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A costo di provocare irritazioni e disagio, è fondamentale andare in senso contrario. Cessare di accarezzare ciò che ci circonda non solo nei suoi aspetti minimi, ma soprattutto nella sua dimensione generale e globale. Il pensiero ribelle, se isolato in situazioni particolari, rischia di scadere in mero commentario. Intelligente, ma a breve gittata. Per arricchirsi, in qualità come in quantità, occorre abbracciare tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Una sfida faticosa, ma indispensabile.

Denaro e Logos

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Denaro e Logos

M.D.P.

L’invenzione della moneta ha svolto un’azione rivoluzionaria su tutta una serie di piani, accelerando un processo sociale di cui essa stessa era uno degli effetti fondamentali: lo sviluppo, nell’economia greca, di un settore commerciale marittimo estendentesi anche a prodotti di consumo corrente, e la creazione di un nuovo tipo di ricchezza radicalmente differente dalla ricchezza in terre e di una nuova classe di ricchi, la cui azione è stata decisiva nella ristrutturazione sociale e politica della città. Nascono una nuova mentalità e una nuova morale. Tutta l’immagine tradizionale dell’eccellenza umana dovuta a nobiltà di stirpe e virtù guerriere è messa in discussione è più tardi distrutta dal potere del denaro. La moneta è diventata un segno sociale di valore: essa dà prestigio e potere. Sorta come un artifizio umano atto a garantire la comodità degli scambi tra popoli commercianti, la moneta stabilisce tra valori d’uso che sono in se stessi qualitativamente diversi, un comune denominatore e una comune misura. Le merci per poter essere scambiate devono essere paragonate tra loro, devono essere rese equivalenti l’una all’altra mediante un processo di astrazione che trascura la diversità per ricercare l’uniformità, per ricercare quell’elemento quantitativo ed astratto che è il valore di scambio. Ogni merce è simile ad ogni altra; così un uomo vale un altro purché possieda la medesima quantità di denaro. La legge scritta ribadisce, nel suo processo di astrazione, il processo di quantificazione instaurato dalla circolazione del denaro: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge come di fronte al denaro; tutti possono accedere alla cosa pubblica e al governo della città, con i poteri proporzionali al loro censo, e tutti possono acquisire ricchezze mediante la tesaurizzazione, il commercio e la speculazione, indipendentemente dalla famiglia di appartenenza, dalla religione degli avi e dai costumi della stirpe.

Abbasso il proletariato

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Abbasso il proletariato

La servitù accettata

Il più grande ostacolo all'emancipazione del proletario risiede in se stesso. Il vero disastro per l'operaio è la sua arrendevolezza nei confronti della propria miseria, il suo modo di adattarsi e consolarsi della propria impotenza. Eppure l'esperienza gli ha ben insegnato che non può attendersi nulla dal sistema che l'opprime e che non potrà uscirne senza lottare. Ma preferisce continuare a sfogarsi a vuoto e a rivestire la propria passività di apparente collera.
Il fatalismo e la rassegnazione dominano nei ranghi operai. È chiaro, ci saranno sempre i padroni, che del resto ci sono sempre stati; non c'è granché da sperare quando si è nati dalla parte sbagliata della barricata. Certo, capita che il proletario si irriti e non accetti più una situazione che giudica insopportabile. Ma lo fa per mettere a punto un piano d'azione? No! Non potendo raggiungere quelli che prosperano alle sue spalle, scarica il proprio risentimento su quelli che incontra all'angolo della strada; sui piccoli malavitosi, sugli arabi e gli altri stranieri. Gli sembra quasi di mantenerli. Per le stesse ragioni ce l'ha con la sua donna e i suoi figli, se non gli danno le soddisfazioni che si aspetta e non compensano il suo sentimento di inferiorità sociale con un matrimonio impeccabile e buoni risultati scolastici. L'impiegato si smarcherà con orgoglio dall'operaio che s'insudicia le mani e in cambio sarà disprezzato come un parassita imbrattacarte. Il sindacalizzato si sentirà superiore a chi non lo è ancora ma a cui deve provvedere a far acquisire una coscienza. In cambio gli offrirà un facile argomento di battute.

