Miraggi

Il deserto emozionale che stiamo attraversando gioca brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.

Sette biglietti antimilitaristi

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Sette biglietti antimilitaristi

Stig Dagerman

Scrittore ed anarchico, Stig Dagerman (1923-1954) era solito commentare i fatti di cronaca, di attualità, con «biglietti quotidiani» che in un certo senso si situano fra letteratura e giornalismo. Si tratta di poesie satiriche, all'epoca pubblicate sul giornale anarchico Arbetaren, che nelle intenzioni di Dagerman volevano costituire un pugno in faccia all'idiozia umana. Qui presentiamo alcuni dei suoi «Dagsedlar», una manciata di biglietti contro la guerra.

Angoscia

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Angoscia

Stanislas Rodanski

Stanislas Rodanski (1927-1981), ha attraversato il surrealismo in silenzio, affascinato da un modo di vivere più che da una pratica artistica o militante. Più volte arrestato per i suoi eccessi, sarà rinchiuso per un paio d'anni in un manicomio criminale. I suoi testi, impenetrabili ed abbandonati al caso, sono il frutto di una esperienza rigorosa, testimonianza unica di una coscienza sopravissuta alla perdita del proprio orizzonte. La notte di capodanno del 1953, quando l'allegria è un obbligo civile, Rodanski bussa alle porte dell'ospedale di Lione. Non ne uscirà mai più, trascorrendo il resto dei suoi giorni in una quasi totale solitudine. «Al ricordo degli avvenimenti della mia vita, provo la sensazione che si tratti di una finzione in cui mi è impossibile distinguere la chimera dalla verità».

Un addio portoghese

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Un addio portoghese

Alexandre O'Neill

Alexandre O'Neill (1924-1986) appartiene a quella generazione di portoghesi che in tutta la loro vita hanno conosciuto solo le dubbie gioie del regime fascista salazarista. Non sopporta di vivere in questo «regno», in questo «tempo sporco» dove la paura è «ordinaria», e dove gli uomini vengono trasformati in «ratti». Avendo rinunciato ai suoi studi alla Scuola Navale per dedicarsi alla letteratura, decide di esprimere la sua rivolta non attraverso l'estetica neo-realista, ma lanciandosi nelle braccia della più sfrenata immaginazione. È uno dei fondatori in Portogallo del movimento surrealista, di cui introduce i valori più sovversivi all'interno di quella asfissiante società. Autore di una poesia al tempo stesso lucida e allucinata, il linguaggio di O'Neill si contraddistingue per il suo sarcasmo, l'irriverenza e l'humour nero.

Il cervello del gendarme

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Il cervello del gendarme

Alfred Jarry

Non si è dimenticato questo recente e increscioso caso: all’autopsia, venne trovata la scatola cranica di un gendarme vuota di tutto il cervello, ma ripiena di vecchi giornali. L’opinione pubblica si commosse e si stupì per quella che ritenne una macabra giustificazione. Anche noi siamo dolorosamente commossi, ma nient’affatto stupiti.
Non vediamo perché ci si dovesse aspettare di scoprire nel cranio del gendarme qualcosa di diverso da quel che in effetti vi si è trovato. Una delle glorie di questo secolo di progresso è la grande diffusione del foglio stampato; e in ogni caso non vi è dubbio che questo prodotto si attesti meno raro della sostanza cerebrale. A chi di noi non è capitato di tener fra le mani infinitamente più spesso un giornale, vecchio o del giorno, che una sola particella di cervello di gendarme?

Maledizione

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Maledizione

Wystan Hugh Auden

 

Oscuro ed impenetrabile, Wystan Hugh Auden (1907-1973) fu negli anni 30 il maggior esponente della poesia d'avanguardia inglese.
Lasciando pure perdere il suo impegno politico nelle file dello stalinismo (che lo portò per sette settimane in Spagna all'inizio del 1937, come autista di ambulanze), è meglio ricordare la sua poesia in cui cercava di sondare l'alienazione umana nell'epoca delle metropoli moderne e della decomposizione delle strutture sociali.
Come diceva lo stesso Auden, «se si può attribuire alla poesia o ad altra forma d'arte un qualche scopo, essa ha quello di disincantare e disintossicare...».

Dell’irrealismo

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Dell’irrealismo

Georges Henein

una constatazione estremamente elementare s’impone
niente è inutile quanto il reale
una seconda constatazione
reale è solo ciò che ammettiamo tale
una terza constatazione
il reale è alla portata di tutti
il suo valore deve essere diviso per il numero di individui

I manichini

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I manichini di cera

Jules Supervielle

Forse il modo migliore per presentare Jules Supervielle (1884-1960), autore singolare quanto sconosciuto, lontano dalle mode letterarie del suo tempo, talmente curioso dei misteri dell'universo da prestare attenzione agli esseri del mondo esteriore quanto ai fantasmi di quello interiore, è ricordare le parole che gli dedicò un poeta suo contemporaneo: «Supervielle è il ricercatore e il cantore dei veri avvenimenti; egli ci invita a non dimenticare noi stessi vicino a noi, a scoprire il nostro destino altrove che nei lutti, nelle gioie o nei drammi. Ci ferma su alcuni attimi della nostra vita, apparentemente inconsistenti: sono gli unici che abbiano determinato non la nostra felicità o disgrazia, ma ciò che solo conta, l'atteggiamento che assumiamo di fronte alla felicità o alla disgrazia. L’esperienza che possiede ciascuno di noi, anche il più dotato, è infinitesimale. Supervielle ci riduce alla levità per essere davvero noi stessi, dotati dei nostri istanti d’essere, muniti della nostra infanzia permanente davanti a tutti i falsi avvenimenti della vita».

