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A costo di provocare irritazioni e disagio, è fondamentale andare in senso contrario. Cessare di accarezzare ciò che ci circonda non solo nei suoi aspetti minimi, ma soprattutto nella sua dimensione generale e globale. Il pensiero ribelle, se isolato in situazioni particolari, rischia di scadere in mero commentario. Intelligente, ma a breve gittata. Per arricchirsi, in qualità come in quantità, occorre abbracciare tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Una sfida faticosa, ma indispensabile.

Distruggere la Civiltà, distruggere la Natura

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Distruggere la Civiltà, distruggere la Natura

(Tesi sulla decivilizzazione e sul diventare pericolosi)

Wolfi Landstreicher
 
Uno dei pregiudizi più nocivi e diffusi dei nostri tempi è la fede nella Natura in quanto entità unificata separata, persino opposta, dall’Umanità (anch’essa percepita come entità unificata). Nel contesto di questa dottrina, quel che è specificatamente Umano — generato dall’attività umana consapevole — viene chiamato Artificiale in contrapposizione al Naturale.
 

Dell'irregolarità: fra analisi e desiderio

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Dell'irregolarità: fra analisi e desiderio

Black Mamba
 
«Non il semplice amore per una persona, ma l'istinto animale, il desiderio indifferenziato, nudo e crudo. 
Era questa la forza che avrebbe mandato il Partito in pezzi» 
George Orwell, 1984
 
Spesso quando sentiamo la calma regnare, ci si dà un gran da fare per cercare di imbastire l’analisi della situazione. Si entra in quell’ordine del discorso che recita: manca l’analisi della realtà, manca studiare quello che succede intorno a noi. E chi non sarebbe d’accordo con questo principio? Per attaccare un mondo che ci inorridisce, sapere cosa crea il disgusto è questione alquanto saggia. Già, la saggezza, che fa rima con la stantia autorevolezza: eterna nemica storica di ogni salto nel vuoto, del gusto dell’ignoto, dell’assaporare la possibilità di andare al di là del muro di cinta della rassegnazione.
Gli autorevoli saggi, dandosi in modo accademico al post (post-industriale, post-modernità, post-capitalismo, ecc...) del tutto, cercano di trovare il punto centrale di questa esistenza priva di senso.

Anarchismo e identità

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A proposito di anarchismo e (crisi di) identità

 
Un testo intitolato “Contro” l'anarchismo. Un contributo al dibattito sulle identità, già apparso lo scorso novembre in Spagna sul periodico Solidaridad Obrera (organo ufficiale della CNT), è stato da poco tradotto in francese e pubblicato sul sito lundi.am (organo non ufficiale del Comitato Invisibile). Questa fin troppo plateale corrispondenza di politicosi sensi fra sindacalisti libertari spagnoli ed intellettuali blanquisti francesi, entrambi bramosi di organizzare gli altri, ci sembra troppo interessante e troppo interessata per essere ignorata. Difficile imbattersi in una più ipocrita lezione impartita a chi non trova posto in questo mondo. 
Abbiamo così pensato bene di rendere pubblico anche qui in Italia questo imbarazzante testo. E abbiamo pensato male di farlo seguire da un nostro imbarazzato contributo.

Ricominciare

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Ricominciare

Ricominciare, sempre. È il destino, che può apparire alquanto tragico, di tutti coloro che sono in guerra contro questo mondo di infiniti orrori. Lungo la via alcuni cadono sotto i colpi, altri non resistono alle sirene che invitano a rassegnarsi e a rientrare nei ranghi, cioè a cambiare bandiera una volta per tutte. Gli altri, quelle e quelli che insistono a battersi fra alti e bassi, devono ogni volta ritrovare forza e determinazione per ricominciare. Eppure, a ben pensarci, la tragedia non è quella di ricominciare, di ripartire da zero, ma di abbandonare e di tradire se stessi. La coscienza, sempre individuale, può essere un fardello pesante da portare, e diventa crudele quando la si tradisce senza disporre di sufficienti anestetici. Perché questo mondo non ne è privo, e li distilla pure a volontà. Una piccola carriera alternativa in proprio, qualche domenica alla scoperta di un parco naturale, un progetto umanitario o culturale, o magari droghe decisamente più pesanti: schermi di ogni tipo, realtà e socialità virtuali, abbrutimento totale. No, un simile destino ci spaventa assai più di qualsiasi sofferenza, di qualsiasi difficoltà legata all’impossibilità di distruggere l'autorità.

