Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Io so chi ha ucciso...

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Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi

Alfredo M. Bonanno

Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.
L’affermazione è grave, non per le implicazioni giudiziarie, per carità, delle quali non mi curo minimamente, ma per ben altri motivi, ed è di questi motivi che voglio mettere a parte i miei attenti lettori.
In fondo, se riflettiamo un poco, di che cosa possiamo essere sicuri? La mattina ci svegliamo, mettiamo i piedi fuori dal letto, facciamo colazione in fretta, voliamo verso la scuola, il lavoro, i più vicini giardinetti per trovare gli amici, insomma, ognuno verso le proprie faccende quotidiane. La sera, ritornando a porre le spalle sul lenzuolo, quasi sempre lo stesso della sera prima, di che possiamo dirci certi dell’insieme di fatti che abbiamo visto scorrere sotto i nostri occhi durante l’intera giornata? Non appena puntualizziamo un avvenimento, per quanto semplice, il caffè che abbiamo preso la mattina al bar, ecco che tutto il contorno si fa confuso, tende a sfocare nei suoi dettagli, e ogni aspetto scompare in un desiderio inappagato di precisione.
In definitiva, abbiamo una memoria di quello che ci è accaduto, di quello che abbiamo fatto, ma le nostre affermazioni, riguardo i singoli avvenimenti, sono tanto inadeguate da farci concludere che non possiamo dirci certi di niente.

Ammazzateli!

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Ammazzateli!

Paolo Schicchi

Un prete gallico, di cui non ricordo più il nome, storiografo ufficiale della corte borbonica in Francia durante la Restaurazione, scrisse una storia del regno dei Borboni ad usum Delphini. In essa il cherchiuto scribacchino colla più grande disinvoltura di questo mondo saltava a pie' pari la Rivoluzione francese, senza farne neanche cenno; e di Napoleone Bonaparte parlava di sfuggita, come d'un ignoto generale che avesse vinto alcune battaglie stando al servizio del re di Francia.

Sembra incredibile, ma è autentico.

Oggi, nella restaurazione del più truce e fosco medio evo, qui in Italia Ganellone di Predappio e compagni con un tratto di penna danno di fregio a tutta quanta la più recente storia del genere umano e alla cosiddetta questione sociale, che l'uomo porta seco da millenni, fin da quando si unì in società con altri suoi simili. In tal modo i negrieri aboliscono la festa del 1 Maggio dopo essersi vantati di passare e ripassare con i talloni di ferro sulla carogna della dea libertà

Cosa si prova?

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Cosa si prova?

ImmagineChissà cosa si prova quando si viene investiti da una detonazione, se un ordigno esplode a pochi passi da te oppure sul cofano dell’auto su cui si viaggia; probabilmente sensazioni di sgomento, paura, terrore. Da alcuni giorni un uomo si trova in carcere con la pesante accusa – tutta da provare – di tentato omicidio, incriminato di aver scagliato una bomba carta su una jeep dei carabinieri nel corso di un corteo degli ultras per festeggiare il centenario della fondazione del Lecce calcio.

Non interessa qui esprimere considerazioni sul mondo degli ultras, né tantomeno conosciamo le motivazioni alla base del gesto o importa esprimerci in termini di innocenza o colpevolezza del giovane accusato del gesto, concetti giuridici statali che non ci hanno mai interessato.

Quello che preme far notare è l’obiettivo della bomba carta: un mezzo delle forze armate su cui viaggiavano – pare – tre carabinieri.

Tra l'indifferenza...

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Tra l'indifferenza e la guerra

Oggi come ieri, le potenzialità omicide del terrorismo

sono poca cosa rispetto a quelle dei poteri statali; […]

nessuna organizzazione definita “terroristica” può competere con i governi,

 quando si tratta di sequestrare, torturare, far sparire persone.

H.M. Enzensberger

 

È solo di qualche settimana fa la notizia dell’ennesima strage compiuta nel Mediterraneo, al largo delle coste di Malta. Oltre 250 esseri umani sono morti, andati a picco assieme al barcone su cui erano stipati. Non si è verificato un incidente, ma si è compiuta una vera e propria strage, deliberatamente, scegliendo di non farli entrare nelle “proprie” acque nazionali e di non soccorrerli mentre morivano. E quando accade una cosa del genere bisogna risalire alle responsabilità, rintracciare mandanti ed esecutori. Non è difficile. Quella strage è il risultato finale di un vero e proprio atto terroristico perpetrato dagli Stati — non solo da quello maltese, su cui il governo italiano ha provato a far ricadere l’intera responsabilità.
Quella strage non è stata la prima e, purtroppo, non sarà l’ultima. Si calcola che dal 1988 siano stati oltre 16000 i morti attorno alle frontiere della Fortezza Europa. Genti in fuga da povertà, carestie, persecuzioni, guerre. Tutte condizioni create da governi ed economie – eccoli, mandanti ed esecutori delle stragi — in nome del profitto più alto ad ogni costo.

Ai rassegnati

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Ai rassegnati

Albert Libertad

Odio i rassegnati!
Odio i rassegnati, come odio i sudici, come odio i fannulloni.
Odio la rassegnazione! Odio il sudiciume, odio l’inazione.
Compiango il malato curvato da qualche febbre maligna; odio il malato immaginario che un po’ di buona volontà rimetterebbe in piedi.
Compiango l’uomo incatenato, circondato da guardiani, schiacciato dal peso del ferro e del numero.
Odio il soldato curvato dal peso di un gallone o di tre stellette; i lavoratori curvati dal peso del capitale.
Amo l’uomo che esprime il suo pensiero nel posto in cui si trova; odio il votato alla perpetua conquista di una maggioranza.

