Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

You'll never riot alone

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You'll never riot alone

C'è un'altra pandemia oggi in corso in tutto il pianeta. L'OMS non se ne occupa minimamente, non essendo di sua competenza, e i media cercano di farla passare sotto silenzio o di minimizzarla. Ma i governi del mondo intero sono preoccupati del rischio che comporta. Questa pandemia si sta diffondendo sulla scia del virus biologico che oggi sta riempiendo gli ospedali. Passa dove passa il Covid-19, insomma. Anch'essa toglie il fiato. La paura del contagio sta infatti provocando il contagio della rabbia. I primi sintomi di malessere tendono ad aggravarsi, trasformandosi prima in frustrazione, poi in disperazione, infine in rabbia. Rabbia per la scomparsa, su decreto sanitario, delle ultime briciole di sopravvivenza rimaste. 

È significativo che all'annuncio delle misure restrittive prese dalle autorità per prevenire il dilagare dell'epidemia, una sorta di arresti domiciliari volontari, siano stati proprio coloro che la reclusione dietro quattro mura la soffrono già quotidianamente per costrizione — i detenuti — a dare fuoco alle polveri.

Note epide(r)miche

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Note epide(r)miche

Sì, è in mezzo a quelle pagine che ho capito come il virus mortale che deve essere oggi debellato non sia affatto il Covid-19. Siamo noi. Noi che, come gli ebrei, non possiamo più uscire di casa. Noi, che non possiamo più frequentare biblioteche, cinema, ristoranti, parchi. Noi, che abbiamo il permesso di varcare la soglia solo per il tempo necessario a procurarci i generi di prima necessità. Noi, costretti a giustificare la nostra presenza alla prima uniforme che ci incrocia per strada. Noi, che ci consoliamo con l'identico ritornello di allora («La follia totale non può durare, una volta che sia svanita l'ubriacatura popolare, lasciando dietro di sé solo un gran mal di testa»). Noi, che parliamo la lingua del nemico. Noi, fra cui non manca neppure chi ammira le autorità. Noi, che attendiamo ogni giorno attaccati ai nostri dispositivi elettronici la lieta notizia della fine dell'incubo.
Ma non finirà mai, anzi, peggiorerà, se non saremo noi stessi a porvi fine. Come diceva l'autore di La Peste, «La speranza, al contrario di quanto si pensi, equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi».

Il dolce dispotismo

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Il dolce dispotismo democratico

Alexis de Tocqueville
 
La cosa è nuova, bisogna tentare di definirla, poiché non è possibile indicarla con un nome. Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte.

Il peggiore dei virus… l’autorità

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Il peggiore dei virus… l’autorità

 
Il macabro bilancio dei decessi aumenta di giorno in giorno, e nell'immaginario di ciascuno prende posto la sensazione, dapprima vaga e poi via via più forte, d’essere sempre più minacciati dal Triste Mietitore. Per centinaia di milioni di esseri umani, questo immaginario non è certamente nuovo, quello della morte che può colpire chiunque, in qualsiasi momento. Basti pensare ai dannati della terra sacrificati quotidianamente sull'altare del potere e del profitto: coloro che sopravvivono sotto le bombe degli Stati, in mezzo a infinite guerre per il petrolio o per le risorse minerarie, coloro che coabitano con la radioattività invisibile provocata da incidenti o da scorie nucleari, coloro che attraversano il Sahel o il Mediterraneo e che sono rinchiusi in campi di concentramento per immigrati, coloro che vengono ridotti a brani di carne e ossa dalla miseria e dalla devastazione generate dall'agroindustria e dall'estrazione di materie prime... E anche nelle terre in cui abitiamo, in epoche non molto lontane, abbiamo conosciuto il terrore delle macellerie su scala industriale, dei bombardamenti, dei campi di sterminio... creati sempre dalla sete di potere e di ricchezza degli Stati e dei padroni, sempre fedelmente istituiti da eserciti e polizia...

Un atteggiamento positivo

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Bisogna assumere un atteggiamento positivo

Jacques Ellul
 
Raramente formulato come un adagio, questo luogo comune si incolla come gelatina a tutti i giudizi espressi sulle persone e diffusi da Marie–Claire, da Paris–Match, dal Reader's Digest, dai comandamenti di Public Relations, dai test attitudinali, dalle opere di teologia (e in maniera eminente dal buon padre Teilhard!), dalle critiche letterarie, dal pensiero (se così si può dire) dei nostri moralisti e dei sociologi più in vista e di maggiore autorità... Ma è tempo di fermarsi per fare un po’ di luce, prima di essere completamente sviati. Giacché quarant’anni fa era in voga un luogo comune la cui formulazione era quasi analoga, ma il senso del tutto differente. Nel 1920 occorreva «essere positivi». Questa espressione così netta aveva un significato molto semplice: «Si tratta innanzitutto di guadagnare quattrini».

