Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

La cucina antropofaga

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La cucina antropofaga

Julio Camba
 
Non esiste cucina più maltrattata della cucina antropofaga. I suoi detrattori si dividono in due grandi categorie, e cioè:
Prima: quella di coloro a cui, obiettivamente, ripugna l'idea di mangiarsi un amico;
Seconda: quella degli altri, ai quali, se questa idea ripugna, è soltanto per l'idea complementare che un amico possa mangiar loro.
Gli uni e gli altri si basano su ragioni morali e politiche; in questo studio, però, l'unica cosa che ci interessa dell'antropofagia è il suo aspetto gastronomico.
«Sono davvero saporite le costolette di missionario?»

Trogloditi !

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Trogloditi !

Ecco quello che siamo. Buoni solo ad abitare le caverne del sogno e della metafisica, indegni di mettere piede nei palazzi della concretezza e della praticità. Trasciniamo la nostra esistenza con un millennio almeno di ritardo. Non sappiamo allinearci al passo coi tempi, non ci sforziamo di entrare in sintonia con il presente, ci ostiniamo a fare cose inopportune e a noi poco convenienti.
Brandiamo scompostamente un machete adatto a recidere legami, invece di maneggiare con perizia un uncinetto destinato a tesserli. Ci esprimiamo con un linguaggio oscuro e balbettante, anziché ricorrere ad una favella suadente e divulgativa. Nella nostra rozzezza, ci occupiamo assai più dei desideri individuali (i nostri, anzitutto) che dei bisogni collettivi (quelli altrui, soprattutto).
Cos’altro possiamo pretendere, se non il sospetto e l’ostilità? Li meritiamo entrambi. E che non ci si faccia l’indulgenza di ritenerci ingenui! Macché, siamo proprio arretrati.

Delle capacità rivoluzionarie

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Delle capacità rivoluzionarie

Free-lancer [Luigi Galleani]
 

Una volta, quando un anarchico parlava di sciopero generale, soleva aggiungere anche l'aggettivo rivoluzionario o insurrezionale.

Ora non più.

Ora invece c'è fra gli anarchici chi si sforza a far risaltare che lo sciopero generale per avere un risultato pratico (è la parola preferita) deve essere immune da velleità rivoluzionarie.

Una volta la "barricata" era il simbolo e il segno della lotta anarchica, era il nostro grido di guerra, il nome augurale dei nostri fogli di propaganda e di battaglia, il sogno delle nostre anime rosse.

Ora non più.

Ora c'è fra gli anarchici chi mette in ridicolo la barricata, come una pazzia d'altri tempi; c'è chi nega alla lotta armata aperta piazzaiola, ogni e qualsiasi valore.

Una volta si diceva alle classi dominanti: voi squillerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane. Ai vostri cannoni, noi opporremo la nostra dinamite.

Oggi non più.

Se fossi mendicante

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Se fossi mendicante

Ernest Lecocq
Se la fortuna, che m'ha dato l'anima fiera, mi facesse un giorno divenir mendicante, io non andrei colla fronte nella polvere ad avvilirmi dinanzi a ognuno che passa; non andrei cogli occhi ripieni di lacrime, in pieno giorno, a supplicare un uomo, ma tutte le notti, irridendomi degli agenti armati, mendicherei col pugnale in mano.

Quando la mancanza di lavoro in un giorno di miseria vi getta senza appello alcuno sul lastrico, quanti obliando il loro sdegno non se ne vanno a stendere la mano o a cantare nei corsi!
 Io, al vostro posto, o vigliacchi morti di fame, fuggendo il sole, perduto nelle tenebre, nei quartieri lussoreggianti mendicherei col pugnale in mano.

