La paille brûle

Ostrogoto [fr]

La paille brûle

Il y a cent-quinze ans, le 29 juillet 1900, l’Italie s’est retrouvée soudain sans Roi. Le monarque Umberto I n’avait pas été détrôné par un coup d’Etat ou par une révolution, par un vote du parlement ou par un référendum populaire. Non, il avait été abattu par les coups de revolver tirés par un individu singulier — l’anarchiste Gaetano Bresci — débarqué des Etats-Unis pour venger le massacre effectué deux ans plus tôt à Milan par le général Bava Beccaris contre des émeutes du pain.

La paglia brucia

Intempestivi

La paglia brucia

Centoquindici anni fa, il 29 luglio 1900, l'Italia si ritrovò all'improvviso senza re. Ma il monarca Umberto I non venne detronizzato da un colpo di Stato o da una rivoluzione, da un voto parlamentare o da un referendum popolare. No, era stato abbattuto dalle rivoltellate esplose da un singolo individuo — l'anarchico Gaetano Bresci — giunto dall'America per vendicare il massacro avvenuto due anni prima a Milano ad opera del generale Bava Beccaris durante i moti per il pane.
All'epoca il gesto di Bresci fu applaudito da gran parte della popolazione, ma duramente condannato da tutte le forze politiche (anche da quelle composte da sovversivi). La cosa non stupisce, anzi, è talmente ovvia. Gli esseri umani in carne ed ossa, che vivono e soffrono, che hanno un cuore ed una dignità, non possono che gioire davanti alla morte del tiranno. Ma gli esseri di paglia, quelli che amano calcare il palcoscenico della politica, non possono tollerare che qualcuno decida di uscire dalla rappresentazione.

Tesi sul razzismo

Contropelo

Tesi sul razzismo

Les Amis de Némésis

In ogni epoca il razzismo è stato una questione avvelenata, fatalmente votata a veicolare e a trasmettere la falsa coscienza ideologica. In effetti il razzismo determina generalmente la posizione di coloro che si oppongono ad esso, e i suoi nemici sono così portati a fare il suo gioco. Il cretino che attacca un nero perché è nero incoraggia con l’esempio un altro cretino, che difenderà il nero perché è nero. In questo modo tutti gli elementi reali di valutazione di un individuo scompaiono a profitto di una opposizione formalista vuota, e la posizione razzista contiene e domina — di fatto e subdolamente — la posizione antirazzista. Ai neri non resta che completare questo delirio trattando gli altri da «sporchi bianchi», e diventare magari ancora più razzisti dei bianchi. L’antirazzismo è stato universalista per poco tempo, molto timidamente e solo in teoria; in pratica, si modella diffusamente sull’esempio americano, traducendosi in sordido equilibrio fra razzismi ritenuti in grado di tollerarsi fra di loro in quanto razzismi.

I recuperatori dell'esistente

Fuoriporta

I recuperatori dell'esistente

un insorto non incline al pentimento

Nel secondo numero di questa pubblicazione, abbiamo già scritto sul ruolo d'integrazione nel sistema sia delle ONG sia di diversi gruppi di sinistra e riformisti al fine di pacificare sollevamenti e conflitti con l'assimilazione di differenti lotte privandole delle caratteristiche fondamentali che avevano acquisito. Abbiamo già detto che in tal modo il sistema, attraverso i suoi programmi di orientamento sociale cittadino, integra nei suoi ranghi gruppi potenzialmente pericolosi per la pace sociale o la stabilità del paese. A fianco delle istituzioni, diversi collettivi dello spettro della sinistra partecipano a questo ruolo di recupero.
Ciò che noi chiamiamo «recupero» è costituito da tutto un insieme: quando una lotta tende a radicalizzarsi si vede integrata nel sistema da gruppi di sinistra e da ONG; e quando lo Stato stesso si incarica di questo compito utilizza i propri mezzi per recuperare tali lotte e porle sotto il suo controllo, la sua sorveglianza, la sua guida. Ciò avviene anche quando alcuni gruppi di sinistra cercano di prendere parte a lotte conflittuali giungendo a proporre riforme e mediazioni con lo Stato, rendendole così vulnerabili al controllo del sistema.
È ovvio ma necessario sottolineare che le truppe d'assalto dello Stato giocano un ruolo importante nel processo di recupero e di assimilazione dei sollevamenti o delle rivolte.
Ecco alcuni esempi.

