Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Mani fredde, teste calde

Brulotti

Mani fredde, teste calde

Nick Mano Fredda tagliava la testa ai parchimetri capitalisti reazionari. Da tempo la vita non gli dava più buone carte da giocare, e a dirla tutta aveva l'impressione che la mano fosse stata organizzata in maniera che non potesse mai vincere. In galera o in libertà, sempre la solita solfa: leggi, regolamenti, padroni.
Le cose non vanno mai come dovrebbero? E allora un essere umano deve seguire la propria strada! Che poi, c'è più gusto a vincere quando si ha nulla. Anche se non si è mai progettato niente nella propria vita, si può comunque avere nel sangue l'istinto della ribellione. Non è che ci sentisse poco, il nostro Nick, è che sentiva quello che vale la pena sentire. Inutile proporgli richiami all'ordine. E come non dargli ragione: il guaio, qui, è la mancanza di comunicatività.
Chissà se tutti questi pensieri...

La guerra e l'uomo

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La guerra e l'uomo

Octave Mirbeau
 
Un uomo ne uccide un altro per prendergli la borsa; viene arrestato, imprigionato, condannato a morte e muore ignominiosamente, maledetto dalla folla, la testa mozzata sull'orrenda piattaforma. Un popolo ne massacra un altro per rubargli i campi, le case, le ricchezze, i costumi; viene acclamato, le città si pavoneggiano per riceverlo quando ritorna coperto di sangue e di bottino, i poeti lo cantano in versi inebriati, le musiche lo festeggiano; ci sono cortei di uomini con bandiere e fanfare, cortei di ragazze con ramoscelli d'oro e mazzi di fiori che lo accompagnano, lo salutano come se avesse appena compiuto un'opera di vita e un'opera d'amore. A coloro che hanno ucciso di più, saccheggiato di più, bruciato di più, vengono conferiti titoli roboanti, gloriosi onori che devono perpetuare il loro nome attraverso i secoli. Viene detto al presente, al futuro: «tu onorerai questo eroe, perché da solo ha fatto più cadaveri di mille assassini».

Chi non ha memoria...

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Chi non ha memoria ha il futuro più conveniente

Secondo uno studio condotto da un etologo svedese, la media della memoria a breve termine degli animali è di 27 secondi. I cani, in particolare, dimenticherebbero un evento in soli due minuti, mentre agli scimpanzé possono bastare 20 secondi per rimuovere tutto dalla loro memoria a breve termine. Sorprende alquanto la scarsa memoria dei nostri parenti più prossimi, i primati, incapaci di conservare un ricordo se non per necessità di sopravvivenza. 
Seppur a digiuno di conoscenze etologiche, ci permettiamo di dissentire dalle conclusioni cui è giunto lo studioso svedese. 
Egli non ha infatti preso in considerazione un soggetto del tutto particolare, in grado di stravolgere la media: l'animale politico. Un esemplare di tale genere è in grado di mantenere a mente un evento fino a 24/48 ore, prima di rimuoverlo del tutto.

Eppur si muove

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Eppur si muove

 

No, i giochi non sono ancora fatti. 
No, il gasdotto Tap non è ancora stato costruito, anche se i lavori proseguono nel cantiere di Melendugno. 
No, l'opposizione non è solo quella cittadinista che si affida a sindaci e magistrati, stracciandosi le vesti per la democrazia tradita. 
No, foraggiare questa opposizione cittadinista non è l'unica possibilità per i nemici di questo mondo. 
Contro le grandi opere del potere, la rivolta. Fuori dalle decisioni assembleari del contro-potere, le determinazioni individuali.

«Solo nel fuoco si semina il fuoco»

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«Solo nel fuoco si semina il fuoco»

 

«Là nel suo deserto traboccano di semi
meravigliosi i panieri di stelle
e va tranquillo in tutta la statura
tra i solchi il Seminatore
di lacrime ispirate e pentimento:
solo nel fuoco si semina il fuoco
e si sfogliano i libri senza mani
e non si accendono lumi sulle righe,
ma il tuo si spreme, o notte, il tuo, che noi
amiamo, luminoso grappolo».
Ol’ga A. Sedakova
 
 
Noi non sappiamo se a Pessina Cremonese ci sia qualche appassionato della poesia teologica russa contemporanea. In compenso sappiamo cosa c’era...

Casacche

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Casacche

Henry Martin

Non è raro il caso di trovare fra noi anarchici individui che cambiano idea come si cambia la camicia. Oggi anarchici, domani socialisti, o, magari, anarchici... parlamentaristi, ecc. Sono anfibi che agiscono e pensano — o fingono di pensare — mossi da interessi personali e da ambizioni; e cambiano casacca quando intorno la loro nullità non raccatta che indifferenza o ridicolo o disprezzo.


