Fiera del libro anarchico

Fuoriporta

Fiera del libro anarchico a Marsiglia

21 e 22 settembre 2019

 
Ancora qui.
Ancora qui. A lanciarsi nell'avventura senza freni della pratica anarchica, in quel ciclone di idee libere proteso verso la tempesta dell’azione sregolata, del gioco senza premi da vincere, della vita senza mediazioni.
Ancora qui. Distanti e contro le ideologie che promuovono soggetti politici, contro gli occhiali offuscati dal cittadinismo, contro l'imposizione di una vita securitaria trasformata in abitudine e obbedienza.
Ancora qui. Malgrado i tentativi di recupero e di annientamento dell'idea di libertà. Malgrado il realismo, i moralismi e l'integrazione della logica di potere da parte dei suoi falsi critici, che mirano alla riforma del dominio piuttosto che alla sua distruzione.
Ancora qui. A persistere nella ricerca di sentieri per tessere complicità e combattere l'offensiva tecnologica che rinnova e approfondisce il dominio, per dedicarsi appassionatamente alla distruzione dell'oppressione e dello sfruttamento, per guardare al di là degli orizzonti di questo presente insipido.
Ancora qui. Anche se le dipendenze delle protesi tecnologiche cercano di distrarci dall’incessante annichilimento in corso della nostra sensibilità e della nostra immaginazione. Anche se le relazioni virtuali cercano di privarci della complicità e dell'umanità. 
Ancora qui. A rivendicare con amore e fierezza le idee anarchiche, in un’epoca in cui integrazione e repressione vanno di pari passo, oscurando sempre più gli orizzonti di rivolta.

Gaetano Bresci

Brulotti

Gaetano Bresci

 


Io non so ricordarlo, nell'anniversario del suo eroico atto di giustizia, senza un intimo profondo senso di mortificazione.

Sono così diversi, così lontani da quelli che egli sperava suscitare, i propositi che oggi prevalgono nel campo libertario, ed è così diverso, così lontano dal suo, lo spirito che pervade le stracche falangi sovversive che il levare alto come un presagio la memoria del suo olocausto sul volgo degli gnomi fanfaroni, imbeceriti nell'ozio allo sterile pettegolezzo caino, od incitrulliti nelle aride accademie del sofisma petulante e della casistica poltrona, mi pare un sacrilegio odioso.

Sacrilegio osceno come quello di vedere tra la turba cinica dei bigotti per bene...

Bloccare tutto

Brulotti

Bloccare tutto

Ad eccezione degli zeloti del progresso — beati e beoti nella loro percezione di un tempo storico che si autoriproduce automaticamente al ritmo di leggi immanenti, quindi imprescindibili, portando l'umanità di trionfo in trionfo — nessuno dorme più tranquillo. Gli stessi apprendisti stregoni che compongono la comunità scientifica sono in subbuglio. C’è chi è preoccupato per il surriscaldamento globale e chi per l’estinzione della flora e della fauna, chi per l’avvelenamento dell’acqua e chi per l’inquinamento dell’aria, chi per la comparsa di nuove malattie resistenti ai farmaci e chi per la sofisticazione degli alimenti, chi per la penuria di petrolio e chi per il cretinismo generato dalle tecnologie digitali… e tutti quanti per l’ingresso nella stanza dei bottoni di cialtroneschi Ubu, intelligenti e sensibili come il cemento.

Da qualsiasi punto la si guardi (politico, economico, sociale, ambientale), la situazione appare fuori controllo. 

Fissate le luci...

Papiri

Fissate le luci... a Lecce

Viviamo in un mondo di schermi. L’adulto medio trascorre la maggior parte delle sue ore di veglia davanti allo schermo di un dispositivo. Siamo abbacinati, siamo letteralmente dipendenti da Facebook, Google, Instagram, Twitter…
Come siamo arrivati a questo punto?
Chi ne trae beneficio? Qual è il loro impatto sugli esseri umani e sulla società nel suo insieme? Cosa succederebbe se l’intera esistenza umana venisse ridotta alla portata di un clic? Ed è davvero questo che vogliamo?
Fissate le luci, miei cari! — documentario indipendente realizzato senza fini di lucro — solleva tali interrogativi nel tentativo di tornare al mondo fisico reale, di formare una visione critica dell’odierna pervasività tecnologica guidata dall’interesse economico di poche compagnie e dalla ragione di ogni Stato. Affrontando temi come la dipendenza, la «privacy», la sorveglianza, la manipolazione delle informazioni, la modificazione del comportamento ed il controllo sociale, ci pone tutti davanti ad una domanda semplice quanto immediata: mentre il mondo è in fiamme, mentre ciò che resta dell’universo sensibile sta scomparendo, distrutto da un algoritmo, noi dove siamo?
 
