Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Bestia da soma e da voto!

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Bestia da soma e da voto!

Bert Lione
 
Cittadino elettore — t'han chiamato gli altri. E del titolo onorifico tu vai superbo.
Io non t'alliscio, io ti insulto oggi. Io non debbo accaparrarmi le tue simpatie, i tuoi suffragi, i tuoi applausi: non voglio il tuo applauso oggi. Io voglio da te l'odio e la vendetta, non l'entusiasmo flaccido e parolaio.
Ti caricarono sul dorso erculeo il fardello pesante di mille fatiche. Tu curvasti silenzioso la schiena e t'incamminasti lungo il calvario doloroso senza un lamento. I veggenti, i coscienti ti chiamarono bestia da soma.
Un giorno stanco delle tue fatiche, delle tue miserie, dei tuoi dolori, insorgesti. Credesti di vincere perché fosti chiamato libero cittadino della libera nazione. Poi ti diedero anche di più, spontaneamente. Ti diedero il voto.

Senza riguardi

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Senza riguardi

Quando ci si trova in mezzo al nulla e si è allo stremo delle forze, privi di ogni mezzo e lontani da ogni riparo, non si può avere timore della tempesta che si avvicina. Anche quando si profila spaventosa davanti ai nostri occhi, con i suoi fulmini micidiali, con i suoi vortici che sollevano ogni cosa scaraventandola lontano, anche quando si è consapevoli che si potrebbe restarne vittime, essa rimane la sola possibilità di scongiurare una sorte già segnata altrimenti tragica. Solo la tempesta può mutare radicalmente l'orizzonte che abbiamo di fronte, solo essa può travolgere ogni cosa rimettendola in discussione. Dopo il suo passaggio, tutto ridiventa possibile. Vana illusione o ipotesi concreta? Comunque sia, alla tempesta si può solo andare incontro. Con un brivido di angoscia e una speranza nel cuore.

Tale è apparsa in passato e appare ancora a molti la guerra civile. Con ciò non si intende ricorrere a quel travisamento retorico utilizzato da storici, docenti o giornalisti per esorcizzare la minaccia sovversiva. Quando devono occuparsi degli avvenimenti in Spagna nel 1936-37 o in Italia dopo il 1945, ad esempio, costoro amano parlare di guerra civile. Come se quei conflitti fossero il frutto di odi arcaici, di privati rancori, di irragionevoli istinti, e non lo scontro fra visioni del mondo e della vita irriducibilmente contrapposte.

Scintille, ancora?

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Scintille, ancora?

 

È passato quasi un anno da quando un fatto apparentemente insignificante è stato la scintilla che ha infiammato la protesta contro Tap, facendola uscire da quella simbolica che era stata fino a quel momento e scavalcando chi si era autoproclamato unico oppositore. Giorni entusiasmanti in cui una piccola parte della popolazione, con la sua determinazione e la sua fantasia, ha messo concretamente i bastoni tra le ruote della macchina devastatrice, prendendo in mano le redini della propria contrarietà all’opera e smettendo di affidarsi alle carte bollate ed alla politica che, nel corso degli anni, avevano manifestato tutta la loro inconcludenza. Ed è stata necessaria tutta la forza della politica – dall’alto come dal basso – per far rientrare una protesta che sembrava volesse, e potesse, radicalizzarsi.

Oltre la riforma

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Oltre la riforma

Nando 

Pare incomprensibile come, dopo tanti anni di lotte sterili o quasi, dopo tante amare disillusioni, dopo tanti disegni falliti e piani travolti e sistemi e metodi sorti colla pretesa dell'infallibilità, e andati a rifascio al primo cozzo col più fragile ostacolo, tante lezioni umilianti inflitteci dalle forze nemiche più scaltre e agguerrite di noi, pare strano dico che vi siano ancora individui i quali, in buona fede o in mala fede non importa, non avendo da quegli insegnamenti saputo trarre conclusioni corrette, persistono nel credere che la questione sociale possa trovare la sua soluzione inevitabile, ma lenta, piana e pacifica, attraverso la legislazione nei parlamenti nazionali, con la riforma progressiva del sistema attuale.

Tilt

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Tilt

(m)andare in tilt significa smettere di funzionare, cessare di corrispondere
alle esigenze specifiche di una determinata struttura od organizzazione
 
Uno spazio e un foglio. Tilt è un nuovo progetto per provare a riprendere il filo di un discorso mai interrotto: quello di una opposizione a Tap — e non solo — senza mediazioni né compromessi, una opposizione radicale che abbia nella conflittualità costante il suo punto di forza e di rottura; non solo contro Tap e tutti i suoi collaboratori, ma anche contro il mondo della politica che lo ha approvato, contro l’economia che lo sostiene e contro i gestori dell’ordine che lo proteggono.
Uno spazio in cui discutere, incontrarsi, scambiarsi informazioni, auto-organizzarsi, dare e ricevere suggerimenti. Un foglio per iniziare a criticare quanto ci circonda, per iniziare ad esprimere ciò che abbiamo a cuore. 

