Miraggi

Il deserto emozionale che stiamo attraversando gioca brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.

Terra bruciata

Miraggi

Terra bruciata

Maurice Blanchard (1890-1960) è stato definito «poeta del fallimento e della rivolta». In un certo senso, fallimento della vita e rivolta contro il fallimento. Secondi i registri dello stato civile, è nato nel paese francese di Montdidier il 14 aprile 1890. Secondo un suo testo autobiografico, scritto in terza persona, è nato nel 1927 con trentasette lunghi anni di ritardo, durante i quali è stato un bambino trascurato, un adolescente operaio, un militare eroe di guerra, un progettatore di aerei di successo: un perfetto candidato al suicidio.
La voce di Blanchard non è quella dell’irriducibile ribelle pieno di gioia di vivere, è quella della belva tenuta in cattività per oltre trent’anni. Fino alla fine dei suoi giorni non mancherà di gridare di dolore per le ferite infertegli e di disperazione per una vita senza uscita, ma anche di reclamare vendetta contro tutto ciò che ci umilia: «Tutto è permesso. Tutti i semi hanno le loro possibilità, e un giorno il seme dell’albero che canta germinerà. Tutto è possibile, condizione del progresso. Morte allo Stato».

Le qualità

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Le qualità

Günther Anders

L’alto funzionario G. venne citato in giudizio come testimone, al processo che lo Stato di Molussia aveva intentato contro i responsabili dello sterminio del popolo baranico, al fine di accontentare i paesi esteri. «Signor testimone», domandò il procuratore sventolando un atto d’intimazione, «avete redatto voi o no, quest’ordine di sterminio?».
«Nella mia qualità di giurista», rispose G., «non posso rispondere a una domanda così approssimativa».
«Bene. Volete dunque lasciar intendere che sia stato qualcun altro a redigere il testo?».
«Non ho affermato niente del genere».
«Allora siete stato voi».
«Ecco, sono proprio questi ragionamenti che non posso fare a meno di definire “approssimativi”. Perché l’autore del testo che oggi è qui all’ordine del giorno, a quel tempo lo scrisse unicamente nella veste di Vicepresidente del Governo. La deduzione che costui sia personalmente concorde è una pura illazione che non posso tollerare. Io non mi sono mai identificato con il testo».
Il presidente sembrava persuaso.
«Vorreste farci credere», continuò il legale, «di avere le mani pulite?».

Contro le patrie

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Contro le patrie

Laurent Tailhade

Sarebbe un errore credere che la religione soltanto abbrutisca gli intelletti e disonori i costumi, perché l’ignominia umana può scendere ancora di qualche grado. L’uomo civilizzato può cadere più in basso ancora dell’ultimo cannibale, al di sotto pure del bruto e dell’animale più infimo. Se egli aggiunge all’esecrabile idea di Dio l’idea buffona e scellerata di patria, non gli resta più nulla da conquistare nell’ambito della bestialità.
Mentre scrittori, pensatori, filosofi, economisti si sforzano di rendere l’uomo alla ragione, alla fraternità che il suo interesse, in mancanza d’altro movente, prescrive come una legge primordiale dell’esistenza; mentre i veri internazionalisti si sforzano di abbassare le frontiere e disprezzare il patriottismo, non vi è un crapulone, un ruffiano, un fallito che non s’inchini dinanzi la bandiera nazionale e non porti a questo straccio infame e sanguinante le genuflessioni da bordello della sua indegnità.

Atene Sta Chiamando

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Atene Sta Chiamando

Atene sta chiamando le città sperdute

Ora la crisi è dichiarata e la battaglia è cominciata
Atene sta chiamando l’oltretomba
Venite fuori dall’armadio, tutti voi ragazzi e ragazze
Atene sta chiamando, smettete di rimirarci
Tutta questa televisione è finita a mordere la polvere
Atene sta chiamando, badate che non v'è nulla di moda
Tranne che il roteare di quel manganello

 

Ora senti questo
Atene sta chiamando, sì, c’era l'insurrezione
E sai cosa dissero? Beh, che in parte era vero!
Atene sta chiamando al momento cruciale
Dopo tutto questo, non vuoi rivolgerle un sorriso?

