Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Come e perché sono anarchico

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Come e perché sono anarchico

Alessandro Scarfò

Compio i diciannove anni. È l'età dei virili propositi e dell'entusiasmo per ogni uomo sano. L'epoca in cui tutto ci sorride, perché vediamo e sentiamo la vita pienamente, con un ottimismo profondo, creatore e allegro. È quando si abbracciano con maggior passione i sogni ideali, le più avventurose imprese, le imprese più rudi ed anche più difficili. Momenti della vita dell'uomo in cui tutto è volontà; in cui si è spinti con maggiore slancio all'azione dal dinamico impulso della vita bella e promettente. Ecco il periodo in cui la fiamma dell'amore diventa un rogo inestinguibile, ed i propositi di lotta ci preoccupano tenacemente, quasi con ossessione, fino ad assorbire totalmente ogni pensiero ed ogni quotidiana attività.

Lettera aperta a Serravezza

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Lettera aperta al 
dr Giuseppe Serravezza

Nemici di Tap
Melendugno (Lecce), 27 maggio 2017 
 
Egregio Dottor Serravezza,

questa nostra non è una lettera per elogiarLa, ma siamo certi che vorrà scusarci e capirà, avendo già schiere di ammiratori ed essendo riuscito a conquistare ulteriori simpatie per il suo impegno contro il gasdotto Tap che si vorrebbe realizzare nel Salento. 
In effetti è proprio in merito a questo suo impegno che abbiamo deciso di scriverLe, ed in particolare in riferimento ad un Suo appello pubblico, in cui chiedeva a tutti i partiti e movimenti – da Casapound agli anarchici – di fare un piccolo passo indietro, nel nome di una battaglia comune contro Tap. Ora, a parte il fatto che in una lotta i passi da fare sono, secondo noi, sempre in avanti e mai indietro, la questione è anche un’altra, ben più importante.

Briciole di memoria

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Briciole di memoria

alcuni nemici di Tap 
L’appuntamento era per questa mattina in un cinema di Melendugno, in provincia di Lecce, dove il comitato Notap aveva organizzato una benemerita iniziativa su come conciliare ragione di Stato e conflitto sociale. L’ospite atteso era un vecchio magistrato (un ex cacciatore di teste calde che dopo la pensione era finito per alcuni anni sul libro paga di un miliardario piduista, mafioso e pappone, padrone dell’etere) oggi diventato primacariatide di tutti i movimenti cittadinisti, sia che infestino vallate piemontesi o che inquinino spiagge salentine. Non essendo affetti da amnesia politicamente conveniente, siamo andati a distribuire qualche briciola di memoria all’ingresso del cinema. Fra gli organizzatori c’è chi non l’ha presa bene e si è messo subito a strillare «non leggete! non leggete!» alle persone che stavano confluendo, suscitando per altro il fastidio di molti. Alla fine è arrivato anche Lui, elargendo sorrisi e strette di mano a destra e a manca. Quando davanti alla soglia gli è stato dato il volantino, il sorriso gli si è congelato sulle labbra e la mano tesa gli si è ammosciata. 
«Sono io il boia di Stato?» – ha chiesto. «Sì!» – gli è stato risposto senza appello.
Visto l’alto numero di smemorati in circolazione, riproduciamo qui il testo del volantino distribuito:
Ferdinando Imposimato Boia di Stato

Figuri e figure

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Figuri e figure

 
La sala era gremita della peggior decrepitudine: sindaco in uscita ed aspiranti sindaci in entrata, presidente della provincia, prefetto, rettore, viceministro allo sviluppo economico, assessori, notabili, funzionari di partito, imbrattacarte dell'amministrazione, giornalisti di vario pelo, bipedi incravattati o ingioiellati dell’alta società di Lecce e dintorni…
Erano tutti là, a presenziare ad un evento sulle «dimore storiche» del capoluogo salentino.
Ma quanto, quanto, quanto sono belle le case dei ricchi?
E quanto meritano di essere conservate ed ammirate?
Ansiosi di scoprirlo, siamo andati all’appuntamento.

Quale meraviglia?

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Quale meraviglia?

Sarà perché si tratta della prima azienda che, materialmente, ha iniziato i propri lavori all'interno di un cantiere vero e proprio, recintato e chiuso, oppure perché in molti hanno vissuto come una violenza l'eradicazione di due centinaia di ulivi e il loro trasporto e stoccaggio in un altro sito. Sarà perché i suoi operai hanno sempre lavorato – di giorno come di notte – sotto la scorta e la protezione di centinaia di agenti in tenuta antisommossa, che meglio di ogni parola hanno chiarito da quale parte siano schierati, oppure sarà stato per quel presentarsi dei suoi operai, alle prime luci dell'alba, col volto travisato per non essere riconosciuti, che ha permessso a molti di identificarli come crumiri e mercenari al soldo di chi paga meglio...

