Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Scovare il nemico

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Scovare il nemico

Nella Chicago del 1948 la vita non doveva essere facile per la sua famiglia, e ancor meno per lei. Il suo nome era Suvaki Yamaguchi ed era nata su un'isola del Giappone alla fine degli anni 30. Nelle sue vene scorreva sangue di mille colori, tutti sbagliati nel paese a stelle e strisce. Il padre era giapponese, ma di discendenza filippina. La madre era nativa americana, Cheyenne, e fra i suoi avi c'erano americani scozzesi-irlandesi. La piccola Suvaki era quindi la perfetta incarnazione del meticciato, con tutto ciò che ne consegue. Verso la fine della seconda guerra mondiale la sua famiglia venne rinchiusa per un periodo nel campo di concentramento Manzanar, in California, ai piedi della Sierra Nevada. Se questo era il destino degli americani rei di non essere bianchi e di provenire dalla terra del sol levante, figurarsi quello riservato a loro!

Poche mele marce

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Poche mele marce

Dopo la ribellione per la morte di George Floyd avvenuta la scorsa estate, è diventata pratica comune dipingere tutti gli agenti di polizia negli Stati Uniti con un’unica pennellata di colore. L'americano medio era solito credere che la maggior parte dei poliziotti stesse facendo solo il proprio lavoro, mentre i mass media si concentravano su poche mele marce che non rappresentano la stragrande maggioranza degli agenti di polizia. Questa visione è ormai diventata obsoleta – ma penso che occorra riportarla in auge. Certo, esistono poliziotti che sono razzisti, sessisti, omofobi, violenti e corrotti. Ma non tutti i poliziotti sono così. Alcuni poliziotti sono intelligenti e sofisticati. Studiano le discipline umanistiche e tentano di capire le cause strutturali dei problemi sociali incontrati sul campo. Questi poliziotti cercano di costruire rapporti di fiducia con le comunità che sorvegliano e dove vanno a lavorare ogni giorno, combattendo per migliorare la percezione pubblica nei confronti della polizia.

Politica dei grandi numeri

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Politica dei grandi numeri

Fin dal suo inizio, la gestione dell'epidemia di Covid-19 da parte del potere è stata logicamente segnata alle nostre latitudini da una predominanza degli imperativi economici e da una preservazione dell'ordine sociale, cosa che oggi nemmeno la ragione medica di Stato tanto invocata riesce più a celare.
Ma ciò che colpisce è che le infinite forme di auto-organizzazione che avrebbero potuto emergere dalle singolarità individuali per far fronte al virus e continuare ad agire malgrado il virus, siano state d’un tratto come paralizzate dalle sabbie mobili di raccomandazioni contraddittorie e di cifre sfibranti: tasso di mortalità e di letalità, tasso di positività, tasso di incidenza, tasso di passaggio al pronto soccorso e di posti occupati nelle terapie intensive, tasso di anticorpi persistenti, tasso di reinfezione… e via di questo passo.

Litanie per un'amante funebre

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Litanie per un'amante funebre

«… era terribile,
ma le meraviglie lo sono sempre»
Almanach perpétuel des Harpies,
Les Dames de la serre
 

È proprio così che si potrebbe definire l’opera di Gabrielle Wittkop: una terribile meraviglia.
La sua voce sembra scaturire dalle tenebre per ricordarci che il cuore dell’essere umano è nero, che non può esistere la vita senza la morte. A partire dal suo esordio letterario risalente al 1972 — Il necrofilo, che darà scandalo e che conoscerà numerose censure in tutto il mondo per aver cantato l’estasi fra Eros e Thanatos — diede forma ad un universo interiore talmente sulfureo, perverso e crudele da spingere qualcuno a sostenere che «una delle scommesse essenziali della sua scrittura è sempre stata quella di essere all’altezza della luce nera emanata dal Marchese de Sade».

Corrispondenze

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Corrispondenze

Lettera di René Char a Paul Celan
 
L’Isle-sur-Sorgue, 19 marzo 1962
Caro Paul,
l’ultima lettera che mi hai inviato, un mese fa, rinsalda ancora di più, se è possibile, la mia amicizia per te. Ma a differenza tua, non sono più tormentato da quelle stesse persone che ti sommergono con le loro molestie, da anni ho scavato un sentiero in cui s’ingolfano, una via che misura il loro vuoto.
 
