Intempestivi

Quando una miserabile attualità urla la sua urgenza, il solo modo per rimanere fuori dal coro è quello di prenderla controtempo. Cercare in essa il lato sconveniente e inopportuno, anziché specularci sopra come avvoltoi. Per sottrarsi ad ogni convenienza e ad ogni opportunismo, per schiudere orizzonti imprevisti e infiniti. I momenti più cruciali della realtà quotidiana, visti però con gli occhi incantati dell'irrealismo.

Incivili!

Intempestivi

Incivili!

Ancora uno sforzo, è quasi finita. Meno male, perché non se ne poteva più. Erano settimane che ci scassavano i neuroni con la legge sulle unioni civili (con o senza "stepchild adoption"). E le associazioni LGBT che la volevano (ma non così, di più), e la Chiesa che non la voleva (ma non così, per niente), e certi partiti che-non-ci-sono-cittadini-di-serie-B, e certi altri partiti che-bisogna-impedire-una-rivoluzione-contronatura...
Alla fine, già passata alla Camera, anche il Parlamento italiano sta per votare una legge che regolamenterà la situazione di chi non ha voluto (o non può) saperne di matrimoni, né religiosi né civili. Fra poco, le coppie di fatto avranno i loro bei diritti da rivendicare davanti allo Stato. Basterà sbrigare qualche piccola formalità (registrare un accordo in Comune, o sottoscrivere un patto dal notaio), e la legittimità è assicurata. L'amore riconosciuto dalla legge, garanzia di pensione reversibile o di un'eredità incassata allo sportello.
Contenti?
Noi no. Indifferenti, semmai, dato che al diritto crediamo quanto al figlio di una Vergine. Non esiste e, se esistesse, bisognerebbe eliminarlo come tutto ciò che ha la malsana pretesa di stabilire cosa (e come e con chi) dire, fare, baciare... vivere e morire.

A lume acceso

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A lume acceso

«Andate, mie canzoni, dai solitari e dagli insoddisfatti,
Andate anche da chi ha i nervi a pezzi, dagli schiavi delle convenzioni,
Portate loro il mio disprezzo per i loro oppressori.
Andate come un'onda d'acqua fresca,
Portate il mio disprezzo per gli oppressori»
Ezra Pound
 
L'italiota stirpe che tanto ammira il noto poeta statunitense — e che presso la sua opera ha trovato casa — non ha pace. Non solo la figlia del loro idolo le ha fatto causa, furiosa nel vedere il nome del padre accostato a cotanta marmaglia. Ma poi di tanto in tanto, qui e là, le sue sedi finiscono nel mirino di chi non pensa affatto che Hitler fosse un «santo» ed un «martire». A Firenze, ad esempio...

Fuori legge

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Fuori legge

Sono 3500 circa i chilometri che negli Stati Uniti separano la Contea di Harney, in Oregon, dalla cittadina di Flint nel Michigan. La prima è un’area di 26.500 km2, ma ha una popolazione che supera di poco i 7.000 abitanti (per dare un’idea, la più vasta regione italiana è la Sicilia con i suoi 25.800 km2 che ospitano 5.000.000 di abitanti). Nonostante quanto si potrebbe pensare, non è affatto una zona desertica. Tutt'altro, è piena di fauna e flora selvaggia. La seconda invece è una città che si trova ad un centinaio di chilometri dalla più celebre Detroit, ha un’area di 88 km2 ed ha circa 100.000 abitanti. Dati i numeri, veniamo al dunque.
Nella Contea dell’Oregon è appena stato arrestato quello che viene definito il leader di una milizia che lo scorso 2 gennaio ha occupato la sede del Malheur National Wildlife Refuge — un’area protetta — in segno di protesta contro la condanna di due fattori accusati di incendio doloso.