...sulla riduzione dell'ottimismo economico

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Aneddoto sulla riduzione dell'ottimismo economico

Guillaume Paoli
 
C’era una volta un imprenditore sconfortato davanti alla mancanza di impegno dei suoi lavoratori — lui preferiva chiamarli «collaboratori». Aveva provato di tutto per incentivare in loro l’entusiasmo, lo spirito d’innovazione e la creatività. Era andato fino in Giappone allo scopo di carpire i segreti dello sciovinismo imprenditoriale. Aveva assunto i consiglieri più costosi in materia di motivazione ed allestito spettacoli formidabili, che predicavano con zelo le virtù dello spirito di squadra. Furono promossi giochi di ruolo e seminari buddisti, e non si esitò nemmeno ad organizzare per tutto il personale una escursione al Polo Nord, che comprendeva persino un banchetto sulla banchisa — ma fu un buco nell'acqua.

Vaccinarsi non è immunizzarsi

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Vaccinarsi non è immunizzarsi

Kurt Perkins
È assolutamente necessario chiarire il termine vaccinazione in rapporto a quello di immunizzazione. I media e il mondo farmaceutico hanno influenzato il pubblico facendogli credere che vaccinazione sia equivalente ad immunizzazione. Per quanto mi riguarda, sono favorevole all’immunizzazione. Vaccinare significa iniettare sostanze nel corpo. Questa pratica non immunizza. Sono due cose completamente diverse.

La creazione dell’immunizzazione è un processo naturale. Il corpo utilizza diversi mezzi di difesa.

Consumo di lunga durata

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Consumo di lunga durata

Günther Anders
 
Che i nostri pasti indichino il tempo dedicato al nostro ristoro è il segno della nostra umanità. Perché tra i pasti si svolge il tempo libero da ogni consumo e il vasto orizzonte del mondo non consumabile, il territorio dell’assenza, di ciò che non si può contemplare, immaginare, il territorio del possibile — in breve: il mondo dello spirito. Davvero? Ancora oggi? Quasi. Perché la tendenza punta ad un consumo ininterrotto, ad un'esistenza in cui consumiamo continuamente così come respiriamo: continuamente mastichiamo gomma; continuamente ascoltiamo la radio.

«contro-manifesto individualista rivoluzionario»

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Materiali per un «contro-manifesto individualista rivoluzionario»

 

In questo testo (vecchio e dimenticato), alcuni ex consigliaristi avvicinatisi all’anarchismo sostengono senza mezzi termini l’esigenza di un individualismo rivoluzionario che prenda spunto non dalle condizioni materiali esterne, bensì dalle rotture che chiunque può operare nel corso della propria esistenza. Non si tratta di applicare una scienza in grado di formulare il giusto programma politico, ossessione di tutti gli «amici del popolo» a caccia di manovalanza, ma di approfondire un’esperienza vitale in grado di elaborare un progetto personale. Avventura umana che non esclude affatto gli altri, ma li ricerca nella loro potenziale originalità, non nella loro effettiva comunanza: puntare allo sviluppo di ciascuno, contro l'inerzia di tutti.

Filo scoperto

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Filo scoperto

«Dopo l'invenzione dell'elettricità, il mondo è appeso a un filo» 
 
Constatazione terribile ed affascinante al tempo stesso. 
Terribile per chi vuole che il mondo sia in perfetto ed incessante funzionamento, dotato di un’energia inesauribile in grado di accrescere all’infinito la volontà di potenza militare, politica ed economica. Allora quel filo va nascosto, va controllato, va sorvegliato, va protetto e difeso in tutte le maniere, perché dalla sua integrità dipende l’ordine nelle strade e nei mercati, nei ministeri e nelle banche, nei pensieri e nei sogni.
Affascinante per chi, sapendo che ad essere così appeso non è affatto il mondo, ma un determinato mondo (quello dell’autorità, della merce, dell’industria), vede nella fragilità del legame di questa robusta dipendenza una possibilità di porre fine alla civile obbedienza per fare ingresso nella libertà selvaggia. Allora quel filo va scoperto, nel duplice significato: va trovato e va aperto. Va individuato e va mandato in cortocircuito. 

Che scandalo!

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Che scandalo!

[Joseph Déjacque]

 

Viviamo in un’epoca di decadenza. Il mondo è popolato da cadaveri ambulanti. Tutto ciò che si muove, si muove lentamente. Una sovrana indolenza grava sulle nazioni e sugli individui. Tuttavia, guardando in profondità dentro questo carnaio umano, si scorge la vita sotterranea agitarsi, pullulare e ogni tanto avventurarsi in superficie. Il nostro è un secolo di transizione; sotto la sua apparente inerzia si opera una immensa trasformazione. Non è ancora la morte completa del vecchio ordine sociale ed è già l’inizio di quello nuovo. L’operazione, pur latente, nondimeno è reale. Governo, proprietà, famiglia, religione, tutto ciò che componeva l’organismo delle società civilizzate marcisce e va in putrefazione. Non c’è più morale; la morale del passato non ha più linfa, quella del futuro è appena un germe. Ciò che per uno è bene, per l’altro è male. La giustizia non ha altro criterio che la forza; il successo legittima tutti i crimini. Il pensiero come il corpo si prostituisce nel commercio degli interessi mercantili. Non ci sono più gioie possibili, se non le gioie del bruto. La dignità, l’amicizia, l’amore, sono banditi dai nostri costumi, giacciono separati l’una dall’altro, oppure muoiono strangolati allorché cercano di farsi largo attraverso questa società ufficialmente borghese.