Contributo sulla guerra

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Contributo alla discussione sulla guerra

André Prudhommeaux
 
Un pericolo immaginario: la guerra dei fascismi contro le democrazie. L'esperienza ha dimostrato che gli uni e le altre erano ben decisi ad ammettere una guerra sola: lo sterminio del proletariato rivoluzionario, per mezzo di tutta la gamma degli espedienti politici, dai più violenti ai più ipocriti (Franco, Negrin).
Un pericolo reale: l'abdicazione morale del proletariato che lascia che lo spoglino dei suoi fini e delle sue aspirazioni, e soprattutto dei suoi metodi e delle sue passioni di classe, per associarsi — nelle idee e nella pratica — ad uno dei clan imperialisti in contrasto.

Parole chiare

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Parole chiare

La «buona guerra» degli anarchici italiani immigrati negli Stati Uniti (1914-1920)

 
Se gli anarchici non fanno la storia, la faranno i loro nemici. 
Questa osservazione formulata da un noto studioso italiano verso la metà del secolo scorso — per altro valida non solo in ambito cosiddetto storiografico — precede e accompagna tutto il dibattito sviluppatosi attorno alla cosiddetta storia dal basso. In sé il fatto concreto, materiale, ha vita breve. Ciò che ne resta è l’interpretazione, la quale non può che essere di parte, corrispondente a precisi criteri ed interessi. Perché fare la storia non significa soltanto prendere parte a grandi imprese che cambiano il corso degli eventi; significa anche, e talvolta soprattutto, partecipare alla loro ricostruzione al fine di tramandarle.
Ciò che noi conosciamo come Storia non è mai — e non potrebbe essere diversamente — un insieme di fatti oggettivi, neutri, chiari e inequivocabili. È in primo luogo il frutto di una loro selezione, e interpretazione, e sistemazione, e infine presentazione. Questo processo viene elaborato in alto, da un’accademia al servizio del potere da cui viene foraggiata. La Storia diventa così ciò che è Stato: ciò che conferma la Sua ragione, che è funzionale ai Suoi interessi, che corrisponde alle Sue esigenze. 
Da qui...

Te lo do io il popolo!

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Te lo do io il popolo!

Da qualche anno a questa parte l'astensionismo è in progressivo aumento ed il rifiuto della politica si è generalizzato. Purtroppo esistono buoni motivi per pensare che ciò non alimenti granché il diffondersi della rabbia ribelle, quanto l'impotente rimuginare della delusione. Ma per lo meno questa disaffezione elettorale lascia il Parlamento solo con la sua infamia: l'istituzione statale ha il potere e lo esercita, ma non può vantarsi di alcun consenso allargato. Giù la maschera, cari signori; se governate, governate grazie alla forza bruta dell'abitudine, della repressione e della rassegnazione. Nient'altro, perché gli applausi sono finiti da un pezzo.
Chi detiene il potere non se ne cura. Finché il sistema rappresentativo non viene messo in discussione, finché l'ordine regna nelle strade e nei mercati, chi se ne frega se le urne vengono disertate? Bastano ed avanzano gli elettori lobotomizzati e prezzolati, fossero anche qualche centinaio. Chi vince le elezioni governa, punto e basta. Poco importa se a votare sono in tanti, in pochi o quasi nessuno.
Invece chi non detiene il potere (ma lo vorrebbe, oh, se lo vorrebbe!) non se ne capacita. Questa indifferenza per le mene parlamentari gli sembra un'incredibile occasione persa, una clamorosa miopia politica, quasi un suicidio.

Litanie della donna onesta

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Litanie della donna onesta

Anne Archet
 
Non mi vergogno di dire che ho un vibratore e che so usarlo. Amo il mio vibratore. Il mio vibratore è il mio migliore amico. Non darei il mio vibratore a nessuno. Solo i miei cari più intimi hanno il privilegio eccezionale di provare il mio vibratore. Ho sempre il mio vibratore vicino a me, sotto il guanciale o nel cassetto del mio comodino. Di notte, sono calma e serena grazie al mio vibratore. Grazie al mio vibratore, non ho mai paura di rimanere sola. Il mio vibratore è sempre pulito e ben oliato — devo prendermi cura del mio vibratore se voglio che lui si prenda cura di me. Il mio vibratore è grosso quanto basta per poterlo maneggiare in maniera sicura, senza rischiare di ferirmi. Conservo il mio vibratore fuori dalla portata dei bambini. Penso che tutte le donne sole dovrebbero munirsi come me di un vibratore per assicurarsi una tranquillità di spirito.
Non mi vergogno di dire che ho una rivoltella e che so usarla.

