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A costo di provocare irritazioni e disagio, è fondamentale andare in senso contrario. Cessare di accarezzare ciò che ci circonda non solo nei suoi aspetti minimi, ma soprattutto nella sua dimensione generale e globale. Il pensiero ribelle, se isolato in situazioni particolari, rischia di scadere in mero commentario. Intelligente, ma a breve gittata. Per arricchirsi, in qualità come in quantità, occorre abbracciare tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Una sfida faticosa, ma indispensabile.

Contrastare la repressione

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Contrastare la repressione: riflesso condizionato o moto proprio?

Tira una brutta aria, inutile nasconderlo. Talmente brutta che persino fra le anime belle della sinistra serpeggia una certa preoccupazione e si denuncia in maniera sempre più veemente l’instaurazione di un "regime" da parte dell’attuale governo. È vero, a destra non hanno mai dimenticato la propria tradizionale inclinazione per l’olio di ricino e il manganello, ma resta il fatto che repressione, censura e divieti sono il pane quotidiano che ci propina ogni forma di governo, quale esso sia. In realtà, al di là della fazione politica momentaneamente incaricata di amministrarlo, è questo mondo a senso unico ad esigere una vita a senso unico, fatta di un pensiero a senso unico e d’un comportamento a senso unico... in un’autentica coerenza dell’abiezione. Fino alla messa al bando di ogni critica, d’ogni dissenso, d’ogni opposizione, che laddove si verificano vengono puntualmente isolate, circoscritte, calunniate, soffocate, rinchiuse. Basterebbe dare una rapida occhiata a quanto sta accadendo nell’ultimo periodo un po’ in tutta Italia. All’interno del "movimento", indagini, arresti, fermi, perquisizioni, percosse e diffide si stanno sprecando e stanno raggiungendo praticamente chiunque, dalle teste calde a quelle più fredde passando per quelle tiepide. Le porte della prigione si aprono per tutti...

Dietro il progresso, la guerra

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Dietro il progresso, la guerra

Lewis Mumford
 

La generale diffusione dei modi di pensare soldateschi nel diciassettesimo secolo fu, sembra probabile, un grande aiuto psicologico alla diffusione dell'industria meccanica. Confrontato con le caserme, il lavoro delle fabbriche sembra tollerabile e naturale. L'aumento della coscrizione e del servizio militare volontario nel mondo occidentale dopo la rivoluzione francese rese l'esercito e la fabbrica, per quanto riguardava i loro effetti sociali, fattori quasi intercambiabili. E le compiaciute notazioni sulla prima guerra mondiale, che cioè essa fu un'operamene industriale su vasta scala, ha anche un opposto significato: il moderno industrialismo può a buon diritto venire definito come un’operazione bellica su grande scala.

Di che colore è la tua Mesa?

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Di che colore è la tua Mesa?

 

Svanito nel nulla il fantasma collettivo di classe che per un secolo e mezzo si è aggirato per l'Europa (il proletariato), a fare da protagonista delle narrazioni ideologiche odierne è rimasto quello collettivo di nazione: il Popolo. Un Popolo che — come sostenuto da tutte le parti, nessuna esclusa — si sente sempre più oppresso ed umiliato, perennemente sull'orlo di una crisi di nervi. I suoi amici più reazionari si agitano perché lo vedono angariato nel suo lavoro dalle tasse, impedito nel suo benessere dal costo della vita, rovinato nella sua identità dagli immigrati, minacciato nella sua sicurezza dalla criminalità, ostacolato nella sua carriera dalla burocrazia. I suoi amici meno reazionari si agitano perché lo vedono privato del suo lavoro dalle logiche di mercato, impedito nel suo benessere dal costo della vita, colpito nella sua sensibilità dal razzismo, minacciato nel suo ambiente dalle grandi opere, ostacolato nella sua quotidianità dalla burocrazia.

Sul sessismo inclusivo

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Sul sessismo inclusivo

Annick Stevens
 
Si diffonde sempre più l'idea secondo cui, per lottare contro il sessismo e il dominio maschile, occorra introdurre ovunque la scrittura inclusiva, ovvero scrivere nomi ed aggettivi al plurale coi segni grammaticali congiunti maschili e femminili. Vorrei che si riflettesse senza pregiudizi sulla fondatezza di questa pratica e dei suoi effetti.