Il Re dei Mendicanti

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La ballata del Re dei Mendicanti

Jean Richepin

Dallo zolfo all'acqua santa. A modo suo è stata una parabola caratteristica quella compiuta da Jean Richepin (1849-1926), poeta e scrittore francese del tutto sconosciuto qui in Italia. Quando era un giovane scalmanato, assiduo frequentatore dell'umanità marginale del Quartiere Latino della capitale, Richepin si fece poeta degli straccioni, dei vagabondi, delle prostitute, dei tagliagola. Il suo esordio fu La chanson des gueux, opera apparsa nel 1876 che gli valse 500 franchi di multa e una condanna ad un mese di prigione per oltraggio al pudore. Ne seguirono altre, scandalose, violente, blasfeme, scagliate contro l'ordine sociale. Per alcuni anni Richepin fece il guastatore nel bel mondo delle lettere e in quello della militanza politica più pacata e ragionevole. Ma come tanti altri poeti e sovversivi, i suoi eccessi giovanili non fecero altro che aprirgli la strada verso il riconoscimento pubblico. Diventò famoso, quindi inoffensivo. Nel 1908 entrò a far parte dell'Accademia Francese, nel 1912 venne eletto sindaco di un piccolo comune. Morì da commendatore della Legione d'Onore. Allora, a cosa era servita tutta la sua ira? Come gli scrisse Léon Bloy fin dal 1877, «L'applauso, l'ignobile schiaffo del pubblico imbecille, ecco il pane quotidiano che occorre alla vostra anima fiera». Ma poiché la sola fierezza è nella rivolta, di Jean Richepin è meglio ricordare solo i versi dedicati alla teppa parigina.

Il viandante incendiario

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Il viandante incendiario

Gellu Naum

Nel suo paese, la Romania, era considerato da molti l'incarnazione del meraviglioso e godeva di una reputazione segreta d'alchimista e di mago. Gellu Naum (1915-2001) ha incontrato il surrealismo nel 1935 e da allora non l'ha più lasciato. Studente di filosofia alla Sorbona, appena tornato in patria è stato uno dei fondatori del movimento surrealista rumeno – «il più esuberante, il più avventuroso e anche il più delirante gruppo del surrealismo internazionale». Davanti all'avanzata del totalitarismo stalinista, Gellu Naum decise di non seguire i suoi compagni. Non prese la via dell'esilio come Gherasim Luca o Trost, né si sottomise alla linea di partito come Virgil Teodorescu. Rimase dov'era nato, solo contro tutti, conoscendo una censura assoluta per oltre vent'anni. Ma, nonostante le enormi difficoltà materiali e psicologiche, perseguirà per l'intera sua vita la «caccia caotica» all'altro lato dell'esistenza umana.

Vittoria sul Sole

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Vittoria sul Sole

Aleksej Kručenych

Nel luglio del 1913 si incontrarono in Finlandia tre esponenti dell'avanguardia russa: il poeta Aleksej Kručenych, il compositore Mihail Matjušin ed il pittore Kazimir Malevič. L'incontro venne seguito da un manifesto in cui si annunciava la creazione di un'opera-mistero intitolata Vittoria sul Sole. Un'opera teatrale, di cui Kručenych avrebbe scritto il testo, Matjušin composto la musica, e Malevič disegnato scenari e costumi. Un altro poeta, Velimir Chlébnikov, ne scrisse il prologo. L'opera andò in scena il 3 e il 5 dicembre 1913 a Pietroburgo, dividendo il pubblico fra spettatori entusiasti e quelli indignati. Il sipario non si sollevava, veniva squarciato su uno scenario in cui campeggiava per la prima volta il “quadrato nero” di Malevič che sarebbe poi diventato simbolo del Suprematismo. Qui entravano in scena i protagonisti di un'opera dai toni assurdi, drammatici e patetici assieme — perfetta espressione del linguaggio «transmentale» caro a Kručenych — in cui si annuncia l'annientamento dell'obsoleta logica terrena, simboleggiata dal Sole, e la realizzazione di un futuro che superava i limiti della comprensione umana. Vittoria sul Sole non ebbe repliche, né recensioni.

