Il placebo del cittadinismo

Brulotti

Il placebo del cittadinismo

«Medicamento dato più per compiacere il paziente che per fornirgli beneficio»
Hoopers Medical Dictionary, 1811
 
È uno dei più diffusi e comuni esperimenti che vengono fatti in ambito medico-farmacologico. La comparazione in termini di efficacia tra un nuovo preparato o un nuovo procedimento testato su un gruppo di pazienti, ed una sostanza neutra e innocua – il placebo appunto – somministrata ad un altro gruppo altrettanto numeroso di pazienti. Affinché l'esperimento risulti attendibile, sia i pazienti che il medico incaricato non devono assolutamente sapere a chi verrà dato il farmaco vero e a chi quello fasullo (metodo «doppio cieco»). Da qui la possibilità di verificare l’esistenza dell’effetto placebo, il quale presuppone che determinate malattie possano migliorare o addirittura guarire con la somministrazione di sostanze innocue semplicemente perché sono state prescritte al paziente come medicine. 

Attaque !

Ostrogoto [fr]

Attaque !

Chaque matin, la sonnerie du réveil m’arrache de mon sommeil. Premier acte : j’allume mon téléphone portable.
Avec les satellites, les nœuds de communication, les antennes etc, mon portable se synchronise avec ceux de tous les autres. Nous vivons la même vie en même temps. Connecté à internet, quelque chose d’invisible me transperce, mon téléphone envoie et reçoit en permanence. Une fois que le rythme de la nuit est tué par la sonnerie et que je me synchronise avec le monde connecté, un autre temps domine.

Attacco!

Brulotti

Attacco!

Ogni mattina, il suono della sveglia mi strappa al sonno. Atto primo: accendo il mio cellulare.
Tramite satelliti, snodi di comunicazione, antenne e quant’altro, il mio telefono si sincronizza con quelli di tutti gli altri. Viviamo la stessa vita nello stesso tempo. Connesso ad internet, qualcosa di invisibile mi attraversa, il mio telefono invia e riceve incessantemente. Non appena il ritmo della notte viene ucciso dalla suoneria ed io mi sincronizzo con il mondo in rete, è un altro tempo a dominare. Lo staccato di trasmissioni in diretta, di ininterrotta accessibilità, di permanente disponibilità, di tempi ed appuntamenti, di orari e scadenze. Atto secondo: stacco il mio cellulare dalla presa. Senza elettricità, non sarebbe nulla, solo plastica e ferraglia con qualche elemento di terre rare. È grazie alla produzione di elettricità dipendente dal nucleare e dal carbone che una rete globale, un'infrastruttura critica che garantisce la nostra vita quotidiana, può funzionare, con l'ausilio di specialisti protetti dalla polizia e dall'esercito.

Gli incendiari

Miraggi

Gli incendiari

Eugène Vermersch
 
Arrivato a Parigi verso il 1863 per studiare medicina, Eugène Vermersch (1845-1878) preferisce dedicarsi ad una vita bohémienne. Diventa giornalista e poeta, legandosi d'amicizia prima con Verlaine e successivamente con Rimbaud. Collabora a vari giornali, fra cui Le Cri du Peuple di Jules Vallès. Nel marzo 1871, assieme a Veuillaume ed Humbert, fonda Le Père Duchesne (dopo Le Cri du Peuple, il giornale più letto durante la Comune di Parigi). Nel corso del suo esilio a Londra pubblica nel novembre 1871 il poema Les Incendiaires – «un capolavoro, grande poema di un comunardo», secondo Bernard Noël; «il più bel poema mai scritto sulla Comune», secondo Tristan Rémy. Poi, la miseria materiale e le feroci polemiche che caratterizzano gli ambienti dell'esilio lo conducono alla disperazione, alla malattia, alla morte.
Blanquista assai poco rispettoso dei capi del blanquismo, Vermersch al suo arrivo a Londra aderisce alla sezione federalista francese dell'Internazionale (quella libertaria). Dopo la fine della Comune, da Les Incendiaires fino alla morte, Vermersch si scaglierà ripetutamente contro il peggior errore dei rivoluzionari: la voglia di conciliazione, di ottenere una «fraternità impossibile» con i propri nemici attraverso una «misericordia stupida».

