#author Nicolas Calas #title Distorto dagli specchi #topics Miraggi #pubdate 2015-10-15 #lang it #cover d-d-1947-surre-ret-jpg.jpg
Figlio unico di una famiglia ricchissima, il giovane Nikos Kalamaris (1907-1988) alterna una poesia segreta, diffusa fuori commercio sotto pseudonimo, con la militanza nella sinistra antistalinista di Atene. Costretto all’esilio, a Parigi si unisce ai surrealisti e diventa noto con il nome di Nicolas Calas, critico, polemista e poeta. Il suo saggio Foyers d’incendie, apparso nel 1938 e scritto alla luce della psicanalisi, esplora i legami che intercorrono fra inconscio individuale e trasformazione sociale. Calas vi traccia una vera e propria etica del desiderio e lo stesso Breton saluterà questo libro come «un’opera vietata agli ignoranti, ai conformisti, ai fiacchi e ai vigliacchi... un manifesto di una necessità e di un’ampiezza senza precedenti». Inutile dire che oggi, a quasi ottant’anni di distanza, sono invece le sue poesie quelle dove è più facile che brillino i suoi focolai d’incendio.

DISTORTO DAGLI SPECCHI
Il sogno si è rotto cadendo Ho trovato l’oblio in uno specchio perduto in mare Ebbro di tormenti Divorato dalle paure Ho bevuto quell’acqua che nessuna luce ha accarezzato Come un oggetto curvo sopra la sua ombra Ora vedo l’amore sotto una luce obliqua Chi costringe la mia testa a chinarsi? Sconvolge l’ora?
Come raggiungere il sole senza passare attraverso l’albeggiare? Rimuovere la paura da tutte le apparenze ed io nuoterò lungo tutto l’oblio Con lo stesso movimento Perdere se stessi e scoprire la direzione delle cose Oltre la sinistra ed oltre la destra Oltre l’audacia e l’orizzonte Oltre il vento
Il vento della paura Un vento crudele ma non immutabile Che spezza l’eco sepolta nella sabbia Ed il fumo imprigionato nelle ossa fossili Che depreda gli sciacalli dei loro sogni E i poppanti del futuro Un vento che nei suoi abbracci tradisce la sua furia
Immerso nella mia infelicità sommergo la mia stella
In questa caduta rettilinea un nuovo volto si mostra come un richiamo La luce lo consuma E oppone alla sorte tutto ciò che rimane di me Nell’inevitabile ritmo del disastro Potrei dire prima della fine del giorno Tutti gli specchi sono assetati Il battere di un remo basta a cancellare una stella Senza riflessione senza ombra il cuore muore lentamente E fa della memoria una insonnia senza fine
Vendicatore e conquistatore di me stesso Ho piena fiducia in questi brividi di destino Un mondo furibondo di idee violente si solleverà La sua immagine incisa nell’occhio più limpido Già nega l’umore capriccioso dei profeti Irruvidisce gli specchi Solleva le teste insanguinate dei tori neri
*
L’AGONIA IN MEZZO ALLA FOLLA
Morire senza rughe accanto ad un alito di fuoco Odiare la morte Inseguire la follia oltre i recinti del sogno Acqua aria e tutte le scienze Rispondere a tutte loro
Ascolta il rumore degli uomini che indietreggiano Impiccati, maghi, dottori Nulla li innoridisce La sofferenza è senza pietà La luna di domani è già diventata la loro carezza più vicina Sono come ciechi imprigionati dalla distanza
All’apice della tranquillità Io sono Insisto Come l’uomo annegato nella sua sventura
*
NARCISO NEL DESERTO
Tre facce in una sola
Troppa sabbia per il sole Dà fuoco alla follia La sua ombra liquida si estende incontrollata
Una nuova frattura si afferma
Lo specchio è troppo tagliente Al suo contatto l’occhio muore di sete E distoglie lontano i loro sguardi La carta mantiene il suo bianco neutrale asciutto come lo spazio Per saldare il puntello della vita Per seguire il processo Per fare una poesia violenta come un miraggio Con amore per bere tre facce come una Immergi sotto i tuoi cappelli E Narciso avrà vissuto
*
RIGUADAGNARE ANCORA IL GIORNO
Riguadagnare ancora il giorno Dargli l’immagine ed il sogno sorpreso L’amore svela se stesso Ritorniamo avanti verso l’esplosione di nuovi volti E le parole che portano gesti efficaci oltre ogni comandamento Fissiamo con nuova precisione il movimento drammatico Di battelli senza prua o vela Sconfitto o vincitore per avvolgerlo in fretta dentro l’amore maledetto
Ho avuto bisogno delle tue lacrime e di essere ingiusto!
*
EDIPO È INNOCENTE
Domani nulla rimarrà più La pelle delle mani diventerà ancora impolverata A primavera non ci saranno più stelle Un sangue di resina scorrerà nelle nostre vene La terra verrà aperta come porte da mai più chiudere La terra intera sarà per tutto quest’anno come una ferita Non ci sarà più bisogno di bussole Non ci sarà più futuro non più audacia non più stelle Nessuno da superare Nessuna testa talmente alta da doversi chinare I gesticolamenti non avranno nulla da dire Tutte le facce dei dadi saranno uguali Il deserto assomiglierà ai ghiacciai
Oh giorno felice isola di un miraggio!
Non ho più segreti per nessuno Ho massacrato tutto Tutto ciò che era violentemente amato e disposto nella mia vita Era portato lungo la corrente dormo in un letto liquido Un sonno pieno di rumori In una notte senza fine