A prima vista sembra ovvio che menzionando sistematicamente i due generi grammaticali si evita di escludere o discriminare uno dei due sessi. Tuttavia, rispetto alla pratica ereditata che consiste nel designare con un solo termine al plurale tutte le persone a cui si fa riferimento, la scrittura inclusiva introduce una dicotomia persino nei gruppi misti in cui la differenza sessuale non è rilevante. Considerata da questo punto di vista, è la pratica ereditata ad essere inclusiva e la contrapposizione binaria a risultare esclusiva.


Un plagio ultra-scientifico

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Un plagio ultra-scientifico

Warlaam Tcherkesoff 

 

Principi del Socialismo; Manifesto della democrazia nel diciannovesimo secolo, Victor Considerant, II edizione, 1847, Parigi

Manifesto del Partito comunista, Karl Marx e Friedrich Engels, 1848

 

«Ciò che si deve attaccare, sono i capi egoisti e gli organi ciechi che guidano e sfruttano i partiti,

sforzandosi di ritenerli entro idee strette ed esclusive, e in istato d'ostilità, per dominarli meglio».

Victor Considerant

 

 

In uno dei miei articoli in cui trattavo della teoria del valore basata sul lavoro (Temps nouveaux, n.16 e 17, 1897), ho dimostrato con numerose citazioni che la pretesa di Marx reclamante la paternità di questa teoria, esposta così ammirabilmente da Adam Smith giusto un secolo prima della pubblicazione del Capitale, non era molto «scientifica».

Altrettanto si dica dell'affermazione fatta da Engels e ripetuta in tutte le pubblicazioni sociali-democratiche da tutti i pretenziosi «scientifici», cioè che il plus-valore definito da Sismondi, esposto da W. Thompson (1824), adottato da Proudhon nel 1845, fosse pure stato scoperto da Marx...

Smarriti tra gli specchi

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Smarriti tra gli specchi

 
«I nostri nemici disegnano il nostro volto.
Questa verità spaventa»
 
In linea di massima, ciò che siamo ha ben poco di spontaneo e naturale. È anzitutto il risultato del secolare condizionamento imposto dall’organizzazione sociale dominante. La società in cui viviamo — autoritaria, capitalista, tecno-industriale — produce le persone di cui ha bisogno. Ne progetta il modello, le fabbrica in serie, ne formatta la mentalità, concedendo tutt’al più una diversificazione di tonalità (purché registrata). Lo scopo è quello di produrre il genere di persona di cui questa società ha bisogno per funzionare, ovvero il cittadino sottomesso, conformista, che crede ai miti necessari allo Stato («democrazia», «lavoro», «progresso»).
Ma poiché a nessuno piace considerarsi un automa, tutti credono di esseri autonomi.

Pronto, Pronto?

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Pronto, Pronto?

Per affrontare l'argomento complesso quanto sconsolante che viene spesso definito «perdita del linguaggio», forse potremmo partire da qualche esempio. Sebbene molto utilizzato, non sempre è il modo più onesto di procedere. Nello scegliere gli esempi, infatti, si può facilmente falsare il ragionamento o magari portare il lettore o l'interlocutore a conclusioni già preesistenti nella mente di chi scrive o parla. Partire dall'esempio, da ciò che comunemente viene chiamato «un fatto», sottolinea il più delle volte una deduzione logica che cammina su un solo piede: si sceglie il «fatto» per arrivare più facilmente ad una conclusione. Ma il ragionamento diventerebbe monco se un altro «fatto» venisse preso come punto di partenza. Da notare che le discussioni o i dialoghi girano spesso a vuoto proprio a causa di tali procedimenti: viene sollevato un fatto per «provare» una tesi, un altro viene sollevato per contestarla, e così via… Alla fine, la discussione ristagna perché non riesce ad andare oltre, verso un dialogo reciproco sulle idee, cosa ben diversa da un duello di fatti, sempre interpretabili e re-interpretabili a volontà, con l’ausilio delle acrobazie del linguaggio.

Cazzari

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Cazzari

«Ho scordato la mia razza. Ho lasciato un Paese in fiamme. Ho scritto l'Odissea. Ho sfidato Amleto in duello. Ho sbancato la Borsa di Tokyo. Ho esplorato pianeti lontani ed ho conquistato Silicon Valley. Ho cancellato il debito del Terzo Mondo. Ho diretto una multinazionale. Sono sceso in piazza a Seattle. Mi sono innamorato di una immigrata clandestina. Sono tornato bambino per cominciare daccapo. Ho fatto un film dove vincono gli indiani. Ho combattuto con i Maori, e nel nemico ho visto me stesso. Ho costruito imperi tecnologici. Ho visto me stesso in migliaia di mondi. E più cose ho visto, più cose sono diventato. Sono diventato milioni di persone che sono Internet assieme a me».
 