Organizzazione informale

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Organizzazione informale

Alfredo M. Bonanno

I gruppi di affinità e i compagni che si riconoscono in un’area progettuale di natura informale sono insieme di fatto e non certo per l’adesione ad un programma fissato in un congresso. Il progetto in cui si riconoscono è realizzato da loro stessi, dalle loro analisi e dalle loro azioni. Può trovare occasionale punto di riferimento in un giornale o in una serie di riunioni, ma ciò solo per facilitare le cose, mentre non ha nulla a che vedere con congressi o altre faccende del genere.
I compagni che si riconoscono in un’organizzazione informale ne fanno automaticamente parte. Si tengono in contatto con gli altri compagni, tramite il giornale o tramite altri mezzi, ma, quel che è più importante, si tengono in contatto partecipando alle diverse azioni, manifestazioni, incontri, ecc. che, di volta in volta, si realizzano. Il punto centrale di verifica e di approfondimento è dato dal vedersi in momenti di lotta che, all’inizio, possono anche essere semplicemente momenti di verifica teorica per poi diventare altro.

Inattualità sulla droga

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Inattualità sulla droga

Alfredo M. Bonanno

Ci sono almeno due modi di fare letteratura. Quello negativo e quello positivo. Si può stridere fin che si vuole sulle corde del proprio violino, senza con ciò riuscire a fare passare per musica quello che ne viene fuori. Ma anche un ottimo rifinitore manuale degli spartiti dei grandi maestri potrebbe non essere un vero e proprio musicista, e di regola è proprio così. Ne deriva che non bisogna tanto fare attenzione a come le cose si dicono, quanto a quello che si dice.
Sulla droga si sviolina come su tante altre cose. Ognuno a suo modo, anche se con scopi diversi. C’è chi parla con aria di sufficienza, anche se in fondo ne sa solo per sentito dire. Questa scienza gli proviene dall’esperienza degli altri, una vicenda “esterna”, ha guardato vicende che non possono essere le proprie, ha raccolto “testimonianze” che sono segnali e non realtà. Che poi si ponga nei riguardi di questi fatti con atteggiamento permissivo e tollerante, o suggerisca apocalittici provvedimenti, a mio avviso, la cosa cambia solo di poco.

Con le spalle al muro

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Con le spalle al muro

L’Insomniaque
 
L’occhio del padrone
La prigione moderna prende sempre di più a prestito dalle «norme di vita» della società civile. Lavoro salariato e tempo libero, sport e, da poco, parlatori «coniugali» si sono installati durevolmente nel microcosmo penitenziario, come altrettante carote di cui fa uso l’amministrazione — d’altronde sempre pronta a brandire il suo duro bastone: torrette d’osservazione, manganelli, galera.

Elogio della divisa

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Elogio della divisa

AMB

Meglio che non ci rubino niente: almeno

così non si avranno guai con la polizia.

Karl Kraus

 

Senza la polizia niente Stato. Se per i teorici della democrazia quest’ultima è il punto di arrivo della massima estensione possibile della mia libertà di fronte al rispetto per la libertà concretamente identificabile degli altri, questo punto di arrivo porta i contrassegni del poliziotto.
Non c’è figura istituzionale dello Stato, dal presidente della Repubblica all’ultimo vigile urbano di uno sconosciuto paesetto, che non comprenda in sé, avvolto nella carta trasparente delle chiacchiere ideologiche, l’autorità del poliziotto. Ciò è chiaro riflettendo sulla protezione legale, via via sempre più sfumata ma mai inesistente, di cui queste figure godono. Non posso sbeffeggiare né il presidente della Repubblica né il più rimbambito dei vigili urbani senza trovarmi ad affrontare un giudizio in tribunale in base a un articolo del codice penale.

