Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Archi e trivelle

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Archi e trivelle

La foresta di Sherwood, o per meglio dire ciò che ne rimane, sta per essere definitivamente devastata. Sotto i suoi alberi malati ci potrebbe essere infatti un giacimento di gas ed una multinazionale petrolchimica intende scoprirlo attraverso la fratturazione idraulica (quel fracking ritenuto responsabile dell'aumento esponenziale dei terremoti). Le trivellazioni pare arriveranno a poche centinaia di metri dalla Quercia Maggiore, il maestoso albero che fungeva da casa per i fuorilegge più amati, se non della storia, di sicuro della fantasia.
Di tutti i disastri di cui veniamo informati ogni giorno, questo rischia di assumere un contorno particolarmente lugubre. Non che abbiamo mai creduto di dover associare ad un luogo fisico, foss'anche leggendario, ciò che scaturisce dal nulla creatore, ciò che dipende soltanto dalla travolgente forza della nostra immaginazione.

La salute è in noi

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La salute è in noi

Corfinio [Umberto Postiglione]
 

Chi s'avventura su per l'erta d'un monte per toccare la vetta più alta, allorché il sentiero si biforca o le nebbie l'avvolgono subitamente o le raffiche della tormenta lo investono, è costretto ad arrestarsi per scrutare l'orizzonte, per riandare il cammino che ha fatto, per misurare le sue forze e la distanza che ancora lo separa dalla meta.

V'è allora chi scorato e sfinito s'accascia in attesa che la tormenta s'acquieti e il sole fughi la nebbia; v'è chi prende la via del ritorno, v'è chi invece il pericolo non paventa ma sfida, nella bufera sente il pungolo che lo stimola e lo sprona, sente una voce arcana che dice: cammina o perisci, e lo conquide e gli infonde nuova lena e nuovo ardore, e indomito si lancia alla conquista del monte.


Sputeremo sulla sua tomba

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Sputeremo sulla sua tomba

 

Tutti muoiono, soprattutto una volta raggiunta una certa età. La morte di una persona anziana non stupisce nessuno. In sé, è un fatto talmente banale da venir considerato un mero dato anagrafico: Ferdinando Imposimato, 1936-2018. Se la scomparsa del defunto può addolorare chi lo conosceva e stimava, viceversa non può che lasciare indifferenti tutti gli altri. Persino chi lo disprezzava e lo odiava quand'era ancora in vita, ha ben poco da gioire di fronte alla sua morte. Siamo sinceri: quando non si è fatto nulla per scavargli la fossa, quando sono solo il tempo e la malattia ad averlo spedito sottoterra... che gusto c'è?
 

Miracolo di Natale

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Miracolo di Natale

«L’angelo custode esiste, non è una dottrina fantasiosa, ma un compagno che Dio ci ha posto accanto nel cammino della nostra vita... Tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce... Essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce, non ribellarci... Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli».
 Papa Francesco
 
 
È stato un miracolo, un vero miracolo, quello che è accaduto oggi verso l'una di notte nei pressi di Lecce. Eravamo miscredenti, ma ora, dopo un simile evento, non possiamo che redimerci, ammettere la nostra cecità passata, fare atto di contrizione. Oggi, anche noi crediamo. Sì, ci crediamo. Nella sua infinita misericordia e conoscendo la costante debolezza dell'essere umano, l'Autorità (Dio o lo Stato, che differenza fa?) non ha voluto lasciarci soli e senza protezione; perciò ha destinato a ciascuno dei suoi figli-cittadini fin dalla nascita un angelo, quello che comunemente viene chiamato Angelo Custode.

Chi non odia l'infame...

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Chi non odia l'infame...

Günther Anders
 
Impararlo era stato necessario. Giacché chi non odia l'infame, non solo dà prova di viltà, ma si rende anche sospetto di essere complice dell'infame. E, con stupore, un mattino scoprirà di essere davvero complice dell'infame, di passare per suo amico e di non poter più tornare indietro; e in questo modo anche lui si rende odioso e sarà giustamente odiato. E proprio da coloro che fanno la differenza: da coloro che anche se odiano l'odiare ciò nonostante odiano.
 

Benemerita solidarietà

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Benemerita solidarietà

Ormai non passa mese senza che fiocchino gli attestati di solidarietà ai Carabinieri. Politici, sindacalisti, giornalisti, burattini del mondo dello spettacolo, ma anche comuni cittadini, non mancano di esprimere vicinanza e solidarietà, solidarietà e vicinanza all’Arma ogni qualvolta finisce al centro dell’attenzione. Va subito detto che tutta questa solidarietà è più che comprensibile. Senza questi militi fedeli nei secoli, usi ad obbedir tacendo, effettivamente chi sta in alto come potrebbe godere dei propri privilegi? E chi sta in basso, come potrebbe adagiarsi nella sicurezza di poter sopravvivere e crepare in santa pace (lasciando che ogni spiffero di avventurosa libertà venga rappresentato sugli schermi)? Non sarebbe possibile. Per cui, diciamolo senza mezzi termini, per tutti i potenti e per tutti i loro servi i carabinieri sono davvero indispensabili. 
Il punto è che non tutti sono potenti o servi. E chi ha cuore, intelligenza, dignità, non può che provare disprezzo ed ostilità verso coloro che non sono solo militari, sono pure sbirri; che non sono solo sbirri, sono pure militari — incarnando quindi al tempo stesso due tare (guerra e quotidiana repressione) in una.

