In ogni azimut

Brulotti

In ogni azimut

 

Cosa c’è di più conturbante del riflesso di un cielo carico di uragani su un mare mosso? Gli occhi spalancati. Di una foresta autunnale con mille sfumature illuminate dalle fiamme che danzano sulla pala eolica industriale? Imperturbabili. Della cura impiegata nel far germogliare una collera implacabile contro la macabra normalità di un mattatoio industriale? Con determinazione. Delle ombre che si aprono un varco nella notte dei corpi addormentati, lasciandosi alle spalle le ceneri della reclusione? Senza esitazione. Di una montagna lacerata che si tinge coi colori di ostinati sabotaggi piuttosto che del minerale che le viene estratto? Avanzando. Di un campo sportivo per cravatte ed uniformi rivoltato e trasformato nell’area di un altro gioco per contrastare le frontiere? Con immaginazione. Del sordo grido del vetro che si crepa senza il mormorio del minimo rimpianto per le famiglie delle vetrine? Furtivamente. Del covo troppo banale da cui si dipanano i lacci tecnologici che finisce per essere scovato e carbonizzato? Con attenzione. Della diffusione di attacchi distruttivi contro mille ingranaggi che abbiamo proprio sotto il naso? In ogni azimut.

Goebbels è vivo

Brulotti

Goebbels è vivo

 
Ogni orrore ha il suo glossario burocratico.
Ogni forma di dominio, per rendere invisibile il sangue che versa, deve piegare e distorcere le parole incaricate di esprimere la realtà fino a far loro acquisire la falsità necessaria per dissimulare le infamie commesse.
Da qui l'uso ed abuso di neologismi e metafore dall'effetto anestetizzante.
L'esempio storico più celebre, ed al tempo stesso famigerato, è senza dubbio quello fornito dalla propaganda nazista, di cui riportiamo qui alcuni indicativi esempi.
 
Gli ingegneri di anime non sono scomparsi con la caduta del nazismo, anzi, si sono moltiplicati. Oggi si trovano ovunque, dai ministeri delle grandi metropoli alle amministrazioni comunali delle piccole città.
E il loro compito rimane lo stesso...

Il nemico di sempre

Brulotti

Il nemico di sempre

Se un giorno morirà l’anarchismo, accadrà perché gli stessi anarchici l’avranno ucciso. Un’affermazione forte, certo, ma se ci riflettiamo un po’, non così priva di significato. Gli avversari dell’anarchia, dallo Stato ai capitalisti, dai preti ai vari autoritari, possono ferirla, anche gravemente, ma non sono mai riusciti a eliminarla. Forse a causa dell’attrazione irresistibile che essa esercita sulle anime ribelli, sui refrattari all’ordine, sugli assetati di vendetta e di libertà, forse perché l’idea che sta nel cuore, anzi no, che è il cuore dell’anarchismo – ovvero, che l’autorità è nemica della libertà, l’origine di ogni sofferenza e di ogni oppressione – non cessa di emergere in quella infame prigione che è la società umana moderna. In ogni caso, due secoli di repressioni feroci, di fallimenti di rivoluzioni e di insurrezioni, di tradimenti, non hanno spedito l’anarchismo «al museo della storia umana», come avrebbero sperato i suoi detrattori corazzati di «realismo» e di «dialettica storica». Il nostro nemico, il potere in tutte le sue forme, è potente, forse perfino più potente che mai, ma l’anarchismo non morirà finché ci saranno anarchici che l’incarneranno attraverso la lotta, che lo custodiranno, che lo ameranno.

Non svegliar lo schiavo...

