Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Arte libera...

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Arte libera di uno spirito libero

Bruno Filippi

A Milano, la sera del 7 settembre 1919, verso le 21:00, mentre la Galleria Vittorio Emanuele, il Caffé Biffi e tutti gli altri ritrovi della borghesia rigurgitano oscenamente della solita "gente onesta", un giovane dimessamente vestito sale le scale del palazzo ove ha sede il "Circolo dei Nobili", ritrovo prediletto di aristocratici ed industriali lombardi, recando con sé un involto.
Improvvisamente una spaventosa esplosione getta lo scompiglio ed il terrore fra la folla elegante.
L'involto che il giovane portava con sé era una bomba, che essendo esplosa prematuramente ridusse in brandelli colui che si apprestava a collocarla: l'anarchico diciannovenne Bruno Filippi.

Se fossi mendicante

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Se fossi mendicante

Ernesto Lecocq

Se la fortuna, che m’ha dato l’anima fiera, mi facesse un giorno divenir mendicante, io non andrei colla fronte nella polvere ad avvilirmi dinanzi ognuno che passa; non andrei cogli occhi ripieni di lagrime, in pieno giorno, a supplicare un uomo, ma tutte le notti, irridendomi degli agenti armati, mendicherei col pugnale in mano.

Quando la mancanza di lavoro in un giorno di miseria vi getta senza appello alcuno sul lastrico, quanti obliando il loro sdegno non se ne vanno a stendere la mano o a cantare nei corsi!
Io al vostro posto, o vigliacchi morti di fame, fuggendo il sole, perduto nelle tenebre, nei quartieri lussoreggianti mendicherei col pugnale in mano.

La magia delle parole

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La magia e il senso delle parole

(Max Sartin)

Le parole valgono non per sé, ma pel significato che vien loro attribuito. Giova quindi sempre intendersi bene sul significato delle parole che si usano e fare attenzione che la gente senza scrupoli non faccia uso di quelle parole che hanno maggiore popolarità, onde contrabbandare sotto falsa etichetta la merce avariata dei propri interessi economici o politici.
Quella del fronte unico è appunto una di queste formule, usate e abusate, a cui ciascuno attribuisce il significato che più conviene ai suoi fini personali o di classe. E siccome l’idea che l’ha generata e appassionatamente la coltiva nella consuetudine dei lavoratori anelanti alla propria emancipazione — è l’idea stessa che tien viva, ad onta delle più feroci persecuzioni, la speranza nella rivoluzione sociale — è semplicemente naturale che si insista nel nostro modesto sforzo di chiarificazione.

Insurrezioni e Rivoluzione

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Insurrezioni e Rivoluzione

P. Kropotkin

Ci vogliono delle insurrezioni locali, perché un giorno la Rivoluzione diventi possibile. Fa d'uopo anzi ch'esse siano numerose. Ci vogliono pure delle città e delle regioni agricole che abbiano la tradizione delle insurrezioni.
Anche quando una rivoluzione è già cominciata, com'era il caso in Russia nel 1905, è necessario che la serie d'insurrezioni nelle città e soprattutto quelle dei contadini su vasti territori continuino, perché la Rivoluzione abbia il tempo di svilupparsi, impedendo nello stesso tempo alla reazione di raggruppare le proprie forze. Tutta la storia ce ne fornisce la prova. E se oggi i dirigenti arrivisti del movimento proletario — intellettuali ed operai — predicano il contrario, è che non vogliono affatto la rivoluzione. La temono. Il popolo in piazza li spaventa; lo detestano, non meno di quanto i borghesi del 1789 detestavano gli uomini delle picche.
Ebbene, senza queste insurrezioni, senza tutta una serie d'insurrezioni, la rivoluzione non sarebbe mai possibile.

Cercano spie...

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Cercano spie; troveranno solo sputi

Nelle ultime settimane, diversi compagni sono stati avvicinati da loschi personaggi che hanno loro proposto senza tanti giri di parole di dare informazioni sul movimento anarchico e che hanno cercato di ricattarli. Non è d'altronde escluso che sia già da parecchio che i cani da guardia dello Stato cerchino di reclutare delle spie.

