Quale solidarietà?

Brulotti

Quale solidarietà?

«Prima vennero a prendere gli... »
 
Avete presente i celebri versi solitamente attribuiti al drammaturgo Bertolt Brecht, il cui autore originale è il meno noto pastore protestante luterano Martin Niemöller? Ecco, quei versi semplici ed immediati costituiscono al tempo stesso una critica all'indifferenza di fronte al male, foriera di gravi conseguenze, ed una osservazione sulla sua natura. Ci fanno intuire sia la causa che l'effetto dell'indifferenza. Siamo privi di reazione davanti al male quando e perché colpisce gli altri, lontano da noi. Ecco il motivo per cui non interveniamo, sia per non entrare in contatto col male stesso, sia perché la cosa in fondo non ci riguarda. Questa indifferenza tuttavia permette al male di crescere, di rafforzarsi, di diffondersi, aumentando di conseguenza la probabilità di rimanere a nostra volta sue vittime. Perciò la nostra mancanza di interessamento, che nel breve periodo ci ha magari posti al riparo, a lungo termine si è rivelata non solo inutile, ma persino letale. Perché il male non si arresta da solo.

Contro le guerre

Brulotti

Contro le guerre, contro le frontiere

“L’esercito combatte”, è il titolo delle giornate in ricordo della prima guerra mondiale che partono da Lecce il 21 maggio per spostarsi poi in altre città italiane.
Questo ennesimo tentativo di presentare guerra, soldati e armi da guerra come innocui e tutto sommato divertenti, impressiona e disturba profondamente.
La prima guerra mondiale che si intende ricordare è stata un massacro terrificante di generazioni intere di cui non c’è davvero nulla da esaltare, anzi, l’unico suggerimento che può dare è quanto faccia schifo combattere per la patria e quanto la patria, o l’economia ai nostri tempi, consideri meri numeri coloro che manda al fronte e mere variabili le conseguenze che possono derivare: case, ospedali, civili bombardati: i cosiddetti effetti collaterali. Oggi le guerre sono sempre più tecnologiche, ma allo stesso modo producono morti e distruzione. Non esiste alcun valore positivo da attribuire ad una macchina di morte o ad un soldato: sono solo strumenti nelle mani di chi intende accaparrarsi risorse, gestire un’area nel mondo, accrescere la propria egemonia.

Quadro di Parigi

Brecce

Quadro di Parigi

Villiers de l'Isle-Adam
 
Chi avrebbe mai pensato che, assieme a Vallès e a Verlaine, il solo scrittore francese a prendere le difese degli insorti parigini del 1871 sarebbe stato il cattolico e monarchico Villiers de l'Isle-Adam (sotto lo pseudonimo di Marius)? Nonostante i dubbi e le riserve di molti esperti in letteratura sulla reale paternità di tale scritto, è stato proprio lui a scrivere in quei giorni febbrili uno dei testi più dimenticati sulla Comune di Parigi. Apparso a puntate sul giornale fondato da Lissagaray, Le Tribun du peuple, si tratta di una rara testimonianza poetica di fronte ad una città in cui sia l'autorità terrena che quella divina facevano fatica a riconquistare il potere perduto, una città in cui l'impossibile era diventato possibile. Per circa settanta giorni, uomini e donne da sempre costretti ad obbedire hanno assaporato la propria libertà in un'atmosfera di gioia sfrenata, perfino pronti a morire col sorriso sulle labbra.

Dialogo fra un Ottimista e un Criticone

Brulotti

Dialogo fra un Ottimista e un Criticone

Karl Kraus
 
Ottimista - Lei non può negare che la guerra, a parte l'effetto positivo esercitato su coloro che debbono guardare continuamente la morte in faccia, abbia portato con sé anche una rinascita spirituale.
 
Criticone - Non invidio alla morte questo fatto di doversi far guardare in faccia da tanti poveri diavoli, sbalzati sul piano metafisico dal semplice obbligo universale della forca, a parte il fatto che nella maggior parte dei casi la cosa non riesce. 
 
O. - I buoni diventano migliori e i cattivi diventano buoni. La guerra purifica. 
 
C. - Ai buoni toglie la fede, se non la vita, e i cattivi li rende peggiori. I contrasti del tempo di pace erano già abbastanza grandi. 