L'ignoranza delle masse

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L'ignoranza delle masse

Jean Grave

Sotto il pretesto di essere più pratici, molte persone si accaniscono a predicare certe riforme pur confessando che il loro effetto non può essere che momentaneo. La maggior parte della folla è ignorante, essi dicono, chiusa alle idee astratte; essa vuol cose positive e immediate, curandosi ben poco di ciò che si realizzerà dopo di lei; se ci si vuole fare ascoltare, bisogna saperle parlare il suo linguaggio e sapersi mettere alla sua portata. Certo la folla è ignorante; ma perché non sa che il male di cui soffre è la conseguenza di un'organizzazione sociale difettosa, da lei tollerata; perché non ha coscienza della propria forza e si lascia tosare invece da una minoranza di oziosi; perché la si è abituata a credere agli uomini provvidenziali, cosicché, senza essere stanca delle delusioni subite, essa continua sempre a farsi rimorchiare da tutti coloro che la abbagliano con belle promesse. Le rivoluzioni passate sono abortite perché i lavoratori erano ignoranti, perché essi non vedevano che il presente e si lasciavano mistificare sull'avvenire, non avendo saputo prevederlo. La rivoluzione sociale che si prepara deve avere un domani.

L’errore della Comune di Parigi

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L’errore della Comune di Parigi

 

Escludendo i numerosi articoli di periodici, le bibliografie italiane sulla Comune di Parigi indicano un piccolo opuscolo anonimo come il primo titolo di parte esplicitamente anarchica apparso nel nostro paese. L'autore di queste pagine redatte ad Ancona nel 1904 — all'alba dello scorso secolo, quando le rivoluzioni che lo avrebbero travagliato dovevano ancora tutte scoppiare — non si limita a ricordare fatti e personaggi di quella esperienza storica, ma si sofferma su quella che a suo avviso è la lezione principale da trarre dal tempo delle ciliegie.

Coppie sterili

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Coppie sterili

In cosa sbagliavano? Dovevano sottoporsi ad esami medici specifici? La risposta del medico era piena di ironia e saggezza. Sì, certo, avrebbero potuto effettuare dei test di fertilità, ma lui li sconsigliava. Non li avrebbero aiutati a mettere al mondo dei figli ed il solo risultato che avrebbero ottenuto sarebbe stato quello di rovinare il loro rapporto, facendolo precipitare dall'amore al rancore.

Ecco, a me viene sempre in mente quella risposta quando sento le lamentele sulla difficoltà o impossibilità di un cambiamento sociale, di un'insurrezione, di una rivoluzione che porti il segno del nostro amore. Anarchismo e insurrezione sono una coppia sterile?

La fine delle guerre

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La fine delle guerre

Camille Flammarion

 

Gli ultimi monarchi avevano tentato invano di proclamare con accento solenne che la guerra è una istituzione divina, che è il risultato naturale della lotta per la vita, che costituisce il più nobile esercizio, che il patriottismo è la prima virtù; invano si era dato ai campi di battaglia il titolo pomposo di campi dell'onore, invano i duci vittoriosi avevano fatto erigere fra le folle adulatrici le statue gloriose. Si era notato alla fine, che nessuna specie animale — tranne, forse, qualche razza di formiche — dava l'esempio d'una simile stupidaggine: che la lotta della vita consisteva, non nel pugnalarsi l'un l'altro, ma nel conquistare la natura: che tutte le risorse dell'umanità erano buttate via nel baratro senza fondo degli eserciti permanenti, e che il solo obbligo del servizio militare iscritto nei codici costituiva un tale attentato alla libertà umana, che per sé solo ristabiliva la schiavitù sotto pretesto di dignità.

L'anima e il suo brodo

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L'anima e il suo brodo

Non l'ho visto, non l'ho letto, ma qualcuno mi ha detto... che questa edizione del libro di David Gilbert Amore e lotta (Edizioni Mimesis, a cura di Giacomo Marchetti) ha tutte le carte in regola per diventare un oggetto del desiderio degli allegri mutanti in movimento per trovare nuovi soprammobili da contemplare. Non ci sono dubbi su quale sia il suo posto all'interno di una biblioteca ideale: se non accanto a L'Unico di Stirner pubblicato da Ennesse di Giovanni Ventura o a Il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels pubblicato da Silvio Berlusconi Editore, sicuramente fra Tre conferenze sull'anarchia e altri scritti sulla Comune di Bakunin edito dalla Manifestolibri e Il trattato del saper vivere di Vaneigem edito dalla Castelvecchi. Libri il cui contenuto, per quanto interessante, viene neutralizzato in partenza dalla loro confezione... bizzarra? discutibile? ripugnante?

