Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Sinistra farsa

Brulotti

Sinistra farsa

Simone Weil

Se coloro che lavorano lo sentissero, se sentissero che per il fatto di esserne le vittime ne sono anche i complici, la loro resistenza assumerebbe tutt'altro slancio rispetto a quello che può fornirgli il pensiero della loro persona e del loro diritto. Non sarebbe una rivendicazione; sarebbe una rivolta di tutto l'essere, violenta e disperata come una ragazza che si vuole mettere a forza in una casa di tolleranza; e nello stesso tempo sarebbe un grido di speranza che scaturisce dal profondo del cuore. Certo tale sentimento abita dentro di loro, ma talmente inarticolato da non poter essere percepito. I professionisti della parola sono incapaci di fornirne loro l'espressione.

La stura 2.0

Brulotti

La stura 2.0

Fino a qualche anno fa, almeno in buona parte del movimento anarchico, la dissociazione da un atto individuale di rivolta era considerata esecrabile in quanto negava e condannava l'individuo e la sua libertà d'azione, il suo libero arbitrio, la sua iniziativa autonoma. Ovvero, tutto ciò che veniva maggiormente difeso. Se oggi la dissociazione è diventata un atto a malapena opinabile, evidentemente è cambiato qualcosa. Cosa? A nostro avviso che al centro dell'attenzione non ci sia più l'individuo, ma la collettività, la cui forza d'urto è obbligatorio salvaguardare e difendere. Ora, quando la dimensione collettiva prevale su quella individuale al punto d'annullarla, quando il bene comune diventa più importante delle cattive intenzioni singolari, la dissociazione dagli atti individuali di rivolta diventa una possibilità sempre più concreta. Di più, quasi una ovvietà fin troppo facile da prevedere. Più ci si ostina a ripetere che il singolo si deve piegare alle esigenze dei tanti, più è facile che i tanti mettano i singoli recalcitranti alla porta. E allora, che fare? Ciò spiega come mai da qualche anno a questa parte, in occasione di comunicati di dissociazione e condanna di alcuni atti di sabotaggio, la reazione non sia stata più di rabbia e disprezzo, ma di conveniente e accorto silenzio. Piuttosto che sputare in faccia a chi condannava il sabotaggio, si è preferito fare finta di nulla pur di continuare a tessere rapporti di amicizia politica.

Il buco della serratura

Brulotti

Il buco della serratura

Quanto è miserabile una vita trascorsa davanti al buco della serratura? Una vita a sbirciare quel che fanno altri, ad origliare quel che dicono altri. Una vita da guardoni, che si crogiolano nello strappare brandelli delle esistenze altrui, di persone che nemmeno sono in grado di conoscere nella loro complessità, ma di cui violano senza alcuno scrupolo l’intimità.
C’è chi lo fa da dietro un cespuglio, chi lo fa con l’ausilio di una microspia, chi lo fa al riparo di uno schermo. E non è detto affatto che i primi siano i peggiori. Almeno la loro passione non è esente da rischi. Per soddisfarla, mettono pur sempre a repentaglio le loro ossa.
Ma che dire degli altri, di chi deve solo premere un bottone e piazzare un’antenna per invadere in tutta sicurezza le emozioni e le sensazioni dei propri bersagli?

Chi teme il dire, di far non ha ardire

Brulotti

Chi teme il dire, di far non ha ardire

È l’alba del 13 giugno 2012. I carabinieri del ROS — in combutta con la Procura di Perugia — bussano assai poco discretamente alla porta di alcune decine di anarchici, in tutta Italia, effettuando otto arresti (altri due compagni, da tempo in carcere in Svizzera e in Germania, vengono raggiunti dal medesimo provvedimento) e numerose perquisizioni in case e spazi anarchici.

 

L’ennesima ondata repressiva lanciata contro il movimento viene chiamata “Operazione Ardire”, forse in omaggio a quella saggezza popolare che ha suggerito agli inquirenti di andare a caccia di arditi fra chi non teme il dire. La cosa che accomuna quasi tutti gli anarchici coinvolti in questa inchiesta è di sostenere apertamente la necessità dell’azione diretta, anche e soprattutto nella sua espressione individuale, trasgredendo i dettami della collettività sanzionatrice — istituita o in divenire...

