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Contrariamente a quanto vorrebbero farci credere, la Storia non è affatto un blocco monolitico costituito in alto da chi esercita il potere (e dai suoi concorrenti) e in basso da chi marcisce nell'obbedienza. Nonostante una propaganda interessata sostenga che il muro della nostra prigione possiede una compattezza eterna e ineluttabile, qua e là s'intravedono le brecce aperte da chi nel passato si è scagliato contro l'autorità. E attraverso quelle fessure filtrano ancora spiragli di luce.

La resistenza libertaria contro i nazisti

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La resistenza libertaria contro i nazisti

René Berthier

I libertari avevano capito molto presto la minaccia rappresentata dai nazisti, ma avevano perso ogni capacità di mettere in atto una resistenza di massa. Tentarono di realizzare un fronte comune con i comunisti ed i socialisti, che si rivelò impossibile. Agirono quindi da soli. Passarono all'azione armata con una milizia di circa 500 membri, nota come Schwarze Scharen (Folle nere), cosa che appare risibile di fronte al partito nazista. Queste milizie affrontarono i nazisti nelle strade fino alla presa del potere da parte di Hitler nel 1933.
A Colonia alcuni mesi prima che Hotler prendesse il potere, gli anarco-sindacalisti organizzarono contro la visita di Goebbels una manifestazione che ebbe un enorme sostegno popolarre. Goebbels si lagnò d'essere stato «cacciato dalla sua città natale come un criminale». Le altre tendenze del movimento operaio si sentirono costrette ad organizzare anch'esse delle manifestazioni, rendendo difficili i giri di propaganda nazista.
A Berlino le manifestazioni naziste erano pesantemente protette dalla polizia. Albert Meltzer cita un giovane osservatore britannico, Isherwood, che descriveva le folle ostili nel quartiere operaio di Moabit.
Le bande di assassini nazisti attaccavano gli oppositori isolati, ma si guardavano bene dall'entrare in aperto conflitto coi gruppi organizzati.

9 novembre 1918

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9 novembre 1918: nell'anniversario della rivoluzione tedesca

Furio

Guardare i fatti storici dal punto di vista libertario e svelare gli errori e le lacune dei popoli, e quindi le vie che si sarebbero dovute battere è stato sempre un utile lavoro per il genere umano; sarà più utile parmi, dunque, ai rivoluzionari, in quest'alba tragica e luminosa di Rivoluzione Europea.
Perché – è bene confessarlo ancora – mai come e quanto oggi, il conservatorismo ha adoperato ogni forza e ogni arma pur di placare la deprecata onda rivoluzionaria, che lo deve annegare. In molte regioni, esso vi è quasi riuscito, se un ravvedimento popolare non sarà: potrebbe riuscirvi in Italia, ove molti sono – in buona e mala fede – i politicanti, che sono il maggior pericolo delle Rivoluzioni.
Tutti coloro, dunque, che han riposto nella Rivoluzione ogni speranza per la libertà e per il benessere umano, guardino in faccia la realtà, e sempre impavidi ed audaci, non cessino un solo istante di seguire, di svelare, di prevedere, di rompere il passo al nemico, onde la Rivoluzione possa seguire il suo corso naturale che è prettamente anarchico.

Viva la Comune!

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Viva la Comune!

Luigi Galleani

È il grido che lungo l’erta aspra ed impervia della libertà riecheggia nelle più fosche giornate della storia; ed è ad ogni ritorno il grido della fierezza e della rivincita, il grido della vita e della speranza.
La Comune! L’onnipotenza romana non la soggioga: la Repubblica può accordarle privilegi e franchigie, non imporle il suo diritto e le sue leggi; l’Impero in quel focolare ardente d’indipendenza e d’energie saluta la parte più sana e più rigogliosa della sua immane e vacillante compagine, le è largo di rinnovate guarentigie.
La Comune è nell’evo medio l’unico presidio della civile libertà.
Viva la Comune! è nel quindicesimo secolo il grido che saluta sul fosco tramonto del feudalesimo l’avvento della Rinascenza e del Libero Esame.
Viva la Comune! è ancora il grido che sulle rovine della Bastiglia fumanti annunzia al mondo l’occaso del diritto divino, l’ultimo fato delle monarchie nobiliari, la proclamazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, i parentali del popolo e della libertà.

