Intempestivi

Quando una miserabile attualità urla la sua urgenza, il solo modo per rimanere fuori dal coro è quello di prenderla controtempo. Cercare in essa il lato sconveniente e inopportuno, anziché specularci sopra come avvoltoi. Per sottrarsi ad ogni convenienza e ad ogni opportunismo, per schiudere orizzonti imprevisti e infiniti. I momenti più cruciali della realtà quotidiana, visti però con gli occhi incantati dell'irrealismo.

Usi a reprimer terrorizzando

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Usi a reprimer terrorizzando

Fedeli nei secoli, si fanno un vanto di essere usi ad obbedir tacendo. Il padrone che servono in modo incondizionato è lo Stato ed il loro lavoro consiste nel fare la guerra a chi turba l’ordine nelle strade e la pace nei mercati, il potere dei governanti e il profitto dei banchieri. Se il loro padrone ordina di bastonare, loro bastonano. Se ordina di torturare, loro torturano. Se ordina di ammazzare, loro ammazzano. Non importa chi (manifestanti o scalmanati), non importa dove (a Genova o a Kabul). Loro non si pongono domande e non sanno cosa siano gli scrupoli di coscienza. Non sono nemmeno poliziotti, sono soldati dell’esercito! E come ama ripetere ogni buon militare con l’intelligenza di un militare: gli ordini si eseguono, non si discutono. Se poi capita che qualcuno di loro si lascia prendere la mano nella foga del momento, nessun problema. Il loro padrone li capisce, li sostiene, li protegge.

#IodicoEsticazzi?!

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#IodicoEsticazzi?!

 

Allora, vi siete decisi? Vi siete chiariti le idee? Dopo aver seguito per bene tutte le discussioni e le diatribe, dopo aver ascoltato il vostro leader(ino) preferito — quello che parla bene, quello che sa cosa dire, quello che è proprio una brava persona — avete fatto la vostra scelta in vista del prossimo referendum? Avete infine stabilito a chi andrà il vostro voto, se preferite crepare di peste reazionaria o di colera progressista?

Ubu a Washington

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Ubu a Washington

«Ma se loro hanno tanto osato, voi avete tutto permesso. 
Più l'oppressore è vile, più lo schiavo è infame»
Chauteaubriand
 
Ebbene sì, lo ammettiamo. La notizia della vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca ha scatenato in noi, che viviamo da anni al culmine della disperazione, un irrefrenabile eccesso di ilarità. Il cerchio si sta chiudendo. Distrutto il significato, devastata l'immaginazione, cancellata la memoria, calunniata la dignità, snobbata l'intelligenza, derisa la sensibilità, ecco l'idiocrazia trionfare, dilagare ed imperare fra l'attonito sbigottimento delle anime belle democratiche (parlamentari o extra-parlamentari che siano). Ubu — ovvero l'autorità più rozza, falsa, ignorante, pagliaccesca, volgare, piena di iperboliche declamazioni, vogliosa solo di omuncoli felici di ripetere in coro di essere «liberi, liberi, liberi di obbedire» — è oggi ovunque.

«Ottenere molto a partire da poco»

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«Ottenere molto a partire da poco»

È lo slogan di presentazione dell'Istituto Nazionale di Criminalistica e Criminologia di Bruxelles, il suo obiettivo primario, il suo biglietto da visita. Sorta nel 1992, questa istituzione federale dipendente dal ministero della Giustizia è incaricata tra l’altro di analizzare, identificare ed archiviare le fibre tessili e le tracce biologiche presenti sulle scene dei crimini al fine di individuarne i responsabili. In poche parole, la scienza al servizio della polizia. Per molti malcapitati, le provette esaminate nei dieci laboratori ospitati da questo istituto aprono prima gli scantinati delle questure e poi le celle delle galere.
La sede dell'INCC è a Neder-Over-Heembeek, quartiere a nord della capitale europea. Protetti solo da un sistema di video-sorveglianza, gli edifici dell'istituto di notte vengono lasciati completamente deserti. Nessuna guardia giurata, nessun custode, nessuna pattuglia.

