Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Arte-fatto

Brulotti

Arte-fatto

Nella sua esigenza di totalità, di sconvolgere il mondo che conosciamo nel suo insieme, la rivolta non può non estendersi anche all’ambito delle parole e delle immagini, dove l’arte occupa uno spazio predominante. A sua volta l’arte non sopporta limiti e regole, di cui è nemica per natura; ecco perché spesso si è giunti a legare intimamente l’arte alla rivoluzione, a vedere gli artisti come rivoluzionari e viceversa.
Per questi motivi, le avanguardie artistiche che si sono richiamate più o meno esplicitamente al progetto rivoluzionario (dadaismo, futurismo, surrealismo, Internazionale Situazionista) sono state sovente portate come dimostrazione pratica della sostanziale complicità fra arte e rivoluzione ed hanno sempre esercitato un certo fascino, rappresentando secondo alcuni il "superamento dialettico" dei limiti dell’arte e della politica.
Le avanguardie artistiche e quelle politiche hanno molti difetti in comune. Entrambe certe di possedere una capacità superiore agli altri nel proprio campo specifico, pretendono di erudire "chi è rimasto indietro", finendo così con l’indicare, il teorizzare, lo scomunicare. Il lato comico è che non si rendono conto che alla stragrande maggioranza delle persone non interessa proprio nulla della loro attività specifica, e che la rivoluzione di cui vanno cianciando non si farà grazie al loro apporto ma contro di loro.

Lettera ai suicidi

Brulotti

Lettera agli aspiranti suicidi

Se ci rivolgiamo a voi, uomini e donne che siete arrivati in fondo al disgusto e che niente e nessuno potrà più sottrarre a un tragico destino, non è per ricordarvi un dovere inesistente nei confronti di una vita che non merita di essere vissuta.

Non mancheremo di rispetto alla vostra decisione, perché voi e solo voi siete in grado di conoscere l’esatta misura del dolore e dell’angoscia che stanno avvelenando la vostra esistenza. Chi non prova quel dolore, quell’angoscia, chi non li ha mai nemmeno sfiorati perché baciato dalla fortuna o rincoglionito dalla fede, non ha ragione alcuna di biasimare la vostra fatale determinazione.

Non vogliamo quindi impartirvi alcuna predica, né trattenervi dal mettere in atto il vostro proposito. Intendiamo solo chiedervi un favore, un piccolo favore per voi che avete deciso di abbandonare questo mondo, ma che darebbe una gioia enorme a noi che per il momento abbiamo deciso di rimanerci.

Testamento

Brulotti

Testamento

Jean Meslier

Miei carissimi amici, poiché non mi sarebbe stato permesso, e avrebbe avuto conseguenze troppo pericolose e spiacevoli, dire apertamente in vita ciò che pensavo del modo in cui sono retti e governati gli uomini, delle loro religioni e dei loro costumi, ho deciso di farvelo almeno sapere dopo che fossi morto. Sarebbe sì, certo, mio desiderio dirvelo a viva voce prima di morire, se mi accorgessi di essere vicino alla fine dei miei giorni, e in tale situazione fossi ancora, al tempo stesso, in grado di giudicare e di esprimermi. Ma, siccome non sono sicuro di avere in quegli ultimi giorni, in quegli ultimi momenti, né il tempo né la presenza di spirito che mi sarebbero necessari per rendervi partecipi delle mie idee, ho deciso di esporvele qui per iscritto e di darvi, al tempo stesso, prove chiare e convincenti di quanto ho in animo di dirvi sulla questione, nel tentativo di disingannarvi, per tardi che sia e nei limiti delle mie possibilità, sui vari errori nei quali tutti noi, indistintamente, abbiamo avuto la disgrazia di nascere e di vivere e dei quali, anzi, io stesso ho avuto il dolore di trovarmi costretto a parlarvi.

A distanza

Brulotti

A distanza

"Killing King Abacus"

Haussmann non ha inventato la progettazione della città; già i romani e i cinesi antichi pianificavano le città. Quelle moderne vennero progettate e costruite nelle colonie britanniche e francesi prima che in Europa. Washington DC venne progettata e costruita su di un’area vuota decenni prima che Haussmann rimodellasse Parigi. La differenza è che Haussmann costruì la sua nuova capitale sopra la vecchia Parigi, una città preindustriale. La Parigi di Haussmann a proposito dell’architettura confacente al capitalismo e allo stato-nazione rivela più di quanto non faccia L’Enfant’s D.C, perché ci mostra cosa Haussmann scelse di distruggere e cosa scelse di costruire. Nella sua demolizione dei quartieri poveri e dei vecchi vicoli possiamo vedere che cosa egli considerasse una minaccia.