Il Cigno Nero e la Biblioteca Anarchica Disordine 
organizzano una proiezione del documentario
Giovedì 25 luglio 2019 h.20,30 
a Lecce nella piazzetta delle Giravolte
 

La stratégie de l’escargot

Ostrogoto [fr]

La stratégie de l’escargot

« Il faut porter la panique à la surface des choses »

 
Ce matin – dix jours après le vingt-et-unième anniversaire de la mort de Maria Soledad Rosas, deux jours après le dix-huitième anniversaire de la mort de Carlo Giuliani, et quelques heures avant l’annonce du verdict du tribunal de Florence contre une trentaine d’anarchistes – la ligne ferroviaire qui relie Rome et Florence est à l’arrêt, suspendue, bloquée. Qu’est-il arrivé ? A l’aube, en proche banlieue du chef-lieu toscan, une cabine électrique du TGV s’est réchauffée au point de s’enflammer. Serait-ce un hasard ? Une coïncidence ? Une « vile provocation » ? Ou bien, plus simplement et humainement, un geste d’amour et de rage ?

La strategia della lumaca

Intempestivi

La strategia della lumaca

 

«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose»
 
Questa mattina — dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani, e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici — la linea ferroviaria che collega Roma e Firenze è ferma, sospesa, bloccata. Cosa è successo? All’alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell’Alta Velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una «vile provocazione»? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d’amore e di rabbia? 

Toccata e fuga

Brulotti

Toccata e fuga

 

La mattina dello scorso 30 maggio le linee ferroviarie dalla compagnia JR Kitakyushu, nel sud del Giappone, sono state paralizzate. Ventisei i treni sospesi, dodicimila le persone costrette per un giorno a rinunciare alla programmata quotidianità. Ma cosa fosse successo, non era dato sapere. Dopo oltre un mese di indagini e accertamenti i tecnici della compagnia hanno infine svelato la causa di quanto accaduto, definendolo «un evento raro». Non si è trattato dell’azione diretta di qualcuno, no. Nessun benintenzionato movimento di massa ha bloccato le linee ferroviarie, ha invaso le stazioni, ha occupato i binari, ha resistito alle cariche della polizia. E nemmeno un qualche singolo malintenzionato ha scavalcato recinzioni, ha evitato la videosorveglianza, ha scardinato porte, ha incendiato strutture. Per un giorno l’Alta Velocità di una vasta regione del Giappone è stata fermata da… da… da…

Potere totale male totale

Brulotti

Potere totale male totale

Parrebbe che l'immensa catastrofe attuale, dovuta anzitutto ai regimi totalitari, senza voler con ciò assolvere quelli democratici, avrebbe dovuto aprire gli occhi ai più; ma per intanto non si nota che la tendenza ad estendere il totalitarismo al mondo intero. 
È insomma tristamente logico. Ammessa l'esistenza di poteri, invano si pretenderà distinguerli in legittimi e illegittimi. La forza soltanto li mantiene e li estende, la forza che non ha nulla da vedere con la legittimità. Anzi più un potere è mostruoso, più incute con la paura il rispetto. Non si può parlare di grandi potenze senza grandi impotenze di popoli e di piccoli Stati.
Non si può immaginare pretesa più odiosa che quella d'esigere «il potere, tutto il potere», ossia di dominare su masse di cui si requisiscono tutte le forze e tutti i beni, cosicché perdono ogni vita propria e non esistono che come strumenti ciechi d'occhiuta rapina. 