Sans loi ni travail

Ostrogoto [fr]

Sans loi ni travail

L’occasion ne fait pas seulement le larron, mais aussi l’émeutier. Donnez une chance à l’être humain de sortir d’une normalité quotidienne faite de réveille-matins, de files d’attente, de devoirs à faire, de commérages de bureau ou de bar, d’écrans sur lesquels s’user les yeux, de canapés dans lesquels s’affaisser le soir... ou donnez-lui une occasion de transgresser, d’en finir avec une vie terne passée entre obéissance et attente de la retraite ou de la mort, et soyez certains qu’il la saisira. Il suffit justement que l’occasion se présente, à savoir le moment propice, le fait qui permet ou favorise son apparition. L’occasion est quelque chose d’éphémère, qui apparaît souvent de manière complètement triviale, qui peut aussi paraître stupide, mais qui n’a en tout cas rien à voir avec une décision raisonnable et bien pesée.

Scadenze scadute

Brulotti

Scadenze scadute

Paolo Schicchi

 

Una rivoluzione oggi non è possibile se non con un assalto improvviso, fulmineo, ignoto ai nemici e che non dia tempo alle masse di stancarsi e di riflettere.
Un nemico che avvisato dell’attacco mobilita tutte le sue forze e ha l’agio di distribuirle comodamente con i criteri dell’arte militare, che ha tutto preparato sino all’ultima torpediniera per l’attacco medesimo è doppiamente forte ed invincibile per noi che non disponiamo né di armi, molto meno perfezionate, né di mezzi di distruzione potenti.
Coglietelo alla sprovvista, in modo che non abbia il tempo di far ciò ed avrete la probabilità della vittoria.

Contro Tap

Papiri

Autorganizziamoci contro Tap

Venerdì 19 maggio ore 21
presso l'area del cantiere Tap
 
Proiezione di 
"La Messa delle cinque"
film-documentario su una lotta antinucleare in Francia

Senza legge né lavoro

Fuoriporta

Francia: senza legge né lavoro

 

L'occasione non fa solo l'uomo ladro, lo fa anche rivoltoso. Date all'essere umano una possibilità di uscire dalla quotidiana normalità fatta di sveglie mattutine, attese in fila, compiti da svolgere, chiacchiere da ufficio o da bar, schermi dove sfinire gli occhi, poltrone in cui accasciarsi la sera... dategli un'occasione per trasgredire, per farla finita con una vita insulsa trascinata nell'obbedienza in attesa della pensione e della morte, e siate pur certi che la coglierà. Basta per l'appunto che se ne presenti l'occasione, ovvero il momento propizio, il caso che consenta o favorisca l'accadimento. E l'occasione è fugace, spesso si verifica in modo del tutto banale, in sé può anche essere sciocca, non ha nulla a che vedere con una ponderata ragionevolezza.
Che sia questo il motivo per cui i mass-media in Italia non hanno detto praticamente nulla di quanto da mesi sta accadendo oltralpe?

Un equivoco chiamato Popolo

Brulotti

Un equivoco chiamato Popolo

"Pensiero e Volontà"

Merlino si dice democratico, intendendo per Democrazia (che etimologicamente significa governo del popolo) l'applicazione del principio di Libertà (associazione da pari a pari) in opposizione al principio di Dominazione (comando, gerarchia, monopolio). Secondo lui «è necessario che la società politica non sia tenuta insieme dalla forza, ma dallo spontaneo consenso degli associati consapevoli dei vantaggi inestimabili dell'associazione»; e perciò vorrebbe che gli organi destinati ad eseguire le deliberazioni della collettività fossero inermi e non potessero quindi imporsi alla volontà del popolo.
Tutto questo è, in sostanza, quello che noi chiamiamo anarchismo, e potrebbe far credere che non siamo divisi dal Merlino che da una questione di parole. Ma in realtà il dissenso è più profondo ed è tutto basato sull'equivoco nascosto nella parola Popolo.

Mosche e boy-scout

Brulotti

Mosche e boy-scout

 