A Parigi i viali stavano già sostituendo le strade strette due decenni prima che Haussmann assumesse il suo incarico, ma su scala assai minore. Durante la rivoluzione del luglio 1830 ai soldati governativi venne giocato un brutto tiro: i larghi cubi di granito usati per pavimentare i nuovi viali furono portati in cima agli ultimi piani delle case e lanciati sulle teste dei soldati. Queste lastre di pietra divennero una risorsa comune come materiali di costruzione delle barricate. Nel 1830 ne vennero erette seimila.

L'ipocrisia religiosa

Brulotti

L'ipocrisia religiosa

Michail Bakunin

Gli ipocriti religiosi, i tartufi hanno un bel dire: non vi è possibilità di transazione o di compromessi con Dio. Dal momento che si proclama la sua esistenza, esso vuol essere tutto, invadere tutto, assorbire tutto. Se esso esiste, tutto deve scomparire, esso è solo e da solo vuole occupare i cuori dei suoi sudditi, la cui stessa esistenza, a rigore, sarebbe già in contrasto con il suo essere; così di tutte le religioni conosciute, il buddhismo mi sembra la più conseguente perché il suo culto non ha altro scopo che il progressivo annichilimento degli individui umani nel niente assoluto, in Dio. È certo che se Dio avesse una esistenza reale, né il mondo né di conseguenza i credenti sarebbero mai esistiti. Solo egli sarebbe: l’Essere unico, il solitario assoluto. Ma siccome egli esiste solo nell’immaginazione e grazie alla fede dei credenti, gli è stato giocoforza far loro questa importante concessione, tollerare che anch’essi esistano, al suo fianco, malgrado la logica; ed in ciò risiede una delle fondamentali assurdità della teologia. Così egli fa loro pagare assai cara questa concessione forzata ed unica, poiché esige da essi subito che, annientandosi perennemente in lui, non cerchino e non trovino la loro esistenza che in lui e non adorino nient’altro che lui: ciò che vuol dire, che essi devono rompere ogni solidarietà umana e terrestre per adorarsi in lui. Dio è l’egoismo idealizzato, è l’Io umano elevato ad una potenza infinita.

Terrore e unità nazionale

Brulotti

Terrore e unità nazionale

Questo mondo produce quotidianamente orrore. Nelle guerre che gli Stati si fanno tra di loro, o contro gruppi che – benché non si possano definire propriamente Stati – non anelano che al potere e al dominio sociale e politico. A suon di bombe o di altre armi che colpiscono ben oltre i cosiddetti avversari indicati, che colpiscono cioè centinaia e migliaia di individui che non chiedono di partecipare a queste guerre, in ogni caso che non desiderano creparvi. Il massacro e la mutilazione permanenti si estendono fin nelle conseguenze sociali che derivano dal capitalismo: col suo lavoro, la sua industria, le sue nocività, le malattie che provoca copiose. Giorno, dopo giorno, dopo giorno.
Questo orrore diffuso diventa banale, lo si evoca citando cifre: dieci morti qui, trenta morti là, centinaia e migliaia di feriti. Banale come un'ecatombe in seguito a uno tsunami, a un terremoto, fatale come lo sono i periodici furori e scatenamenti della natura. Lo si evoca (talvolta per alcuni è più utile evocare il dramma che tacerlo, anche le lacrime possono essere produttive in modo interessante in questo mondo putrefatto), lo si fa scivolare nelle notizie di cronaca, rapidamente, perché in fondo non c'è nulla di sostanziale da dire.

Tempo

Brulotti

Tempo

Alfredo M. Bonanno

Noi non possediamo una nozione fissa di tempo. Quella astronomica è una delle tante nozioni aritmetiche che vengono vissute dall’individuo in modo diverso e ciò in relazione alla sua situazione. In altre parole, il tempo è un problema relazionale. Anche la distinzione, certamente possibile, tra “durata” e “tempo” non sfugge a questa constatazione, la quale è tutt’altro che psicologica ma, al contrario, “sociale”. È la situazione sociale che condiziona la percezione del tempo, come per altro qualsiasi altra “percezione” dell’individuo. E ciò, ovviamente, nei limiti e nelle forme in cui questo condizionamento avviene, non nelle chimere e nelle fantasie dei deterministi e dei meccanicisti.
Ad esempio, se una maggiore o minore disponibilità di tempo libero è certamente da porsi in relazione ad una certa collocazione di classe (maggiore tempo libero per le classi più elevate, mediamente, s’intende), si verificherà che gli appartenenti a queste classi svilupperanno una dilatazione dell’unità temporale percepibile, sempre sulla base del condizionamento comune prodotto dal modello astronomico, la quale sarà più ampia per gli appartenenti alla classe privilegiata e più ristretta per i miserabili costretti a passare la loro vita nel chiuso di una fabbrica.

