Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Immaginari

Brulotti

Immaginari

In un mondo in ristrutturazione permanente, dove le guerre ritornano a bussare alle porte dell'Europa mentre le maglie della rete dello sfruttamento e del controllo si stringono all'interno delle frontiere; dove le tecnologie avanzate penetrano i nostri geni e mappano il nostro cervello mentre le devastazioni dell'ambiente lo rendono una catastrofe permanente; dove emozioni e sentimenti, sogni e linguaggio sono sempre più mediati da protesi algoritmiche, nulla è più certo. Il nostro grado di spossessamento è diventato tale che in ogni momento il potere dispone di enormi possibilità in tutti gli ambiti della vita, per rimandarci alla nostra miseria di nudi soggetti. Tagliare tutto è allora il minimo che possiamo fare, se vogliamo strappare tempo e spazio al dominio per sperimentare la libertà.

In questo mondo senza più sicurezze, facendo un passo indietro, ci resta tuttavia una piccola certezza, assoluta e contingente: cioè che abbiamo una sola vita, e che un giorno moriremo tutti. Un'unica certezza quindi, che in questo turbinio non dà speranze né consolazione, ma una strana indicazione.

La foresta degli espropriatori

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La foresta degli espropriatori

Penelope Rosemont
 
Un allegro bandito è in agguato dietro ad ogni albero della ridente foresta di guanti verdi, il riparo scelto per la fratellanza dei fuorilegge. Ma questo rigoglioso paradiso per trasgressori della legge ed amanti dimostra d’essere solo un impenetrabile labirinto per le forze della legge e dell’ordine.
Robin Hood e la sua banda conducono una vita di avventure, humour e amore — una vita libera dalle costrizioni della miseria quotidiana, libera soprattutto dalla necessità del lavoro. Molti studiosi dubitano che Robin Hood sia mai esistito, altri ritengono che, se davvero fosse «mai esistito» un personaggio simile, dev’essere vissuto verso il 1190. Quello che non può essere messo in dubbio è che, allora come oggi, i ricchi derubavano i poveri per diventare loro sempre più ricchi e rendere i poveri sempre più poveri. Robin Hood, il «principe dei banditi», fece del suo meglio per sistemare un po’ i conti — e farlo fu per lui un piacere.

«Voglio la mia tomba...»

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«Voglio la mia tomba...»

Questi versi sono attribuiti a Ramón Vila Capdevila detto Caracremada (1908-1963), l'ultimo partigiano anarchico spagnolo. Dopo aver partecipato alla rivoluzione del 1936, dopo aver preso parte in Francia alla Resistenza contro il nazismo, Caracremada fece ritorno in Spagna per combattere contro il fascismo del generale Franco. Rinnegato dai burocrati della CNT, che lo definivano «bandito», Caracremada morirà in un conflitto a fuoco con la Guardia Civil dopo una lunga serie di sabotaggi contro i tralicci dell'alta tensione (l'ultimo dei quali compiuto cinque giorni prima della sua morte, avvenuta il 7 agosto 1963).

Monologhi infernali machiavellici

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Monologhi infernali machiavellici

Maurice Joly
 
Il mio solo crimine è stato quello di dire la verità a re e a popoli; non la verità morale, ma quella politica; non la verità nuda e cruda, ma quella per come si presenta e sempre si presenterà. Non sono io ad aver fondato la dottrina del Machiavellismo ma l’animo umano.
Il Machiavellismo mi ha preceduto.
Ecco come formulo il mio sistema, e dubito che possiate scardinarlo, poiché è fatto solo di deduzioni di fatti morali e politici dalla verità eterna: il cattivo istinto nell’uomo prevale su quello buono.
L’uomo è più portato al male che al bene; paura e forza hanno su di lui più imperio della ragione.

Senza giri di parole

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Senza giri di parole

Inutile negare o distogliere lo sguardo: ad ogni sussulto di lucidità, abbiamo l'impressione di vivere un'epoca in cui regna il realismo cinico e la disillusione. Un'epoca in cui i rapporti sono sempre più mediati dalla tecnologia, che porta alla perdita del significato e a credere che non si possa far nulla per cambiare. Un'epoca di spossessamento generalizzato e di apatia collettiva, dove ben poche cose si oppongono al dominio del denaro, allo sfruttamento e alla mercificazione di ogni elemento del globo, di ogni lembo di vita, fino al più intimo, alla devastazione e all'avvelenamento della terra, alla crescente influenza delle polizie e degli eserciti sulle nostre vite. Per i ricchi, i padroni e gli uomini di Stato, gli affari prosperano, mentre una parte degli sfruttati, non credendo più alle favole della democrazia e del progresso, sembra essere attirata dalla peste nazionalista, dai dogmi identitari e dalle camicie di forza religiose, fomentando l'esclusione e un ritorno ai valori tradizionali.

