Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Grande Produzione di Cose

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Grande Produzione di Cose

Voltairine De Cleyre
 
Noi deridiamo quelle antiche superstizioni e parliamo molto della scienza sperimentale esatta. Ci sforziamo di esaltare i corpi greci e fingiamo di gradire la cultura fisica. Ci dilettiamo di molte cose; ma l'unica reale grande idea della nostra epoca, non copiata da una qualunque altra età, non finta, non portata in vita da qualche congiura, è la Grande Produzione di Cose – non la creazione di cose belle, non il piacere di spendere energia vitale in lavoro creativo; piuttosto l'indecente e spietata spinta ed esasperazione a sprecare e a drenare l'ultima goccia di energia, solamente per produrre mucchi e mucchi di cose – cose brutte, cose nocive, cose inutili, e nella migliore delle ipotesi in gran parte superflue. 
Per quale scopo si produce?

Volontarismo

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Volontarismo

Free-lancer [Luigi Galleani]
 
«Prima la volontà,
 poi la forza,
 infine la vittoria»

Multatuli
 

Non lasciatevi ingannare dal titolo. Non vuol essere una disquisizione filosofica, questo mio articolo. Metto in discussione un problema indubbiamente vecchio, a cui la guerra dà forza nuova e nuovo sapore di attualità. Si tratta di indagare se la volontà è un fattore rivoluzionario. In termini più espliciti: se è vero che i fatti storici sono ferreamente concatenati, se essi sono determinati e diretti da una legge naturale di causalità meccanica, che non ammette eccezioni; se il «salto» è o no possibile nel corso della storia, se la volontà umana può o no con un audace atto di violenza, imprimere allo sviluppo storico della società un indirizzo nuovo, creare un nuovo ordine di cose, sovvertendo i rapporti sociali esistenti.


Il commercio

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Il commercio

Edward Carpenter
 
«Egli (Vespasiano) s'era messo in un affare, vergognoso anche per un semplice cittadino, 
comperando gran quantità di merci e• rivendendole con grande guadagno».
Svetonio
 
Io credo che il carattere speciale della nostra età commerciale, nel suoi lati buoni e cattivi, possa esser studiato meglio sul mercato che altrove.
Quando la prima volta mi trovai con dinanzi la mia propria merce, a rivendere al pubblico frutta, patate, rose e lamponi coltivati da me, fu come se si squarciasse un velo avanti ai miei occhi! Ero stato spesso prima d'allora al mercato, ed ero abituato, lo dico con ritegno, a considerare il negoziante come la personificazione della cattiveria e dell'astuzia insieme, come persona che complotta coi suoi colleghi per derubare il pubblico e profittare della sua inesperienza. Ma quando io stesso mi trovai nel novero dei commercianti e nel loro ambiente, guardai la situazione in modo del tutto diverso.

Darwin tra le macchine

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Darwin tra le macchine

Samuel Butler
 
Tuttavia, giorno dopo giorno le macchine stanno guadagnando terreno su di noi; giorno dopo giorno stiamo diventando sempre più asserviti nei loro confronti; un maggior numero di uomini vengono quotidianamente legati come schiavi per badare ad esse, dedicano quotidianamente le energie della loro intera vita allo sviluppo della vita meccanica. Il risultato è semplicemente questione di tempo, ma il fatto che verrà il momento in cui le macchine avranno la vera supremazia sul mondo e sui suoi abitanti è qualcosa che nessuna persona di pensiero veramente filosofico può mettere per un attimo in discussione.
La nostra opinione è che si debba da subito dichiarar loro una guerra mortale. Tutte le macchine di ogni tipo devono essere distrutte da chi sostiene la propria specie. Che non venga fatta alcuna eccezione, non venga mostrata nessuna pietà...

La vita e i principi

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La vita e i principi

Volin
 
C'è un solo caso — ipotetico — in cui mi vedrei costretto a rinunciare momentaneamente ad ogni giudizio, ad ogni critica sull'atteggiamento dei compagni della CNT e della FAI; vale a dire se tutti i compagni spagnoli, senza eccezione alcuna, fossero d'accordo sull'inevitabilità degli inizi, e sulla necessità assoluta delle «concessioni» compiute e confessate; fronte unico con organismi politici e riformisti, partecipazione al governo, comando unico, accordi con il governo stalinista, ecc. ecc. In questo caso sarei costretto a dirmi: «poiché tutti laggiù sono d'accordo, deve esserci davvero qualcosa di eccezionale, straordinario, imprevisto ed imprevedibile, che supera le nostre miserabili “tre dimensioni”, il nostro povero giudizio umano, il nostro pensiero e la nostra verità. Quindi, guardiamoci dal giudicare e criticare prima di stare sul posto e di poter constatare il sovrannaturale della situazione...».