Ri-ven-di-ca-zi-oni

Brulotti

Ri-ven-di-ca-zi-oni

Agustin Garcia Calvo

«Che cosa volete, bambini miei? Posti di lavoro? L’autonomia regionale? Un aumento di salario? Il voto a quindici anni? La pensione a quarantacinque? L’uguaglianza dei sessi? Continuate a chiedere in ordine e tutti i vostri reclami saranno ben trattati con la dovuta forma».
Ogni favore che il Signore concede lo consolida, in quanto egli è il Signore. Ma il fatto è che i soggetti ottengono anche quello che vogliono. Quello che vogliono? Sì, e cammin facendo imparano a volere ciò che vien loro ordinato.
Chiedo al Signore il permesso di innamorarmi di mia zia?
Vecchio mio, che idee hai! Questo non lo si domanda al Signore.
Perché? È prematuro: non è stato ancora creato un ministero delle Relazioni erotiche. Ma lo si sta per creare? Senza dubbio, e allora potrai reclamare il diritto di innamorarti di chi vorrai. Per il momento, abbi pazienza; e dimmi, intanto, perché non reclami il diritto di importare liberamente automobili australiane? Non è una vergogna aver voglia di un’automobile australiana (giacché è tuo diritto averne voglia. Non si è forse padroni della propria volontà? Perché allora si vuole il denaro che si guadagna, se non si può spenderlo per ciò che si vuole?).

Furto ed espropriazione

Brulotti

Furto ed espropriazione

– In linea generale è da consigliare o sconsigliare il furto?
Secondo noi, quando si tratta di fatti che sono proibiti dalla legge e quindi soggetti a sanzione penale, non si consigliano agli altri che con l’esempio proprio. Ma quando, indipendentemente dal nostro consiglio, codesti fatti sono avvenuti e l’autorità si cinge a giudicarli ed a punirli, noi abbiamo il diritto di giudicarli a nostra volta, di spiegarli se ne siamo capaci, di giustificarli anche, se, in coscienza, li consideriamo giustificabili. In quest’ultimo caso a noi incombe anzi il dovere di difenderne gli autori contro le rappresaglie e le vendette dell’autorità. Negli altri, noi non crediamo che l’anarchico possa mai associarsi alle repressioni della legge borghese.
– Giova o nuoce la pratica del furto alla nostra propaganda?
La grande massa degli uomini priva d’alcuna porzione del patrimonio sociale è vittima di un grande furto iniziale che è la proprietà privata. I detentori di privata proprietà hanno legittimato con la legge quel loro furto e con la legge hanno stabilito i modi e le forme con cui deve compiersi il trapasso della proprietà dalle mani di uno a quelle di un altro. E hanno chiamato furto tutti quei modi che non sono contemplati e giustificati dalle loro leggi.
Ma per noi, anarchici, il “furto” preveduto e punito dalla legge borghese ha lo stesso valore del contratto d’impiego industriale, d’affitto rurale od urbano, dell’appropriazione per eredità ecc.: è, cioè, un atto d’appropriazione a vantaggio personale senza corrispettivo di lavoro produttivo o di servizio utile.

Il filo nero della storia

Brulotti

Il filo nero della storia

Che senso ha riproporre oggi testi rivoluzionari del passato, pubblicare scritti e documenti sui movimenti rivoluzionari o sulle rivolte di un tempo? Secondo alcuni nessuno, essendo stata ogni prospettiva rivoluzionaria sconfitta dalla storia, per cui ogni riferimento ad essa si ridurrebbe a mera sopravvivenza ideologica.

Ma il progetto rivoluzionario è stato davvero eliminato dalla storia? Che affermazione ridicola. Nulla viene escluso dalla storia giacché essa contiene tutto indistintamente. È capitato spesso invece che qualcuno abbia tentato di escludervi i propri diretti rivali. Ma non c'è stato niente da fare; al massimo si può parlare di vincitori e di vinti, di quelli che – per un certo tempo – hanno più o meno influito sul corso degli eventi. Anche se vengono annientate le persone, scompaiono forse con loro anche le idee?
Sia chiaro che non stiamo parlando di tradizioni, di scuole di pensiero, ma della libertà il cui soffio attraversa tutta la storia dell'umanità, fin dagli albori. È questa la storia che ci interessa e che vogliamo far affiorare dall'attuale nebbia sociale. Non si tratta di risvegliare la memoria storica o di annegare nella nostalgia, di rinchiudersi tremanti nei ricordi perché non si sa apprezzare il presente, ma di trattenere tutti quei momenti che sono per noi espressione di vita e non di sopravvivenza, giacché la loro realizzazione è indispensabile a quel presente per cui vale la pena vivere.

Il lavoro libera?

Brulotti

Il lavoro libera?

