Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Odio i politicanti

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Odio i politicanti

«Il solo espropriatore italo-americano su cui la letteratura anarchica 
non ha nulla da dire è Cesare Stami, anarchico individualista selvaggio...»
Nunzio Pernicone
Carlo Tresca and the Sacco-Vanzetti Case
 
 
La prima volta che ci siamo imbattuti nella sua ombra è stato oltre una decina di anni fa. Per caso, per puro caso. Eravamo in una biblioteca anarchica e stavamo sfogliando una vecchia rivista, di quelle ingiallite dal tempo, pubblicata alla fine degli anni 20 da individualisti italiani emigrati negli Stati Uniti. 
A un tratto l’occhio ci è caduto su un articolo commemorativo in cui si rendeva omaggio ad un anarchico italiano sepolto e dimenticato da tutti. Oltre a venire descritto come un uomo pieno di virtù e di vizi, dal pensiero provocatorio e iconoclasta, insofferente ad ogni morale (compresa quella cara a certi anarchici), veniva anche ricordato per essere stato un temibile fuorilegge, ammazzato alcuni anni prima in un agguato dalla polizia. Ecco perché, sospirava l’autore del testo, «la tacita congiura del silenzio e dell’oblio si è fatta attorno al suo nome».
Il suo nome era Cesare Stami. 

...di fronte al problema dell'autogestione

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Anarchismo e bolscevismo di fronte al problema dell'autogestione (1905-1918)

Giuseppe Rose
 
Lo sciopero di Pietroburgo del 3 (16) gennaio 1905, cominciato nella fabbrica Putilov e che fu «come il lampo preannunciatore della burrasca alla vigilia della grande tempesta»(1) ebbe «un inizio puramente spontaneo»(2). Questa prima fase rivoluzionaria, sbocciata all insegna dello spontaneismo, avrebbe dovuto e potuto costituire, dodici anni dopo, attraverso la creazione altrettanto spontanea di organismi autenticamente operai, il trampolino di lancio di una seconda più matura e più valida rivoluzione sociale.
La Russia del 1905, non potendo contare su un movimento sindacale inesistente, riuscì però a creare dal basso, in occasione degli scioperi nelle fabbriche, un organismo di tipo nuovo — il soviet — con lo scopo iniziale di alleviare «le temibili privazioni» degli operai «in conseguenza dello sciopero» e, soprattutto, con lo scopo di «seguire attentamente il corso degli avvenimenti, servire di legame fra tutti gli operai, informarli sulla situazione, e, in caso di bisogno, raccogliere attorno a sé le forze operaie rivoluzionarie». 

Il valor gli anni non attende

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Il valor gli anni non attende

 

Mercoledì 19 dicembre 2018, alle 20.40 circa, viene dato alle fiamme il commissariato centrale di polizia del quartiere di Saint-Gilles, a Bruxelles. Sebbene a detta dei giornalsbirri locali «i pompieri sono arrivati velocemente sul posto» dopo che è suonato l'allarme, le fiamme sono comunque riuscite a danneggiare la facciata del pollaio ed il fumo ha invaso l'edificio.
«Gli agenti di polizia presenti nel commissariato sono riusciti ad evacuare in tempo», aggiungono con un sospiro di sollievo i portavoce del potere.
Dopo aver analizzato i filmati di videosorveglianza, gli investigatori hanno infine arrestato «un sospettato».