La legge è sacra

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La legge è sacra e chi la viola è un delinquente

Max Stirner

Lo Stato migliore sarà evidentemente quello che ha i cittadini più ligi e quanto più il rispetto per la legalità va perduto, tanto più lo Stato, questo sistema dell’eticità, questa vita etica stessa, ne risulta diminuito nella sua forza e nel suo valore. Insieme ai “bravi cittadini” perisce anche lo Stato buono, dissolvendosi in anarchia e illegalità. “Attenzione alla legge!”. Da questo cemento viene tenuta insieme la compagine statale. “La legge è sacra e chi la viola è un delinquente”. Ma senza delitti non c’è Stato: il mondo etico (e tale è lo Stato) pullula di furfanti, d’imbroglioni, di fraudolenti, di ladri, ecc. Siccome lo Stato è il “dominio della legge”, la sua gerarchia, l’egoista, in tutti i casi in cui il suo vantaggio è contrario a quello dello Stato, potrà soddisfarsi solo prendendo la via del delitto.

Individui o cittadini?

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Individui o cittadini?

Individui senza mondo, siamo soli con noi stessi.
I nostri critici, scuotendo la testa davanti ai nostri scarsi risultati, ci rimproverano la nostra poca disponibilità. Ma alla fine, diciamocelo, uno si annoia. Possibile che non ci sia un angolino al sole anche per noi? Se l’estremismo è considerato da molti una malattia infantile, lo è in virtù di questa banalità: solo da giovani ci si sente in grado di rifiutare il mondo, questo mondo che non ci appartiene. Quando si è pieni di forza, con tutto il futuro davanti a sé, non si ha paura di nulla, né delle cariche della polizia né di dormire sotto le stelle e tanto meno di disdegnare i compromessi. In questa continua fanciullezza tutto sembra possibile e a portata di mano. Ecco perché non si accetta di dare la vita in pasto ai ragionieri della sopravvivenza. Si ama con passione, si odia con furore. E se pure questa esuberanza, questo orgoglioso amore di sé, ha come conseguenza la messa al bando con la sua solitudine, e sia! Ma poi, col passare degli anni, interviene qualcosa. Le energie si consumano, le provviste si riducono, le munizioni scarseggiano, ci si accorge di avere ben poco in mano con cui affrontare quel che resta dell’avvenire.
Intanto l’inverno sociale avanza, ricoprendo di gelo il paesaggio. In qualche modo, bisogna porre rimedio. Stare allo scarto di questo mondo non è poi tanto comodo, forse riscalda talora il cuore, non le ossa. La comunità sarà anche un luogo terapeutico, nel curare e rimuovere la “devianza”, ma che torpore al suo interno, che pasti assicurati, che letti all’asciutto!

Barbari

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Barbari

Senza una ragione

Oggi i barbari non si accampano più alle porte della Città. Si trovano già al suo interno, essendovi nati. Non esistono più le fredde terre del Nord o le brulle steppe dell’Est da cui fare partire le invasioni. Bisogna prendere atto che i barbari provengono dalle fila degli stessi sudditi imperiali. Come a dire che i barbari sono dappertutto. Per le orecchie abituate all’idioma della polis è facile riconoscerli perché si esprimono balbettando. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dal suono incomprensibile della loro voce, non bisogna confondere chi è senza una lingua con chi parla una lingua diversa.
Molti barbari sono infatti privi di un linguaggio riconoscibile, resi analfabeti dalla soppressione della propria coscienza individuale — conseguenza dello sterminio del significato attuato dall’Impero. Se non si sa come dire, è perché non si sa cosa dire; e viceversa. E non si sa cosa e come dire perché tutto è stato banalizzato, ridotto a mero segno, ad apparenza. Considerato una delle maggiori sorgenti della rivolta, fonte irradiante di energia, nel corso degli ultimi decenni il significato è stato eroso da tutta una schiera di funzionari imperiali che lo hanno frantumato, polverizzato, sbriciolato in ogni ambito del sapere. Le idee che interpretano ed incitano all’azione trasformatrice sono state cancellate e rimpiazzate dalle opinioni che commentano e inchiodano alla contemplazione conservatrice.

