et Bava Beccaris fait ouvrir le feu sur la ville à coups de canon. Le bilan est de 80 morts et 450 blessés. Fier du devoir accompli, le général télégraphe au roi que Milan est désormais «pacifiée». Le chef de gouvernement, le marquis Di Rudini, fait interdire plus de cent journaux d’opposition, les Bourses du Travail, les cercles socialistes, les Sociétés mutualistes, mais aussi pas moins de 70 comités diocésains et 2500 comités paroissiaux.

What is terrorism?

Ostrogoto [en]

What is terrorism?

Maré Almani

In May 1898, king Umberto I, worried about the news reaching him from Milan where a general strike had broken out, entrusted general Bava Beccaris with the task of repressing the revolt. The order is given to the soldiers to shoot at sight, and Bava Beccaris opens fire on the town with canon shot. The balance is 80 dead and 450 wounded. Proud of having done his duty, the general telegraphs the king that Milan is now "pacified”. The head of the government, the marquis Di Rudini, prohibits over one hundred opposition newspapers, the Bourses de Travail, socialist circles, Mutual Societies, and also at least 70 diocesain committees and 2,500 parish committees.

Pensiero e dinamite

Brulotti

Pensiero e dinamite

Ci sono questioni che è meglio porsi di continuo. Sono questioni che danno un orientamento alla tua vita e alla tua lotta; questioni che potrebbero aiutare ad uscire dai vicoli ciechi e a schiudere nuovi orizzonti. Una di tali questioni potrebbe sembrare particolarmente banale agli occhi di alcuni, ma di fatto non lo è per nulla. «Perché siamo anarchici?». Certamente non perché sia di moda, né perché ci permetta di guadagnare molto denaro. Nemmeno perché ci prometta una vita facile, o perché concili il sonno. Siamo anarchici perché abbiamo compreso che qualsiasi oppressione, in ogni epoca ed in ogni circostanza, proviene dall'esistenza dell'autorità. Abbiamo identificato nell'autorità il nostro nemico. Ecco il cuore della lotta anarchica.
Ma che cos'è l'autorità? Dove si trova? Ne senti parlare quando vengono evocati lo Stato, il militarismo, i rapporti capitalisti. L'autorità è quindi una logica, un rapporto, è una idea. Ma l'autorità la puoi anche toccare.

Lo "sport" della carità

Brulotti

Lo "sport" della carità

Umberto Postiglione

L'high people della repubblica yankee, la haute société della vecchia Europa che voglion vivere la vita, che in ogni istante di questa vogliono assaporare l'ebbrezza d'un piacere, sanno bene spendere il loro tempo. Come il lavoro è un bisogno fisiologico, così essi applicano le loro fiacche energie allo "sport". E amano la verità. D'estate nelle spiagge pittoresche, il canottaggio; nelle montagne aspre e selvagge, l'alpinismo. D'inverno nelle convalli erte, il pattinaggio; negli aristocratici cottage apartment il ricevimento di società; nei salotti caldi e profumati, le sciape conversazioni d'attualità; il flirt, il ballo, e come utile diversivo lo "sport della carità"