William Morris
Il governo
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Hammond – In che consisteva il Governo di quei tempi? Era forse il Parlamento o una parte qualsiasi del Parlamento?
Io – No.
H. – Il Parlamento non era forse, da una parte, che una specie di Comitato di vigilanza istituito per impedire che gli interessi delle classi superiori subissero delle perdite e, nello stesso tempo, una specie di maschera per ingannare il popolo dandogli l’illusione che egli partecipava un po’ all’assesto dei propri interessi?
Io – La storia sembra provarlo.
H. – In che modo il popolo assestava gli affari suoi?
Io – Credo, da quel che ho letto, che obbligava talvolta il Parlamento a fare una legge onde legalizzare qualche modificazione già avvenuta.
H. – Null’altro?
Io – Non credo. Quello che io so, è che se il popolo faceva qualche tentativo per difendere i suoi diritti, la legge interveniva e diceva: questo è sedizione, rivolta, od altro e la legge massacrava o torturava i capi di questi tentativi.
H. – Allora, se il Parlamento non era il governo e il popolo meno ancora, cos’era dunque il governo?
Io – Potete voi spiegarmelo?
H. – Io credo che noi sbaglieremmo di poco dicendo che il governo erano i tribunali appoggiati dal potere esecutivo maneggiante la forza brutale che il popolo ingannato gli permetteva dì adoperare anche contro di lui, vale a dire l’esercito, la marina, la polizia.
Io – Gli uomini ragionevoli sono obbligati a pensare che voi avete ragione.
H. – Ma questi tribunali, erano forse dei luoghi ove si agiva lealmente secondo le idee di quell’epoca? Un povero diavolo aveva qualche speranza di difendervi la sua proprietà e la sua persona?
Io – Era cosa proverbiale che anche i ricchi ritenevano un processo come una gran disgrazia anche quando il risultato era favorevole; in quanto ad un povero... si considerava come un miracolo di equità e di generosità che un uomo povero, una volta nelle unghie della legge, sfuggisse alla prigione o alla completa rovina.
H. – Sembra dunque, figlio mio, che il governo a mezzo dei tribunali e della polizia, che era il vero governo del XIX secolo, non fosse molto bello, nemmeno per quella gente arretrata, che viveva sotto un regime di classi che proclamava l’ineguaglianza e la povertà come legge di Dio e il legame che teneva unita la società.
Io – Sembra anche a me.
H. – Ed ora che tutto ciò è cambiato, e che i diritti della proprietà, vale a dire i pugni stretti su uno stock di merce, e il grido ai vicini: Voi non ne avrete! – ora che tutto ciò è scomparso in modo sì completo da rendere ridicole quelle assurdità, un simile governo sarebbe impossibile.
Io – Mi pare.
H. – Fortunatamente. Ma a quale altro scopo fuorché per la protezione dei ricchi contro i poveri, dei forti contro i deboli, esisteva dunque questo governo?
Io – Ho inteso dire che si giustificava la sua esistenza come necessaria per difendere i cittadini contro gli attacchi delle altre nazioni.
H. – Lo si affermava; ma, per esempio, quand’è che il governo inglese ha difeso il cittadino inglese contro il francese?
Io – È ciò che si diceva.
H. – Allora, se i francesi avessero invaso l’Inghilterra e l’avessero conquistata, non avrebbero dunque permesso all’operaio inglese di viver bene?
Io (ridendo) – Per quanto posso giudicare, i padroni inglesi se ne incaricavano, togliendo ai loro operai la maggior parte di quanto essi guadagnavano a profitto loro.
H. – Non lo credo, perché in questo caso gli operai inglesi sarebbero morti di fame, e allora i Francesi avrebbero subita una perdita, sì come se il bestiame inglese fosse loro morto per mancanza di nutrimento. Di modo che gli operai inglesi non avrebbero maggiormente sofferto dalla conquista; i padroni francesi non avrebbero potuto rubare ad essi più di quel che rubavan loro i padroni inglesi.
Io – È vero; e noi possiamo riconoscere che la pretesa del governo di proteggere i poveri (vale a dire le persone utili) contro gli altri era inutile e bugiarda. E ciò appare naturale poiché noi abbiamo già visto che il compito del governo era di proteggere i ricchi contro i poveri.
H. – Ma il governo non difendeva forse i ricchi contro le altre nazioni?
Io – Non mi ricordo di aver udito mai che i ricchi avessero bisogno di essere difesi; dicesi anzi che, quando due nazioni erano in guerra tra di loro, i ricchi dei due paesi giocassero tra di loro come al solito e si vendessero delle armi che servivano ad uccidere i loro compatrioti.
H. – Insomma, si conclude a questo: mentre i sedicenti governi di protezione della proprietà per mezzo dei tribunali significavano distruzione della ricchezza, questa difesa dei cittadini d’un paese contro quelli d’un altro paese per mezzo della guerra o della minaccia della guerra, significava evidentemente la stessa cosa.
Io – Non posso negarlo.
H. – Allora il governo non esisteva che per la distruzione della ricchezza?
Io – Sembra. Però...
H. – Però?
Io – V’erano molti ricchi in quei tempi.
H. – E le conseguenze di questo fatto?
Io – Credo indovinarle: però spiegatemele.
H. – Il governo, distruggendo di solito la ricchezza, rendeva povero il paese.
Io – Né più, né meno.
H. – Pertanto in mezzo a questa povertà, le persone in favore delle quali il governo esisteva, esigevano la ricchezza, a qualunque costo.
Io – È proprio così.
H. – Che cosa avviene, per forza, se in un paese povero alcuni esigono la ricchezza a spese altrui?
Io – Una povertà inaudita per gli altri. Tutta questa miseria, allora, era cagionata dal governo distruttore di cui abbiamo parlato?
H. – No, questa affermazione sarebbe inesatta: il governo medesimo non era che il risultato necessario di una tirannia noncurante, senza scopo, di quei tempi; non era altro che il congegno meccanico della tirannia. Ora che la tirannia è spenta, noi non abbiamo più bisogno di un simile meccanismo; non potremmo servircene, perché noi siamo liberi. Dunque, nel senso che voi date a questa parola, noi non abbiamo governo.
[Cronaca sovversiva, anno IV, 31 marzo 1906]