Riflessioni per dispiacere

Brulotti

Riflessioni per dispiacere

Simone Weil

So di stare per sconvolgere e scandalizzare molti buoni compagni. Ma quando ci si richiama alla libertà, si deve avere il coraggio di dire ciò che si pensa a costo di dispiacere.
Tutti noi seguiamo giorno dopo giorno, con ansia, con angoscia, la lotta che si svolge dall'altra parte dei Pirenei. Cerchiamo di aiutare i nostri. Ma ciò non impedisce, non dispensa dal trarre lezioni da una esperienza che tanti operai e contadini stanno pagando col sangue.
C’è già stata in Europa una esperienza di questo genere, pagata anch'essa con molto sangue. È l'esperienza russa.

Tra il sogno e la rivolta la ragione vacilla

Miraggi

Tra il sogno e la rivolta la ragione vacilla

Joyce Mansour

Una frase attraversa la testa addormentata
Bisogna aggirare le torri della cattedrale
Torri di sangue nel vento capogiro
Sfavillanti girandole
Organi inesplorati
Ascesso d’attacco per acrobati verbosi
Il ragno appeso alle ciglia
Spia la sua immagine nell'iride del cielo

Odio l'islam, fra le altre...

Brulotti

Odio l'islam, fra le altre...

P. D.

Kant rendeva omaggio a Hume per averlo risvegliato dai suoi anni di sonnolenza dogmatica. Ma se si trattasse di una sonnolenza dogmatica tipica della democrazia? E se la democrazia, al di là delle sue istituzioni politiche, avesse la capacità sorprendente e insidiosa di creare, attraverso i suoi prolungamenti ideologici, un effetto oppiaceo e soporifero? Una dolce paralisi del pensiero? Qualcosa come l'equivalente di un'incisione dei lobi frontali, che lascia il suddito cittadino piacevolmente semi-cosciente, fiaccamente beato? Se la democrazia, in fin dei conti, non fosse che una malattia mentale?
Prendiamo, ad esempio, la proposizione: «Odio l'islam». Ecco qualcosa che in buona compagnia non si dice. E questo per diverse ragioni, farfugliate nel complesso dai boy-scout di ogni risma.

Just in time...

Ostrogoto [en]

Just in time...

The banks are closed, the windows shuttered, a sentiment of vague unease spreads throughout the superficially calm city. The rumors begin to spread- will there or won’t there be a new memorandum? Are the drachmas already being printed? Are the rich getting ready passports, cash and jewels for a quick exit, their own private “Grexit” in direction of Switzerland? And the crowds still head to the sea and the cafes, maybe for one last time...

Appena in tempo...

Intempestivi

Appena in tempo...

Le banche sono chiuse, le finestre sbarrate, una sensazione di vago disagio
si va diffondendo attraverso la città calma in superficie.
Cominciano a circolare le voci — ci sarà o non ci sarà un nuovo memorandum?
Le dracme sono state già stampate?
I ricchi hanno pronti i propri passaporti, denaro e gioielli per una precipitosa uscita,
la loro «Grexit» privata verso la Svizzera?
E le folle vanno ancora al mare e nei bar, magari per l'ultima volta...

La squadra

Intempestivi

La squadra

A furia di lavorare e fare esperimenti con i virus, un terribile virus li ha lasciati ko. Più di là che di qua. Anche perché, diciamolo, adesso chi si fiderà più di loro? Loro sono quelli della Hacking Team, ditta italiana che da anni offre le proprie competenze informatiche a forze dell'ordine, servizi segreti e governi di mezzo mondo. Di loro, prima si sapeva poco o nulla, solo che avevano sede in un palazzo pieno di uffici a Milano, a due passi dalla questura. E che erano di quei "tecnici" che nessuno conosce, che lavorano nell'ombra, ma il cui operato è fondamentale per la sicurezza dello Stato e per la sua capacità repressiva.
Alcune sere fa, qualcuno ha sottratto 500 GB di dati sensibili dai loro archivi e li ha resi pubblici. Chi sia stato, non si sa. C'è chi mormora sia stato qualche attivista, chi qualche governo straniero, chi è certo che si tratti di un regolamento di conti interno... Non lo sappiamo, né ci interessa saperlo. La mole dei dati resi pubblici è notevole e ce n'è per tutti i gusti.

