Un'arte antica

Brulotti

Un'arte antica

 

«A dirla in breve, tutti i Numi aborro»
Eschilo, Prometeo incatenato
 

Molti secoli dopo la tragedia di Eschilo, il figlio di un contadino scozzese si imbatté in un fenomeno che il Prometeo della leggenda non avrebbe rinnegato: il fuoco, come conoscenza e come arte. Venuto ad annettere alla Corona britannica le isole del Sud Pacifico, James Cook descrisse così nel suo diario la visione che gli apparve quando raggiunse le coste australiane nel 1770: «Ovunque siamo, vediamo fumo durante il giorno ed incendi di notte... Quel continente è un continente di fumo». Questa arte del fuoco abilmente gestita dagli aborigeni consentiva loro di coltivare terre aride (con la tecnica agricola del debbio), di favorire certe sostanze che attirano le prede, di formare boschi aperti o mantenere praterie erbose che favorivano la caccia. Ogni giorno, centinaia di fuochi aborigeni mantenevano ciclicamente un paesaggio a mosaico che alternava campi, praterie e foreste aperte.

Speranza

Brulotti

Speranza

Albert Soubervielle
 
Noi ci culliamo — talora inebriandoci — con fallaci parole che rappresentano solo vaghe astrazioni.
Pretendiamo che la speranza sia il nostro sostegno, se non la nostra guida, nell'aspra lotta che conduciamo nel corso della nostra effimera esistenza.
E coloro che considerano la speranza una chimera a volte sono solo disillusi che, dopo molte speranze infrante, dubitano di tutto e di se stessi.

Alla ricerca di risorse oscure

Contropelo

Alla ricerca di risorse oscure

Sappiamo tutti che la disoccupazione non sarà mai soppressa. Gli affari vanno male? Si licenzia. Gli affari vanno bene? Si investe nell’automazione e si licenzia. Una volta ci volevano i lavoratori perché ci fosse lavoro, oggi ci vuole il lavoro affinché ci siano lavoratori. Ma nessuno sa cosa farci, le macchine lavorano più in fretta e costano meno. L’automazione è sempre stato il sogno dell’umanità, se già duemilatrecento anni fa Aristotele affermava: «Se ogni utensile potesse eseguire senza comando, da solo, le sue operazioni, se per esempio le spole dei tessitori tessessero da sole, il capofficina non avrebbe più bisogno di aiuti, né il padrone di schiavi». 
Oggi questo sogno si è realizzato ma è diventato un incubo per tutti, perché i rapporti sociali non sono progrediti come la tecnica, ma semmai sono regrediti grazie alla tecnica. E questo processo è irreversibile: mai più i lavoratori verranno a sostituire i robot. Inoltre, laddove il lavoro «umano» è ancora indispensabile, lo si delocalizza verso paesi con salari più bassi, oppure si importano immigrati sottopagati per farlo, in una spirale discendente che solo la restaurazione della schiavitù potrebbe fermare. Tutti lo sanno, ma nessuno può dirlo. Ufficialmente, è sempre «la lotta contro la disoccupazione» a tenere banco. Si traffica in statistiche, si «tengono occupati» i disoccupati nel senso militare della parola, si moltiplicano noiosi controlli. E siccome, malgrado tutto, simile misure non possono bastare, si aggiunge una losca morale affermando che i disoccupati sarebbero responsabili della propria sorte, esigendo da loro una ricerca attiva d’impiego. Il tutto per costringere la realtà a rientrare nel modello della propaganda. 