I precursori

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I precursori dell’anarchismo

Emile Armand
Non è certamente facile sapere esattamente — e d’altronde quali documenti potrebbero informarcene? — quando abbia avuto inizio l’autorità governativa o statale. Non poche sono state le spiegazioni forniteci sulla fondazione e l'affermazione dell’autorità. Dobbiamo credere che i gruppi di uomini, divenendo sempre più numerosi, siano stati costretti ad affidare l'amministrazione dei loro affari e la soluzione delle loro contese ai più intelligenti o ai più temuti — gli stregoni o i preti? O che i raggruppamenti primitivi, mostrandosi in generale sempre più ostili gli uni agli altri, siano stati obbligati a concentrare la difesa del luogo e delle cose nelle mani dei guerrieri — o delle guerriere — più coraggiosi o più abili? Comunque sia, tutto tende a dimostrare che l'autorità sia pre-esistita alla proprietà individuale. È evidente che l'autorità si affermò allorquando i beni, le cose e, in certi casi, i ragazzi e le donne, già erano proprietà dell’organizzazione sociale. 

Delatio commune est?

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Delatio commune est?

Fëdor Dostoevskij
 
Approva lo spionaggio. Ogni membro della società vigila l'altro ed è obbligato alla delazione. Ognuno appartiene a tutti e tutti appartengono a ognuno. Tutti sono schiavi e nella schiavitù sono uguali. Nei casi estremi, c'è la calunnia e l'omicidio, ma l'essenziale è l'uguaglianza. Come prima cosa si abbassa il livello delle scienze e degli ingegni. Si può raggiungere un alto livello delle scienze e degli ingegni solo con doti superiori, e non ci devono essere doti superiori! Gli uomini di doti superiori si sono sempre impadroniti del potere e sono stati dei despoti. Gli uomini di doti superiori non possono non essere despoti e hanno sempre fatto più male che bene, perciò vengono scacciati e giustiziati. A Cicerone si taglia la lingua, a Copernico si cavano gli occhi, Shakespeare viene lapidato, ecco lo šigalëvismo! Gli schiavi devono essere uguali: senza dispotismo non c'è ancora stata né libertà né uguaglianza, ma nel gregge deve esserci uguaglianza, questo è lo šigalëvismo! Ah, ah, ah, vi sembra strano? Io sono per lo šigalëvismo!

«bisogna pur sapere quando finiscono le parole»

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«bisogna pur sapere quando finiscono le parole»

(lettera di Carl Einstein a Pablo Picasso)
 

Mio caro amico,

     se finora non vi ho scritto, non è perché non pensassi a voi. no. ma nei primi anni del mio soggiorno in Spagna avevo troppo da fare. adesso, da militare in pensione, dispongo del mio tempo anche troppo. è dura vedere i compagni battersi e leggere i giornali che parlano di queste battaglie. monta la vergogna. ma insomma. ho ancora un lavoro da compiere e poi si vedrà.

Combatteremo Franco. chiunque abbia prestato servizio al fronte lo sa e lo sente. noi abbiamo cominciato senza niente. e gli operai spagnoli hanno fornito le armi col loro lavoro. non c'erano quadri ed ecco un’armata ben ordinata e fortemente inquadrata. lo sforzo che i vostri compatrioti hanno compiuto è insuperabile. che popolo magnifico. quanto li amo. non è lirismo. capite, ho vissuto a lungo fianco a fianco con queste persone e abbiamo passato insieme dei momenti tesi, decisivi e difficili. tutto ciò lega ai compagni.

L'immacolata concezione del cittadinismo

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L'immacolata concezione del cittadinismo

 

L'8 dicembre è una data particolare per molte persone, in tutto il mondo. È al tempo stesso una delle principali festività cattoliche ed un'importante scadenza attivista. Per una straordinaria quanto significativa coincidenza, fedeli del messianesimo sacro e fedeli del messianesimo profano celebrano infatti entrambi questa ricorrenza.

L'8 dicembre 1854 papa Pio IX emanò la bolla Ineffabilis Deus, con cui proclamava il dogma dell'Immacolata Concezione. A differenza di ciò che molti credono, questo dogma non si riferisce al concepimento di Gesù, bensì a quello di sua madre Maria.

All'epoca questa narrazione non faceva ridere, tutt'altro, venendo interpretata e accettata come Rivelazione. Non la si metteva in discussione, non veniva passata al setaccio della critica. Un dogma è un dogma.

