L'ostinato rifiuto del Paradiso

Brulotti

L'ostinato rifiuto del Paradiso

Penelope Nin

Si mormora in giro che noi — un “noi” non meglio definito e la cui indefinibilità torna utile agli interessi di bottega dei “mormoratori” — non abbiamo nulla a che fare con l'anarchismo, essendo in realtà nichilisti camuffatisi per penetrare nel sacrario dell'anarchia con male intenzioni. È noto che a furia di fare il mestiere di custodi del tempio si finisce per vedere ladri dappertutto, e forse è giunta l'ora di tranquillizzare i “nostri” agitati detrattori.
Innanzitutto dovrebbero chiarire cosa intendono per “nichilismo”. Personalmente guardo con sospetto chiunque mi decanti le gioie del nichilismo perché credo che il nichilismo, in quanto sostanzializzazione del nulla, sia un inganno. Quando l'incompiutezza del tutto viene colta con un sentimento di pienezza, è difficile resistere alla tentazione di sostituire il vecchio assoluto col suo momento più astratto, nel quale il nulla si trasforma immediatamente in tutto e quindi furtivamente si totalizza. Il nichilismo mi appare insomma come una astuzia della ragione, che respinge tutto l'edificio del sapere nel buio del Nulla solo per ricevere, attraverso questa spettacolare negazione radicale, ancora di più la luce del Tutto.

Architetti al servizio dell’oppressione

Fuoriporta

Francia: Architetti al servizio dell’oppressione

I «Quartieri di Nuova Concezione» sono sezioni di una struttura penitenziaria ma fisicamente separate dal resto degli edifici, in cui vengono piazzati i detenuti in fine pena (a cui manca meno di un anno da scontare) o condannati a pene brevi (meno di un anno). Queste sezioni possono contenere tre regimi di detenzione: per semi-liberi, altri riservati ad una pianificazione della pena e altri ancora per detenzioni brevi. In celle individuali dotate di doccia e cucinino, la sopravvivenza è più facile: si tratta del rovescio della medaglia dei tuguri delle Case Centrali (prigioni di sicurezza).
I QNC servono infatti da valvole di sfogo per garantire la tranquillità all’interno delle carceri, in base alla politica che ricompensa gli sforzi di «reinserimento» dei detenuti (se vuoi uscire più in fretta, mettiti prono, dimostra che vuoi inserirti e che sei diventato un buon cittadino…). Il vecchio metodo del bastone e della carota (la premialità nella detenzione, appunto).

Il suicidio come subappalto

Brulotti

Il suicidio come subappalto

Anne Archet

Più noi obbediamo, più i Padroni sono esigenti e crudeli. Se questo vi sembra — come a me — un paradosso, è perché voi siete — proprio come me — degli schiavi. Allora se pensate che stando in fila, spiegando i vostri spostamenti, rivolgendovi gentilmente alle autorità, rispettando le ingiunzioni del tribunale, formulando domande chiare e ragionevoli, agendo in conformità con le esigenze della vostra categoria sociale (gli studenti studiano, i lavoratori lavorano, le donne fanno panini, i musulmani ritornano in musulmania e i trans si arrabattono per essere invisibili) e canalizzando le vostre insoddisfazioni in un partito politico che al limite si agiterà durante il carnevale periodico delle elezioni (quando i padroni fanno finta di essere schiavi per un mese per allentare un po' la pressione), in breve, se pensate che facendo esattamente ciò che vi viene detto di fare, facendo tutto ciò che occorre per essere rispettabili, accomodanti e con una buona reputazione, otterrete il privilegio di vivere, vi cullate in carezzevoli sogni. Sogni democratici, per di più: i più piatti, i più tristi, i più mediocri dei sogni.

Chi darà l'occhio al ciclope?

Brulotti

Chi darà l'occhio al ciclope?

