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Ecco, nel giorno in cui molti festeggiano un’altra sentenza di tribunale decretante che il sabotaggio non va confuso con il terrorismo, il nostro pensiero va a lui, all’uomo che per primo ha avuto il coraggio di difendere sulla scena pubblica questa pratica di azione diretta contro l’Alta Velocità. Un uomo che oggi si trova vergognosamente bersagliato dalle ipocrite critiche di chi fino a ieri ne tesseva le lodi.

Il rito di unione civile e politica era avvenuto un paio di anni fa, sotto il Regno dei Cieli di Venaus. Il Movimento No Tav e lo scrittore Erri De Luca dopo un breve fidanzamento erano convolati a opportune nozze. Il primo si era subito innamorato di questo intellettuale di fama, non solo favorevole alla causa, ma capace persino di dargli dei punti difendendo pubblicamente forme di lotta estreme. Il vecchio poeta catto-comunista era riuscito a compiere una impresa pressoché impossibile al ceto politico del Movimento, pronunciare quella parola contraria alla legge per legittimarla. Fino a quel momento, davanti agli atti di sabotaggio contro l’Alta Velocità c’era stata solo la presa di distanza dei capi-bastone autoritari o il silenzio imbarazzato dei loro sguatteri libertari. Ma il clamore suscitato dalle parole di De Luca ha sconvolto lo scenario, ringalluzzendo molti animi tenuti al guinzaglio della politica. Grazie ad Erri De Luca, il sabotaggio era stato «sdoganato».

Incriminato e portato a processo per quella sua dichiarazione, l’intellettuale era stato naturalmente difeso dal Movimento che da poco ne ha festeggiato l’assoluzione. È stato bello vedere la sintonia di chi si era giurato eterna fedeltà, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte, promettendo di amarsi e onorarsi finché... finché...

Beh, finché l’inutilità non li avesse separati. Oggi Erri De Luca, l’ex-amico politico da amare, è diventato il nemico politico da ripudiare. Una volta inghiottito e digerito il boccone del sabotaggio, non serve più. Anzi, tutt’altro. Pare che certi No Tav abbiano riscoperto alcuni lati non tanto oscuri della sua personalità talmente fastidiosi da spegnere tutta la loro passione nei suoi confronti.

Ad esempio, lo sapevate che si tratta di un accanito sostenitore dello Stato di Israele? Bella scoperta, ma questa è acqua calda. Già nel settembre del 2013, all’indomani della notizia della sua denuncia da parte di Ltf, qualcuno aveva rimarcato «quel filo rosso sangue che Erri De Luca non vuole vedere» e che unisce No Tav e Palestina. Come si può difendere la lotta contro l’occupazione militare italiana della Val Susa e al tempo stesso sputare su quella contro l’occupazione militare israeliana della Palestina? Già, come? Ma questa domanda per l’appunto era già stata posta qualche anno prima ed allora il Movimento No Tav, tutto infoiato dai suoi calcoli strategici, scelse di restare zitto e indifferente. Ed ora invece, che fa, d’un tratto si scandalizza?

C’è stata poi l’intervista concessa da De Luca alla rivista dei servizi segreti. Che conceda interviste a destra e manca, va bene, ma agli 007... Ehhh, questa ottusità ideologica militante che non prende mai in considerazione l’aspetto umano! Ma mettetevi nei suoi panni! Lui ricorda bene i tempi in cui i servizi segreti italiani, dieci giorni dopo il sequestro Moro, avevano ipotizzato che proprio lui, responsabile del servizio d’ordine romano di Lotta Continua, fosse coinvolto in quell’azione. Ma come si fa a non capire, a non cogliere la squisita soddisfazione di rivincita che avrà provato nel fornire esegesi bibliche proprio a chi lo voleva seppellire in galera? Perché tanto scandalo? In fondo si è limitato a rassicurare che «in passato si è parlato di Servizi segreti deviati che intralciavano indagini. Ne eravamo diventati diffidenti. Ora non è più così: i Servizi sono percepiti come un sistema di sicurezza che serve a difendere tutti, come dimostra la lotta al terrorismo internazionale. La raccolta di informazioni è vitale per un Paese». Va bene, ciò contrasta la convinzione secondo cui dietro (alcuni) sabotaggi del presente contro l’Alta Velocità ci siano i soliti servizi segreti deviati, ma, insomma, in fondo le lotte popolari insegnano che occorre sempre un po’ di elasticità mentale e di mancanza di pregiudizio. Dopo tutto De Luca ha fatto quel che fanno tanti kompagni, adeguandosi alla situazione nel corso di un’intervista.

Ma a far traboccare il vaso dell’indignazione No Tav sono state le parole di condanna da parte di Erri nei confronti del sabotaggio contro l’Alta Velocità avvenuto a Bologna lo scorso novembre, la sua condivisione di quanto sostenuto al riguardo da Salvini: un fatto da delinquenti che meritano solo il carcere. Ma davvero si vuole imputare a Erri De Luca di aver condannato oggi un sabotaggio contro l’Alta Velocità, ovvero di aver fatto ciò che il ceto politico del movimento No Tav ha fatto ieri più e più volte? Di questo passo, fra un po’ qualche kompagno potrebbe restare male nello scoprire che il magistrato più amato dai No Tav ha fatto finire in galera un bel po’ di rivoluzionari (fra cui i veri sequestratori di Moro), o che i capibastone di cotanta lotta si siano rivelati sbadati indicatori di polizia...

Ecco perché non capiamo. Dove sta la novità? Perché adesso Erri non va più bene? La vulgata No Tav non ha sempre sostenuto (o avallato col silenzio) che non importa ciò che si è o si fa, che ciò che conta è essere No Tav?

Una grande storia di condivisione & di lotta non può finire per simili bazzecole, quisquilie, pinzillacchere. L’indignazione ipocrita è roba da minchioni, solo l’ipocrisia storica ha le carte in regola per far vincere mature battaglie politiche.


[21/12/15]