Warlaam Tcherkesoff
Un plagio ultra-scientifico
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Principi del Socialismo; Manifesto della democrazia nel diciannovesimo secolo, Victor Considerant, II edizione, 1847, Parigi
Manifesto del Partito comunista, Karl Marx e Friedrich Engels, 1848
«Ciò che si deve attaccare, sono i capi egoisti e gli organi ciechi che guidano e sfruttano i partiti,
sforzandosi di ritenerli entro idee strette ed esclusive, e in istato d’ostilità, per dominarli meglio».
Victor Considerant
In uno dei miei articoli in cui trattavo della teoria del valore basata sul lavoro (Temps nouveaux, n.16 e 17, 1897), ho dimostrato con numerose citazioni che la pretesa di Marx reclamante la paternità di questa teoria, esposta così ammirabilmente da Adam Smith giusto un secolo prima della pubblicazione del Capitale, non era molto «scientifica».
Altrettanto si dica dell’affermazione fatta da Engels e ripetuta in tutte le pubblicazioni sociali-democratiche da tutti i pretenziosi «scientifici», cioè che il plus-valore definito da Sismondi, esposto da W. Thompson (1824), adottato da Proudhon nel 1845, fosse pure stato scoperto da Marx, o che l’esplicazione evoluzionista della storia concepita da Vico, formulata dagli enciclopedisti, da Uolney e da Auguste Comte, sviluppata così magistralmente da Buckle e più tardi da Herbert Spencer e da tutta la filosofia evoluzionista, e stranamente chiamata da Engels materialista, fosse pure dovuta al genio eccezionale di Marx e d’Engels stesso.
C’era proprio di che meravigliarsi davanti ad una simile sfrontatezza, praticata così a lungo, da due personaggi accecati da un nefasto sentimento di megalomania. Ma i loro lettori tedeschi non potevano accorgersene, semplicemente perché non conoscevano l’esistenza di tutta questa letteratura inglese e francese. D’altra parte, i capi della democrazia sociale d’ogni paese, interamente occupati dagli intrighi parlamentari, sono ben lieti di non avere da leggere che due o tre opuscoli d’Engels o qualche riassunto popolare del Capitale, per potere mostrarsi in seguito, davanti agli operai, come i soli, i veri rappresentanti della scienza moderna. Tutto andava bene e la gloria di Marx, come fondatore d’una scienza sociale tutta sua, si spandeva per il mondo intero. Capitò anzi ad ogni comunista rivoluzionario, i cui argomenti erano basati sulla vera scienza dell’umanità, d’essere immediatamente proclamato borghese ignorante, e sovente trattato pure da agente provocatore. Fuori dal marxismo, il socialismo e la scienza non esistevano neppure; tutto quanto insegna il socialismo contemporaneo era stato esposto e formulato da Marx ed Engels, specialmente nel loro famoso Manifesto del Partito comunista. Un tale pregiudizio fu tanto radicato sino ad oggi che Kautsky poteva pubblicare nel suo giornale (Neue Zeit, anno IX, n. 8) e gli altri ignoranti ripetere in russo, in francese e in altre lingue, che questo manifesto era una vera bibbia del socialismo. Nel 1898 poi, si celebrava in tutte le lingue europee il cinquantenario della sua pubblicazione. Tutti i deputati «scientifici» hanno declamato dei pomposi discorsi in cui si glorificava l’apparizione di questo manifesto che, secondo loro, segnava un’era nuova nello sviluppo della scienza ed anche dell’umanità.
Chi poteva contraddirli? Engels non scriveva forse a Dühring (1879) che «... se Dühring intende dire che tutto il sistema economico dei nostri giorni... è il risultato dell’antagonismo fra le classi, dell’oppressione... ripete allora delle verità divenute luoghi comuni dopo l’apparizione del Manifesto comunista»? Nessuno ha il diritto di dubitarne, poiché il «grande» Engels stesso lo afferma, e con lui i deputati «scientifici», non esclusi Guesde, Lafargue, Vandervelde e altri, che testimoniano che questa nuova rivelazione, questo Nuovo Testamento fu dato all’umanità da Marx nella Bibbia nuova del genere umano, nel famoso Manifesto del Partito comunista.
Immaginatevi, lettori, lo stato d’un fedele del Profeta — abituato a ripetere: «Dio è grande e Maometto è il suo profeta!» — che un bel giorno trova sul suo divano, invece del sacro Corano, l’opera d’un giaour infedele, in cui quanto v’è di più sacro nel libro di Maometto è esposto con molta maggiore chiarezza e precisione, larghezza di vedute e profondità d’idee, soprattutto con un talento letterario incomparabilmente superiore... E vede, questo fedele stupefatto, indignato, umiliato, che l’opera dell’infedele è uscita prima del Corano, e che Maometto, il grande Profeta del fatalismo, l’aveva conosciuta!
Simile a questo fedele, mi sono sentito stupefatto, indignato ed anche umiliato, quando ebbi la fortuna di leggere il libro di Victor Considerant: Principi del Socialismo; Manifesto della democrazia nel diciannovesimo secolo, scritto nel 1843, pubblicato nel 1847. E ne avevo ben d’onde. In un volumetto di 143 pagine, Victor Considerant espone con la sua solita chiarezza tutte le basi del marxismo, di questo socialismo «scientifico» che i parlamentaristi vogliono imporre a tutti.
Per dire il vero, la parte teorica, in cui Considerant tratta le questioni di principi, non eccede le prime cinquanta pagine; il resto è consacrato al famoso processo che il governo di Luigi Filippo intentò al giornale dei fourieristi, La Démocratie pacifique, assolto poi dai giurati della Senna. Ma in queste cinquanta paginette, il famoso fourierista, da vero maestro, ci dà tante generalizzazioni profonde, chiare e brillanti, che un’infima parte soltanto delle sue idee contiene completamente tutte le leggi e teorie marxiste, non esclusa la famosa concentrazione del capitale e il Manifesto del Partito comunista tutto intero. Questo manifesto, questa bibbia della democrazia legalmente rivoluzionata, è una ben mediocre parafrasi di numerosi passaggi del Manifesto di Considerant.