Maria Nikiforova

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Maria Nikiforova e gli anarchici underground

L'epopea di un'anarchica attraverso l'Ucraina (1902-1919)
Mila Cotlenko

Quando mi sono interessata alla storia della rivoluzione del 1917 in Russia, ho avuto come l'impressione di aprire una matrioska di bamboline di legno russe, ognuna delle quali rivelava nuove realtà. A scuola mi hanno insegnato in due paragrafi l'irresitibile ascesa dei bolscevichi fra febbraio e ottobre e, in lunghe e noiose pagine, la progressiva realizzazione del loro regime totalitario. La morale era chiara: la rivoluzione non può portare che al dispotismo della peggiore specie. Poi c'è stata la lettura di Volin che ha frantumato definitivamente la bambolina più grande della matrioska. 1917 non era più la storia di un semplice colpo di Stato, ma ridiventava un processo rivoluzionario ricco e rigoglioso, con molteplici forze in campo. [...]
Dietro Maria Nikiforova, o piuttosto con lei, altre matrioske si sono aperte, restando ampiamente sconosciuti interi periodi della sua vita, dalla sua gioventù indicata nel segno del «terrore senza motivo» (bezmotivnyi) attorno al 1905, alle giornate insurrezionali di Pietrogrado nel luglio 1917 prima del colpo di Stato d'Ottobre, o anche alla sua partecipazione agli «anarchici underground» che, fin dal 1919, ricostituirono delle reti per attaccare in modo mirato e contemporaneamente i bianchi e i rossi, richiamandosi nella loro agitazione ad una «terza rivoluzione sociale».

Bruno Filippi

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L’olocausto di Bruno Filippi

 

«L’attentato dell’anarchico è disinteressato; gli scopi sono nobili.

L’anarchico muore come un martire...»

Gustave Kahn

 

Il giovinetto anarchico Bruno Filippi, nato il 30 maggio 1900, ardito della Rivoluzione Sociale per l’Anarchia, ha trovato volontariamente una fine eroica e gloriosa agli estremi avamposti, di là dalla Barricata... la sera del 7 settembre verso le 21.
Bruno Filippi — «un giovinetto dalla statura normale, capelli folti e nerissimi, occhi brillanti, viso completamente glabro» fu dilacerato o carbonizzato da una bomba che egli certamente voleva collocare o alla Sede del New Club o al Caffé Biffi, quartieri generali di tutta l’alta delinquenza dell’industria, del commercio, della finanza, del militarismo, del giornalismo e del lupanare dell’interventismo milanesi.

Israele-Palestina

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Israele-Palestina: quando e come è cominciata

Alla fine dell'Ottocento nacque il sionismo, movimento iniziato da Theodor Herzl, che voleva dare una sede nazionale agli ebrei in grado di costituire un rifugio dall'antisemitismo e dalle ingiustizie. Il sionismo mirava quindi ad offrire agli Ebrei dispersi nel mondo una patria comune in Palestina, sotto la protezione delle grandi potenze coloniali europee.
C'erano però alcuni problemi. A quell'epoca, il territorio palestinese era sotto il dominio dell'impero Ottomano ed era già abitato prevalentemente da arabi. Il motivo principale per cui il sionismo venne sostenuto dagli Stati europei, Inghilterra in primo luogo, fu perché serviva da punto di appoggio per contrastare l'egemonia turca in quell'area. Va anche detto che i fondatori del sionismo, dietro la facciata dei nobili propositi, perseguivano scopi non propriamente filantropici. Loro intenzione era soprattutto di preservare la stabilità acquisita dagli ebrei europei occidentali, di cui facevano parte, che all'epoca era minacciata dalle migrazioni degli ebrei provenienti dall'est.

Ravachol

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... detto Ravachol

Folgorite [Sante Ferrini]

Ravachol è preso! Delle migliaia di uomini si sono associati contro colui che li ha fatti tremare; ma, alcuno di essi osa di guardarlo in faccia.
Ravachol è nella rete, ma ogni maglia preme di rinchiuderlo! Alla Corte d'Assise di Parigi, il presidente Gues gli parlava con dolcezza, e si scusava della libertà grande di giudicarlo; i gendarmi gli domandavano pardon di incatenarlo ed i giurati, sotto la minaccia delle bombe, deliberavano tremando, meno bravi di quei senatori romani, impassibili, che erano bastonati sui loro seggi ed ai quali i barbari strappavano i peli bianchi.
Quando questi giudici improvvisati si erano riuniti per discutere sulla sorte del prigioniero che avevano piedi e mani legati a loro disposizione, essi avevano deciso la morte per acclamazione; poi, nel voto a scheda segreta, avevano accordata la vita...
E Ravachol, scusato di aver fatto saltare delle case e delle persone, se ne era andato a rispondere di altri delitti innanzi ad una nuova Corte, a Montbrison...

Lunedì, 2 giugno...

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Lunedì, 2 giugno...