 

Non ci siamo mai illusi che la nostra lotta contro ogni autorità sarebbe stata facile; che non avremmo incontrato ostacoli repressivi sul nostro cammino. D'altra parte, non abbiamo mai neppure pensato che lo Stato si facesse dei problemi a giocare sporco. L'attuale ricerca di spie, lo schifoso ricatto utilizzato per fare pressione su alcuni compagni, le miserabili intrusioni nelle case dei compagni per piazzarvi apparati di ascolto e di videosorveglianza nascosti, i vigliacchi pestaggi di compagni ammanettati nelle celle dei commissariati: è questa la strada che stanno percorrendo per cercare di spezzare il movimento dei nemici di ogni autorità.

Rifuggire o rifugiarsi

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Rifuggire o rifugiarsi

Riempirsi la bocca di cadaveri smette di essere pura espressione metaforica e diventa cruda realtà, quando la bocca in questione è quella maleodorante delle istituzioni. Bisogna riuscire a scavalcare la vergogna per considerarsi Vicino a chi fugge, ogni giorno, in tutto il mondo, quando in realtà essere vicino a questi uomini e queste donne assolve a una sola funzione: quella di gendarmi.

Solo una straordinaria iperbole del significato consente di parlare di accoglienza dei rifugiati a dei rappresentanti istituzionali, che, in quanto anello di una catena governativa, hanno delle enormi responsabilità nel creare e riprodurre costantemente le cause che portano milioni di individui in tutto il mondo a fuggire.

Illusioni e realtà

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Illusioni e realtà

(Giovanni Gavilli)

Negli anni 1884-85, gli operai americani del nord si agitarono per ottenere dalla classe detentrice della ricchezza il diritto di lavorare solo otto ore al giorno. La moltitudine di quegli operai non vedeva più in là di questa restrizione di orario; ma gli anarchici e con essi tutti gli elementi profughi della disciolta Internazionale tentarono di dare al movimento un ben più alto indirizzo, una meta più precisa ed efficace: la rivoluzione sociale e la conquista della libertà di produrre e di consumare come e quanto ad ognuno occorre e conviene. Vecchia speranza codesta e radicale mutamento che all'anarchia incammina l'umanità; bisogno sentito da chi nulla poté accaparrare per sé o per i suoi della ricchezza sociale; speranza e bisogno che ai gaudenti paiono irrealizzabili, perchè contrastanti apparentemente con l'interesse dei ricchi. Tuttavia la povera gente vi si accanisce e combatte disperata; la sorregge nella lotta l'istinto di conservazione, la necessità di migliori condizioni di vita a cui la sospingono la scienza con le sue invenzioni, colle sue scoperte; e lo sfruttamento sempre crescente che i capitalisti operano avidissimi e sicuri, perché protetti, nel loro brigantaggio, dalla legge e quindi dal braccio e dall'incoscienza degli sfruttati.

Il me faut vivre ma vie

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Il me faut vivre ma vie

Bruno Filippi

Io non credo al diritto. La vita, che è tutta una manifestazione di forze incoerenti, inconosciute e inconoscibili, nega l’artificiosità umana del diritto. Il diritto nacque quando ci fu tolto infatti in origine l’umanità non aveva nessun diritto. Viveva, ecco tutto. Oggi invece di diritti ve ne sono migliaia; si può dire senza errare che tutto ciò che ci manca si chiama diritto.

Io so che vivo e che voglio vivere.
È molto difficile mettere in azione questo voglio. Siamo circondati da un’umanità che vuole quello che vogliono gli altri. La mia affermazione isolata è delitto de’ più gravi.
Legge e morale, a gara, m’intimoriscono e persuadono.