Invisible mais vrai

Ostrogoto [fr]

Invisible mais vrai

Il n’aura pas échappé à certains que les Champs-Elysées en flammes de samedi dernier peuvent être considérés comme une magnifique commémoration de la Commune de Paris. Qui sait combien y ont pensé. «  Paris respirait !… Partout s’agitait une vie intense… Adieu au vieux monde et à la diplomatie » écrivait Louise Michel à propos des événements qui ont débuté le 18 mars 1871 à Paris. « La Commune a été la plus grande fête du XIXe siècle » – commentèrent un siècle plus tard les situationnistes. « Ça a été fantastique, d’une joie impressionnante » – nous a écrit un anonyme compagnon à propos du 16 mars 2019 à Paris. L’ivresse de la révolte, dans l’assaut contre le pouvoir et ses petites mortifications quotidiennes, est un plaisir qui n’a pas besoin de chefs… Ah oui, au fait, et les chefs ?

Invisibile ma vero

Brulotti

Invisibile ma vero

 

A qualcuno non sarà sfuggito che gli Champs Élysées in fiamme lo scorso sabato potevano essere considerati una magnifica commemorazione della Comune di Parigi. Chissà in quanti lo avranno pensato. «Parigi respirava!... Dovunque si agitava una vita intensa... Addio al vecchio mondo e alla diplomazia», scriveva Louise Michel a proposito degli avvenimenti cominciati il 18 marzo 1871 a Parigi. «La Comune è stata la più grande festa del XX secolo» — chiosarono un secolo dopo i situazionisti. «È stato fantastico, di una gioia impressionante» — ci ha scritto un anonimo compagno a proposito del 16 marzo 2019 a Parigi. L'ebbrezza della rivolta, nell'assalto al potere ed alle sue piccole mortificazioni quotidiane, un piacere che non ha bisogno di capi... ah, già, a proposito, e i capi?
Che tristezza, nemmeno i leader rivoluzionari sono più quelli di una volta. Se il 18 marzo 1871 l'aspirante generale dell'insurrezione Blanqui non poté partecipare alla sollevazione, è perché si trovava in prigione. Temendo la sua influenza su un clima sociale ormai incandescente, il capo del governo Thiers era corso ai ripari e lo aveva fatto arrestare il giorno precedente. Ebbene, pare proprio che il 16 marzo 2019 nemmeno l'autoproclamatosi erede di Blanqui abbia potuto (tentare di) cavalcare la rivolta per le strade di Parigi, ma per un motivo assai più volgare: era, ed è tuttora, in giro per l’Italia a vendere la sua merce editoriale.

L'eroe ed il criminale

Intempestivi

L'eroe ed il criminale

 
Il primo è un italiano, ovviamente. Il secondo è un immigrato, ovviamente. Lorenzo e Ousseynou. Un anno e mezzo fa Lorenzo ha lasciato una vita tranquilla, sicura, e ha percorso 3.700 chilometri per andare a combattere tra le file della formazione curda Ypg, in Siria. Non si è battuto solo contro i tagliagole dell'Isis, ma anche contro le truppe turche che assediavano Afrin. Evidentemente non ha trovato differenze fra l'invasione dei miliziani di al-Baghdadi e quella dei soldati di Erdogan. Tutti miravano a conquistare e dominare quei territori, terrorizzando e massacrando la popolazione là residente. Ousseynou invece è nato in Francia, ma è di origini senegalesi. Diversi anni fa è venuto a vivere in Italia, a Crema, dove lavorava come autista di autobus.

Dall'altra parte dello specchio

Fuoriporta

Dall'altra parte dello specchio

 

Il tizio sorride ai fotografi, con gli occhiali da sole pigiati sul naso e le cime innevate sullo sfondo. Giunto la sera di giovedì in una località sciistica degli Alti Pirenei, ha previsto di trascorrervi il fine settimana. Quest’uomo è il Presidente della Repubblica. È venuto a festeggiare in tutta tranquillità la fine del Gran Dibattito, il cui obiettivo era quello di incanalare sui binari istituzionali un movimento di rivolta che ormai dura da quattro mesi. Sabato 16 marzo, a metà pomeriggio, questo stesso uomo, ora col volto contratto, è costretto ad interrompere la sua vacanza in tutta fretta. Poco prima, la sindaca del distretto più ricco della capitale, ebbra di rabbia, ha chiesto di decretare lo stato di assedio per affidare all'esercito funzioni di polizia. Poche ore dopo, un Primo Ministro quasi livido sbraiterà a più non posso, lanciando strali a casaccio contro gli atti dei «teppisti, saccheggiatori, incendiari, criminali». E pure «assassini», ci tiene ad aggiungere senza batter ciglio il suo specialista in terrorismo di Stato. È il 18° sabato consecutivo, e il potere è stato ancora una volta colto di sorpresa...