In tempo di elezioni…

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In tempo di elezioni…

Octave Mirbeau

Una domenica mattina mi recai con un amico a Norfleur, una cittadina normanna molto pittoresca e che ha conservata, quasi intatta, la sua fisionomia medioevale. Norfleur non ha nulla sacrificato al progresso che, a poco a poco, trasforma tutto attorno i borghi e le città. Ad eccezione di una povera segheria meccanica che, del resto, riposa per una buona metà dell'anno, nessuna industria è venuta a turbare l'esistenza monotona e silenziosa di quei piccoli proprietari astiosi e testardi. Quel mattino era in piazza una grossa folla di contadini vestiti a festa scesi in città per la messa e per discorrere dei loro interessi. La folla si mostrava più agitata e più rumorosa del solito perché eravamo in pieno periodo elettorale. Soltanto le elezioni, per le passioni che risvegliano, per gli interessi che accarezzano o che combattono, potevano dare alla città l'effimera illusione del movimento e della vita.

Richiamo sotto le armi

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Richiamo sotto le armi

Klabund (Alfred Henschke)
 
Malgrado fosse trascorso molto tempo dalla mia morte, un bel giorno ricevetti l'ordine di presentarmi sotto le armi.
Ciò mi stupì non poco, e nonostante la grande impressione che suscitavo lungo le strade, mi recai al comando del distretto militare.
«Scusi, signor maresciallo», dissi battendo i denti e scuotendo la polvere dai miei piedi scheletriti, «qui ci deve essere un errore! Io sono morto fin dalla grande rivoluzione del 1797. Sono morto stranamente, ma secondo legge di natura, soffocato da un osso di tacchino. E adesso devo ancora fare il servizio militare? Questa è una contradictio in adiecto»
Il maresciallo del distretto mi squadrò con un piglio critico.

Catturati nella rete

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Catturati nella rete

Oggi si parla in modo inflazionistico di social network, di collegamento in rete, di networking, di rete, etc... Questi concetti si fanno strada nel vocabolario delle imprese, della politica, dei gruppi di interesse e delle cerchie di amici... in realtà ne sentiamo parlare praticamente dappertutto. Si tratta di una trasformazione totale delle teorie sull'organizzazione, cosa che non dovrebbe sorprendere, perché nello stesso tempo l'insieme della società si sta ristrutturando su nuove basi.
Ma qual è lo scopo di una rete? È chiaro: un ragno tesse la sua rete per catturare insetti che in seguito divorerà vivi. Un pescatore ha bisogno della rete per catturare i pesci. Allora, a cosa serve la nuova magnifica rete che si estende sul mondo intero, elaborata da diverse imprese e da istituzioni statali, il cui sviluppo sembra essere senza fine?

Che cosa è il fascismo?

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Che cosa è il fascismo?

André Prudhommeaux
 
«Il fascismo non passerà!». Questo slogan, rilanciato dal Cremlino con una potente orchestrazione e ripetuto in coro dai Partiti Comunisti di tutti i paesi, a quanto pare è tanto più efficace quanto più rimane vago. L'avversario non viene designato con un nome, il che permette ad ognuno di raffigurarselo con l'immaginazione in base ai propri interessi, i propri pregiudizi, o le proprie concezioni ideologiche.
Non viene nemmeno definito, e ci si guarda bene dal dire che cosa è il fascismo, sia attraverso l'analisi di esempi concreti presi dal passato, sia in funzione di una teoria politico-sociale del mondo odierno. Infatti, la divisione del lavoro è la seguente: le masse vagamente spaventate o irritate manifestano «contro il fascismo», intendendo in tal senso tutto ciò che possono temere o detestare

Vaccinarsi non è immunizzarsi

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Vaccinarsi non è immunizzarsi

Kurt Perkins
È assolutamente necessario chiarire il termine vaccinazione in rapporto a quello di immunizzazione. I media e il mondo farmaceutico hanno influenzato il pubblico facendogli credere che vaccinazione sia equivalente ad immunizzazione. Per quanto mi riguarda, sono favorevole all’immunizzazione. Vaccinare significa iniettare sostanze nel corpo. Questa pratica non immunizza. Sono due cose completamente diverse.

La creazione dell’immunizzazione è un processo naturale. Il corpo utilizza diversi mezzi di difesa.

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