Nella calza della Befana

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Nella calza della Befana

A quanto pare no, non è solo la Befana a venire di notte. La sera successiva all’Epifania, tra il 6 ed il 7 gennaio, qualcuno con le palle tutte rotte è arrivato davanti alla filiale della Banca Etruria di Ponte San Giovanni, a Perugia. Sprovvisto di carbone da regalare ai perfidi banchieri, ha lasciato sul posto un ordigno rudimentale il quale, rinvenuto al mattino, è stato fatto esplodere dai carabinieri che lo hanno definito a basso potenziale.
Materialmente parlando, può anche essere. Ma il senso di un’azione, per fortuna, non è dato esclusivamente dai suoi risultati quantitativi, che in fin dei conti dipendono da mille circostanze più o meno imprevedibili. Lo si può cogliere soprattutto nel suo aspetto qualitativo. La Banca Etruria è uno dei quattro istituti in questi giorni al centro dello scandalo per aver truffato centinaia e centinaia di risparmiatori con la vendita di obbligazioni spazzatura, venendo poi salvata da un decreto dell’attuale governo fra cui siede una parente stretta di alti funzionari della medesima banca. Fra i risparmiatori disperati c’è chi si è suicidato, chi ha strillato per ottenere la restituzione dei propri risparmi, chi si è affidato ad avvocati e politici. Sono in molti poi ad essersi indignati. Ora, c’è anche chi è passato alle vie di fatto.
Eh no, non sono cose che si fanno, hanno starnazzato i mediatori della Federconsumatori e della Adusbef, secondo cui «la rabbia deve essere incanalata nelle giuste forme di contestazione. Va condannata senza se e senza ma ogni forma di violenza». Alle banche birichine incapaci di dedicarsi con successo all’usura, alla speculazione, alla frode e allo sfruttamento, va consegnato il carbone della legge, giammai il fuoco della rivolta.
E perché no? In fondo il carbone è pesante e sporca, ma basta accostargli un fiammifero per trasformarlo in un fuoco che illumina e riscalda.

Sotto pressione

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Sotto pressione

Questa notte un boato ha disturbato il sonno degli abitanti del quartiere Borgo Trento, a Brescia. Un ordigno artigianale è saltato davanti alla Polgai, sede della Scuola di polizia giudiziaria, amministrativa e investigativa. Pochi i danni ma — come si usa dire sotto Natale — è il pensiero che conta. Gli esperti della Scientifica e gli artificieri sono al lavoro. Dicono che qualcuno ha "caricato" una pentola a pressione. Una volta tanto, ci crediamo sulla parola!
È la pressione di una vita sfruttata, è la pressione di una dignità umiliata, è la pressione di una libertà braccata, è la pressione generata da un mondo in cui è permesso solo obbedire. Sono i desideri più meravigliosi mortificati davanti alla pervasiva banalità dello spettacolo, sono gli stessi bisogni più semplici la cui soddisfazione è preclusa a chi non ha un portafoglio gonfio — è questa la pressione esplosa nella notte a Brescia.
E non ci sembra un caso che si sia manifestata contro una scuola di repressione. Che le forze dell'ordine siano solo gretta manovalanza lo sanno tutti, sbirri per primi (che infatti sono soliti affermare di compiere «solo il proprio dovere»). Se fare di costoro il nemico sarebbe una idiozia, giustificare e dimenticare il loro operato sarebbe una aberrazione. Dopo i morti sotto le loro botte, dopo i pestaggi nelle questure, dopo le cariche nelle piazze, dopo infinite prepotenze quotidiane che forti della propria impunità si fanno sempre più arroganti, un boato di rivolta nelle tenebre della rassegnazione è il minimo che possa accadere. Ci sono rabbie, ci sono emozioni impossibili da esprimere con una petizione (e al diavolo partiti e sindacati, preti e militanti).
Che lo sappiano, i padroni di questo mondo. Più metteranno l'esistenza umana sotto pressione e più questa pressione prima o poi inevitabilmente esploderà, fragorosa e bella come l’incontro fra un ardore e un ardire.

È arrivato tranquillamente

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È arrivato tranquillamente

È arrivato tranquillamente, un venerdì mattina, e si è diretto verso la parte ovest di Parigi. In una zona satura di polvere per un vertice internazionale ancora in corso, e uno stato d'emergenza in vigore già da troppo tempo. Attorno a lui brulicano uomini in uniforme, con armi da guerra in spalla, e altri ancora in civile, pronti a sfoderarle. Alcune decine di metri più in là, i balletti di berline coi vetri oscurati non augurano nulla di buono a tutti i nemici interni.
In rue du Faubourg-Saint-Honoré non esiste il numero 13, soppresso dalla superstizione bigotta dell'imperatrice Eugenia, un ordine scrupolosamente rispettato da tutte le Repubbliche successive, benché lo Stato, la scienza e l'economia siano diventati gli Dei più visibili della spazzatura che ne popola i vertici. Che importa, l'uomo non si cura di questi aneddoti, non è con la storia che ha appuntamento ma con se stesso. Prosegue il suo cammino fino al numero 72, incorniciato da due piccoli alberelli di Natale tanto falsamente innevati quanto ridicolmente kitsch. Suona alla porta. Gli viene aperto. Suona una seconda volta, e la seconda porta reagisce allo stesso modo.