Civiltà dell’orrore

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Civiltà dell’orrore

Spesso presentato come il «George Orwell americano», Dwight Macdonald (1906-1982) può esser definito un eretico del marxismo. Irrispettoso della disciplina di partito, fu un accanito anti-stalinista che ruppe anche ogni rapporto col trotzkismo. Nemico del progresso scientifico, in cui non vedeva affatto una premessa di liberazione, sosteneva che un’opposizione radicale a questo mondo dovesse fondarsi sulla tensione etica. Diffidando del passo di marcia delle masse, prediligeva i sentieri dell’individuo. 
Nel 1944 fondò la rivista “politics” con l’intento di raccogliere e diffondere le voci di alcuni intellettuali di sinistra fuori dal coro — fra gli altri Paul Goodman, Albert Camus, Nicola Chiaromonte, Simone Weil, Hannah Arendt, Victor Serge. E proprio su questa rivista tra il marzo e il settembre del 1945 furono pubblicati i saggi qui raccolti, autentici testi precursori di quel pensiero critico secondo cui le peggiori atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale — dall’Olocausto alla bomba atomica — non sono state un incidente della Storia, bensì un vero e proprio prodotto della civiltà occidentale. La stessa che impera ancora oggi.

Mazzate ai poveri!

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Mazzate ai poveri!

Charles Baudelaire
M'ero tappato in casa per una quindicina di giorni, seppellendomi in mezzo ai libri, che di quei tempi (sedici o diciassette anni fa) eran di moda; di quei libri dove s'insegna l'arte di rendere i popoli felici, savi, ricchi in ventiquattr'ore. Avevo dunque digerito o, per meglio dire, mandato giù tutte le elucubrazioni di tutti quegli appaltatori della pubblica felicità, tanto di coloro che consigliano i poveri a starsene schiavi, quanto di quegli altri, i quali voglion metter loro in testa che essi sono tanti re detronizzati.
 Non è dunque da fare le meraviglie se io mi trovavo in quei tempi in un certo stato tra la vertigine e la stupidità. 
Mi era parso soltanto di sentire spuntare in un cantuccio remoto del mio intelletto, ma un po' confuso, il germe di un'idea superiore a tutte le formule da donnicciole di cui avevo di fresco sfogliato il dizionario. Però non era che l'idea d'una idea, qualcosa d'infinitamente vago.

Fra i molti

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Fra i molti

 

Mi ricordo che una volta stavo parlando con mio fratello – persona perbene, gran lavoratore, cittadino democratico, rispettoso delle leggi in maniera maniacale. Ad un certo punto lui, sconfortato dalle mie idee, mi disse: «Ho capito. Tu odi i politici, odi i magistrati, odi i poliziotti, odi gli industriali. Insomma, odi tutti quanti. Tutti tranne te». Mi misi a ridere divertito, facendogli notare che non mi ero mai accorto di vivere in una famiglia, e in un paese, e in un mondo, in cui tutti quanti erano politici, magistrati, poliziotti e industriali — tutti tranne me. E poiché da quanto mi risultava egli non apparteneva a nessuna di queste categorie, lo accusai di avermi tenuto nascosto così a lungo quale fosse il suo vero mestiere. Si arrabbiò e mi disse che con me era inutile discutere.
Ogni tanto mi capita di ripensare a quella inutile discussione.

Guerre e Religioni

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Guerre e Religioni

Ego
 
Quando si accenna allo spirito di vendetta e di rappresaglia che nei tempi passati animò tutte le divinità — compresa quella da cui scaturì il mite cristianesimo — non è difficile sentirsi osservare che le divinità erano tali perché il genere umano, uscito da breve tempo dalla sua crisalide animale, non poteva comprendere deità che non avessero partecipato dei suoi sentimenti, dei suoi odi e dei suoi rancori. Come se gli dei, dal momento che a loro si vuol dare attributi sovrannaturali e di esistenze a sé, indipendenti dal cervello dell'uomo, non dovessero reggere l'universo con dei sistemi morali propri ed avviare l'umanità verso il bene e dovessero per essere creduti amati ed ammirati adattarsi alle esigenze della mentalità umana.

È negare ad essi l'indipendenza della loro esistenza e l'attributo dell'eternità, ed è accettarne l'essenza prettamente umana: «l'uomo creò dio».


