Miraggi

Il deserto emozionale che stiamo attraversando gioca brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.

Verso la morte

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Verso la morte

Giuseppe Ciancabilla

L'immensa, verde pianura di Farsaglia, soleggiata nel meriggio luminoso d'Aprile, brulicava di uomini. Pur non poteva dirsi animata, che tutto all'intorno incombeva il silenzio grave, triste, affannoso della preoccupazione e dell'incertezza, quasi della paura.
Mario De Lilla, che era giunto quella mattina stessa con una banda d'insorti, passava vagando, bevendo l'aria e il sole, attraverso quelle file e quei crocchi di esseri muti. Egli leggeva in ogni sguardo che lo fissava con una stupida curiosità, la stessa tremula indecisione di spirito. Poi, quando lo sguardo di quegli esseri si staccava rapidamente quasi stanco per lo sforzo dalla sua persona, tornava a spaziare laggiù verso l'orizzonte aperto, quasi infinito, appena circoscritto, in un fuggevole contorno bianco-azzurro, dalla catena dell'Olimpo.
Mario si avviò verso la cittadina schiacciata a metà della montagna sotto i ruderi delle antiche fortificazioni romane.

Piuttosto la vita

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Piuttosto la vita

André Breton

Piuttosto la vita che quei prismi senza spessore

anche se i colori sono più puri

Piuttosto che quell’ora sempre coperta

che quelle orribili vetture di fiamme fredde

Che quelle pietre fradice

Piuttosto il cuore a serramanico

Che questo stagno mormorante

Che questa stoffa bianca che canta e nell’aria e nella terra

Che questa benedizione nuziale

che unisce la mia fronte a quella della vanità totale

Piuttosto la vita



Protesta contro le machine

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Protesta contro le machine che corrono e che volano

Gian Pietro Lucini

Non amo correre;
chi corre non sente, né pensa:
chi corre si dispensa,
nucleo vertiginoso, dentro un alone di polvere;
vi soffoca e si accieca.

 

Odio le Machine di frenesia:
le uso, le comando, le opprimo
di me con disprezzo, cavalle d'acciajo,
strumenti imperfetti, perché corre il Mondo
ed io lo voglio sopravanzare.

L'eco del corpo

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L'eco del corpo

Ghérasim Luca

Ghérasim Luca (1913-1994), poeta apolide, nato in Romania,
perseguitato dal regime fascista come da quello stalinista, sarà
costretto ad emigrare in Francia all'inizio degli anni 50.
Legato al surrealismo, per Luca «le parole sono soltanto il supporto
materiale di una ricerca che ha come fine la trasmutazione del reale».
Con le sue vertiginose mutazioni sonore egli fa scontrare frastuono e silenzio,
provocando una vibrazione che ha lo scopo di far «affiorare segreti che giacevano
addormentati» nell'individuo, portandolo così ed eccedere ogni senso comune.

Lo stalin

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Lo stalin

Armand Robin

I miei, contadini, operai, che nulla inganna, né può ingannare,
m'hanno detto: «Su ogni paese c'è odor di merda;
Tutti i giorni c'è un po' più odor di merda;
Ogni giorno si uccide un popolo per aumentare la merda;

 

Giorni di merda, radio di merda, manifesti di merda
Con grandi parole di merda annunciano progressi di merda;
I giudici non somministrano più che sentenze di merda;
Persino noi, lavoratori, si vuole che siamo di merda...

Bisogna pur incominciare

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Bisogna pur incominciare

A. C.

E soprattutto voi, mio corpo e mia anima, trattenetevi dall'incrociare le braccia nell'atteggiamento sterile dello spettatore, poiché la vita non è uno spettacolo, poiché un mare di dolore non è un palcoscenico, poiché un uomo che grida non è un orso che balla...

 

Parole?
Ah sì, parole!
Ragione, ti maledico vento della sera.
Sinonimo d'ordine il tuo nome?