Marx ed Engels, non solamente hanno attinto il contenuto del loro Manifesto nel Manifesto di Considerant, ma anche la forma e i titoli dei capitoli furono conservati dagli imitatori.
Il paragrafo 2 del secondo capitolo (p. 19) di Considerant porta il titolo: La situazione attuale e l’89; la borghesia e i proletari.
Borghesi e proletari è il titolo dei primo capitolo di Marx ed Engels.
Considerant esamina differenti partiti socialisti e rivoluzionari sotto il nome generico di democratici (i fourieristi sono chiamati democrazia pacifica) e i suoi paragrafi portano i titoli:
La democrazia immobilista (p. 35);
La democrazia retrograda (p. 41);
Partito socialista della democrazia retrograda (p. 44).
I titoli di Marx e Engels sono:
Il socialismo reazionario;
Il socialismo conservatore e borghese;
Il socialismo critico-utopistico.
Non è forse vero che tutti questi titoli si direbbe appartengano allo stesso scritto? Col paragonarne il contenuto, vedremo che realmente i due manifesti sono del tutto identici.
Prima di cominciare il paragone dei testi, vogliamo dare ai lettori un esempio della buona fede storica di Marx ed Engels. In principio del loro manifesto essi dichiarano che: «già (nel 1848) il comunismo è riconosciuto da tutte le potenze d’Europa come una potenza».
Al Congresso di Zurigo del 1893, lo stesso Engels diceva: «A quell’epoca (1843-45), il socialismo non era rappresentato che da piccole sette...». Dove sta la verità: nelle piccole sette o nella potenza? Chi ha ragione? Marx ed Engels oppure Engels da solo?
Le classi e la loro formazione
Per procedere alla nostra constatazione, ci basta seguire dal principio il testo del Manifesto di Marx ed Engels, senza alcuna alterazione, citando i passaggi del Manifesto di Considerant sullo stesso soggetto. Mi spiace assai che le citazioni di Considerant non siano abbastanza lunghe, perché la sua esposizione è veramente brillante.
3. Marx ed Engels — «Nelle prime epoche storiche troviamo quasi da per tutto una completa divisione organica della società in caste, una multiforme gradazione di condizioni sociali».
Considerant, p. 1 — «Le società dell’antichità avevano per principio e per diritto la Forza, per politica la Guerra, per scopo la Conquista, e per sistema economico la Schiavitù; ossia lo sfruttamento dell’uomo per l’uomo, nella sua forma più completa, più inumana, più barbara... la Schiavitù era il fatto di base... la schiavitù e lo spirito di casta. — Tali erano i caratteri dell’ordine sociale antico».
4. Marx ed Engels — «... nel medioevo i signori, i vassalli, le maestranze, i garzoni, i servi ed in ciascuna di queste classi si notano speciali gradi».
Considerant, p. 4 — «L’ordine feudale risultò dalla conquista... Il suo fatto capitale era ancora la guerra e sopratutto la consacrazione tradizionale e permanente dei privilegi primitivi della conquista. Aveva per sistema economico un grado già meno duro e brutale dello sfruttamento dell’uomo per l’uomo — il Servaggio».
5. Marx ed Engels — «la moderna società borghese, nata sulle rovine della feudale, non tolse gli attriti di classe».
Considerant, p. 2 — «L’ordine nuovo si è svincolato dall’ordine feudale con lo sviluppo dell’industria, delle scienze, del lavoro... (p. 6) Le classi si perpetuano per la nascita nel loro stato d’inferiorità e di superiorità relativa... Solamente non è più la legge, il diritto, il principio politico che mettono queste barriere tra le grandi categorie del popolo francese, è l’organizzazione economica, l’organizzazione sociale stessa».
Le parole «l’organizzazione economica, sociale» sono sottolineate da Considerant, perché l’ultimo passaggio, e tanti altri ancora, dimostrano come i socialisti di quell’epoca comprendessero meglio degli «scientifici» d’oggigiorno la funzione dei fattori economici nello sviluppo sociale.
6. Marx ed Engels — «... creò soltanto (la società borghese) nuove classi, nuove condizioni di oppressione e nuove forme di lotta in luogo delle antiche».
In seguito a questo passaggio senza alcuna indicazione sui fatti storici e sociali, dovrei riprodurre tutto il paragrafo 5 di Victor Considerant, in cui espone tanto chiaramente il processo di questa evoluzione sociale sotto ii titolo: Costituzione rapida d’una feudalità nuova — Servaggio collettivo dei lavoratori. Ma il nostro articolo diventerebbe troppo lungo. Cito solo alcuni brani.
Considerant, p. 6, 7,8 — «Un fenomeno della maggiore gravità si manifesta oggi con piena evidenza, è lo sviluppo rapido e potente d’una NUOVA FEUDALITÀ (in maiuscoletto nell’originale), della feudalità industriale e finanziaria, che si sostituisce regolarmente all’aristocrazia dell’antico regime, annientando e impoverendo le classi intermediarie. Non ne poteva risultare che la servitù generale, l’infeudazione collettiva delle masse sprovviste di capitali, di strumenti del lavoro, d’educazione...
La libertà assoluta, senza organizzazione, non è altro che l’abbandono assoluto delle masse disarmate e sprovviste in balìa dei corpi armati e provvisti. La civiltà, che ha cominciato con la Feudalità dei nobili, e il cui sviluppo ha affrancato gli industriosi dalle servitù personali o dirette, conduce quindi oggi alla Feudalità industriale, che opera le servitù collettive o indirette dei lavoratori».
7. Marx ed Engels, sempre di seguito, ripetono il passo precedente di Considerant. — «Tutta la società si scinde sempre meglio in due vasti campi nemici, in due classi che si fanno fronte: la Borghesia ed il Proletariato».