Una nuova shibboleth?

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Una nuova shibboleth?

(o: tutto ciò che può nascondersi dietro il dibattito sull’antisemitismo)

Jean-Pierre Baudet
 
È possibile rendersene conto, è possibile rimuoverlo: gli europei quali siamo vivono un'epoca che minaccia di rimettere il nazionalsocialismo all'ordine del giorno. Per decenni sembrava fosse stato messo al bando per sempre, tanto più che si supponeva si fosse affacciato nella storia solo grazie a circostanze uniche ed aleatorie. Era consuetudine pensare che simili movimenti non avrebbero potuto avere successo senza la prima guerra mondiale, senza le successive misure d'eccezione, senza il nazionalismo e lo spirito di rivalsa, senza la crisi economica mondiale e senza la politica di creare occupazione con l'industria bellica. E, ovviamente, senza un antisemitismo diventato argomento prioritario fino ad assumere dimensioni di massa. Definire qualcuno fascista appariva il più delle volte l'uso di una metafora esagerata o imprudente, il riflesso condizionato e involontario di persone di sinistra che, per considerarsi sovversive, dovevano usare dei rimproveri altrettanto automatizzati, ridotti a stereotipi.
Tutto questo è finito.

Fare e disfare...

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Fare e disfare, comporre e scomporre

Nando (alla) De Riva 
 
«Il pericolo è nell’istante che precede il salto, sapersi mantenere su questa cresta vertiginosa, 
ecco l’onestà: il resto è sotterfugio» 
Albert Camus 
 
Abbattere ogni chiesa 
 
La libertà non bisogna solo volerla. Saperla affrontare è questione tutt’altro che risolta, anzi questione dove una risoluzione non può esserci.

Oggi possiamo partire e sperimentare la meravigliosa idea di sovvertire l’esistente, per provare ad impattare contro l’assurdo. Ribelli che si dimenano in una zattera senza destino, la cui rotta è aperta a tutte le possibilità. Per andare contro ogni autorità e le sue relazioni obbligate e mercificate. 
Nessuna chiesa potrà suonare le campane della fuoriuscita dal ghetto. Anche le chiese anarchiche. 

Non aggiustate ciò che vi distrugge

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Non aggiustate ciò che vi distrugge

Pamphlet per il buon vivere

 
1.
La politica non può creare alternative. Il suo scopo non è quello di aiutarci a realizzare le nostre possibilità e capacità: attraverso la politica, facciamo solo valere gli interessi legati al nostro ruolo all'interno dell’ordine esistente. La politica è un programma borghese. Ogni suo passo ed ogni sua azione fa sempre riferimento allo Stato e al mercato. La politica è l'animatrice della società, il suo medium è il denaro. Le regole a cui obbedisce sono simili a quelle del mercato. Da una parte come dall'altra, al centro c'è la pubblicità; da una parte come dall'altra, il punto è la valorizzazione e le sue condizioni necessarie.

L’amore senza nome

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L’amore senza nome: una confessione

Sagitta [John Henry Mackay]
 
