Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Sole nero

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Sole nero

«Voglio che le poesie di François Villon, Charles Baudelaire, Edgar Poe e Gérard de Nerval diventino vere, e che la vita esca fuori dai libri, dalle riviste, dai teatri o dalle messe che la trattengono e la crocifiggono...».
(A. Artaud, lettera da Rodez del 6 ottobre 1945)
 
Ci sono individui la cui impossibilità di essere normali, di adeguarsi alle norme sociali che regolano la vita comune, è più forte di ogni dolore, di ogni terrore, di ogni minaccia. In essi il desiderio di arrivare fino in fondo alle proprie possibilità, tensione che comporta il rifiuto di tutto ciò che è già dato giacché tutto si vuole creare da sé, è talmente bruciante da renderli pronti a sfidare la ragionevolezza. Lo spettro della fame, del freddo, della pubblica riprovazione, delle percosse e di qualsiasi altra punizione con cui la società difende la propria immonda rispettabilità, financo la morte, non ha presa su di loro che continuano, testardi, a cercare di possedere se stessi, laddove gli altri si accontentano di avere un buon conto in banca.

Le immagini mutevoli e parassite...

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Le immagini mutevoli e parassite del determinismo

Voltairine De Cleyre
 

L'insegnamento che prevale ai nostri giorni è che le idee non costituiscono che un fenomeno secondario, impotente a determinare gli atti o le relazioni della vita. Si paragonano volentieri all'immagine nello specchio che dicesse al corpo riflesso : «io voglio formarti». In verità, se sappiamo perfettamente che una volta allontanato il corpo dallo specchio nulla resta dell'immagine, non ignoriamo neppure che il corpo reale ha la sua vita da vivere, incurante delle sue rappresentazioni riflesse e passeggere in risposta alle sollecitazioni sempre mutevoli delle cose che gli sono esteriori.
È così che la sedicente Concezione Materialista della Storia, i socialisti moderni ed una maggioranza considerevole di anarchici vorrebbero che noi considerassimo il mondo delle idee — come proiezioni mutevoli, senza consistenza, aventi nulla a che fare con la determinazione della vita individuale, uguali alle immagini formate nello specchio, come altrettante rappresentazioni apparenti, come date relazioni materiali, assolutamente impotenti...

Lucrosum et decorum est pro patria facere?

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Lucrosum et decorum est pro patria facere?

 

In Belgio non lo conoscono il latino.
Verso le due del mattino di lunedì 25 settembre gli abitanti di Malines (una cittadina a metà strada fra Bruxelles ed Anversa) sono stati svegliati da una serie di detonazioni. Affacciatisi alla finestra, hanno visto un enorme fuoco divampare negli stabilimenti di una impresa locale. Nonostante l'intervento di molti veicoli dei pompieri, non c'è stato niente da fare. Dei 5.000 metri quadrati dell’azienda, non è rimasto nulla. Tutto distrutto. Un duro colpo per la Varec, ditta che produce cingolati per carri armati e pneumatici per mezzi militari, fornitrice ufficiale delle Forze Armate degli Stati Uniti.

«Non leggere, che ti vengono idee in testa!»

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«Non leggere, che ti vengono idee in testa!»

Solidarietà incendiaria
21/09/17
 
Questo giovedì, alle tre del mattino, nel secondo giorno del processo per l’auto bruciata
Siamo penetrati nella caserma della gendarmeria Vigny-Musset. Abbiamo incendiato 6 furgoni d’intervento e due camion della logistica. Il garage e il deposito sono stati devastati per più di 1500 metri quadrati.
Questo atto si inscrive in un’ondata di attacco di solidarietà con le persone che in questi giorni sono sotto processo.
Una forte stretta a Kara e a Krem
Un pensiero per Damien, di recente pestato dagli sbirri
Qualsiasi sia l’esito del processo, continueremo ad attaccare la polizia e la giustizia
La nostra ostilità è un fuoco che si propaga
Alcuni nottambuli

La cucina antropofaga

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La cucina antropofaga

Julio Camba
 
Non esiste cucina più maltrattata della cucina antropofaga. I suoi detrattori si dividono in due grandi categorie, e cioè:
Prima: quella di coloro a cui, obiettivamente, ripugna l'idea di mangiarsi un amico;
Seconda: quella degli altri, ai quali, se questa idea ripugna, è soltanto per l'idea complementare che un amico possa mangiar loro.
Gli uni e gli altri si basano su ragioni morali e politiche; in questo studio, però, l'unica cosa che ci interessa dell'antropofagia è il suo aspetto gastronomico.
«Sono davvero saporite le costolette di missionario?»

Trogloditi !

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Trogloditi !