Un secolo fa il governo italiano annunciava il suo ingresso nella Prima Guerra Mondiale. In occasione di questa ricorrenza infame, celebrata oggi da tutte le istituzioni e dai loro servi in un tripudio di stracci tricolori, abbiamo pensato di pubblicare una piccola antologia di testi tratti dal numero speciale che Cronaca Sovversiva — il giornale animato negli Stati Uniti da Luigi Galleani e in un certo senso portavoce dell'anarchismo autonomo — dedicò alla Grande Guerra. Testi che non miravano solo a criticare quel conflitto bellico che riempì di morti i cimiteri e di invalidi gli ospizi, ma anche a dipanare la confusione e gli equivoci che riempivano la testa di tanti sovversivi. Ancora oggi, all'esplodere di una qualsiasi guerra, non sentiamo forse alzarsi da ogni parte sia giustificazioni reclamanti "necessità storiche" che lamentele invocanti "pacifiche convivenze"?
Contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione!

Emozioni, non petizioni

Intempestivi

Emozioni, non petizioni

Il Municipio, assieme alla chiesa, è il luogo d'incontro fra ciò che sta in alto e ciò che sta in basso. È l'istituzione, il luogo fisico in cui si recano i comuni mortali per chiedere il permesso e per implorare il perdono. Per chiedere, insomma, con una marca da bollo o col segno della croce. Qui parla la voce del padrone, di terra o di cielo. E parla tutti i giorni, al dettaglio. Non è la sede centrale, lontana e quasi irraggiungibile, in grado di intimidire con la sua fastosa grandezza. No, è la sede periferica. Piccola, a misura d'uomo. Ovunque ci si trovi è sempre lì, in piazza, appena dietro l'angolo. Il cittadino deve essere sempre a portata di mano per l'autorità. L'autorità deve essere sempre a portata di mano del cittadino. In caso contrario, la catena di trasmissione del comando e dell'obbedienza potrebbe non funzionare.

Pamphlet contro Weimar

Miraggi

Pamphlet contro il punto di vista di Weimar

Raoul Hausmann

Era considerato il «Dadasofo» del Club Dada berlinese, ovvero il suo filosofo. Pittore, disegnatore, fotografo, poeta, teorico, prosatore, animatore di riviste, ballerino e performer, Raoul Hausmann (1886-1971) pensava che Dada non fosse un semplice movimento artistico, bensì una «situazione di vita, una forma di mobilità interna». Inquietudine interiore incapace di adeguarsi a qualsiasi convenzione sociale, giacché «l'uomo nuovo deve avere il coraggio di essere nuovo». Sarà per questo che Hausmann nel 1919 pubblicò un articolo su L'Unico - organo degli anarchici individualisti tedeschi animato da Anselm Ruest, studioso di Max Stirner – e nel 1963 entrò in corrispondenza con Guy Debord, arrivando poi a tradurre in tedesco Della miseria nell'ambiente studentesco?
Ad ogni modo, ecco qui il celebre testo che segnò il punto di contatto fra Dada ed il movimento anarchico.

Metafisica del Prut

Contropelo

Metafisica del Prut

Avete presente il giochetto delle associazioni di parole, quando alla proposizione di un termine la mente umana ne abbina un altro strappandolo dall'inconscio, dalla memoria o da chissà dove? Funziona anche con i nomi. Io, ad esempio, faccio sempre un accostamento bizzarro. Ogni volta che viene evocato uno dei più celebri filosofi italiani viventi, davanti ai miei occhi egli compare puntualmente accompagnato da un oscuro anarchico francese dell'800. È un vero e proprio riflesso condizionato il mio, di cui non riesco a liberarmi, sebbene non sia difficile capire che non ci sono proprio relazioni fra il cattedratico Giorgio Agamben ed il proscritto Ernest Coeurderoy. Eppure...
Per fortuna so bene qual è il motivo per cui mi succede questo, non occorre che mi rivolga ad uno psicanalista. Non c'è alcun rimosso da far riaffiorare, ricordo perfettamente quando è iniziato questo abbinamento. Stavo sfogliando un libro di Coeurderoy quando mi sono imbattuto in queste parole: «Leggere troppo è non voler mai negare niente e non voler mai affermare niente. L'estrema erudizione, come la primitiva ignoranza, generano il Mutismo stupido o la Chiacchiera delirante. Chi vuole sapere troppo si annichilisce tanto quanto chi non vuole imparare nulla...