Meglio Pippi

Intempestivi

Meglio Pippi

Oggi in tutto il mondo si sono tenute manifestazioni di protesta contro il cambiamento climatico. È il venerdì per il futuro, l’idea ispirata da Greta (o da chi per lei) di uno sciopero globale a favore del clima. Ma qual è la causa principale del cambiamento climatico? L’attività industriale destinata alla produzione di merci e servizi. E chi compie, sostiene e finanzia questa attività? Piccole e grandi imprese, con il sostegno diretto dello Stato. È questa la ragione per cui tutti questi attivisti ambientalisti chiedono a burocrati e funzionari di promuovere leggi ed iniziative in grado di permettere lo sviluppo di un capitalismo verde e sostenibile? Perché, essendo loro i responsabili del cambiamento climatico in corso, spetta a loro risolvere i danni che stanno causando? Non è una richiesta più che logica, è una pretesa del tutto idiota. Chiedere allo Stato ed alla grande industria di abbassare drasticamente le emissioni di anidride carbonica è come chiedere ad uno squalo di ridurre drasticamente la sua ricerca di cibo.

Dal carcere di Zurigo

Brulotti

Dal carcere di Zurigo

È ormai passato un mese da quando, il 29 gennaio, sono stato bloccato da alcuni poliziotti in borghese in auto e da altri due in bici che mi sono piombati addosso, mentre pedalavo in bicicletta dalla Langstrasse in direzione della Josefstrasse.
Tra gli agenti in borghese che erano in bici, ricordo una donna che deve avermi seguito fin da quando ho lasciato il mio appartamento. Successivamente, in compagnia di una quindicina di intrusi, ho fatto un’ultima visita al mio appartamento, alla mia auto e alla biblioteca anarchica Fermento, dove hanno prelevato ogni disco rigido, materiale cartaceo e quant’altro.
Così ora sono atterrato in questa altra dimensione, costituita da spazi angusti, da mobili fatti in serie, da lunghi corridoi, da sbarre e ancora sbarre e porte d’acciaio, a cui il via vai di chiavi nelle serrature detta il ritmo quotidiano.

Interrogativi fatali

Macchianera

Interrogativi fatali

L'ospite inatteso
Alfredo M. Bonanno
Edizioni Anarchismo, Trieste 2014
 
«Ma è bene se la coscienza riceve larghe ferite perché in tal modo diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio. Di una cosa sono convinto: un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi».
 
(Frank Kafka, lettera ad Oskar Pollack, 27/1/1904)
 
Questo libro è un'ascia. Ma prima di usarlo forse sarebbe il caso di porsi un interrogativo: cosa c'è dentro di noi?

Antiprogressismo in Leopardi

Brulotti

Antiprogressismo in Leopardi

Adriano Tilgher
 
Ciò che all’età sua Leopardi non sapeva perdonare era l’esaltazione della Ragione come forza benefica ormai destinata essa sola a reggere l’umanità, era l’ideologia con cui essa giustificava a sé stessa il suo travaglio: l’ideologia del Progresso perpetuo necessario illimitato e del Lavoro concepito come dovere supremo e somma felicità dell’uomo ed esaltato come forza demiurgica creatrice di una società più ricca, più giusta, più felice. Ideologia che nei primi anni del secolo decimonono, favorita dalla pace succeduta alle guerre napoleoniche e dai primi trionfi della grande industria, era diventata una vera e propria religione laica, il Sansimonismo, che di Francia cominciava a dilagare in tutta Europa. Contro questa ideologia che esalta le magnifiche sorti e progressive dell’umanità (La Ginestra) il poeta scocca frecce di cui il secolo trascorso dopo che furono lanciate mostra ad esuberanza quanto fossero acute e come toccassero il segno. 

Sportivi, vi odio!

Brulotti

Sportivi, vi odio!

Arthur Cravan [Rémy Ricordeau]
 

Parallelamente alla vecchia esaltazione religiosa del sacrificio che, oggi desacralizzata, rimane nondimeno una perenne apologia della rinuncia, è coerente con la morale dei nostri padroni voler riaggiornare la non meno antica esaltazione dello sforzo.

Sarebbe tuttavia sbagliato vedere in questo insistente invito allo sforzo solo una forma modernizzata della tradizionale sollecitazione al lavoro. Innanzitutto perché viene rivolto a tutti, e quindi anche a coloro che, bene o male, sono per l'appunto privi di questo lavoro (o se ne sono privati da soli). Dobbiamo intendere questa esaltazione anche come un invito urgente all'oblio: di se stessi, della percezione che si ha del mondo, di ciò che si è e di ciò che si potrebbe essere.

Sotto tutti gli aspetti, lo sport e l'ideologia del superamento di sé che esso veicola rispondono a questo scopo.