Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Nessuna comica senza risata

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Nessuna comica senza risata

«Se parla come un comunista, pensa come un comunista, si comporta come un comunista, 
allora non è un anarchico: è un comunista»
un anarchico statunitense del XX secolo
 
 
Così ci diceva lo scorso millennio un compagno a noi caro, mentre stavamo ridendo insieme a crepapelle dei continui tentativi da parte di alcuni rivoluzionari autoritari a corto di manovalanza per fare breccia nei cuori degli anti-autoritari (tentativi che trovano puntualmente sponda fra certi anti-autoritari a corto di riconoscimento politico, sempre pronti a fare numero fra e con gli autoritari). Lungo lo scorso secolo è stato infatti uno stagionale fiorire di anarco-bolscevichi (Stato e Rivoluzione, che libro! È contro lo Stato, sapete?) e di anarco-trotskisti (la rivoluzione permanente, che concetto! È contro lo Stato, sapete?), di marxisti libertari (il libro sullo Stato mai scritto da Marx, che opera! Sarebbe stata contro lo Stato, sapete?) e di ecologisti sociali (il municipalismo libertario, che strategia! È contro lo Stato, sapete?), passando per certi maoisti (lo spontaneismo, che attivismo! È contro lo Stato, sapete?) fino ad arrivare a certi blanquisti (la destituzione, che potenza! È contro lo Stato, sapete?).

Piccole canaglie

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Piccole canaglie

«I bambini non sono proprietà di nessuno. Essi non appartengono che alla loro futura libertà»
Mikhail Bakunin
 
Non tutti concordano con le parole dell’anarchico russo. Per alcuni, in quanto figli di Dio, i bambini appartengono alla Chiesa. E in quanto cittadini, appartengono allo Stato. Il punto è che non ne sono consapevoli. Pensano sempre a giocare, non ancora a lavorare. Fanno spesso i capricci, non ancora il proprio dovere. Va bene la beata innocenza, ma ci deve pur essere un limite! E questo limite va ridotto giacché le simpatiche canaglie, se lasciate allo stato brado, corrono il rischio di diventare dei fuorilegge. I Franti vanno indirizzati sulla buona strada fin da piccoli, se li si vuole far diventare da adulti dei Garrone obbedienti e disciplinati. Perché da bambini, inutile nasconderlo, si tende a disobbedire, a ribellarsi, a fare di testa propria. È naturale, è capitato a chiunque. Non si rispetta nessuno e si pretende tutto. Come piccoli criminali, per l'appunto.

Un suggerimento

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Un suggerimento

Le chiacchiere rendono ciechi. Fanno saltare gli ultimi ponti che ancora rimangono tra il pensiero e l'azione. A forza di essere sommersi da fiumi di parole, a forza di girare in tondo, tutto sommato per non dire nulla, a forza di partecipare con entusiasmo al crescendo di parole vuote, anche le cose più semplici finiscono col diventare grandi enigmi come l'origine del mondo o il senso della vita.


Prendiamo ad esempio una miniera nell’Ariège, nel sud della Francia, che lo Stato ed uno sfruttatore vogliono riaprire. Non una miniera qualsiasi, sarebbe troppo semplice: no, una miniera di tungsteno, quel metallo tanto ambito dall'industria d’armi ed aeronautica. Un metallo i cui giacimenti sono piuttosto rari ed il cui prezzo sul mercato non smette di salire. Un metallo molto più duro del piombo, e che perciò figura in alto nella lista dei componenti di munizioni e di bombe perforanti. Che lo sfruttamento di una miniera di tungsteno, come del resto di qualsiasi altra miniera, comporti la devastazione del territorio, un inquinamento che favorisce terribili malattie e perfino il logorio calcolato della salute dei minori, questo è ovvio, malgrado le forti dosi di neolingua a base di «tecnologia verde», di «nucleare pulito», di «sviluppo sostenibile» ed  altri «oggetti intelligenti» che possono illustrarci tutti i suoi promotori.