Il castello dei fantasmi

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Il castello dei fantasmi

Talvolta siamo indotti a credere di abitare in un mondo di fantasmi. Senza corpo né forma, essi infestano i nostri giorni e le nostre notti, cercando di determinare e di controllare la nostra intera esistenza. Si chiamano Economia, Nazione, Politica, Bene Pubblico, Stato, Ordine. Nessuno sa esattamente in cosa consistano, perché esistano e, soprattutto, i pareri sono discordi. Fantasmi quindi, inafferrabili, estremamente resistenti alla critica benevola o costruttiva, come si dice, perché dotati di una incredibile capacità di assorbimento delle mezze opinioni, degli all'incirca e delle critiche superficiali.
Il potere scava di continuo l'abisso fra questi concetti ideologici e la materialità tuttavia innegabile dello sfruttamento, dell'oppressione, dell'ingiustizia, dell'assenza di libertà. Si parla di Economia come se fosse qualcosa di separato dalle ore di lavoro che si svolgono soffocando, come se non riguardasse gli abiti che tutti indossiamo, fabbricati da milioni di schiavi in un paese lontano. Si parla di Ordine senza rendersi conto che questo concetto, applicato alla realtà, riguarda per esempio le migliaia di immigrati morti alle frontiere. Si parla di Reclusione, di Punizione e di Giustizia, ma colui che parla è difficile che trascorra i suoi anni in nove metri quadrati.

L'impostura Heidegger

Autopsia

L'impostura Heidegger

Max Vincent

Questo testo critico su Martin Heidegger difficilmente potrà insegnare qualcosa di nuovo a chi segue l'attualità heideggeriana da una decina di anni. Vorrei dire che si rivolge in primo luogo a quei lettori talmente disgustati dal gergo filosofico di Heidegger al punto da far loro «cadere dalle mani» i suoi libri, ma anche a chi si proibisce di leggere Heidegger per le note ragioni «politiche». Ciò per confortare all’occorrenza la scelta degli uni o degli altri, sostenendola, e per contribuire a spiegare meglio entrambe queste forme di rifiuto. Tuttavia non escludo che L'impostura Heidegger, come un messaggio chiuso in una bottiglia lanciata in mare, possa trovare un destinatario a cui non era destinato. Essendo state ridistribuite le carte in questo inizio del XXI secolo, forse questi improbabili lettori considereranno con altri occhi l'attuale partita che si presenta loro, per riconoscere finalmente che prima le carte erano state truccate.
Comunque sia, in questo genere di esercizi — simile al lavoro di un montatore cinematografico — è importante scegliere bene l'ordine delle sequenze attraverso cui si organizza il film Heidegger, quello di una impostura intellettuale e filosofica senza pari nel XX secolo (impostura non imputabile unicamente all'autore di Essere e tempo, ma anche agli heideggeriani più fedeli).

Segnali di fumo

Brulotti

Segnali di fumo

Se nel corso degli ultimi anni è riuscita a farsi sentire la tentazione del nichilismo (attivo o passivo, non fa qui differenza), è perché la politica ha colonizzato ogni anfratto dell'esistenza umana e vi ha inscenato talmente tante volte il suo insulso teatrino da provocare una irrefrenabile ondata di disgusto. All'incanto del vivere, letteralmente, non crede più nessuno (men che meno ora, con la mera sopravvivenza in pericolo). Si subiscono le sue molteplici rappresentazioni, questo sì, esausti e mansuefatti. Immobilizzati, spesso, dalla convinzione che non esista altra possibilità. Motivo per cui, in questa titanica società che sta affondando, sembra non sia rimasto altro da fare che ballare. Ovviamente c'è ballo e ballo, canzonetta e canzonetta. Ai piani alti si prevedono riprese economiche e consensi politici che fermeranno la «crisi», in basso si preannunciano lotte radicali e conflitti sociali che mineranno il dominio. Per stare sereni, basta crederci.
Pensiamo allo scorso Primo maggio...