Prepariamoci alla rivoluzione

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Prepariamoci alla rivoluzione

Pëtr Kropotkin
 

In una rivoluzione, demolire non è che una parte del compito che spetta al rivoluzionario. Bisogna ricostruire, e la ricostruzione si farà o secondo le formule del passato apprese nei libri, e che si cercherà di imporre al popolo; o secondo il genio popolare che, spontaneamente, in ogni piccolo villaggio e in ogni centro urbano, si metterà all'opera per costruire la società socialista. Ma per fare ciò, occorre che il popolo possieda un ideale; bisogna soprattutto che vi siano degli uomini d'iniziativa in mezzo ad esso.

Ora, è precisamente l'iniziativa del lavoratore e del contadino che tutti i partiti — il partito socialista autoritario compreso — hanno sempre soffocato, scientemente o no, con la disciplina di partito. I comitati, il centro ordinatore, gli organi locali non avevano che da obbedire, al fine di non mettere in pericolo l'unità dell'organizzazione. Tutto un insegnamento, tutta una storia, tutta una scienza incomprensibile furono elaborate a questo scopo.

Non possiamo abbandonare la critica

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Non possiamo abbandonare la critica

Note sul movimento no tap

Alcuni nemici di tap
 
Da qualche tempo sentiamo la necessità di esprimere alcuni pensieri su quella che è una parte della opposizione a Tap. In un vorticosa corsa, povera, ci pare, di riflessioni interessanti, vediamo ripetersi iniziative che mischiano contenuti e pratiche recuperando tutto nel calderone riformista.
Tra le ultime iniziative, la presentazione di un libro, a cura del giornalista fascio-leghista Gianluigi Paragone sui rapporti tra Tap, le lobbies finanziarie e le banche. 
Cortei dal forte sapore cittadinista come quello dell’8 dicembre a Lecce, promosso dal movimento no tav, che ha invitato tutti i movimenti italiani a organizzare iniziative nei propri territori.

Discorso sul Tap

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Discorso sul Tap

 

Salentini! Leccesi!
Sono molto commosso per l'onore che da anni mi tributate, vi ringrazio di avere avuto l'amabilità di ricordare quotidianamente le mie parole, quelle che da molti decenni si stagliano in alto sulla questura della vostra città capoluogo. Così nessuno può dimenticarle giacché, più che ricordare il passato, esse descrivono il presente e preparano l'avvenire.

Per quello che concerne la regione di questa città barocca io ho anticipato la soluzione di talune questioni che, con un elegante luogo comune, si dicono annose appunto perché passano da un anno all'altro, e passavano da un anno all'altro, senza mai giungere ad una conclusione. Ed ho l'immodestia di dire che quello che ho fatto per l’Italia, l'ho fatto, lo abbiamo fatto, per tutta l'Italia. Il Salento compreso, quindi.

Abbattere! non rabberciare

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Abbattere! non rabberciare

Luigi Molinari
 
È indubbio che la responsabilità e la colpa del presente ordine sociale spetta a coloro che si arrogarono e si arrogano il diritto di guidare l'umanità. L'ordine attuale, che si vuol conservare, e si chiama ordine per suprema ironia, rappresenta uno stato di cose creato, voluto e mantenuto da coloro che costituiscono le autorità.
La guerra sociale che ci dilania, è voluta, è fomentata dalle autorità, siano esse monarchiche o repubblicane, deiste o atee, borghesi o socialiste. Elementare conseguenza di ciò che appare tanto evidente è questa: se coloro che dirigono la società umana si sono finora mostrati ignoranti o crudeli, o inadatti al compimento della loro funzione al punto da presentarci una società di miserabili invece di una società di relativamente felici, cerchiamo insieme di rovesciarli dal potere. Su questo punto tutti dobbiamo trovarci d'accordo, ed in buona parte lo siamo.
Ma ecco presentarsi una prima e gravissima difficoltà. Rovesciare le autorità per sostituirle o per non sostituirle? Qui sta la differenza tra le tantissime scuole che infestano la numerosa schiera dei sovversivi a maggior trionfo della parte conservatrice, che ha nell'ordine attuale la ricchezza ed il lusso.

