Miraggi

Il deserto emozionale che stiamo attraversando gioca brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.

Il segreto della situazione politica

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Il segreto della situazione politica

Henri Michaux
 
Gli Umenesi di Bonnada hanno per fastidiosi vicini i Nippiani di Pomedea. I Nibboni di Bonnàride s'intendono vuoi col Nippiani di Pomedea, vuoi con i Rigiaboni di Caràbola per concertare un'azione di minaccia a danno degli Umenesi di Bonnada, non prima però d'aver stretto alleanza coi Bìtuli di Rotrarca e dopo aver temporaneamente neutralizzato con clausole segrete i Rigiobati di Biligata i quali sono posti sul fianco dei Colviti di Boleto che a lor volta coprono il territorio degli Umenesi di Bonnada nonché la parte nord occidentale del cucurbitorio dei Nippiani di Pomedea sito di là dai Prochi di Ostebocia.
Ma naturalmente la situazione non si presenta sempre in termini così semplici...

Laddove mi corrispondo...

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Laddove mi corrispondo sempre meno

Jean Malaquais

Non si vedeva il fondo della vasta sala: delle panche di legno senza spalliera, lunghissime e molto numerose, l'attraversavano nel senso della larghezza. Piuttosto alte da terra dalla parte da cui si montava, (anzi bisognava prender lo slancio per issarcisi) andavano abbassandosi da destra verso sinistra, in direzione di una serie di porte laterali che davano accesso agli uffici. Dopo aver riempito i questionari d'uso, lasciate le impronte digitali su un'apposita scheda, e ricevuto un numero d'ordine, si era ammessi nella sala e ci si accomodava in cima alle panche, quelli giovani e svelti con un salto, quelli vecchi e obesi coll’assistenza dei loro concittadini. Quel dispositivo, di un'ingegnosa semplicità, regolava mirabilmente la circolazione: così stradata, la clientela s'incamminava verso la sua destinazione, come portata da un tappeto scorrevole.

Dieci poesie mortali

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Dieci poesie mortali

Jacques Prevel

Jacques Prevel (1915-1951) viene ricordato soprattutto per essere stato uno degli ultimi e più fedeli amici di Antonin Artaud, il cui incontro nel 1946 — subito dopo che il teorico del teatro e il suo doppio era uscito dal manicomio di Rodez — fu per lui una autentica illuminazione. Prevel descrive questa amicizia in un diario dove annotava la sua vita quotidiana «in compagnia di Antonin Artaud», trascorsa alla ricerca della poesia (e di droghe). Pochi ricordano però che Prevel fu egli stesso un poeta maledetto che per tutta la vita andò «alla deriva verso l’assoluto», lontano dalle consuetudini care ad un mondo che non era il suo e contro cui lanciò le sue parole «di collera e di odio». Malato da tempo di tubercolosi, Jacques Prevel si spegnerà a soli 36 anni.

I Sicari di Mida

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I Sicari di Mida

Jack London
 
Scritto nel 1900, il racconto breve I sicari di Mida apparve l'anno successivo sull'edizione americana della rivista inglese Pearson's dopo essere stato rifiutato da due note riviste letterarie. Un rifiuto causato solo dal fatto che all'epoca Jack London non era ancora il celebre autore di Il richiamo della foresta? O sarà stata la trama stessa ad aver spaventato gli editori statunitensi, poco propensi a raccontare le gesta di un gruppo di misteriosi proletari i quali, stanchi di continuare ad essere degli «schiavi salariati», commettono una serie di omicidi gratuiti al fine di estorcere venti milioni di dollari al magnate delle ferrovie? Nonostante l'ironia di London abbia attribuito ai poveri una notevole dose di spietatezza e cinismo, resta impossibile chiudere gli occhi davanti all'idea attorno a cui ruota questo racconto: farla finita con l'ordine mercantile ricorrendo anche all'omicidio e al terrore per strappare le ricchezze della borghesia.
 

Il maestro filosofo

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Il maestro filosofo

Donatien-Alphonse-François de Sade

Di tutte le scienze che si inculcano nella testa di un bambino, lavorando alla sua educazione, non v'è dubbio che i misteri del cristianesimo, benché siano una delle parti più sublimi di questo suo ammaestramento, non siano affatto tra quelli che si introducono con più facilità nella sua giovane mente. Persuadere un ragazzo di quattordici o quindici anni che Dio Padre e Dio Figlio sono la stessa persona, che il Figlio è consustanziale al Padre e che il Padre lo è al Figlio ecc., anche se tutto questo è necessario alla felicità della vita, è più difficile da far comprendere dell'algebra, e se ci si vuole riuscire, si è obbligati a utilizzare alcune forme fisiche, alcune spiegazioni materiali che, malgrado siano esagerate, facilitino al ragazzo la comprensione dell'oggetto misterioso.

Budapest 1956

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Budapest 1956

Georges Henein

Uno sconosciuto ha dato risata alle polveri
La vita non è più intrecciata come un quaderno di rughe
Un turbamento mattutino scioglie la chioma del vissuto

 

Gli uomini posano le loro mani a caso
Ora su un seno ora su una foresta in fiamme
Avanzano nella nudità di un mondo che si compie

Poema petrolifero

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Poema petrolifero

Geo Bogza

Vi parlerò degli uomini del petrolio
e del loro animo più nero
e più infiammabile del petrolio.