Spalline e Massacri

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Spalline e Massacri

Georges Darien

Il colonnello Gabarrot raccontava belle storie.
Diceva che i Russi erano furfanti, che i Prussiani erano banditi, e che gli Inglesi valevano ancor meno. Talvolta mi mostrava la sua croce di ufficiale della Legion d'Onore, che aveva conquistato a forza di sciabolate e che conservava in una bella scatola nera; se ne avessi voluta una simile, da grande, non dovevo far altro che ammazzare molti Russi, molti Prussiani, e soprattutto molti Inglesi. — Disgraziatamente, diceva, non si ammazza più, oggigiorno la gente è diventata sentimentale.
E sogghignava.
Mio padre gli faceva osservare che si ammazzava ancora parecchio. La Crimea, per esempio. Il colonnello ammetteva che la Crimea andava benissimo. Ammazzare dei Russi, niente di meglio; non se ne sbudellano mai abbastanza. Ma perché allearsi con gli Inglesi?

L'amore, la poesia e lo Stato

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L'amore, la poesia e lo Stato — dialogo

Aleksandr Blok

Il motivo fondamentale della poesia di Aleksandr Blok, considerato il poeta della rivoluzione russa, è l'amore: un amore ideale, mai pago e sempre inquieto e travagliato. La sua aspirazione al perfetto amore si trasforma in angoscia implacabile, in struggimento sottile del poeta preso dal gioco stesso della sua stessa fantasia.
In questo stato d'animo si trovava Blok nel 1907, quando pubblicò questo dialogo. Era recente un duplice tentativo rivoluzionario: da parte del proletariato per la prima volta organizzato nei
soviet e da parte della borghesia liberale inquadrata negli zemstva, consigli provinciali delle città e delle campagne. Il tentativo del 1905 era fallito perché il governo, fingendo di accettare le proposte di riforme degli zemstva, era riuscito ad isolare il proletariato rivoluzionario delle città, illuso sull'appoggio della borghesia. Il dialogo di Blok — un amaro sorriso di squisita ironia, una confessione fatta con feroce obiettività — risente indirettamente di questa esperienza rivoluzionaria. I ribelli sono mendicanti, plebe ancora inorganica e appena capace di un istintivo spirito di rivolta, rapidamente deluso dall'alleanza del cortigiano e del buffone, dell'assolutismo paternalistico e del buon senso riformista e liberale. Mentre il poeta che vuol rompere l'incantesimo di una vana passione con l'impeto di un pratico operare, tende a vincolarsi al servizio dello Stato.

Il letto di nozze ribelle

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Il letto di nozze ribelle

Mynona

Poiché lo desiderate, vi dirò le ragioni per cui mia moglie ha chiesto di divorziare l'indomani del nostro matrimonio.
Mia moglie è profondamente superstiziosa. Ecco la causa di tutto. È passato molto tempo da quando credevo che le varie vicissitudini che ci colpiscono dipendessero dal caso. Oggi non lo ammetto più. Escludo ogni caso dalla mia vita. Appunto i così detti casi sono ciò che vi è di più significativo: questo almeno per le persone che non hanno bisogno, per lasciarsi convincere, di prove pesantemente tangibili, poiché loro basta l'intuizione.
Provatevi, per esempio, ad osservare il contegno espressivo di tutti quegli oggetti «inanimati» che di solito vi circondano. Esso vi dà sovente degli avvertimenti che solo un pazzo può trovare insulsi. La scatola di fiammiferi vi sguscia ad un tratto di mano, rimanendo stranamente in bilico sul lato più stretto? Le vostre forbici, cadendo, vanno a conficcarsi per l'appunto tra gli interstizi del pavimento e si mettono a tremare di un palpito misterioso? Vi svegliate da un sonno profondo e sentite «l'inanimato» fremere e suggerirvi quale lettera troverete nella cassetta della corrispondenza? Ognuno di questi fenomeni ha un suo significato particolare, che non deve essere trascurato.

L'Annunciatore

Miraggi

L'Annunciatore della Tempesta

Massimo Gorki

Le nubi si addensano sulla grigia distesa dall'acqua. Fra i flutti e le nubi, simile al baleno, aleggia il fiero Annunciatore della Tempesta. Vola e con un'ala sfiora le onde, mentre con l'altra squarcia le nubi. Grida, e le nubi ascoltano giubilanti le grida dell'Annunciatore della Tempesta, perché in quel grido vi è collera e passione, e v'è la fede nella vittoria.
Gemono intanto i gabbiani, si dibattono sul mare e stan pronti a nascondere il loro spavento nella profondità delle onde. Il mergo, che non conosce le aspre gioie della lotta e che il tuono appaura, geme e si lagna esso pure! E gli stupidi germani, vere oche del mare, acquattano dietro le rocce le loro carni adipose.
Solo l'Annunciatore della Tempesta si libra, ora, coraggioso e libero, sul mare in sussulto. Le nubi, sempre più fitte e più nere, covrono addirittura le acque. I flutti cantano e danzano e si elevano verso la folgore, che scoppia, finalmente!

Tutti i giorni

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Tutti i giorni

I. B.

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.

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