Né tribuni, né eroi

Brulotti

Né tribuni, né eroi

Siete realisti? Siete pronti a diventarlo? In caso affermativo, ci si prenderà cura di voi. L’avvenire si degnerà di sorridervi. Qualsiasi cosa facciate e con qualsiasi spirito la facciate, vi rimarrà sempre una faccia di ricambio, una porta ancora praticabile, parole sottili o eroiche per restare a galla in caso di naufragio, buone possibilità di essere un giorno — sempre che i vostri intrighi siano all’altezza delle vostre ambizioni! — al soldo di una delle tre casse del destino: gloria, denaro, potere. O di tutte e tre assieme, se sarete abbastanza abili da fingere di non dare importanza a nessuno di questi tre temibili strumenti di dominio. Così fanno infatti alcuni grandi asceti della nostra epoca i quali, tuttavia, quando sono certi di aver convinto tutti della loro elevata integrità morale, non resistono alla tentazione di farsi ricamare un piccolo fregio qua, una grossa infiorettatura là. Notate che, anche se beccato in flagrante delitto di gallonatura, un realista dell’ascetismo darà del suo atto mille giustificazioni plausibili, plausibili se si collocano appunto su di un particolare piano: quello dell’utilità immediata e dell’interesse tattico. La forza, l’immensa forza dei realisti deriva dal fatto che ignorano il flagrante delitto. Quale presa potrebbe mai avere su persone talmente immerse in quel che chiamano reale, che nessuna ovvietà potrà mai confondere?...

Contro l’equivoco

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Contro l’equivoco

Luigi Galleani

La nostra critica inesorabile al regime borghese, agli istinti sociali che lo presidiano, ai partiti politici che più o meno palesemente ne favoriscono la conservazione, ne secondano lo sviluppo, ne consolidano il dominio e la fortuna, ci schiera ogni giorno di fronte al cosiddetto partito socialista.
E l’urto è sempre violento.
Dalle sterili brughiere dell’azione politica, elettorale e parlamentare — in cui si perde, si illude e, quel che è peggio, illude di poter conseguire miglioramenti graduali efficaci e sensibili — noi vorremmo sospingerli all’opera feconda di demolizione e di rivolta in cui devono svilupparsi, esercitarsi, maturarsi alle imminenti vigilie la coscienza e l’audacia delle masse, a prevenire che la nuova rivoluzione, la rivoluzione sociale per cui sulle rovine della proprietà individuale e dello Stato dovrà realizzarsi, opera di lavoratori, l’emancipazione dei lavoratori del mondo, non sia, tra scrupoli superstiziosi ed indugi pusillanimi, soffocata, come la Comune, nel sangue; non sia tra gli intrighi deviata dalla sua meta radiosa, e scroccata ancora una volta nell’ebbrezza delle prime vittorie da fraudolenti oligarchie di nuovi sfruttatori, di nuovi dominatori.
Ed è compito aspro.

Lasciate tutto

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Lasciate tutto

Annie Le Brun

A sedici anni, ho deciso che la mia vita non sarebbe stata quella che volevano che fosse. Questa determinazione e, può darsi, la fortuna mi hanno permesso di evitare la maggior parte degli inconvenienti inerenti alla condizione femminile. Mi fa certo piacere che le ragazze esprimano sempre di più il desiderio di respingere i modelli che sono stati loro proposti finora; devo purtroppo notare che non esitano a riconoscersi nella negazione formale di questi modelli stessi, quando poi non si accontentano addirittura di rimetterli semplicemente a nuovo. Allora, se ci si compiace oggi un po’ dovunque a ripetere che donne non si nasce, si diventa, sembra che non ci si preoccupi affatto di non diventarlo. Anzi, tutt’altro. Al contrario delle femministe del XVIII e XIX secolo, che lottavano per cancellare la pretesa differenza che investiva l’uomo di un potere reale sulle donne, le neo-femministe di questi ultimi anni si sforzano di stabilire la realtà di questa differenza per rivendicare un preteso potere di cui le donne sarebbero state private. E questo a tal punto che la rivolta davanti a una impossibilità di essere tende a scomparire sotto i colpi dell’idiozia militante, che instaura un obbligo di essere. È proprio il caso di ricordare che in fatto di rivolta nessuno ha bisogno di antenati: e soprattutto non di queste consulenti tecniche che si scambiano le ricette dell’insubordinazione femminile dalla A alla Z?