Canzone della forca

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Canzone della corporazione dei fratelli della forca

 

Christian Morgenstern (1871-1914) è uno dei più noti poeti tedeschi del grottesco. La sua opera più celebre è Canti della forca (o Canti patibolari), apparsa nel 1905 e che gli diede grande fama.
Le poesie raccolte in quest'opera sono immaginate come canzoni di un gruppo di impiccati.
Nella prefazione Morgenstern afferma di aver inteso esprimere attraverso la «poesia del patibolo» la sua concezione del mondo, la sua riflessione sull'essere umano:
«La poesia della forca è un aspetto della concezione del mondo. È la libertà senza scrupoli del rimosso, dello smaterializzato, che si manifesta in essa. Si sa che cos'è una futura matricola: l'invidiabile passaggio intermedio tra i banchi di scuola e l'Università. Ebbene: un fratello di forca è l'invidiabile passaggio intermedio tra l'uomo e l'universo. Nient'altro. Dal patibolo si vede il mondo diversamente e si riconoscono le altre cose come l'Altro».

Il mattino del filosofo

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Il mattino del filosofo

Jakob Van Hoddis

Proclama: «Non timidamente sulla costa
In mare aperto voglio bagnarmi –
(Che metafora ardita!):
Libero dalle catene del presente
Incederò sui sentieri cosmico-creativi» –
(Cosmico, dice proprio così).

Disobbedienza civile

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Disobbedienza civile

 

Antonio José Forte (1937-1988), poeta surrealista portoghese.
D'un lirismo violento, la cui disperazione non vuole cedere che alle sole
ingiunzioni luminose dell'amore, la poesia di Forte apre a tutti i venti
uno spazio mentale in cui l'urlo della rivolta impone al linguaggio
la sfida di re-incantare il reale.
Il suo itinerario ostinatamente singolare e l'esperienza dell'esilio
l'hanno portato al punto di rottura in cui si incontrano
le idee anarchiche, surrealiste e situazioniste.

La lussuria

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La lussuria

René Char

L’aquila vede sempre più svanire le piste della memoria gelata
La distesa della solitudine rende appena visibile la preda sfuggente
Attraverso ogni regione
Dove si uccide dove si è uccisi liberamente
Preda insensibile
Proiettata indistintamente
Di qua dal desiderio e al di là della morte

Tirannia, Democrazia e Anarchia

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Tirannia, Democrazia e Anarchia

Maksim Gorkij

La Terra è il teatro di una lotta tra il Nero e il Rosso.
La forza del Nero è la sua sete insaziabile di regnare sugli uomini. Crudele, avido e cattivo egli ha disteso sul mondo le sue ali pesanti e avviluppato tutto il globo nell’ombra gelida del suo terrore. Egli vuole che gli uomini servano lui solo, e opprimendo l’universo col ferro, coll’oro e colla menzogna, egli invoca Dio unicamente nello scopo che l’essere supremo confermi il suo oscuro potere sugli uomini.
Egli dice freddamente: — Tutto è per me. Io sono la forza, e, per conseguenza, io sono l’anima e la ragione della vita, io sono il padrone di tutti gli uomini. Chi è contro di me è contro la vita; è un criminale!

Una commedia

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Una commedia

E. F.

«Che cosa stai facendo di bello? Cinema?».
«No, sto scrivendo una commedia».
«Interessante. Ti dispiace accennarmene la trama, il problema, la tesi?».
«Volentieri. Si tratta in breve di questo». (Pausa). «Ecco... tutto fa credere che l'uomo, nel futuro, man mano che le popolazioni aumenteranno, sarà sempre più solo, specie nelle grandi città. Sempre più solo, sempre più frenato dalle inibizioni, dalle leggi, dal controllo reciproco, dalla tirannia delle macchine, dalla necessità del successo, dall'enigma del futuro, dal terrore di una guerra. E poi, un giorno, anche l'arte finirà, come finirà l'amore».
«Molto interessante».
«Ma in una provincia arretrata, in una specie di zona depressa, sono ancora vivi l'uno e l'altra, l'amore e l'arte. La gente se ne vergogna un po', specialmente dell'amore. È così provinciale! “Ma d'altronde” si giustificano “che cosa vuoi fare, qui, in questo paese di quattro gatti?”. Così coltivano l'arte e l'amore. Scrivono brutti libri, fanno quadri, e rincasando a notte alta fischiettano musica elettronica, superatissima, anzi dimenticata nel resto del mondo. E fanno, rassegnati e arretrati, l'amore».