L'unità è tirannia

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L'unità è tirannia

Federico Urales
 

Tutte le armi s'impiegano in favore dell'ideale. Secondo le sue condizioni psichiche, fisiche, intellettuali, difende il combattente la sua dottrina: colla parola o col fatto, colla persuasione o colla forza, colla simpatia o col disprezzo, coll'amore o coll'odio.

Voler rendere uguali i modi di procedere è cosa tanto difficile come il voler rendere uguali i temperamenti e le facoltà. Se la generalizzazione fosse possibile, sarebbe pure possibile dipinger quadri di un solo colore; comporre sinfonie con una sola nota, educare gli uomini ad un solo gusto.

Dal contrasto risulta l'armonia; dalla varietà delle tinte la bellezza dell'insieme.


«Quanto rende?»

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«Quanto rende?»

Edward Carpenter
 
Confesso che, occupandomi ultimamente di una mia piccola azienda agricola, rimasi molto sconcertato, o per dir meglio annoiato per l'insistenza con la quale (e ciò fin dai primi tempi, quando avevo intrapreso i lavori da soli due o tre mesi) mi si rivolgeva la domanda che è in principio di questo articolo.
E non soltanto le mie sorelle e i cugini e lo zie, ma i parenti lontani ed anche i semplici conoscenti, dopo aver udito poche parole sul mio nuovo commercio, mi opprimevano con questa domanda: quanto rende? 

Distruggere lo Stato

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Distruggere lo Stato

Jean Crones
 
Oggi due questioni entrano prepotentemente negli occhi di chi è attento: da una parte democratici ed opinioni riformiste stanno sconfiggendo la creatività sovversiva con le armi e la fandonia elettorale, dall’altra un certo antifascismo vuole obbligare il potere a restare democratico, impedirgli di diventare sempre più reazionario, dando una fiducia illimitata allo Stato. Si chiede al dominio meno bastone e più carote... Miopia neutrale e mutilazione moralizzante ci indicano che le richieste allo Stato mantengono vivo e vegeto lo stesso mostro statale, tutt’al più mostruosamente tecnologico. 
Gli esseri di questa era pensano che la società sia fatta dallo Stato e non da loro stessi. Va da sé che lo Stato non è percepito solo come un fuori. Esso è dentro di noi: occupa la totalità delle esistenze e trasforma ogni rapporto in atti burocratici o in squallide attività mercantili. L’obbrobrio burocratico lavora alla felicità di tutti, essendo un fondamentale agente e l’arbitro delle vite. La convivenza fa rima con lo Stato.

Accettare la solitudine

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Accettare la solitudine

Simone Weil
 
Nelle opprimenti condizioni di vita che pesano su di noi, le persone non domandano lucidità, domandano un oppio qualunque; e questo, grosso modo, in tutti gli ambienti sociali. Se non si vuole rinunciare a pensare, bisogna accettare la solitudine. Quanto a me, non ho altra speranza che quella di incontrare qua e là, di tanto in tanto, un essere umano, solo come me, che da parte sua si ostini a riflettere, a cui io possa dare e presso cui io possa trovare un po' di comprensione. Fino a nuovo ordine simili incontri restano possibili — prova ne è il fatto che ci scriviamo — ed è una fortuna straordinaria, di cui dobbiamo essere riconoscenti al destino. Chissà se, uno di questi giorni, un regime "totalitario" riuscirà per un lasso di tempo a sopprimere quasi del tutto la possibilità materiale di tali incontri?

Nessuna comica senza risata

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Nessuna comica senza risata

«Se parla come un comunista, pensa come un comunista, si comporta come un comunista, 
allora non è un anarchico: è un comunista»
un anarchico statunitense del XX secolo
 
 
Così ci diceva lo scorso millennio un compagno a noi caro, mentre stavamo ridendo insieme a crepapelle dei continui tentativi da parte di alcuni rivoluzionari autoritari a corto di manovalanza per fare breccia nei cuori degli anti-autoritari (tentativi che trovano puntualmente sponda fra certi anti-autoritari a corto di riconoscimento politico, sempre pronti a fare numero fra e con gli autoritari). Lungo lo scorso secolo è stato infatti uno stagionale fiorire di anarco-bolscevichi (Stato e Rivoluzione, che libro! È contro lo Stato, sapete?) e di anarco-trotskisti (la rivoluzione permanente, che concetto! È contro lo Stato, sapete?), di marxisti libertari (il libro sullo Stato mai scritto da Marx, che opera! Sarebbe stata contro lo Stato, sapete?) e di ecologisti sociali (il municipalismo libertario, che strategia! È contro lo Stato, sapete?), passando per certi maoisti (lo spontaneismo, che attivismo! È contro lo Stato, sapete?) fino ad arrivare a certi blanquisti (la destituzione, che potenza! È contro lo Stato, sapete?).