Dal 1906 al 1913 apparvero in Germania sei testi che costituiscono «la prima deliberata e consapevole campagna dei tempi moderni per ottenere la pubblica comprensione dell'amore fra un uomo e un ragazzo». Scritti in diverse forme letterarie (dal pamphlet al romanzo, dalla poesia all'atto teatrale), diffusi dietro sottoscrizione o invio di copie omaggio, e firmati da un misterioso Sagitta, questi testi pur nella loro diversità compongono ciò che l'autore — rifiutando tutti i termini medici, legali e moralistici — definì I libri dell'amore senza nome. Il tentativo di Sagitta di dare luce ad un amore considerato dall'intera società una ignobile perversione venne snobbato dal pubblico e perseguitato dalle autorità. Il 12 marzo 1908 la polizia sequestrò i primi tre libri ed il 6 ottobre 1909 un tribunale tedesco, pur riconoscendone i meriti artistici, ne ordinò la distruzione, condannando ad una multa l'editore che si era rifiutato di rivelare il vero nome dell'autore. La raccolta de I libri dell'amore senza nome fu stampata nel 1924 e due anni dopo Sagitta pubblicherà un altro libro sull'argomento, un romanzo sui ragazzi di vita nella Berlino degli anni Venti. Dietro allo pseudonimo di Sagitta c'era John Henry Mackay (1864-1933), poeta, scrittore, biografo di Max Stirner, nonché anarchico individualista. Quella che segue è la traduzione, condotta sulla versione inglese, del primo dei Libri dell'amore senza nome.

Il transumanesimo come regressione

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Il transumanesimo come regressione

O. R.
All'inizio del XVII secolo Cervantes, nel primo romanzo moderno Don Chisciotte, ha dato forma a un personaggio talmente imbevuto di storie cavalleresche da apprendere la realtà attraverso esse, il che gli procurò non poche delusioni. Nel XIX secolo, Flaubert ha raccontato una storia analoga: al posto di Don Chisciotte che percorreva la Spagna, Madame Bovary nella campagna normanna; al posto delle storie di cavalleria che hanno fuorviato la mente di Don Chisciotte, i romanzi d'amore stile trovatore che hanno fatto smarrire Emma. Anche qui il confronto con la realtà è doloroso. Può darsi che nel ventunesimo secolo occorra scrivere la storia di un essere infarcito di propaganda transumanista, e sconfortato per non trovare negli impianti, nelle protesi, nelle aggiunte e in altre interfacce corpo-macchina la realizzazione e l'incanto che gli erano stati preconizzati e che si era ripromesso di ottenere.

L'imperio della tecnocrazia

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L'imperio della tecnocrazia

André Prudhommeaux

La grande idea della fine del XIX secolo, l'idea del governo della Scienza — così cara ad Auguste Comte, Ernest Renan e Marcelin Berthelot — è saggiamente tramontata e non evoca più che qualche tenero sorriso. Gli uomini di buon senso sanno oggi che se vi è un'etica della Scienza non vi è affatto una scienza dell'Etica. Un postulato morale che è, non permette di dedurre ciò che deve essere. Pretendere di derivare una norma di condotta da un semplice giudizio di realtà, è giocare con la logica. Il mondo conoscibile non fissa nessun scopo alla coscienza umana: accade, invece, proprio il contrario. Tuttavia molti uomini si preoccupano dell'idea di fondare l'ordine della città sul credo personale, provvisorio e riconosciuto come tale, mentre esistono un'infinità di tali credo possibili e l'autorità costituita di ogni società chiusa è irrimediabilmente scossa dalla libertà di scelta che presuppone la tolleranza, di pensiero e d'azione, nei confronti di esperienze volontarie e molteplici.

L’ideologia del lavoro

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L’ideologia del lavoro

P. Mendès [Jacques Ellul]

Prima di qualsiasi ricerca o riflessione sul lavoro nella nostra società, bisogna rendersi conto che in essa tutto è dominato dall'ideologia del lavoro. In quasi tutte le società tradizionali, il lavoro non è considerato né un bene né l’attività principale. Il valore eminente del lavoro appare nel mondo occidentale nel XVII secolo, in Inghilterra, in Olanda, poi in Francia e si sviluppa in questi tre paesi contemporaneamente alla crescita economica. Come si spiega, all’inizio, la trasformazione mentale e morale che consiste nel passare dal lavoro come pena, punizione, o inevitabile necessità, al lavoro come valore e bene? Occorre constatare che questa reinterpretazione che ha portato all’ideologia del lavoro si verifica con la convergenza di quattro fatti che modificano la società occidentale.

