Pecore nere

Brulotti

Pecore nere

È ovvio che esiste una differenza fra aprire una porta da soli e subire l'arbitrio di un boia in divisa, fra un isolamento dove la luce del giorno penetra a malapena e le strade deserte per decreto, fra privazione del significato e sostituzione del contatto umano con quello delle macchine, ma occorre constatare che la vecchia metafora secondo cui il carcere non è un'estensione della società essendo piuttosto quest'ultima a costituirne l'estensione, non ha perso la sua pertinenza. Anzi, tutt’altro. Quindi, se non possiamo evadere da una prigione sociale che ha ormai colonizzato tutto lo spazio, se le sue gabbie da bamboline russe si incastrano e si fondono l’un l’altra, quale possibilità ci resta, se non quella di distruggerla dall’interno? Coltivando con cura un mondo tutto nostro, respingendo gli assalti di un dominio che mutila ogni giorno la nostra sensibilità, devastando senza pietà le sbarre e i muri che ci tengono prigionieri. Tanti ostacoli alla libertà, che non s’incarnano più solamente nella pietra e nell'acciaio, ma anche nelle reti diffuse in fibra di vetro e rame che corrono sotto i nostri piedi e volano sopra le nostre teste. Se quasi un centinaio di antenne-ripetitori sono state sabotate nel 2020 malgrado i vari confinamenti, il fatto che queste strutture costituiscano un anello supplementare delle nostre catene ha forse una qualche attinenza.

Nictalopi

Brulotti

Nictalopi

Se c'è un segreto stantio che da decenni fa il giro del mondo infantile è sicuramente quello confidato dalla volpe al Piccolo Principe: «Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». È forse un mero caso se il cuore che ha pronunciato questa sentenza verso metà del secolo scorso, quando non indossava la livrea militare, si insinuava tranquillamente negli stracci del giornalista, ad esempio per denunciare i «crimini repubblicani» della Spagna del 1936-37 sui principali giornali nazionalisti? O che un fervente ammiratore di un Maresciallo che ha riconciliato il popolo frrrancese sotto il suo giogo dopo la disfatta sia stato ricompensato con una nomina al comitato provvisorio del Rassemblement pour la Révolution nationale (1941)? Come alcuni hanno fatto notare successivamente in un'altra occasione, l'importante in materia di sonagli ufficiali non è tanto essere capaci di rifiutarli, quanto non meritarli.

Spavaldi schizofrenici

Brulotti

Spavaldi schizofrenici

Intervista di Fritz J. Raddatz a Günther Anders

 

Colgo nell’insieme del suo lavoro una contraddizione molto complessa; questa contraddizione mi si presenta sotto tre elementi, a dire il vero difficilmente conciliabili. Da un lato dice: «Qualunque cosa si faccia, è sempre più o meno vano». Dall’altro lato, l’insieme dei suoi lavori non fa che presentare il contrario, ovvero di lottare contro questo «invano», per cambiare comunque qualcosa, creare una coscienza, combattere almeno l’analfabetismo mentale, ed anche quello morale. Arrivo al terzo punto, in cui lei dice da qualche parte che l’essere umano è, secondo la sua espressione, «contingente». Come può pretendere di collegare questi tre elementi contraddittori?

All'alba di una nuova era

Contropelo

All'alba di una nuova era

«Uno degli aspetti di questa quarta rivoluzione industriale è che essa non cambierà ciò che stiamo facendo, ma cambierà noi»
Klaus Schwabb, fondatore e presidente del World Economic Forum (WEF), che ha appena pubblicato The Fourth Industrial Revolution, seguito da un'altra opera — in piena pandemia di Covid19, The Great Reset — in cui esorta ad approfittare della crisi sanitaria per accelerare la nascita dell'«economia 4.0»
 

Se si accetta la definizione di «rivoluzione» per indicare le trasformazioni dell'economia capitalista nel corso della sua storia, è ovviamente nel senso che certe trasformazioni hanno comportato un importante sconvolgimento nei rapporti di produzione, nelle relazioni sociali, nelle gerarchie della società, negli usi e costumi.