Contro Dio, lo Stato, l'Assemblea

Brulotti

Conclusioni contro Dio, lo Stato, l'Assemblea

Arthur Arnould
 
Tutte le società moderne vivono sulla concezione di un'autorità superiore all'uomo e, di conseguenza, al di fuori e al di sopra della collettività umana. Nell'epoca in cui la religione dominava, padrona delle anime e delle cose, si chiamava Diritto divino. L'autorità era investita di un carattere sacro. L'obbedienza era un dovere, il Potere un sacerdozio. Doveva rendere conto solo a Dio, da cui era istituito.
Questo stato di cose durò fino alla Rivoluzione francese, che strappò il diritto al cielo per restituirlo all'uomo. A partire dall’89, lo Stato non rappresentava più il Diritto divino, ma il Diritto umano, la Società. Il consenso popolare, il consenso universale, presunto o effettivo, ne divenne il fondamento. Fu definito l'organo della società, che agiva e comandava in suo nome, al meglio dei suoi supposti interessi.

Distrazioni letali

Brulotti

Distrazioni letali

Neil Postman
 
Aspettavamo tutti il 1984. Arrivò, ma la profezia non si avverò; gli americani più riflessivi tirarono un sospiro di sollievo, congratulandosi per lo scampato pericolo. La democrazia aveva resistito. Altrove nel mondo forse c'è stato il terrore; a noi sarebbero stati risparmiati gli incubi di Orwell.
 
Avevamo dimenticato che, oltre alla visione infernale di Orwell, qualche anno prima ce n'era stata un'altra, forse meno nota anche se altrettanto raggelante: quella del Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Contrariamente a un'opinione diffusa anche tra persone colte, Huxley e Orwell non hanno profetizzato le stesse cose. Orwell immagina che saremo sopraffatti da un dittatore. Nella visione di Huxley non sarà il Grande Fratello a toglierci l'autonomia, la cultura e la storia. La gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare.


Come uscirne?

Brulotti

Come uscirne?

 

Dal primo giorno in cui si raccolsero in tribù ad oggi che si uniscono e dividono in nazioni, gli individui hanno provato e sopportato tutte le forme d’oppressione, si sono sottoposti a tutti i sistemi di schiavitù, hanno servito tutti i tiranni, hanno curvato il collo sotto il giogo di tutte le leggi. Quando una tirannia era troppo pesante, l’hanno sostituita — è vero — con un’altra; ma anche quando hanno giurato di combattere e morire per la libertà, tutto il loro affanno in verità è stato consumato per cambiar di dominanti. 
Cos’hanno ottenuto? Il perpetuarsi della sofferenza, della miseria, d’ogni tormento, d’ogni angustia. 
Passando da un padrone all’altro, da un sistema all’altro di sfruttamento, gli individui sono restati sempre i poveri che vendono la propria fatica ad un’impresa, ad una società, oppure allo Stato, ricevendone per compenso lo stretto necessario, costretti alla fame quando il produrre ancora, per chi specula sulla loro fatica, dovrebbe significare un avvilimento della merce prodotta. I cittadini, affidando ad un patriarca, ad un capo, ad un consiglio, a delegati, a un dittatore, la facoltà di regolare il cosiddetto vivere civile nel suo complesso, sono restati sempre i sudditi dei quali si controllano movimenti e pensieri ed ai quali possono essere imposte tutte le taglie, compresa quella del sangue. 

I funghi marci del linguaggio

Brulotti

I funghi marci del linguaggio

Hugo von Hofmannsthal
 
In un primo tempo mi divenne gradualmente impossibile intrattenermi su argomenti tanto elevati quanto comuni, e quindi proferire proprio quelle parole di cui gli uomini comunemente usano servirsi. Soltanto a pronunciare le parole spirito, animo o corpo, avvertivo un inspiegabile turbamento. Mi riusciva impossibile nell’intimo esprimere giudizi sui fatti della corte, sulle questioni del parlamento, o su qualsiasi altro argomento vogliate immaginare. E questo non per una sorta di prudenza: vi è nota la mia franchezza che si perde nella leggerezza! Piuttosto le astratte parole di cui la lingua naturalmente usa servirsi per portare una qualsiasi idea alla luce del giorno, mi si sfarinavano sulla bocca come funghi marci.