Intempestivi

Quando una miserabile attualità urla la sua urgenza, il solo modo per rimanere fuori dal coro è quello di prenderla controtempo. Cercare in essa il lato sconveniente e inopportuno, anziché specularci sopra come avvoltoi. Per sottrarsi ad ogni convenienza e ad ogni opportunismo, per schiudere orizzonti imprevisti e infiniti. I momenti più cruciali della realtà quotidiana, visti però con gli occhi incantati dell'irrealismo.

Se la risposta è Oxi...

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Se la risposta è Oxi, qual è la domanda?

«Nulla esplode come un pozzo di petrolio, e gli insorti tendono a dare fuoco»
 
 
Sono le parole rilasciate alcuni anni fa da un economista ad Al-Jazeera. Sono anche le parole che ci vengono in mente in questi giorni, quando l'attenzione generale è rivolta verso il paese noto per aver dato i natali alla democrazia, alla civiltà, alla filosofia. La tragedia greca del terzo millennio sta arrivando di nuovo al suo atto cruciale. Dopo anni di prestiti, tiraemolla e dilazioni che hanno permesso allo Stato ellenico di tirare una boccata d'aria, di procrastinare il momento del dramma — il naufragio definitivo — ora pare che ci siamo sul serio. La bancarotta, l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea?, sono alle porte. E le Borse europee crollano in preda al panico.

«Merci in transito»

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«Merci in transito»

È la definizione doganale che possono ricevere le merci estere quando entrano nel territorio nazionale con il solo scopo di attraversarlo per giungere ad altra destinazione. Il transito diretto è quello che prevede che la merce non si fermi sul territorio nazionale ma prosegua immediatamente il suo percorso; in quello indiretto la merce viene immessa in punti franchi di extraterritorialità in attesa di destinazione definitiva. Ovviamente le merci deperibili devono essere immagazzinate a temperatura controllata, in depositi specifici, e spedite via il prima possibile. Al momento dell’ingresso il transitario deve presentare tutta la documentazione e rilasciare una cauzione.
Ciò forse spiega il clamore suscitato in tutta Europa da quanto sta avvenendo al confine fra Italia e Francia, nei pressi di Ventimiglia.

Emozioni, non petizioni

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Emozioni, non petizioni

Il Municipio, assieme alla chiesa, è il luogo d'incontro fra ciò che sta in alto e ciò che sta in basso. È l'istituzione, il luogo fisico in cui si recano i comuni mortali per chiedere il permesso e per implorare il perdono. Per chiedere, insomma, con una marca da bollo o col segno della croce. Qui parla la voce del padrone, di terra o di cielo. E parla tutti i giorni, al dettaglio. Non è la sede centrale, lontana e quasi irraggiungibile, in grado di intimidire con la sua fastosa grandezza. No, è la sede periferica. Piccola, a misura d'uomo. Ovunque ci si trovi è sempre lì, in piazza, appena dietro l'angolo. Il cittadino deve essere sempre a portata di mano per l'autorità. L'autorità deve essere sempre a portata di mano del cittadino. In caso contrario, la catena di trasmissione del comando e dell'obbedienza potrebbe non funzionare.

Tutti in riga?

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Tutti in riga?

Mentre in Italia i mass-media si lamentano perché un paio d'ore di rabbia contro banche, negozi e automobili in un paio di strade di Milano avrebbero «distrutto la città», rovinando l'inaugurazione di un Expo dove i responsabili della fame del mondo — governi e multinazionali — si sono dati appuntamento per discutere su come combattere la fame nel mondo (suicidio collettivo delle classi dirigenti?), in Belgio i giornalisti hanno iniziato a loro volta a lanciare un allarme. All'inizio di questa settimana i loro lettori sono infatti venuti a sapere che «in questo momento, un gruppo particolarmente attivo semina il terrore a Bruxelles».
Bella scoperta, si dirà. Tutti sanno che la capitale belga ospita la sede del Parlamento Europeo. Da lì partono le leggi per controllare e reprimere e sfruttare. No, non è di questo che stanno parlando. Gli uomini di potere in giacca e cravatta sono buoni, seminano solo simpatia. Ah, ok, abbiamo capito. Si tratta della Nato, il cui quartier generale si trova anch'esso a Bruxelles. Da lì partono gli ordini di invadere e bombardare e massacrare. Macché, non è nemmeno di questo che stanno parlando. Gli uomini di potere in tuta mimetica sono buoni, seminano solo democrazia.
Macché, il problema è un altro, dicono, ben più temibile: «gli anarchici vogliono creare il panico in Belgio».