È il 1919. È notte. Nell'arco di un paio d'ore, all'incirca fra le 23 e l'una, gli abitanti di sette città degli Stati Uniti – Boston, New York, Paterson, Philadelphia, Pittsburgh, Cleveland e Washington – vengono bruscamente svegliati da un boato. Da un'esplosione. Non si tratta di un incidente, evidentemente, ma di una bomba. Di più bombe, composte ciascuna da quasi dieci chili di dinamite caricata con pezzi di metallo. Non v'è dubbio che la mano dietro a tali attentati sia la stessa, inverosimile pensare ad una coincidenza. Inoltre gli autori hanno lasciato su tutti i luoghi delle esplosioni un certo numero di copie di un volantino, un medesimo volantino, stampato su carta rosa.
Ma chi è stato colpito? E, soprattutto, chi è stato a colpire? Chi ha osato realizzare un attacco su così vasta scala nel territorio degli Stati Uniti? E perché? Cosa c'era scritto in quel foglio?
Non si era mai visto nulla di simile. Bombe che esplodono quasi simultaneamente in diversi Stati della costa nord-orientale contro magistrati, politici, industriali... Per sapere cosa ci fosse dietro quegli avvenimenti, quali ragioni scatenanti, agli inquirenti non rimase che leggere quello strano foglio rosa.

Il primo maggio di Jakob Law

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Il primo maggio di Jakob Law

Place de la République, Parigi, 1 maggio 1907. Fin dal mattino diversi reggimenti di fanteria occupano il terrapieno centrale, mentre due reggimenti di corazzieri girano instancabilmente attorno alla piazza, respingendo manifestanti e curiosi sui marciapiedi. Chiunque non ottemperi sufficientemente in fretta all'ordine di scioglimento viene arrestato e condotto alla caserma Prince Eugène, in rue de Château d'eau. Nel giro di qualche ora nelle sale sovraffollate vengono rinchiuse 776 persone, in attesa di comparire davanti a un giudice istruttore che conduce i suoi interrogatori nella caserma stessa. Tutti saranno rilasciati nel corso della giornata, ad eccezione di una decina di loro, accusati di oltraggio e ribellione nei confronti della forza pubblica. In totale, vengono sequestrati ai manifestanti 116 pistole e 210 coltelli. Una quindicina di stranieri, in maggioranza russi, polacchi e rumeni, sono spediti alla Sûreté per un controllo d'identità, e 6 di loro incarcerati alla Santé per violazione della legge di soggiorno degli stranieri.

La leggenda del Giubileo

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La leggenda del Giubileo

Peter Linebaugh

Etimologicamente, giubileo deriva da yobel, parola ebraica che significa «corno del capro».
Fin da subito è stato associato alla musica — un corno, una cornetta, una tromba — e successivamente al canto. Il corno discende dal cornu del pastore; la tromba e la trombetta dalla buccina del soldato romano; questi corni sono strumenti di incontro e di militanza. Nelle Indie occidentali e nelle isole dei Mari del Sud la conchiglia a spirale emette un suono molto esteso. Era usata dai Tritoni dell’antica mitologia, e dagli schiavi haitiani il 21 agosto 1791 come richiamo alla guerra di liberazione nella prima vittoriosa rivolta di schiavi della storia moderna. La prima cosa a proposito del giubileo, quindi, è che si ascolta.
«Il dieci del settimo mese, farai echeggiare un suon di tromba. È il giorno dell’espiazione e in quello farete udir la tromba per tutto il vostro paese. Voi santificherete il cinquantesimo anno e proclamerete la libertà nel paese per tutti i suoi abitanti». (Levitico 25:9-10)

La congiura per l'eguaglianza...

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La congiura per l'eguaglianza di Buonarroti

Nino Napolitano

Giosuè Carducci in una nota del Ça ira, scrive: «Oggi è vezzo, non saprei se teorico, voler abbassare e impicciolire la rivoluzione francese: con tutto ciò il Settembre del 1792 resta pur sempre il momento più epico della storia moderna». E l'anatema dei pavidi contro la Grande rivoluzione non è ancora spento e si continua a bestemmiare la Rivoluzione francese per avere essa creato nell'animo del servo dell'antico regime quel sentimento iconoclasta contro ogni potere sacramentato. Ma colla buona grazia di quei signori ossequienti all'ordine di... Versiglia, noi diciamo: che se la Rivoluzione francese ad altro non è servito che a debellare la coscienza eunuca, la rassegnazione conserta della folla sanculotta e la sua devozione ai feticci del trono e dell'altare, anche solo per quello, sia ancora e sempre: Evviva! alla Rivoluzione francese.