In ogni azimut

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In ogni azimut

 

Cosa c’è di più conturbante del riflesso di un cielo carico di uragani su un mare mosso? Gli occhi spalancati. Di una foresta autunnale con mille sfumature illuminate dalle fiamme che danzano sulla pala eolica industriale? Imperturbabili. Della cura impiegata nel far germogliare una collera implacabile contro la macabra normalità di un mattatoio industriale? Con determinazione. Delle ombre che si aprono un varco nella notte dei corpi addormentati, lasciandosi alle spalle le ceneri della reclusione? Senza esitazione. Di una montagna lacerata che si tinge coi colori di ostinati sabotaggi piuttosto che del minerale che le viene estratto? Avanzando. Di un campo sportivo per cravatte ed uniformi rivoltato e trasformato nell’area di un altro gioco per contrastare le frontiere? Con immaginazione. Del sordo grido del vetro che si crepa senza il mormorio del minimo rimpianto per le famiglie delle vetrine? Furtivamente. Del covo troppo banale da cui si dipanano i lacci tecnologici che finisce per essere scovato e carbonizzato? Con attenzione. Della diffusione di attacchi distruttivi contro mille ingranaggi che abbiamo proprio sotto il naso? In ogni azimut.

Goebbels è vivo

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Goebbels è vivo

 
Ogni orrore ha il suo glossario burocratico.
Ogni forma di dominio, per rendere invisibile il sangue che versa, deve piegare e distorcere le parole incaricate di esprimere la realtà fino a far loro acquisire la falsità necessaria per dissimulare le infamie commesse.
Da qui l'uso ed abuso di neologismi e metafore dall'effetto anestetizzante.
L'esempio storico più celebre, ed al tempo stesso famigerato, è senza dubbio quello fornito dalla propaganda nazista, di cui riportiamo qui alcuni indicativi esempi.
 
Gli ingegneri di anime non sono scomparsi con la caduta del nazismo, anzi, si sono moltiplicati. Oggi si trovano ovunque, dai ministeri delle grandi metropoli alle amministrazioni comunali delle piccole città.
E il loro compito rimane lo stesso...

Il nemico di sempre

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Il nemico di sempre

Se un giorno morirà l’anarchismo, accadrà perché gli stessi anarchici l’avranno ucciso. Un’affermazione forte, certo, ma se ci riflettiamo un po’, non così priva di significato. Gli avversari dell’anarchia, dallo Stato ai capitalisti, dai preti ai vari autoritari, possono ferirla, anche gravemente, ma non sono mai riusciti a eliminarla. Forse a causa dell’attrazione irresistibile che essa esercita sulle anime ribelli, sui refrattari all’ordine, sugli assetati di vendetta e di libertà, forse perché l’idea che sta nel cuore, anzi no, che è il cuore dell’anarchismo – ovvero, che l’autorità è nemica della libertà, l’origine di ogni sofferenza e di ogni oppressione – non cessa di emergere in quella infame prigione che è la società umana moderna. In ogni caso, due secoli di repressioni feroci, di fallimenti di rivoluzioni e di insurrezioni, di tradimenti, non hanno spedito l’anarchismo «al museo della storia umana», come avrebbero sperato i suoi detrattori corazzati di «realismo» e di «dialettica storica». Il nostro nemico, il potere in tutte le sue forme, è potente, forse perfino più potente che mai, ma l’anarchismo non morirà finché ci saranno anarchici che l’incarneranno attraverso la lotta, che lo custodiranno, che lo ameranno.

Avremmo dovuto chiedere scusa?

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Avremmo dovuto chiedere scusa?

Jean-Paul Michel
 
Come si può pensare di dover presentare delle “scuse” tardive — o anche solo formulare dei “rimpianti” — per l’ardente cammino alla cieca, per la febbre che è stata?
Per non aver desiderato che bellezze di fuoco e fratellanze mai osate — con un pauroso disinteresse (mai più ritrovato) da parte di tutti nei confronti di tutti i poteri?
Per ingenuità di questo calibro, bisogna senz’altro pagare. Siamo venuti a più miti consigli.
Ma, per essere state sognate, potrebbero mai cessare d’essere bellezze, fratellanze, dispendio senza calcolo — anche se in effetti avessimo ignorato tutto del mondo in cui pretendevano di avere un valore?