Considerant, p. 6 — «... Su questo gran campo di guerra sociale quotidiana, gli uni sono istruiti, agguerriti, equipaggiati, armati sino ai denti... e gli altri, spogliati, nudi, ignoranti, affamati, sono costretti... ad implorare ai loro stessi avversari un lavoro qualsiasi e un magro salario!».
Considerant, p. 10 — Il titolo del paragrafo 10: Divisione della società in due classi; un piccolo numero possiede tutto, il gran numero spogliato di tutto.
Considerant, p. 26 — «La guerra industriale ha, come la guerra militare, i suoi vincitori e i suoi vinti. La Feudalità industriale si costituisce, come la Feudalità militare, col trionfo fatale e la supremazia permanente dei forti sui deboli. Il Proletariato è il servaggio moderno».
8. Marx ed Engels — «Il modo di produzione nell’industria feudale e cooperativa non bastò più ai crescenti bisogni dei mercati nuovi. Gli succedette la manifattura. Un medio ceto industriale rovesciò le maestranze...».
Considerant, p. 4 — «Essa (la Rivoluzione) ha rovesciato le giurie, le maestranze, le vecchie corporazioni... (p. 6 e 7) Dopo la grande esplosione dell’89, dopo la distruzione del vecchio ordine politico, dopo l’annientamento della proprietà feudale, del sistema industriale della maestranza e delle giurie... (p. 30) Essa ha rovesciato le maestranze, le giurie, le corporazioni, il sistema della proprietà feudale; essa ha spogliato i nobili e il clero, ma non ha creato nessuna istituzione... Essa ha lasciato in balìa all’anarchia ed alla dominazione dei forti l’officina industriale e sociale tutta quanta; la miseria, la corruzione, la frode, i vizi e i delitti la travagliano e sono in aumento».
Tali sono le origini della prima pagina del famoso Manifesto-Bibbia della democrazia sociale, di questa rivoluzione scientifica. Gli utopisti ignoranti, come ognun vede, ne sapevano un po’ più dei copisti mediocri e soprattutto esposero con ben maggiore chiarezza la formazione delle classi nella nostra società capitalista.
Ma continuiamo il nostro lavoro poco attraente. Vediamo ciò che Marx ed Engels hanno messo delle loro proprie scoperte nelle altre pagine sullo stesso argomento delle classi.
9. Marx ed Engels — «Intanto il vapore e le macchine misero la rivoluzione nella produzione industriale. Alla manifattura succedette la grande industria rimoderna; al medio ceto industriale succedettero i borghesi milionari, capitani degli eserciti industriali».
Considerant, p. 9 — «In ogni qualsiasi ramo, infatti, i grandi capitali, le grandi imprese dettano la legge alle piccole. Il vapore, le macchine, le grandi manifatture, hanno facilmente vinto, dovunque sorsero in faccia alle piccole e medie officine. Dinanzi ad esse, i vecchi mestieri e gli artigiani sono scomparsi, per non lasciare altro che fabbriche e proletari...».
Prolunghiamo un po’ questa citazione di Considerant che espone così ammirabilmente quanto i plagiari hanno poi mutilato vergognosamente.
Considerant. p. 9, 10 — «Di più, si vede sorgere quasi ad ogni istante una scoperta inattesa che, rinnovando bruscamente tutto un ramo della produzione, porta la perturbazione negli stabilimenti. Dopo aver rotto le braccia degli operai, gettato sul lastrico masse di uomini sostituiti ad un tratto dalle macchine, essa schiaccia i padroni a loro volta...».
10. Marx ed Engels — «Dov’è giunta al potere (la borghesia) ha distrutto i rapporti feudali, patriarcali e idillici.... Ha valutato quanto si paga la dignità personale, in luogo delle innumerevoli franchigie conquistate e patentate, ne proclamò una sola: la libertà di commercio senza scrupoli. In una parola, invece dello sfruttamento velato da illusioni religiose e politiche, lo sfruttamento palese, senza pudore e senza viscere».
Considerant, p. 4 e 5 — «Essa ha rovesciato le ultime vestigia dell’ordine feudale... (p. 7) dopo l’annientamento della proprietà feudale... e la proclamazione della libertà industriale e commerciale (in corsivo nell’originale)... (p. 5) Ne consegue che, malgrado il liberalismo metafisico del diritto nuovo.... malgrado l’eguaglianza costituzionale dei cittadini dinanzi alla legge e alle funzioni pubbliche... l’ordine sociale attuale non è altro ancora che un ordine aristocratico, non più, è vero, per principio e di diritto, ma di fatto. (p. 7) Non rimanevano più sul terreno industriale e sociale che degli individui, gli uni in faccia agli altri, abbandonati in piena libertà (in corsivo nell’originale) a se stessi, alle loro proprie forze... Il meccanismo odioso della libera concorrenza senza garanzie spezza tutte le leggi della giustizia e dell’umanità... La libera concorrenza... ha dunque questo inumano ed esecrabile carattere che dovunque e sempre diminuisce il salario...».
11. Marx ed Engels — «Dovevano essere abbattuti [i rapporti feudali] e lo furono, sorse invece di questi la libera concorrenza con adatte costituzioni sociali e politiche, con il dominio economico e politico della classe borghese».
Della dominazione politica della borghesia parleremo in seguito, e citerò il paragrafo 9 di Considerant sotto il titolo: Infeudazione del governo alla nuova aristocrazia. Salvo ciò, si crederebbe che questa citazione di Marx ed Engels sulla libera concorrenza è la continuazione di quella di Considerant.
Potere politico e sociale della borghesia
12. Marx ed Engels — «... fondamento cardinale delle vaste monarchie, la borghesia con lo stabilirsi della grande industria e del mercato mondiale, si conquista finalmente l’esclusivo dominio politico nei moderni Stati rappresentativi. Il potere dello Stato oggi è un comitato che amministra gli affari sociali del ceto borghese».
Considerant, p. 10 — «... Chi s’impadronisce di tutte le posizioni, di tutte le linee strategiche, di tutte le basi d’operazione di commercio e d’industria? Chi invade tutto, chi diventa padrone di tutto, non è forse l’alta speculazione, l’alta banca, e, in ogni ramo, i grossi capitali?».