Marinus Van der Lubbe

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Marinus Van der Lubbe l’incendiario del Reichstag

Il 27 febbraio u.s., un incendio scoppiò nell’aula delle sedute del Reichstag, che danneggiò alquanto l’interno dell’edificio.
Quell’incendio, scoppiato nel fragore di una campagna elettorale in stile fascista, con cui il partito di Hitler mirava a fabbricarsi una maggioranza parlamentare da cui ricevere la investitura dittatoriale, avrebbe potuto essere veramente il segnale della riscossa dei lavoratori, non solo, ma anche dei vari e ancor forti partiti di opposizione: socialdemocratici e comunisti.
Fu, invece, il pretesto ad un intensificato terrore governativo. I fascisti di Hitler lo presentarono per quel che avrebbe potuto essere gridando che «i comunisti avevano pronte le squadre rosse per prendere in ostaggio le donne e i bambini dei capi Nazisti e farsene scudo nella guerra civile imminente»... che avevano «meditato di avvelenare i generi alimentari... incendiare i granai di tutta la Germania...».

Anarchici nella rivoluzione russa

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L’azione degli anarchici nella rivoluzione russa

Kasimir Teslar

L’esercito rosso aveva un’altra missione, cioè quella di sottomettere il popolo russo e tutti gli altri popoli, come il Caucaso e l’Ucraina. Il suo compito era la liquidazione dell’insurrezione e della rivoluzione. L’esercito rosso era necessario per proteggere la Ceka, il governo, la burocrazia e il formalismo; era necessario per sottomettere i contadini, per esigere le imposte, per riprendere ai lavoratori le fabbriche, le officine, le case, le ferrovie, le miniere e le terre al fine di statalizzarle; era necessario per le requisizioni, per le fucilazioni dei contadini, per gli incendi dei villaggi ribelli, per imporre la legge, per fare rispettare i decreti di Sua Maestà Lenin e di Sua Eccellenza Trotzki, per difendere la Banca dello Stato, per impedire la distruzione delle prigioni, per obbligare l’Intesa a riconoscere il nuovo governo russo, per difendere e far trionfare l’imperialismo rosso dello stato marxista, come nel Caucaso, nell’Ucraina, nella Finlandia e in tante altre regioni sottomesse dagli zar e dai Khan di Mosca e che l’imperialismo rosso dei bolscevichi, col pretesto dell’internazionalismo (!), non intendeva e non intende liberare. Per tutto ciò era necessario un esercito regolare e in special modo per combattere la potente invasione dell’anarchismo e per impedire il trionfo della Rivoluzione sociale.
Coll’apparizione dello Stato per eccellenza, incomincia la lotta dell’individuo contro lo stato, la lotta dei contadini per il libero ed autonomo villaggio, la lotta degli operai contro il nuovo padrone e sfruttatore, la lotta dei lavoratori del braccio e del pensiero contro la più tremenda forma di schiavitù.

Il Potere: ecco il nemico!

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Il Potere: ecco il nemico! Come e perché tutte le Rivoluzioni non abbian realizzate le aspirazioni popolari

Bruno Misefari

Donde comincia e da chi è compiuta una Rivoluzione?
Un’educazione intellettuale, fatta di superficialità, ci addita a prima vista i filosofi quali fonte di ogni movimento rivoluzionario e quindi d’ogni progresso. Ma un analizzatore profondo ne scopre invece il popolo. Il filosofo, per lui, non è che la voce autorevole delle aspirazioni d’un popolo.
Platone e Aristotele infatti sacrificano l’uomo allo Stato; perché? perché tali erano ai loro giorni le greche istituzioni.
Locke riconosce la sovranità della nazione sul monarca; perché? perché egli viveva all’epoca della Rivoluzione inglese. Gli enciclopedisti abbattono ogni privilegio feudale e regale, e riconoscono la sovranità popolare in senso democratico; perché? perché vivevano in epoca in cui tali pensieri, lanciati dalla Rivoluzione inglese, erano già latenti nel popolo. Dopo la Rivoluzione del 1793, sono cangiate le condizioni popolari, e cangiano le idee: sorgono Babeuf, Proudhon, Godwin, Saint-Simon, Fourier, Marx, Bakunin; e con essi la odierna corrente di idee comuniste: l’autoritaria e l’anarchica.

Gli Arrabbiati

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Gli Arrabbiati nella rivoluzione francese

Claude Guillon

L’azione degli Arrabbiati è abbastanza presto oggetto di studio e di polemica degli storici socialisti. La questione di sapere se essi prefigurino o no il socialismo e il comunismo moderni viene liquidata a seconda delle simpatie degli autori. «Né Jacques Roux né Varlet si trovavano sul cammino del comunismo, afferma Jaurès: non avevano l’apertura mentale di un Babeuf. E aggiungeva: se la loro dottrina ha preparato il comunismo, è stato per la sua contraddizione e per la sua impotenza». Kropotkin gli risponderà che «Nel 1793, le idee comuniste non si elaboravano in un gabinetto di studi; sorgevano dai bisogni del momento. [...] Quel comunismo può anche sembrarci frammentario, tanto più che diverse persone si basavano ciascuna sui suoi differenti aspetti».

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