Sono trascorsi quasi vent'anni da quando queste parole uscivano in continuazione da tutti gli schermi del paese. L'alba del nuovo millennio aveva trovato il suo mantra. Il tono secco, declamatorio, ipnotico — vi rammenta qualcosa? — accompagnava un alternarsi di immagini (un santone, un poliziotto, un uomo d'affari, un astronauta, un pastore).

Il Sole e gli avvoltoi

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Il Sole e gli avvoltoi

Che la «vita urgente» di certi anarchici finisca col diventare l'investimento prorogabile di certi autoritari, per lo più scrittori, non è purtroppo una novità. Finché sono in vita, i primi possono e sanno difendersi da soli dai secondi. Ma dopo la loro morte, quando attorno alle loro spoglie inizieranno a volteggiare gli avvoltoi, chi mai li difenderà? Chi, se non i loro stessi compagni?
Martín Caparrós è l'avvoltoio che da anni banchetta sui resti di Soledad Rosas ed Edoardo Massari, i due anarchici suicidati dallo Stato italiano nel 1998. Sulla loro vicenda ha scritto un libro, pubblicato in Argentina nel 2003. Da questo libro l'industria cinematografica ha deciso di trarre un film, la cui regia è stata affidata niente meno che alla figlia del presidente della Repubblica argentina. Ma le riprese del film stanno subendo notevoli ritardi. Alla vista degli avvoltoi, c'è sempre qualcuno che mette mano ai sassi. Ora, in occasione del ventennale di quella tragedia, questo libro conosce anche la prima edizione italiana, per i tipi dell'Einaudi. Ed i sassi continuano a volare.
Cosa che non può che farci piacere, giacché certe memorie vanno coltivate. Ma coltivate fino in fondo, senza lasciare qualche scheletro scomodo in fondo all’armadio. Fra lo stormo di avvoltoi, non è sufficiente prendere di mira l'esemplare più grosso e appariscente. Bisogna puntare anche su quelli minori che lo accompagnano e lo aiutano nel suo necrofilo affare. Se nel presente si tratta di troupe cinematografiche ed editori, nel passato si è trattato di anarchici. Perché all'epoca Caparrós non si era affatto infiltrato fra gli anarchici, sfruttando la loro buona fede per carpire materiale riservato. No, da alcuni è stato accompagnato ed aiutato, in piena consapevolezza, per calcolo politico. E da questi alcuni, che hanno accarezzato per lungo tempo l'idea di pubblicare loro stessi questo infame libro, è stato difeso.
Per farla finita con le comode rimozioni e le nauseabonde ipocrisie, ripubblichiamo quindi un testo collettivo redatto all’inizio di dicembre del 2003.

Ciò che non ha prezzo

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Ciò che non ha prezzo

Annie Le Brun
 
È giunto il tempo in cui le catastrofi umane si aggiungono alle catastrofi naturali nella cancellazione di ogni orizzonte. E la prima conseguenza di questo catastrofico raddoppio è che, col pretesto di circoscriverne i danni reali e simbolici, si tralascia di guardare oltre e di vedere verso quale abisso stiamo avanzando con sempre maggiore certezza.
Ulteriore esempio che tutto è collegato, anche se l'attuale precipitare di avvenimenti rende sempre più indistinguibili gli effetti dalle cause. Il che va di pari passo con l'aggravarsi di quella «troppa realtà» che evocavo già diciotto anni fa, come conseguenza di una mercificazione delirante, inseparabile dallo sviluppo informatico...

Che giri il vento!

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Che giri il vento!