Non è roba nostra

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Non è roba nostra

Max Sartin [Raffaele Schiavina]
 
Noi abbiamo una esperienza che i nostri figli non avranno che per sentito dire. Dovremmo farne tesoro.
L'esperienza dei partiti e delle organizzazioni colossali, svaniti per così dire in una notte di tempesta e rimasti esclusivamente nella coscienza e nelle convinzioni di pochi individui, quelli che veramente avevano una coscienza e delle convinzioni.

Lavoro salariato

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Lavoro salariato

René Chaughi
 
Il lavoro attualmente non è uno scambio di servizi, come dicono gli economisti; è una pena accollata per un'elemosina.
Si dice: il lusso dei ricchi fa vivere i poveri.
È come se si dicesse: i capricci di coloro che hanno usurpata la terra fanno vivere coloro a cui è stata usurpata.
Degli uomini si sono impadroniti di tutto quanto esiste. I diseredati sono quindi costretti di ricorrere ad essi per vivere. Si presentano umilmente e dicono: «Signore, se vuol essere buono con me, mi dia quanto basta per non morire oggi. In cambio, posso affaticarmi per il suo benessere. Cosa le abbisogna oggi? Vuole che seghi degli assi, scavi del carbone, lavi il suo cavallo o asciughi il suo vaso da notte? Ecco le mie braccia».

Una miniera mortale



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Una miniera mortale



Dal 1971 al 1986, la miniera di Salau [sul versante francese dei Pirenei] va a pieno regime. Nonostante una forte presenza di amianto nel terreno, vi viene estratto tungsteno. Le scorie della miniera generano due discariche che rilasciano nell'ambiente particelle di amianto ed altri agenti cancerogeni. A distanza di trentatré anni, un cocktail di sostanze chimiche, tra cui arsenico e antimonio, continua a diffondersi nel terreno circostante.

Ma non sarà né l'inquinamento né il decesso per cancro di 15 minatori a far chiudere questa miniera. La causa è semplicemente legata ai rischi di concorrenza nel mondo capitalista. Non potendo più la miniera di Salau fronteggiare la produzione cinese, gli imprenditori andranno ad investire altrove lasciandosi alle spalle due cumuli di merda tossica ed altre sorprese inquinanti all'interno delle gallerie.



Un'idea in armi

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Un'idea in armi

Esperienze anarchiche negli Stati Uniti e in Russia agli inizi del 900
 
Una delle roccaforti ideologiche del Potere è la sua pretesa eternità, la sua presenza perenne. Per non essere messo in discussione, pretende di essere compreso ed accettato da tutti come se la sua esistenza fosse ineluttabile e naturale. Se l’autorità esiste da sempre, naturale come il sole e l’acqua, se il bisogno di comandare e la necessità di obbedire sono considerati inevitabili come il bisogno di mangiare e la necessità di dormire, allora ogni critica radicale del potere, ogni tentativo di abbatterlo, ogni diserzione dai suoi ranghi, è del tutto priva di senso. Una idiozia, prima ancora che un’utopia. 
Ecco perché il dominio vuole che il suo mondo venga percepito come il solo ed unico possibile, magari da perfezionare e correggere, mai da demolire. Questa opera di convincimento non avviene solo fuori di noi, materialmente, giorno dopo giorno, attraverso gli obblighi quotidiani che ci vengono imposti. Avviene anche dentro di noi, nella nostra testa, nell’immaginazione. 
Per sradicare l’idea stessa che un mondo privo di autorità sia possibile, il dominio deve di continuo riscrivere la storia a propria immagine e somiglianza.

