Arthur Arnould
A cosa servono i governi
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La buona comare che aveva perduto il suo gatto aveva l’aria meno desolata di quanto l’avrebbero avuta non pochi cittadini francesi, se l’indomani, svegliandosi, avessero sentito dire che avevano perduto il loro governo.
Senza governo! Poveri noi! Cosa si farà? Come potremo vivere!
Ma, dunque, non avremmo più esercito permanente per difenderci e, se del caso, per combatterci?
Ma, dunque, i nostri magistrati – queste persone temibili, da cui dipende per noi onore, fortuna, libertà e vita – non sarebbero più nominati, decorati e promossi da un ministro incaricato in nome di tutti, senza che si sappia il perché, di distribuirci quel tanto di giustizia che concepisce, mediante funzionari a sua immagine?
Ma, dunque, la pace e la guerra non sarebbero più tra le mani d’un altro ministro – quello degli affari esteri – che gioca, nel silenzio del gabinetto, con l’Europa, quella partita di whist, di cui la nostra influenza e la nostra dignità sono la posta, e in cui la Francia sostituisce il morto?
Ma, dunque, non avremmo più un ministro dell’istruzione pubblica, per pesare nelle sue bilance – d’accordo col clero – le quantità infinitesimali d’idee che lascerà amministrare a quelli tra i nostri figli che si vuol bene istruire nel modo che permette la reazione governativa del giorno?
Ma, dunque, non avremmo più un altro ministro, per scegliere a sua volontà ed a volontà del supremo signore delle mitragliatrici, i prefetti che regolano i funerali civili, chiudono i caffè dove non si brinda a Napoleone IV, ed i circoli in cui il signor de Mun non predica la crociata all’interno?
Ma, dunque, saremmo davvero ridotti a far da noi i nostri propri affari?
Ma, dunque, subiremmo la necessità di difenderci da noi, di amministrarci da noi, di confezionare noi stessi, a volontà, le leggi che ci inceppano e rovinano, di non dover consultare, nelle nostre decisioni, che i nostri propri interessi e la nostra propria ragione, invece di subire per amore o per forza l’interesse del governo e la ragione di Stato?
Vi siete mai chiesti chi tra i due abbia bisogno dell’altro – del macellaio o del montone, del ricco o del povero, del governante o del governato?
È ben evidente che il macellaio ha bisogno del montone, e che il montone, senza il macellaio, non starebbe che meglio.
È egualmente evidente che se non ci fossero più poveri, ricchi ed oziosi si troverebbero in serio imbarazzo, perché, non avendo più nessuno da far lavorare per loro conto, i ricchi stessi dovrebbero lavorare e guadagnarsi il pane col sudore della propria fronte, come semplici manovali, mentre la signora duchessa, privata dei servizi della sua cuoca, sarebbe costretta a preparar da mangiare al suo uomo con le sue bianche mani.
Supponete, invece, che non vi siano più sfruttatori, parassiti ed oziosi – cosa ci perderanno coloro che producono e lavorano?
La terra e le sue ricchezze naturali od appropriate saranno forse scomparse?
Il macchinario industriale accumulato sarà forse scomparso?
Non resteranno forse più foreste per darci il legno, miniere per caverne carbone e ferro, campi per produrre frumento, braccia per mettere il tutto in attività?
L’umanità non morrebbe dunque né di freddo, né di fame. Le condizioni del lavoro e della ripartizione dei prodotti sarebbero solamente cambiate.
Avete forse più bisogno di quel governo onnipotente che pesa su voi governati?
Cosa fa, in vostro nome, che voi non potreste fare in sua vece, meglio e a minor prezzo?
Difendervi contro l’invasione straniera? – Ne siete ben certi? – Non vi riesce sempre? – Per difendersi contro un’aggressione ingiusta, un esercito non varrà mai un popolo.
Le Repubblica, nel 1792, non aveva che dei volontari, ed è il popolo armato di Francia che ha respinto la coalizione europea.
Mentre tutti gli eserciti di governi stranieri fuggivano davanti a Napoleone I, non è l’esercito ma il popolo spagnolo che resisteva al despota, divorava i suoi soldati e i suoi generali.
Nel 1870, a Parigi, non sapete più che è il popolo armato, la guardia nazionale che, durante cinque mesi, ha salvato l’onore e resistito alla Prussia ed a Trochu?
Gli eserciti permanenti non sono utili che all’interno.
A chi?
Al governo! – Senza esercito, niente colpo di Stato del 2 dicembre.
Credete voi che i vostri magistrati non varrebbero i suoi?
Siete voi ben certi che la vostra polizia non varrebbe la sua?
Tutto ciò, se uscisse e dipendesse da voi, sarebbe quel che voi vorreste che fosse, e non volgerebbe mai contro voi stessi le armi affidate a garantire la vostra tranquillità.
Il governo, come lo si comprende finora, non è che un congegno inutile, imbarazzante e pericoloso, che fa saltar la macchina ogni quindici o vent’anni. La sua unica funzione è di sostituire al libero esercizio delle iniziative individuali e collettive, al libero sviluppo dei gruppi naturali federati tra loro per il bene comune e la sicurezza generale, il giogo soffocante delle passioni, dei pregiudizi, degli egoismi e delle ambizioni di alcune individualità che il caso o la forza ha portato al Potere, grazie all’ignoranza degli uni, all’indifferenza degli altri, all’abdicazione di tutti.
Senza quel congegno, voi avreste l’Autonomia Comunale completa, che rappresenta la libertà nella sola sua forma pratica – e l’Unità arbitraria spezzata lascerebbe posto alla solidarietà economica, che vi darebbe la pace mediante la giustizia.
Oggi, checché si faccia, la società è divenuta, da militare o distruttiva, industriale o produttiva.
Il lavoro è padrone – non nella legge, è vero, ma nella realtà economica.
Le autonomie, le collettività, tutte quante, non hanno più che un interesse, un bisogno – la produzione abbondante, lo scambio assicurato, la circolazione rapida, la ripartizione universale.
A tutto ciò, manca una cosa – la giustizia.
Chi ve la darà?
I governi?
No, voi stessi!
Figli del passato, prodotti di un’epoca di lotte e di competizioni violente per la forza, i governi mantengono le caste che crollerebbero senza il loro appoggio, e gettano sulla bilancia del lavoro la pesante loro spada intrisa di sangue.
Dopo d’essere stati l’immagine della civiltà passata, sono divenuti il contrapposto della civiltà presente e futura.
Voi volete la pace? – Sono la forza, ossia la guerra.
Volete l’Autonomia? – Sono l’Unità, ossia la compressione.
Volete la giustizia? – Sono il Potere, ossia la più alta incarnazione del privilegio.
Volete la solidarietà? – Sono la ragione di Stato, ossia l’antagonismo.
[1877]