Archi e trivelle

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Archi e trivelle

La foresta di Sherwood, o per meglio dire ciò che ne rimane, sta per essere definitivamente devastata. Sotto i suoi alberi malati ci potrebbe essere infatti un giacimento di gas ed una multinazionale petrolchimica intende scoprirlo attraverso la fratturazione idraulica (quel fracking ritenuto responsabile dell'aumento esponenziale dei terremoti). Le trivellazioni pare arriveranno a poche centinaia di metri dalla Quercia Maggiore, il maestoso albero che fungeva da casa per i fuorilegge più amati, se non della storia, di sicuro della fantasia.
Di tutti i disastri di cui veniamo informati ogni giorno, questo rischia di assumere un contorno particolarmente lugubre. Non che abbiamo mai creduto di dover associare ad un luogo fisico, foss'anche leggendario, ciò che scaturisce dal nulla creatore, ciò che dipende soltanto dalla travolgente forza della nostra immaginazione.

La salute è in noi

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La salute è in noi

Corfinio [Umberto Postiglione]
 

Chi s'avventura su per l'erta d'un monte per toccare la vetta più alta, allorché il sentiero si biforca o le nebbie l'avvolgono subitamente o le raffiche della tormenta lo investono, è costretto ad arrestarsi per scrutare l'orizzonte, per riandare il cammino che ha fatto, per misurare le sue forze e la distanza che ancora lo separa dalla meta.

V'è allora chi scorato e sfinito s'accascia in attesa che la tormenta s'acquieti e il sole fughi la nebbia; v'è chi prende la via del ritorno, v'è chi invece il pericolo non paventa ma sfida, nella bufera sente il pungolo che lo stimola e lo sprona, sente una voce arcana che dice: cammina o perisci, e lo conquide e gli infonde nuova lena e nuovo ardore, e indomito si lancia alla conquista del monte.


Sputeremo sulla sua tomba

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Sputeremo sulla sua tomba

 

Tutti muoiono, soprattutto una volta raggiunta una certa età. La morte di una persona anziana non stupisce nessuno. In sé, è un fatto talmente banale da venir considerato un mero dato anagrafico: Ferdinando Imposimato, 1936-2018. Se la scomparsa del defunto può addolorare chi lo conosceva e stimava, viceversa non può che lasciare indifferenti tutti gli altri. Persino chi lo disprezzava e lo odiava quand'era ancora in vita, ha ben poco da gioire di fronte alla sua morte. Siamo sinceri: quando non si è fatto nulla per scavargli la fossa, quando sono solo il tempo e la malattia ad averlo spedito sottoterra... che gusto c'è?
 

Miracolo di Natale

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Miracolo di Natale

«L’angelo custode esiste, non è una dottrina fantasiosa, ma un compagno che Dio ci ha posto accanto nel cammino della nostra vita... Tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce... Essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce, non ribellarci... Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli».
 Papa Francesco
 
 
È stato un miracolo, un vero miracolo, quello che è accaduto oggi verso l'una di notte nei pressi di Lecce. Eravamo miscredenti, ma ora, dopo un simile evento, non possiamo che redimerci, ammettere la nostra cecità passata, fare atto di contrizione. Oggi, anche noi crediamo. Sì, ci crediamo. Nella sua infinita misericordia e conoscendo la costante debolezza dell'essere umano, l'Autorità (Dio o lo Stato, che differenza fa?) non ha voluto lasciarci soli e senza protezione; perciò ha destinato a ciascuno dei suoi figli-cittadini fin dalla nascita un angelo, quello che comunemente viene chiamato Angelo Custode.

Chi non odia l'infame...

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Chi non odia l'infame...

Günther Anders
 
Impararlo era stato necessario. Giacché chi non odia l'infame, non solo dà prova di viltà, ma si rende anche sospetto di essere complice dell'infame. E, con stupore, un mattino scoprirà di essere davvero complice dell'infame, di passare per suo amico e di non poter più tornare indietro; e in questo modo anche lui si rende odioso e sarà giustamente odiato. E proprio da coloro che fanno la differenza: da coloro che anche se odiano l'odiare ciò nonostante odiano.
 

Benemerita solidarietà

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Benemerita solidarietà

Ormai non passa mese senza che fiocchino gli attestati di solidarietà ai Carabinieri. Politici, sindacalisti, giornalisti, burattini del mondo dello spettacolo, ma anche comuni cittadini, non mancano di esprimere vicinanza e solidarietà, solidarietà e vicinanza all’Arma ogni qualvolta finisce al centro dell’attenzione. Va subito detto che tutta questa solidarietà è più che comprensibile. Senza questi militi fedeli nei secoli, usi ad obbedir tacendo, effettivamente chi sta in alto come potrebbe godere dei propri privilegi? E chi sta in basso, come potrebbe adagiarsi nella sicurezza di poter sopravvivere e crepare in santa pace (lasciando che ogni spiffero di avventurosa libertà venga rappresentato sugli schermi)? Non sarebbe possibile. Per cui, diciamolo senza mezzi termini, per tutti i potenti e per tutti i loro servi i carabinieri sono davvero indispensabili. 
Il punto è che non tutti sono potenti o servi. E chi ha cuore, intelligenza, dignità, non può che provare disprezzo ed ostilità verso coloro che non sono solo militari, sono pure sbirri; che non sono solo sbirri, sono pure militari — incarnando quindi al tempo stesso due tare (guerra e quotidiana repressione) in una.

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