Non era la Xilella!

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Non era la Xilella!

Per quanto non sia nostra pratica pubblicare articoli apparsi sulla stampa locale e nazionale, facciamo per una volta un'eccezione per via del contenuto particolarmente importante riportato nel seguente articolo del Quotidiano di Lecce di venerdi 24 aprile 2015, e trovato affisso sui muri della città.

Di parassiti e di altre questioni

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Di parassiti e di altre questioni

A proposito di Xylella

Ancora una volta viene creata un’emergenza e la si gestisce in maniera eccezionale dando tutti i poteri decisionali ad un Commissario che può e deve solo eseguire gli ordini, con le conseguenze che ciò comporta per eseguire il piano: espropriazioni e uso della forza pubblica. Non vi sono discussioni di sorta, ma solo imposizioni, e sanzioni in caso di violazione di queste ultime. Coinvolta nella gestione dell’emergenza sarà la Protezione Civile che ha già dato il suo via libera al piano di eradicazione e irroramento di pesticidi messo a punto dal Commissario straordinario. A chi scrive viene in mente l’uso che dell’emergenza è stato fatto in posti come l’Aquila, dopo il terremoto del 2009, quando il controllo di un’intera popolazione bisognosa di ogni cosa divenne, di fatto, il fine dell’emergenza o meglio un campo di sperimentazione, che si accompagnò alla sospensione giuridica e sociale delle libertà e dei diritti degli sfollati “ospitati” nei campi. La situazione “Xylella” è alquanto differente, ma analogo è l’intento di espropriare abitanti e olivicoltori di qualsiasi possibilità di decisione autonoma anche nell’utilizzo di pratiche di cura non inquinanti e non invasive.

Tic e tac

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Tic e tac, tic e tac, tic e tac... deng!

È inutile. Per quanti sforzi faccia, la ragionevolezza dei molti non sarà mai al sicuro dagli eccessi dei pochi. La moltitudine potrà anche deridere e mettere al bando il singolo, ma resta il fatto che la sua quiete sarà sempre a rischio della rabbia dell'altro. La politica ha bisogno delle masse e per questo aborrisce la solitudine; l'etica no, basta a se stessa. La politica si potrà contemplare quanto vuole nello specchio della propria popolarità, elargire sorrisi, raccogliere applausi e contare compiaciuta sui propri numeri, veri o presunti che siano, ma nulla potrà mai impedire ad un intempestivo sasso di mandare in frantumi la sua immagine.
Prendiamo ad esempio la linea dell'Alta Velocità in costruzione in provincia di Alessandria, quella detta del Terzo Valico.

Idi e oblii

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Idi e oblii

È successo lo scorso 12 marzo a Ferguson, nel corso dell'ennesima manifestazione di protesta per la morte di un giovane nero — Michael Brown — avvenuta la scorsa estate per mano della polizia. La manifestazione era stata indetta dopo che il capo della polizia locale, Thomas Jackson, aveva rassegnato le dimissioni in seguito alla diffusione di un rapporto che mostrava il profondo razzismo all’interno delle forze dell'ordine. Un centinaio di manifestanti stavano stazionando davanti alla sede del Dipartimento di Polizia, battendo tamburi, intonando slogan («Se noi non avremo giustizia, loro non avranno pace!») e bloccando a singhiozzo il traffico stradale. Quando a un tratto, si presume dalla cima di una collina, qualcuno ha fatto fuoco contro gli agenti schierati in tenuta antisommossa, seminando il panico fra i presenti. Nonostante sia scattata subito una caccia all'uomo, chiunque sia stato è riuscito poi a dileguarsi. «Non facevano nulla di speciale e gli hanno sparato per la sola ragione che sono poliziotti», ha detto incredulo Jon Belmar, capo della polizia della Contea St. Louis, dopo che due dei suoi agenti sono rimasti a terra, feriti dai colpi d'arma da fuoco.
Pare che persino fra i soliti pompieri di sinistra, onnipresenti in simili circostanze, ci sia chi non è riuscito ad emettere parole di condanna.