Ecco quello che siamo. Buoni solo ad abitare le caverne del sogno e della metafisica, indegni di mettere piede nei palazzi della concretezza e della praticità. Trasciniamo la nostra esistenza con un millennio almeno di ritardo. Non sappiamo allinearci al passo coi tempi, non ci sforziamo di entrare in sintonia con il presente, ci ostiniamo a fare cose inopportune e a noi poco convenienti.
Brandiamo scompostamente un machete adatto a recidere legami, invece di maneggiare con perizia un uncinetto destinato a tesserli. Ci esprimiamo con un linguaggio oscuro e balbettante, anziché ricorrere ad una favella suadente e divulgativa. Nella nostra rozzezza, ci occupiamo assai più dei desideri individuali (i nostri, anzitutto) che dei bisogni collettivi (quelli altrui, soprattutto).
Cos’altro possiamo pretendere, se non il sospetto e l’ostilità? Li meritiamo entrambi. E che non ci si faccia l’indulgenza di ritenerci ingenui! Macché, siamo proprio arretrati.

Delle capacità rivoluzionarie

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Delle capacità rivoluzionarie

Free-lancer [Luigi Galleani]
 

Una volta, quando un anarchico parlava di sciopero generale, soleva aggiungere anche l'aggettivo rivoluzionario o insurrezionale.

Ora non più.

Ora invece c'è fra gli anarchici chi si sforza a far risaltare che lo sciopero generale per avere un risultato pratico (è la parola preferita) deve essere immune da velleità rivoluzionarie.

Una volta la "barricata" era il simbolo e il segno della lotta anarchica, era il nostro grido di guerra, il nome augurale dei nostri fogli di propaganda e di battaglia, il sogno delle nostre anime rosse.

Ora non più.

Ora c'è fra gli anarchici chi mette in ridicolo la barricata, come una pazzia d'altri tempi; c'è chi nega alla lotta armata aperta piazzaiola, ogni e qualsiasi valore.

Una volta si diceva alle classi dominanti: voi squillerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane. Ai vostri cannoni, noi opporremo la nostra dinamite.

Oggi non più.

Se fossi mendicante

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Se fossi mendicante

Ernest Lecocq
Se la fortuna, che m'ha dato l'anima fiera, mi facesse un giorno divenir mendicante, io non andrei colla fronte nella polvere ad avvilirmi dinanzi a ognuno che passa; non andrei cogli occhi ripieni di lacrime, in pieno giorno, a supplicare un uomo, ma tutte le notti, irridendomi degli agenti armati, mendicherei col pugnale in mano.

Quando la mancanza di lavoro in un giorno di miseria vi getta senza appello alcuno sul lastrico, quanti obliando il loro sdegno non se ne vanno a stendere la mano o a cantare nei corsi!
 Io, al vostro posto, o vigliacchi morti di fame, fuggendo il sole, perduto nelle tenebre, nei quartieri lussoreggianti mendicherei col pugnale in mano.

Civiltà dell’orrore

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Civiltà dell’orrore

Spesso presentato come il «George Orwell americano», Dwight Macdonald (1906-1982) può esser definito un eretico del marxismo. Irrispettoso della disciplina di partito, fu un accanito anti-stalinista che ruppe anche ogni rapporto col trotzkismo. Nemico del progresso scientifico, in cui non vedeva affatto una premessa di liberazione, sosteneva che un’opposizione radicale a questo mondo dovesse fondarsi sulla tensione etica. Diffidando del passo di marcia delle masse, prediligeva i sentieri dell’individuo. 
Nel 1944 fondò la rivista “politics” con l’intento di raccogliere e diffondere le voci di alcuni intellettuali di sinistra fuori dal coro — fra gli altri Paul Goodman, Albert Camus, Nicola Chiaromonte, Simone Weil, Hannah Arendt, Victor Serge. E proprio su questa rivista tra il marzo e il settembre del 1945 furono pubblicati i saggi qui raccolti, autentici testi precursori di quel pensiero critico secondo cui le peggiori atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale — dall’Olocausto alla bomba atomica — non sono state un incidente della Storia, bensì un vero e proprio prodotto della civiltà occidentale. La stessa che impera ancora oggi.

Mazzate ai poveri!

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Mazzate ai poveri!

Charles Baudelaire
M'ero tappato in casa per una quindicina di giorni, seppellendomi in mezzo ai libri, che di quei tempi (sedici o diciassette anni fa) eran di moda; di quei libri dove s'insegna l'arte di rendere i popoli felici, savi, ricchi in ventiquattr'ore. Avevo dunque digerito o, per meglio dire, mandato giù tutte le elucubrazioni di tutti quegli appaltatori della pubblica felicità, tanto di coloro che consigliano i poveri a starsene schiavi, quanto di quegli altri, i quali voglion metter loro in testa che essi sono tanti re detronizzati.
 Non è dunque da fare le meraviglie se io mi trovavo in quei tempi in un certo stato tra la vertigine e la stupidità. 
Mi era parso soltanto di sentire spuntare in un cantuccio remoto del mio intelletto, ma un po' confuso, il germe di un'idea superiore a tutte le formule da donnicciole di cui avevo di fresco sfogliato il dizionario. Però non era che l'idea d'una idea, qualcosa d'infinitamente vago.