Il lungo giorno

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Il lungo giorno

G. R.

Un giorno Sua Eccellenza il Conte andò nei campi a sorvegliare il lavoro dei suoi servi. Essi lavoravano diligentemente da mattina a sera, ma a Sua Eccellenza non parve abbastanza. Il giorno era troppo corto per i suoi gusti. Perciò radunò la gente e disse:
- Il giorno è troppo corto e voi non lavorate abbastanza. Bisognerà allungare il giorno. A chi ci riuscirà darò un ducato d’oro.
Un giovane si fece avanti e disse che aveva inventato una macchina per allungare il giorno. Prese una enorme ruota da carro, fissò la ruota ad un asse, vi aggiunse una manovella, e la macchina fu pronta.
Il Conte scosse la testa e disse:
- Ma questa è solo una ruota con una manovella!
- Certamente, ma è un’ottima macchina. L’unico inconveniente è che dovete girarla voi stesso, altrimenti il giorno non si allungherà. E deve essere girata senza interruzioni, dall’alba al tramonto. - Bene, - disse il Conte, - se non c’è altra soluzione, lo farò io.

La parola che mi porta

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La parola che mi porta

Nato a Mosca, Georges Schwartz (1905-1987) trascorre la sua esistenza in Francia, a Vitry. Medico omeopata dei poveri, presta le sue cure soprattutto ai barboni, agli immigrati, ai marginali, a coloro che non hanno accesso ai servizi sanitari statali. Fuori dall'ambulatorio si dedica alla poesia, di cui si considera un umile servitore, tanto da scegliersi lo pseudonimo letterario di Paul Valet. Per lui la poesia non è un innocuo passatempo, ma uno strumento di bellezza e di lotta per la libertà, come testimoniano gli stessi titoli delle sue raccolte (Senza museruola, Parole d'assalto, Astri di non-sottomissione).
Durante la guerra partecipa alla Resistenza e alla Liberazione rifiuta sia di suonare i pifferi della propaganda (ben sapendo che «una stretta fraterna senza patria né partito è più forte di tutte le dottrine dei dottori» e che «non si libera l'uomo dai suoi maledetti Stati condannandolo a vita da un modello di Stato») che di trasferirsi a Parigi e fare carriera nel bel mondo delle lettere. Negli anni successivi «l'eremita di Vitry» alzerà la voce contro le raffinerie di petrolio che inquinano la Senna, Parigi, ed i suoi abitanti, meritandosi così l'odio feroce di industrie e sindacati, uniti nella difesa del posto di lavoro. Viene minacciato dai loro dirigenti, bastonato in mezzo alla strada dai loro scagnozzi, denunciato per ingiurie e calunnia dai loro avvocati. A lungo resisterà, solo contro tutti, fino a crollare e a conoscere l'orrore degli ospedali psichiatrici.

Lasciami senza salvezza

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Lasciami senza salvezza

Ibn al-Hadjadj (941-1001)

Oh mio Dio lasciami senza pietà,
Oh mio Dio lasciami senza salvezza,
Tutta la vita con una mano su una natica
E nell’altra un bicchiere di vino.

 

Servimi quel vino
Che i versetti del Corano proibiscono a questa gente.
Servimi, in compagnia del prete,
Lo pisceremo all’inferno.

Non si può volare assieme

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Non si può volare assieme

Rabindranath Tagore

L'uccello prigioniero nella gabbia,
l'uccello libero nella foresta:
quando venne il tempo s'incontrarono,
questo era il decreto del destino.
«Amore mio, voliamo nel bosco!».
L'uccello prigioniero gli sussurra:
«Vieni, viviamo entrambi nella gabbia».
Dice l'uccello libero: «Tra sbarre,
dove c'è spazio per stendere le ali?».
«Ahimé», grida l'uccello nella gabbia,
«Non so dove appollaiarmi nel cielo».

Il canto dei violenti

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Il canto dei violenti

Georges Henein

Noi servitori – aratori – metalmeccanici, noi disoccupati
Nere vittime della miniera
E cupe prede dei porti
Noi la fame – la miseria – il malanno
Noi che veniamo assassinati
È ora di assassinare.

