Intempestivi

Non diamo i numeri

Invece si continua a darli! Se fosse solo per andare alla ricerca della fortuna, sarebbe poco male. Purtroppo si insiste a concedere al numero un potere persuasivo, una capacità probatoria. E ciò rende il suo ricorso non solo privo di senso e magari imbarazzante, come abbiamo già avuto modo di notare, ma talvolta financo odioso. Due recenti notizie lo dimostrano ampiamente.

Per lo scorso 25 novembre era stata proclamata la «giornata mondiale contro la violenza sulle donne». Probabilmente sull'onda (mediatica) dello stillicidio di molestie, aggressioni, stupri, violenze, omicidi subite dalla metà del cielo umano c'è chi (l'ONU) ha pensato bene di indire una simile ricorrenza. Il fatto, in sé, non avrebbe attirato la nostra attenzione se non fosse stato accompagnato qui in Italia da una martellante, quanto curiosa, quanto disgustosa propaganda. È stato infatti dato grande risalto al risultato dell'indagine nazionale «Quanto costa il silenzio?», a cura dell'associazione Intervita onlus. Secondo questa brillante statistica, la violenza sulle donne costerebbe annualmente quasi 17 miliardi di euro. I giornalisti hanno subito fatto rimbalzare la notizia. Ma vi rendete conto? È l'equivalente di tre manovre finanziarie, il triplo della spesa pagata nel nostro paese per gli incidenti stradali!
Di fronte alla violenza su un essere umano, e per altro in occasione di una scadenza volutamente internazionale e istituzionale, che dire di più e di meglio? In effetti, non si poteva tirare fuori argomentazione più efficace. Gli uomini farebbero bene a farsi due conti in tasca, e dare una occhiata ai portafogli – coscienza e cuore, non facendo più parte di questo mondo, lasciamoli stare – e si accorgerebbero qual è il motivo reale, concreto, pratico per cui non è il caso di picchiare e stuprare le donne: non conviene. Sì, proprio così. Non di questione etica si tratta, bensì di mera questione economica.
La cosa a noi e a quelli come noi ha inorridito. Ma noi e quelli come noi non facciamo testo. Non c'è da stupirsi quindi che questa argomentazione sia stata apprezzata a tal punto da venire ripresa e riutilizzata immediatamente. È notizia di oggi, infatti, che i maltrattamenti ai bambini costano 13 miliardi di euro all'anno (e fanno 30!). Ancora una volta, ma vi rendete conto? Il dato è stato conteggiato da uno studio promosso dall'università Bocconi, dall'associazione Terre des hommes e dal Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento all'infanzia), in vista degli Stati generali sul maltrattamento all'infanzia in Italia che si terranno fra pochi giorni a Torino. Lo studio dimostra come simili maltrattamenti non provochino solo danni fisici e morali alle vittime minori (e chi se ne frega, tanto noi siamo adulti!), ma anche una spesa rilevante per la società che va ad incidere sul bilancio pubblico. Molestatori di bambini e bambine, lo volete capire o no che dovreste smetterla? Non perché quello che fate sia sbagliato, per carità; non perché sia ignobile, ci mancherebbe; non perché sia infame, figuriamoci: perché non conviene.
Calcolatrici alla mano, tutti questi bravi dottori della stronzata hanno stabilito che il prezzo da pagare per la violenza sulle donne e sui minori è troppo alto. Ma se bisogna tagliare, calcolatrice alla mano, per un orco sarebbe facile rispondere che c'è un modo spiccio per evitare almeno le spese sanitarie, psicologiche, farmaceutiche... appassionante discussione tecnica, vero?
Non se ne esce. Su tutto ciò bisogna davvero stendere un velo pietoso. Nel vero senso della parola.
 
[5/12/13]