Spie

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Spie

«In verità vi dico che le spie crescono sulla terra come le erbe malvagie,
il mondo è invaso dalla Delazione. Tutti i nostri nipoti saranno agenti di polizia...
la polizia scomparirà solo a causa della sua stessa generalizzazione.
Bisogna che copra il mondo di una inondazione di fango.
Se tutti gli uomini si spieranno non ci sarà bisogno di spie.
La polizia, come tutti i monopoli, costituisce una società nella società, una gerarchia nel mondo...
La polizia è la meglio servita delle amministrazioni pubbliche.
La peste è preziosa per i becchini; il vizio per i ruffiani; i partiti per le spie...
Si è seminata miseria, si raccoglie infamia».
Ernest Cœurderoy
 
 
In passato l'orrore per la delazione era talmente radicato e diffuso che persino le madri più pie e bigotte, quelle piene di rancore verso Giuda Iscariota, insegnavano ai loro piccoli che «chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù, va laggiù da quell’ometto che si chiama diavoletto».

Spunti per la lotta No Tap dalla Val Susa

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Spunti per la lotta No Tap dalla Val Susa

 

Il sabotaggio, no. Quello non è certo una caratteristica particolare della lotta in Val Susa, è un'arma universale che non ha nessuna terra natale da onorare. Basti pensare che quando è stato praticato in quella valle ha incontrato prima condanne e calunnie, poi dissociazioni e timido silenzio, e sospetti, e diffidenze... È solo dopo che un reduce rivoluzionario unto dal Signore si è preso la licenza poetica di difenderlo davanti ai giornalisti, sollevando così un venticello favorevole, che le banderuole valsusine hanno ardito sventolare apertamente a favore di tale pratica di lotta. Calato il venticello, si è tornati al solito spettacolo politico. Sabotaggio escluso, quali potrebbero essere quindi gli spunti valsusini per la lotta NoTap?

Una sera di novembre non ordinaria

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Una sera di novembre non ordinaria

Quando il sole della rivolta squarcia il grigiore della normalità

 
Incontrollabili
 
In tempi normali, la società ci strappa la nostra libertà senza troppe resistenze. Fin dal mattino dobbiamo rientrare nei ranghi: in fila sulla strada, davanti all’entrata della metropolitana, agli sportelli dell’amministrazione… È così che ci vogliono. Ogni giorno attraversiamo gli stessi paesaggi tristemente identici. Questi corridoi e questi quartieri, stracolmi di telecamere, assomigliano sempre più ad una prigione. Dove la minima particella viene attentamente controllata per evitare ogni occasione di disordine. Non vogliono solo incanalare i nostri atti e gesti al servizio dell'ambiente, ma inoltre che la nostra immaginazione sia limitata alla propria cornice. Che i nostri pensieri soffochino nei ruoli esistenti: cittadino, consumatore, impiegato... senza poter più desiderare qualcosa di profondamente altro.

Su Lenin e il leninismo

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Su Lenin e il leninismo

Nestor Makhno
 
Ma che ha di comune il bolscevismo leninista con le speranze ardenti dell'umanità? Il bolscevismo che nella pratica si risolve nel diritto della dominazione dell'uomo sull'uomo?
Il borghese Lenin, ed il suo partito, volendo asservire alla loro volontà con la forza la massa dei lavoratori, sono altrettanto lungi dagli scopi elevati d'una vera liberazione che le istituzioni della Chiesa e dello Stato quali le vediamo.
Può sembrare tutto ciò attualmente incomprensibile; ma non si ha che rileggere ad occhi aperti, gli ultimi scritti di Lenin, che, secondo l'opinione stessa dei bolscevichi, formano il suo testamento, per convincersene.

Chiodi di sabotaggio

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Chiodi di sabotaggio

Georges Schwartz — alias Paul Valet — è un uomo minuto, fragile e riservato. Nasce a Mosca nel 1905, in una famiglia agiata e colta. La madre polacca ed il padre ucraino lo affidano alle cure e agli insegnamenti di una governante tedesca e di un precettore francese; imparerà quattro lingue. 

Allo scoppio della guerra mondiale, viene mobilitato in qualità di medico-luogotenente e inviato al fronte, sul prolungamento della linea Maginot, per curare i feriti dei bombardamenti nazisti. Di origine ebraica, nel 1941 entra a far parte della Resistenza di cui diventa uno dei responsabili nell’Alta Loira. Combatte nell’ombra, assieme alla moglie Hala. 
Riuscirà a fare ritorno a Vitry solo alla fine della guerra, nel 1945, allorché scopre l’esistenza dei campi di sterminio nazisti e apprende che tutti i suoi cari — suo padre, sua madre e sua sorella — sono morti ad Auschwitz.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come «un santo laico, uno di quegli uomini luminosi e modesti, che partono in punta di piedi e scompaiono senza lasciare traccia nella memoria degli uomini». Una memoria infestata purtroppo da coloro la cui luminosità è più che altro un effetto dei neon della vanità. 
È anche per questo, per iniziare a fare a meno di quella luce artificiale, che abbiamo qui raccolto alcune poesie di Paul Valet, tratte dalle sue opere dai titoli spesso significativi (come Punte di fuocoSenza museruolaPoesia mutilata, I pugni sulle iParole d’assaltoTabula rasa).

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