Tra ardire e armare...

Brulotti

Tra ardire e armare...

anarchici in tumulto
 
«È la risposta dello Stato»
Annamaria Cancellieri, ministra degli Interni, 13 giugno 2012
 
 
Nonostante non ci risulti che qualche anarchico abbia formulato domande allo Stato, a quanto pare lo Stato ha deciso di rispondere. All’alba di mercoledì 13 giugno il Reparto Operazioni Sporche dei carabinieri ha effettuato dieci arresti e numerose perquisizioni in tutta Italia (e oltre), nell’ambito di una operazione denominata “Ardire” (in quale senso: slancio coraggioso o eccesso di impudenza?). È solo l’ultima delle manovre repressive/preventive lanciate in questi ultimi tempi contro chi non è disposto ad adeguarsi al ruolo di suddito ossequioso, l’ennesimo monito spettacolare ai potenziali futuri insorti.

Trattato delle Inutilità - Rien

Brulotti

Trattato delle Inutilità - Rien

La ricerca personale è un’altra condizione dell’individuo, prospettandosi come coinvolgimento è l’antitesi del bisogno istituzionale che non scompare mai del tutto in quanto si consolida negli aspetti del campo che ogni critica, per quanto negativa, non può fare scomparire del tutto con un colpo di bacchetta magica. In me, mancando il movente didascalico, prende una dimensione insospettata e inarrestabile il movente provocatorio, di ricerca, di sollecitazione alla riflessione, movente, quest’ultimo, che non è affatto di natura pedagogica. Lepidezze e scipitaggini.

Calcio

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Calcio

G. M.

A prima vista, sembra semplice: un gran prato rettangolare, ventidue giovanotti in uniforme sommariamente araldica, una palla di cuoio, due reti alle estremità del rettangolo; la contesa riguarda chi e quante volte riesce a mandare quella palla nell’una o nell’altra rete, superando, con l’astuzia o la mera brutalità, la resistenza della banda avversa. È domenica, dappertutto c’è gente che non sa cosa fare; pigramente, qualcuno «va alla partita»; paga il biglietto, si diverte, ammira, deplora, commenta, torna a casa. Oh no, non è così semplice. Forse le cose stanno a quel modo nell’empireo, dove è sempre domenica, e si è sempre pigri, felici e virtuosi. Ma si veda, ad esempio, la partita da un punto di vista sociologico: sul prato ventidue ragazzetti incolti e milionari si contendono una palla, mentre sulle tribune migliaia di salariati e stipendiati urlano e ondeggiano.

Protesta

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Protesta

Davanti ai libertari del presente e del futuro sulle capitolazioni del 1937

Un “Incontrolado” della Columna de Hierro

Io sono uno di coloro che furono liberati da San Miguel de los Reyes, sinistra galera costruita dalla monarchia per seppellire gli uomini che, per non essere codardi, non si sono mai sottomessi alle infami leggi dettate dai poteri contro gli oppressi. Mi portarono là, come tanti altri, per aver lavato un'offesa, per essermi ribellato contro le umiliazioni di cui un paese intero era vittima, cioè per aver ucciso un prepotente.
Ero giovane, e sono giovane ora, poiché entrai in galera a ventitré anni e ne sono uscito, perché i compagni anarchici ne aprirono le porte, quando ne avevo trentaquattro. Undici anni sottoposto al tormento di non essere uomo, di essere una cosa, di essere un numero!