Guarda che luna

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Guarda che luna

 

«Se un uomo passeggia nei boschi metà di ogni sua giornata — per il solo piacere di farlo — corre il rischio di essere considerato un fannullone. Ma se spende l'intera giornata come uno speculatore, tagliando quegli stessi alberi e spogliando la terra prima del tempo, allora è considerato un cittadino industrioso e intraprendente»
Henry David Thoreau
 
A quanto pare ci sono individui che continuano a passeggiare lungo i binari in mezzo alla notte — per il solo piacere di farlo. È accaduto di nuovo, prima nei pressi di Roma, poi in quelli di Venezia. Ma più che fannulloni, costoro corrono il rischio di essere considerati dei provocatori. Sì, perché lasciano bottiglie incendiarie nei pozzetti della linea ferroviaria dell'Alta Velocità. Che però non bruciano giacché nessun fuoco ha illuminato l'oscurità, in entrambi i casi. C'è chi parla di bassa imperizia, chi di alta strumentalizzazione, chi di avvertimento dal basso o dall'alto.

Uno in meno

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Uno in meno

Una settimana fa un detenuto rumeno si è impiccato nel carcere di Opera. Si chiamava Ioan Gabriel Barbuta. La notizia della sua morte sarebbe passata anche inosservata (in fondo era uno straniero, in fondo era un ergastolano, in fondo...) se non fosse stato per il clamore suscitato dagli squisiti commenti telematici di molti secondini inviati ad un sindacato della polizia penitenziaria: «uno in meno... ottimo... speriamo che abbia sofferto... più corde e sapone... scalate la conta... evviva... beviamo alla faccia sua...». Il Ministro della Giustizia, l'anima bella Andrea Orlando, si è prontamente indignato e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha temporaneamente sospeso 16 agenti. Ammazzate di botte un detenuto, torturatelo, tenetelo segregato, non ci sono problemi. Anzi, potreste perfino essere promossi. Questa è la democrazia. Ma non potete esultare pubblicamente, la ragione di Stato non lo consente. Lo Stato è buono, mica può sghignazzare in pubblico davanti a morti suicidi! No, deve ostentare dispiacere, cordoglio, anche se sotto sotto, privatamente...

Io no, non sono Charlie

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Io no, non sono Charlie

Claude Guillon / Alcuni anarchici

Dopo il massacro avvenuto nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, in tutta la Francia si è scatenata la caccia all'arabo e al musulmano, nonché quell'isteria securitaria che sta riempiendo le strade di Parigi di uomini in uniforme che setacciano la città armati fino ai denti. Peggio ancora, l'enorme emozione collettiva sollevata da quelle morti è stata il pretesto per invocare una sempre più ipocrita unità nazionale. In occasione della grande manifestazione che si terrà oggi a Parigi, patrocinata dallo stesso governo francese, pubblichiamo qui due testi che sono circolati oltralpe in questi ultimi giorni e che sfidano la pretesa istituzionale di mettere ordine nelle strade attraverso l'imposizione di un lutto condiviso.

Porci con le ali

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Porci con le ali

 
«L'agente che ammazza e che mente non gioca con il fuoco quando fa gravare pesantemente il suo stivale di bruto sul cervello di quelli che pensano e ragionano? L'agente che uccide e calunnia non teme affatto il ferro, mentre stritola con le sue mani di nullafacente le braccia di quelli che lavorano e producono? Questo simbolo dell'autorità abietta troverà sempre davanti a sé dei rassegnati?»
 