La voglia lavabile

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La voglia lavabile

Tutta l’opera di Mynona è un’esortazione a sottrarsi al magnetismo esercitato dalla polarità dell’universo. Di fronte ai dualismi in cui è suddiviso il mondo delle apparenze, l’individuo deve evitare di prendere partito se non vuole alienare la propria libertà poiché «gli estremi non lottano per eliminarsi, ma per trovare una armonia». Così, attraverso il grimaldello del grottesco, nei suoi racconti Mynona annulla la distanza fra questi estremi considerati solitamene antagonisti, provocando bizzarri incontri che incrinano le certezze del senso comune. Ma non bisogna equivocare: Mynona non intende giustificare un relativismo preludio ad ogni opportunismo, ma difendere a spada tratta l’«io integrale» che solo nel nulla creatore può esercitare la propria sovranità.
Personaggio tanto marginale quanto rappresentativo della boheme berlinese di inizio secolo, Mynona è l’alter-ego letterario di Salomo Friedlaender, il «Charlie Chaplin della filosofia», la cui opera
L’Indifferenza creatrice (1917) influenzerà profondamente Dada in Germania.

Dallo stupore alla stupidità

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Dallo stupore alla stupidità

A.C.

Ci cacciano dentro un labirinto, parlandoci della comunicazione e ci costringono a regredire per amore del superamento futuro e dell'espansione finale. I nostri maestri non escono più dalla logomachia, e dopo aver sostituito tre dozzine di parole, che capiamo, con tre dozzine di parole sconosciute, mediante le quali creeranno un codice a loro uso e consumo, ci informano di aver gettato nuove basi e ci invitano a tributar loro ammirazione.

Come si stabilisce l'autorità

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Come si stabilisce l'autorità

Multatuli
 
Thugater mungeva le mucche di suo padre e mungeva bene: il latte che essa portava a casa dava maggior burro di quanto ne dava il latte che portavano i suoi fratelli. Te ne dirò la ragione... e sta attenta Fanny, così potrai sapere in che modo devi agire, nel caso in cui tu debba mungere. Io ti parlo di ciò, non per incitarti a mungere come Thugater, ma per edificarti coll'esempio dei suoi fratelli che, a mungere meno bene, agivano meglio di lei, o, per meglio dire, con più intelligenza.

Elezioni

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Elezioni

Olindo Guerrini

L'ora in cui l'odio fermenta e invade,
Lurida peste, le menti e i cuori;
In cui la gente giù per le strade
Rutta bestemmie, rece rancori
E, masticando laide querele,
Inghiotte o sputa veleno e fiele.

Ognuno in queste turpi giornate
Morde o calunnia, froda o minaccia
Lo sterco e il fango colto a manate
All'avversario si scaglia in faccia.
Riddano in piazza, lerci e impudichi,
Spie, deplorati, ruffiani e plichi:

Le strane operazioni del Dott. Wien

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Le strane operazioni del Dott. Wien tragico istrione

Vinicio Paladini

Nonostante il suo nome sia spesso legato al futurismo, nelle cui fila esordì, Vinicio Paladini aveva ben poco a che vedere con le tematiche marinettiane. Sul piano artistico era più influenzato dalle esperienze francesi, mentre dal punto di vista politico le sue simpatie andavano tutte per la teppa sovversiva.
Dopo aver pubblicato alcuni manifesti su riviste di estrema sinistra, venne boicottato dai suoi compagni comunisti. Paladini si ritrovò quindi a collaborare con alcune testate anarchiche che aprivano le loro colonne anche ad altri esponenti dell'avanguardia romana; gli stessi con cui nel 1927 diede vita al Movimento Immaginista.
Le strane operazioni... apparve a puntate nel 1926 su un'altra pubblicazione dell'epoca, ed è considerato come un tentativo di presentare le scoperte psicanalitiche di Sigmund Freud in chiave dadaista.

Distribuzione di giocattoli

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Distribuzione di giocattoli

Armand Robin

L'uomo in sotto-uomo deve essere cambiato;
In tutti i paesi il decreto è firmato.

 

L'uomo è l'indesiderabile ultimo;
Chiunque ne sorprenda le tracce deve segnalare: «Pericolo!».

 

È utile che l'umanità
Non manchi di giocattoli.

 

Bisogna che giochi
Per tutto il tempo che la si uccide.

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