Max Stirner

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Max Stirner - Opere complete

L'unico e la sua proprietà. Nessun libro come questo ha forse meno bisogno di una introduzione. Si presenta da solo, come ogni libro maledetto che si rispetti. Ne consegue che molti, se non proprio tutti, prima di prenderlo in mano, oppure dopo averlo letto anche più volte con supponenza, credono di sapere la potenziale dirompenza contenuta nelle sue pagine. Non è così. E non è nemmeno questione di capire quello che Stirner dice, entrando fra la spesso non facile tecnica di datate discussioni filosofiche. Piuttosto si tratta di quello che uno intende fare della propria vita.
Scritti minori. Questa raccolta viene pubblicata seguendo un criterio diverso da quello che John Henry Mackay applicò nella sua seconda edizione, quella del 1914. Ciò significa che essa si presenta in modo diverso anche dalla traduzione di Angelo Treves che segue strettamente l’ordine fissato da Mackay. In effetti quest’ordine aveva delle pecche considerevoli mettendo insieme scritti di grande importanza, frutto della riflessione filosofica di Stirner, con note redazionali e piccole cronache quotidiane che fanno parte del suo lavoro giornalistico. Eppure, anche in questi “pezzi” di scarso significato e di improbabile lettura si trovano importanti spunti – sparsi qua e là – riguardanti i problemi della scuola, della censura, la questione ebraica, ecc.

Contestazione non-violenta?

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Basta una contestazione non-violenta?

Günther Anders

Uccidere cose inanimate è sufficiente?
Tale è la disparità tecnica tra le considerevoli armi del nemico (comprese quelle altamente moderne della polizia che le protegge) e le armi utilizzate dai manifestanti per difendersi (che a malapena si possono definire «armi», si tratta per lo più di richieste d’aiuto sotto forma di oggetti), che è comprensibile il disfattismo di chi ritiene che lo scontro fisico sia semplicemente senza speranza. Di fatto, questo divario è paragonabile a quello esistente fra le armi da fuoco utilizzate dalle forze coloniali nel secolo scorso e le frecce di bambù con cui i congolesi tentarono disperatamente, ma invano, di opporre una qualche resistenza. La differenza tecnica aveva determinato l’esito del conflitto, a spese ovviamente di chi era inferiore tecnicamente. Allo stesso modo il nostro uso della violenza, rivolta esclusivamente contro oggetti inanimati, non sarebbe o non è più di un’azione simbolica a paragone con gli strumenti di cui dispone il nostro nemico e con la violenza che può esercitare.

Idee sulla rivoluzione

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Idee antitetiche sulla rivoluzione

L'esperienza, per quanto dolorosa, è sempre maestra alle vicissitudini della vita sociale e individuale.
Quando la stessa causa dà lo stesso effetto deleterio, vien col tempo rimossa la causa, e così scansato il danno derivante.
Così nella massa proletaria oggi si comincia a vedere il gran male che deriva dall'abbondanza dei pastori dirigenti.
La massa, o la parte più sana di essa, si sta formando una coscienza di classe e sente l'impellente necessità della lotta dato che la vita di oggi è bestiale, inferiore agli schiavi ed ai servi della gleba, e su questa via della lotta di classe raccoglie le sue reclute e s'avvia all'assalto delle bastiglie incurante dei soventi richiami all'ordine da parte dei dirigenti disinteressati, a 75 mila lire all'anno.
II popolo vede il tranello, il tradimento, e comincia la salutare scissione, non tra correnti di idee, che punto l'interessa, ma tra lavoratori che hanno bisogno di agire e dirigenti traditori che hanno interesse che la rivoluzione non avvenga.

Contro il primo Maggio

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Contro il primo Maggio

Domenico Zavattero

Scrivete pure, compagni giornalisti, pronunciate pure, compagni oratori, articoli apologetici e conferenze smaglianti sul primo Maggio. Astenetevi pure, compagni operai; astenetevi pure dal lavoro; io parlo, io scrivo contro il primo Maggio. E vorrei essere lavoratore del braccio, per non abbandonare l'officina in codesto giorno. Questa mia dichiarazione vi suonerà orribile. Voi, abituati a considerare questa data da un punto di vista tutt'affatto sentimentale — e falso — sarete tentati a considerarmi un nemico della classe operaia. Come se per esserle amico si dovesse consacrare con la nostra annuenza una festa di sbornie! Ed i miei nemici si varranno della cosa per mettermi in cattiva luce ai vostri occhi. Ma io non mi sento davvero di seguire l'andazzo comune.

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