I cuori avviliti del progresso

Brulotti

I cuori avviliti del progresso

Charles Baudelaire

L'immaginazione umana può concepire, senza troppa fatica, repubbliche o altri Stati comunitari, degni di qualche gloria, quando siano governati da uomini consacrati, da certi aristocratici. Ma la rovina universale, o il progresso universale (poco m'importa il nome), non si manifesterà specialmente per mezzo di istituzioni politiche: avverrà attraverso l'avvilimento dei cuori. Debbo dire che quel po' di politica che resterà si dibatterà penosamente fra le strette dell'animalità generale, e che i governi saranno obbligati per reggersi e creare un fantasma d'ordine a ricorrere a mezzi che farebbero fremere la nostra umanità presente, pur così indurita?

Tous en rang ?

Ostrogoto [fr]

Tous en rang ?

Pendant qu’en Italie les mass-médias se plaignent parce que quelques heures de rage contre des banques, des magasins et des voitures dans quelques rues de Milan auraient «détruit la ville» en ruinant l’inauguration d’une Expo où les responsables de la faim dans le monde —gouvernements et multinationales— se sont donnés rendez-vous pour discuter de comment combattre la faim dans le monde (par un suicide collectif des classes dirigeantes ?), en Belgique les journalistes ont commencé à sonner à leur tour l’alarme. Au début de la semaine, leurs lecteurs ont en effet pu apprendre qu’ «en ce moment, un groupe particulièrement actif sème la terreur à Bruxelles».

Tutti in riga?

Intempestivi

Tutti in riga?

Mentre in Italia i mass-media si lamentano perché un paio d'ore di rabbia contro banche, negozi e automobili in un paio di strade di Milano avrebbero «distrutto la città», rovinando l'inaugurazione di un Expo dove i responsabili della fame del mondo — governi e multinazionali — si sono dati appuntamento per discutere su come combattere la fame nel mondo (suicidio collettivo delle classi dirigenti?), in Belgio i giornalisti hanno iniziato a loro volta a lanciare un allarme. All'inizio di questa settimana i loro lettori sono infatti venuti a sapere che «in questo momento, un gruppo particolarmente attivo semina il terrore a Bruxelles».
Bella scoperta, si dirà. Tutti sanno che la capitale belga ospita la sede del Parlamento Europeo. Da lì partono le leggi per controllare e reprimere e sfruttare. No, non è di questo che stanno parlando. Gli uomini di potere in giacca e cravatta sono buoni, seminano solo simpatia. Ah, ok, abbiamo capito. Si tratta della Nato, il cui quartier generale si trova anch'esso a Bruxelles. Da lì partono gli ordini di invadere e bombardare e massacrare. Macché, non è nemmeno di questo che stanno parlando. Gli uomini di potere in tuta mimetica sono buoni, seminano solo democrazia.
Macché, il problema è un altro, dicono, ben più temibile: «gli anarchici vogliono creare il panico in Belgio».

Carpe Diem

Contropelo

Carpe Diem

A nessuno è concesso di conoscere il futuro, né di determinarlo a proprio piacimento. La vita è davvero quello che ci capita mentre siamo impegnati a fare altri progetti. I soli obiettivi che talora si riescono a raggiungere sono quelli più banali. Spesso mediocri. Ma i grandi obiettivi, quelli, conoscono solo generosi tentativi trascinati da entusiasmo e speranza. Perché, ad essere sinceri fino alla brutalità, trascorriamo gran parte della nostra esistenza ad assistere da spettatori — attoniti o infuriati — alla realtà quotidiana. Veniamo determinati, assai più di quanto riusciamo a determinarci. Ed è anche questo senso di impotenza a spingere all’azione. Gli attacchi solitari, così come gli assalti collettivi, possono dare un senso alla vita, la riempiono e la abbelliscono rendendola meno triste. Ma spesso è soprattutto attraverso i voli della retorica che arrivano a minacciare l’esistente. Un esistente che si sta mostrando sempre più in grado di fagocitare ogni pensiero ribelle, ogni atto audace, e di riprodursi nonostante questi ultimi, talvolta anche attraverso gli stessi. Incessantemente. «L’avvenire noi siam, pensiero e dinamite», si diceva oltre un secolo fa. No, noi anarchici non siamo più l’avvenire (se mai lo siamo stati). In un certo senso, non possiamo nemmeno più esserlo. I vasi comunicanti fra il pensiero e l’azione sono stati tagliati, forma e contenuto non vanno più di pari passo. All’orizzonte di questa civiltà ipertecnologica rumoreggia il ritorno dell’analfabetismo, non certo l’avvento della coscienza. La pace dei mercati rischia di essere minacciata dalla guerra civile, assai più che dalla guerra sociale. L’idea non arma più il braccio, il braccio non riesce più a dare potenza all’idea. Privati d’ogni prospettiva, si finisce, semplicemente, per agitarsi, sballottati qua e là dagli avvenimenti.