Considerant, p. 12. — «Si vuol sapere fino a qual punto questa feudalità funesta è già radicata nel suolo e preponderante nel movimento politico e sociale?». Considerant cita degli esempi nelle finanze, guerra e diplomazia, concludendo: «Dopo questo esempio, non è evidente che non sono più né il re, né i ministri, né la nazione che governano, ma è già la feudalità industriale e finanziaria?».
13. Marx ed Engels — «... al medio ceto industriale succedettero i borghesi milionari, capitani degli eserciti industriali».
Contro questa constatazione di Marx e Engels dovrei citare interamente il paragrafo 8, pp. 10, 11 di Considerant. In queste due pagine, così parla dell’accentramento del capitale, che Marx fece suo più tardi, snaturandolo completamente e riducendolo ad una legge fatale della dialettica nefasta e sofistica:
«Il denaro invade tutto; la potenza dei grandi capitali aumenta incessantemente; essi attirano e assorbono in tutti gli ordini, i piccoli capitali e le medie fortune... la società muove a grandi passi verso la costituzione di un’aristocrazia tanto pesante quanto ignobile; noi la subiamo già; essa ci allaccia e ci stringe; pesa sul popolo, doma, comprime e soggioga ogni giorno le stesse classi intermedie.
È un fenomeno sociale che caratterizza la civiltà moderna... Segue passo a passo la marcia del sistema commerciale, manifatturiero, e l’invasione delle macchine. Il nostro industrialismo... attinge incessantemente le ricchezze nazionali per accentrarle nei grandi serbatoi della nuova aristocrazia, e fabbrica legioni fameliche di poveri e di proletari. La Gran Bretagna presenta al più alto grado questo fenomeno dell’accentramento dei capitali nelle mani di un’aristocrazia poco numerosa, della diminuzione delle classi medie... La Francia e il Belgio, i due paesi che seguono più da vicino l’Inghilterra nella via di questo falso industrialismo, sono pure i paesi ove più rapidamente s’organizza la nuova feudalità». Ed ecco come i plagiari senza scrupoli mutilano questa bella generalizzazione di Considerant:
14. Marx ed Engels — «La borghesia sopprime sempre più i piccoli mezzi di produzione, la proprietà e la popolazione frazionata. Agglomerò la popolazione, ed accentrò in poche mani i mezzi di produzione».
Quale meschinità di vedute in confronto di quelle del famoso fourierista, pubblicista tanto onesto! «Poche mani» invece di «feudalità, aristocrazia» nuova. Per concludere in merito a questa questione del potere politico e sociale della borghesia, citiamo ancora la conclusione poderosa di:
Considerant, p. 26 — «La guerra industriale ha, come la guerra militare, i suoi vincitori e i suoi vinti La Feudalità industriale si costituisce come la Feudalità militare, col trionfo fatale e la supremazia permanente dei forti sui deboli. Il proletariato è il servaggio moderno. Un’aristocrazia nuova, i cui titoli sono biglietti di banca ed azioni, pesa sempre più gravemente sulla borghesia stessa e domina già il governo».
Conquista del mercato
15. Marx ed Engels — «Il bisogno di sfoghi sempre maggiori ai suoi prodotti spinge la borghesia su tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, iniziare e stabilire relazioni».
Considerant, p. 22 — «Le nazioni industriose cercano con grandi sforzi degli sbocchi all’estero per le loro fabbricazioni».
16. Marx ed Engels «I prezzi tenui delle sue merci sono l’artiglieria di grosso calibro che abbatte ogni muraglia cinese...».
Se noi consideriamo che dal 1840 al 1848 nessuna nazione europea, eccettuata l’Inghilterra, ebbe comunicazioni commerciali con la Cina, vediamo che questo passaggio assai vago dei famosi papi dei scientifici, si legge invece in Victor Considerant come una generalizzazione basata sui fatti reali.
Considerant, p. 22, 23 — «L’Inghilterra, tormentata da una pletora che le permette appena di respirare, fa degli sforzi sovrumani per sbarcare il sovrappiù delle sue fabbriche su tutte le spiagge. Essa s’apre a colpi di cannone le porte del vecchio impero della Cina. Essa percorre incessantemente ed a mano armata il globo, chiedendo ovunque dei consumatori...».
Accentramento del lavoro e del capitale
Noi abbiamo già citato comparandole le opinioni di Marx ed Engels e quelle di Considerant. Le citazioni sono abbastanza edificanti ed è meglio che non prolunghiamo troppo questo nostro articolo. Per coloro che volessero ripetere tali confronti, ricordiamo specialmente le pagine 9, 10 e 11 di Considerant.
La lotta di classi e le crisi economiche
Ecco il ritornello dei socialisti «scientifici».
Lotta di classi! crisi economiche! — le più grandi scoperte dei più grandi «scientifici». Ebbene, vediamo quanto dice in proposito il loro Corano:
20. Marx ed Engels — «Da qualche decina d’anni la storia dell’industria e del commercio è la storia delle moderne forze produttive che si ribellano contro gli attuali rapporti di produzione e di proprietà, condizioni della vita e del dominio borghese».
Di fronte a questo passaggio, potrei citare molte brillantissime constatazioni di Considerant. Scegliamone alcune tra le più brevi:
Considerant, p. 17 — «La nostra società, tormentata già da cinquant’anni di rivoluzione... è in uno stato di crisi... La questione della nostra epoca è anzitutto sociale... è sul terreno dove il grande movimento dei fatti e delle idee trascina gli spiriti...».
Considerant, p. 18 — «Questa idea (del comunismo rivoluzionario), che l’influenza dello sviluppo rapido del Pauperismo e della nuova Feudalità ha fatto sbocciare in seno d’una società compenetrata ancora del fluido rivoluzionario, si propaga da alcuni anni fra le popolazioni operaie... Non più proprietà né proprietari, né sfruttamento dell’uomo per l’uomo, né eredità! la terra a tutti!».
