#author Rabindranath Tagore #title Non si può volare assieme #topics Miraggi #pubdate 2011-12-18 #lang it #cover n-s-3dc55441421eed6627cba703c39a9355f8e3107d-m-jpg.jpg
L’uccello prigioniero nella gabbia, l’uccello libero nella foresta: quando venne il tempo s’incontrarono, questo era il decreto del destino. «Amore mio, voliamo nel bosco!». L’uccello prigioniero gli sussurra: «Vieni, viviamo entrambi nella gabbia». Dice l’uccello libero: «Tra sbarre, dove c’è spazio per stendere le ali?». «Ahimé», grida l’uccello nella gabbia, «Non so dove appollaiarmi nel cielo».
L’uccello libero grida: «Amore mio, canta le canzoni delle foreste». L’uccello in gabbia dice: «Siedi al mio fianco, t’insegnerò il linguaggio dei sapienti». L’uccello libero grida: «No, oh no! I canti non si possono insegnare». L’uccello nella gabbia dice: « Ahimé, non conosco i canti delle foreste».
Il loro amore è intenso e struggente, ma non possono mai volare assieme. Attraverso le sbarre della gabbia si guardano e si guardano, ma è vano il loro desiderio di conoscersi. Scuotono ansiosamente le ali e cantano: «Vieni vicino a me, amore mio!». L’uccello libero grida: «È impossibile, temo le porte chiuse della gabbia». L’uccello in gabbia sussurra: «Ahimé, le mie ali sono morte e impotenti».
[da Il Giardiniere, 1913]