Il Testamento di Victor Serge

Autopsia

Il Testamento di Victor Serge

Idealizzazione post-mortem del bolscevismo

André Prudhommeaux

La tesi fondamentale dell'articolo testamentario di Victor Serge, pubblicato su La Révolution prolétarienne n. 309 (nov. 1947), è che il Bolscevismo sia morto assassinato tra il 1927 e il 1937. La rotta staliniana attuale, che Victor Serge definisce «totalitarismo», «non ha niente in comune», egli dichiara, «con l'opera feconda e magnifica di Lenin, Trotsky od i loro compagni». «La confusione tra le due è un paradosso falso e pericoloso».
Il primo dovere di un autore che si sforza di dissociare il bolscevismo dal totalitarismo staliniano è ovviamente quello di definire il contenuto di questi due termini — nel modo più esatto possibile — e di opporre tratto per tratto, nella loro realtà concreta, i due «fatti» considerati antagonistici.
Victor Serge dà una definizione, quella di stalinismo; ma si astiene dal dire in che cosa il bolscevismo se ne distingua...

Botte e Risposte

Brulotti

Botte e Risposte

Luigi Galleani

Si domanda: «Credete voi che se uno è pecora nell'organizzazione, fuori di essa sarà un leone? Quando mai l'organizzazione ha impedito un atto individuale?».
 E chi ha mai detto, se è lecito, che un operaio è ribelle soltanto quando non è organizzato?

Chi ha negato mai che un operaio organizzato possa compiere un atto di ribellione individuale?
Figuratevi: financo un bigotto può arrivare sino a tanto.

Quello che noi si nega è che il ribelle sia tale, soltanto perché organizzato.

Quello che non noi, ma i fatti, dicono chiaramente, è che molti individui i quali una volta, erano dei militanti battaglieri ed audaci, entrati nell'unione — specialmente se a coprirvi una carica — andarono perdendo a poco a poco i loro impeti ribelli, la loro attività, sino a cadere in un sonno letargico da cui difficilmente riescono a svegliarsi.

E poi, quando si parla di organizzazione, è ovvio, che non tanto l'individuo singolo, ma la massa è quel che più importa.

Se la risposta è Oxi...

Intempestivi

Se la risposta è Oxi, qual è la domanda?

«Nulla esplode come un pozzo di petrolio, e gli insorti tendono a dare fuoco»
 
 
Sono le parole rilasciate alcuni anni fa da un economista ad Al-Jazeera. Sono anche le parole che ci vengono in mente in questi giorni, quando l'attenzione generale è rivolta verso il paese noto per aver dato i natali alla democrazia, alla civiltà, alla filosofia. La tragedia greca del terzo millennio sta arrivando di nuovo al suo atto cruciale. Dopo anni di prestiti, tiraemolla e dilazioni che hanno permesso allo Stato ellenico di tirare una boccata d'aria, di procrastinare il momento del dramma — il naufragio definitivo — ora pare che ci siamo sul serio. La bancarotta, l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea?, sono alle porte. E le Borse europee crollano in preda al panico.

Capolavoro precursore

Macchianera

Capolavoro precursore

Luigi Galleani

I giorni dell'esilio
Ernest Coeurderoy
Edizioni Anarchismo, Trieste, 2013

 

Ma quando chiudete i volumi di Giorni dell'esilio, voi avete un bel dirvi che son vecchie di mezzo secolo le concezioni rivoluzionarie, che è aberrazione disperata la rivoluzione per il male ad opera dei cosacchi, del Coeurderoy, che sono furori, romantici e retorici i giambi del Dejacque, voi rimanete, vostro malgrado, vibranti sotto quell'urto a chiedervi se siano davvero migliori, perché ci parlano un linguaggio più semplice, le elucubrazioni e le messianiche profezie dei filosofi molto positivi e dei voti cortigiani dell'età nostra.