Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Antiprogressismo in Leopardi

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Antiprogressismo in Leopardi

Adriano Tilgher
 
Ciò che all’età sua Leopardi non sapeva perdonare era l’esaltazione della Ragione come forza benefica ormai destinata essa sola a reggere l’umanità, era l’ideologia con cui essa giustificava a sé stessa il suo travaglio: l’ideologia del Progresso perpetuo necessario illimitato e del Lavoro concepito come dovere supremo e somma felicità dell’uomo ed esaltato come forza demiurgica creatrice di una società più ricca, più giusta, più felice. Ideologia che nei primi anni del secolo decimonono, favorita dalla pace succeduta alle guerre napoleoniche e dai primi trionfi della grande industria, era diventata una vera e propria religione laica, il Sansimonismo, che di Francia cominciava a dilagare in tutta Europa. Contro questa ideologia che esalta le magnifiche sorti e progressive dell’umanità (La Ginestra) il poeta scocca frecce di cui il secolo trascorso dopo che furono lanciate mostra ad esuberanza quanto fossero acute e come toccassero il segno. 

Sportivi, vi odio!

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Sportivi, vi odio!

Arthur Cravan [Rémy Ricordeau]
 

Parallelamente alla vecchia esaltazione religiosa del sacrificio che, oggi desacralizzata, rimane nondimeno una perenne apologia della rinuncia, è coerente con la morale dei nostri padroni voler riaggiornare la non meno antica esaltazione dello sforzo.

Sarebbe tuttavia sbagliato vedere in questo insistente invito allo sforzo solo una forma modernizzata della tradizionale sollecitazione al lavoro. Innanzitutto perché viene rivolto a tutti, e quindi anche a coloro che, bene o male, sono per l'appunto privi di questo lavoro (o se ne sono privati da soli). Dobbiamo intendere questa esaltazione anche come un invito urgente all'oblio: di se stessi, della percezione che si ha del mondo, di ciò che si è e di ciò che si potrebbe essere.

Sotto tutti gli aspetti, lo sport e l'ideologia del superamento di sé che esso veicola rispondono a questo scopo.

Schiavi oppure operai?

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Schiavi oppure operai?

James Henry Hammond
 
Il 4 marzo 1858 James Henry Hammond, senatore ed ex-governatore del South Carolina, nonché ricco proprietario di schiavi, tenne al Senato degli Stati Uniti un memorabile discorso in favore della schiavitù. La sua assai poco ironica analogia fra gli schiavi del Sud e gli operai del Nord fece infuriare molti suoi colleghi politici nordisti. Persino i più razzisti fra loro mostrarono di non gradire le sue parole. In effetti non capita tutti i giorni di sentire pronunciare, e con sprezzante sincerità, l'apologia della gerarchia sociale basata sulla divisione di classe. Ricordiamo che l'onorevole James Henry Hammond — secondo cui gli schiavi erano i più fortunati dei neri, «felici e contenti» di venire elevati grazie alla schiavitù — stuprò ripetutamente almeno due delle sue schiave (una delle quali, la prima volta, aveva appena 12 anni).
Quello che segue è un estratto del suo disgustosamente istruttivo discorso.

Psicoreati

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Psicoreati

Che l'intelligenza sia contagiosa è una verità su cui hanno sempre scommesso gli indomiti sognatori di altri mondi. Ma nello spietato calcolo delle probabilità, inutile nascondere che è una verità ben diversa a godere di maggior fortuna. Perché, purtroppo, anche la stupidità è contagiosa — ed i suoi tempi di diffusione sono infinitamente più rapidi.
Leggere è più faticoso che ascoltare o guardare, riflettere per comprendere è più lungo che memorizzare per ripetere, formulare un'idea singolare è più difficile che condividere un'opinione comune. È quanto avevano ben capito i nazisti, i quali sostenevano che maggiore è il numero di persone da governare e minore deve essere il livello della propaganda a loro indirizzata. Per controllare milioni di esseri umani, per ottenerne il consenso o l'indifferenza nei confronti delle peggiori infamie, bisogna farne degli imbecilli. Non fornire loro gli strumenti necessari per sviluppare una consapevolezza, una sensibilità, un sapere, semmai strapparglieli. Perché non si buggera e non si incatena un popolo con alti e nobili ragionamenti, ma con basse e squallide banalità.