Fra i molti

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Fra i molti

 

Mi ricordo che una volta stavo parlando con mio fratello – persona perbene, gran lavoratore, cittadino democratico, rispettoso delle leggi in maniera maniacale. Ad un certo punto lui, sconfortato dalle mie idee, mi disse: «Ho capito. Tu odi i politici, odi i magistrati, odi i poliziotti, odi gli industriali. Insomma, odi tutti quanti. Tutti tranne te». Mi misi a ridere divertito, facendogli notare che non mi ero mai accorto di vivere in una famiglia, e in un paese, e in un mondo, in cui tutti quanti erano politici, magistrati, poliziotti e industriali — tutti tranne me. E poiché da quanto mi risultava egli non apparteneva a nessuna di queste categorie, lo accusai di avermi tenuto nascosto così a lungo quale fosse il suo vero mestiere. Si arrabbiò e mi disse che con me era inutile discutere.
Ogni tanto mi capita di ripensare a quella inutile discussione.

Guerre e Religioni

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Guerre e Religioni

Ego
 
Quando si accenna allo spirito di vendetta e di rappresaglia che nei tempi passati animò tutte le divinità — compresa quella da cui scaturì il mite cristianesimo — non è difficile sentirsi osservare che le divinità erano tali perché il genere umano, uscito da breve tempo dalla sua crisalide animale, non poteva comprendere deità che non avessero partecipato dei suoi sentimenti, dei suoi odi e dei suoi rancori. Come se gli dei, dal momento che a loro si vuol dare attributi sovrannaturali e di esistenze a sé, indipendenti dal cervello dell'uomo, non dovessero reggere l'universo con dei sistemi morali propri ed avviare l'umanità verso il bene e dovessero per essere creduti amati ed ammirati adattarsi alle esigenze della mentalità umana.

È negare ad essi l'indipendenza della loro esistenza e l'attributo dell'eternità, ed è accettarne l'essenza prettamente umana: «l'uomo creò dio».


Una nuova cartografia

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Una nuova cartografia per attaccare il potere

 

«Il diavolo si è installato in un nuovo domicilio. E anche se fossimo incapaci di farlo uscire dal suo rifugio da un giorno all'altro, dobbiamo per lo meno sapere dove si nasconde e dove possiamo stanarlo, per non combatterlo in un angolo in cui non trova più rifugio da molto tempo — e affinché non si prenda gioco di noi nella stanza accanto»
Günther Anders, L'obsolescenza della cattiveria
 
«Come non essere colpiti dalla concomitanza di questa impresa di rastrellamento della foresta mentale con l'annientamento di certe foreste dell'America del Sud con il pretesto di farvi passare delle autostrade?»
Annie Lebrun, Du trop de réalité
 
 
Quando un filosofo cercava di metterci in guardia dall’antiquatezza dell'uomo, derivante dall'industrialismo e dallo sviluppo di tecnologie apocalittiche quali il nucleare, applicava un metodo preciso. Egli praticava una «critica dell'estrapolazione, dell’esagerazione», perché solo così era possibile rendersi conto dell'enormità delle trasformazioni in corso, che superavano ampiamente la nostra capacità di immaginazione.

Vecchi e nuovi padroni

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Vecchi e nuovi padroni

Jan Waclav Makhaïski
 
Da giovane studente nazionalista, il polacco Jan Waclav Makhaïski (1866-1926) è stato prima socialista, poi marxista, infine anarchico. Se lo zarismo punì il suo amore per la libertà con undici anni di galera, la storiografia militante punì la sua critica al «socialismo degli intellettuali» con l’oblio. Makhaïski è stato uno spietato nemico dell’intellighenzia e tutta la sua opera mirava a dimostrare come lo scopo dei partiti rivoluzionari, di qualsiasi colore fosse la loro bandiera, era servire da trampolino da lancio per intellettuali assetati di potere. 
Qui presentiamo uno stralcio da una sua opera apparsa nel 1905, anno della prima rivoluzione russa, in cui Makhaïski ribadisce la propria diffidenza nei confronti di teorie che considerano la rivoluzione non come un obiettivo immediato, ma come il risultato lontano dell’azione degli intellettuali. A finire nel suo mirino è la «scienza socialista», tanto inaccessibile agli sfruttati quanto utile al predominio dei suoi dotti servitori.

•Lettera agli anarchici

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•Lettera agli anarchici

Joaquín Miguel Artal
 
Il 12 aprile 1904, a Barcellona, il capo del governo spagnolo Antoni Maura viene ferito con una pugnalata da un ragazzo di vent’anni. Il suo nome è Joaquín Miguel Artal e con quel gesto intendeva vendicare i contadini di Alcalà del Valle, che nell’estate precedente erano stati torturati per essersi ribellati. Dopo il suo arresto, Artal dichiarò di aver agito da solo. Due mesi dopo, l’11 giugno, verrà condannato a 17 anni di reclusione e inviato alla prigione di Ceuta. Quella che segue è la lettera di saluti inviata agli anarchici e pubblicata da un giornale libertario due settimane dopo la sentenza. Il sole non brillerà più su Artal, il quale non riuscì mai a raggiungere gli anarchici nella lotta contro il potere, come aveva sperato. Morirà infatti nel 1909 per mano degli aguzzini spagnoli.

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