I polli preferiscono le gabbie

Contropelo

I polli preferiscono le gabbie

Armand Farrachi
 
Ogni volta che il cuore o la ragione ci spingono ad indignarci per le crudeltà inflitte ad esseri senzienti per motivi che non hanno nulla a che fare con loro, economici, scientifici o politici, per fortuna c’è uno specialista, da qualche parte, che si alza in piedi per ristabilire la verità contro i pregiudizi. In mancanza di lavori approfonditi o di studi specialistici, gli ignoranti, gli stupidi o gli ingenui, per esempio, tendono a credere spontaneamente che un pollo, un semplice pollo, preferisca scorrazzare al sole, razzolare, sbattere le ali, appollaiarsi, piuttosto che muovere appena le zampe in una gabbia di ferro in cui mai s’avventura la luce del giorno. Per fortuna, però, gli scienziati, o meglio, «i membri della comunità scientifica», come amano definirsi, che hanno riflettuto sul problema con strumenti adeguati e metodi certi, sono qui per dire loro la verità.
Dopo «lunghi anni» di studi «relativamente sofisticati» sul comportamento «di diversi gruppi di polli», alcuni membri della comunità scientifica hanno constatato che quelli in semi-libertà manifestavano una tendenza all’aggressività e talvolta al cannibalismo, mentre quelli in gabbia si accontentavano di strapparsi le penne da soli.

Consumo di lunga durata

Brulotti

Consumo di lunga durata

Günther Anders
 
Che i nostri pasti indichino il tempo dedicato al nostro ristoro è il segno della nostra umanità. Perché tra i pasti si svolge il tempo libero da ogni consumo e il vasto orizzonte del mondo non consumabile, il territorio dell’assenza, di ciò che non si può contemplare, immaginare, il territorio del possibile — in breve: il mondo dello spirito. Davvero? Ancora oggi? Quasi. Perché la tendenza punta ad un consumo ininterrotto, ad un'esistenza in cui consumiamo continuamente così come respiriamo: continuamente mastichiamo gomma; continuamente ascoltiamo la radio.

Entrare nel vivo

Contropelo

Entrare nel vivo

La realtà che ci circonda è vasta. La detestiamo, perché traspira oppressione e sfruttamento. L’aborriamo, perché malgrado tutte le teorie e tutte le spiegazioni, malgrado l'odio che auspichiamo feroce tra le classi, malgrado le mille spiegazioni fornite per giustificare non solo l’acquiescenza ma perfino l'adesione al potere di grandi masse di oppressi, siamo costretti a constatare — mandando all’aria le mille mistificazioni vittimiste — che questa realtà è in gran parte il risultato della servitù volontaria. A partire da questo, abbiamo davanti due strade. O rinunciamo a qualsiasi interazione con questa realtà, cercando di forgiarci una vita — l'unica che abbiamo — che valga ancora la pena d’essere vissuta… sarebbe comprensibile. Oppure cerchiamo di interagire con questa realtà, affrontandola con le nostre idee e i nostri desideri sovversivi, col rischio di venire fagocitati da essa e di finire per unirci alla grande marcia funebre dell'umanità.

«contro-manifesto individualista rivoluzionario»

Brulotti

Materiali per un «contro-manifesto individualista rivoluzionario»

 

In questo testo (vecchio e dimenticato), alcuni ex consigliaristi avvicinatisi all’anarchismo sostengono senza mezzi termini l’esigenza di un individualismo rivoluzionario che prenda spunto non dalle condizioni materiali esterne, bensì dalle rotture che chiunque può operare nel corso della propria esistenza. Non si tratta di applicare una scienza in grado di formulare il giusto programma politico, ossessione di tutti gli «amici del popolo» a caccia di manovalanza, ma di approfondire un’esperienza vitale in grado di elaborare un progetto personale. Avventura umana che non esclude affatto gli altri, ma li ricerca nella loro potenziale originalità, non nella loro effettiva comunanza: puntare allo sviluppo di ciascuno, contro l'inerzia di tutti.