Ma davanti all’infamia quotidiana di una vita a senso unico, trascorsa tra massacri e passività di fronte ai massacri, siamo proprio certi che il silenzio sia d’oro? Laddove un controllo soffocante è riuscito a limitare a dismisura i movimenti più arditi, quella di espressione non è forse la sola libertà rimasta? Per cui, quando preferiamo morderci le labbra per non dare scandalo o non destare sospetti, quando davanti ad un atto che ci fa fremere di gioia non troviamo altre parole che quelle già reperibili sui mass media, quando pur di conservare la pubblica stima ci lanciamo all’inseguimento di patetiche legittimazioni, cosa stiamo facendo? Stiamo attuando una arguta strategia per superare l'ostacolo, oppure stiamo capitolando davanti ai nostri oppressori, rinunciando volontariamente ai nostri sogni più dolci?
Fra alcuni giorni, il 24 maggio, un anarchico di Genova sarà processato per aver pubblicamente criticato la pavidità di chi alcuni anni fa si era affrettato a mettere i puntini sulle i della parola dissociazione, in relazione ad un attacco contro il principale industriale dell’atomo in Italia.
Non potendo (ancora?) esercitare la vecchia e consolidata censura preventiva, lo Stato vuole per lo meno prendersi la soddisfazione della solita rappresaglia punitiva. Nonostante l'odierna trascurabilità di parole rese impotenti dalla cacofonia circostante, una voce stonata gli è comunque insopportabile. Intolleranza avvertita ed espressa non solo dalla ragione di Stato, ma anche dall'ortodossia militante.

Il Disordine dei sogni

Brulotti

Il Disordine dei sogni

un nuovo spazio a Lecce

Lo cantavano, secondo le belle parole di Fabrizio De André, gli insorti del Maggio francese, e con essi una intera generazione, composta da individui che affermavano “siamo realisti, chiediamo l'impossibile”, che “non chiedevano niente, volevano tutto”, e che avevano capito che “non si può ragionare liberamente all'ombra di una chiesa”.

 

Per alcuni sono cose lontane, passate, consegnate allo sguardo rivolto all'indietro degli storici o agli scaffali ammuffiti dell'Accademia. Ma non per tutti. A quasi cinquant'anni di distanza c'è ancora chi ha voglia di cantare il Disordine dei sogni.

Attacchiamo su tutti i fronti

Fuoriporta

Attacchiamo su tutti i fronti

Belgio: prigioni in rivolta, quartieri sotto tensione, sfruttati in collera…

 
«Si viene rinchiusi come topi. L’igiene è vergognosa e le celle fanno schifo». È dall’inizio dello sciopero dei secondini, che dura da 13 giorni, che i detenuti non escono dalle loro celle. Niente docce, niente aria, niente visite, nessuna attività, a volte neanche cibo o medicine. Molti cadono malati, preda di infezioni e di raptus. Sepolti vivi, 24 ore su 24, vengono lasciati marcire.
«Si è a un passo dalla rivolta». Dappertutto, in ogni galera, è lo stesso rintocco. I detenuti si apprestano a passare alla miglior cosa che possono fare ormai: spaccare le celle e distruggere le galere. Nelle carceri di Tournai, Arlon, Huy, Lantin, Andenne… sono già scoppiati incidenti: incendi di celle, allagamenti di sezioni, saccheggi.
«Non era mai successo». Sabato 7 maggio, una rivolta devastatrice ha scosso la prigione di Merksplas (Anvers). Intere ali sono state demolite e incendiate dai detenuti insorti. Alcuni muri sono stati rasi al suolo, le inferriate abbattute, le sezioni saccheggiate.
È questo il momento di agire. Le carceri stanno per esplodere, i quartieri sono infestati dai militari e gli sbirri strepitano, la collera degli sfruttati minaccia di lanciare un nuovo assalto contro il governo.
È questo il momento di agire. Esprimete la vostra solidarietà coi detenuti in rivolta. Date corpo ed anima alla vostra esasperazione. Sconvolgete il quotidiano fatto di rassegnazione. Lanciate una sfida sublime al potere: la sfida della libertà e della solidarietà.

Il vampiro passivo

Miraggi

Il vampiro passivo

Ghérasim Luca

Quante volte ho pensato a te, adoratore della capigliatura, che alle sei di sera davanti alla stazione Trocadéro della metro stavi a spiare le scolare dalle lunghe trecce, con le forbici acuminate in mano come un sesso in erezione. Perché le forbici e i ciuffi di capelli nascosti sotto la camicia mi ricordano il luogo dell'incontro fortuito, il tavolo di dissezione dei Canti di Maldoror? Perché questa donna-oggetto dal cuore come un freddo brandello d'ectoplasma, dalla pelle traslucida e opaca attraversata dal vento e dai contagocce ricolmi di latte dei vampiri passivi, perché mettere quest'ombra solida su un tavolo operatorio, come un'offerta ai piedi della più superba delle donne?
Come potrei altrimenti penetrare la confusione sadomasochista nel fondo del mio essere, attivo e passivo come l'idea di ferita, provocante e provocato come il bianco che risulta dallo spettro solare? E il mio immenso, il mio supremo desiderio di versare sangue, di tuffarmi in un bagno di sangue, di bere sangue, di respirare sangue, come potrei capirlo senza l'offerta di sangue che sono pronto a fare?

