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Uno si chiamava Chris. La sua vita, dopo essere stata messa nero su bianco sulle pagine di una autobiografia, è stata rievocata da una pellicola cinematografica che sta sbancando i botteghini di mezzo mondo. Milioni di persone hanno pagato per conoscere la sua storia, per riempirsi gli occhi delle sue imprese. Perchè Chris non era una persona comune. No, lui era uno cecchino, il più micidiale cecchino della storia degli Stati Uniti. Avendo avuto un genitore sensibile e generoso, prendeva la mira, sparava e ammazzava fin da quando aveva otto anni. Passare dagli animali agli esseri umani non deve essere stato poi così difficile. Soprattutto quando si fa parte dei corpi speciali dell’esercito statunitense.

Durante la guerra in Iraq si conquistò il soprannome di «Leggenda» o di «diavolo di Ramadi», a seconda se chi parlava stava dietro o davanti al suo mirino, abbattendo un numero imprecisato di nemici. Le autorità militari gli riconobbero 160 centri, ma lui si vantava di averne fatti oltre 250. Per queste uccisioni fu tanto amato quanto odiato. L’esercito statunitense gli assegnò una decina di medaglie, le più alte onorificenze possibili, mentre gli insorti iracheni misero una taglia sulla sua testa e cercarono più volte di ucciderlo. Non ci riuscirono. Alla fine Chris venne sì ammazzato, ma in un poligono americano e da un suo ex-commilitone che per questo è appena stato condannato all’ergastolo. Scherzi del destino.

Chris era un vero eroe yankee, tutto Dio, Patria e Famiglia. Andava a messa, aveva moglie e due figli e serviva il suo paese come solo lui sapeva fare, ammazzando. Non lo faceva per piacere, ma per dovere. Come scrisse lui stesso nel suo libro «ho dovuto farlo per proteggere i marines». La guerra è guerra, bisogna fare a meno di inutili rimpianti: «abbiamo ucciso i ragazzi cattivi e portato i leader al tavolo della pace. È così che funziona il mondo».

L’altro invece viene chiamato “John”. Anche se milioni di persone pagherebbero pur di conoscerne la storia, nessuno vuole avere davanti agli occhi le immagini delle sue imprese. Nemmeno lui è una persona comune. No, lui è un boia. È il boia di Isis, formazione armata che vuole creare uno Stato islamico in Siria e Iraq. E che, come mezzo di propaganda e di minaccia, invia i video delle decapitazioni di ostaggi avvenute per mano di “John”. Il numero delle sue vittime è imprecisato, giacché ai 5 ostaggi fino ad ora uccisi davanti alle videocamere vanno aggiunti anche alcuni soldati iraniani catturati e giustiziati. Per queste uccisioni, ora è il governo degli Stati Uniti a volere la sua testa su cui pende una taglia di 10 milioni di dollari. Gli esperti hanno passato al vaglio tutti i video in cui compare, interamente bardato di nero, con i soli occhi visibili. Ne hanno studiato l’accento della voce, il colore della pelle, la statura, pur di ricavarne l’identità.

Chris ammazzava da lontano, premeva il grilletto e un suo nemico moriva, magari a oltre un chilometro di distanza. Deve essere per questo che viene ammirato, perché le sue mani erano sempre pulite e la tragedia non avveniva sotto i suoi occhi. “John” invece afferra per il collo, incide la carne, ode le urla e i rantoli, blocca gli spasimi, guarda negli occhi i nemici che uccide. Deve essere per questo che viene disprezzato, perché si insozza completamente di sangue. Intollerabile per l’ipocrita coscienza occidentale.

Se il primo fosse ancora vivo, Chris e “John” oggi si combatterebbero. Il primo con la sua Bibbia, la sua legge, la sua patria, il secondo con il suo Corano, la sua sharia, il suo califfato. Magari potrebbero sfidarsi a Falluja, città dove nel 2004 Chris diede il meglio di sé proteggendo i marines che bruciavano col fosforo bianco ogni essere umano che vedevano. Dieci anni dopo, quella stessa città è caduta in mano ad Isis: un altro sterminio di massa.

C’è chi sostiene che non si possano fare certi confronti. Sarà. Ma in cuor nostro, davanti a simili massacratori di Stato, non riusciamo proprio a fare alcun distinguo.


[25/2/15]