Intempestivi

Non svegliar lo schiavo che dorme

«Mi piace chi ha idee diverse dalle mie ma le esprime rispettosamente, chi invece muove le mani prende a calci e tira bombe non è un anarchico è un cretino, un delinquente che deve passare qualche giorno in galera soprattutto perché ha disturbato la gente di Ala che doveva dormire tranquilla»
Matteo Salvini, 14 ottobre 2018
 
È questo l'ultimo rutto del Bullo degli Interni, lanciato per digerire l'esplosione avvenuta un paio di notti fa ad Ala, nel Trentino, ai danni della locale sede della Lega. Atteso l’indomani proprio in quel paesino per un comizio elettorale, il leader del Carroccio non ha apprezzato il rumoroso benvenuto. Dalle sue parole pare di capire quali siano i due bocconi che proprio non gli sono andati giù.
Il primo è la sfacciataggine di chi lo ha aspettato per contendergli sotto il naso l'uso della forza. Infatti, per le questioni interne, il compito di esercitare il monopolio della violenza — prerogativa e fondamento dello Stato — è affidato proprio all'inquilino del Viminale.

L'ennemi de toujours

Ostrogoto [fr]

L'ennemi de toujours

Si un jour meurt l’anarchisme, ce sera parce que les anarchistes l’auront eux-mêmes tué. Une affirmation forte, certes, mais quand on y réfléchit un peu plus, pas tant dénuée de signification. Les adversaires de l’anarchie, de l’État aux capitalistes, des prêtres aux autoritaires variés, peuvent la blesser, même grièvement, mais n’ont jamais réussi à l’achever.

Smarriti tra gli specchi

Contropelo

Smarriti tra gli specchi

 
«I nostri nemici disegnano il nostro volto.
Questa verità spaventa»
 
In linea di massima, ciò che siamo ha ben poco di spontaneo e naturale. È anzitutto il risultato del secolare condizionamento imposto dall’organizzazione sociale dominante. La società in cui viviamo — autoritaria, capitalista, tecno-industriale — produce le persone di cui ha bisogno. Ne progetta il modello, le fabbrica in serie, ne formatta la mentalità, concedendo tutt’al più una diversificazione di tonalità (purché registrata). Lo scopo è quello di produrre il genere di persona di cui questa società ha bisogno per funzionare, ovvero il cittadino sottomesso, conformista, che crede ai miti necessari allo Stato («democrazia», «lavoro», «progresso»).
Ma poiché a nessuno piace considerarsi un automa, tutti credono di esseri autonomi.

Avremmo dovuto chiedere scusa?

Brulotti

Avremmo dovuto chiedere scusa?

Jean-Paul Michel
 
Come si può pensare di dover presentare delle “scuse” tardive — o anche solo formulare dei “rimpianti” — per l’ardente cammino alla cieca, per la febbre che è stata?
Per non aver desiderato che bellezze di fuoco e fratellanze mai osate — con un pauroso disinteresse (mai più ritrovato) da parte di tutti nei confronti di tutti i poteri?
Per ingenuità di questo calibro, bisogna senz’altro pagare. Siamo venuti a più miti consigli.
Ma, per essere state sognate, potrebbero mai cessare d’essere bellezze, fratellanze, dispendio senza calcolo — anche se in effetti avessimo ignorato tutto del mondo in cui pretendevano di avere un valore?

Que tourne le vent !

Ostrogoto [fr]

Que tourne le vent !

« L’éolien industriel n’est jamais que la poursuite de la société industrielle par d’autres moyens. Autrement dit, une critique pertinente de l’électricité et de l’énergie en général ne saurait être autre chose que la critique d’une société pour laquelle produire massivement de l’énergie est une nécessité vitale. Le reste n’est qu’illusion : approbation masquée de la situation présente, qu’elle contribue à maintenir dans ses aspects essentiels. »

Le vent nous porte sur le système, 2009

Une nuit d’orage. Les décharges électriques illuminent le ciel tandis que les coups de tonnerre semblent annoncer la fin du monde. Si cette dernière n’est pas arrivée ce 1er juin 2018 à Marsanne (Drôme), il s’est pourtant bien passé quelque chose cette nuit-là, ou plutôt deux choses, qui ont enfin rencontré un destin inespéré : deux éoliennes ont été attaquées.

La legge è legge!

Intempestivi

La legge è legge!

