Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Donne, uomini e bigott*

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Donne, uomini e bigott*

Rhadija Lamrani


 
Per creare una rivoluzione capace di porre fine ad ogni dominio, è necessario porre fine alla tendenza che tutti abbiamo a sottometterci. Ciò implica che osserviamo con sguardo acuto e spietato i ruoli che questa società ci impone e che ne individuiamo i punti deboli per liberarci e superarne i limiti.

La sessualità è un'espressione essenziale del desiderio e della passione individuale, della fiamma che può accendere sia l'amore che la rivolta. Quindi, può essere una forza importante della volontà dell'individuo in grado di elevarlo oltre la massa, in quanto essere unico e indomabile. Il genere, d’altro canto, è un comportamento costruito dall'ordine sociale per ostacolare questa energia sessuale, confinarla e limitarla, indirizzandola verso la riproduzione di questo ordine di dominio e sottomissione. Il genere è un ostacolo al tentativo di decidere liberamente il modo in cui si vuole vivere e relazionarsi. Tuttavia, finora gli uomini si sono visti concedere più libertà d’azione rispetto alle donne nell'affermare la propria volontà all'interno di questi ruoli. Le donne che sono individui forti e ribelli, lo sono proprio perché hanno superato la propria femminilità...


Senza riparo

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Senza riparo

Più nulla sembra poter fermare la corsa bellica. Da quando la rivolta popolare in Siria si è trasformata in guerra civile di lungo corso, i massacri, le distruzioni e gli esodi hanno superato di gran lunga ciò che riusciamo semplicemente a concepire. I bollettini di morte hanno da tempo rinunciato a fare gli aggiornamenti quotidiani. Cento, duecento, quattrocento, settecentomila morti... Tre, quattro, sei milioni di rifugiati. Mille, quindicimila, trentamila attacchi aerei. I massacri avvengono su una scala fuori dalla portata del nostro cervello. Eppure, sono fin troppo reali.


La rivolta in Siria è diventata un magma di interessi internazionali (Stati Uniti, Russia, Iran, Israele, Turchia, Francia, Inghilterra, Arabia Saudita...), in cui alleanze e accordi oscillano nella corsa verso il baratro finale. Tutto sembra indicare che un'ulteriore estensione della guerra sia ineluttabile, superando la soglia di uno scontro indiretto tra potenze coinvolte nella guerra siriana verso conflitti aperti, dalle conseguenze imprevedibili, a prezzo di altre decine di migliaia di morti.

Ma sì, andiamo in Messico!

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Ma sì, andiamo in Messico!

Stenko Razine [Luigi Galleani]
 

Tanto qui i sovversivi che ci stanno a fare? Oramai son tutti disoccupati. La libertà repubblicana sorride gloriosa ai cittadini redenti ed alle loro aspirazioni più temerarie. Tutte le libertà benedicono gloriose la libertà del pensiero, di parola, di stampa, di coalizione e le ossa di Jefferson fremon di gioia nella tomba obliata. È questa davvero la repubblica che egli aveva sognato ai figli ed ai nipoti, la grande repubblica che marcia antesignana di tutte le nazioni civili sull'erta luminosa della civiltà.
C'è bene ancora qualcuno che non vi crede... [...] E ricordano a coloro che al Messico e nella cosiddetta rivoluzione messicana vorrebbero comodamente scroccare la giornea del rivoluzionario che se proprio hanno la voglia ed il fegato di cimentarsi col nemico non debbono andar tanto lontano, perché è in agguato ad ogni svolto di via il nemico...

Dell'incompatibilità...

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Dell'incompatibilità. Tra nucleare e violenza

 
Il pensiero di Anders parte dalla critica alla tecnica e alla conseguente era tecnologica. Essa trova il suo fulcro nella cosiddetta vergogna prometeica, cioè il riconoscimento della sottomissione esistenziale da parte dell’uomo alle cose che produce. Questa vergogna colpisce in prima istanza la percezione, la distanza che si crea fra la macchina e l’uomo, dove quest’ultimo diviene totalmente inferiore a tutti i prodotti fabbricati, regredendo alla condizione di antiquato. Esiste un rapporto che supera la reificazione: l’uomo è un essere che prova emozioni e invecchia; al contrario, la macchina compensa la sua certa morte quando non serve più con la sostituibilità. In questo senso, l’unicità dell’individuo viene a soccombere con l’utilità della sua oggettivazione, diventando il dispositivo perfettamente adattabile al mondo mercificato: ogni uomo può essere un arnese da lavorare e qualcosa di consumabile. Va da sé che una delle armi più creative degli spiriti ribelli, cioè di chi si oppone a questa situazione tecnica, viene messa in seria difficoltà: la facoltà di immaginare. 

Sarà guerra!

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Sarà guerra!