 

Vi parlerò di me,
perché nessuno più di me può essere un uomo del petrolio
e il mio animo nero e infiammabile
mi fa parlare a voi altri con tutta la brutalità possibile.

 

Così bisogna parlare del petrolio: con brutalità.

Fuori da questo mondo

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Fuori da questo mondo

Charles Baudelaire
 
Questa vita è un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal desiderio di cambiare letto. Questo vorrebbe soffrire di fronte alla stufa, quello crede che guarirebbe accanto alla finestra.
A me sembra che starei sempre bene là dove non sono, e di questa questione di trasloco discuto di continuo con l’anima mia.
«Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa ne diresti di andare ad abitare a Lisbona? Là deve fare caldo e tu ringagliardiresti come una lucertola. Quella città è sulla riva dell'acqua; si dice che sia costruita in marmo, e che la popolazione abbia un tale odio per i vegetali da sradicare tutti gli alberi. Ecco un paesaggio di tuo gusto; un paesaggio fatto di luce e minerali, e di acqua per rispecchiarli!».

Difendo Anarchia

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Difendo Anarchia

Katerina Gogou
 

Come attrice, Katerina Gogou (1940-1993) non ha fatto parlare molto di sé nell'ambiente del cinema, avendo recitato sì in numerosi film ma (quasi) sempre con ruoli da comparsa. Ma come poetessa, era e rimane la bestia nera della letteratura moderna greca. Nata sotto l'occupazione nazista, passata attraverso il regime dei colonnelli e la Resistenza, ha dato voce all'anima nera del quartiere Exarcheia di Atene, vivendone e cantandone la rivolta anarchica e la disperazione umana. Nelle sei raccolte di poesie da lei pubblicate c'è spazio solo per questo suo mondo, il sottobosco fatto di prostitute, drogati, pazzi, fuorilegge, sovversivi. Dopo aver a lungo contribuito alla rinascita del movimento anarchico greco, Katerina Gogou trascorse i suoi ultimi anni dentro e fuori le cliniche psichiatriche. Morì per una overdose di pillole e alcol; ai suoi funerali parteciparono migliaia di persone.

Mavena

Miraggi

Mavena

Radovan Ivsic

Poeta e drammaturgo croato, Radovan Ivisic (1921-2010) è riuscito ad essere messo al bando sia sotto l'occupazione nazista che sotto il regime stalinista. Nel 1942 le sue opere vennero infatti sequestrate dai nazionalisti ustascià, che lo definirono «apostolo dell'arte degenerata», mentre nel 1945 i cantori del realismo socialista gli chiusero per trent'anni le porte di ogni teatro: «Se i fascisti hanno reso palese la mia proibizione, i comunisti sono stati molto più abili, riuscendo per la maggior parte del tempo a proibire senza proibire». Nel 1954 Ivsic emigra in Francia, dove si unisce ai surrealisti. Allergico a premi e riconoscimenti, rimarrà sempre convinto che per via della sua essenza libertaria «la poesia si scrive con l'alfabeto dei vagabondi». Mavena è la sua opera d'esordio, pubblicata in tiratura limitata nel 1940.

Il vampiro passivo

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Il vampiro passivo

Ghérasim Luca

Quante volte ho pensato a te, adoratore della capigliatura, che alle sei di sera davanti alla stazione Trocadéro della metro stavi a spiare le scolare dalle lunghe trecce, con le forbici acuminate in mano come un sesso in erezione. Perché le forbici e i ciuffi di capelli nascosti sotto la camicia mi ricordano il luogo dell'incontro fortuito, il tavolo di dissezione dei Canti di Maldoror? Perché questa donna-oggetto dal cuore come un freddo brandello d'ectoplasma, dalla pelle traslucida e opaca attraversata dal vento e dai contagocce ricolmi di latte dei vampiri passivi, perché mettere quest'ombra solida su un tavolo operatorio, come un'offerta ai piedi della più superba delle donne?
Come potrei altrimenti penetrare la confusione sadomasochista nel fondo del mio essere, attivo e passivo come l'idea di ferita, provocante e provocato come il bianco che risulta dallo spettro solare? E il mio immenso, il mio supremo desiderio di versare sangue, di tuffarmi in un bagno di sangue, di bere sangue, di respirare sangue, come potrei capirlo senza l'offerta di sangue che sono pronto a fare?

La traversata delle Alpi

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La traversata delle Alpi

Radovan Ivsic - Annie Le Brun
 
 
Non custodiremo la nostra merda nelle casseforti di Fort Knox.
 
Uno spaventapasseri è appeso al parabrezza delle grandi bolle d'aria che abitiamo.
 
Con specchi sulle suole, scivoliamo fra due lingue straniere.
 
Quando vedrete i cammelli in piombo delle stanze da bagno, diserterete.
 
La lista delle perversioni privilegiate come quella dei luoghi non potrebbe essere chiusa. Esistono anche tramonti bisognosi.