Non c’è più né grazia né bellezza in questo mondo, né ingenuo sorriso né delicato bacio.

Ricordare, vomitare e distruggere

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Ricordare, vomitare e distruggere

Come ogni volta, anche quest’anno si festeggia la giornata della memoria. Le istituzioni si danno un bel da fare nell’istituire i viaggi nei luoghi dell’orrore: i lager nazisti. Un giorno santo per ritrovare un po’ di quella vomitevole purezza del dimenticato, la quale viaggia parallelamente con le atrocità contemporanee. Visitare dei luoghi di tortura e di sterminio può impressionare: questo lo si può intuire. Far riaffiorare un passato funesto, dice qualcuno, è il miglior modo per non scordare. A patto di chiudere gli occhi sui genocidi e le torture di oggi. Tutto lo squallore democratico riesce a reinventarsi le menzogne più cruente. Sopravviviamo in una crudeltà continua, con un viaggio della memoria a portata di mano. 
La manfrina ideologica di questa giornata è la seguente: dobbiamo ricordare questo passato perché è stato una parentesi atroce della storia. Ecco che la menzogna si completa, il senso di vomito fa il resto. Bisognerebbe essere sinceri ma non è possibile: difendere i privilegi del dominio è qualcosa di ecumenico. Il sacrilegio è capire che il periodo dei lager nazisti non è una parentesi oscura della storia dell’umanità, ma una parte fondamentale della continuazione della storia dell’oppressione. I lager nazisti vengono dopo i genocidi perpetrati dagli occidentali ai danni delle comunità indigene dell’America Latina. Vogliamo parlare degli indiani d’America? E dei buoni cristiani nelle Crociate e nelle Inquisizioni? Cosa pensiamo della prima rivoluzione industriale dove il lager ha iniziato a chiamarsi fabbrica?

Causa, mezzo ed effetto

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Causa, mezzo ed effetto

A parte i più beceri rappresentanti e tirapiedi dell'industrialismo, sembra che tutti siano davvero preoccupati per il clima. Non passa ormai giorno senza sentire l'urlo indignato di qualche anima bella ambientalista, la promessa solenne di qualche illuminato funzionario governativo contro il comune nemico: il riscaldamento atmosferico, l'effetto serra, l'anidride carbonica!
Considerato che l'anidride carbonica è un gas che fa parte dei cicli geochimici naturali, la cui presenza nell'atmosfera garantisce quel fenomeno di termoregolazione naturale del pianeta (effetto serra) che permette condizioni termiche idonee all'esistenza della vita terrestre (riscaldamento atmosferico), tanto varrebbe prendersela con la forza di gravità. È un po' come attribuire lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento allo Zyklon B... vi risulta che a venire impiccato a Norimberga sia stato l'acido cianidrico? 

Un'arte antica

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Un'arte antica

 

«A dirla in breve, tutti i Numi aborro»
Eschilo, Prometeo incatenato
 

Molti secoli dopo la tragedia di Eschilo, il figlio di un contadino scozzese si imbatté in un fenomeno che il Prometeo della leggenda non avrebbe rinnegato: il fuoco, come conoscenza e come arte. Venuto ad annettere alla Corona britannica le isole del Sud Pacifico, James Cook descrisse così nel suo diario la visione che gli apparve quando raggiunse le coste australiane nel 1770: «Ovunque siamo, vediamo fumo durante il giorno ed incendi di notte... Quel continente è un continente di fumo». Questa arte del fuoco abilmente gestita dagli aborigeni consentiva loro di coltivare terre aride (con la tecnica agricola del debbio), di favorire certe sostanze che attirano le prede, di formare boschi aperti o mantenere praterie erbose che favorivano la caccia. Ogni giorno, centinaia di fuochi aborigeni mantenevano ciclicamente un paesaggio a mosaico che alternava campi, praterie e foreste aperte.

Speranza

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Speranza

Albert Soubervielle
 
Noi ci culliamo — talora inebriandoci — con fallaci parole che rappresentano solo vaghe astrazioni.
Pretendiamo che la speranza sia il nostro sostegno, se non la nostra guida, nell'aspra lotta che conduciamo nel corso della nostra effimera esistenza.
E coloro che considerano la speranza una chimera a volte sono solo disillusi che, dopo molte speranze infrante, dubitano di tutto e di se stessi.

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