p-p-8a401b33a5c0389bf6bb63902063362de65d60a6-m-jpg.jpg


Vi parlerò degli uomini del petrolio

e del loro animo più nero

e più infiammabile del petrolio.


Vi parlerò di me,

perché nessuno più di me può essere un uomo del petrolio

e il mio animo nero e infiammabile

mi fa parlare a voi altri con tutta la brutalità possibile.


Così bisogna parlare del petrolio: con brutalità.


Vi parlerò dei suoi crimini e di quelli dei suoi uomini,

vi parlerò dunque dei miei crimini

e siate pur certi che nessuno potrebbe essere più cinico

nessuno vi potrebbe parlare con più brutalità di me.


Io, che sono ripugnante e violento

e che come le colonne petrolifere

ho sempre covato qualcosa di terribile nelle mie viscere,

io, che insozzo e distruggo tutto quello che tocco

e che, come il petrolio, sono malvagio, appassionato

e prorompo da me stesso

senza che m’importi del disastro che provoco nel mondo.


Io, così come sono, vi parlerò del petrolio e dei suoi crimini.

Ascoltate:

voi non sapete ancora quanto sia sporco e nero il petrolio €

e quanto siano sporchi e neri i suoi uomini.

Ascoltate:

voi conoscete il petrolio solo come essenza pura nelle provette,

voi non conoscete come me le mille infamie

le mille porcherie di cui anche i più insignificanti

fra noi possono vantarsi,

le innumerevoli vedove adescate nei locali o costrette

sotto la minaccia di un coltello a vendere per nulla l’ultimo pezzo di terra,

voi non conoscete i falsi giuramenti

e l’animo sordido dei petrolieri principianti,

voi non avete visto dei triveIlatori bruciati vivi

nei grandi incendi da noi stessi provocati.

Voi non conoscete tutto questo

e non sapete nulla del petrolio e dei suoi crimini.


Ma non sapete niente neppure di me

perché tutto quello che vi ho detto finora

non è un grido di rivolta per la sorte dei derubati e degli assassinati

ma il principio di un inno al petrolio ed ai suoi uomini,

il principio di un inno a me stesso ed ai miei fratelli d’infamia.

Io non amo il petrolio quando diventa essenza pura nelle provette,

io lo amo come esce dalla terra, sporco e con procedimenti sporchi

lo amo con furore, con passione

e voglio cantare la mia razza terribile di uomini del petrolio.


Era un’umida notte d’autunno

quando mi venne in mente che per le infamie di cui sono capace

potevo diventare anch’io un uomo del petrolio.

Così fu: una notte umida d’autunno

e il destino volle che io diventassi in fretta un uomo del petrolio

e che le mie imprese superassero quelle degli uomini più malvagi.

Canterò in primo luogo il villaggio in cui ho ricevuto

il battesimo dell’insolenza e della bassezza,

in cui le mie mani e il mio animo si sono sporcati

quanto fu possibile che si sporcassero.


Canterò Buștenari, il terribile, il mostruoso villaggio di Buștenari

dove ogni pietra paria di me e dei miei crimini

dove ogni bambino può dirvi quanto io sia cinico e bugiardo

e poi canterò le sonde, a cui ho spremuto denaro come da amanti invecchiate.


Ma quando canterò il villaggio e quando canterò le sonde

canterò pur sempre me stesso,

perché io ho bramato, come una tigre, come una belva sanguinaria

tutto ciò che non era mio e non ho indietreggiato

davanti a nulla pur di appropriarmene,

e per questo io mi sono sempre distinto dagli altri uomini:

ho potuto schiacciarli e allontanarli dalla mia strada senza pietà.

La Bibbia dice che si deve schiacciare la testa al serpente,

così io ho schiacciato la testa del primo uomo che ha avuto fiducia in me,

e tutte le sue ricchezze sono diventate di colpo mie.

Me lo ricordo:

chiusi gli occhi, dissi «Dio mio!» e colpii,

e poi colpii di nuovo, ripetutamente, senza chiudere gli occhi e senza più invocare nessuno

e quando uscii ero orgoglioso nel sentire il mio cuore battere regolarmente.


Fu ogni volta così:

il mio cuore batteva regolarmente,

e quando dissi le menzogne più vergognose,

e quando fui spergiuro

e quando camminai sui cadaveri

il mio cuore batteva regolarmente,

e questo mi diede fiducia in me stesso

e sicurezza che le leggi della natura erano dalla mia parte e mi davano ragione.



[unu, n. 49, novembre 1932]