Tempi di guerra

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Tempi di guerra

Viviamo tempi di guerra. Una guerra non dichiarata, eppure quotidiana. Una guerra che persegue un fine ben preciso: imporre regole e condizioni decise da pochi governanti a scapito della totalità dei governati, costretti a subirle passivamente. È l’aspetto più profondo della Democrazia. Il segno tangibile della guerra, invece, è la militarizzazione del territorio, fatta di caserme, basi militari, radar… Proprio come quello di cui si sta discutendo l’installazione in questi giorni, a Gagliano del Capo (LE), ad opera della Guardia di Finanza. Un radar sofisticatissimo, il cui impiego sarà quello di intercettare i gommoni di disperati che cercano di approdare su questo lembo di terra per sfuggire alla miseria, alla fame e – soprattutto in questo momento – alla guerra. È evidente, allora, che questi tempi di guerra, seppure in forme diverse, coinvolgono chiunque.

L’Onesto Operaio

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L’Onesto Operaio

Zo d'Axa

Verremmo meno al nostro piacere se, dopo aver salutato come si conviene la magistratura e l'esercito, non ci premurassimo d'inchinarci, con tutto il dovuto rispetto, davanti al Popolo.
In mezzo alle rovine e alle vergogne accumulate dalle classi dirigenti, fa bene, per scacciare il disgusto, occuparsi delle classi laboriose.
È l’incorreggibile infiacchimento della massa degli sfruttati a creare la crescente e logica ambizione degli sfruttatori.
I Re della miniera, del carbone e dell’oro avrebbero proprio torto a preoccuparsi. La rassegnazione dei propri servi consacra la loro autorità. La loro potenza non ha nemmeno più bisogno di richiamarsi al diritto divino, quella frottola decorativa; la loro sovranità si legittima attraverso il consenso popolare. Un plebiscito operaio — fatto di adesioni patriottarde, banalità declamatorie e silenziose acquiescenze — assicura l’impero del padronato e il regno della borghesia.

Fiori di maggio

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Fiori di maggio

Gigi Damiani

— Per molti anni, o Maggio delle rosse speranze, noi abbiamo lasciati negletti i tuoi fiori di porpora che pure un giorno avevamo raccolto con religioso fervore – un giorno, quando il raccoglierli era «severamente proibito» – perché irrorati da una rugiada che era di sangue…
— …sangue dei nostri migliori…
— Ma quel «severamente» venne poi cancellato e, su quei fiori, invece di gocce di sangue – rugiada del disinteressato sacrificio – si rovesciarono i reciticci delle scampagnate festive.
— Perciò per molti anni li lasciammo negletti;
— peggio, lasciammo che essi fossero colti da tutti i ciarlatani politici che ne spremevano voti.

Benvenuti alle Murate!

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Benvenuti alle Murate!

Mentre il governo e le leggi provvedono alla sicurezza e al benessere degli uomini riuniti, le scienze, le lettere e le arti, meno dispotiche e forse più potenti, spandono ghirlande di fiori sulle loro catene di ferro, soffocano in loro il sentimento di quella libertà originaria cui sembravano essere nati, fan loro amare la schiavitù in cui sono e ne fanno quel che si dice popoli inciviliti. Il bisogno innalzò i troni: le scienze e le arti li hanno consolidati.
Jean-Jacques Rousseau

 

I Signori ci tranquillizzano con immagini. Ci danno libri, concerti, gallerie, spettacoli, cinema.
Attraverso l’arte ci confondono e ci accecano nella nostra schiavitù.
L’arte adorna i muri della nostra prigione, ci tiene silenziosi e divertiti e indifferenti.

Jim Morrison

 

È una consapevolezza diffusa, nel tempo e nello spazio, fra i filosofi del passato come fra le rockstar del presente. Quando non è frutto di un sommovimento dal basso ma di una concessione dall’alto, cultura è sinonimo di galera, di negazione della libertà.

L'inganno democratico

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L'inganno democratico

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Aldo Aguzzi
 

L'inganno democratico è di quelli che assumono i più seducenti aspetti, che fanno presa in un infinito numero di cervelli e che, perciò, rendono aspra e lenta la fatica per liberarsene.

 

Lo Stato Democratico, mentre dà al popolo l’illusione di esser lui a comandare, crea il servizio militare obbligatorio, moltiplica le tasse, escogita nuovi codici che col pretesto di far la legge uguale per tutti legano il cittadino con un’infinità di catene da capo a piedi. Anche ciò che sembra una nuova conquista della libertà, sotto un governo democratico, si concreta in una nuova legge, cioè in un obbligo di più pel cittadino che mai come ora fu un suddito. Mai l’individuo fu strumento così impotente dello Stato, mai lo Stato così ciclopico, così complesso, triturante e soffocante. Sì, lo Stato Democratico elargisce al cittadino facoltà di critica, perfino... d’insulto. «Insultami, ma obbediscimi!».

Pensieri pericolosi

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Pensieri pericolosi

Mai avrei creduto di poter odiare lo straniero. Non solo di odiarlo, ma addirittura di pensare che avrebbe fatto meglio a restarsene nel posto da cui era venuto.

 

A volte può capitare. Non me lo sarei mai aspettato, eppure è successo. Potrà suscitare meraviglia, sgomento, disgusto… Di certo sarà anche facile appiglio per una violenta critica nei miei confronti, da parte di chi è sempre in guardia, l’orecchio teso a captare qualunque errore o passo non politicamente corretto o dalla giusta impostazione militante.

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