Miraggi

Il deserto emozionale che stiamo attraversando gioca brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.

Appunti a matita

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Appunti a matita

Isabelle Eberhardt
 
È stata definita «la buona nomade», la «Louise Michel del Sahara», l’«amazzone delle sabbie», la «Rivelazione del Sahara», c’è chi è arrivato a suggerire che fosse la figlia segreta di Arthur Rimbaud. Inclassificabile ed irregolare Isabelle Eberhardt (1877-1904), scandalosa per gli uni, affascinante per altri, la sua vita è avvolta in un mistero propizio al sogno. Figlia illegittima di una nobile russa e di un anarchico armeno, nata e cresciuta a Ginevra ma ben presto appassionata abitante del deserto nord-africano, donna europea travestita da uomo algerino, convertita all’Islam ma dedita al vizio, sospettata al tempo stesso di essere una traditrice della razza bianca ed una provocatrice al servizio dei colonialisti, nel 1901 sopravvisse ad un attentato ma morì tre anni dopo, a soli 27 anni, nel modo più incredibile e paradossale: annegata nel deserto! I testi che ha lasciato, soprattutto racconti, sono stati quasi tutti pubblicati postumi (non senza passare prima attraverso il setaccio di una morale poco tollerante nei confronti dei refrattari di ogni regola e ideologia).

Il Desiderio Libertario

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Il Desiderio Libertario

Il surrealismo arabo a Parigi, 1973-1975

 

Il 25 dicembre 1973 vede la luce il primo numero di Le Désir Libertaire, «rivista del surrealismo proibita nei paesi arabi». Ad animarla sono Abdul Kader El Janabi e un pugno di altri profughi arabi i quali, ritrovatisi a Parigi all'inizio degli anni 70, decidono di «mettere senza riserve i piedi del surrealismo nel piatto di tutti gli integralismi religiosi, sociali ed estetici». Davanti alla prime traduzioni nella lingua di Maometto dei testi di Breton, Artaud e Péret, quasi tutti i media arabi li accuseranno di essere sionisti o agenti della CIA.
Nella primavera del 1975, il surrealista statunitense Franklin Rosemont chiede ai surrealisti arabi un testo di presentazione della loro rivista (di cui escono cinque numeri e vari supplementi e volantini fra il 1973 e il 1975, a cui seguirà una seconda serie dal 1980 in poi). Il testo, conosciuto come Manifesto del movimento surrealista arabo, è composto a partire da un editoriale apparso su tale rivista, il cui ambizioso programma è — mescolando poesia surrealista, teorie situazioniste e la critica della Scuola di Francoforte — la distruzione della patria araba e la fine dell'era islamica.

Gli incendiari

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Gli incendiari

Eugène Vermersch
 
Arrivato a Parigi verso il 1863 per studiare medicina, Eugène Vermersch (1845-1878) preferisce dedicarsi ad una vita bohémienne. Diventa giornalista e poeta, legandosi d'amicizia prima con Verlaine e successivamente con Rimbaud. Collabora a vari giornali, fra cui Le Cri du Peuple di Jules Vallès. Nel marzo 1871, assieme a Veuillaume ed Humbert, fonda Le Père Duchesne (dopo Le Cri du Peuple, il giornale più letto durante la Comune di Parigi). Nel corso del suo esilio a Londra pubblica nel novembre 1871 il poema Les Incendiaires – «un capolavoro, grande poema di un comunardo», secondo Bernard Noël; «il più bel poema mai scritto sulla Comune», secondo Tristan Rémy. Poi, la miseria materiale e le feroci polemiche che caratterizzano gli ambienti dell'esilio lo conducono alla disperazione, alla malattia, alla morte.
Blanquista assai poco rispettoso dei capi del blanquismo, Vermersch al suo arrivo a Londra aderisce alla sezione federalista francese dell'Internazionale (quella libertaria). Dopo la fine della Comune, da Les Incendiaires fino alla morte, Vermersch si scaglierà ripetutamente contro il peggior errore dei rivoluzionari: la voglia di conciliazione, di ottenere una «fraternità impossibile» con i propri nemici attraverso una «misericordia stupida».

Quando brucerà l'ultimo pezzo di carta

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Quando brucerà l'ultimo pezzo di carta

Apio Ludd
 
Cosa farò
quando non ci sarà più carta?
Scriverò con il dito
sull’aria?
Lo lascerò volar via
nel vento?
Come il sortilegio di qualche stregone
inviato
ad incamminarsi
attraverso i mondi
nella sua
strana e dissoluta danza?

