#author Virgilia D’Andrea #title Per ricantare amore #topics Brulotti #pubdate 2019-05-30 #lang it #cover p-r-race-genre-classe-finissons-en-3-jpg.jpg
Aprite la prigione, o carceriera! È tanto tempo che non vedo il cielo…
Voglio sognar che splenda primavera Fresca ed aulente nel gemmato velo.
E date, al sogno, palpito di sole!… Tanto… il pensier, non muterà giammai: L’ardita vetta, spasimante, vuole Pur se tenaci aventino i rovai.
Pur se implacata addensi la tempesta E l’onda ancor minacci di salire, Tra i foschi lampi insormontato resta: «Per questa idea o vincere o morire».
Aprite, dunque! Ch’io riveda ancora, Sopra uno sfondo di bizzarre rose, Che il sol, fremente, col suo abbraccio indora «L’orrido bello» che al mio cor s’impose.
I verdi clivi ed i Morroni foschi, Le bianche vette ed i sentier montani, I castagneti e i nereggianti boschi, L’avido fiume e l’ombra de gli ontani…
Le minaccianti rupi e le profonde Gole scoscese fra silvestri incanti, Le zampillanti, al sol, querule onde, Turchesi ed oro, ad atomi al verde,
E le case disperse in mezzo al verde, O appollaiate su le rupi oscure, Dove risuona e lento, alfin, perde Il canto che vien su da le pianure.
Aprite, dunque! È per cantare «amore» Che oggi m’afferra limpida armonia;
Mi fulge, attorno, un sogno di splendore E ne voglio raggiar tutta la via.
E risentirmi tra il falciato fieno, Tra il forte muschio e l’aspro odor dei campi, De l’estro ardente, mentre il cor n’è pieno, Cogliere voglio i suoi fugaci lampi.
E farne, palpitante, una canzone, Che sotto i cieli di turchese tinti, Passi e ripassi, spola di passione E i tristi umani risollevi avvinti.
Carceri di Milano [1/12/1920]