Titolo: Causa, mezzo ed effetto
Argomento: Brulotti
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A parte i più beceri rappresentanti e tirapiedi dell’industrialismo, sembra che tutti siano davvero preoccupati per il clima. Non passa ormai giorno senza sentire l’urlo indignato di qualche anima bella ambientalista, la promessa solenne di qualche illuminato funzionario governativo contro il comune nemico: il riscaldamento atmosferico, l’effetto serra, l’anidride carbonica!

Considerato che l’anidride carbonica è un gas che fa parte dei cicli geochimici naturali, la cui presenza nell’atmosfera garantisce quel fenomeno di termoregolazione naturale del pianeta (effetto serra) che permette condizioni termiche idonee all’esistenza della vita terrestre (riscaldamento atmosferico), tanto varrebbe prendersela con la forza di gravità. È un po’ come attribuire lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento allo Zyklon B... vi risulta che a venire impiccato a Norimberga sia stato l’acido cianidrico?

Ovviamente no, a salire sul patibolo furono determinati esseri umani in carne ed ossa, alti funzionari del Terzo Reich. Non fu l’HCN il responsabile dell’Olocausto, ma i nazisti che lo sprigionarono in apposite camere stracolme di ebrei per compiere un genocidio. Allo stesso modo oggi non è la CO2 la responsabile dell’ecocidio in corso, ma quegli esseri umani in carne e ossa che ne sprigionano enormi quantità nell’atmosfera attraverso la loro organizzazione politica, economica e sociale. Ora, se ponete la domanda «Come fermare un riscaldamento climatico globale diventato eccessivo in maniera artificiale, giacché provocato dalla combustione di petrolio, gas e carbone?» ad un adolescente, è assai probabile che sia capace di intuire subito la risposta: smettendo immediatamente di bruciare petrolio, gas e carbone. Ma se fate questa stessa domanda ad un adulto, ecco che vi sentirete proporre le soluzioni più imbarazzanti: usando più possibile la bicicletta al posto dell’auto, tassando maggiormente la benzina, imponendo filtri ai camini delle fabbriche e ai culi delle mucche, istituendo incentivi per l’uso di pannelli fotovoltaici... Ciò accade perché gli adulti che compongono la nostra bella società odierna hanno notevoli difficoltà di comprendonio, soprattutto su certe questioni, per cui quella semplice domanda al passaggio del loro orecchio sordo diventa: «come fermare il riscaldamento climatico globale diventato eccessivo in maniera naturale, quindi senza fermare il consumo di petrolio, gas e carbone, senza fermare lo sviluppo industriale, senza fermare la corsa al potere e al profitto, senza rinunciare a nessuna delle merci che tanto desideriamo perché tante comodità ci danno?». Insomma, come fare una frittata senza rompere le uova?

Si capisce meglio il motivo per cui il nemico contro cui si scagliano oggi molti giovani contestatori e alcuni vecchi politici non abbia un volto e un nome. Se la battaglia contro le ombre dei primi dipende in primo luogo dalla loro ingenuità, nel caso dei secondi si tratta piuttosto di scaltrezza. Se dovessero infatti dare sul serio un volto e un nome a chi decide, organizza e provoca l’eccessiva emissione di anidride carbonica nell’atmosfera, dovrebbero cominciare con il proprio, seguito da quello dei propri colleghi, committenti, clienti...

Prendiamo il caso dell’Italia. Quali sono le quattro principali fonti di emissione di anidride carbonica nel nostro paese? Stando ai rapporti più o meno ufficiali, l’acciaieria Ilva di Taranto, le centrali termoelettriche a carbone di Civitavecchia e Brindisi/Cerano, ed una non meglio identificata raffineria (quella di Sarroch?). Ma, come si è visto di recente a Taranto, la chiusura di una mega-industria ecocida è un’ipotesi che non viene presa in considerazione nemmeno da chi ne muore, qualcosa di impensabile ed inimmaginabile perché crea pur sempre migliaia di posti di lavoro, perché fa da traino all’economia del paese, perché senza di essa si sarebbe costretti ad importare ciò che produce, con enormi contraccolpi sul bilancio. E quindi...

Quindi, è meglio sentirsi vittime dei gas ad effetto serra anziché sapersi complici o responsabili di ciò che li diffonde nell’atmosfera. Meglio battersi contro il mezzo e l’effetto, piuttosto che ribellarsi contro la causa. Ecco perché i giovani contestatori chiedono agli squali della classe politica di difendere i delicati equilibri naturali adottando una dieta vegana (sic!), per poi lamentarsi che — incredibile! — nulla di concreto è stato fatto, mentre i vecchi politici ne tengono a bada ogni tentazione conflittuale pronunciando vaghi discorsi infarciti di moralismo umanista.

Cos’altro si potrebbe fare? Innanzitutto bisognerebbe capacitarsi che per fare una frittata è inevitabile rompere le uova...


[24/1/20]