Una nuova cartografia

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Una nuova cartografia per attaccare il potere

 

«Il diavolo si è installato in un nuovo domicilio. E anche se fossimo incapaci di farlo uscire dal suo rifugio da un giorno all'altro, dobbiamo per lo meno sapere dove si nasconde e dove possiamo stanarlo, per non combatterlo in un angolo in cui non trova più rifugio da molto tempo — e affinché non si prenda gioco di noi nella stanza accanto»
Günther Anders, L'obsolescenza della cattiveria
 
«Come non essere colpiti dalla concomitanza di questa impresa di rastrellamento della foresta mentale con l'annientamento di certe foreste dell'America del Sud con il pretesto di farvi passare delle autostrade?»
Annie Lebrun, Du trop de réalité
 
 
Quando un filosofo cercava di metterci in guardia dall’antiquatezza dell'uomo, derivante dall'industrialismo e dallo sviluppo di tecnologie apocalittiche quali il nucleare, applicava un metodo preciso. Egli praticava una «critica dell'estrapolazione, dell’esagerazione», perché solo così era possibile rendersi conto dell'enormità delle trasformazioni in corso, che superavano ampiamente la nostra capacità di immaginazione.

Vecchi e nuovi padroni

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Vecchi e nuovi padroni

Jan Waclav Makhaïski
 
Da giovane studente nazionalista, il polacco Jan Waclav Makhaïski (1866-1926) è stato prima socialista, poi marxista, infine anarchico. Se lo zarismo punì il suo amore per la libertà con undici anni di galera, la storiografia militante punì la sua critica al «socialismo degli intellettuali» con l’oblio. Makhaïski è stato uno spietato nemico dell’intellighenzia e tutta la sua opera mirava a dimostrare come lo scopo dei partiti rivoluzionari, di qualsiasi colore fosse la loro bandiera, era servire da trampolino da lancio per intellettuali assetati di potere. 
Qui presentiamo uno stralcio da una sua opera apparsa nel 1905, anno della prima rivoluzione russa, in cui Makhaïski ribadisce la propria diffidenza nei confronti di teorie che considerano la rivoluzione non come un obiettivo immediato, ma come il risultato lontano dell’azione degli intellettuali. A finire nel suo mirino è la «scienza socialista», tanto inaccessibile agli sfruttati quanto utile al predominio dei suoi dotti servitori.

•Lettera agli anarchici

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•Lettera agli anarchici

Joaquín Miguel Artal
 
Il 12 aprile 1904, a Barcellona, il capo del governo spagnolo Antoni Maura viene ferito con una pugnalata da un ragazzo di vent’anni. Il suo nome è Joaquín Miguel Artal e con quel gesto intendeva vendicare i contadini di Alcalà del Valle, che nell’estate precedente erano stati torturati per essersi ribellati. Dopo il suo arresto, Artal dichiarò di aver agito da solo. Due mesi dopo, l’11 giugno, verrà condannato a 17 anni di reclusione e inviato alla prigione di Ceuta. Quella che segue è la lettera di saluti inviata agli anarchici e pubblicata da un giornale libertario due settimane dopo la sentenza. Il sole non brillerà più su Artal, il quale non riuscì mai a raggiungere gli anarchici nella lotta contro il potere, come aveva sperato. Morirà infatti nel 1909 per mano degli aguzzini spagnoli.

Aspettando l’ora della vendetta

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Aspettando l’ora della vendetta

 