Il lavoro invade e determina tutta la nostra esistenza. Il tempo scorre impietosamente al suo ritmo mentre noi facciamo la spola fra identici ambienti deprimenti ad una velocità sempre crescente. Il tempo del lavoro... Il tempo produttivo... Il tempo libero... Ogni nostra minima attività ne è coinvolta: si considera l'acquisizione della conoscenza un investimento per una carriera futura, la gioia viene trasformata in divertimento e si dibatte in un'orgia di consumo, la nostra creatività è schiacciata negli angusti limiti della produttività, i nostri rapporti — perfino i nostri incontri erotici — parlano la lingua della prestazione e del rendimento... La nostra perversione ha raggiunto un punto tale che ricerchiamo qualsiasi forma di lavoro, anche volontario, pur di riempire il nostro vuoto esistenziale, pur di «fare qualcosa».

 

Esistiamo per lavorare, lavoriamo per esistere.

In poche parole

Brulotti

Il dominio del mondo in poche parole

Alfredo Bonanno

Non c'è idea appena diversa che non venga subito ricondotta alle necessità del mercato. Quindi avvolta in cellofan multicolore e venduta all'ingrosso prima e al dettaglio poi. I grandi mezzi d'informazione esercitano un controllo indiretto del pensiero e concorrono a produrre opinione, macinando, e quindi annullando, ogni idea originale, ogni desiderio di "realmente altro". Stupefacente il fatto che dietro la faccia del possibilismo si ritrovino intatte le antiche albagìe, le arroganze dei tenutari della dottrina, baroni del nulla, feudatari dei limiti della siepe, al di là della quale soltanto la paura dell'incognito frena la spinta delle masse debitamente tagliate fuori da ogni possibilità d'intervento.

Omogeneizzati

Brulotti

Omogeneizzati

Dwight MacDonald

Come il capitalismo delle origini che Marx ed Engels descrissero nel Manifesto dei comunisti, il Masscult è una forza dinamica, rivoluzionaria, che abbatte le vecchie barriere di classe, di tradizioni e di gusto, che dissolve tutte le distinzioni culturali. Essa mescola e rimesta insieme ogni cosa producendo ciò che potrebbe esser chiamata una cultura omogeneizzata, a imitazione di un altro risultato americano, il processo di omogeneizzazione che distribuisce i globuli di crema per tutto il latte invece di lasciarli fluttuare separatamente in cima. La differenza interessante è che, mentre nel latte omogeneizzato la crema c’è ancora, essa scompare invece dalla cultura omogeneizzata. Il processo distrugge infatti tutti i valori, poiché i giudizi di valore richiedono una discriminazione, brutta parola nell’America liberal-democratica

Il dialogo della giustizia

Brulotti

Il dialogo della giustizia

Han Ryner

Avendo udito Socrate adulare il talento di Eutidemo e sapendo che costui voleva dedicarsi alla politica, cercò l'occasione propizia per incontrarsi con lui e, vedendolo entrare nella bottega di un bottaio, entrò e l'abbordò con le seguenti parole:
— È vero, caro Eutidemo, che hai letto e collezionato molte opere scritte da uomini che passano per savi?
— È vero, Socrate. Ed ogni giorno continuo a studiare e collezionare tali opere, già che sono per me un tesoro che non finirò mai d'arricchire.
— Mi sento felice, Eutidemo, nel sentirti chiamare tesoro la saggezza, preferendola all'oro e all'argento. Sai già, senza dubbio, che l'oro e l'argento non possono farci migliori; però i pensieri dei saggi, se si comprendono bene, costituiscono la vera ricchezza e la gioia vera, la ricchezza e la gioia della virtù.
Vedendo che al giovane piacevano queste parole, Socrate continuò:
— Dimmi ciò che ti proponi collezionando tanti libri.

Liabeuf

Brulotti

Liabeuf l'ammazzasbirri

Normalmente non siamo soliti presentare pubblicazioni di edizioni commerciali, men che mai se queste edizioni si chiamano Feltrinelli, tuttavia per questo libro ci sentiamo di fare un'eccezione, sia per l'argomento trattato che per il protagonista, Jean-Jacques Liabeuf - l'ammazzasbirri. Quella che segue è l'introduzione del racconto.

 

La storia di Liabeuf non fa parte della Storia. Perché il singolo individuo che si vendica deve scomparire di fronte alla Società che fa giustizia, come la libertà deve scomparire dinanzi all’autorità. È solo grazie all’abitudine alla Verità di Stato che chiunque indossi un’uniforme può oggi intimidire, molestare, picchiare, stuprare, torturare, uccidere, massacrare... e dormire sonni tranquilli. Sonni che si spezzeranno solo quando il ricordo del vendicatore coi bracciali di acciaio uscirà dalla finzione letteraria per andar loro incontro cantando al ritmo di una giava.

Pagine