Cotesti individui non sono stati mai anarchici che di nome, ed alla prima occcasione in cui l'interesse e l'ambizione non trovano cibo adeguato fra l'ammirazione e la generosità dei compagni, od altrove trovano tornaconti e comodità insperate, appaiono quello che nel loro intimo sono sempre stati: anfibi.

Bestia da soma e da voto!

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Bestia da soma e da voto!

Bert Lione
 
Cittadino elettore — t'han chiamato gli altri. E del titolo onorifico tu vai superbo.
Io non t'alliscio, io ti insulto oggi. Io non debbo accaparrarmi le tue simpatie, i tuoi suffragi, i tuoi applausi: non voglio il tuo applauso oggi. Io voglio da te l'odio e la vendetta, non l'entusiasmo flaccido e parolaio.
Ti caricarono sul dorso erculeo il fardello pesante di mille fatiche. Tu curvasti silenzioso la schiena e t'incamminasti lungo il calvario doloroso senza un lamento. I veggenti, i coscienti ti chiamarono bestia da soma.
Un giorno stanco delle tue fatiche, delle tue miserie, dei tuoi dolori, insorgesti. Credesti di vincere perché fosti chiamato libero cittadino della libera nazione. Poi ti diedero anche di più, spontaneamente. Ti diedero il voto.

Senza riguardi

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Senza riguardi

Quando ci si trova in mezzo al nulla e si è allo stremo delle forze, privi di ogni mezzo e lontani da ogni riparo, non si può avere timore della tempesta che si avvicina. Anche quando si profila spaventosa davanti ai nostri occhi, con i suoi fulmini micidiali, con i suoi vortici che sollevano ogni cosa scaraventandola lontano, anche quando si è consapevoli che si potrebbe restarne vittime, essa rimane la sola possibilità di scongiurare una sorte già segnata altrimenti tragica. Solo la tempesta può mutare radicalmente l'orizzonte che abbiamo di fronte, solo essa può travolgere ogni cosa rimettendola in discussione. Dopo il suo passaggio, tutto ridiventa possibile. Vana illusione o ipotesi concreta? Comunque sia, alla tempesta si può solo andare incontro. Con un brivido di angoscia e una speranza nel cuore.

Tale è apparsa in passato e appare ancora a molti la guerra civile. Con ciò non si intende ricorrere a quel travisamento retorico utilizzato da storici, docenti o giornalisti per esorcizzare la minaccia sovversiva. Quando devono occuparsi degli avvenimenti in Spagna nel 1936-37 o in Italia dopo il 1945, ad esempio, costoro amano parlare di guerra civile. Come se quei conflitti fossero il frutto di odi arcaici, di privati rancori, di irragionevoli istinti, e non lo scontro fra visioni del mondo e della vita irriducibilmente contrapposte.

Scintille, ancora?

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Scintille, ancora?

 

È passato quasi un anno da quando un fatto apparentemente insignificante è stato la scintilla che ha infiammato la protesta contro Tap, facendola uscire da quella simbolica che era stata fino a quel momento e scavalcando chi si era autoproclamato unico oppositore. Giorni entusiasmanti in cui una piccola parte della popolazione, con la sua determinazione e la sua fantasia, ha messo concretamente i bastoni tra le ruote della macchina devastatrice, prendendo in mano le redini della propria contrarietà all’opera e smettendo di affidarsi alle carte bollate ed alla politica che, nel corso degli anni, avevano manifestato tutta la loro inconcludenza. Ed è stata necessaria tutta la forza della politica – dall’alto come dal basso – per far rientrare una protesta che sembrava volesse, e potesse, radicalizzarsi.

Oltre la riforma

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Oltre la riforma

Nando 

Pare incomprensibile come, dopo tanti anni di lotte sterili o quasi, dopo tante amare disillusioni, dopo tanti disegni falliti e piani travolti e sistemi e metodi sorti colla pretesa dell'infallibilità, e andati a rifascio al primo cozzo col più fragile ostacolo, tante lezioni umilianti inflitteci dalle forze nemiche più scaltre e agguerrite di noi, pare strano dico che vi siano ancora individui i quali, in buona fede o in mala fede non importa, non avendo da quegli insegnamenti saputo trarre conclusioni corrette, persistono nel credere che la questione sociale possa trovare la sua soluzione inevitabile, ma lenta, piana e pacifica, attraverso la legislazione nei parlamenti nazionali, con la riforma progressiva del sistema attuale.

Tilt

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Tilt

(m)andare in tilt significa smettere di funzionare, cessare di corrispondere
alle esigenze specifiche di una determinata struttura od organizzazione
 
Uno spazio e un foglio. Tilt è un nuovo progetto per provare a riprendere il filo di un discorso mai interrotto: quello di una opposizione a Tap — e non solo — senza mediazioni né compromessi, una opposizione radicale che abbia nella conflittualità costante il suo punto di forza e di rottura; non solo contro Tap e tutti i suoi collaboratori, ma anche contro il mondo della politica che lo ha approvato, contro l’economia che lo sostiene e contro i gestori dell’ordine che lo proteggono.
Uno spazio in cui discutere, incontrarsi, scambiarsi informazioni, auto-organizzarsi, dare e ricevere suggerimenti. Un foglio per iniziare a criticare quanto ci circonda, per iniziare ad esprimere ciò che abbiamo a cuore. 