Terra bruciata

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Terra bruciata

Maurice Blanchard (1890-1960) è stato definito «poeta del fallimento e della rivolta». In un certo senso, fallimento della vita e rivolta contro il fallimento. Secondi i registri dello stato civile, è nato nel paese francese di Montdidier il 14 aprile 1890. Secondo un suo testo autobiografico, scritto in terza persona, è nato nel 1927 con trentasette lunghi anni di ritardo, durante i quali è stato un bambino trascurato, un adolescente operaio, un militare eroe di guerra, un progettatore di aerei di successo: un perfetto candidato al suicidio.
La voce di Blanchard non è quella dell’irriducibile ribelle pieno di gioia di vivere, è quella della belva tenuta in cattività per oltre trent’anni. Fino alla fine dei suoi giorni non mancherà di gridare di dolore per le ferite infertegli e di disperazione per una vita senza uscita, ma anche di reclamare vendetta contro tutto ciò che ci umilia: «Tutto è permesso. Tutti i semi hanno le loro possibilità, e un giorno il seme dell’albero che canta germinerà. Tutto è possibile, condizione del progresso. Morte allo Stato».

Le qualità

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Le qualità

Günther Anders

L’alto funzionario G. venne citato in giudizio come testimone, al processo che lo Stato di Molussia aveva intentato contro i responsabili dello sterminio del popolo baranico, al fine di accontentare i paesi esteri. «Signor testimone», domandò il procuratore sventolando un atto d’intimazione, «avete redatto voi o no, quest’ordine di sterminio?».
«Nella mia qualità di giurista», rispose G., «non posso rispondere a una domanda così approssimativa».
«Bene. Volete dunque lasciar intendere che sia stato qualcun altro a redigere il testo?».
«Non ho affermato niente del genere».
«Allora siete stato voi».
«Ecco, sono proprio questi ragionamenti che non posso fare a meno di definire “approssimativi”. Perché l’autore del testo che oggi è qui all’ordine del giorno, a quel tempo lo scrisse unicamente nella veste di Vicepresidente del Governo. La deduzione che costui sia personalmente concorde è una pura illazione che non posso tollerare. Io non mi sono mai identificato con il testo».
Il presidente sembrava persuaso.
«Vorreste farci credere», continuò il legale, «di avere le mani pulite?».

Contro le patrie

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Contro le patrie

Laurent Tailhade

Sarebbe un errore credere che la religione soltanto abbrutisca gli intelletti e disonori i costumi, perché l’ignominia umana può scendere ancora di qualche grado. L’uomo civilizzato può cadere più in basso ancora dell’ultimo cannibale, al di sotto pure del bruto e dell’animale più infimo. Se egli aggiunge all’esecrabile idea di Dio l’idea buffona e scellerata di patria, non gli resta più nulla da conquistare nell’ambito della bestialità.
Mentre scrittori, pensatori, filosofi, economisti si sforzano di rendere l’uomo alla ragione, alla fraternità che il suo interesse, in mancanza d’altro movente, prescrive come una legge primordiale dell’esistenza; mentre i veri internazionalisti si sforzano di abbassare le frontiere e disprezzare il patriottismo, non vi è un crapulone, un ruffiano, un fallito che non s’inchini dinanzi la bandiera nazionale e non porti a questo straccio infame e sanguinante le genuflessioni da bordello della sua indegnità.

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