Piccole canaglie

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Piccole canaglie

«I bambini non sono proprietà di nessuno. Essi non appartengono che alla loro futura libertà»
Mikhail Bakunin
 
Non tutti concordano con le parole dell’anarchico russo. Per alcuni, in quanto figli di Dio, i bambini appartengono alla Chiesa. E in quanto cittadini, appartengono allo Stato. Il punto è che non ne sono consapevoli. Pensano sempre a giocare, non ancora a lavorare. Fanno spesso i capricci, non ancora il proprio dovere. Va bene la beata innocenza, ma ci deve pur essere un limite! E questo limite va ridotto giacché le simpatiche canaglie, se lasciate allo stato brado, corrono il rischio di diventare dei fuorilegge. I Franti vanno indirizzati sulla buona strada fin da piccoli, se li si vuole far diventare da adulti dei Garrone obbedienti e disciplinati. Perché da bambini, inutile nasconderlo, si tende a disobbedire, a ribellarsi, a fare di testa propria. È naturale, è capitato a chiunque. Non si rispetta nessuno e si pretende tutto. Come piccoli criminali, per l'appunto.

Un suggerimento

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Un suggerimento

Le chiacchiere rendono ciechi. Fanno saltare gli ultimi ponti che ancora rimangono tra il pensiero e l'azione. A forza di essere sommersi da fiumi di parole, a forza di girare in tondo, tutto sommato per non dire nulla, a forza di partecipare con entusiasmo al crescendo di parole vuote, anche le cose più semplici finiscono col diventare grandi enigmi come l'origine del mondo o il senso della vita.


Prendiamo ad esempio una miniera nell’Ariège, nel sud della Francia, che lo Stato ed uno sfruttatore vogliono riaprire. Non una miniera qualsiasi, sarebbe troppo semplice: no, una miniera di tungsteno, quel metallo tanto ambito dall'industria d’armi ed aeronautica. Un metallo i cui giacimenti sono piuttosto rari ed il cui prezzo sul mercato non smette di salire. Un metallo molto più duro del piombo, e che perciò figura in alto nella lista dei componenti di munizioni e di bombe perforanti. Che lo sfruttamento di una miniera di tungsteno, come del resto di qualsiasi altra miniera, comporti la devastazione del territorio, un inquinamento che favorisce terribili malattie e perfino il logorio calcolato della salute dei minori, questo è ovvio, malgrado le forti dosi di neolingua a base di «tecnologia verde», di «nucleare pulito», di «sviluppo sostenibile» ed  altri «oggetti intelligenti» che possono illustrarci tutti i suoi promotori.

Lavoro salariato

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Lavoro salariato

Renato Chaughi
 
Il lavoro attualmente non è uno scambio di servizi, come dicono gli economisti: è una pena accettata per un'elemosina.
Si dice: il lusso dei ricchi fa vivere i poveri. È come se si dicesse: i capricci di coloro che hanno usurpata la terra fanno vivere coloro a cui è stata usurpata.
Degli uomini si sono impadroniti di tutto quanto esiste. I diseredati sono quindi costretti di ricorrere ad essi per vivere. Si presentano umilmente e dicono: «Signore, se vuol essere buono con me, mi dia quanto basta per non morire oggi. In cambio, posso affaticarmi pel suo benessere. Cosa le abbisogna oggi? Vuole che seghi delle assi, scavi del carbone, lavi il suo cavallo o asciughi il suo vaso da notte? Ecco le mie braccia».

Divertissement

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Divertissement

 

I «babbei primomaggisti», quelli che credevano di poter scatenare la rivoluzione a una data prestabilita, sono scomparsi da un bel pezzo. Che questa giornata, nata come ricorrenza di lotta contro il capitalismo, sia diventata un semplice giorno di svago concesso dal capitalismo, se ne sono accorti perfino i sassi. Tant'è che da molti anni, qui in Italia, ogni 1 maggio è previsto un mega-concerto a Roma in grado di raccogliere folle di persone. Per attirare le masse, il popolo, volete mettere «il più grande evento gratuito di musica dal vivo in Italia» con le tristi e noiose parate ufficiali dei sindacati e della sinistra? Il divertissement prende bene, raga, i comizi un po' meno. Solo che con il passare degli anni il concertone romano si è andato istituzionalizzando, la sua patina contestatrice (che solo di patina si è sempre trattato) è svanita sotto i riflettori dello spettacolo. Da qui l'idea di organizzare un altro mega-concerto, più ruspante...

Intervento contro la tirannia burocratica

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Intervento contro la tirannia burocratica

Quello che segue è un intervento fatto alla assemblée des usages, l’assemblea generale della ZAD, del 16 aprile 2018 da parte di alcuni «sostenitori esterni», termine con cui vengono indicati quei compagni che non vivono all’interno della ZAD e che, in quanto tali, sono liberi di fornire la propria solidarietà pratica a quella lotta così come non sono liberi di esprimersi sul suo senso. Il ceto politico, si sa, ama la manovalanza ma non gradisce la critica. 
Questo testo è apparso sul blog dell’Ancre Noire, uno spazio occupato che si trovava poco fuori dalla ZAD e che è stato sgomberato lo scorso 23 aprile. Va da sé che gran parte dei suoi occupanti si riconoscono nelle parole che seguono.

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