Dopo il vento, la tempesta

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Dopo il vento, la tempesta

 

Davanti all'evidenza dei fatti, erano i soli interrogativi possibili. Per la polizia degli Stati Uniti, così generosa a seminare morte tra i neri in tutto il territorio nazionale, quando e dove sarebbe cominciata la raccolta della tempesta? La risposta è infine arrivata, diventando la notizia del giorno: alle 20:58 di giovedì 7 luglio, a Dallas. Nella città del Texas una pacifica manifestazione di protesta contro i due recenti omicidi avvenuti in Louisiana e Minnesota ad opera degli uomini in uniforme, si è conclusa con un bilancio da capogiro: 5 poliziotti morti e 7 feriti, di cui 4 in modo grave.
Sia chiaro, leader comunitari e pastori vari ce l'avevano messa tutta pur di evitare eccessi, pur di circoscrivere la rabbia e farla sbollire nell'ennesima richiesta di giustizia e di rispetto per i diritti civili. Ma le loro parole non sono riuscite a convincere tutti. Qualcuno, forse per respirare un po' d'aria salubre, anziché scendere nelle strade in pessima compagnia ha pensato bene di salire sui tetti da solo.

Convulsioni

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Convulsioni

 

Sono giorni di passione, quelli che stiamo attraversando, per il futuro della politica nazionale ed internazionale…

 

Le disposizioni in vigore in molti obitori stabiliscono che ogni cadavere debba essere collegato a un campanello elettrico infilandogli al dito un anello legato a una corda. In questo modo, se il cadavere dovesse svegliarsi, potrà attivare l'allarme tirando la corda. Anche se è poco probabile che una salma si sieda e suoni il campanello, non bisogna stupirsi se il cadavere comincia a muoversi. Due settimane dopo il decesso, infatti, l'addome, lo scroto, il seno, gli occhi e la lingua si gonfiano facendo oscillare il cadavere avanti e indietro.

Nel nome degli Spiritosi Santi

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Nel nome degli Spiritosi Santi

 

Ormai a Fermo le anime pie si fanno il segno della croce. In meno di due mesi tre ordigni rudimentali sono esplosi contro tre diversi luoghi di culto. Come è possibile tanto accanimento contro la Santa Madre Chiesa, soprattutto ora, in un momento in cui non è retta da un papa da far applaudire l'estrema destra, ma da uno da far schiattare d'invidia l'estrema sinistra? Già, come?
Gli arguti inquirenti sospettano che dietro gli atti ci sia la medesima mano ed hanno aperto la caccia ai responsabili. Snobbata la «pista islamica» (che farebbe solo spanciare dalle risate), sono più propensi a ipotizzare che a suscitare tanta rabbia siano state le attività caritatevoli di assistenza ai poveri e ai bisognosi, che annoverano anche stranieri.

Bring the war home?

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Bring the war home?

 

Negli anni 70 erano i rivoluzionari a voler portare nei quartieri delle città occidentali la realtà della guerra in corso dall'altra parte del pianeta, nel tentativo di «mettere a nudo le contraddizioni dell'imperialismo». Tutto iniziò nell'ottobre del 1969 con le giornate della rabbia organizzate a Chicago dai Weathermen, quando centinaia di manifestanti sfilarono per le strade cittadine attaccando negozi, danneggiando automobili, scontrandosi con le forze dell'ordine. L'idea che stava dietro tale iniziativa era semplice: mentre l'esercito yankee bombardava il Vietnam, abbrustolendo uomini, donne e bambini con il napalm, gli abitanti delle metropoli statunitensi non potevano continuare a vivere nella comodità e nell'indifferenza.

Incivili!

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Incivili!

Ancora uno sforzo, è quasi finita. Meno male, perché non se ne poteva più. Erano settimane che ci scassavano i neuroni con la legge sulle unioni civili (con o senza "stepchild adoption"). E le associazioni LGBT che la volevano (ma non così, di più), e la Chiesa che non la voleva (ma non così, per niente), e certi partiti che-non-ci-sono-cittadini-di-serie-B, e certi altri partiti che-bisogna-impedire-una-rivoluzione-contronatura...
Alla fine, già passata alla Camera, anche il Parlamento italiano sta per votare una legge che regolamenterà la situazione di chi non ha voluto (o non può) saperne di matrimoni, né religiosi né civili. Fra poco, le coppie di fatto avranno i loro bei diritti da rivendicare davanti allo Stato. Basterà sbrigare qualche piccola formalità (registrare un accordo in Comune, o sottoscrivere un patto dal notaio), e la legittimità è assicurata. L'amore riconosciuto dalla legge, garanzia di pensione reversibile o di un'eredità incassata allo sportello.
Contenti?
Noi no. Indifferenti, semmai, dato che al diritto crediamo quanto al figlio di una Vergine. Non esiste e, se esistesse, bisognerebbe eliminarlo come tutto ciò che ha la malsana pretesa di stabilire cosa (e come e con chi) dire, fare, baciare... vivere e morire.