 
Hythe, Alberta (Canada), a metà degli anni 80. Animato da una certa visione della vita, un piccolo gruppo di persone decide di allontanarsi dalla società dei consumi per fondare una comunità in cui mettere in pratica le proprie idee. Non chiedono niente a nessuno, non impongono niente a nessuno, vogliono solo vivere nella maniera che reputano più giusta. Comprano un centinaio d'ettari di terreno e con le loro stesse mani costruiscono case, coltivano campi, allevano bestiame. Diventano quasi del tutto autosufficienti, da ogni punto di vista. Vivono in pace e tranquillità per anni, senza disturbare nessuno. 
Finché un giorno quel mondo moderno da cui erano scappati, li trova e li circonda. Sotto la loro terra infatti c'è del gas, un enorme giacimento di gas. Le industrie del gas e del petrolio iniziano a trivellare pozzi nei pressi della loro comunità, avvelenando l'aria che respirano e l'acqua che bevono. I loro animali iniziano ad ammalarsi, loro iniziano ad ammalarsi. 
E loro, cosa fanno? Fanno ciò che qualsiasi altra persona comune, normale, farebbe: si rivolgono alle autorità competenti, scrivono lettere di protesta, cercano di far valere i propri diritti. Ma nel giro di pochi anni si accorgono che tutte queste sono solo «stronzate legalitarie». Le autorità non proteggono la salute dei cittadini dall'avidità delle industrie, semmai proteggono i profitti delle industrie dalla rabbia dei cittadini. Le trivellazioni continuano, provocando talvolta delle fughe di gas. I loro animali iniziano a morire, i loro figli iniziano a morire.
E loro, cosa fanno?

Dalla mitopoiesi, la Ceka

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Dalla mitopoiesi, la Ceka

 

In effetti, è impossibile negarlo. Se vuole riuscire ad essere mobilitante la narrazione delle lotte deve essere emozionante, entusiasmante, trascinante. Deve raccontare fatti ed eventi in grado di accendere gli animi. Solo che c'è modo e modo per farlo. C'è la via più difficile da intraprendere, quella che affronta una storia in sé sempre contraddittoria, conflittuale, talvolta persino imbarazzante, e tenta di dipanarla per farla non solo cogliere, ma capire in maniera partigiana. E c'è la via più facile, quella che presenta leggende e miti fortificanti, scorrevoli, privi di asperità e comodi da ammirare per tutti indistintamente. 
In quest'ultimo caso non occorre che quanto riportato sia autentico o veridico, basta che sia più o meno verosimile. Questa affabulazione – ci viene detto e ripetuto – non va rifiutata in quanto mistificazione, va accettata come necessità strategica. Non bisogna lasciare alcuno spazio all'intralcio del dubbio, della critica, dello scrupolo… spesso non c'è tempo da perdere. L'urgenza del fare non lascia scampo, contro questo mondo che corre ad alta velocità bisogna muoversi ad alta velocità. Ecco perché il salotto della lotta – quello dove si accolgono amici ed ospiti – non deve necessariamente essere pulito, deve solo apparire pulito.

Spiriti liberi

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Spiriti liberi

«Vi dico che non sarei qui se non fossi partito da lì, qui a fare politica per gli stessi fini con altri mezzi; è un esercizio addirittura spericolato, ma entusiasmante, se entusiasmo può esserci ancora concesso in questi tristi tempi. 
Vi chiedo ancora scusa».
Mario Tronti, 2017
 
Con queste parole con cui ha giustificato il proprio voto in Senato a favore della legge elettorale nota come Rosatellum, il grande vecchio dell'operaismo ha dimostrato di essere anche il grande vecchio degli spiriti liberi da identitarismi radicali, degli oltrepassatori di ideologie ammuffite, dei ribelli immuni da pregiudizi paralizzanti, dei lucidi strateghi di alleanze necessarie (ovvero di coloro che noialtri, resi impotenti dalle nostre passioni tristi, chiamiamo voltagabbana). Gente per cui la differenza fra il mucchio selvaggio della rivolta e la grande ammucchiata della politica è solo di circostanza, di occasione, di calcolo. Oggi si infrangono vetrine come domani si presentano petizioni. Stessi fini, altri mezzi?

Sotto choc

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Sotto choc

Floréal
 
Una signora viene assassinata nella propria casa, a Parigi, in condizioni particolarmente sordide. E siccome la signora è ebrea, giornali, televisioni e radio, tutti in coro ripetono la frase rituale: «La comunità ebrea è sotto choc».
È vero che, se non si è ebrei, non si può comprendere cosa ci sia di commovente nell’omicidio con ben undici coltellate di una persona sola di 85 anni, di cui poi gli assassini hanno cercato di bruciare il corpo. E tutto ciò, probabilmente, solo perché era ebrea.
Ormai è così che vanno le cose.

Il tramonto del machiavellismo

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Il tramonto del machiavellismo

Georges Henein
 
Le luci delle grandi città sono troppo docili. Sono sempre pronte a spegnersi al primo ordine. Così avvenne in un crepuscolo del settembre 1939. Degli uomini percorrevano le strade e passarono una mano di scuro sui lampioni. Fu come se le metropoli dell'occidente si vestissero a lutto, in una brusca e malefica vedovanza.
L'oscuramento del linguaggio politico richiese più tempo. Nondimeno, dal 1935 al 1945, abbiamo avuto modo di apprezzare le creazioni, le innovazioni terminologiche che, col pretesto di sfumare la realtà, erano altrettanti insistenti inviti alla cecità mentale. Si trattava insomma di impiegare ogni accorgimento per mascherare un impudico spettacolo, nel timore che un pubblico troppo sensibile non ne tollerasse la vista.