Lavoro salariato

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Lavoro salariato

Renato Chaughi
 
Il lavoro attualmente non è uno scambio di servizi, come dicono gli economisti: è una pena accettata per un'elemosina.
Si dice: il lusso dei ricchi fa vivere i poveri. È come se si dicesse: i capricci di coloro che hanno usurpata la terra fanno vivere coloro a cui è stata usurpata.
Degli uomini si sono impadroniti di tutto quanto esiste. I diseredati sono quindi costretti di ricorrere ad essi per vivere. Si presentano umilmente e dicono: «Signore, se vuol essere buono con me, mi dia quanto basta per non morire oggi. In cambio, posso affaticarmi pel suo benessere. Cosa le abbisogna oggi? Vuole che seghi delle assi, scavi del carbone, lavi il suo cavallo o asciughi il suo vaso da notte? Ecco le mie braccia».

Divertissement

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Divertissement

 

I «babbei primomaggisti», quelli che credevano di poter scatenare la rivoluzione a una data prestabilita, sono scomparsi da un bel pezzo. Che questa giornata, nata come ricorrenza di lotta contro il capitalismo, sia diventata un semplice giorno di svago concesso dal capitalismo, se ne sono accorti perfino i sassi. Tant'è che da molti anni, qui in Italia, ogni 1 maggio è previsto un mega-concerto a Roma in grado di raccogliere folle di persone. Per attirare le masse, il popolo, volete mettere «il più grande evento gratuito di musica dal vivo in Italia» con le tristi e noiose parate ufficiali dei sindacati e della sinistra? Il divertissement prende bene, raga, i comizi un po' meno. Solo che con il passare degli anni il concertone romano si è andato istituzionalizzando, la sua patina contestatrice (che solo di patina si è sempre trattato) è svanita sotto i riflettori dello spettacolo. Da qui l'idea di organizzare un altro mega-concerto, più ruspante...

Intervento contro la tirannia burocratica

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Intervento contro la tirannia burocratica

Quello che segue è un intervento fatto alla assemblée des usages, l’assemblea generale della ZAD, del 16 aprile 2018 da parte di alcuni «sostenitori esterni», termine con cui vengono indicati quei compagni che non vivono all’interno della ZAD e che, in quanto tali, sono liberi di fornire la propria solidarietà pratica a quella lotta così come non sono liberi di esprimersi sul suo senso. Il ceto politico, si sa, ama la manovalanza ma non gradisce la critica. 
Questo testo è apparso sul blog dell’Ancre Noire, uno spazio occupato che si trovava poco fuori dalla ZAD e che è stato sgomberato lo scorso 23 aprile. Va da sé che gran parte dei suoi occupanti si riconoscono nelle parole che seguono.

Primo tentativo di uscita...

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Primo tentativo di uscita dalle logiche di risentimento

(Briciole per il quarantesimo anniversario del Maggio francese)

Jean-Paul Michel
 
1. Una gioia
Ricordo di volti felici, per lo più giovani, se non addirittura appena adolescenti — ci vogliono cinquant’anni per fare un uomo, e la maggior parte di noi non aveva allora raggiunto la metà di questa età. — Una gioia — assai speciale perché è stata una gioia di storia, di una tonalità impareggiabile. Ho un bel cercare degli equivalenti, non ne vedo.

A cosa servono i governi

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A cosa servono i governi

Arthur Arnould
 
La buona comare che aveva perduto il suo gatto aveva l'aria meno desolata di quanto l'avrebbero avuta non pochi cittadini francesi, se l'indomani, svegliandosi, avessero sentito dire che avevano perduto il loro governo.
Senza governo! Poveri noi! Cosa si farà? Come potremo vivere!
Ma, dunque, non avremmo più esercito permanente per difenderci e, se del caso, per combatterci?
Ma, dunque, i nostri magistrati – queste persone temibili, da cui dipende per noi onore, fortuna, libertà e vita – non sarebbero più nominati, decorati e promossi da un ministro incaricato in nome di tutti, senza che si sappia il perché, di distribuirci quel tanto di giustizia che concepisce, mediante funzionari a sua immagine?