Vivere in una magnificenza d’accatto

Brulotti

Vivere in una magnificenza d’accatto

Friedrich Nietzsche

Non c’è niente in natura di così spregevole e dappoco che con un piccolo soffio di quella facoltà conoscitiva non si possa gonfiare come un otre; e allo stesso modo in cui qualsiasi facchino vuol avere i suoi ammiratori, anche il più orgoglioso degli uomini, il filosofo, è convinto che da ogni lato gli occhi dell’universo siano puntati telescopicamente sul suo fare e sul suo pensare.
È degno di nota che a tanto giunga l’intelletto, qualcosa cioè che è concesso proprio solo come strumento ausiliario alle più infelici, alle più fragili, alle più transitorie delle creature, per conservarle un minuto nell’esistenza; giacché esse altrimenti, senza quel supporto, avrebbero tutte le ragioni a volatilizzarsi tanto rapidamente quanto il figlio di Lessing. Quella tracotanza legata alla conoscenza e alla sensibilità, nebbia accecante che sta davanti agli occhi e ai sensi degli uomini, li inganna dunque sul valore dell’esistenza, portando in se stessa la valutazione più piena di lusinghe circa la conoscenza. Il suo effetto più generale è l’inganno — ma anche gli effetti più particolari portano con sé qualcosa dello stesso carattere.

Med blottade tänder

Ostrogoto (sv)

Med blottade tänder


mot det rådande, dess försvarare och dess falska kritiker

 
 
Livet är inget mer än ett ständigt sökande efter något att hålla fast vid. En går upp varje morgon, bara för att några timmar senare befinna sig i sängen igen – som en sorglig pendlare mellan brist på begär och utmattning. Tiden passerar och stimulerar oss allt mindre. Tyngden från vårt samhällsansvar tycks inte längre knäcka oss, då vi har lärt oss att fördela vikten. Vi lyder utan att ens göra oss besväret att samtycka. Döden sonas genom att leva, som en poet skrev, från en annan skyttegrav.

Contre la guerre, contre la paix

Ostrogoto [fr]

Contre la guerre, contre la paix

Elements de lutte insurrectionnelle contre le militarisme et la répression

 
Guerre et paix
 
Les commémorations des événements de 1914-1918 organisées un peu partout en Europe viennent nous rappeler que tout le monde est contre la guerre. De l'homme d'Etat au citoyen, de l'entrepreneur au philosophe, du chercheur à l'ouvrier, tous se déclarent catégoriquement opposés à une répétition de la grande boucherie. Ils sont pour la paix. Et au nom de cette même paix, ils acceptent, avec différents degrés de responsabilité, de collaboration ou d'acceptation, certaines guerres. Pour rétablir la stabilité dans une région en proie à la guerre civile, pour secourir une population menacée de génocide, pour remplacer des régimes cruels : le chemin de la guerre est pavé de bonnes intentions. Au nom de valeurs reconnues par l'entièreté de l'humanité, la « justice » et la « paix », les pires massacres sont commis. 

New Edition of “At Daggers Drawn”

Ostrogoto [en]

New Edition of “At Daggers Drawn”

afterword

 

Beaten Daggers

 

Published in May 1998 by NN editions, created seven months earlier by some anarchists that had taken part in the experience of the weekly Canenero, in the course of 17 years, this pamphlet has gone around the world, having been translated into Spanish, Portuguese, English (with editions in the United Kingdom, the United States, and Australia), French, Dutch, German, Swedish... Since it has nourished much reflections, furnished ideas, reinforced inclinations, raised doubts, as well as provoking irritation (the concept of the «existent» above all, in its unbridled totality, has shown itself rather indigestible to those who aspire to administer at least something of what is the state), one can affirm that in its own small way, At Daggers Drawn has made its contribution to the spread of an autonomous anarchist insurrectional perspective.