Distr(a)zioni

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Distr(a)zioni

«L'inconscio si vendica di notte»
Louis Scutenaire
 
 
Bruxelles, la capitale d'Europa, è una città sotto assedio. I soldati — mitra spianati, dito sul grilletto — la pattugliano giorno e notte.
D'ora in poi chiunque sia animato da cattive intenzioni, non solo da quelle inneggianti alla guerra santa, deve imparare a camminare per le strade rasentando i muri a testa bassa.
La vita nel centro di questo paese, che è anche il centro politico del vecchio continente, deve scorrere in maniera tranquilla, normalizzata, pacificata. È l'obiettivo di ogni sorveglianza, il senso stesso della pace sociale: nulla deve accadere.

Vittoria di Abaaoud?

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Vittoria di Abaaoud?

«E non sarebbe la prima volta che chi viene sconfitto militarmente riesce a sconfiggere politicamente i vincitori... Una dottrina dell'umanità, del mondo, una religione per raggiungere la potenza economica e militare. A poco a poco, anche noi stiamo percorrendo quella strada. Chiediamo una mistica, quale che sia, purché serva il potere, una mistica che sappia ottenere l'adesione di tutti i cuori francesi, che li faccia agire con entusiasmo, guidandoli al sacrificio nell'esaltazione»
J. Ellul, Vittoria di Hitler? (1945)
 
Queste parole hanno riacquistato nuovamente senso ed attualità – ammesso che le abbiano mai perdute – alla luce delle misure già prese o al vaglio dei governi francesi e belgi per arginare la minaccia jihadista che, partita da Bruxelles, ha fatto strage a Parigi lo scorso 13 novembre. Settant'anni fa il filosofo francese notava come Hitler fosse riuscito a portare i propri avversari sul suo stesso terreno, costringendoli a ricorrere ai suoi stessi mezzi: massacro di popolazioni civili, disprezzo per la vita umana, soppressione della libertà, mito come strumento politico, delega allo Stato di ogni decisione riguardante la vita di tutti.

Le cronache ci dicono che anche Abdelhamid Abaaoud è stato sconfitto, abbattuto dalle pallottole delle squadre speciali della polizia francese.

Lacrime selettive

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Lacrime selettive

Tanta gente si è riversata per le strade, la domenica del 15 novembre, per esprimere solidarietà alla Francia, scioccata dalla furia terroristica di fondamentalisti islamici, e Lecce non ha fatto eccezione, portando in piazza alcune centinaia di persone in una manifestazione organizzata dal PD, dai maggiori sindacati e dalle amministrazioni comunali. Circondati da gente sensibile, gli organizzatori non avranno mancato di condannare la strage e commuoversi per le vittime, tutte cose degne se non fosse che hanno perso di vista un fatto. Che i morti, per loro, non sono tutti uguali.

Né la loro guerra, né la loro pace!

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Né la loro guerra, né la loro pace!

«Noi dobbiamo annientare i nemici della Repubblica… e privare della nazionalità
coloro che si fanno beffe dell’anima francese»
Manuel Valls, Primo Ministro, 14 novembre 2015
 
 
Se c’è da riconoscere una qualche continuità alla Repubblica francese, è proprio quella degli omicidi di massa. Dal Terrore dello Stato del 1793-94 che ha appunto generato la parola terrorismo fino alla repressione degli insorti del 1848 e di quelli della Comune del 1871; dalla colonizzazione e la deportazione degli ebrei permessa dalle schedature precedenti fino al massacro dei manifestanti algerini nel 1961 nel cuore di Parigi, tutte le Repubbliche francesi hanno massacrato generosamente affinché i potenti continuassero a dominare e a sfruttare. La repubblica francese è una montagna di cadaveri la cui sconcezza che ne costituisce l’apice ha potuto preservarsi schiacciando i suoi veri nemici, i rivoltosi e i rivoluzionari che hanno lottato per un mondo di giustizia e di libertà. L’«anima francese», se mai questa stronzata senza nome esistesse, sarebbe un cartello rigurgitante voci che gridano vendetta contro i borghesi, i politici, gli sbirri, i militari e i preti che le hanno calpestate per affermare il proprio potere.

Addio alla neutralità

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Addio alla neutralità

Un altro mito se ne va, quello della neutralità svizzera. Il paese famoso nel mondo per il suo rifiuto della guerra – da sempre paradiso di disertori e pacifisti – ha deciso, tramite i suoi governanti, di organizzare l'esercitazione militare detta Conex 15, e che consiste nell’addestrare l'esercito a ristabilire la sicurezza in caso di invasione alle frontiere. Invasione, va da sé, non di turisti o di capitali stranieri, quanto di straccioni in fuga dall'orrore.
Ma l'addio ufficiale alla neutralità non è avvenuto a senso unico.