Considerant, p. 19 — «Sono fatti che stanno per compiersi. Il cartismo, il comunismo e le dottrine sansimoniane sull’illegittimità dell’eredità si propagano velocemente in Europa».
21. Marx ed Engels — «Basti accennare alle crisi commerciali che nei loro ritorni periodici sempre più minacciosi mettono in forse l’esistenza della società borghese».
Considerant, p. 15 — «... essa (la libera concorrenza) rende endemiche nel sistema industriale e commerciale i fallimenti, le bancarotte, gli ingombri e le crisi; essa copre incessantemente il suolo di macerie e di rovine».
22. Marx ed Engels — «In queste crisi scoppia un’epidemia sociale che sarebbe apparsa un contro-senso in altre epoche, l’epidemia della sovra-produzione».
Considerant, p. 23 — «Come mai le nazioni più incivilite piegano sotto il peso mortale di una produzione troppo abbondante; e nel loro stesso seno le legioni operaie deperiscono non potendo, per le condizioni di salario, partecipare al consumo di questa produzione esuberante!..».
Come conclusione della loro copia, quasi testuale, sulle crisi e la soverchia produzione, Marx e Engels ci danno questo periodo:
23. Marx ed Engels — «Le armi con cui la borghesia abbatté il feudalesimo ora sono volte appunto contro di essa».
Di fronte a questa troppo vaga affermazione, dovrei riprodurre interamente ii paragrafo 2 del capitolo 11 di Considerant, intitolato: La situazione attuale e l’89; la borghesia e i proletari. Stralciamone alcune sentenze soltanto:
Considerant, p. 19 — «Sulla fine dell’antico regime, una grande corrente d’idee filosofiche e politiche, ardenti.., trascinava la borghesia. La nobiltà non se ne preoccupava o ne rideva... Si ballava ancora allegramente alla corte di Luigi XVI, alla vigilia della presa della Bastiglia. — Oggi, l’aristocrazia dottrinaria che ci governa, più sdegnosa del popolo, delle sue idee e dei suoi diritti che la nobiltà prima dell’89, non sa neppure che si forma sotto di essa, negli strati proletari, una formidabile corrente d’idee e di dottrine... ii popolo oggi legge più dell’aristocrazia finanziaria, e quanto legge a centinaia di migliaia sono opere, opuscoli e libelli in cui s’agitano... le più gravi e le più terribili questioni sociali.
Vi è parità perfetta fra le due situazioni e le due epoche: lo stesso sdegno per le questioni più urgenti, la stessa ignoranza del movimento inferiore e della sua potenza; lo stesso accecamento».
24. Marx ed Engels — «... il proletariato, l’attuale classe operaia, che vive finché trova lavoro».
Considerant, p. 8 — «... Le necessità dell’esistenza che obbligano questi (i proletari) a trovare ogni mattino, anche alle più dure condizioni, del lavoro e un padrone».
25. Marx ed Engels — «Gli operai, costretti a rendersi al minuto, non sono che una merce come un’altra, e perciò esposti a tutte le vicissitudini della concorrenza, e a tutte le oscillazioni del mercato».
Considerant, p. 8 — «... Quando i lavoratori abbondano, ed è generalmente il caso, la libera concorrenza fra questi infelici li spinge ad offrire le braccia, all’infimo prezzo possibile. — Così, il meccanismo odioso della libera concorrenza senza garanzie spezza tutte le leggi della giustizia e dell’umanità».
Non si dimentichi che se i passaggi di Considerant non corrispondono parola per parola a quelli di Marx ed Engels e vi ha semplicemente identità d’idee con le citazioni, ciò deriva dall’avere Marx ed Engels copiato il loro Manifesto in tedesco e noi diamo citandoli una ritraduzione in italiano del testo originale del Manifesto di Considerant. Nondimeno, paragonando il contenuto e il senso delle citazioni, si constata immediatamente la loro identità innegabile. Ma continuiamo, nello stesso ordine di pagine la citazione del Manifesto di Marx ed Engels.
26. Marx ed Engels — «Il costo di un operaio si limita perciò ai mezzi di sussistenza necessari a mantenerlo in vita ed a perpetuarne la razza». Considerant, p. 23 — «Spingete questo crudele e stupido sistema alle conseguenze estreme verso cui tende... e di riduzione in riduzione si giunge all’annullamento dei salari! Voi realizzate l’ideale degli economisti, la produzione all’infimo prezzo possibile (in corsivo, nel testo originale)».
27. Marx ed Engels — «L’industria moderna trasformò la botteguccia patriarcale del vecchio padrone nell’opificio del capitalista industriale». Considerant, p. 9 — «Le grandi manifatture hanno soppiantato facilmente le aziende piccole e medie. Non appena sorsero i vecchi mestieri e gli artigiani scomparvero per non lasciare altro che fabbriche e proletari».
28. Marx ed Engels — «Quel che fu finora il medio ceto, piccoli industriali, mercanti, piccoli proprietari, artigiani, agricoltori, tutti costoro cadono nel proletariato...».
Considerant, p. 9 — «Il secondo risultato, inevitabile quanto il precedente, è lo schiacciamento progressivo della piccola e della media proprietà, della piccola e della media industria, del piccolo e del medio commercio... (p. 10) La piccola e la media proprietà agricola, gravate d’ipoteche rovinose, divorate dall’usura, gemono sotto l’oppressione del capitale... Sì, è tempo per le classi medie, già ben compromesse, di preoccuparsene».
E quindi, Victor Considerant sviluppa con una grande precisione la teoria dell’accentramento capitalistico. I titoli dei suoi due paragrafi contengono tutte le scoperte dei nostri plagiari «scientifici»: paragrafo 7. Riduzione delle classi medie; pericoli che le minacciano, ecc.; paragrafo 8. Direzione della società in due classi, ecc.
29. Marx ed Engels — «La crescente concorrenza dei borghesi fra loro e le crisi che ne derivano, rendono sempre più oscillanti le mercedi degli operai».