Siamo stati noi...

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Siamo stati noi, ma non siamo Stato noi

 

Siamo stati noi.

Siamo stati noi perché vogliamo gioire quando le Poste, parte della macchina delle deportazioni, vengono sabotate ardentemente.

Siamo stati noi perché vogliamo provare felicità incommensurabile quando dei prigionieri danno fuoco alla loro gabbia, che si chiami CPR o carcere.

Siamo stati noi perché vogliamo godere quando le sedi della Lega vengono attaccate come ad Ala e altrove, quando viene azzoppato un ingegnere della morte del nucleare e colpite le strutture di ricerca militare o quando saltano le sedi fasciste come a Firenze, compresa la mano e l'occhio di chi le protegge.

Due più tre uguale undici

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Due più tre uguale undici

«Me se loro hanno tanto osato, voi avete tutto permesso. 
Più l'oppressore è vile, più lo schiavo è infame»
 
Martedì 19 febbraio si annunciava essere un giorno importante per tutti gli scrupolosi cittadini italiani rispettosi della legge, quelli fedeli alle «istituzioni democratiche che rappresentano la volontà popolare espressa nel corso di libere elezioni». Era il giorno in cui nel loro Parlamento avrebbero deciso se il Bullo degli Interni doveva andare sotto processo per aver impedito lo sbarco in Italia dei profughi raccolti nel Mediterraneo dalla nave Diciotti. Dal punto di vista giuridico, il quesito sembrava quasi una banalità considerato che il secondo articolo della loro Costituzione garantisce i «diritti inviolabili» riconosciuti all'«uomo». 
«Inviolabili» – capite? – inteso in senso assoluto. Non validi sotto un governo, nei giorni pari, di giorno, e trascurabili sotto un altro governo, nei giorni dispari, di notte; ma intoccabili sempre e comunque. «All'uomo» – capite? – inteso in senso universale. Non ai soli cittadini italiani, non ai soli cittadini europei, né ai soli maschi o maggiorenni, ma a tutti gli esseri umani a prescindere dal paese in cui sono nati, dalla lingua che parlano, dal colore della loro pelle, dalla loro età o dal cromosoma.

Tagliare è possibile

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Tagliare è possibile

 

Se il silenzio fa paura, forse è perché l’assenza di suoni familiari tende a rimandarci a noi stessi. Quando si avanza nell’oscurità troppo silenziosa, non è raro parlare, fischiettare un motivetto, o riflettere ad alta voce per non farsi prendere dall’angoscia. Non è cosa semplice e può anche richiedere un po’ d’esercizio, perché la nostra mente è condizionata a identificare il silenzio col pericolo, il buio col rischio. È l'angoscia a generare il vuoto, la sensazione di trovarsi sul bordo dell'abisso e di non essere capaci di distogliere lo sguardo dal baratro che si apre davanti a noi. Ma è proprio in momenti come questi che si tende a sentirsi più vicini a se stessi, senza intermediari, con una presenza mentale ed emotiva assai più sostenuta.
Difficile ritrovare ancora silenzio od oscurità nel mondo moderno. I rumori industriali ci accompagnano incessantemente, i dispositivi emettono costantemente i loro suoni elettronici, e d’altronde c'è quasi sempre qualcuno che riempie il vuoto col suo chiacchiericcio insopportabile quanto superficiale. Oggi la paura del vuoto, l’angoscia del silenzio, è sublimata tra le altre cose da una connessione permanente. Mai da soli, mai in silenzio, mai davanti all'abisso.