Contributo sulla guerra

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Contributo alla discussione sulla guerra

André Prudhommeaux
 
Un pericolo immaginario: la guerra dei fascismi contro le democrazie. L'esperienza ha dimostrato che gli uni e le altre erano ben decisi ad ammettere una guerra sola: lo sterminio del proletariato rivoluzionario, per mezzo di tutta la gamma degli espedienti politici, dai più violenti ai più ipocriti (Franco, Negrin).
Un pericolo reale: l'abdicazione morale del proletariato che lascia che lo spoglino dei suoi fini e delle sue aspirazioni, e soprattutto dei suoi metodi e delle sue passioni di classe, per associarsi — nelle idee e nella pratica — ad uno dei clan imperialisti in contrasto.

Parole chiare

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Parole chiare

La «buona guerra» degli anarchici italiani immigrati negli Stati Uniti (1914-1920)

 
Se gli anarchici non fanno la storia, la faranno i loro nemici. 
Questa osservazione formulata da un noto studioso italiano verso la metà del secolo scorso — per altro valida non solo in ambito cosiddetto storiografico — precede e accompagna tutto il dibattito sviluppatosi attorno alla cosiddetta storia dal basso. In sé il fatto concreto, materiale, ha vita breve. Ciò che ne resta è l’interpretazione, la quale non può che essere di parte, corrispondente a precisi criteri ed interessi. Perché fare la storia non significa soltanto prendere parte a grandi imprese che cambiano il corso degli eventi; significa anche, e talvolta soprattutto, partecipare alla loro ricostruzione al fine di tramandarle.
Ciò che noi conosciamo come Storia non è mai — e non potrebbe essere diversamente — un insieme di fatti oggettivi, neutri, chiari e inequivocabili. È in primo luogo il frutto di una loro selezione, e interpretazione, e sistemazione, e infine presentazione. Questo processo viene elaborato in alto, da un’accademia al servizio del potere da cui viene foraggiata. La Storia diventa così ciò che è Stato: ciò che conferma la Sua ragione, che è funzionale ai Suoi interessi, che corrisponde alle Sue esigenze. 
Da qui...

Te lo do io il popolo!

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Te lo do io il popolo!

Da qualche anno a questa parte l'astensionismo è in progressivo aumento ed il rifiuto della politica si è generalizzato. Purtroppo esistono buoni motivi per pensare che ciò non alimenti granché il diffondersi della rabbia ribelle, quanto l'impotente rimuginare della delusione. Ma per lo meno questa disaffezione elettorale lascia il Parlamento solo con la sua infamia: l'istituzione statale ha il potere e lo esercita, ma non può vantarsi di alcun consenso allargato. Giù la maschera, cari signori; se governate, governate grazie alla forza bruta dell'abitudine, della repressione e della rassegnazione. Nient'altro, perché gli applausi sono finiti da un pezzo.
Chi detiene il potere non se ne cura. Finché il sistema rappresentativo non viene messo in discussione, finché l'ordine regna nelle strade e nei mercati, chi se ne frega se le urne vengono disertate? Bastano ed avanzano gli elettori lobotomizzati e prezzolati, fossero anche qualche centinaio. Chi vince le elezioni governa, punto e basta. Poco importa se a votare sono in tanti, in pochi o quasi nessuno.
Invece chi non detiene il potere (ma lo vorrebbe, oh, se lo vorrebbe!) non se ne capacita. Questa indifferenza per le mene parlamentari gli sembra un'incredibile occasione persa, una clamorosa miopia politica, quasi un suicidio.

Litanie della donna onesta

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Litanie della donna onesta

Anne Archet
 
Non mi vergogno di dire che ho un vibratore e che so usarlo. Amo il mio vibratore. Il mio vibratore è il mio migliore amico. Non darei il mio vibratore a nessuno. Solo i miei cari più intimi hanno il privilegio eccezionale di provare il mio vibratore. Ho sempre il mio vibratore vicino a me, sotto il guanciale o nel cassetto del mio comodino. Di notte, sono calma e serena grazie al mio vibratore. Grazie al mio vibratore, non ho mai paura di rimanere sola. Il mio vibratore è sempre pulito e ben oliato — devo prendermi cura del mio vibratore se voglio che lui si prenda cura di me. Il mio vibratore è grosso quanto basta per poterlo maneggiare in maniera sicura, senza rischiare di ferirmi. Conservo il mio vibratore fuori dalla portata dei bambini. Penso che tutte le donne sole dovrebbero munirsi come me di un vibratore per assicurarsi una tranquillità di spirito.
Non mi vergogno di dire che ho una rivoltella e che so usarla.

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