«Che si tratti di dare esecuzione ad un ordine di ripristino dei segni di confine tra mondi miserrimi, o di assicurare alla giustizia il più spietato boss d'una cosca sanguinaria, la discrezionalità amministrativa cessa: altrimenti, per dirla con Blaise Pascal, “non rendendo forte la Giustizia, si finirebbe per rendere giusta la Forza”».
 
Così si è espressa la Cassazione nella sua sentenza n. 24198, emessa il 4/10/2018, stigmatizzando l'inerzia del Ministero degli Interni nell'attuare gli sgomberi di decine di alloggi occupati a Firenze verso la metà degli anni 90 dal “Movimento di lotta per la casa”. All'epoca la Procura di Firenze accolse le denunce dei proprietari di quegli immobili e diede subito ordine di sgombero, ma questo venne eseguito solo dopo anni. Un ritardo dovuto a motivi di «ordine pubblico», ovvero al timore che simili provvedimenti scatenassero la rabbia di chi non aveva un tetto sulla testa.

Frangenti / speciale Energia

Papiri

Frangenti / numero speciale Energia

Attaccare la corrente

Nella notte fra il 31 maggio ed il 1 giugno, sulle colline di Marsanne (dipartimento della Drôme, Francia), due pale eoliche vengono date alle fiamme da alcuni refrattari all’ordine presente: questo era solo l’ultimo di una serie di attacchi all’energia avvenuti nell’arco di poche settimane, provocando ingenti danni.
Perché colpire l’eolico e non, ad esempio, il vituperato nucleare? Perché fare un attacco alla cosiddetta sostenibilità, tanto cara a verdi, democratici e ambientalisti?
Questa azione esprime un rigetto radicale del sistema energetico in toto, andando a colpire uno dei nodi fondamentali per il progresso: le cosiddette energie rinnovabili. Al fabbisogno energetico della megamacchina, cioè produzione, leggi e rapporti di potere che la sostengono, si produce una razionalizzazione che è fondamento dell'evolversi di questo esistente. L’insostenibilità delle vecchie forme di produzione di energia non sono solo una minaccia ad ogni forma di vita, ma anche all’aumento di produttività energetica fondamentale al sistema di dominio per sopravvivere. Perché un ambiente inquinato, sottoposto ad un continuo sfruttamento, finirà per risultare sempre meno proficuo e nel tempo richiederà un numero maggiore di mezzi per diversamente configurare ciò che ha lo stesso fine.
Per questo è necessario rivolgersi ad altre fonti, che hanno inoltre la potenzialità di essere sviluppate in modo decentrato e diffuso, così che ogni nodo della rete energetica risulti più indipendente.
Perché possa esistere il nucleare o le miniere di carbone è necessario uno sviluppo di queste nuove forme di energia che andranno ad alimentare le sempre più sofisticate macchine necessarie all’ottimizzazione delle centrali.
Il mito della sostenibilità è un grazioso prato verde che ricopre una discarica di scorie radioattive. Necessario così che la passeggiata serale del bravo cittadino non venga disturbata dalla vista della merda prodotta dal mondo in cui sopravvive. Se si vuole scavare fino in fondo per eliminare tutto ciò che c’è di nocivo in questo mondo, è anche necessario calpestare e deturpare quell’odioso prato verde e regolare che piace molto ai sostenitori di una normalità regolamentata, dei gendarmi della decrescita felice, dalla sostenibilità solo apparente.

Raccontami una storia

Brulotti

Raccontami una storia

 

Quello che segue è un articolo reperito in rete in cui viene spiegato significato e funzione di un concetto solitamente chiamato storytelling aziendale, corporate storytelling o storytelling management. Purtroppo, nel corso del suo scaricamento, il testo è stato infettato da un virus che ne ha modificato qua e là alcuni vocaboli e passaggi. Poca cosa, sia chiaro, nulla di fondamentale. Confidiamo nell'intelligenza dei lettori, i quali saranno senz'altro in grado di capire comunque il senso del testo.
 
Il termine storytelling è formato da due parole inglesi: story e telling...