Punti di vista

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Punti di vista

Ben sapendo che i punti di vista si possono suddividere a grandi linee in due categorie, il proprio e quello sbagliato, è con una certa ilarità che stiamo assistendo alle due baruffe istituzionali scoppiate in queste ultime ore. La prima, di carattere politico-storiografico internazionale, riguarda la questione delle foibe. La seconda, di carattere ingegneristico-contabile nazionale, riguarda invece la costruzione della linea dell'Alta Velocità in Val Susa. Ci sembra che la discrepanza venutasi a creare in entrambi i casi fra le parti in causa, e su quanto viene presentato con dati di fatto alla mano, mostri bene la finzione su cui poggia la politica.

 
Dunque, con negazionismo s’intende quella corrente del revisionismo che non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia contemporanea, ma che per fini ideologico-politici arriva a negare l'esistenza stessa di eventi storici particolarmente aberranti quali genocidi, massacri, pulizie etniche.
 
Allora, questa linea ferroviaria ad Alta Velocità fra Torino e Lione è conveniente farla, sì o no? L'analisi costi/benefici effettuata da alcuni periti ed appena resa pubblica dall'attuale governo dice di no. Troppe spese, pochi guadagni. Con un saldo negativo di sette miliardi di euro, meglio lasciar perdere. Ma come?! 

Ai vagabondi, ai disoccupati, ai diseredati, ai poveri

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Ai vagabondi, ai disoccupati, ai diseredati, ai poveri

Lucy Parsons
 
Mi rivolgo a voi, alle 35000 persone che in questo momento vagano per le strade di questa grande città con le mani affondate nelle tasche, a voi che fissate svogliatamente lo sfoggio di ricchezza e godimento cui non prendete parte, a voi che non siete in grado nemmeno di procurarvi da soli un tozzo di pane con cui placare gli spasmi della fame che vi morde le viscere. È a voi ed alle centinaia di migliaia di persone che si trovano nella stessa situazione, in questo grande paese dell'abbondanza, che desidero rivolgere queste parole.

Non avete forse sgobbato per tutta la vostra vita, da quando eravate sufficientemente grandi da venire usati nella produzione di ricchezza? Non avete lavorato a lungo, sodo e con fatica, per produrre tutte queste ricchezze? E sapete di aver prodotto, nel corso di tutti questi anni di fatiche, migliaia e migliaia di dollari di ricchezza — ricchezza che non avete posseduto, non possedete ora e di cui non avrete mai la minima parte, a meno che non agiate?

Noi rifugiati

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Noi rifugiati

Hannah Arendt 
 
In primo luogo non desideriamo essere chiamati “profughi”. Solitamente il termine “profugo” designava una persona costretta a cercare asilo per aver agito in un certo modo o per aver sostenuto una certa opinione politica. È vero, noi abbiamo dovuto cercare asilo; tuttavia, non abbiamo fatto nulla e la maggior parte di noi non si è mai sognata di avere un'opinione politica radicale.
Con noi, il significato del termine “profugo” è cambiato. Ora “profughi” sono quelli di noi che hanno avuto la grande sfortuna di arrivare in un paese nuovo senza mezzi, e che per questo hanno bisogno dell'aiuto dei Refugee Committee
Prima che la guerra scoppiasse eravamo ancora più sensibili al fatto di essere chiamati “profughi”. Facevamo del nostro meglio per dimostrare agli altri che eravamo solo comuni immigrati.

Di luce propria

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Di luce propria

Per far funzionare la società odierna — muoverne gli ingranaggi, azionarne le presse, tenerne accesi gli schermi — serve una forza disumana. Una forza che va non solo reperita, ma diversificata ed accumulata all’infinito per permettere sempre ulteriori espansioni industriali. Chi detiene il potere, politico ed economico, deve quindi spremere ogni singola briciola di energia dal pianeta, intrappolata nei legami chimici della materia, da ognuna delle sue fonti: centrali nucleari che sfruttano la potenza degli atomi; impianti termici che bruciano tonnellate e tonnellate di gas e petrolio; miniere che bucano e divorano la terra alla ricerca di carbone; distese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche che catturano raggi e brezze, dando l’illusione che l’attuale modo di vivere sia riformabile. Le cosiddette «crisi energetiche», che vengono menzionate di tanto in tanto, nascono dai limiti insiti in ciò che resta della natura di alimentare la forsennata corsa del progresso. 