Bernard Vital

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Bernard Vital

Georges Eekhoud
 
Come Jean Genet, nato orfano e cresciuto in una famiglia benestante, nutrì per tutta la vita un odio viscerale verso la società borghese che, fra le altre sue nefandezze, reprimeva anche la libertà in amore. Ma lo scrittore fiammingo Georges Eekhoud (1854-1927) non fu solo l’autore di uno dei primi romanzi esplicitamente omosessuali della storia della letteratura (quell’Escal-Vigor che lo fece finire alla sbarra del tribunale nel 1900, pochi anni dopo la condanna di Oscar Wilde), era anche antipatriottico, antimilitarista, anticapitalista e legato al movimento anarchico. L’intera sua opera è un canto al mondo dei marginali e dei paria, dei banditi e degli eretici, dei perversi e degli empi — a chi è condannato al patibolo dalla legge del Partito dell’Ordine. Il racconto che segue è tratto dalla seconda parte del suo Cycle Patibulaire, pubblicata nel 1895, nel fosco fin del secolo morente…

«La Storia splendida»

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«La Storia splendida»

Lettera inedita di Arthur Rimbaud

 
Una lettera autografa di Rimbaud, sconosciuta fino ad oggi, è stata trovata negli archivi familiari di Jules Andrieu, pedagogo, giornalista, poeta ma soprattutto comunardo amico di Verlaine. Nonostante le verifiche siano ancora in corso, tutto spinge a ritenerla autentica. In quel periodo Rimbaud si trovava nella capitale inglese in compagnia di Germain Nouveau (all'inizio di quel mese di aprile si erano entrambi iscritti alla biblioteca del British Museum), il quale avrebbe usato lo stesso indirizzo presente in questa lettera come recapito per un suo annuncio apparso qualche settimana dopo. È inoltre noto che Rimbaud aveva conosciuto Andrieu nel settembre 1872, durante il suo primo soggiorno a Londra, assieme a Verlaine. 
Questa lettera è stata pubblicata per la prima volta dal pronipote di Andrieu che l'ha scoperta, includendola nella biografia che ha dedicato al suo avo: C'était Jules. Jules Louis Andrieu (1838-1884). Un homme de son temps. 
La lettera inedita è stata ripresa lo scorso fine settembre dal sito della rivista di studi rimbaldiani Parade sauvage. Si tratta dell'unica missiva di Rimbaud datata 1874 e va collocata fra il suo periodo poetico e quello del suo silenzio.

Lo sguardo dell'assente

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Lo sguardo dell'assente

Benjamin Fondane
 
l'uccello è preceduto dal suo sonno futuro
lo sguardo dell'assente dimenticato nell'anello
il fuoco delle vetrine consuma il tempo
e questa scoperta del niente così lenta oh
radici conosco i vostri appetiti radici
quale tenebra vi occorre per deporre un diamante
l'ora è piena di buchi
le stelle sono il passato oscuro dei diamanti
le donne hanno la testa mozzata nel cuore degli uomini

A ferro e fuoco

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A ferro e fuoco

Grisélidis Réal
 
Scrittrice, pittrice e prostituta — questa è stata Grisélidis Réal (1929-2005). Costretta a vendere il proprio corpo per dare da mangiare ai suoi due figli, farà di questa necessità una scelta di vita controcorrente, una sfida alle convenzioni sociali e alla moralità bigotta. A metà degli anni 70 entra in contatto in Francia con i movimenti di liberazione delle prostitute, diventandone una delle principali portavoce fino all’ultimo dei suoi giorni. «Una vecchia Puttana non cede le armi», scriveva Grisélidis Réal, ben sapendo che «l’onestà di una rivoluzione sta in questo: che sia senza quartiere».

Versi straccioni

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Versi straccioni

Jean Richepin
 
L'annata è buona, grossi sono i grani. A voi. Tastate questa spiga: piena, dura, e come fiorisce! È la volta degli spigolatori. Ora. È la volta degli spigolatori.
 
O voi! Passando vicino ai covoni, rubate, rubate ai padroni. E ricordate che pane ci vuole a quei che non han burro. È la volta degli spigolatori. Ora. È la volta degli spigolatori.

Il cavallo muore e...

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Il cavallo muore e gli uccelli volano via

Lajos Kassák
Lajos Kassak (1887-1967), nato in terra slovena sotto il dominio del regno austro-ungarico, inizia a lavorare come fabbro all'età di undici anni. Nel 1909 un viaggio a piedi fino a Parigi gli fa scoprire l'arte e la poesia. La sua mancanza di istruzione scolastica non gli impedisce di sviluppare un proprio pensiero caratterizzato da una forte personalità, finendo col diventare la figura di punta dell'avanguardia ungherese. Nel 1915, prendendo spunto dalle riviste espressioniste tedesche che mescolavano assieme critica sociale ed espressione artistica, fonda la rivista A Tett (L'Azione) che da un lato farà scoprire al pubblico magiaro Apollinaire e Marinetti, e dall'altro farà infuriare le autorità per gli articoli libertari e antimilitaristi. Messa al bando A Tett nell'ottobre del 1916, un mese dopo Kassak crea una nuova rivista, Ma (Oggi), che questa volta verrà bandita dalla Repubblica dei Consigli di Budapest perché contraria all'arte di propaganda. Costretto all'esilio nel 1920 dopo un breve soggiorno in carcere, Kassak raggiunge Vienna dove potrà proseguire la propria opera artistica — sempre legata ad una visione di classe, ma mai messa al servizio di qualsivoglia partito — unendosi ai costruttivisti.
«Distruggi, così puoi creare. Crea, così puoi vincere» era il suo motto. Qui presentiamo il suo più celebre poema, pubblicato all’inizio degli anni 20.