No, non sempre. L'interrogativo espresso oltre un secolo fa a Parigi da un anarchico ha trovato oggi una risposta negativa da parte di un giovane di 28 anni di Baltimora. Non pensiamo proprio che il nome di Albert Libertad fosse noto a Ishmael Brinsley, che siano stati gli scritti del primo ad incoraggiare le belle mani d'assassino del secondo. È assai più probabile che egli avesse nelle orecchie i rantoli di Eric Garner, che avesse davanti agli occhi il sangue di Michael Brown, che avesse nel cervello e nel cuore la morte di tutti coloro uccisi dalla polizia statunitense nei mesi scorsi...

Sputa (sulle) sentenze

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Sputa (sulle) sentenze

Lo scorso 17 dicembre il Tribunale di Torino ha condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione i quattro sabotatori NoTav rei di aver partecipato, nella notte fra il 13 e il 14 maggio 2013, ad un assalto al cantiere di Chiomonte conclusosi con l'incendio di alcuni macchinari. Se il verdetto di condanna era scontato, dato che nel corso delle udienze i quattro compagni avevano apertamente rivendicato la loro responsabilità nei fatti, lo era assai di meno la sua entità. Il tribunale si sarebbe “limitato” a condannare il «danneggiamento aggravato, la violenza a pubblico ufficiale ed il porto d'arma da guerra» o avrebbe accolto anche l'aggravante di «terrorismo»? Ebbene, per questi giudici di Torino sabotare l'Alta Velocità – per lo meno in questo contesto – è sì un atto illegale da punire, ma non un atto di terrorismo.
Notizia che non può che renderci felici in quanto ciò comporta meno anni di galera inflitti. Ma nulla di più.

Onesti e canaglie

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Onesti e canaglie

«Per infami che siano le canaglie, non lo sono mai quanto le persone oneste»

 

Pare proprio che questa massima di un scrittore francese dalle simpatie libertarie, celebre alla fine dell'Ottocento, non corra il rischio di trovare smentite. Sui treni in transito per la Svizzera – la civile Svizzera, la neutrale Svizzera, la pulita Svizzera – i doganieri passano un cotton fioc sul volto dei passeggeri dalla pelle nera al fine di prelevarne il DNA. Non importa chi siano, cosa facciano e dove siano diretti, il solo fatto che attraversino il paese – magari di notte, in seconda classe, su un treno economico – non può che destare sospetto. Certo, se scendessero da un jet privato, in giacca e cravatta, con una valigia piena di denaro da depositare in una banca elvetica, sarebbero i benvenuti. Ma si sa, i neri sono tutti canaglie e gli svizzeri sono tutte persone oneste.
Si tratta di una differenza di fondo, da tenere sempre a mente. A Milano, ad esempio, l'onesto sindaco Giuliano Pisapia ha appena fatto sgomberare a suon di manganellate alcune occupazioni (prima un alloggio a Lorenteggio, poi due spazi sociali a Corvetto). In entrambi i casi si sono verificati scontri tra forze dell'ordine e canaglie sovversive. Talmente canaglie da resistere alla violenza delle forze dell'ordine, talmente sovversive da non elemosinare contratti di affitto o di altra natura col Comune.

Sciacalli e pecore

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Sciacalli e pecore

Non esistono catastrofi naturali. Lo abbiamo già detto e non siamo di certo soli a farlo. Ormai si tratta di una convinzione diffusa persino fra gli esperti, geologi più o meno noti. La pioggia che cade più del solito, così come la terra che trema più del previsto, non sono eventi eccezionali ma fatti naturali accaduti innumerevoli volte nel corso della storia. È solo quando provocano vittime che questi fatti attirano l'attenzione pubblica, diventando temibili calamità.

Ma tutti questi morti, da chi sono provocati? Dalla furia della Natura o dal comportamento dell'Uomo? Se i palazzi non venissero costruiti con materiali scadenti, se gli argini dei fiumi non fossero stati cementati, se i segnali premonitori non venissero sottovalutati o ignorati... quanti morti in meno si conterebbero?
L'attuale emergenza a Genova ne è l'ennesima riprova.

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