«A tuffo sulla città»

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«A tuffo sulla città»

«“La realtà supera la fantasia”, ci ripeteranno in tutte le salse a partire dall’11 settembre ma il più delle volte con la soddisfatta idiozia di chi sa che cos’è la realtà e prova un gusto particolare nel prendere in castagna la fantasia. È rimarchevole anche come, nel loro calcolo da bottegai nel reperire ciò che da questo o quel romanzo o film catastrofico degli ultimi anni è stato realizzato nel doppio attacco alle torri del World Trade Center e del Pentagono, la maggior parte abbia per l’ennesima volta trovato conforto alla propria cecità nei confronti di ciò che non si esprime razionalmente. Fino al punto di non intravedere sotto quale “prospettiva depravata” questa architettura di rovine ormai permanenti nel cuore del paesaggio ci obblighi a considerare ogni realtà […] La cosa peggiore è che, tranne poche eccezioni, i pensatori avranno incoscientemente dato man forte all’instaurazione di quel “troppo di realtà” di cui siamo diventati ostaggi».

Quattordici anni dopo, ...

Fuochi sacri

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Fuochi sacri

«Il fuoco di Prometeo, rubato con astuzia, è proprio un fuoco “tecnico”, un processo intellettuale, che differenzia gli uomini dalle bestie e ne consacra il carattere di creature civilizzate», assicurava un celebre studioso dell'antichità greca.
Ma, se dalla mitologia si passa alla storia, quale esempio si potrebbe fare di questa tecnica ardente che esalta la civiltà a scapito dell'animalità, vediamo... Hiroshima o Fukushima?
Che la promessa di vita della scienza si sia rivelata già da tempo una minaccia di morte, se ne sono accorti praticamente tutti. Ciò non toglie che questa divinità continui ad essere idolatrata dai più, incuranti del numero di vittime sacrificate sui suoi altari. Religione laica moderna, essa impone i suoi dogmi pretendendo di stabilire cosa sia la realtà e quali le sue leggi, attraverso «l'insieme delle conoscenze quale si è configurato nella sua struttura gerarchica, nei suoi aspetti istituzionali e organizzativi». Da cui lo stretto legame fra camici bianchi, toghe, uniformi e doppiopetto.

La protesta del cuore

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La protesta del cuore

Il cuore di Mohammed, sudanese di 47 anni, ha protestato in maniera estrema e definitiva, smettendo di battere, stanco della fatica, della polvere e del calore. Qualche giorno di scandalo, un po’ di cordoglio e di pietismo delle anime belle della società, e poi il ritorno della quotidianità. Non bisogna meravigliarsi, perché la morte di quest’uomo rientra a pieno titolo nella normalità di questo mondo, una normalità fatta di sfruttamento di poveri disgraziati ad opera di padroni, sostenuti da Governi e amministrazioni locali (di destra quanto di sinistra) e associazioni no-profit che tra tante belle parole hanno lasciato che la situazione rimanesse inalterata.
Questa morte in mezzo ai campi di pomodoro non è un’anomalia, frutto di condizioni di lavoro schiavistiche, bensì la normale conclusione dello sfruttamento capitalista.

Manca l'aria

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Manca l'aria

C'è una questione sulla quale i cittadini, al di là delle chiese politiche di appartenenza, paiono concordi: il pianeta, il cui suolo essi calpestano ogni giorno, è seriamente minacciato dalle opere del mondo tecnologico-industriale. A questa consapevolezza si accompagna la volontà di consegnare un ambiente vivibile, quando non migliore di quello attuale, alle future generazioni. Sfortunatamente il proposito di «bonificare» l'ambiente, fino a far scomparire i nefasti prodotti della civiltà, fa a pugni con le reali condizioni di quest'ultimo, da decenni ormai simile ad un malato terminale colpito da un morbo degenerativo chiamato Progresso; una peste di cui l'umanità e il suo modo di vivere sono gli untori. E, sentite un po', i medici investiti del difficile compito di alleviare le sofferenze della Terra sono gli stessi responsabili delle sue miserie. È buffo, no? E così si organizzano vertici internazionali sul clima, protocolli d'intesa, leggi e leggine per tenere a bada gli ambientalisti più agguerriti. Ma come possono i governanti decidere di distruggere impunemente la Terra e i suoi abitanti? Appunto, come possono?

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