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Lavoro come il seminatore. Egli mette dell’amor proprio nel suo lavoro che non gli parrebbe più buono se altri al suo posto lo toccassero.

L’uomo è fatto così. Si crede diverso da tutti quelli che lo avvicinano e tuttavia li chiama propri simili. Non c’è individuo che non si consideri superiore al proprio vicino in tutte le attribuzioni. Nessuno acconsentirebbe a scambiare la propria nuda persona con un’altra ugualmente sprovvista di titoli, prestigio, fortuna.

L’uomo è proprio fatto così. Questa buona opinione che ha di se stesso salvaguarda la sua propria libertà e mantiene l’armonia nel nostro piccolo mondo a mezzo della varietà.

Dal momento che ci scostiamo da questa nozione di diversità, arriviamo a quella di similitudine, dalla nozione di similitudine passiamo a quella di uguaglianza con un piccolissimo sofisma alla maniera di Babœuf, Condorcet, Jean-Jacques, Licurgo, Robespierre, Luigi XIV e Loyola, il livellatore di cadaveri!

E quando siamo a questo punto, addio libertà, addio diritti dell’uomo! Eccoci nella schiavitù, testa e piedi; l’intelligenza e la razza rantolanti per sempre sotto gli artigli del più forte. I governanti coricano le nostre rivendicazioni anarchiche in lenzuoli bellissimi di carta bianca che chiamano costituzioni. Le salve gioiose dei cannoni cullano, addormentano i popoli che sono stati derubati. Russate Te Deum! L’ordine regna nelle città trafelate!

Rassomigliarsi, riunirsi, essere somiglianti, essere riuniti, è sempre la stessa cosa. I simili, gli uguali, gli identici possono essere riuniti.

Ora, una riunione suppone un ordine, una classificazione, una testa, una coda, un giusto-mezzo, una direzione, un’obbedienza, una parola d’ordine, doveri, superiori, inferiori, ricchi e poveri.

Da ciò i re, i sudditi, i dittatori, le plebi, le aristocrazie, le democrazie, le autocrazie, le burocrazie, ecc., ecc. Da ciò le catene, le palle, i cannoni, gli scudi, i piedi pesanti dei despoti e degli usurai che opprimono e pelano la testa delle nazioni, marciano su di essa come sulla sabbia di un sentiero. Da ciò il Male, la Guerra, le Sommosse, i Colpi di Stato, la Miseria, gli annegamenti, i mitragliamenti, la San Bartolomeo, Nerone, Bonaparte, Erode, Pilato e Samson il carnefice!

Uomini! Ve lo dico, se i vostri diritti sono uguali, le vostre nature sono diverse. Quando parlate l’uno dell’altro non dite il mio simile, dite il mio differente. Avrete fatto molto per il Diritto fissando nettamente i termini relativi. La lingua dà la misura dei costumi, e fra la gente che si dice uguale, una minoranza è sovra-posta, mentre la maggior parte è sotto-posta. Se la tutela dei diritti di ciascuno è rimessa nelle mani di tutti, gli uomini diventano solidali nella schiavitù, nella sofferenza, mai nella libertà, mai nella felicità.

L’uguaglianza delle persone è un agguato, una trappola sociale in cui si arrabattano ancora i Cosacchi e i partigiani di Cabet. Io pretendo di essere differente dagli altri, sono più giusto, più libero, e soprattutto meno ambizioso dei capi comunisti. – Principes sacerdotum!

E semino cantando!


I giorni dell’esilio, Ed. Anarchismo, 3 volumi