A lume acceso

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A lume acceso

«Andate, mie canzoni, dai solitari e dagli insoddisfatti,
Andate anche da chi ha i nervi a pezzi, dagli schiavi delle convenzioni,
Portate loro il mio disprezzo per i loro oppressori.
Andate come un'onda d'acqua fresca,
Portate il mio disprezzo per gli oppressori»
Ezra Pound
 
L'italiota stirpe che tanto ammira il noto poeta statunitense — e che presso la sua opera ha trovato casa — non ha pace. Non solo la figlia del loro idolo le ha fatto causa, furiosa nel vedere il nome del padre accostato a cotanta marmaglia. Ma poi di tanto in tanto, qui e là, le sue sedi finiscono nel mirino di chi non pensa affatto che Hitler fosse un «santo» ed un «martire». A Firenze, ad esempio...

Fuori legge

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Fuori legge

Sono 3500 circa i chilometri che negli Stati Uniti separano la Contea di Harney, in Oregon, dalla cittadina di Flint nel Michigan. La prima è un’area di 26.500 km2, ma ha una popolazione che supera di poco i 7.000 abitanti (per dare un’idea, la più vasta regione italiana è la Sicilia con i suoi 25.800 km2 che ospitano 5.000.000 di abitanti). Nonostante quanto si potrebbe pensare, non è affatto una zona desertica. Tutt'altro, è piena di fauna e flora selvaggia. La seconda invece è una città che si trova ad un centinaio di chilometri dalla più celebre Detroit, ha un’area di 88 km2 ed ha circa 100.000 abitanti. Dati i numeri, veniamo al dunque.
Nella Contea dell’Oregon è appena stato arrestato quello che viene definito il leader di una milizia che lo scorso 2 gennaio ha occupato la sede del Malheur National Wildlife Refuge — un’area protetta — in segno di protesta contro la condanna di due fattori accusati di incendio doloso.

Nella calza della Befana

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Nella calza della Befana

A quanto pare no, non è solo la Befana a venire di notte. La sera successiva all’Epifania, tra il 6 ed il 7 gennaio, qualcuno con le palle tutte rotte è arrivato davanti alla filiale della Banca Etruria di Ponte San Giovanni, a Perugia. Sprovvisto di carbone da regalare ai perfidi banchieri, ha lasciato sul posto un ordigno rudimentale il quale, rinvenuto al mattino, è stato fatto esplodere dai carabinieri che lo hanno definito a basso potenziale.
Materialmente parlando, può anche essere. Ma il senso di un’azione, per fortuna, non è dato esclusivamente dai suoi risultati quantitativi, che in fin dei conti dipendono da mille circostanze più o meno imprevedibili. Lo si può cogliere soprattutto nel suo aspetto qualitativo. La Banca Etruria è uno dei quattro istituti in questi giorni al centro dello scandalo per aver truffato centinaia e centinaia di risparmiatori con la vendita di obbligazioni spazzatura, venendo poi salvata da un decreto dell’attuale governo fra cui siede una parente stretta di alti funzionari della medesima banca. Fra i risparmiatori disperati c’è chi si è suicidato, chi ha strillato per ottenere la restituzione dei propri risparmi, chi si è affidato ad avvocati e politici. Sono in molti poi ad essersi indignati. Ora, c’è anche chi è passato alle vie di fatto.
Eh no, non sono cose che si fanno, hanno starnazzato i mediatori della Federconsumatori e della Adusbef, secondo cui «la rabbia deve essere incanalata nelle giuste forme di contestazione. Va condannata senza se e senza ma ogni forma di violenza». Alle banche birichine incapaci di dedicarsi con successo all’usura, alla speculazione, alla frode e allo sfruttamento, va consegnato il carbone della legge, giammai il fuoco della rivolta.
E perché no? In fondo il carbone è pesante e sporca, ma basta accostargli un fiammifero per trasformarlo in un fuoco che illumina e riscalda.