Lettera di Paul Celan a René Char (non inviata)
 
Parigi, 22 marzo 1962, 79 rue de Longchamp
Caro René Char,
grazie per la tua lettera – così vera. Grazie per avermi stretto la mano – stringo la tua.
Ciò che mi accade, e scusami se ne parlo ancora, è, credimi, unico nel suo genere.

la pietra filosofale

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la pietra filosofale

La distanza di Konrad Bayer

«la nostra coscienza non giustifica la nostra esistenza.
è la nostra esistenza»
Konrad Bayer-Oswald Wiener
 

Anni 50. La seconda guerra mondiale è terminata da poco, lasciandosi alle spalle una scia di sangue impossibile da ripulire, un cumulo di detriti difficile da smaltire. Se le macerie materiali hanno ingombrato a lungo le vie di città e campagne, quelle morali continuano a paralizzare le teste e i cuori. Soffocata dai cadaveri accumulati dal nazismo, la vita deve farsi largo fra il dolore del lutto ed il senso di colpa che attraversano l’intera società europea.

Propaganda

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Propaganda

«Quando tutti pensano
alla stessa maniera,
nessuno pensa molto»

Walter Lippmann
 

Per cominciare, sgombriamo subito il campo da un equivoco che puntualmente si viene a creare. Cosa si intende per propaganda? Secondo una definizione risalente ai primi anni 50, più volte ripresa in virtù della sua sostanziale precisione, la propaganda è «una tecnica di pressione sociale che mira alla formazione di gruppi psicologici o sociali a struttura unificata, attraverso l’omogeneità degli stati affettivi e mentali degli individui presi in considerazione».

Perché insistere a pubblicare libri?

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Perché insistere a pubblicare libri?

Nei suoi dispacci inviati da Parigi dopo la presa della Bastiglia, l'ambasciatore veneto Antonio Cappello indicava alle autorità della Serenissima una delle cause principali della rivoluzione in corso: i libri. Scagliandosi contro la libertà di pensiero, la quale «non produce che scritti incendiari per ogni parte», egli identificava le idee pericolose in quelle «che vanno inoculando per tutta la Terra l'odio de' Sudditi contro i Governi, e contro i Sovrani» ed evocano agli occhi dei sudditi quella «libertà chimerica che è l'anarchia». Rientrato a Venezia, nella sua relazione del 2 dicembre 1790 al Serenissimo Principe, l'ambasciatore diede testimonianza di come «già una pretesa Filosofia, espansa col mezzo della licenziosa libertà della Stampa, e che fece perdere la riverenza prima alla Religione, e poi al Governo, aveva molto influito sull'opinione; e tolto il freno del Cielo, tolse anche quello della Terra».

La peste della mediocrità

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La peste della mediocrità

Armel Guerne
 
Il mondo intero è scivolato fuori dal pensiero degli uomini. Adesso continua, senza più controllo, il suo mostruoso percorso di automa, di robot. Continua il suo progresso. E gli uomini, il cui pensiero non contempla ormai che dettagli, non trovano più cibo ed esercizio autentici, gli uomini, svuotati della loro sostanza, non sanno più, non possono più, non vogliono più quello sforzo di riconquista che è forse il più violento che sia mai stato loro richiesto. Si adagiano al di sotto di se stessi, si crogiolano nella loro rinuncia. Cercano solo distrazioni, passatempi, galletti e chicchirichì all’altezza di quel sonno inferiore.

Una palude di illusioni che crollano

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Una palude di illusioni che crollano

Kafka levò la mano in aria un paio di volte, a sottolineare la sua inquietudine, e continuò: «Viviamo in un’epoca malvagia: lo si percepisce prima di tutto dal fatto che niente viene più chiamato col suo nome preciso. Si usa la parola “internazionalismo” nel designare l’umanità, conferendo un valore morale a un termine puramente geografico. I concetti vengono adoperati come gusci di noce svuotati. Così, per esempio, si parla d patria proprio ora che le radici dell’uomo sono ormai da lungo tempo divelte dal suolo». 
«Di chi è la colpa?» chiesi. 
«Di tutti noi! Siamo tutti impegnati in quest’opera di sradicamento». 
«Ma qualcuno deve pur esserne la causa», insistei. «Chi è? A chi sta pensando?». 