L'amante dell'Orsa Maggiore

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L'amante dell'Orsa Maggiore

È uscito per le Edizioni Indesiderabili “L'amante dell'Orsa Maggiore” di Sergiusz Piasecki.
Tutto il ricavato sarà benefit per la tipografia anarchica l'Impatience di Marsiglia.
 
Vivevamo come dei re. Tracannavamo vodka a bicchieri. Tante belle ragazze ci volevano bene. Camminavamo su tappeti di foglie d’oro, diguazzavamo nell’oro e pagavamo con oro, argento e dollari. Pagavamo per tutto, per la vodka e per la musica. Pagavamo l’amore con l’amore e l’odio con l’odio. Volevo bene ai miei compagni perché non mi deludevano mai. Erano uomini rudi, incolti, ma qualche volta così magnifici che io mi fermavo stupito.
Allora ringraziavo la Natura di essere uomo. Amavo le albe deliziose e freschissime di primavera quando il Sole giocava come un bambino sparpagliando nel cielo colori e luci. Amavo i crepuscoli estivi quando la terra respirava la calura e il vento rinfrescava e accarezzava dolcemente i campi profumati.

Tempo al tempo

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Tempo al tempo

«Se si sale sul treno sbagliato, non serve a nulla correre lungo il corridoio nella direzione opposta»
Dietrich Bonhoeffer
 
Così diceva un pastore luterano tedesco, fucilato dai nazisti per la sua partecipazione alla resistenza. Sarà anche stato un teologo servo di Dio, ma queste sue parole ci vengono sempre in mente quando sentiamo i buoni propositi sbandierati da chi, in piena conoscenza di causa, è salito sul treno sbagliato. Come tutti sanno, il treno è un mezzo di viaggio particolare poiché corre su binari prestabiliti. Non è il conducente né sono i viaggiatori a scegliere a proprio piacimento la destinazione. Il treno va dove deve andare, perché non può certo invertire rotta. 
Per favore, niente chiacchiere al riguardo. Se si sale sul treno sbagliato, si arriva nel posto sbagliato.

Una domanda senza risposta

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Una domanda senza risposta

 
C'è una domanda che frulla da qualche tempo nella testa di molti reduci di oramai antiquate guerre sociali, nonché fra i loro sodali, nonché fra chi in quei conflitti vede solo un’occasione di battaglia politica. Ed è una domanda tornata alla ribalta in questi ultimi giorni, dopo l'estradizione in Italia di un romanziere di sinistra che in gioventù ha partecipato a quella guerra.
Questa domanda la si potrebbe riassumere più o meno così: perché, a differenza del ministro della Giustizia del dopoguerra, il comunista Palmiro Togliatti, che nel giugno del 1946 concesse un’amnistia generalizzata ai fascisti (di cui beneficiarono circa 10.000 camicie nere, alcuni dei quali responsabili di delazioni, torture, omicidi), oggi invece si continuano a tenere aperte, anzi si rilanciano in pompa magna, le pendenze giudiziarie relative allo scontro armato che negli anni 70 contrappose lo Stato ad un movimento lanciato all'assalto del cielo?

Il progresso nelle mani dello Stato

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Cosa diventa il progresso nelle mani dello Stato?

Jean-Pierre Baudet
 
Da secoli l'esistenza di un reddito era rigorosamente condizionata da un'attività laboriosa (sotto forma di salario) o dalla proprietà di un capitale (sotto forma di dividendi). Solo improbabili sognatori potevano immaginare di rompere un giorno con questa legge presunta eterna, poiché legata ad una supposta natura umana (già nella Bibbia, lavorare col sudore della fronte costituiva una maledizione immutabile fino alla fine dei tempi terreni).

Anche il servizio militare era un dovere imprescindibile per ogni individuo (maschio), e chi cercava di evitarlo veniva perseguito con la stessa severità usata con chi non lavorava: i primi venivano messi in prigione, mentre i secondi erano condannati a morire di fame.

Ma in verità la nostra epoca vede crollare un numero abbastanza elevato di «verità immutabili».

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