Titolo: Dell’abbrutimento militare
Autore: Alfred Jarry
Argomento: Brulotti
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Questa parola non è un insulto all’esercito.

«La disciplina, che è la forza principale degli eserciti», dice la teoria, richiede dal soldato un’obbedienza irriflessiva e una sottomissione istantanea. Essa deve dapprima sopprimere l’intelligenza per poi sostituirla con una piccola quantità di istinti animali derivanti dallo spirito di conservazione, volontà minima sviluppata nel senso della volontà del capo.

Vi sono due istinti di conservazione, il nobile e l’ignobile. L’istinto nobile è l’istinto di conservare il proprio io e di mantenere la propria individualità impenetrabile alle forze esterne. Le intelligenze non possono combattersi fino alla morte perché esse non sono affatto esattamente avverse le une alle altre, avendo questo in comune, di essere intelligenti. Per una ragione diversa, i corpi non si mangiano tra loro temendo, nel colpire, di insegnare all’altro a ferire.

E d’altronde non è del tutto certo che la percezione «altrui» sia ben chiara in loro. Un borghese, un contadino, un soldato ammetterà che tutti i corpi hanno uno stesso istinto, l’istinto della gente, e si scandalizzerà di colui che non fa «come gli altri». I corpi (o la gente), sono il discontinuo. I corpi sono separati nello spazio e si sentono solidali. Perché il discontinuo morirebbe se non tendesse al continuo. Ma il continuo è il perfetto, l’assoluto, l’infinito, perché queste qualità sono equipollenti; dunque, come non possono esserci due infiniti che si limiterebbero a vicenda, così non ci può essere che un solo continuo. La materia, i corpi, o la gente, che sono il discontinuo, non potranno prendere il posto del continuo, che è lo Spirito, se non dopo averlo annientato. Questo annientamento si ottiene con procedimenti conosciuti e con macchine dagli ingranaggi più o meno perfetti, secondo che sia più o meno forte l’istinto di conservare il proprio io.

Gli eremiti domavano la loro carne con l’affaticamento corporale, con il digiuno e la preghiera, che deviava il loro spirito verso Dio. I soldati sono sottomessi ad un lavoro assiduo, alla gavetta (l’acqua è la bevanda abituale del soldato) e alla lustratura. Al di fuori dell’esercizio, le occupazioni sono tutto ciò che devono essere delle occupazioni: possono occupare indefinitamente. Gli scarponcini facendo perno sul tallone, scavano buchi rotondi nel fango del campo di manovra, e devono essere stranamente ingrassati. Mai mettere il lucido, si dice: il lucido brucia il cuoio. Ma bisogna che siano neri. Come fare allora? Me ne fre... direbbe un caporale. Ed effettivamente sono neri. Ora, l’interno delle gambe del pantalone è foderato di tela bianca che deve restare immacolata, malgrado il contatto con lucidi e grassi. Bisogna dunque annerire sempre lo scarponcino che diventa sempre bianco e imbiancare senza sosta le bande dei pantaloni perennemente macchiate di nero. In più è capitale che le scarpe chiodate siano lucidate e brillanti sotto le suole.


La vera posizione del soldato è la rigidità catalettica, l’auto-ipnotismo con la linea nera del fucile sul muro al quale egli presenta le armi. Un generale intelligente sarebbe un grande mago, ma bisognerebbe che non fosse stato allenato, da una rigorosissima ascesi, alla sottomissione al magnetismo di ritorno.



[I giorni e le notti, 1897]