La buona coscienza di un cittadino...

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La buona coscienza di un cittadino al di sopra di ogni sospetto

 

In quest'ultimo periodo a Lecce stanno fioccando denunce per scritte e affissioni sui muri, più o meno in relazione con la lotta contro il Tap. L'ultimo imbrattamento in ordine di tempo è quello che ha fatto stracciare la tonaca al vescovo, il cui volto si è imporporato alla vista di una sua bella chiesa che esprimeva più rabbia che letizia. La sua indignazione, come quella dei suoi fedeli, come quella di tutte le persone dabbene che infestano questo mondo, tanto sensibili alle offese quanto indifferenti ai massacri, ci ha riportato alla mente il commissario di polizia immortalato nel celebre film Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Qualcuno ricorda le parole di quel paladino del codice penale?
«L'uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite... Noi siamo a guardia della legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata; ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!».

«Ma tu, sei antifascista sì o no?»

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«Ma tu, sei antifascista sì o no?»

 

Quante volte mi sono sentito porre questa domanda! Ne ho perso il conto. E ogni volta che ho cercato di affrontare questa discussione sono sorti mille equivoci e incomprensioni. Il fascismo non è stato forse l’italica versione del male assoluto? Va da sé che l’antifascismo non può che rappresentare il bene assoluto, una virtù pubblica da esibire, da sbandierare in più di un’occasione. Guai a storcere il naso in sua presenza, a non mostrare la dovuta riverenza nei suoi confronti, a non tramandarne la gloriosa tradizione, si viene guardati con sospetto. Negare l’applauso all’antifascismo è sinonimo di losca ambiguità, se non peggio... 
Eppure, che la retorica antifascista sia arrivata al capolinea dovrebbe essere ormai chiaro a chiunque, soprattutto oggi che tutti si proclamano “antifascisti”.

Individui oppure no

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Individui oppure no

È un classico. Un bicchiere contenente del liquido. Diciamo che il bicchiere ha una capienza di 200 ml, e diciamo che contiene 100 ml di liquido. Come definireste quel bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto? Molti diranno che è la stessa identica cosa. In un certo senso sì, lo è, a livello meramente tecnico. Ma una definizione non fornisce solo una descrizione oggettiva, il più delle volte esprime anche una prospettiva soggettiva.
Cosa si vuole dire?
Quando si sostiene che quel bicchiere è mezzo pieno si sottolinea la presenza del liquido, dando più o meno ad intendere che la sua quantità sia sufficiente. Chi dice che il bicchiere è mezzo pieno è come se stesse notando che, per il momento, non vuole altro liquido. Viceversa, sostenere che il bicchiere è mezzo vuoto significa sottolineare l'assenza del liquido, e quindi la sua mancanza. Chi dice che il bicchiere è mezzo vuoto sta suggerendo di colmarlo. Un bicchiere di pessimo vino sarà sempre mezzo pieno (basta così!), un bicchiere di vino squisito sarà sempre mezzo vuoto (troppo poco!).
Ciò detto, passiamo ora all'essere umano e a ciò che lo circonda.

Diario di bordo

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Diario di bordo

Una progettualità per far fronte alla guerra (e alla pace)

 
Sulla necessità di bussole
Troppo spesso pensiamo alle nostre idee come a pilastri conficcati in un terreno inamovibile. Ma il terreno il più delle volte è solido solo in apparenza. Basta che cambino le condizioni, che la terra diventi melmosa o che l’acqua salga, perché il terreno solido si riveli mobile e i nostri amati pilastri si affloscino come castelli di carta. A quel punto il panico ci assale, e noi cominciamo a correre da un’alleanza indigesta ad un’altra ancora più improbabile, mentre i nostri concetti che reputavamo tanto solidi si fanno gelatinosi, trasformandosi in pasta da modellare, e in poco tempo anche noi diventiamo ciò di cui abbiamo sempre avuto orrore: semplici pedine su una scacchiera che non comprendiamo. È successo a numerosi anarchici quando è scoppiata la Prima Guerra mondiale, è successo agli anarchici spagnoli trascinati da una situazione rivoluzionaria ad una guerra in piena regola, è successo a tantissimi rivoluzionari coinvolti nei giochi geopolitici della Guerra Fredda, e succederà lo stesso anche domani.