Contro il partito unico rivoluzionario

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Contro il partito unico rivoluzionario

L'idea di un fronte unito rivoluzionario viene solitamente fatta risalire agli albori della rivoluzione russa, ed attribuita al Partito Bolscevico in generale e a Trotsky in particolare. Ecco perché i dibattiti più conosciuti su questo argomento scoppiarono soprattutto a partire dal 1919.
Ma, in realtà, la proposta di un'unione di forze rivoluzionarie diverse contro il nemico comune era già stata formulata alcuni anni prima in Francia da Gustave Hervé, il capo redattore de
La Guerre Sociale. E la sua proposta non era affatto passata inosservata, suscitando aspre discussioni a livello internazionale.
Quelli che seguono, ad esempio, sono due interventi di Luigi Galleani apparsi nel 1910 su
Cronaca Sovversiva, il settimanale che egli redigeva negli Stati Uniti.

Affinità

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Affinità

Alfredo M. Bonanno

Partiamo dalla considerazione che occorre stabilire dei contatti tra compagni per passare all’azione. Da soli non si è in condizione di agire, salvo a ridursi ad una protesta platonica, cruenta e terribile quanto si vuole, ma sempre platonica. Volendo agire in modo incisivo sulla realtà occorre essere in molti.
Su che base trovare gli altri compagni? Scartando l’ipotesi dei programmi e delle piattaforme a priori, stese una volta per tutte, cosa resta?
Resta l’affinità.
Tra compagni anarchici esistono affinità e divergenze. Non sto parlando qui delle affinità di carattere o personali, cioè di quegli aspetti del sentimento che spesso legano i compagni tra loro (l’amore in primo luogo, l’amicizia, la simpatia, ecc.). Sto parlando di un approfondimento della conoscenza reciproca. Più questo approfondimento cresce, più l’affinità può diventare maggiore, in caso contrario le divergenze possono risultare talmente evidenti da rendere impossibile ogni azione comune.

... ogni scherzo vale

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... ogni scherzo vale

Genova, G8, luglio 2001:

Tanti i ruoli rappresentati, l’autenticità è condannata

Chi può scagliare l’anatema contro coloro che a Genova hanno fatto strage di vetrine? Non certo chi ha fatto strage di ossa, di teste e di denti. Né chi si indigna per le aiuole calpestate e poi considera normali i morti sul lavoro. Ma nemmeno chi vuole invadere la “zona rossa” del privilegio partendo dalla “zona grigia” del collaborazionismo. Se chi attacca una banca è un provocatore infiltrato, come si può definire chi contratta a nome di tutti con un questore, chi calca nei più svariati modi il palcoscenico della rappresentazione, chi diventa parlamentare, chi è ormai ingranaggio delle istituzioni? Lo Stato può sempre contare su schiere di servitori pronti ad ammazzare e di elettori pronti a farsi ammazzare; ed oggi ha presentato ad alcuni compagni un conto assai salato per quegli attimi di libertà. Tuttavia la nostra strada, l’unica in grado di portarci in paesaggi fantastici e ad incontri segreti dove tutto è ancora possibile, non può passare né dalle aule di tribunale né dagli studi mediatici. Il culto della giustizia e quello della verità non avranno le nostre attenzioni.