Considerant, p. 8 — «La concorrenza dei padroni tra loro costringe ognun d’essi a non concedere che i più esigui salari... (p. 9) Dovunque regna la libera concorrenza... la sorte delle classi operaie diviene necessariamente più miserabile e più abbietta; e non è soltanto contro se stesse che queste classi hanno da lottare, ma altresì contro le macchine che non spendono più che alcuni centesimi per forza d’uomo!».
30. Marx ed Engels — «... il sempre più rapido sviluppo e l’incessante perfezionarsi del macchinismo rendono sempre più incerte le loro condizioni di esistenza».
Considerant. p. 40 — «Una scoperta inattesa... porta il perturbamento negli stabilimenti. Dopo aver rotto le braccia degli operai, gettato sul lastrico masse d’uomini sostituiti a un tratto dalle macchine...».
31. Marx ed Engels — «Inoltre, come l’abbiamo già constatato, frazioni intere della classe dominante sono precipitate nel proletariato, o sono per lo meno minacciate nelle loro condizioni d’esistenza. Esse pure arrecano al proletariato numerosi elementi di progresso».
La prima parte di questa citazione è una ripetizione di quella dei numeri 28 e 29. Non vale la pena di riprodurre qui i chiari passaggi di Considerant. In riscontro alla seconda frase, noi troviamo le seguenti linee:
Considerant, p. 20 — «Le intelligenze vi si (nella borghesia) svegliano; il sentimento delle miserie materiali e morali delle classi operaie e la necessità di porvi rimedio vi si manifesta... e le classi borghesi cominciano d’altronde a vedere che non sono meno interessate dei proletari all’introduzione di garanzie nell’ordine industriale e alla resistenza contro l’allargamento dell’aristocrazia finanziaria».
32. Marx ed Engels — «Ai nostri giorni, una parte della borghesia fa causa comune col proletariato, specialmente quella parte d’ideologi borghesi pervenuta all’intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme».
Considerant, p. 32 — «... Il campo delle idee sociali è seminato, si copre di vegetazione e diventa il ritrovo, ogni giorno più frequentato e vivente, di forti intelligenze, di cuori ardenti, di nuove generazioni, di tutti coloro, in una parola, che sentono battere vivamente nel loro seno l’amore dell’umanità e che un sicuro istinto del destino dei popoli trascina sulle vie gloriose dell’avvenire».
33. Marx ed Engels — «La condizione essenziale d’esistenza e di supremazia per la classe borghese è l’accumulazione della ricchezza nelle mani private, la formazione e l’accrescimento del capitale...».
Sull’accumulazione e l’accentramento del capitale per opera della borghesia, conosciamo già le profonde generalizzazioni di Considerant. Citiamo ancora due brevi passaggi:
Considerant, p. 20 — «Noi abbiamo mostrato che il capitale e il lavoro sono in guerra flagrante. L’opificio della produzione, della distribuzione e della ripartizione delle ricchezze non è che un campo di battaglia eterno. In possesso degli strumenti di lavoro, il capitale fa necessariamente la legge al lavoro. I capitali lottano d’altronde tra essi, i grossi schiacciano e assorbono fatalmente i piccoli».
E quindi queste parole eloquenti:
Considerant, p. 24 — «La lotta accanita dei capitali contro i capitali, del capitale contro il lavoro e contro il talento, delle industrie fra esse, dei padroni contro gli operai, degli operai contro i padroni, di ognuno contro tutti e di tutti contro ognuno, non sono delle condizioni fatalmente legate alla vita dell’umanità».
A questa lotta di classi e d’individui, Considerant oppone l’Associazione solidale dei produttori.
34. Marx ed Engels — «Il salariato è basato esclusivamente sulla concorrenza tra operai ed operai».
Considerant, p. 18 — «Così la libera concorrenza fra proletari e proletari... li guida per forza ad offrire le loro braccia al ribasso».
35. Marx ed Engels — «Lo sviluppo della grande industria scava sotto i piedi della borghesia il terreno stesso sul quale ha stabilito il suo sistema di produzione e d’appropriazione».
Considerant, p. 43 — «Che diverrebbe la civiltà, che diverrebbero i governi, e che diverrebbero le classi elevate se, estendendosi la feudalità industriale all’ Europa intera, il grande grido di guerra sociale: “Vivere lavorando o morire combattendo!” sollevasse un giorno tutte le innumerevoli legioni della schiavitù moderna?... Ebbene, è certo che... il movimento che trascina le società europee guida direttamente alle rivoluzioni sociali, e che noi camminiamo verso una Jacquerie (insurrezione armata di contadini) europea».
36. Marx ed Engels — «La borghesia produce innanzi tutto i suoi propri seppellitori».
Questo innanzi tutto è un’assurdità. Anzitutto, la borghesia sfrutta il lavoro, s’appropria il prodotto dell’attività popolare. Da numerosi secoli la borghesia spoglia le masse produttrici... Dove sono mai i suoi seppellitori creati innanzi tutto? Perché non l’hanno sepolta, e con essa lo sfruttamento, la miseria, le iniquità sociali?...
Vediamo quanto dice in proposito Considerant:
Considerant, p. 20, 21 — «I grandi capitali si accentrano nelle famiglie aristocratiche e moltiplicano la loro potenza col sistema delle grandi compagnie d’azionisti, sempre più preponderanti. Infine, lo sviluppo stesso di questa preponderanza... provocherà necessariamente, presto o tardi, una lotta rivoluzionaria sul terreno sociale... E quando si fa una rivoluzione per ripartire e si è vincitori, non si ripartisce più, si cacciano i vinti e si prende il tutto. È quanto la borghesia ha fatto con la vecchia nobiltà e col clero».
Considerant, p. 26 — «La feudalità industriale si costituisce... Il proletariato è il servaggio moderno... Un simile stato di cose, contrario a tutti i diritti dell’umanità, a tutti i principi dello spirito sociale contemporaneo, non può svilupparsi senza provocare nuove rivoluzioni, rivoluzioni non più politiche ma sociali, e dirette contro la proprietà stessa, al grido : “Vivere lavorando o morire combattendo! La terra ai lavoratori!”».