Donne, uomini e bigott*

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Donne, uomini e bigott*

Rhadija Lamrani


 
Per creare una rivoluzione capace di porre fine ad ogni dominio, è necessario porre fine alla tendenza che tutti abbiamo a sottometterci. Ciò implica che osserviamo con sguardo acuto e spietato i ruoli che questa società ci impone e che ne individuiamo i punti deboli per liberarci e superarne i limiti.

La sessualità è un'espressione essenziale del desiderio e della passione individuale, della fiamma che può accendere sia l'amore che la rivolta. Quindi, può essere una forza importante della volontà dell'individuo in grado di elevarlo oltre la massa, in quanto essere unico e indomabile. Il genere, d’altro canto, è un comportamento costruito dall'ordine sociale per ostacolare questa energia sessuale, confinarla e limitarla, indirizzandola verso la riproduzione di questo ordine di dominio e sottomissione. Il genere è un ostacolo al tentativo di decidere liberamente il modo in cui si vuole vivere e relazionarsi. Tuttavia, finora gli uomini si sono visti concedere più libertà d’azione rispetto alle donne nell'affermare la propria volontà all'interno di questi ruoli. Le donne che sono individui forti e ribelli, lo sono proprio perché hanno superato la propria femminilità...


Senza riparo

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Senza riparo

 

Più nulla sembra poter fermare la corsa bellica. Da quando la rivolta popolare in Siria si è trasformata in guerra civile di lungo corso, i massacri, le distruzioni e gli esodi hanno superato di gran lunga ciò che riusciamo semplicemente a concepire. I bollettini di morte hanno da tempo rinunciato a fare gli aggiornamenti quotidiani. Cento, duecento, quattrocento, settecentomila morti... Tre, quattro, sei milioni di rifugiati. Mille, quindicimila, trentamila attacchi aerei. I massacri avvengono su una scala fuori dalla portata del nostro cervello. Eppure, sono fin troppo reali.

La rivolta in Siria è diventata un magma di interessi internazionali (Stati Uniti, Russia, Iran, Israele, Turchia, Francia, Inghilterra, Arabia Saudita...), in cui alleanze e accordi oscillano nella corsa verso il baratro finale. Tutto sembra indicare che un'ulteriore estensione della guerra sia ineluttabile, superando la soglia di uno scontro indiretto tra potenze coinvolte nella guerra siriana verso conflitti aperti, dalle conseguenze imprevedibili, a prezzo di altre decine di migliaia di morti.

Ma sì, andiamo in Messico!

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Ma sì, andiamo in Messico!

Stenko Razine [Luigi Galleani]
 

Tanto qui i sovversivi che ci stanno a fare? Oramai son tutti disoccupati. La libertà repubblicana sorride gloriosa ai cittadini redenti ed alle loro aspirazioni più temerarie. Tutte le libertà benedicono gloriose la libertà del pensiero, di parola, di stampa, di coalizione e le ossa di Jefferson fremon di gioia nella tomba obliata. È questa davvero la repubblica che egli aveva sognato ai figli ed ai nipoti, la grande repubblica che marcia antesignana di tutte le nazioni civili sull'erta luminosa della civiltà.
C'è bene ancora qualcuno che non vi crede... [...] E ricordano a coloro che al Messico e nella cosiddetta rivoluzione messicana vorrebbero comodamente scroccare la giornea del rivoluzionario che se proprio hanno la voglia ed il fegato di cimentarsi col nemico non debbono andar tanto lontano, perché è in agguato ad ogni svolto di via il nemico...

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