Raccontami una storia

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Raccontami una storia

 

Quello che segue è un articolo reperito in rete in cui viene spiegato significato e funzione di un concetto solitamente chiamato storytelling aziendale, corporate storytelling o storytelling management. Purtroppo, nel corso del suo scaricamento, il testo è stato infettato da un virus che ne ha modificato qua e là alcuni vocaboli e passaggi. Poca cosa, sia chiaro, nulla di fondamentale. Confidiamo nell'intelligenza dei lettori, i quali saranno senz'altro in grado di capire comunque il senso del testo.
 
Il termine storytelling è formato da due parole inglesi: story e telling...

Ombre

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Ombre

In questa epoca di insignificanza generalizzata, ciò che non viene nominato non esiste. Addirittura ciò che viene surrogato dai media diviene verità incondizionata. In esso sta la grande potenza del linguaggio mediatico da circo: il fatto diventa propaganda perché la propaganda è il fatto nell'era tecnologica.

Le notizie volano veloci. Si susseguono costantemente, anche sui canali cosiddetti di controinformazione. La sofferenza sta nel non sapere più cogliere il significato. La riflessione, la quale abbisogna di tempo e spazio, perde di senso perché non c'è più tempo e non si trova più spazio per riflettere. Ormai, come nel mito, la suggestione ha preso il posto della riflessione.
Se ci fermiamo a riflettere su qualche fatto accaduto quest'anno, l'insignificanza assume la forma di una sibillina conferma.

Bulli e pupi

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Bulli e pupi

Chissà se a partire dal 2021 l'italica gioventù tornerà effettivamente a giurare fedeltà alla bandiera. A detta del Bullo degli Interni sarebbe un bene, perché «così almeno si impara un po' di educazione che i genitori non sono in grado di insegnare» e inoltre si contrasterebbero «i rigurgiti razzisti». Già, infatti a lui un anno di leva cosa ha insegnato?
«Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani; son colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati»
«Carrozze della metro solo per milanesi»
«Bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato»
«Se un figlio cresce con genitori o un genitore gay, parte da un gradino più sotto. Parte con un handicap»
«Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città. La nostra sarà una pulizia etnica controllata e finanziata»

Il fallimento della democrazia

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Il fallimento della democrazia

Luigi Fabbri
 
Se per democrazia s'intende, come lo dice la parola stessa, governo dei più, vale a dire il potere affidato ai rappresentanti della maggioranza, — mai come in questo momento si potrebbe con ragione dire ch'essa ha fatto bancarotta, ha miserabilmente e fraudolentemente fallito.
È il sistema parlamentare ed elettorale che ha mostrato tutta la sua inanità e la insanabile corruzione che trascina seco: corruzione di uomini e sopratutto corruzione di partiti e d'idee.
Veramente non è la prima volta — come non sarà l'ultima — che il sistema rappresentativo tradisce le speranze dei pochi suoi sostenitori in buona fede.

Radici

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Radici

Va di moda l’ostilità al multiculturalismo. Ogni giorno uomini politici e giornalisti denunciano quel che definiscono «il fallimento totale della società multiculturale». Per questo vogliono costringere i rifugiati e gli emigrati a “integrarsi” e ad interiorizzare «la lingua e la cultura italiana» (il governo ha anche pensato bene di diffondere uno spot televisivo che mostra quali stranieri siano ritenuti degni di vivere nel BelPaese: quelli che, mentre lavorano, canticchiano italiche melodie). Questi propositi sono ovviamente motivati dal razzismo di chi non è in grado di accettare l’Altro se non omologandolo. Ma ciò significa che, al nobile scopo di combattere il razzismo, dovremmo difendere il multiculturalismo?

Rompere il cerchio

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Rompere il cerchio

La reclusione non appare paradossalmente in nessun luogo, relegata in un altrove invisibile tra la folla dei cuori addomesticati e dei cervelli anestetizzati, eppure è presente dappertutto. Nel senso di asfissia che afferra la gola ad ogni passo falso, come nella lunghissima catena di obblighi e sanzioni che si trascina come una palla al piede.
È dovunque vengano imposte le regole del gioco (e le leggi sono sempre regole imposte dall'autorità, cioè da coloro che esercitano il potere nella società) a scapito della libera associazione tra individui e della loro reciprocità.

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