Queste trentasei citazioni dei due Manifesti, redatte quasi con le stesse frasi e in ogni caso assolutamente identiche nel contenuto, si trovano nel primo capitolo del famoso Corano del partito «scientifico».
In questo solo primo capitolo di Marx e Engels, trentasei idee, conclusioni, giudizi storici, economici, sociali e socialisti sono tolti a prestito da un «utopista ignorante»! Eccetto questi trentasei passaggi di Considerant, mutilati e mediocremente tradotti, non c’è nulla in tale capitolo, assolutamente null’altro fuorché alcune frasi vuote e insignificanti. In tutti i casi, eliminando questi trentasei passaggi, il famoso capitolo non ha più né testa, né coda, né corpo, né anima. Ed è precisamente su questo primo capitolo che Engels e la sua scuola hanno tutta la loro gloria di creatori d’una scienza nuova, tutta loro propria.
«Il manifesto del partito comunista — dice il biografo tedesco di Engels — è una reale quintessenza del socialismo ed è rimasto oggi ancora il vero programma della social-democrazia internazionale... All’età di settant’anni, Engels non prova il bisogno di ripudiare una sola delle idee fondamentali formulate da lui all’età di ventisette anni, in collaborazione con Marx che ne contava ventinove — ecco la miglior prova della stabilità delle basi teoriche della social-democrazia, come pure della buona fede (che razza di buona fede!) e della penetrazione dei suoi autori».
Povero ignorante mistificato che ammira la buona fede dei plagiari, pur credendosi «scientifico»!
Ma ascoltiamo Engels stesso, il grande profeta, ciò che pensa della sua opera di copista. Nella sua prefazione per l’edizione inglese del Manifesto, in data del 30 gennaio 1888, scrive:
«Per quanto grandi siano i cambiamenti sopravvenuti durante questi ultimi venticinque anni, i principi generali del Manifesto restano sempre corretti nel loro insieme». Sta bene. Qual è la parte del Manifesto che contiene questi principi? Non sono i capitoli II e seguenti, perché, dice Engels, la seconda parte di questo capitolo non ha più ragion d’essere alla nostra epoca. Noi vedremo or ora che la parte valevole di questo capitolo è pure tolta da Victor Considerant. Engels dice che sono altresì invecchiati i capitoli di critica delle scuole socialiste e quello che tratta della tattica. È dunque sul primo capitolo, sui trentasei passaggi copiati da un libro del fourierista francese, ch’è basata la loro gloria d’inventori d’una scienza social-democratica?
Lascio ai lettori la cura di qualificare questo procedimento «scientifico». Intanto, confrontiamo le «grandi» idee del capitolo II del Manifesto di Marx e Engels col testo di Considerant.
Costui, come tutti i fourieristi, era un uomo di mezzi pacifici e, in questo senso, differiva da tutta la gioventù socialista del suo tempo, Marx e Engels compresi, senza contare che Considerant non era comunista. D’accordo, con la dottrina di Fourier propagava un sistema di possesso «più sociale», armonizzando, in tutte sfere, l’interesse individuale con l’interesse generale. Non sono io, comunista anarchico, che difenderò il modo di socializzazione proposto da Considerant; ma ciò che più importa, è la sua argomentazione.
37. Considerant, p. 15 — «Non si tratta di distruggere la proprietà... Si tratta di trovare e dare alla proprietà delle forme più perfette, più sicure, più libere, più nobili e nello stesso tempo più sociali, armonizzando in tutte le sfere l’interesse individuale con l’interesse generale».
Marx ed Engels — «Si è rimproverato a noi comunisti di voler abolire la proprietà personale... Noi non vogliamo in nessun modo abolire questa appropriazione personale dei prodotti del lavoro... Ciò che vogliamo è la soppressione del triste modo d’appropriazione, grazie al quale l’operaio non vive che per accrescere il capitale...».
Quanto alle idee di Considerant sull’appropriazione capitalistica, ne abbiamo già citato molti passaggi. È interessante constatare che, secondo lui, i governi non possono impedire gli attacchi socialisti contro la proprietà borghese e capitalistica, «perché questi attacchi non sono che proteste estreme contro il regime industriale inumano e odioso che schiaccia i lavoratori sotto la macina gigantesca del capitale» (p. 46).
Invece del sistema d’appropriazione attuale e come scopo supremo del movimento sociale, Considerant propugna il principio d’associazione.
38. Considerant, p. 44 — «Bisogna comporre la proprietà collettiva, non con la promiscuità e la comunanza egualitaria, ma con l’Associazione Gerarchica volontaria e sapientemente combinata di tutte le proprietà individuali».
Marx ed Engels — «Al posto della vecchia società borghese... sorge un’associazione in cui il libero sviluppo d’ognuno è la condizione del libero sviluppo di tutti».
Con queste linee finisce il capitolo II di Marx ed Engels. Ciò che intendeva Considerant con la parola d’ associazione è chiaro, ma non si può dirne altrettanto di Marx ed Engels, perché poche linee prima si legge: «Lavoro obbligatorio per tutti, organizzazione d’eserciti industriali, specialmente per l’agricoltura». Grazie tanto per una simile libertà, per una siffatta associazione!
Confessando Engels che solo la parte teorica, ossia il primo capitolo del loro Manifesto, conserva ancora il suo valore, noi possiamo affermare senz’altro, dopo questi trentanove passaggi corrispondenti così stranamente al Manifesto di Considerant, che tutta la gloria spettante a Marx ed Engels sarebbe una gloria di fedeli allievi, i quali hanno ripetuto nella loro lingua materna quanto hanno imparato dal maestro francese.