Chi semina coercizione…

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Chi semina coercizione…

Cosa raccoglie? Spesso e volentieri, l’obbedienza di molti. Talvolta anche gesti di rivolta, benché di pochi. A Brescia, ad esempio, sono stati appena raccolti i cocci di un paio di molotov lanciate di primo mattino contro un centro vaccinale. Secondo quella macchietta del presidente della regione lombarda, si è trattato di un «attacco ignobile». Definizione rovesciabile, giacché potrebbe venire usata anche dagli incendiari per motivare il loro gesto: la gestione politico-sanitaria-militare della pandemia dichiarata è un attacco ignobile alla libertà, condotto metodicamente e senza esclusione di colpi da un anno a questa parte. Si potrebbe aggiungere poi che l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, appena introdotto dall’ultimo decreto governativo, ne è la più recente manifestazione. 

Ascoltare

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Ascoltare

A chi non è mai capitato di salire una scala al buio? L'azione è come quel passo che, cercando l'ultimo gradino, trova invece solo il vuoto davanti a sé.
L'azione, facendoci perdere l'equilibrio, ci parla di un'altra possibilità, ci parla di altre sensazioni, di un'altra percezione dello spazio, di un modo diverso di giocarsi la vita. Come quando il nostro ginocchio duole all'impatto inaspettato col pavimento.
Tanto per chi la compie che per chi ne percepisce i riflessi nella propria vita, l'azione si accompagna all'assenza di certezze. Per chi direttamente si confronta con essa l'azione consiste in un giocarsi la libertà e la vita per un sogno.

Anche i data-center bruciano...

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Anche i data-center bruciano...

 
Una notizia trapelata a malapena in mezzo all'insostenibile pesantezza quotidiana fatta di allarmismi e disposizioni decretate dalle autorità.
Mercoledì 10 marzo, alle 00.47, un incendio è divampato a Strasburgo all'interno di uno dei quattro enormi data-center di OVH, multinazionale francese di web hosting (ovvero di servizi telematici). Nonostante l’immediato allarme e malgrado sul posto siano intervenuti oltre un centinaio di pompieri — usufruendo di mezzi arrivati perfino dalla vicina Germania — qualche ora dopo del data-center SBG2 non era rimasto più nulla. Dal silicio alla cenere. Le fiamme, prima di essere domate, hanno colpito duramente anche l’edificio di SBG1, devastandone più della metà.


Provocazione creativa

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Provocazione creativa

Noel Ignatiev
 
Come possono dei piccoli gruppi di rivoluzionari convincere la maggioranza delle persone comuni della necessità di una rivoluzione e persuaderle a compiere i passi necessari per realizzarla? È il quesito di fondo per chiunque si consideri rivoluzionario. Le risposte variano tra i gruppi e spesso al loro stesso interno: alcuni cercano di ottenere la fiducia delle masse dimostrando il proprio impegno nel movimento di riforme, altri sottolineano l’importanza di convincere i leader naturali che emergono dalle masse, altri ancora sostengono l'una o l'altra richiesta che «radicalizzi le masse», alcuni «l’integrazione con le masse», altri la costruzione di modelli che prefigurano la nuova società, altri ancora fanno leva sulla propaganda dei motivi per cui dovrebbe essere rovesciato il sistema esistente e istituito uno nuovo al suo posto, e così via.

Foresta Nera

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Foresta Nera

 

Sono passati poco meno di due anni dal bell’incendio della cattedrale di Notre-Dame-de-Paris, e molti conservano forse un commosso ricordo delle fiamme iconoclaste danzanti sul suo telaio, fino a provocare il crollo della sua guglia che per una volta illuminava qualcosa. L’immondo edificio religioso che incarnava così bene la continuità dell'oppressione attraverso i secoli era sfuggito per poco alla collera dei comunardi armati di barili di petrolio, ma nulla ha potuto contro l'insidiosa modernità dell'elettricità.
In questo fangoso mese di febbraio, da qualche parte sul massiccio del Conches-Breteuil (Eure), al confine dei comuni di La Vieille-Lyre e Baux-de-Breteuil, una manciata di esperti forestali e di architetti con gli stivali percorrono i sentieri in cerca di particolari alberi. Scrutano, misurano, ispezionano, selezionano, punzonano  contrassegnando con un punto rosso una ventina di giganti.

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