L'anarchia

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L'anarchia

Marcel Schwob

…Lo schiavo ci accompagnò fino al porto dell'isola dei Buoni-Tiranni, dove alcuni ulivi agitano le loro foglie grigie e lucenti. Ci augurò buon viaggio e ritornò verso i suoi maestri. Vedemmo ancora per un po’ di tempo la sua testa che sembrava avanzare da sola nel sentiero scavato fra le dune, in mezzo ai roseti. Poi ci imbarcammo; per tutto il giorno seguente la nave fu avviluppata nella bruma. Durante la notte, il cielo si illuminò ed il timoniere ci guidò alla luce delle pallide stelle. Navigammo così dodici giorni e, il tredicesimo, scorgemmo una linea bruna all'orizzonte e minute colonne di fumo che salivano isolatamente nell'aria. Il timoniere ci disse che era l'isola degli Eleutheromani, e ci colse il desiderio di visitarla. Egli intendeva convincerci a non sbarcarvi proprio; ma noi eravamo stanchi del mare e curiosi di quegli uomini selvaggi. La nostra prua fu quindi volta verso la nuova isola dove arrivammo due ore dopo il levar del sole.
Lo sbarco fu faticoso; non so se gli Eleutheromani fossero stati avvisati (avendo pochissimi rapporti gli uni con gli altri); ma corsero in massa sulla spiaggia, reggendo ciascuno una lunga pertica, con cui tentarono di allontanarci dalla costa, immaginando che provenissimo dall'isola dei Buoni-Tiranni che temevano non poco.

Passaggio di stelle

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Passaggio di stelle

Jacques Sénelier - Albertine Sarrazin

Nata nel 1937 da genitori sconosciuti e adottata due anni più tardi da una coppia con cui entra ben presto in conflitto, Albertine Damien diventerà legalmente Anne-Marie Renoux nel 1941. Alunna eccellente ma ribelle, la ragazzina vagabonda, campa di espedienti, viene rinchiusa in riformatorio, evade, va a Parigi dove nel 1953 conduce per un breve periodo una vita di eccessi assieme all'amica del cuore Emilienne. Le due ragazze vengono arrestate per una rapina e Anne-Marie Renoux è condannata a 7 anni di carcere. Riesce ad evadere di nuovo, si ferisce e viene raccolta da un piccolo ladro, Julien Sarrazin, di cui si innamora e che sposa. Per alcuni anni i due entrano ed escono dal carcere. Da sempre appassionata di scrittura, fra il 1965 e il 1966 pubblica sotto il nome di Albertine Sarrazin tre romanzi autobiografici che le daranno grande fama. Salutata come la Jean Genet femminile, Albertine Sarrazin non potrà però godere di questo successo. Morirà nel 1967 nel corso di una operazione chirurgica, vittima di negligenza medica.
Ma all'avventura vissuta nel 1953 delle due adolescenti scappate dal riformatorio non si era interessata solo la cronaca nera. Nella circostanza della loro condanna in tribunale, il poeta surrealista Jacques Sénelier ne scrisse l’apologia in un articolo apparso sulla rivista
Le Surréalisme, même. È il testo che qui presentiamo, seguito da alcune poesie scritte in quei giorni in carcere dalla futura Albertine Sarrazin.

La fabbrica di uomini

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La fabbrica di uomini

Oscar Panizza

Colui che ha viaggiato molto a piedi acquista gradualmente una così grande pratica nel giudicare sia la posizione del sole sia quella dei percorsi tracciati sulle carte stradali da sapere quando deve partire da un luogo per raggiungere in modo sicuro, ancora prima del calare dell'oscurità, il villaggio o la cittadina che egli ha eletto quale ricovero notturno; a lui non capita, come successe tanti anni fa all'autore di questo racconto, quando, avendo solo da poco impugnato il bastone del viandante e vedendosi una sera sorpreso dal buio, incapace di consultare una cartina o la bussola, stava brancolando da due ore, solo soletto per la strada maestra, stanco, affamato, senza compagnia né meta. Tutto accadde nella parte orientale della Germania Centrale e non so davvero più in quale provincia o in vicinanza di quale grande città, cosa che non ha d'altronde nessuna importanza per la valutazione dei fatti che sto per narrare. Dopo essere giunto alla conclusione che il rimanere lì non portava a niente e che l'umidità del terreno impediva l'approntamento di un rifugio notturno all'aperto, mi risolsi a continuare a camminare senza posa, tentando di risparmiare per quanto possibile le mie energie, e questo sarebbe durato per tutta la notte anche se, presto o tardi la nota densità della popolazione tedesca mi avrebbe fatto imbattere in qualche insediamento umano. La mia perseveranza fu anche premiata dal successo giacché trovai quello che stavo cercando: un rifugio per la notte. Se il ricovero, tale qual era, potesse essere definito un successo o se l'autore non avrebbe fatto meglio a pernottare nel sudicio pantano della strada, potrà essere giudicato dal benevolo lettore alla fine di questo racconto, in quanto gli intricati avvenimenti di quest'unica notte saranno l'oggetto dei seguenti fogli.

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