Sotto pressione

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Sotto pressione

Questa notte un boato ha disturbato il sonno degli abitanti del quartiere Borgo Trento, a Brescia. Un ordigno artigianale è saltato davanti alla Polgai, sede della Scuola di polizia giudiziaria, amministrativa e investigativa. Pochi i danni ma — come si usa dire sotto Natale — è il pensiero che conta. Gli esperti della Scientifica e gli artificieri sono al lavoro. Dicono che qualcuno ha "caricato" una pentola a pressione. Una volta tanto, ci crediamo sulla parola!
È la pressione di una vita sfruttata, è la pressione di una dignità umiliata, è la pressione di una libertà braccata, è la pressione generata da un mondo in cui è permesso solo obbedire. Sono i desideri più meravigliosi mortificati davanti alla pervasiva banalità dello spettacolo, sono gli stessi bisogni più semplici la cui soddisfazione è preclusa a chi non ha un portafoglio gonfio — è questa la pressione esplosa nella notte a Brescia.
E non ci sembra un caso che si sia manifestata contro una scuola di repressione. Che le forze dell'ordine siano solo gretta manovalanza lo sanno tutti, sbirri per primi (che infatti sono soliti affermare di compiere «solo il proprio dovere»). Se fare di costoro il nemico sarebbe una idiozia, giustificare e dimenticare il loro operato sarebbe una aberrazione. Dopo i morti sotto le loro botte, dopo i pestaggi nelle questure, dopo le cariche nelle piazze, dopo infinite prepotenze quotidiane che forti della propria impunità si fanno sempre più arroganti, un boato di rivolta nelle tenebre della rassegnazione è il minimo che possa accadere. Ci sono rabbie, ci sono emozioni impossibili da esprimere con una petizione (e al diavolo partiti e sindacati, preti e militanti).
Che lo sappiano, i padroni di questo mondo. Più metteranno l'esistenza umana sotto pressione e più questa pressione prima o poi inevitabilmente esploderà, fragorosa e bella come l’incontro fra un ardore e un ardire.

È arrivato tranquillamente

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È arrivato tranquillamente

È arrivato tranquillamente, un venerdì mattina, e si è diretto verso la parte ovest di Parigi. In una zona satura di polvere per un vertice internazionale ancora in corso, e uno stato d'emergenza in vigore già da troppo tempo. Attorno a lui brulicano uomini in uniforme, con armi da guerra in spalla, e altri ancora in civile, pronti a sfoderarle. Alcune decine di metri più in là, i balletti di berline coi vetri oscurati non augurano nulla di buono a tutti i nemici interni.
In rue du Faubourg-Saint-Honoré non esiste il numero 13, soppresso dalla superstizione bigotta dell'imperatrice Eugenia, un ordine scrupolosamente rispettato da tutte le Repubbliche successive, benché lo Stato, la scienza e l'economia siano diventati gli Dei più visibili della spazzatura che ne popola i vertici. Che importa, l'uomo non si cura di questi aneddoti, non è con la storia che ha appuntamento ma con se stesso. Prosegue il suo cammino fino al numero 72, incorniciato da due piccoli alberelli di Natale tanto falsamente innevati quanto ridicolmente kitsch. Suona alla porta. Gli viene aperto. Suona una seconda volta, e la seconda porta reagisce allo stesso modo.

Distr(a)zioni

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Distr(a)zioni

«L'inconscio si vendica di notte»
Louis Scutenaire
 
 
Bruxelles, la capitale d'Europa, è una città sotto assedio. I soldati — mitra spianati, dito sul grilletto — la pattugliano giorno e notte.
D'ora in poi chiunque sia animato da cattive intenzioni, non solo da quelle inneggianti alla guerra santa, deve imparare a camminare per le strade rasentando i muri a testa bassa.
La vita nel centro di questo paese, che è anche il centro politico del vecchio continente, deve scorrere in maniera tranquilla, normalizzata, pacificata. È l'obiettivo di ogni sorveglianza, il senso stesso della pace sociale: nulla deve accadere.

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