Pranzo di teste

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Pranzo di teste a Parigi

Jacques Prévert
 
... quand'arrivò il presidente con una pompeggiante testa d'uovo di Colombo fu un delirio.
«Era semplice, ma bisognava pensarci», dice il presidente spiegando il tovagliolo, e davanti a tanta astuzia e a tanta semplicità gli invitati non possono padroneggiar l'emozione; da due occhi incartonati di coccodrillo un grosso industriale versa sincere lacrime di gioia, un altro più piccolo mordicchia Ia tavola, graziose signore si sfregano con delicatezza le zinne e l'ammiraglio, trasportato dall'entusiasmo, beve in malo verso la sua coppa di champagne, fa scricchiolare sotto i denti la base del calice e, l'intestino perforato, muore in piedi, aggrappato al parapetto della sedia gridando: «Prima i bambini». 

Ingresso nel «gran mondo»

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Ingresso nel «gran mondo»

Enrique Jardiel Poncela
 
Il fatto è che non potevo rimandare neppure per un giorno il mio ingresso nel gran mondo, cioè nell’alta società.
Costantemente, a mano a mano che la mia fama di noleggiatore di parrucche per fattorini tranviari cominciava a diffondersi, ricevevo numerosi e quasi sempre profumati inviti, nei quali mi si pregava di intervenire a questo o a quel ballo, o riunione di società.
Lo sa Iddio quanto ho resistito prima di metter piede negli splendenti saloni, poiché sia le riunioni del gran mondo, sia il raccolto annuale dei lupini, sono cose che mi lasciano del tutto indifferente; martedì scorso, però, mi vidi obbligato a promettere che sarei andato al ricevimento dell’Eccellentissima Signora Contessa di Aromas de Piedrahita, nobile ed aristocratica dama, che ad una beltà singolare unisce un catarro cronico che neppure i pellet del dottor Mackenzie riescono a curare.

Ogni afflizione ha un urlo a sé

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Ogni afflizione ha un urlo a sé

Stig Dagerman
 
Solo la salute è silenziosa
pertanto se chiudiamo il becco 
va da sé che lo si spiega con 
il nostro essere tutti tremendamente sani
 
e niente è come le arance spagnole
un rimedio, il migliore e più radicale, 
contro il cuore, la larva della tenia e della coscienza
una in ogni orecchio e due in bocca

Il segreto della situazione politica

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Il segreto della situazione politica

Henri Michaux
 
Gli Umenesi di Bonnada hanno per fastidiosi vicini i Nippiani di Pomedea. I Nibboni di Bonnàride s'intendono vuoi col Nippiani di Pomedea, vuoi con i Rigiaboni di Caràbola per concertare un'azione di minaccia a danno degli Umenesi di Bonnada, non prima però d'aver stretto alleanza coi Bìtuli di Rotrarca e dopo aver temporaneamente neutralizzato con clausole segrete i Rigiobati di Biligata i quali sono posti sul fianco dei Colviti di Boleto che a lor volta coprono il territorio degli Umenesi di Bonnada nonché la parte nord occidentale del cucurbitorio dei Nippiani di Pomedea sito di là dai Prochi di Ostebocia.
Ma naturalmente la situazione non si presenta sempre in termini così semplici...

Laddove mi corrispondo...

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Laddove mi corrispondo sempre meno

Jean Malaquais

Non si vedeva il fondo della vasta sala: delle panche di legno senza spalliera, lunghissime e molto numerose, l'attraversavano nel senso della larghezza. Piuttosto alte da terra dalla parte da cui si montava, (anzi bisognava prender lo slancio per issarcisi) andavano abbassandosi da destra verso sinistra, in direzione di una serie di porte laterali che davano accesso agli uffici. Dopo aver riempito i questionari d'uso, lasciate le impronte digitali su un'apposita scheda, e ricevuto un numero d'ordine, si era ammessi nella sala e ci si accomodava in cima alle panche, quelli giovani e svelti con un salto, quelli vecchi e obesi coll’assistenza dei loro concittadini. Quel dispositivo, di un'ingegnosa semplicità, regolava mirabilmente la circolazione: così stradata, la clientela s'incamminava verso la sua destinazione, come portata da un tappeto scorrevole.

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