Il 23 agosto 1927 il più attivo e famigerato boia degli Stati Uniti, Robert G. Elliott, eseguì la sentenza di morte emessa il 9 aprile dello stesso anno dal giudice Webster Thayer contro Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Una potente scarica elettrica mise fine ai giorni dei due anarchici italiani, ma non alla loro vicenda giudiziaria che venne seguita in tutto il mondo da milioni di persone e che continua tutt’oggi a dividere gli storici. Erano colpevoli o innocenti? Furono loro, il 15 aprile 1920, a rapinare e ad uccidere a South Braintree i due impiegati di un calzaturificio che trasportavano il denaro destinato alle buste-paga? Oppure fu uno solo di loro, Sacco, come riportano voci di corridoio degli ambienti anarchici italo-americani? E se a premere il grilletto fossero stati gli uomini della banda di Joe Morelli, specializzata in rapine analoghe, come suggerito da quel Celestino Madeiros la cui confessione non venne presa in considerazione dalla Corte Suprema e che fu giustiziato assieme a Sacco e Vanzetti per un altro delitto? Sono queste le domande che da quasi un secolo si pongono gli adoratori della dea bilanciamunita, i quali preferiscono arrovellarsi con speculazioni del genere pur di non mettere in discussione la loro fede e non affrontare il nodo della questione. Ovvero che la loro divinità non esiste, non è mai esistita, e che — agli occhi dello Stato che ne tramanda ed amministra il culto — Sacco e Vanzetti erano colpevoli al di là di ogni possibile dubbio

Le linee parallele non coincidono

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Le linee parallele non coincidono

Luigi Galleani
 
Noi non facciamo questione di proprietà esosa o meno, di padroni buoni od usurai, di stato paterno od iniquo, di leggi eque od ingiuste, di tribunali imparziali od addomesticati, di gendarmi o di birri caritatevoli o bestiali; noi facciamo questione di proprietà, di stato, di padrone, di governo, di leggi e di tribunali, di gendarmi e di birri e non ne vogliamo di alcuna specie; ed inseguiamo con fervore, con tenacia, con fede una società che sia con tali mostri incompatibile; e, nell'attesa, ne contestiamo e contrastiamo, con tutti i mezzi a nostra disposizione — e la protesta scontiamo spesse volte col sacrificio della libertà, della quiete, degli affetti più cari per lunghi anni o per sempre — la funzione arbitraria ed atroce.

Chiacchiere e distintivo

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Chiacchiere e distintivo

Prima o poi qualcuno la proporrà, una bella legge a livello europeo che impedisca a giudici ancorati ad arcaici arnesi del diritto di intralciare la carriera di ipermoderni magistrati. Altrimenti tutta la fatica di questi ultimi e dei loro sbirri tirapiedi rischia di non dare i frutti auspicati. Come può la Repressione 2.0 perdere il proprio prezioso tempo ad ammirare e rispettare inutili fossili come l’habeas corpus o l’affirmanti incumbit probatio? Già i nomi in latino sono indicativi: una lingua morta non può che esprimere concetti morti. Ma poi, perché mai un giudice dovrebbe convalidare o invalidare un arresto già compiuto? Che spreco di tempo. E perché l’onere della prova dovrebbe spettare a chi accusa? Ah, no! Qui si invertono i ruoli! Ad accusare sono i magistrati, veri e propri galantuomini. Ad arrestare dietro loro ordine sono gli esecutori, tutte persone dabbene. Tutti servitori dello Stato nonché uomini di Legge. Quindi, se costoro se la prendono con qualcuno, un buon motivo ci sarà pure! Spetta all’imputato, sta solo a lui dimostrare la propria innocenza in un'aula di tribunale.

La notte dei morti viventi

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La notte dei morti viventi

 

La sera dello scorso 13 luglio, a Padova, nel corso dello Sherwood Festival 2017, si è tenuto il dibattito «Settantasette. Quarant'anni fa, la rivoluzione qui ed ora». Prevista la partecipazione di alcuni ex partecipanti ad Autonomia Operaia fra i protagonisti di quell'anno scandaloso: Toni Negri (intervenuto attraverso un videomessaggio, che a certe distanze lui ci tiene), Oreste Scalzone, Franco Piperno, Vincenzo Miliucci… A quanto pare si è trattato di un vero e proprio evento che, come suol dirsi, ha attirato il pubblico delle grandi occasioni. Pochi giorni dopo — nella notte tra il 16 e il 17 luglio — la notizia deve essere arrivata fino in Canada, a Toronto, stroncando il celebre regista horror George Romero, il cui cuore non deve aver retto nell'apprendere di questa ennesima manifestazione delle sue apocalittiche visioni.

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