Qualche regalo... al nucleare

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Qualche regalo agli amici del nucleare (in Belgio)

 

Tre gruppetti allegramente armati di sacchi di merda, la mattina del 18 giugno hanno voluto farne dono ad alcune imprese del nucleare che imputridiscono ogni giorno di più le nostre vite: ONDRAF (Organismo Nazionale Scorie Radioattive e Materiali Fissili Arricchiti), SCK-CEN (Centro di Studi dell'Energia Nucleare. Esegue ricerche sulle applicazioni "pacifiche" del nucleare; offre i suoi servigi all'industria nucleare, al settore medico e alle istituzioni), Electrabel (sfrutta le centrali belghe). Ciascuno di questi omaggi è stato accompagnato da qualche parola di ringraziamento qui riportata.

La conquista dei municipi

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La conquista dei municipi

Se noi non ci inganniamo (e saremmo lieti di essere smentiti), tutti i giornali repubblicani intransigenti — quelli cioè che sfuggirono all’insidia del suffragio universale — stanno per cader vittima di una nuova insidia, la riforma amministrativa.
La scalata al Comune, la conquista del Municipio, ecco una formula ambigua, da esser messa accanto a quella della dittatura rivoluzionaria, della quale avremo quanto prima da occuparci.
Il Comune, il Municipio — dicono i repubblicani transigenti e intransigenti, gli pseudosocialisti e gli operai politicanti — è il centro naturale della vita popolare. Esso è come la casa del popolo. Impossessandoci del Comune, saremo in grado d’intimar la resa alla Borghesia e al Governo e debellarli.
È vero che il Comune si può riguardare come la casa dell’operaio. Non quello di oggi, beninteso, ma piuttosto quello di ieri e quello di domani.
Il Comune d’oggi è un anello della catena dello Stato, circondato da istituzioni autoritarie, sorvegliato da tribunali, poliziotti e Governo, oppresso da leggi e regolamenti e obbligato a muoversi in una data direzione, anzi trascinato dal meccanismo politico generale. Esso è come una di mille ruote ingrassata in una macchina colossale: attaccandovi ad esso, riuscirete a farvi trasportare dalla forza del motore meccanico, non a spezzare la macchina che è lo Stato.

Per certe alleanze

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Per certe alleanze

Kordian (Giuseppe Ciancabilla)

Ribattiamo il chiodo della possibilità di un’alleanza rivoluzionaria degli anarchici coi partiti affini, perché ci sembra valga la pena di essere discussa, e perché ci pare che certe illusioni conservate da parecchi nostri compagni, a tale riguardo, siano piuttosto dannose e cagionevoli di errori di tattica, di transazioni e di diminuzioni del nostro ideale che, per quanto transitorie, non cessano di essere fatali.
Sappiamo già anticipatamente che alcuni fra questi parecchi ci grideranno addosso degli intransigenti, dei dottrinari, e magari dei vili, ecc. ecc. Noi però rimarremo col nostro sangue freddo a far l’analisi calma e serena dello stato di morbosità pericolosa di questi compagni che da diciotto mesi in qua vanno predicando la rivoluzione antimonarchica, in nome dell’anarchia, e si stupiscono ora che la massa vile e i compagni incoscienti non si siano ancor tutti schierati sotto i loro ordini per effettuare la crociata nuovissima del repubblicanesimo anarchico.
Noi intanto diciamo che «un’alleanza rivoluzionala coi partiti affini per abbattere la monarchia» è, tanto dal punto di vista teorico che da quello pratico, assolutamente impossibile.

Io so chi ha ucciso...

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Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi

Alfredo M. Bonanno

Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.
L’affermazione è grave, non per le implicazioni giudiziarie, per carità, delle quali non mi curo minimamente, ma per ben altri motivi, ed è di questi motivi che voglio mettere a parte i miei attenti lettori.
In fondo, se riflettiamo un poco, di che cosa possiamo essere sicuri? La mattina ci svegliamo, mettiamo i piedi fuori dal letto, facciamo colazione in fretta, voliamo verso la scuola, il lavoro, i più vicini giardinetti per trovare gli amici, insomma, ognuno verso le proprie faccende quotidiane. La sera, ritornando a porre le spalle sul lenzuolo, quasi sempre lo stesso della sera prima, di che possiamo dirci certi dell’insieme di fatti che abbiamo visto scorrere sotto i nostri occhi durante l’intera giornata? Non appena puntualizziamo un avvenimento, per quanto semplice, il caffè che abbiamo preso la mattina al bar, ecco che tutto il contorno si fa confuso, tende a sfocare nei suoi dettagli, e ogni aspetto scompare in un desiderio inappagato di precisione.
In definitiva, abbiamo una memoria di quello che ci è accaduto, di quello che abbiamo fatto, ma le nostre affermazioni, riguardo i singoli avvenimenti, sono tanto inadeguate da farci concludere che non possiamo dirci certi di niente.