Agli adoratori della scienza

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Agli adoratori della scienza

André Prudhommeaux

Io sono convinto che l'atteggiamento religioso e l'atteggiamento scientifico davanti allo stesso fenomeno, siano incompatibili – ma ciò è un'altra cosa. Davanti a quel fenomeno, l'atteggiamento scientifico è quello dell'indagatore; paziente perché non vuole trascurare nessun fatto e vuol ricominciare cento volte la stessa indagine. Colui che si inorgoglisce di conquiste definitive, colui che immagina di avere «esaurito», «risolto», «definito» il quesito, anche il più semplice in apparenza, colui che si dice uno «scienziato» è in realtà un credente dogmatico, un a-priorista, che si fa profeta, prete o papa d'una religione, d'una scienza, ma che, nello spirito di certezza che pretende di avere o che si dà, non ha niente dell'atteggiamento scientifico.
Ma, in fondo, che cos'è la Scienza, di cui si parla come d'un insieme compatto di leggi riconosciute?

Il problema della libertà

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Il problema della libertà

Gigi Damiani

Uno dei tanti testi dimenticati del movimento anarchico, seppellito sotto la polvere degli archivi ed ignorato da chi ha occhi solo per i “classici”. Pubblicate sotto forma di opuscolo nel 1924 (ovvero pochi anni dopo il declino dell’ondata rivoluzionaria nota come Biennio Rosso e subito dopo l’ascesa al potere del fascismo), scritte dal redattore del settimanale Fede (uno dei pochi anarchici “organizzatori” stimato da molti anarchici “autonomi”), queste riflessioni possono dare ancora oggi il proprio contributo. La loro critica a un possibilismo sempre pronto a giurare sul «miracolismo» determinista e la loro sollecitazione a riscoprire il volontarismo e la forza delle proprie idee, infatti, appariranno antiquate solo a chi è soddisfatto di sguazzare nella miseria del presente sublimata dalla retorica mitopoietica. Lo stile di queste riflessioni sarà pure desueto ma, paradossalmente, l’odierna assenza di ogni prospettiva rivoluzionaria rende queste considerazioni scritte, piuttosto che superate, ancora più urgenti.

Servitù e simulacro

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Servitù e simulacro

Jordi Vidal

Il post-modernismo appare simultaneamente come la pseudo-critica e la cattiva coscienza mediatica d’un potere di classe che tende a ridefinire tutte le poste sociali in gioco in termini di normalità e di religione, di derealizzazione e di pauperizzazione, di feudalesimo e di ipercapitalismo. Il suo discorso, che riduce l’essere umano a una indifferenziazione priva di storia, è subordinato alla messa in atto di una tecnoscienza che conduce irreversibilmente a forme sofisticate di eugenismo. L’amara vittoria del post-modernismo conferma l’oscillazione della società dello spettacolo in società del caos. In quanto simulacro culturale, il post-modernismo ha preso in prestito discorsi e atteggiamenti della sinistra e dell’estrema sinistra per giungere ad elaborare un progetto politico che coniuga e confonde, senza contraddizione possibile, il liberale, il libertario, il fanatico e il mediatico. Questa riduzione di tutta l’esistenza sociale ai soli valori del dominio segna la sua prima vittoria.

«Per un piatto di lenticchie ministeriali...»

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«Per un piatto di lenticchie ministeriali...»

Nestor Romero

Nel calendario delle ricorrenze, il 4 novembre non è una data funesta solo perché i massacratori in divisa celebrano qui in Italia i loro eserciti. Se il 4 novembre 1918 entrò in vigore l’armistizio tra un governo italiano alleato della vittoriosa Intesa ed uno sconfitto impero austro-ungarico, il 4 novembre 1936 a Barcellona — in piena rivoluzione spagnola — vide l’ingresso di anarchici nel governo repubblicano. Proprio nel momento in cui gli acerrimi nemici dello Stato erano più vicini alla realizzazione delle loro idee, i più «autorevoli» fra loro le tradivano e le abbandonavano, capitolando davanti alle sempiterne esigenze strategiche del momento. Da allora questa tragedia si è ripetuta innumerevoli volte sotto forma di farsa, come se quella esperienza non avesse lasciato alcun insegnamento. All’esca del pubblico riconoscimento continuano ad abboccare molteplici schiere di sovversivi, oggi ancor più di ieri.

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