Filo scoperto

Brulotti

Filo scoperto

«Dopo l'invenzione dell'elettricità, il mondo è appeso a un filo» 
 
Constatazione terribile ed affascinante al tempo stesso. 
Terribile per chi vuole che il mondo sia in perfetto ed incessante funzionamento, dotato di un’energia inesauribile in grado di accrescere all’infinito la volontà di potenza militare, politica ed economica. Allora quel filo va nascosto, va controllato, va sorvegliato, va protetto e difeso in tutte le maniere, perché dalla sua integrità dipende l’ordine nelle strade e nei mercati, nei ministeri e nelle banche, nei pensieri e nei sogni.
Affascinante per chi, sapendo che ad essere così appeso non è affatto il mondo, ma un determinato mondo (quello dell’autorità, della merce, dell’industria), vede nella fragilità del legame di questa robusta dipendenza una possibilità di porre fine alla civile obbedienza per fare ingresso nella libertà selvaggia. Allora quel filo va scoperto, nel duplice significato: va trovato e va aperto. Va individuato e va mandato in cortocircuito. 

Filo scoperto

Papiri

Filo scoperto

per scaricare i pdf: filoscoperto.noblogs.org

Che scandalo!

Brulotti

Che scandalo!

[Joseph Déjacque]

 

Viviamo in un’epoca di decadenza. Il mondo è popolato da cadaveri ambulanti. Tutto ciò che si muove, si muove lentamente. Una sovrana indolenza grava sulle nazioni e sugli individui. Tuttavia, guardando in profondità dentro questo carnaio umano, si scorge la vita sotterranea agitarsi, pullulare e ogni tanto avventurarsi in superficie. Il nostro è un secolo di transizione; sotto la sua apparente inerzia si opera una immensa trasformazione. Non è ancora la morte completa del vecchio ordine sociale ed è già l’inizio di quello nuovo. L’operazione, pur latente, nondimeno è reale. Governo, proprietà, famiglia, religione, tutto ciò che componeva l’organismo delle società civilizzate marcisce e va in putrefazione. Non c’è più morale; la morale del passato non ha più linfa, quella del futuro è appena un germe. Ciò che per uno è bene, per l’altro è male. La giustizia non ha altro criterio che la forza; il successo legittima tutti i crimini. Il pensiero come il corpo si prostituisce nel commercio degli interessi mercantili. Non ci sono più gioie possibili, se non le gioie del bruto. La dignità, l’amicizia, l’amore, sono banditi dai nostri costumi, giacciono separati l’una dall’altro, oppure muoiono strangolati allorché cercano di farsi largo attraverso questa società ufficialmente borghese.

Non c’è più né grazia né bellezza in questo mondo, né ingenuo sorriso né delicato bacio.

La critica del marxismo in Simone Weil

Autopsia

La critica del marxismo in Simone Weil

Simone Pétrement
 
Il tema fondamentale della raccolta di saggi di Simone Weil recentemente pubblicata sotto il titolo Oppressione e libertà è l'esame critico del marxismo. Fu nel primo studio Prospettive (apparso nel 1933 sulla Révolution prolétarienne con il sottotitolo Andiamo verso la rivoluzione proletaria?) che si rivelò, secondo alcuni, il genio di Simone Weil. A diversi testi più brevi fa seguito il grande saggio Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione, di cui alcuni conoscevano l'esistenza, ma che non era mai stato pubblicato. In questo studio di mirabile densità e forza, che Simone Weil chiamava la sua «grande opera», il suo «testamento» (lo scrisse prima di entrare in fabbrica), rammaricandosi in seguito di non averlo pubblicato, la critica del marxismo è abbinata all'analisi del progresso tecnico e delle condizioni di una società libera. I frammenti e saggi che seguono, tutti inediti, ne rappresentano, per la maggior parte, una elaborazione di dettaglio, un approfondimento dell'uno o dell'altro punto (alcuni particolarmente vigorosi e belli, come per esempio il frammento intitolato Le contraddizioni del marxismo e la Meditazione sull'obbedienza e la libertà). Infine, poco prima della sua morte, Simone Weil aveva iniziato a Londra il saggio incompiuto che doveva chiudere la raccolta e aveva per titolo Esiste davvero una dottrina marxista?