La pozzanghera e l'oceano

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La pozzanghera e l'oceano

 
Un antico dilemma. Aprirsi ai possibili complici sconosciuti di cui si dà per certa (o si ipotizza, o anche solo si auspica) l’esistenza fuori dell’uscio di casa, oppure chiudersi in compagnia dei proverbiali quattro gatti che già si conoscono e che godono della propria fiducia? Si tratta di una scelta che va ben al di là delle singole attitudini caratteriali, così come della valutazione dei rispettivi pro e contro, ma coinvolge le proprie aspirazioni, i propri sogni. Non tanto un’opzione strategica da calcolare, quanto una prospettiva umana da vivere. Ciò detto...
A tarpare le ali ad ogni tensione utopica nell’ultimo decennio è piombato il flagello della comunellanza politica, l’infettante convinzione che per nuotare nell’oceano sociale sia obbligatorio alleggerire il più possibile il proprio bagaglio rivoluzionario al fine di renderlo più galleggiante, sia necessario porgere il microfono ad esperti possibilmente di fama per farsi prendere sul serio da masse a digiuno di aspirazioni radicali, sia doveroso insomma correre dietro alla gggente per blandirla ed ottenerne i favori (il tutto facendo da sponda a chi ha sempre affossato le idee antiautoritarie).

Grande Produzione di Cose

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Grande Produzione di Cose

Voltairine De Cleyre
 
Noi deridiamo quelle antiche superstizioni e parliamo molto della scienza sperimentale esatta. Ci sforziamo di esaltare i corpi greci e fingiamo di gradire la cultura fisica. Ci dilettiamo di molte cose; ma l'unica reale grande idea della nostra epoca, non copiata da una qualunque altra età, non finta, non portata in vita da qualche congiura, è la Grande Produzione di Cose – non la creazione di cose belle, non il piacere di spendere energia vitale in lavoro creativo; piuttosto l'indecente e spietata spinta ed esasperazione a sprecare e a drenare l'ultima goccia di energia, solamente per produrre mucchi e mucchi di cose – cose brutte, cose nocive, cose inutili, e nella migliore delle ipotesi in gran parte superflue. 
Per quale scopo si produce?

Volontarismo

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Volontarismo

Free-lancer [Luigi Galleani]
 
«Prima la volontà,
 poi la forza,
 infine la vittoria»

Multatuli
 

Non lasciatevi ingannare dal titolo. Non vuol essere una disquisizione filosofica, questo mio articolo. Metto in discussione un problema indubbiamente vecchio, a cui la guerra dà forza nuova e nuovo sapore di attualità. Si tratta di indagare se la volontà è un fattore rivoluzionario. In termini più espliciti: se è vero che i fatti storici sono ferreamente concatenati, se essi sono determinati e diretti da una legge naturale di causalità meccanica, che non ammette eccezioni; se il «salto» è o no possibile nel corso della storia, se la volontà umana può o no con un audace atto di violenza, imprimere allo sviluppo storico della società un indirizzo nuovo, creare un nuovo ordine di cose, sovvertendo i rapporti sociali esistenti.


Il commercio

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Il commercio

Edward Carpenter
 
«Egli (Vespasiano) s'era messo in un affare, vergognoso anche per un semplice cittadino, 
comperando gran quantità di merci e• rivendendole con grande guadagno».
Svetonio
 
Io credo che il carattere speciale della nostra età commerciale, nel suoi lati buoni e cattivi, possa esser studiato meglio sul mercato che altrove.
Quando la prima volta mi trovai con dinanzi la mia propria merce, a rivendere al pubblico frutta, patate, rose e lamponi coltivati da me, fu come se si squarciasse un velo avanti ai miei occhi! Ero stato spesso prima d'allora al mercato, ed ero abituato, lo dico con ritegno, a considerare il negoziante come la personificazione della cattiveria e dell'astuzia insieme, come persona che complotta coi suoi colleghi per derubare il pubblico e profittare della sua inesperienza. Ma quando io stesso mi trovai nel novero dei commercianti e nel loro ambiente, guardai la situazione in modo del tutto diverso.

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