Stato è violenza

Brulotti

Stato è violenza

Jacques Ellul
 
Ho dimostrato a lungo altrove che ogni Stato è fondato e sussiste unicamente sulla e attraverso la violenza. Mi rifiuto di fare la classica distinzione tra forza e violenza. I giuristi hanno inventato che la «forza» è quella dello Stato quando usa la coercizione e persino la brutalità, mentre solo individui o gruppi non statali (sindacati, partiti) userebbero la violenza: è una distinzione totalmente ingiustificata. Lo Stato si istituisce attraverso la violenza: rivoluzioni americana e francese, Stati comunisti, Stato franchista, ecc. C'è sempre una violenza in principio e lo Stato diventa legittimo quando gli altri Stati lo riconoscono (so che non è il criterio abituale di legittimità, ma è l'unico serio!).

Chi sono io?

Miraggi

Chi sono io?

Julio Camba
 
«Sa chi sono io?» mi dice un signore ponendosi in piena luce dinanzi a me.
Davvero io non so chi sia questo signore, ma mi guardo bene dal dirglielo, perché temo di rattristarlo.
«Ne ho un'idea — gli rispondo — la sua faccia non mi è sconosciuta»
«Mi osservi bene…»
Lo guardo bene.
«Non ha mai visto una faccia simile alla mia?»

In Australia, l'apocalisse

Intempestivi

In Australia, l'apocalisse

 

Alcuni pompieri segnalano fiamme alte 150 metri. Rileggete lentamente. Fiamme alte 150 metri. Più alte di un palazzo di 40 piani.
È la nuova norma estiva in Australia. Fiamme gigantesche ed esseri umani terrorizzati, rannicchiati sulla spiaggia nella notte nera o alla luce arancione del giorno. Disorientate, in preda al panico, migliaia di persone sono costrette a fuggire. Città e villaggi sono avvolti da giorni, settimane ed ora mesi in una bruma di fumo che va dall'irritante al tossico fino al mortale. Una zona incendiata la cui dimensione supera largamente quella delle terre toccate dagli incendi in Amazzonia e California.
Decine di morti o dispersi. Ed è solo l'inizio.
Il giornale The Age di Melbourne riporta l'evacuazione di Corryong, nel nord-est di Victoria, alla vigilia di Capodanno: «Tutti coloro che volevano unirsi al convoglio dovevano avere sufficiente carburante per arrivare a Tallangatta, a circa 85 chilometri di distanza, e scrivere il loro nome su una lista. La lista era per il medico legale qualora le cose fossero andate male».
Le fiamme illuminano di luce ardente le priorità dei dirigenti australiani.

Il capitalista

Brulotti

Il capitalista

Arthur Arnould
 
Quando si osserva il complesso della società attuale, sbarazzandola di tutti gli elementi artificiali creati dalle forme politiche e governanti, si constata che realmente non vi sono che due classi di uomini: i capitalisti — i detentori cioè del capitale sociale, in tutte le sue forme (terra, materie prime, utensili, macchine, merci scambiabili (1), ecc.); e i non-capitalisti — ossia coloro, che non posseggono che la loro persona, o forza di lavoro, intellettuale e muscolare, — in una parola, i salariati.
Qualunque altra classificazione è arbitraria, fittizia o accidentale.
Per giustificare questo stato di cose, gli economisti borghesi rispondono, che ciò è il risultato della libertà del lavoro — principio essenziale, che non si può violare sotto pena di uccidere il lavoro stesso e ritornare alla barbarie.
Vi domandate subito se questa «libertà del lavoro» che ha per risultato di spogliare gli uni a profitto degli altri, e di condurre alla concentrazione delle ricchezze prodotte dal lavoro di tutti, nelle mani di un piccolo numero di persone, rassomiglia allora alla «libertà di brigantaggio», poiché le sue conseguenze sono esattamente le stesse.

Il programma in qualche secolo

Miraggi

Il programma in qualche secolo

Armand Robin
 
Si sopprimerà la Fede
In nome della Luce,
Poi si sopprimerà la luce.
 
Si sopprimerà l'Anima
In nome della Ragione,
Poi si sopprimerà la ragione.
 
Si sopprimerà la Carità
In nome della Giustizia,
Poi si sopprimerà la giustizia.