Ammazzateli!

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Ammazzateli!

Paolo Schicchi

Un prete gallico, di cui non ricordo più il nome, storiografo ufficiale della corte borbonica in Francia durante la Restaurazione, scrisse una storia del regno dei Borboni ad usum Delphini. In essa il cherchiuto scribacchino colla più grande disinvoltura di questo mondo saltava a pie' pari la Rivoluzione francese, senza farne neanche cenno; e di Napoleone Bonaparte parlava di sfuggita, come d'un ignoto generale che avesse vinto alcune battaglie stando al servizio del re di Francia.

Sembra incredibile, ma è autentico.

Oggi, nella restaurazione del più truce e fosco medio evo, qui in Italia Ganellone di Predappio e compagni con un tratto di penna danno di fregio a tutta quanta la più recente storia del genere umano e alla cosiddetta questione sociale, che l'uomo porta seco da millenni, fin da quando si unì in società con altri suoi simili. In tal modo i negrieri aboliscono la festa del 1 Maggio dopo essersi vantati di passare e ripassare con i talloni di ferro sulla carogna della dea libertà

Cosa si prova?

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Cosa si prova?

ImmagineChissà cosa si prova quando si viene investiti da una detonazione, se un ordigno esplode a pochi passi da te oppure sul cofano dell’auto su cui si viaggia; probabilmente sensazioni di sgomento, paura, terrore. Da alcuni giorni un uomo si trova in carcere con la pesante accusa – tutta da provare – di tentato omicidio, incriminato di aver scagliato una bomba carta su una jeep dei carabinieri nel corso di un corteo degli ultras per festeggiare il centenario della fondazione del Lecce calcio.

Non interessa qui esprimere considerazioni sul mondo degli ultras, né tantomeno conosciamo le motivazioni alla base del gesto o importa esprimerci in termini di innocenza o colpevolezza del giovane accusato del gesto, concetti giuridici statali che non ci hanno mai interessato.

Quello che preme far notare è l’obiettivo della bomba carta: un mezzo delle forze armate su cui viaggiavano – pare – tre carabinieri.

Tra l'indifferenza...

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Tra l'indifferenza e la guerra

Oggi come ieri, le potenzialità omicide del terrorismo

sono poca cosa rispetto a quelle dei poteri statali; […]

nessuna organizzazione definita “terroristica” può competere con i governi,

 quando si tratta di sequestrare, torturare, far sparire persone.

H.M. Enzensberger

 

È solo di qualche settimana fa la notizia dell’ennesima strage compiuta nel Mediterraneo, al largo delle coste di Malta. Oltre 250 esseri umani sono morti, andati a picco assieme al barcone su cui erano stipati. Non si è verificato un incidente, ma si è compiuta una vera e propria strage, deliberatamente, scegliendo di non farli entrare nelle “proprie” acque nazionali e di non soccorrerli mentre morivano. E quando accade una cosa del genere bisogna risalire alle responsabilità, rintracciare mandanti ed esecutori. Non è difficile. Quella strage è il risultato finale di un vero e proprio atto terroristico perpetrato dagli Stati — non solo da quello maltese, su cui il governo italiano ha provato a far ricadere l’intera responsabilità.
Quella strage non è stata la prima e, purtroppo, non sarà l’ultima. Si calcola che dal 1988 siano stati oltre 16000 i morti attorno alle frontiere della Fortezza Europa. Genti in fuga da povertà, carestie, persecuzioni, guerre. Tutte condizioni create da governi ed economie – eccoli, mandanti ed esecutori delle stragi — in nome del profitto più alto ad ogni costo.

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