Appiccare il fuoco alla post-modernità

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Appunti sulla necessità e il desiderio di appiccare il fuoco alla post-modernità

Laboratorio di Ricerche Sovversive UHP

Siamo convinti che l'asse attorno al quale ruota oggi la società postmoderna non sia più la produzione, bensì la comunicazione (intesa come trasferimento di informazioni) e la sua velocità di diffusione. Il passaggio da un tipo di società ad un’altra si ha quando non è più possibile parlare della storia come di qualcosa di armonico, quando gli avvenimenti smettono di essere ordinati attorno a un dato fondamento. S'infrange di conseguenza quel racconto che organizzava lo spazio avendo come soli riferimenti l’Occidente (o un dato Occidente, se si preferisce) e il tempo sulla base di una concezione lineare della storia unitaria… la totalità cede alla frammentazione, alla dissoluzione dei centri. Questa attenzione al fenomeno di dispersione, all’addio alla storia hegeliana verso un traguardo finale riconoscibile, e la disintegrazione delle legittimazioni moderne che ne consegue, sono le ossessioni dei pensatori che parlano di post-modernità.

Perché punire?

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Perché bisogna punire?

Catherine Baker

Il diritto penale, per definizione, è fondato sulla pena. Una pena è una sofferenza che viene inflitta. Nessuno osa più dire che la prigione permette ai banditi di riscattarsi. Essa non serve che a una cosa sola, in cui riesce del resto assai bene: punire. Anche i più timidi riformatori si scontrano con questa evidenza, addolcire le crudeltà della detenzione si oppone per forza con il suo principio: si tratta di una pena, è fatta unicamente per punire il colpevole, per essergli penosa.
Perché punire?
La punizione è radicata nella storia più arcaica dell’uomo, quella dei terrori supremi che gli uomini hanno tradotto in divinità dal cuore demoniaco. Non una religione che sia meglio dell’altra quando si tratta dei supplizi riservati ai dannati. L’inferno cristiano non ha nulla da invidiare all’inferno indù... È verosimile che l’idea di una colpa punita nell’aldilà fosse già all’epoca ben antica. L’orfismo ha influenzato molto i Pitagorici, poi Platone. Sotto tutti i cieli, gli umani scandalizzati nel vedere l’eterna ingiustizia del mondo hanno cercato di ristabilire al soggiorno delle ombre l’impossibile equità.
Si deve punire. È un imperativo. Di quale ordine?

Ai ferri corti

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Ai ferri corti

con l’Esistente, i suoi difensori e i suoi falsi critici

 

 

Ognuno può finir di girarsi nella schiavitù di ciò che non conosce 

– e, rifiutando l’offa di parole vuote, venir a ferri corti con la vita

C. Michelstaedter

 

La vita non è che una ricerca continua di qualcosa a cui aggrapparsi. Ci si alza al mattino per ritrovarsi, uno stock d’ore più tardi, di nuovo a letto, tristi pendolari tra il vuoto di desideri e la stanchezza. Il tempo passa e ci comanda con un pungolo sempre meno fastidioso. Le prestazioni sociali sono un fardello che non sembra ormai piegare le spalle, perché lo portiamo con noi ovunque. Obbediamo senza la fatica di dir di sì. La morte si sconta vivendo, scriveva il poeta da un’altra trincea.
Possiamo vivere senza passione e senza sogni – ecco la grande libertà che questa società ci offre. Possiamo parlare senza freni, in particolare di ciò che non conosciamo. Possiamo esprimere tutte le opinioni del mondo, anche le più ardite, e scomparire dietro il loro brusio. Possiamo votare il candidato che preferiamo, chiedendo in cambio il diritto di lamentarci. Possiamo cambiare canale ad ogni istante, caso mai ci sembrasse di diventare dogmatici. Possiamo divertirci ad ore fisse e attraversare a velocità sempre maggiore ambienti tristemente identici. Possiamo apparire giovani testardi, prima di ricevere secchiate gelide di buon senso. Possiamo sposarci fin che vogliamo, talmente sacro è il matrimonio. Possiamo impegnarci utilmente e, se proprio non sappiamo scrivere, diventare giornalisti. Possiamo fare politica in mille modi, anche parlando di guerriglie esotiche. Nella carriera come negli affetti, possiamo eccellere nell’obbedire, se proprio non riusciamo a comandare. Anche a forza di obbedienza si può diventare martiri, e questa società ha ancora tanto bisogno, a dispetto delle apparenze, di eroi.

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