Avviso ai naviganti

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Avviso ai naviganti

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Le ore della Comune

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Le ore della Comune


Élie Reclus 

 

I servizi pubblici sono nel più completo disordine, lo spreco e la confusione raggiungono proporzioni sublimi. Il governo di Versailles legifera che tutti gli impiegati che non disertano siano immediatamente revocati. Quante lacrime, quante angosce mortali in tutti questi disgraziati! Il salario, il pane di parecchie migliaia di famiglie è d'un tratto messo in discussione... Prevedendo questa tendenza di passione violenta, Versailles inaugura i procedimenti rivoluzionari. Resta da sapere se il governo conservatore, incamminandosi per una via che non è la sua, non si incammini in una immensa sciocchezza.

Non basta gridare: «Chi non è con me è contro di me», bisogna essere anche abbastanza forti per fare a meno dei servizi di tutta la moltitudine che non può seguirvi. Il governo di Versailles rende forse un grande servizio alla Comune di Parigi liberandola d'un tratto da tutti i suoi nemici tradizionali, dalle piattole burocratiche, dai cretini influenti, dai tiepidi in massa, dagli inerti che sprofondano sia la strada che il carro sotto il loro enorme peso.

Mani fredde, teste calde

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Mani fredde, teste calde

Nick Mano Fredda tagliava la testa ai parchimetri capitalisti reazionari. Da tempo la vita non gli dava più buone carte da giocare, e a dirla tutta aveva l'impressione che la mano fosse stata organizzata in maniera che non potesse mai vincere. In galera o in libertà, sempre la solita solfa: leggi, regolamenti, padroni.
Le cose non vanno mai come dovrebbero? E allora un essere umano deve seguire la propria strada! Che poi, c'è più gusto a vincere quando si ha nulla. Anche se non si è mai progettato niente nella propria vita, si può comunque avere nel sangue l'istinto della ribellione. Non è che ci sentisse poco, il nostro Nick, è che sentiva quello che vale la pena sentire. Inutile proporgli richiami all'ordine. E come non dargli ragione: il guaio, qui, è la mancanza di comunicatività.
Chissà se tutti questi pensieri...

La guerra e l'uomo

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La guerra e l'uomo

Octave Mirbeau
 
Un uomo ne uccide un altro per prendergli la borsa; viene arrestato, imprigionato, condannato a morte e muore ignominiosamente, maledetto dalla folla, la testa mozzata sull'orrenda piattaforma. Un popolo ne massacra un altro per rubargli i campi, le case, le ricchezze, i costumi; viene acclamato, le città si pavoneggiano per riceverlo quando ritorna coperto di sangue e di bottino, i poeti lo cantano in versi inebriati, le musiche lo festeggiano; ci sono cortei di uomini con bandiere e fanfare, cortei di ragazze con ramoscelli d'oro e mazzi di fiori che lo accompagnano, lo salutano come se avesse appena compiuto un'opera di vita e un'opera d'amore. A coloro che hanno ucciso di più, saccheggiato di più, bruciato di più, vengono conferiti titoli roboanti, gloriosi onori che devono perpetuare il loro nome attraverso i secoli. Viene detto al presente, al futuro: «tu onorerai questo eroe, perché da solo ha fatto più cadaveri di mille assassini».

Chi non ha memoria...

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Chi non ha memoria ha il futuro più conveniente

Secondo uno studio condotto da un etologo svedese, la media della memoria a breve termine degli animali è di 27 secondi. I cani, in particolare, dimenticherebbero un evento in soli due minuti, mentre agli scimpanzé possono bastare 20 secondi per rimuovere tutto dalla loro memoria a breve termine. Sorprende alquanto la scarsa memoria dei nostri parenti più prossimi, i primati, incapaci di conservare un ricordo se non per necessità di sopravvivenza. 
Seppur a digiuno di conoscenze etologiche, ci permettiamo di dissentire dalle conclusioni cui è giunto lo studioso svedese. 
Egli non ha infatti preso in considerazione un soggetto del tutto particolare, in grado di stravolgere la media: l'animale politico. Un esemplare di tale genere è in grado di mantenere a mente un evento fino a 24/48 ore, prima di rimuoverlo del tutto.

Eppur si muove

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Eppur si muove

 

No, i giochi non sono ancora fatti. 
No, il gasdotto Tap non è ancora stato costruito, anche se i lavori proseguono nel cantiere di Melendugno. 
No, l'opposizione non è solo quella cittadinista che si affida a sindaci e magistrati, stracciandosi le vesti per la democrazia tradita. 
No, foraggiare questa opposizione cittadinista non è l'unica possibilità per i nemici di questo mondo. 
Contro le grandi opere del potere, la rivolta. Fuori dalle decisioni assembleari del contro-potere, le determinazioni individuali.

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