Xylella fastidiosa, Stato insopportabile

Brulotti

Xylella fastidiosa, Stato insopportabile

Cronistoria di un’emergenza inventata e riflessioni

 
Il nome del patogeno che avrebbe dovuto infestare nei mesi scorsi tutti gli ulivi del Salento contiene un aggettivo singolare: fastidiosa. E di fatto fastidioso questo batterio lo è stato, perché anziché far morire tutti gli ulivi, le piante da frutto e le piante ornamentali, così come paventato dal piano emergenziale del Commissario straordinario, dalla Regione Puglia, dal Governo e dalla Comunità Europea, la notizia della sua diffusione e dei rimedi per abbatterlo – taglio di centinaia di migliaia di ulivi e irroramento massiccio di pesticidi –, ha suscitato un moto d’orgoglio da parte di molti che, in qualche modo, ha rallentato questo piano. Se da un lato è stato abbastanza chiaro, per coloro che si sono interessati alla questione, che si trattava di un piano devastante e biocida senza alcuna logica apparente – ma forse con una sua logica intrinseca legata al tipo di economia e di potere che regge il pianeta –, dall’altra i metodi utilizzati per affrontare tale questione hanno risentito al solito dei limiti legati ad un modello rappresentativo-democratico davvero poco credibile, ma che si sostiene e si riforma, autoriproducendosi. Se più della metà degli elettori non va a votare il potere trova ancora linfa da utilizzare per governare e specula su questioni come il disseccamento degli ulivi o una grande opera come il gasdotto Tap, spendendo inutili parole di politichese, mentre al chiuso degli uffici lavora per peggiorare la vita di tutti.

Sul «movimento contro la loi travail»

Brulotti

Punto di vista sul «movimento contro la loi travail»

 

Manifestazioni selvagge, banche sfondate, barricate nelle strade, stazioni di polizia attaccate…. nelle ultime settimane né gli enormi dispositivi di polizia — con i loro gas, i loro manganelli e i loro proiettili di gomma — né le organizzazioni politiche di sinistra ed i sindacati con i loro servizi d’ordine, sono riusciti a controllare la rabbia e la gioia di migliaia di ribelli. A Parigi come a Nantes, Rennes, Tolosa e in molte altre città in Francia, abbiamo finalmente assaporato alcuni momenti di libertà. In questa epoca buia di guerre, terrore, miseria economica, nazionalismi e religione, in quest'epoca in cui ci vorrebbero tutti in riga o in ginocchio, solo il fuoco della rivolta può riaccendere nei nostri cuori qualche speranza di rottura radicale con l'esistente.
La «Loi Travail», ennesima misura per intensificare lo sfruttamento, ennesimo attacco dei padroni e del governo contro gli interessi dei lavoratori, è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nei discorsi come nelle pratiche, la questione di questa legge è stata di gran lunga superata da tutti coloro che rifiutano di negoziare con il potere la lunghezza delle proprie catene. L'eventuale ritiro di questa legge non rappresenterà nessuna vittoria se avrà come effetto la fine delle ostilità, il ritorno alla normalità.

La resistenza operaia contro il lavoro

Brecce

La resistenza operaia contro il lavoro

Barcellona 1936-1938
Michael Seidman

Lo studio della resistenza operaia contro il lavoro — l'assenteismo, i ritardi, le simulazioni di malattia, i furti, i sabotaggi, i rallentamenti produttivi, l'indisciplina e l'indifferenza — consente di comprendere meglio due avvenimenti politici contemporanei: la rivoluzione spagnola e il Fronte popolare francese. Un esame attento della resistenza al lavoro nelle fabbriche di Parigi e Barcellona sotto i governi del Fronte Popolare in Francia e durante tutta la rivoluzione in Spagna evidenzia alcune costanti fondamentali nella vita della classe operaia. L'assenteismo, l'indisciplina e le altre manifestazioni di avversione al lavoro esistevano ancor prima della vittoria del Fronte popolare in Francia e dello scoppio della guerra e della rivoluzione in Spagna, ma è interessante notare che in entrambi i paesi questa resistenza è durata fin dopo la presa del potere politico e, a livelli differenti, del potere economico, da parte di partiti e sindacati che pretendevano di rappresentare la classe operaia. Infatti, sia nella situazione rivoluzionaria che in quella riformista, i partiti ed i sindacati di sinistra sono stati costretti a confrontarsi con innumerevoli rifiuti di lavorare da parte degli operai.