«L’eolico industriale non è altro che la prosecuzione della società industriale con altri mezzi. In altre parole, una critica pertinente dell'elettricità e dell'energia in generale non può che essere la critica di una società per la quale la produzione di massa di energia è una necessità vitale. Il resto è solo un'illusione: un'approvazione mascherata della situazione attuale, che contribuisce a mantenere nei suoi aspetti essenziali»

Le vent nous porte sur le système, 2009
 
Una notte di tempesta. Le scariche elettriche illuminano il cielo mentre i fulmini sembrano annunciare la fine del mondo. Se non è arrivata il 1° giugno 2018 a Marsanne (Drôme), quella notte è comunque successo qualcosa, o meglio due cose, che hanno finito per incontrare un destino insperato: due turbine eoliche sono state attaccate. Una si è incendiata completamente, la seconda è rimasta danneggiata. Le pandora indispettite e il gruppo RES non hanno potuto che constatare le tracce di effrazione sulle due porte di accesso alle colonne giganti, su cui sono appollaiate la turbina e le ali di questi mostri industriali di energia rinnovabile. Due in meno, tra le migliaia impiantate in Francia nel corso dell'ultimo decennio. O meglio tre, se contiamo l’incendio di quella dell'altopiano di Aumelas, non lontano da Saint-Pargoire (Hérault), quattro giorni dopo, per una di quelle coincidenze temporali che a volte fa la cosa giusta.

Meglio streghe che strateghe

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Meglio streghe che strateghe

A quanto pare il femminismo militante sta tornando in auge. Sulla carta, perlomeno. Fosse avvenuto alcuni anni fa, avrebbe magari fatto da profilassi o almeno da antidoto a quella putredine di movimento che ci ha avvelenato prima con un opuscolo contro l'aborto (scritto da una donna e pubblicato da una casa editrice anarchica) e poi con uno stupro di gruppo (all'interno di una sede antifascista), secrezioni che hanno conosciuto entrambe l'indifferenza attiva di più kompagni e kompagne.
Comparendo solo oggi, si limita per ora a lasciar intendere di fare domani ciò che non si è stati in grado di fare ieri. Quando l’intenzione è buona, la coscienza è salva.
Ma l’intenzione, è davvero buona? Me lo domando. Ho davanti agli occhi...

Distruggere la Civiltà, distruggere la Natura

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Distruggere la Civiltà, distruggere la Natura

(Tesi sulla decivilizzazione e sul diventare pericolosi)

Wolfi Landstreicher
 
Uno dei pregiudizi più nocivi e diffusi dei nostri tempi è la fede nella Natura in quanto entità unificata separata, persino opposta, dall’Umanità (anch’essa percepita come entità unificata). Nel contesto di questa dottrina, quel che è specificatamente Umano — generato dall’attività umana consapevole — viene chiamato Artificiale in contrapposizione al Naturale.
 

Dell'irregolarità: fra analisi e desiderio

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Dell'irregolarità: fra analisi e desiderio

Black Mamba
 
«Non il semplice amore per una persona, ma l'istinto animale, il desiderio indifferenziato, nudo e crudo. 
Era questa la forza che avrebbe mandato il Partito in pezzi» 
George Orwell, 1984
 
Spesso quando sentiamo la calma regnare, ci si dà un gran da fare per cercare di imbastire l’analisi della situazione. Si entra in quell’ordine del discorso che recita: manca l’analisi della realtà, manca studiare quello che succede intorno a noi. E chi non sarebbe d’accordo con questo principio? Per attaccare un mondo che ci inorridisce, sapere cosa crea il disgusto è questione alquanto saggia. Già, la saggezza, che fa rima con la stantia autorevolezza: eterna nemica storica di ogni salto nel vuoto, del gusto dell’ignoto, dell’assaporare la possibilità di andare al di là del muro di cinta della rassegnazione.
Gli autorevoli saggi, dandosi in modo accademico al post (post-industriale, post-modernità, post-capitalismo, ecc...) del tutto, cercano di trovare il punto centrale di questa esistenza priva di senso.

Anarchismo e identità

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A proposito di anarchismo e (crisi di) identità

 
Un testo intitolato “Contro” l'anarchismo. Un contributo al dibattito sulle identità, già apparso lo scorso novembre in Spagna sul periodico Solidaridad Obrera (organo ufficiale della CNT), è stato da poco tradotto in francese e pubblicato sul sito lundi.am (organo non ufficiale del Comitato Invisibile). Questa fin troppo plateale corrispondenza di politicosi sensi fra sindacalisti libertari spagnoli ed intellettuali blanquisti francesi, entrambi bramosi di organizzare gli altri, ci sembra troppo interessante e troppo interessata per essere ignorata. Difficile imbattersi in una più ipocrita lezione impartita a chi non trova posto in questo mondo. 
Abbiamo così pensato bene di rendere pubblico anche qui in Italia questo imbarazzante testo. E abbiamo pensato male di farlo seguire da un nostro imbarazzato contributo.

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