E non ci si venga a dire che Marx poteva ignorare l’esistenza di questo Manifesto del famoso fourierista. Il Manifesto di Considerant, pubblicato nel 1843, fu stampato una seconda volta nel 1847, precisamente dopo il famoso processo contro il giornale fourierista La Démocratie pacifique. Il processo sollevò un gran rumore nel mondo intero e soprattutto in mezzo ai socialisti d’allora. Questa seconda edizione era particolarmente ricercata per il resoconto che ne contiene. Supporre che Marx, il quale nel suo Manifesto parla di fourierismo e di fourieristi, calunniandoli, è vero, ignorasse un tale processo — sarebbe come supporre che uno scrittore ignorasse quello di Zola o quello di Gohier e del suo libro L’Armée contre la Nation, dopo aver partecipato all’agitazione per Dreyfus. Ma non è tutto. Giovine metafisico, Marx arrivò in Francia senza nozione alcuna sul socialismo e sulla questione operaia. La Germania, prima della Rivoluzione del 1848, era immersa da una parte nel radicalismo puramente politico (la Giovine Germania), dall’altra nella metafisica dialettica nefasta e reazionaria di Hegel. La loro educazione socialista, le loro conoscenze sulle condizioni economiche e sociali della classe operaia, Marx e Engels le hanno prese in autori come Considerant, Louis Blanc, Buret, Thompson, Grey ed altri fourieristi, owenisti e sansimoniani.
Sfido chicchessia a negare la conoscenza da parte di Marx delle opere di Considerant e specialmente del suo Manifesto. E non mi si dica neppure che, in tal caso, Marx citerebbe in qualche parte delle sue opere uno scrittore socialista, le cui idee storiche, economiche e sociali collimano in tanti punti con le sue. Per dir questo, non bisogna avere la minima idea dei metodi letterari di Marx. Ha forse menzionato che il termine di plus-valore era definito da Sismondo Sismondi? Mai. Eppure ne conosceva le opere. Ha accennato forse che William Thompson, di cui citò il libro contro Proudhon, basò tutte le sue ricerche (1824-1829) sullo stesso plus-valore? Neppure. Così pure per Adam Smith, dal quale ha tolto la teoria del lavoro-valore tutta intera, cangiando la parola «quantità» in quantum, ecc.; non cita di lui che un passaggio secondario per combatterlo. Ma l’ha forse riconosciuto come il creatore di questa teoria fondamentale delle rivendicazioni socialiste? No, certo. E quasi non bastasse, ha falsato i migliori passaggi di J. Stuart-Mill per renderlo ridicolo come un borghese stupido, di cui un buon socialista non deve nemmeno aprire le opere, mentre egli vi ha attinto la sua teoria sulla tendenza unitaria del reddito sui capitali in un dato mercato.
E non è ancora tutto. Perché né Marx, né il suo inseparabile collaboratore Engels hanno mai menzionato Louis Blanc, dal quale hanno copiato la loro dottrina sulla funzione dello Stato nella società comunista? E per qual motivo, nella sua Storia dello sviluppo del socialismo scientifico, lo stesso Engels non dice una parola su tutta la letteratura socialista del 1825-1832 sino al 1867, data della pubblicazione del Capitale? Se ne potrebbe concludere che dopo Saint-Simon, Fourier e R. Owen, l’umanità europea non s’occupò affatto della questione sociale e che l’agitazione socialista prima della rivoluzione del 24 febbraio, questa rivoluzione, le sanguinose giornate di giugno non hanno mai avuto luogo...
Uomini onesti di tutti i partiti, vi invito a studiare attentamente le opere di questi giovani della metafisica hegeliana, e vedrete che più toglievano da un autore socialista meno ne parlavano. Essi giunsero perfino ad appropriarsi di leggi e teorie economiche e sociali che sono date come assiomi nei manuali adottati per le scuole. Chi crederebbe, per esempio, che la legge del salario, questa famosa legge del minimo conosciuta da un secolo, sarebbe rivendicata da Engels come sua propria scoperta? E nondimeno il fatto esiste.
In una nota alla traduzione tedesca dell’opuscolo Miseria della filosofia (Das Elend der Philosophie, 1885), Engels dice testualmente in basso delle pagine 26 e 27: «La legge del salario “normale”, o del minimo di salario necessario per l’esistenza del produttore e per la continuazione della sua razza, questa legge era stabilita e dimostrata da me in Umrisse zu einer Kritik der Nationalœkonomie, Parigi, 1848», — Come si vede, Marx ammetteva allora (1845) questa legge: «Di noi due, l’imprestò Lassalle».
Queste linee incredibili si trovano in basso del testo in cui Marx, d’accordo con l’economia politica, tratta questa legge come la legge del salario di Ricardo. Perché è lui che, in un’opera pubblicata nel 1819, sviluppò la formula di Turgot, che Laveley, nel suo Manuale d’economia politica, p. 153, riproduce nei termini seguenti: «In ogni genere di lavoro, deve accadere e accade infatti, che il salario dell’operaio si limita a quanto è necessario alla sua sussistenza».
Come mai Engels può attribuirla a se stesso? Ignoranza o malafede? Evidentemente non poteva ignorare che l’economia politica la tratta come la legge di Ricardo, perché ciò risulta chiaramente dal testo di Marx, e Lassalle pure considera questa legge come la «legge di bronzo» degli economisti.
È forse necessario continuare la lista delle appropriazioni indebite dei fondatori della social-democrazia, di cui gli ignoranti glorificano la «buona fede»? No, val meglio far punto, quantunque potrei citare ben altre prove della loro «buona fede», non escluse le calunnie pubbliche e le denunce. Spero che la gente onesta capirà perché i loro contemporanei, gli uomini del 1848, che conoscevano le sorgenti della loro «scienza» e il valore della loro «buona fede», hanno avuto per questi uomini un disprezzo così profondo. Questo disprezzo era tale che perfino il biografo apologista di Engels è costretto a parlarne: «La democrazia li evitava», dice egli. Essa li disprezzava, aggiungiamo noi.
E non sarei stupito che l’odierna democrazia operaia ratificasse l’opinione degli uomini del 1848.
[Il Risveglio, anno VI, n. 119 del 28/1/1905, n. 120 del 11/2/1905,
n. 121 del 25/2/1905, n. 122 del 11/3/1905, n. 123 del 25/3/1905]